n° 395 del 8 ottobre 2009
giovedì 08 ottobre 2009
8 ottobre 2009
nr. 395
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 85 relazioni storiche in 7 giorni
al Corso di Storia della Croce Rossa e  della Medicina e al Convegno “War medicine”
dal 27 settembre al 4 ottobre 2009  a Castiglione delle Stiviere (MN)
di M.Grazia Baccolo

2 - 7-09-2009 
Repubblica Democratica del Congo: il conflitto armato sta creando enormi tensioni ai civili nel Nord e nel Sud Kivu
Traduzione non ufficiale di Elena Delise

3 - 28-09-2009
Assistenza alle vittime: appello lanciato agli Stati partecipanti al «Summit di Cartagena su un mondo senza mine»
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - THE 1998-2000 WAR BETWEEN ERITREA AND ETHIOPIA
AN INTERNATIONAL LEGAL PERSPECTIVE
Comunicato da Gabriella Venturini 

5 - IX Simposio personale sanitario  Croce Rossa Italiana
15-18 ottobre 2009
Teatro Augusteo SALERNO

6 - Giornata di aggiornamento D.I.U.
Sabato 31 ottobre 2009
TRENTO

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1 - 85 relazioni storiche in 7 giorni
 Corso di Storia della Croce Rossa e  della Medicina e al Convegno “War medicine”
dal 27 settembre al 4 ottobre 2009  a Castiglione delle Stiviere (MN)

Si è  conclusa il 4 ottobre 2009 alle ore 13,00  la settimana della Storia della Croce Rossa e della Medicina che si è tenuta a Castiglione delle Stiviere (MN), organizzata dal Comitato Locale CRI con il supporto del Museo Internazionale della Croce Rossa, dei  Comitati Provinciali di Mantova e Brescia e di quello Regionale della Lombardia.

Il corso di Storia della Croce Rossa e della Medicina che è  arrivato alla sesta edizione, è iniziato domenica 27 settembre e si è concluso il giovedì 1 ottobre 2009). Partecipanti 32 persone (di cui 3 uditori) provenienti dalle provincie di Bergamo, Brescia, Mantova, Lodi,  Pavia, Asti, Torino, Cuneo, Aosta, Vicenza, Venezia, Treviso, Udine, Ferrara, Terni, Macerata, Roma, Firenze,  Salerno, Teramo hanno seguito le lezioni del corpo docente coordinato dal Prof. Paolo Vanni Ordinario all’Università di Firenze e Delegato Nazionale alla Storia della Croce Rossa, Direttore Scientifico del Corso e del successivo Convegno.

Le interessanti 32 lezioni hanno occupato mattina e pomeriggio, e anche per due serate dopo cena. Una immersione totale nella storia per conoscere le origini e l’importanza di fatti accaduti nel passato.

I docenti di altissimo profilo professionale ed umano provenivano dalle Università di Torino, Firenze, Perugia, Milano, Bologna, Roma, Varese, Genova, Padova, Ginevra, Colonia.

La prosecuzione nelle giornate di venerdì, sabato e domenica dal 2 al 4 ottobre 2009 con il Convegno della Storia della Croce Rossa Italiana e della Società Italiana della Storia della Medicina con 82 iscritti provenienti da tutt’Italia, Sicilia e Sardegna comprese ma non solo anche da altri Stati europei: Germania, Svizzera e Francia.

All’inaugurazione hanno partecipato: Massimo Barra Vicepresidente della Commissione Permanente (l’organismo più alto del Movimento Internazionale della Croce Rossa), J.François Pitteloud del CICR di Ginevra, l’On Paola Binetti, Giuseppe Armocida Presidente della Società Italiana di Storia della Medicina.

Cinquantatre relazioni (con altrettanti relatori) si sono svolte nei tre giorni del Convegno storico e della Tavola Rotonda sul Diritto Internazionale Umanitario. Ventiquattro sono poi stati gli osservatori.

Di grande rilievo hanno avuto spazio sabato 3/10/09 mattina :

* La Consegna della Medaglia d’argento al merito della Croce Rossa Italiana al Prof. Paolo Vanni Delegato alla Storia della Croce Rossa per la sua attività di diffusione della Storia e per l’organizzazione dei corsi nazionali. La cerimonia è stata presieduta dal Dr.Francesco Caponi Commissario del Comitato regionale Toscana che ha consegnato la medaglia in rappresentanza del Commissario nazionale Francesco Rocca. Sono intervenuti oltre al Dr. Caponi, Maddalena Negri Beschi Commissario CRI Castiglione delle Stiviere, Leda Mazzocchi Pesichella, Commissario CRI Provincia Mantova, Fabrizio Paganella  Sindaco di Castiglione, Germano Bignotti Sindaco di Solferino.

 

* La Tavola Rotonda “I valori del Diritto Internazionale Umanitario attraverso la sua storia”  i cui moderatori sono stati i professori Gabriella Venturini, Università Statale di Milano e Edoardo Greppi, Università di Torino.

Complessa è stata l’organizzazione logistica, coordinata dal Commissario del Comitato Locale CRI Castiglione delle Stiviere (MN) in collaborazione con il personale del Museo Internazionale della Croce Rossa.

Le iniziative della settimana hanno ricevuto il consenso e il plauso dei partecipanti, delle Istituzioni CRI coinvolte, e delle Amministrazioni Comunali di Castiglione delle Stiviere e di Solferino. Gli eventi hanno goduto del patrocinio dalla Regione Lombardia.

M.Grazia Baccolo

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2 - 7-09-2009  
Repubblica Democratica del Congo: il conflitto armato sta creando enormi tensioni ai civili nel Nord e nel Sud Kivu

 Il 30 giugno 2009 segna i 49 anni di indipendenza della Repubblica Democratica del Congo dal Belgio, ma le condizioni nel Nord e nel Sud Kivu non danno ai civili nessuna ragione per celebrare questa data.

Traduzione non ufficiale di Elena Delise

La situazione nella regione resta instabile, a causa delle enormi tensioni subite dai civili a causa del conflitto armato. I crimini includono la violenza sessuale, gli omicidi, il saccheggio e l’enorme distruzione di case e proprietà. Decine di migliaia di persone hanno abbandonato le proprie case e i loro campi alla ricerca di sicurezza.

All’inizio di giugno le forze governative nel Sud Kivu avevano lanciato una serie di operazioni chiamate “Kimia II”, nel tentativo di eliminare i gruppi armati. Tuttavia, molti di questi hanno contrastato l’attacco, dando seguito a ulteriori urgenze umanitarie. Molti portatori d’armi ignorano il diritto internazionale umanitario e nella maggior parte dei casi attaccano direttamente i civili.


Supporto psico-sociale

Il CICR sostiene 33 centri di terapia nel Kivu, chiamati “casa d’ascolto”. In questi centri le vittime traumatizzate dalla violenza possono ottenere un supporto psicologico e sociale. Il personale dei centri fornisce l’assistenza e il supporto psicologico alle vittime del conflitto. Tali centri sono diretti da associazioni locali, e svolgono anche la funzione di contrastare la violenza sessuale.

· Durante i mesi di luglio e agosto, i 16 centri del CICR nel Nord Kivu, hanno prestato assistenza  a 254 persone.
· In luglio, i 17 centri nel Sud Kivu hanno assistito a 137 persone.

La maggior parte di questi beneficiari sono donne che hanno subito una violenza sessuale. Questi centri si rivolgono a coloro che necessitano un’urgente visita medica o supporti sanitari.

Ristabilire i legami familiari

Il CICR lavora in collaborazione con la Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo al fine di ristabilire i contatti tra le persone separate dal conflitto, con particolare attenzione ai bambini abbandonati o incustoditi, e a quelli cacciati dalle forze armate o dai gruppi armati. Il metodo utilizzato include un vasto network di messaggeri della Croce Rossa, la distribuzione di foto e trasmissioni radio.

· In agosto, 21 bambini che erano stati separati dalle loro famiglie durante il conflitto del Nord Kivu, tra novembre e dicembre del 2008 sono stati ubicati presso il campo dei rifugiati di Nakivale. Successivamente sono stati tutti riuniti con le loro famiglie; 20 nel territorio di Rutshuri e uno a Goma.
· Nel corso di luglio e agosto il CICR ha riunito alle famiglie 104 bambini che erano stati separati a causa del conflitto nel Nord e Sud Kivu. Di questi, 35 erano stati smobilitati dai gruppi o dalle forze armate. Nello stesso periodo il CICR ha identificato altri 70 nuovi casi.
· Un network estensivo di messaggeri di Croce Rossa ha scambiato i messaggi di Croce Rossa (brevi messaggi contenenti notizie dalle famiglie) tra le persone separate dal conflitto. Approssimativamente 8000 messaggi di Croce Rosse sono stati scambiati nei due Kivus tra giugno e agosto.

Fornitura di cibo, semi e di altri bisogni base

Lo scopo prioritario nell’assistenza da parte del CICR è quello di proteggere la vita e la salute delle vittime dei conflitti, di alleviare la loro situazione e di assicurare che le conseguenze del conflitto – malattie, incidenti, fame e l’esposizione a tali fattori – non mettano a repentaglio il loro futuro. Nel Kivus, la sicurezza precaria spesso rende difficile alle organizzazioni umanitarie raggiungere la popolazione. Inoltre, il conflitto armato causa problemi indiretti, impedendo alle persone di lavorare nei propri campi o portare i loro prodotti al mercato.

· L’11 giugno, un incendio devastante ha colpito il quartiere Birere di Goma, la città maggiore della regione. Il CICR ha lavorato con la Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo per portare il mobilio a 683 famiglie. Questi oggetti includevano materiale per cucine, materassi, teloni, sapone, secchi, scatolette e coperte.
· Nel territorio del Sud Lubero, il CICR ha distribuito viveri a oltre 1800 sfollati vicino a Kamandi e circa 1700 nell’asse Bingi-Kasingiri.
· Il CICR ha distribuito beni essenziali per la casa a 5250 persone di cinque città nel Moyens Plateaux de Katobo e nel Sud Kivu.
· Nel territorio di Mwenga, nel Sud Kivu, il CICR ha distribuito cibo a circa 27000 persone nel Mwenga, Kamituga e Mungombe.
· Tra il 17 e il 28 agosto il CICR ha distribuito beni essenziali per la casa sia ai residenti che agli sfollati nel territorio del Masisi, la distribuzione ha avuto luogo lungo l’asse Miadja e Loashi-Niabiondo, beneficiando un totale di 8600 famiglie.

Assistenza medica

In contrasto allo sconvolgimento dei servizi sanitari essenziali causati dal conflitto, il CICR provvede un’assistenza diretta agli esistenti centri sanitari e distretti ospedalieri, con la partecipazione attiva delle comunità laddove sia possibile.

· In luglio e agosto il CICR ha fornito un supporto medico regolare a diversi ospedali nel Kivus: Hôpital Matanda in Butembo, Hôpital Général de Référence (HGR) Nyamilima, HGR Bunyakiri and HGR Lemera.

L’assistenza da parte del CICR ha preso la forma di:

· Finanziamenti per sostenere le strutture (incentivi per lo staff e copertura dei costi operativi) e per assicurare che le persone avessero l’accesso ai trattamenti;
· Rimborsi delle spese per i trattamenti agli sfollati e ai feriti di guerra.
· Approvvigionamento di medicinali e materiale sanitario
· Supporto per la formazione medica e per il controllo di qualità dei trattamenti sanitari.
· In agosto, gli ingegneri del CICR hanno attrezzato l’ospedale da campo di Bunrakiri (costruito nel Marzo/Aprile 2009) di un impianto a energia solare funzionante tutto il giorno.
· Il CICR fornisce una regolare assistenza agli 11 centri sanitari, dandogli la possibilità di fornire medicine e materiale sanitario, rimborsare le spese mediche agli sfollati, fare pagamenti forfettari per le spese mediche e supervisionare la qualità dell’assistenza sanitaria.

Nel clima mutevole dei bisogni derivanti dai conflitti, l’assistenza sanitaria svolge un ruolo cruciale nell’assistere ai bisogni della popolazione. Ad esempio, gli attacchi nei confronti delle città minerarie di Bisie, Malerbe e Omate hanno aumentato l’afflusso degli sfollati alla ricerca di sicurezza e assistenza medica a Walikale.

· Il 18 e 19 aggosto il CICR ha fornito all’Ospedale Generale di Walikale forniture mediche per l’assistenza di 30 feriti di guerra e la consegna di materiale medico sufficiente per cicrca 2000 sfollati nei due centri sanitari a Walikale.

Acqua

Il CICR si è impegnato al fine di assicurare che tutte le vittime del conflitto avessero accesso all’acqua sia potabile che per uso domestico. La difficoltà ad ottenere acqua pulita è un’altra delle conseguenze indirette dell’ostilità tra il Nord e il Sud Kivu.

· Il CICR attualmente sta rinnovando le reti idriche a Sakè e Kitchanga (Nord Kivu). Il sistema fornisce a circa 45000 persone acqua pulita in ogni regione.
· A Kibirizi (territorio del Rutshuru, Nord Kivu), il CICR ha continuato con la costruzione di centri pubblici per la fornitura dell’acqua, per circa 31500 persone.
· In luglio, lavorando con Bukavu (Sud Kivu) ramo del consiglio nazionale dell’acqua (REGIDESO), il CICR ha costruito tre sorgenti che forniranno acqua potabile a circa 83000 persone entro dicembre del 2009.
· Come risposta all’insorgenza di colera nella città di Goma, il CICR ha iniziato il 20 agosto un progetto per l’emergenza idrica attraverso la fornitura di acqua tramite camion cisterne. Ciò ha comportato la fornitura d’acqua pulita e con cloro a più di 30000 persone nelle aree maggiormente colpite
· Quindici villaggi nel territorio di Fizi, nel Sud Kivu, hanno beneficiato della seconda fase del progetto del CICR di acqua potabile, il quale ha comportato il rinnovo di 20 delle esistenti sorgenti e lo sviluppo di 16 nuove, migliorando la qualità della vita a più di 24000 persone.

Tradotto dal testo originale

Democratic Republic of the Congo: armed conflict puts enormous strain on civilians in North and South Kivu
Al link : http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/congo-kinshasa-update-070909

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3 - 28-09-2009

Assistenza alle vittime: appello lanciato agli Stati partecipanti al «Summit di Cartagena su un mondo senza mine»

Questo appello al «Summit di Cartagena su un mondo senza mine» (seconda conferenza di esame della Convenzione sull’interdizione delle mine) è stato firmato dai partecipanti a una riunione di esperti sull’assistenza alle vittime di mine antipersona, di armi a dispersione e di altri resti esplosivi di guerra, organizzata dal CICR e dalla Croce Rossa Norvegese a Oslo, Norvegia, dal 23 al 25 giugno 2009.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Da più di vent’anni, le sofferenze, il coraggio e la determinazione dei sopravvissuti di incidenti causati dalle mine sono una fonte di ispirazione e di motivazione per tutti coloro che conducono con successo, sul piano nazionale e internazionale, un’azione volta ad ottenere che queste armi odiose siano vietate per sempre. Di fronte alla sorte delle vittime di armi a dispersione, un processo simile si è attivato a livello internazionale. Salutiamo queste iniziative di importanza storica e siamo fieri di averne preso parte.

Le persone che soffriranno per tutta la vita per le ferite inflitte dalle mine terrestri, le famiglie delle persone uccise, le comunità coinvolte e i professionisti che si sforzano di aiutare le vittime avevano tutte le ragioni di sperare che gli impegni in materia di assistenza alle vittime, chiaramente enunciati nella Convenzione sull’interdizione delle mine antipersona, avrebbero condotto ad un miglioramento rilevante delle condizioni di vita dei sopravvissuti. La maggior parte di queste promesse sono però state disattese.

Certo, il numero totale di nuove vittime delle mine terrestri è diminuito nel mondo intero, abbassandosi in maniera drastica nei paesi legati dalla Convenzione. Ciononostante, troppi feriti muoiono ancora sul luogo dell’incidente o durante il trasporto verso una struttura sanitaria, spesso molto lontana, che offra cure d’urgenza. L’attuazione concreta degli obiettivi in materia di assistenza alle vittime della Convenzione ha costituito e costituisce a tutt’oggi una sfida importante per tutti gli Stati.

La maggior parte dei sopravvissuti attende ancora di vedere migliorare in modo tangibile le proprie condizioni di vita e l’accesso alle cure mediche, alla riabilitazione fisica, al sostegno psicologico, ai servizi sociali, all’educazione e al lavoro. Nonostante i progressi – numerosi e reali – effettuati in certi paesi o in comunità specifiche, resta difficile misurare i passi avanti realizzati su scala mondiale e nei paesi coinvolti.

Un decennio dopo la nascita della Convenzione, ancora troppi sopravvissuti ad incidenti dovuti alle mine sono lontani dal poter provvedere ai bisogni della propria famiglia e dal contribuire pienamente alla propria società. La Seconda Conferenza d’esame della Convenzione, il «Summit di Cartagena su un mondo senza mine» può – e deve – segnare una svolta, a partire dalla quale questa realtà comincerà a cambiare.

Un cambiamento potrà avvenire se tutti gli Stati parte daranno la priorità all’assistenza alle vittime nelle zone colpite e questo in un contesto di rafforzamento dei sistemi e dei servizi di sanità, aiuto sociale, riabilitazione fisica e sostegno psicologico. Un cambiamento avverrà quando le opportunità, in termini di educazione e lavoro, diventeranno più praticabili e più accessibili per le persone in difficoltà. Un cambiamento sopraggiungerà quando il rispetto dei diritti e della dignità delle persone con un handicap diventerà una norma universale, inserita negli ordinamenti e nelle politiche nazionali, e quando tutti gli Stati saranno parti alla Convenzione relativa ai diritti delle persone disabili. Un tale cambiamento sarà il frutto di una serie di iniziative: un incremento della proprietà nazionale, l’allocazione di fondi sufficienti, un impegno a lungo termine, la fissazione e l’attuazione efficace di obiettivi nazionali misurabili e con tempi vincolanti e, infine, un accresciuto sostegno internazionale alle strutture pertinenti delle comunità colpite. Un cambiamento avverrà quando le vittime delle mine e le persone con un handicap parteciperanno al disegno e alla realizzazione di programmi che abbiano un’incidenza sulle loro condizioni di vita.

La Norvegia, presidente designato, e la Colombia, paese ospite del Summit di Cartagena, hanno fatto appello ai partecipanti alla Seconda Conferenza d’esame affinché accordino un’attenzione particolare all’assistenza alle vittime. Per i sopravvissuti, le famiglie delle persone uccise o ferite, le comunità coinvolte e tutti coloro che vengono loro in aiuto, questo appello rinforza nuovamente la speranza di vedere pienamente realizzati gli impegni presi in questa storica Convenzione.

Lanciamo un appello a tutti gli Stati parte, domandando loro di assumersi le proprie responsabilità, al fine di onorare le promesse fatte alle vittime delle mine. Preghiamo insistentemente gli Stati di assumere, per il periodo 2010-2014, un insieme di impegni, orientati all’azione, e di adottare una dichiarazione politica che risponda a queste preoccupazioni. Dopo aver ispirato la Convenzione del 1997, il coraggio dei sopravvissuti deve oggi spingere gli Stati partecipanti al Summit di Cartagena ad intensificare i loro sforzi per i prossimi cinque anni, ad investire di più e ad aiutare più efficacemente ogni vittima, nonché le famiglie e le comunità coinvolte.

Documento firmato dalle persone che hanno partecipato a titolo personale alla riunione «Onorare le promesse: riunione di professionisti dell’assistenza alle vittime, di sopravvissuti e di altri esperti», tenuta a Oslo, Norvegia, dal 23 al 25 giugno 2009, e accolto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa e dalla Croce Rossa Norvegese.

Sardar Sidiq ABDULKARIM, directeur exécutif, Kurdistan Organization for Rehabilitation of the Disabled, Irak
Muowffak ALKHAFAJI, directeur, Iraqi Alliance for Disable Organization, Bagdad, Irak
Firoz Ali ALIZADA, Treaty Implementation Officer, Campagne internationale pour interdire les mines terrestres (ICBL), Genève, Suisse
Ramiz BECIROVIC, Advocacy Coordinator, Landmine Survivors Initiatives, Tuzla, Bosnie-Herzégovine
Hervé BERNARD, Head of Inclusion Unit, Handicap International, Lyon, France
Mike BODDINGTON, conseiller technique (assistance aux victimes), Lao UXO National Regulatory Authority, Vientiane, RPD Lao
Svein BRODTKORB, directeur du département international, Norwegian Association of Disabled, Oslo, Norvège.
Nerina CEVRA, Advocacy Officer, Survivor Corps, Washington, États-Unis
Huib CORNIELJE, Director (Enablement), Alphen aan den Rijn, Pays-Bas
Veri Dogjani, Victim Assistance & Risk Education Coordinator, Albanian Mine Action Executive, Tirana, Albanie
Kjersti Tokle FJELLHAUG, Mines and Weapons Adviser, Croix-Rouge de Norvège
Guillermo Antonio GOSEBRUCH, conseiller technique (services de santé), Managua, Nicaragua
Susan HELSETH, directeur-adjoint de programme, Mine Action Coordination Centre for Afghanistan, Kaboul, Afghanistan
Doris HERNANDEZ, directeur de la doctrine, Doctrine et Protection, Croix-Rouge colombienne, Bogotá, Colombie
Veng LAO, directeur, département de la réhabilitation, ministère des Affaires sociales, des Anciens combattants et de la Réhabilitation des jeunes, Phnom Penh, Cambodge
Reykhan MUMINOVA, Victim Assistance Officer, Tajikistan Mine Action Centre, Douchanbé, Tadjikistan
Wanda MUÑOZ JAIME, Victim Assistance Officer, Handicap International
Trine RIIS-HANSEN, conseiller, The Atlas Alliance, Oslo, Norvège
Ken RUTHERFORD, Board Member and Senior Advocacy Advisor, Survivor Corps/Steering Committee Member of the Cluster Munition Coalition
Zemarai SAQEB, Disability Programme Coordinator, Swedish Committee for Afghanistan, Kaboul, Afghanistan
Mingkhouankham SISAVATH, Victim Assistance Officer, National Regulatory Authority, Vientiane, RPD lao
Davy TITH, directrice exécutive, Opérations Enfants du Cambodge, Battambang, Cambodge
Claude TARDIF, chef des Programmes de réadaptation physique, division de l’assistance, CICR, Genève
Theo VERHOEFF, directeur du Fonds spécial pour les handicapés, CICR, Genève

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/mines-appeal-280909/$File/VA%20Appeal-Cartegena-fre.pdf
 
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4-  allegato

THE 1998-2000 WAR BETWEEN ERITREA AND ETHIOPIA
AN INTERNATIONAL LEGAL PERSPECTIVE

Andrea de Guttry
Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa, Italy

Harry Post
Università degli Studi di Modena, Italy

Gabriella Venturini
Università degli Studi di Milano , Italy

La ricerca realizzata dall’Università degli Studi di Milano e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (rispettivamente, sotto la supervisione di Gabriella Venturini e Andrea de Guttry) ha indagato gli aspetti giuridici del conflitto armato fra Eritrea e Etiopia, che si è protratto dal 1998 al 2000, al fine di contribuire alla comprensione del complesso processo di pace successivo alla guerra. Sebbene gli sforzi della comunità internazionale abbiano portato al cessate il fuoco nel 2000 ed abbiano contribuito all’Accordo di pace di Algeri del 2000, queste e le iniziative internazionali susseguenti non hanno sciolto le tensioni tra i due Stati, i quali non sono ancora riusciti a pervenire ad una soluzione definitiva della controversia territoriale che ha costituito la base del conflitto.
La natura e lo stato della controversia confinaria precedente il conflitto armato, le azioni militari e i loro sviluppi, la fase post-conflittuale, il ruolo svolto dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione dell’Unità Africana (oggi Unione Africana), nonché il dispiegamento di contingenti di peace-keeping delle Nazioni Unite, sono aspetti che hanno sollevato importanti questioni in relazione al diritto internazionale vigente. Si tratta di questioni inerenti la disciplina dell’uso della forza (ius ad bellum), il diritto applicabile nei conflitti armati (ius in bello) e di aspetti relativi a situazioni in cui il diritto dei conflitti armati e il diritto internazionale di pace presentano punti di contatto (ius post bellum).
Il volume comprende un’ampia introduzione e una valutazione critica, secondo una prospettiva storica, geografica e politica, delle relazioni tra Etiopia ed Eritrea. Entrambe sono state colonie italiane e l’importanza della storia coloniale italiana nella comprensione degli aspetti cruciali delle tensioni attualmente esistenti fra i due Stati, in particolare in relazione ai confini, non può essere trascurata.
Sulla base dell’indagine storico-politica svolta, il conflitto tra Eritrea ed Etiopia è stato quindi esaminato alla luce del diritto internazionale vigente. La regolamentazione del cessate il fuoco, gli accordi di pace, la responsabilità internazionale e gli sviluppi giuridici più innovativi delle operazioni di peace-keeping sono stati affrontati in maniera approfondita, al pari degli aspetti giuridici della complessa controversia confinaria tra i due Stati.

Nel dicembre del 2000, nel quadro degli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite, Eritrea ed Etiopia hanno concordato la costituzione di due commissioni arbitrali: la Commissione sui reclami (Eritrea-Ethiopia Claims Commission) e la Commissione sui confini (Eritrea-Ethiopia Boundary Commission). Il 13 aprile 2002 la Commissione sui confini ha emesso il lodo sulla definizione del confine etiope-eritreo. Il successivo processo di demarcazione avrebbe dovuto essere svolto con la collaborazione dei due paesi. Nel 2003, tuttavia, a causa di permanenti divergenze tra i due Stati, il processo di demarcazione è entrato in una fase di stallo. In seguito, esso è ripreso ma, a partire dal novembre 2008, le attività della Commissione confinaria si sono nuovamente interrotte, senza aver raggiunto un risultato finale.

A partire dal luglio 2003 la Commissione sui reclami ha emesso una serie di decisioni, sulla base di ricorsi presentati da entrambi gli Stati, in merito a numerose questioni relative alla responsabilità per violazione del diritto internazionale umanitario, del diritto diplomatico, della disciplina dell’uso della forza. Tali decisioni sono state esaminate alla luce del quadro giuridico esistente. Emerge dalla ricerca svolta che la Commissione sui reclami ha apportato considerevoli elementi di novità sullo stato e lo sviluppo del diritto internazionale. In particolare è significativa la decisione sullo ius ad bellum. La Commissione ha stabilito che nel 1998 l’Eritrea aveva sferrato un attacco armato nei confronti dell’Etiopia, in violazione del divieto di minaccia e di uso della forza. Questa decisione è stata commentata e discussa in maniera approfondita. Inoltre, la ricerca ha preso in esame e illustrato la disciplina attuale della responsabilità dello Stato e delle forme di riparazione (risarcimento del danno), anche alla luce della prassi emersa a seguito di alcuni recenti conflitti armati, quali le “Guerre del Golfo”.

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5 - IX Simposio personale sanitario  Croce Rossa Italiana
15-18 ottobre 2009
Teatro Augusteo SALERNO

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6 - Giornata di aggiornamento D.I.U.
Sabato 31 ottobre 2009
TRENTO