n° 430 del 10 luglio 2010
lunedì 12 luglio 2010
10 giugno 2010
nr. 430
 
Notiziario

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Contenuto:

1 - 07-07-2010 Comunicato stampa 152/10
Regno Unito: la Croce Rossa inaugura un’esposizione di foto e un libro sulle persone scomparse durante i conflitti nei Balcani
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 01-07-2010 Comunicato stampa 122/10
Somalia: malgrado gli appelli lanciati dal CICR, proseguono i lanci di granate contro l’ospedale Keysaney di Mogadiscio
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 28 giugno 2010
Vivere nella paura: la luce del giorno non offre alcuna protezione agli albini
Di Anne Wanjiru in Dar es Salaam
Traduzione non ufficiale di Elena Delise

4- allegato
Tratto da Red Cross Red Crescent   Nr. 1 – 2010  www.redcross.int
Violenza Urbana - La guerra senza nome
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

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1 - 07-07-2010 Comunicato stampa 152/10
Regno Unito: la Croce Rossa inaugura un’esposizione di foto e un libro sulle persone scomparse durante i conflitti nei Balcani
Londra (CICR) – Quindici anni dopo le guerre in Croazia e in Bosnia, e dieci anni dopo la fine del conflitto del Kosovo, 15.000 persone circa sono ancora disperse.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Le loro famiglie vivono ancora nell’angoscia di non sapere cosa è successo ai loro cari. In collaborazione con la Croce Rossa Britannica, il Comitato Internazionale della Croce Rossa inaugura oggi un’esposizione di foto e un libro intitolato Missing Lives/Chroniques de vies disparues [Cronache di vite scomparse, n.d.t.], che descrivono le sofferenze di queste famiglie attraverso 15 testimonianze.

Missing lives si propone di rendere omaggio ai dispersi e ai loro famigliari, esortando i governi ad aumentare gli sforzi per convincere le autorità dei Balcani ad assumersi le responsabilità di cercare le persone ancora disperse.

«Non è ammissibile che migliaia di persone siano condannate a vivere nell’incertezza sulla sorte dei loro cari, dichiara Paul-Henri Arni, coordinatore del progetto del CICR, di stanza nei Balcani. I governi della regione devono continuare a cercare, nei loro archivi di guerra, delle informazioni che permettano di ritrovare i resti degli scomparsi, per restituirli ai loro famigliari. Fare luce su altri casi di scomparsa contribuirebbe senza dubbio a promuovere la riconciliazione e la stabilità nei Balcani».

Questa esposizione di foto all’aperto e questo libro strazianti mostrano il lavoro del fotografo britannico Nick Danziger, vincitore del World Press Photo 2004, e del famoso scrittore canadese Rory MacLean. Aperta al pubblico da domani, l’esposizione si terrà a Londra sul Riverside Walkway (South Bank), a fianco dell’Oxo Tower, fino al 25 luglio. Sarà in seguito allestita in altre 10 città nei Balcani, in Europa Occidentale e in Nord America.

«Durante un conflitto armato, delle persone scompaiono in circostanze molto diverse», spiega Nev Jefferies, capo dei servizi internazionali di ricerca e di scambio di messaggi della Croce Rossa Britannica. «Dei civili possono essere portati via e imprigionati, dei soldati e dei combattenti possono essere uccisi e i loro corpi sotterrati, senza lasciare traccia. Uomini, donne e bambini possono essere separati dalle loro famiglie mentre fuggono dai combattimenti. La Croce Rossa si impegna, in tutto il mondo, a ristabilire i contatti fra i membri di famiglie disperse e a fare luce sulla sorte delle persone scomparse».

In Serbia, in Bosnia-Erzegovina e nei paesi vicini colpiti dai conflitti che hanno infuriato negli anni ’90, il CICR continua a sostenere le famiglie di circa 15.000 persone disperse in seguito alle ostilità. Inoltre, raccoglie delle informazioni sugli scomparsi e mette in atto dei meccanismi, in cooperazione con le autorità, per ottenere altre notizie e trasmetterle alle famiglie coinvolte.

N.B. Nel 2009, il CICR ha raccolto 253.764 messaggi di Croce Rossa e ne ha distribuiti 254.960, con il sostegno importante delle Società Nazionali, permettendo così ai membri di famiglie divise in seguito a conflitti armati, disordini o tensioni, di scambiarsi delle notizie [si veda a questo proposito il Rapporto Annuale 2009 del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/section_annual_report_2009 ]

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa: http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/missing-news-070710
 
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2 - 01-07-2010 Comunicato stampa 122/10
Somalia: malgrado gli appelli lanciati dal CICR, proseguono i lanci di granate contro l’ospedale Keysaney di Mogadiscio
Ginevra (CICR) – Per il terzo giorno consecutivo, lanci di granate si verificano in prossimità dell’ospedale Keysaney, a nord di Mogadiscio.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Da ieri due nuovi colpi di mortaio hanno colpito l’ospedale, causando dei danni alla struttura dell’edificio. Il 29 giugno scorso delle granate avevano ucciso un paziente e ferito un’altra persona.

«Siamo shoccati dalla situazione di Keysaney. Malgrado gli appelli che abbiamo lanciato a più riprese a tutte le parti in conflitto affinché rispettino il diritto internazionale umanitario e risparmino le istallazioni sanitarie, sembra che nulla sia cambiato», dice Pascal Mauchle, capo della delegazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Somalia. «La situazione è ogni giorno più pericolosa per i pazienti e il personale sanitario».

Il CICR e la Mezzaluna Rossa Somala ricordano nuovamente a tutte le parti in conflitto che attaccare degli stabilimenti sanitari che portano l’emblema della mezzaluna rossa costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario. Le parti hanno l’obbligo di mettere il personale medico, gli ospedali, i dispensari e le altre istallazioni sanitarie al riparo dagli effetti delle ostilità. Sia che lancino un attacco o che posizionino del personale o del materiale militare, tutti coloro che partecipano alle ostilità devono prendere tutte le misure di precauzione possibile per ridurre al minimo le perdite di vite umane e i feriti fra la popolazione civile e i danni causati ai beni di carattere civile, come gli ospedali.

L’ospedale Keysaney è uno dei due ospedali chirurgici specializzati sostenuti dal CICR a Mogadiscio. È gestito dalla Mezzaluna Rossa Somala e ammette tutti i pazienti, indipendentemente dalla loro origine etnica e appartenenza politica o religiosa. Il CICR fornisce materiale chirurgico e medicine e si occupa della formazione dei medici e infermieri. Dall’inizio dell’anno, l’ospedale Keysaney ha trattato circa 1400 feriti di guerra, fra cui più di 300 donne e circa 200 bambini.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/somalia-news-010710

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3 - 28 giugno 2010
Vivere nella paura: la luce del giorno non offre alcuna protezione agli albini
Di Anne Wanjiru in Dar es Salaam
Traduzione non ufficiale di Elena Delise

In Tanzania per molti albini arrivare a fine giornata può essere difficile. Da quello che ho visto numerosi albini non soffrono solamente per gli attacchi e gli assassinii a sfondo magico-occulto, ma devono anche affrontare, con poca o addirittura senza protezione, il forte bagliore del sole africano. Di notte gli albini vivono nella paura di attacchi mentre di giorno vivono con la paura del sole.

A 23 anni, Pendo Vumilia, dovrebbe essere la prima ad avere piani per il futuro, ma la realtà è ben diversa.

Seduta su un letto d’ospedale all’Ocean Road Cancer Institute, nella capitale economica della Tanzania, Dar es Salaam, guarda sconsolata dalla finestra. Il suo orecchio destro è coperto da un grande bendaggio e si lamenta per un dolore insostenibile.

“Pochi mesi fa mi accorsi di un rigonfiamento al mio orecchio destro. Iniziò a farmi un male terribile e dovetti farmi visitare. Il dottore mi disse che si trattava di un tumore cancerogeno che si stava diffondendo”, disse.

Non è raro incontrare diversi albini all’ospedale, tutti in attesa di chemioterapia. Durante la mia visita ne ho incontrati sette, tutti sotto i quarant’anni.

Gli albini sono più vulnerabili al cancro alla pelle, poiché sono nati senza melanina o pigmenti. Ciò significa che non hanno virtualmente nessun modo per proteggersi dai dannosi raggi solari. Si scottano molto facilmente al sole e senza un’adeguata protezione possono sviluppare frequentemente il cancro alla pelle.

“Sono una contadina di Muhimbili e ho passato molte ore al sole coltivando la terra, senza questa attività non avrei avuto di ché vivere”, dice Pendo.

Ad accompagnarmi all’Ospedale è stato Hamis Ngomera, un volontario della Società di Croce Rossa della Tanzania e membro della Associazione di Albini della Tanzania. Lui mi ha detto che un’adeguata educazione sanitaria e vestiti appropriati potrebbero ridurre notevolmente il rischio di sviluppare un cancro alla pelle. Secondo Hamis molti albini non sanno quanto sia importante utilizzare accorgimenti extra quando si espongo al sole, non si rendono conto di ciò fino a quando è ormai troppo tardi.

La Croce Rossa spera di essere in grado di diffondere l’educazione sanitaria mediante la stampa di brochures informative e tramite la sua ben consolidata rete di educatori. Nei piani della Croce Rossa c’è anche la distribuzione di cappelli a falde larghe.

Per molti albini la protezione solare è costosa, soprattutto per coloro che vivono in periferia. Molti fanno centinaia di chilometri per cercare le cure all’Ocean Road Cancer Institute.

Senza un aumento degli stanziamenti la capacità dell’ospedale è al massimo delle sue forze, basta pensare che nel reparto femminile due pazienti dividono lo stesso letto, mentre altre dormono su materassi posti a terra. Pendo racconta di essere arrivata tre settimane fa e ancora non ha ricevuto nessun trattamento.

L’infermiera capo reparto dell’Ospedale, Mary Haule, spiega: “Oltre alla mancanza di spazio, non abbiamo un rifornimento regolare di medicinali. Spesso abbiamo dovuto chiedere ai pazienti di comprare le proprie medicine nelle farmacie fuori dall’ospedale”.

Un’albina malata di cancro e ricoverata nel reparto femminile, Juior Nahashon, si è trovata a subire una tale disposizione. Gli antidolorifici costano da soli 15.000 shellini tanzaniani, approssimativamente 11 dollari, e questa è una spesa che lei semplicemente non è in grado di affrontare.

Hamis crede che la soluzione migliore sia l’accesso all’istruzione. “Le persone con albinismo dovrebbero avere accesso all’educazione, così non sarebbero più impegnate in lavori occasionali, e potrebbero fare lavori da colletti bianchi, in tal modo vivrebbero costantemente protette dal sole. Io ho quarant’anni, e come insegnante non sono esposto molto al sole. Sono fortunato”.

Mentre ero in ospedale il testo di una canzone mi è venuto alla mente.
“Io sono un nero, la mia pelle è bianca. Io sono un bianco, il mio sangue è nero. E mi piace molto, è la differenza che è bella.”

Queste parole sono di un testo di una canzone di Salif Keita, un musicista albino del Mali. Nato nella città di Djoliba, Keita è perfettamente consapevole delle discriminazioni che gli albini incontrano nelle società tradizionali Africane. Cacciato dalla famiglia ed emarginato dalla comunità locale a causa del suo albinismo – nella cultura Mandinka è considerato un segno di cattiva sorte – Keita ha deciso di lottare per i diritti delle persone con disabilità.
 
Si è unito alla chiamata della Croce Rossa e Mezza Luna Rossa per porre fine alle sofferenze degli albini dei Grandi Laghi e ha scritto l’introduzione al rapporto del FICR “Attraverso gli occhi di un albino”. Il suo ultimo album, La Différence, è dedicato alla lotta della comunità albina nel mondo.

Quando il suo album ha vinto il Best World Music award in occasione della Victoires de la Musique 2010, in Frncia, la condizione degli albini ha raggiunto una visibilità internazionale.

tratto da:
Living in fear: daylight provides no protection for albinos
By Anne Wanjiru in Dar es Salaam

http://www.ifrc.org/docs/news/10/10062801/index.asp
 
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4- allegato
Tratto da Red Cross Red Crescent   Nr. 1 – 2010  www.redcross.int
Violenza Urbana - La guerra senza nome

Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Mentre il mondo raggiunge livelli sempre più alti di urbanizzazione, la violenza in molte città sta raggiungendo proporzioni epidemiche. Il conflitto ormai perenne investe la vita quotidiana, e in alcuni luoghi si vive come in zona di guerra. Con la rapida urbanizzazione, il contesto della violenza sta cambiando, creando nuove sfide per coloro che prestano assistenza e si adoperano per prevenire i conflitti.

Nello slum* di MORRO DOS MACACOS del nord di Rio de Janeiro, due bande rivali di trafficanti di droga sono coinvolte in un intenso scontro a fuoco. Le squadre di polizia armate, equipaggiate con armi automatiche e mezzi blindati, rispondono con forza, muovendosi attraverso strade affollate e vicoli labirintici con le pistole spianate.

Improvvisamente, un proiettile ha colpito un elicottero della polizia che volava sopra le case. Colpito alla gamba, il pilota perde il controllo. L'elicottero precipita al suolo e scoppia, uccidendo due agenti. Nelle strade vicine vi è l’eco delle armi automatiche, il fumo si riversa dappertutto, autobus in fiamme, e i residenti terrorizzati fuggono verso le loro case.

La città brasiliana non è in guerra, ma ci sono luoghi dove sembra proprio che ci sia. Le bande armate controllano molti territori, le favelas di Rio e le baraccopoli. Regolari sparatorie si verificano tra i membri delle banda, e le forze dell’ordine. Quasi 5.000 persone sono state assassinate nel 2008.

Continua nell’allegato…..

Amy Serafin, giornalista indipendente a Parigi.

* N.d.r. slum è il termine inglese equipollente di favela, bidonville, baraccopoli.

Testo originale inglese al link: http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2010_1/20-23.html

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