n° 251 del 14 Luglio 2005
mercoledì 13 luglio 2005

14 Luglio 2005
nr. 251
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.231 indirizzi e-mail


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1-Dal sito web del CICR del 1/07/05
“Srebrenica – ricordarsi delle persone scomparse” di Béatrice Mégevand – Roggo
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi

 

2-Comunicato stampa n°05/33 del 17 giugno 2005,
tratto dal sito del CICR al questo ink
Rapporto annuale 2004 “Il CICR ha esteso le sue attività in tutto il mondo a favore dei civili e delle persone private della loro libertà, nonostante le limitazioni a livello di sicurezza. “
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

 

3-Comunicato stampa n° 05/53 del 15 giugno 2005,
tratto dal sito del CICR a questo link :
“Giornata del bambino africano, i bambini sono il nostro futuro: proteggiamoli!”
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

 


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1-Dal sito web del CICR del 1/07/05

“Srebrenica – ricordarsi delle persone scomparse” di Béatrice Mégevand – Roggo

Traduzione non ufficiale di Laura Grassi

 

Béatrice Mégevand-Roggo, delegato generale del CICR per l’Europa e le Americhe, era capo della delegazione del CICR a Sarajevo nel 1995. In questo articolo mette in evidenza il diritto delle famiglie di conoscere la sorte dei loro cari scomparsi e lancia un appello pressante alla comunità internazionale affinché riaffermi il suo impegno su questo problema.

 

 

Questo mese di luglio segna il decimo anniversario della caduta di Srebrenica nelle mani delle forze serbe di Bosnia; questa caduta fu seguita dall’eccidio di circa 8mila mussulmani bosniaci- il più grave crimine di guerra commesso in Europa dopo la Seconda Guerra mondiale. Dieci anni dopo i tragici avvenimenti di Srebrenica e quasi dieci anni dopo che gli Accordi di Dayton avevano posto termine alla guerra, le ferite causate da questo bagno di sangue sono lontano dall’essere cicatrizzate. Ciò è particolarmente vero per le famiglie delle numerose persone la cui sparizione è stata segnalata al CICR (più di 14500 per tutta la Bosnia –Erzegovina, di cui 5500 a Srebrenica) in quanto queste famiglie aspettano sempre di conoscere cosa è accaduto ai loro cari.

 

 

Il fatto che le persone scomparse siano molto probabilmente morte non toglie nulla alla sofferenza quotidiana delle loro famiglie. Non sapere cosa è successo ad un marito , ad un padre o ad un fratello (la quasi totalità degli scomparsi sono uomini), non poter dare degna sepoltura e piangere sulla loro tomba continua a gravare in maniera insopportabile sulle famiglie. Bisogna che queste famiglie possano consumare il loro lutto, girare pagina sulle tragedie del passato e proseguire nella loro vita. In più, per un paese come la Bosnia- Erzegovina che cerca di superare le divisioni del passato, il fatto di chiarire progressivamente la sorte dei propri dispersi contribuirà a migliorare e a stabilizzare le relazioni tra le differenti comunità.

 

 

L’anniversario del massacro di Srebrenica impegna la comunità internazionale, e chiaramente le organizzazioni umanitarie, a riesaminare con occhio critico il ruolo che esse hanno avuto all’epoca. E’ un’attività particolarmente dolorosa per il CICR poiché nove suoi collaboratori, colleghi, sono scomparsi nel corso degli avvenimenti di Srebrenica . I corpi di tre di essi sono stati identificati, ma sei sono ancora dispersi.

 

Come tanti altri, il CICR non ha potuto impedire i crimini commessi a Srebrenica e dintorni. Dobbiamo riconoscere che, malgrado gli sforzi per aiutare migliaia di civili cacciati con la forza dalla città e malgrado l’impegno delle “equipes sur place”, il CICR ha avuto un’influenza molto limitata sul corso dei tragici avvenimenti che si stavano svolgendo. In quel periodo non ci si immaginava che un crimine di tali proporzioni potesse essere commesso sotto gli occhi della comunità internazionale. Dopo essersi dibattuti giorno e notte in interminabili trattative per aver accesso a Srebrenica e alle zone limitrofe, tutto ciò che il CICR riuscì ad ottenere fu di visitare circa 200 prigionieri rinchiusi nella città.

 

 

Gli avvenimenti di Srebrenica ci hanno anche brutalmente ricordato un’altra realtà: l’azione umanitario non può, di per sé stessa, impedire che siano commessi dei crimini di guerra molto gravi. Si riuscirà ad impedire queste atrocità solo se tutte le parti in conflitto rispetteranno gli obblighi che a loro incombono dal diritto internazionale umanitario. La comunità internazionale deve far pressione sulle parti in conflitto perché esse rispettino tali regole, e deve essere disposta all’uso della forza qualora esse non lo facciano.

 

 

Aiutare le famiglie dei dispersi è non solo un imperativo umanitario, ma anche un obbligo legale. Il diritto internazionale umanitario stabilisce che le famiglie hanno diritto di conoscere la sorte di un loro caro scomparso, e che questo diritto deve essere rispettato e difeso. La responsabilità primaria incombe, in questo caso, alle autorità coinvolte della Bosnia-Erzegovina, che devono fare tutto ciò che è in loro potere per dare informazioni a tutte le famiglie in attesa di notizie.

 

La comunità internazionale deve rimanere mobilitata per far procedere questo processo, per esempio continuando a sostenere gli sforzi che permetteranno di localizzare ed identificare i resti delle vittime del conflitto. Bisogna quindi sia sottoporre i corpi che sono stati seppelliti per anni a degli esami post mortem ed a una analisi del DNA, sia raccogliere dei dati ante mortem che serviranno anche questi all’identificazione. Il processo è lungo e faticoso, ma resta più che mai fondamentale se si vuole aiutare le famiglie degli scomparsi ad elaborare il proprio lutto.

 

 

L’umanità può sicuramente trarre delle lezioni da questi errori, ma non potremo cancellare ciò che è avvenuto a Srebrenica dieci anni fa. Al contrario possiamo in qualche modo alleviare la sofferenza di coloro che continuano a non sapere esattamente ciò che è successo ai loro cari, uccisi in questa città o altrove nella Bosnia-Erzegovina. E’ a loro soprattutto che devono essere dedicate le commemorazioni previste per il mese di luglio.

 

 

 

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2-Comunicato stampa n°05/33 del 17 giugno 2005, tratto dal sito del CICR al link: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/6DFANC!OpenDocument

Rapporto annuale 2004

“Il CICR ha esteso le sue attività in tutto il mondo a favore dei civili e delle persone private della loro libertà, nonostante le limitazioni a livello di sicurezza. “

Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

Ginevra (CICR) – Il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Jakob kellenberger, ha presentato al pubblico il rapporto annuale 2004 dell’organizzazione, durante una conferenza stampa tenutasi oggi (17 giugno 2005, ndt) presso la sede centrale del CICR, a Ginevra.

Nel 2004, nonostante le difficili condizioni di sicurezza, il CICR ha esteso le proprie operazioni raggiungendo un numero maggiore di persone bisognose. I civili, che sono le vittime principali dei conflitti odierni, rimangono i beneficiari primari delle attività di protezione e assistenza attuate dal CICR in tutto il mondo.

 

I programmi di assistenza del CICR hanno provveduto a fornire cibo a oltre 1,3 milioni di persone in 34 paesi e articoli casalinghi a più di 2,2 milioni di persone. L’organizzazione ha, inoltre, aiutato le comunità locali a rendersi autosufficienti attraverso programmi di produzione alimentare sostenibile e iniziative di microeconomia, di cui hanno beneficiato oltre 1,1 milioni di individui. Alcuni lavori in tema di approvvigionamento d’acqua, di servizi sanitari e di costruzione hanno soddisfatto i bisogni di circa 19,4 milioni di persone in tutto il mondo. Oltre 2,7 milioni hanno beneficiato dei servizi di quasi 250 strutture di assistenza sanitaria, supportate dal CICR nel 2004.

 

L’azione del CICR a favore delle persone private della loro liberà, un gruppo particolarmente vulnerabile, è stata ancora una volta una delle priorità dell’organizzazione. Nel 2004, i delegati del CICR hanno visitato oltre 2.400 luoghi di detenzione in 80 paesi di tutto il mondo e hanno ottenuto l’accesso a circa 570.000 persone (circa 100.000 persone in più rispetto al 2003). In molti casi, è stato difficile ottenere l’accesso ai detenuti ed effettuare le visite in conformità alle procedure standard del CICR. Lo scopo principale di queste visite è quello di valutare regolarmente le condizioni di detenzione e il trattamento riservato ai detenuti.

 

Il CICR ha raccolto e spedito oltre 1,3 milioni di Messaggi di Croce Rossa in tutto il mondo, al fine di consentire ai membri di famiglie separate dai conflitti e da altre forme di violenza armata di rimanere in contatto. Il CICR ha, inoltre, individuato il luogo in cui si trovavano oltre 6.000 persone, per le quali erano state presentate richieste di rintracciamento da parte dei loro familiari.

 

Nel 2004, l’Africa ha rappresentato il 45% del bilancio per operazioni di campo del CICR. La Repubblica democratica del Congo, la Liberia, l’Etiopia e la Somalia sono state tra le 10 operazioni più vaste attuate dal CICR su scala mondiale; tra le quali l’operazione più grande è stata quella effettuata nella regione del Darfur, in Sudan. Inoltre, il CICR ha ripreso le sue attività nel nord dell’Uganda.

 

L’Afghanistan è rimasta l’operazione di più grande portata attuata dal CICR in Asia. L’organizzazione ha anche aumentato la sua presenza e ha sviluppato le sue attività in Nepal. Negli ultimi giorni dell’anno, il CICR ha avviato importanti operazioni di soccorso nel giro di poche ore dal verificarsi dei terremoti e dei tsunami che hanno devastato intere comunità in Sri Lanka e nella provincia indonesiana di Aceh.

 

Il CICR ha messo in atto un’ampia gamma di attività di assistenza e di protezione per le vittime del conflitto in Colombia e ha condotto programmi su larga scala per i civili vulnerabili nella Federazione russa, in particolare in Cecenia e in altre zone del Caucaso settentrionale. Il CICR ha, inoltre, continuato le negoziazioni per la ripresa delle visite alle persone trattenute in relazione al conflitto in Cecenia.

 

Due delle più vaste operazione attuate dal CICR nel 2004 hanno avuto luogo nel Medio Oriente. In Iraq, l’organizzazione si è concentrata sulle visite ai detenuti e sull’assistenza medica d’emergenza. Tuttavia, i problemi di sicurezza hanno seriamente limitato la sua capacità di rispondere ai bisogni. In Israele e nei territori occupati e autonomi, l’organizzazione ha visitato i detenuti e si è impegnata a promuovere l’adesione al diritto internazionale umanitario.

 

Nel 2004, l’impegno del CICR per un’azione umanitaria indipendente, neutrale e imparziale è rimasto fondamentale per la credibilità e la capacità di agire dell’organizzazione.

 

Il diritto internazionale umanitario è stato oggetto di molta attenzione da parte del pubblico, con dibattiti che si sono concentrati sulla questione dell’adesione a tale diritto e sulla sua pertinenza nell’ambito dei conflitti odierni. La sfida maggiore ha continuato a essere il raggiungimento del rispetto della legge. Durante tutto il 2004, il CICR ha avanzato osservazioni confidenziali nei confronti delle parti di conflitti armati nei casi in cui erano state commesse delle violazioni. L’organizzazione ha portato a termine il suo studio sulle norme consuetudinarie di diritto internazionale umanitario, pubblicato questa primavera, e ha avviato uno studio sui meccanismi che potrebbero essere utilizzati per migliorare l’adesione al diritto umanitario nell’ambito di conflitti armati non internazionali, in particolare da parte dei gruppi armati di opposizione. Questo studio dovrebbe essere completato nel 2005.

 

Il rapporto annuale 2004 illustra anche l’impegno del CICR ai principi di buon governo e responsabilità. Attraverso la pianificazione delle operazioni e la fissazione di obiettivi e di budget sulla base di proprie valutazioni effettuate direttamente in loco, l’organizzazione è in grado di raccogliere fondi per bisogni definiti con precisione e utilizzarli di conseguenza. I suoi rendiconti di gestione finanziaria sono conformi alle norme contabili internazionali (International Financial Reporting Standards) e vengono esaminati da una società internazionale di revisione contabile.

 

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3-Comunicato stampa n° 05/53 del 15 giugno 2005, tratto dal sito del CICR al link: http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/6DDHXX!OpenDocument

“Giornata del bambino africano, i bambini sono il nostro futuro: proteggiamoli!”

Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

 

In tutto il mondo, il CICR si trova ad affrontare problemi complicati posti dalle parti belligeranti che non rispettano la distinzione tra combattenti e civili, in particolare bambini.

 

Troppo spesso i bambini vengono deliberatamente presi come obiettivo, oppure la loro infanzia viene distrutta perché vengono separati dalla loro famiglia o vengono arruolati nell’esercito o nei gruppi armati. Questo succede in violazione non solo del diritto internazionale umanitario, ma anche delle norme consuetudinarie e delle tradizioni.

 

In occasione della Giornata del bambino africano del 16 giugno 2005, il CICR desidera sottolineare che il diritto protegge specificatamente i bambini. “I bambini sono il nostro futuro: Proteggiamoli!”, questo è il messaggio trasmesso dall’organizzazione per attirare l’attenzione sulle sofferenze sopportate da questi giovani membri della popolazione nelle zone in cui imperversano i conflitti armati.

 

Nella Repubblica democratica del Congo, per esempio, il CICR aiuta a rintracciare i bambini non accompagnati separati dai loro cari in seguito a conflitti armati e ad altri tipi di violenza, e si sforza poi di riunirli alle loro famiglie. Per coloro che sono stati arruolati dall’esercito e dai gruppi armati, ciò è possibile solo dopo che essi siano stati congedati e assegnati a centri di transito o di counselling.

 

Lavorando in collaborazione con la Società della Croce Rossa della Repubblica democratica del Congo, il CICR, dall’inizio dell’anno, ha ricongiunto alle loro famiglie oltre 100 bambini non accompagnati e un uguale numero di bambini che facevano parte dell’esercito e dei gruppi armati. Durante lo stesso periodo, l’organizzazione ha raccolto circa 62.000 Messaggi di Croce Rossa (messaggi brevi e personali ai parenti) e ne ha consegnati pressappoco 60.000 per consentire alle famiglie, disperse a cause dei conflitti, di ristabilire i contatti e di scambiarsi notizie. In accordo con il proprio mandato, il CICR opera anche per promuovere, tra i civili e le autorità, la consapevolezza dell’obbligo legale di rispettare e proteggere i bambini.