n° 379 del 28 marzo 2009
sabato 28 marzo 2009

28 marzo 2009

nr. 379
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 27-03-2009 Comunicato stampa 61/09
Filippine: il presidente CICR chiede che gli ostaggi restino indenni
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2 - 19/03/2009 Il punto sulle attività
Il ruolo del CICR verso le persone detenute dagli Stati Uniti nel quadro della lotta contro il terrorismo
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3- Scarica Allegato
Giornata informativa sui nuovi emarginati
Sala azzurra 18 Aprile 2009 Dalle ore 9 alle ore 13
Comitato Provinciale CRI Via Ramazzini ROMA
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1 - 27-03-2009 Comunicato stampa 61/09
Filippine: il presidente CICR chiede che gli ostaggi restino indenni
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Manila/Ginevra (CICR) – Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) chiede al gruppo Abou Sayyaf, che tiene in ostaggio i collaboratori del CICR Mary Jean Lacaba, Eugenio Vagni  e Andreas Notter nel sud delle Filippine,  di fare in modo che tutti e tre restino indenni e vengano liberati immediatamente.

Questo appello fa seguito alle minacce di uccidere i collaboratori del CICR il 30 marzo, formulate dai rapitori, se l’armata non ritirasse le sue truppe così come hanno richiesto.

<Sono molto preoccupato per le minacce dei rapitori, ha dichiarato il presidente del CICR, Jakob Kellenberger. Richiedo la liberazione immediata degli ostaggi, senza condizioni e in tutta sicurezza >

<Il lavoro di Mary Jean, di Eugenio e di Andrea ha come solo ed unico scopo il portare assistenza alle persone che ne hanno bisogno. E’ impossibile comprendere ciò che i rapitori potranno ottenere facendo loro del male. E’ ingiustificabile nuocere a un operatore umanitario in nome di qualche ideologia o legge religiosa che sia.>

Dal giorno del rapimento, il 15 gennaio scorso, il CICR e la Croce Rossa filippina si sono impiegate con determinazione per uscire da questa prova dolorosa. Il 27 marzo, Jakob Kellenberger si è incontrato con il segretario esecutivo della Presidenza, Eduardo Ermita, il numero due per responsabilità nelle Filippine, e lui ha chiesto di fare in modo che le autorità filippine facciano tutto quello che è in loro potere per salvare la vita degli ostaggi, evitando ogni azione che metta in pericolo i collaboratori del CICR.

<La priorità del CICR è che Mary Jean, Eugenio e Andreas siano sani e salvi, e che essi possano ritrovare le loro famiglie, che stanno soffrendo terribilmente la loro assenza, ha aggiunto Kellenberger. I loro bambini, genitori, fratelli e sorelle, congiunti, amici e colleghi  non perdono la speranza di rivederli presto.>

Dall’originale francese al link::
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/philippines-news-270309

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2 - 19/03/2009 Il punto sulle attività
Il ruolo del CICR verso le persone detenute dagli Stati Uniti nel quadro della lotta contro il terrorismo
Questo documento illustra lo scopo delle visite del Comitato Internazione della Croce Rossa (CICR) nei luoghi di detenzione gestiti dagli Stati Uniti a Bagram (Afganistan), a Guantanamo Bay (Cuba) e a Charleston (Carolina del Sud, USA), nonché le modalità seguite dall’istituzione.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Sebbene il terrorismo non sia un fenomeno nuovo, gli Stati si interrogano ancora oggi sul modo di rispondere opportunamente ed efficacemente ai problemi di sicurezza che esso causa, contemporaneamente proteggendo i diritti fondamentali dei sospettati che devono essere incarcerati.

Nel corso degli anni, il CICR ha mantenuto un dialogo intenso su questa questione con gli Stati Uniti e alcune divergenze sono rimaste, in particolare in relazione al quadro giuridico applicabile a certe persone detenute in nome della lotta contro il terrorismo. Ciononostante, il CICR si felicita delle varie decisioni prese dagli Stati Uniti in materia di detenzione, decisioni che sono state ufficializzate in alcuni decreti firmati il 22 gennaio 2009 dal presidente Obama. Il CICR vede in questi decreti l’occasione di procedere alla revisione completa dello status di tutte le persone internate, delle loro condizioni di internamento e delle procedure relative al loro internamento (si veda in proposito Decreti relativi alla detenzione promulgate dagli Stati Uniti – La posizione del CICR in Caffè Dunant n. 372 del 10/02/2009).

Il CICR visita le persone private della libertà nel quadro della lotta contro il terrorismo e internate nei centri di detenzione americani a Bagram (Afganistan) e a Guantanamo Bay (Cuba). Ha anche visitato una persona detenuta a Charleston (Carolina del Sud, USA).

Il CICR a Guantanamo

Il CICR visita dei detenuti a Guantanamo Bay dal gennaio 2002. A gennaio 2009, vi erano internati 242 persone provenienti da 30 paesi.

Il CICR in Afganistan

Il CICR visita delle persone detenute nel centro di internamento amministrato dagli Stati Uniti nella base aerea di Bagram (Bagram Temporary Internment Facility) dal gennaio 2002. La maggior parte degli internati sono Afgani che sono stati catturati dalle forze della coalizione coordinata dagli Stati Uniti nel sud e nell’est dell’Afganistan. Attualmente, il CICR visita a Bagram circa 550 persone private della libertà. All’inizio del 2008, il CICR ha avuto accesso ad alcune persone che erano internate in diversi luoghi di detenzione gestiti dagli Stati Uniti in Afganistan, spesso nell’attesa di essere trasferiti al centro di internamento di Bagram.

Questioni giuridiche

I decreti firmati dal presidente Obama hanno riaffermato che l’articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra è la norma minima che regola il trattamento di tutte le persone detenute dagli Stati Uniti nel quadro di un conflitto armato. La detenzione delle persone catturate o arrestate nel contesto della lotta contro il terrorismo deve essere iscritta in un quadro giuridico chiaro e appropriato. Nessuna persona privata della libertà deve essere detenuta o interrogata al di fuori di un quadro giuridico adeguato.

Le persone detenute in ragione di un conflitto armato internazionale sono protette dal diritto internazionale umanitario e devono essere trattate di conseguenza. Più in particolare, le regole stabilite dalla terza e dalla quarta Convenzione di Ginevra devono essere rispettate.

La detenzione di persone nel quadro di un conflitto armato non internazionale è regolata dall’articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra, dalle norme del diritto internazionale umanitario consuetudinario e dalle disposizioni del diritto internazionale dei diritti dell’uomo e delle legislazioni nazionali coinvolte.

I diritti delle persone arrestate per dei reati senza legami con un conflitto armato sono garantiti da diverse branche del diritto, come il diritto internazionale dei diritti dell’uomo e le legislazioni nazionali.

Il CICR ha adottato un approccio caso per caso per definire le situazioni che derivano dalla lotta contro il terrorismo e per decidere se rilevano di un conflitto armato o meno. Il CICR è dell’avviso che lo status dei detenuti debba essere determinato sulla base di regole applicabili alla situazione in cui si trovano.

Detenzione per ragioni di sicurezza o di procedimenti penali

Le persone detenute in relazione a un conflitto armato possono essere detenute sia per ragioni imperative di sicurezza, sia perché sono sospettate di aver commesso dei crimini.

Le persone detenute per ragioni imperative di sicurezza devono essere detenute in un quadro giuridico adeguato che dia loro le garanzie di procedura necessarie per assicurare che la loro detenzione sia legale. Fra esse vi sono, ad esempio, il diritto a che il loro caso sia oggetto di un esame periodico indipendente e imparziale che determinerà se la loro detenzione prolungata per ragioni di sicurezza sia giustificata. Il CICR mantiene un dialogo permanente con le autorità americane sulle garanzie di procedura che devono essere accordate alle persone detenute per ragioni imperative di sicurezza. L’obiettivo di queste garanzie minime è di assicurare delle procedure di esame trasparenti ed eque per determinare la legalità delle misure di internamento o di detenzione amministrativa. Esse contribuiscono anche ad attenuare lo stress psicologico ed emotivo che i detenuti e le loro famiglie affrontano a causa dell’incertezza che esiste sulla loro sorte.

Le persone detenute perché presunti criminali, sia nel contesto di un conflitto armato o al di fuori di esso, possono essere tradotte in giustizia. In particolare, coloro che sono sospettati di aver commesso dei crimini di guerra o di altre violazioni gravi del diritto internazionale umanitario dovrebbero rendere conto dei loro atti. Tutte le persone tradotte in giustizia devono beneficiare delle garanzie giudiziarie essenziali necessarie alla condotta di un processo equo, in particolare la presunzione di innocenza, il diritto ad essere giudicato da un tribunale imparziale e indipendente, il diritto ad essere difeso da un avvocato qualificato e l’esclusione di ogni confessione ottenuta con la tortura o con altre forme di maltrattamento.

Fatti recenti

Tre nuovi elementi devono essere segnalati: i decreti firmati recentemente dal presidente Obama, la decisione presa nel giugno 2008 dalla Corte Suprema degli Stati Uniti di garantire alle persone internate a Guantanamo il diritto all’habeas corpus e la creazione della commissione incaricata di riesaminare lo status dei «combattenti nemici» (Enemy Combatants Review Boards) incarcerati a Bagram.

Il 22 gennaio 2009, il presidente americano Barack Obama ha firmato una serie di decreti relativi al centro di detenzione di Guantanamo Bay e alle politiche e pratiche in materia di detenzione e interrogatorio. Un decreto ordina la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo entro un anno. Questi decreti creano inoltre diversi comitati di revisione. Uno di questi comitati è incaricato di rivedere lo status di tutte le persone attualmente internate a Guantanamo, al fine di determinare quali possano essere rimesse in libertà o trasferite e quali, in caso contrario, debbano essere oggetto di un’azione giudiziaria, davanti a quale tipo di tribunale, e la procedura da seguire per le persone che gli Stati Uniti non vogliono né liberare, né trasferire, né perseguire. Altri comitati esamineranno le politiche e le procedure nell’ambito degli interrogatori e del trasferimento verso paesi terzi, nonché le politiche relative alla detenzione prolungata.

Il primo comitato che ha terminato il suo rapporto aveva come obiettivo riesaminare le condizioni di detenzione a Guantanamo entro un termine di 30 giorni per fare in modo che esse fossero conformi all’insieme delle norme applicabili, in particolare l’articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra. Posto sotto la direzione del Vice Capo delle Operazioni Navali, questo comitato ha sottoposto il suo rapporto alla Casa Bianca alla fine di febbraio 2009. Durante il periodo di esame, il CICR ha dato disposizioni affinché gli autori del rapporto avessero accesso alle sue valutazioni complete e aggiornate delle condizioni di detenzione a Guantanamo.

Il CICR valuta che questo rapporto contenga numerose raccomandazioni utili per migliorare ancora le condizioni di internamento a Guantanamo. Il CICR appoggia queste raccomandazioni, in particolare quelle che promuovono una maggiore socializzazione e interazione fra tutti gli internati e le misure che mirano a ridurre le tensioni prodotte sui detenuti dall’incertezza relativa alla propria sorte. Il CICR, tuttavia, non è d’accordo con la raccomandazione fatta in questo rapporto a sostegno dell’alimentazione forzata dei detenuti. Il CICR mantiene il dialogo confidenziale con le autorità americane affinché l’insieme delle condizioni di internamento al centro di Guantanamo siano conformi alle norme del diritto internazionale, in particolare alle Convenzioni di Ginevra.

Le decisioni della Corte Suprema del 12 giugno 2008 nei casi «Boumediene c. Bush» e «Al-Odah c. Stati Uniti» accordano alle persone internate a Guantanamo il diritto di contestare la legalità della propria detenzione davanti a dei tribunali civili ordinari americani. Detto in altre parole, qualsiasi persona internata a Guantanamo può intraprendere una procedura e domandare che l’autorità o l’agenzia detentrice giustifichi la legalità della sua detenzione. Il CICR sta monitorizzando l’impatto sul piano giuridico della decisione della Corte Suprema di ristabilire l’habeas corpus e comunicherà le sue eventuali osservazioni o preoccupazioni direttamente alle autorità americane.

Ogni sei mesi, gli Enemy Combatant Review Boards creati a Bagram riesamineranno le situazioni degli internati, decidendo, per ciascuno, di liberarli o di proseguire la detenzione. Questa positiva evoluzione della situazione non rimette in questione la necessità di instaurare a Bagram delle garanzie di procedura più solide.

Detenzione tenuta segreta

Il CICR ha espresso in diverse riprese le sue preoccupazioni relative alle persone incarcerate in luoghi di detenzione segreti e ha chiesto di avere accesso a questi detenuti. Esso accoglie favorevolmente la decisione del governo americano di notificargli l’identità di tutte le persone detenute dagli Stati Uniti in ogni conflitto armato e di permettergli di visitarli. Il CICR è fermamente convinto che il diritto di nascondere il luogo dove si trova una persona non esista, per quanto possano essere legittime le ragioni della sua detenzione. Il CICR ritiene che qualsiasi forma di detenzione segreta sia contraria a un insieme di disposizioni giuridiche del diritto internazionale.

Perché il CICR?

Il CICR è un’organizzazione umanitaria indipendente che visita, dal 1915, le persone detenute in ragione di un conflitto armato. È durante la prima guerra mondiale, in effetti, che i suoi delegati hanno negoziato, per la prima volta, l’accesso a decine di migliaia di prigionieri di guerra. Le modalità di visita del CICR ai combattenti catturati nel corso di un conflitto armato internazionale solo codificare nelle Convenzioni di Ginevra del 1979, alle quali tutti gli Stati sono parte.

L’articolo 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra accorda ugualmente al CICR il diritto di richiedere l’accesso alle persone detenute nel quadro di un conflitto armato non internazionale. In virtù degli Statuti del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, il CICR può domandare, inoltre, l’accesso alle persone detenute per motivi legati a situazioni di violenza di minore intensità rispetto a un conflitto armato. Questi Statuti sono stati approvati nel 1986 dalla Conferenza Internazionale della Croce Rossa, alla quale partecipano gli Stati parte alle Convenzioni di Ginevra, compresi gli Stati Uniti d’America.
 
Ogni anno il CICR visita circa mezzo milione di prigionieri di guerra e di detenuti in più di 70 paesi nel mondo.

Scopo delle visite

Il CICR ha ricevuto mandato dalla comunità internazionale, in virtù delle Convenzioni di Ginevra del 1949 e dei loro Protocolli Aggiuntivi, di valutare regolarmente le condizioni di detenzione e il trattamento riservato alle persone private della libertà nelle situazioni di conflitto in tutto il mondo. Le visite realizzate mirano a garantire il rispetto della vita e della dignità dei detenuti, nonché il loro diritto fondamentale a delle garanzie giudiziarie. Esse hanno anche come obiettivo evitare i cattivi trattamenti e permettere al CICR di conoscere i luoghi in cui sono detenute le persone e, se necessario, di rivolgere alle autorità competenti delle raccomandazioni per migliorare le condizioni di detenzione. Il CICR formula queste osservazioni nel quadro del dialogo costante e confidenziale che intrattiene con le autorità detentrici.

Il CICR sorveglia, inoltre, affinché le persone private della libertà possano stabilire e mantenere dei contatti con le loro famiglie. Per ciò che concerne Bagram, Guantanamo e Charleston, spetta alle autorità americane fare in modo che i detenuti siano trattati conformemente al diritto internazionale umanitario e alle altre branche del diritto applicabili.

Le visite del CICR al centro di internamento di Bagram e nella base navale di Guantanamo Bay si iscrivono nel prolungamento dell’azione che l’istituzione ha condotto nei luoghi di detenzione in Afganistan nel 2001.

Modalità

Affinché la sua analisi sia la più completa e oggettiva possibile, il CICR osserva in ogni circostanza una serie di regole quando visita i detenuti. Queste visite hanno luogo solo se le autorità coinvolte accettano queste modalità.

Le visite del CICR nei luoghi di detenzione sono generalmente realizzate da un’équipe di delegati specializzati, accompagnati da interpreti ed eventualmente da membri del personale medico. Qualunque sia il luogo di detenzione, l’istituzione osserva le stesse modalità, cioè:
-          i suoi delegati devono poter rimanere senza testimoni con i detenuti di loro scelta;
-          i suoi delegati devono avere accesso a tutti le celle del luogo di detenzione, nonché ad altri locali quali le cucine, le docce, l’infermeria e le celle disciplinari;
-          il CICR decide la frequenza delle visite;
-          il CICR registra l’identità di ogni detenuto che rileva della sua competenza, in modo da poter seguire la sua situazione durante il periodo in cui è incarcerato.

I delegati hanno un incontro confidenziale con le autorità detentrici prima e dopo ciascuna visita, per porre delle domande e, al bisogno, fare delle raccomandazioni.

Contatti con la famiglia

Per la maggior parte delle persone incarcerate e le loro famiglie, i messaggi di Croce Rossa sono un mezzo importante per mantenere un contatto regolare e, di conseguenza, attenuare il senso di isolamento e incertezza. I messaggi di Croce Rossa, che possono contenere solo notizie di carattere strettamente personale e famigliare, sono verificati dalle autorità americane. Questa modalità è la stessa in tutti i paesi in cui il CICR visita i luoghi di detenzione. Tutti i detenuti hanno la possibilità di scrivere dei messaggi di Croce Rossa alla propria famiglia e di riceverne dai propri cari.

Il servizio dei messaggi di Croce Rossa implica il dispiegamento di mezzi logistici considerevoli. Numerose delegazioni del CICR in tutto il mondo, nonché Società Nazionali della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nel paese di origine dei detenuti vi collaborano. Ciascun messaggio è consegnato nelle mani dei detenuti e delle loro famiglie. Tenendo conto delle difficoltà che ciò comporta, la raccolta e la distribuzione dei messaggi è spesso un processo lungo.

Dal 2002, il CICR ha facilitato lo scambio di circa 44.000 messaggi di Croce Rossa fra persone internate a Guantanamo e le loro famiglie e di più di 86.000 messaggi fra persone detenute dall’esercito americano in Afganistan e i loro cari.

Ad aprile 2008, le autorità americane, con l’aiuto del CICR e delle sue delegazioni nel mondo, hanno attivato a Guantanamo un sistema che permette ai detenuti di parlare regolarmente al telefono con le proprie famiglie. Più di 220 chiamate telefoniche sono state effettuate dalla messa in funzione di questo sistema. Il CICR, a Guantanamo, facilita anche delle «chiamate telefoniche umanitarie»: i detenuti hanno così la possibilità di sentire i loro cari quando un evento eccezionale avviene nelle loro famiglie, come il decesso di un parente.

Da gennaio 2008, le persone internate a Bagram possono comunicare con i loro famigliari grazie ad un sistema di videoconferenza. La connessione video, messa in piedi dal CICR e dalle autorità americane, permette ai detenuti di vedere e intrattenersi con i loro parenti per 20 minuti. I detenuti hanno diritto a una chiamata ogni due mesi. A febbraio 2009, erano state realizzate a Bagram 2000 chiamate di questo genere.

Da settembre 2008, alcuni detenuti e i membri delle loro famiglie sono stati autorizzati a vedersi di persona in un nuovo centro realizzato a questo proposito dalle autorità americane a Bagram. Le famiglie possono prenotarsi per una visita presso la delegazione del CICR a Kabul. A oggi sono state organizzate più di 100 visite. Come nel caso delle videoconferenze, il CICR fornisce un sostegno economico alle famiglie povere che vivono nelle regioni isolate del paese per permettere loro di coprire le spese di trasporto e di partecipare a questo programma.

Sebbene il CICR ritenga che niente possa sostituire il contatto diretto, considera la realizzazione di questo sistema di comunicazione telefonica a Guantanamo un progresso.

Liberazione o trasferimento dei detenuti

Il CICR si intrattiene senza testimoni con i detenuti che sono sul punto di ritornare a casa o di essere trasferiti verso un paese terzo, al fine di dare loro la possibilità di rendere note eventuali paure di essere perseguitati dopo il loro trasferimento. L’istituzione, in seguito, trasmette i loro timori alle autorità detentrici, alle quali fa delle raccomandazioni appropriate sulle misure da prendere. Questo modo di procedere ha come fine di garantire il rispetto della clausola di non-refoulement, che impedisce a uno Stato di trasferire una persona verso un altro Stato o un’autorità se questa persona rischia dei maltrattamenti o di essere perseguitata a causa della sua razza, della religione, della nazionalità, dell’appartenenza a un certo gruppo sociale o delle sue opinioni politiche. Indipendentemente dal ruolo del CICR a Guantanamo o a Bagram, spetta alle autorità americane la responsabilità di vegliare affinché questa regola sia rispettata e di mettere in atto le procedure necessarie.

Il CICR cerca di seguire i casi dei detenuti che sono stati trasferiti da Guantanamo e da Bagram verso paesi terzi e che sono stati arrestati nuovamente. Se necessario, il CICR richiederà di poterli visitare nei nuovi luoghi di detenzione, al fine di assicurarsi che le loro condizioni di detenzione e il trattamento che è riservato loro siano conformi alle prescrizioni del diritto internazionale.

Delegati del CICR sono spesso presenti quando dei detenuti sono trasferiti o liberati. Se necessario, forniscono l’assistenza necessaria perché i detenuti liberati possano rientrare nella loro famiglia.

Dialogo con le autorità americane

Il CICR tratta con le autorità americane delle questioni relative alla detenzione prima di tutto in quadro di dialogo diretto e confidenziale. Discute regolarmente le sue osservazioni relative alle condizioni di detenzione a Bagram, Guantanamo e Charleston con le autorità militari di questi centri, nonché con i rappresentati americani a Kabul e a Washington. In un’intervista, Dominik Stillhart, direttore aggiunto delle operazioni al CICR, spiega per quali ragioni la confidenzialità è uno strumento di lavoro così importate per il CICR quando si tratta di instaurare un clima di fiducia, di comunicare le proprie preoccupazioni e di indurre dei cambiamenti.

Perché la confidenzialità?

In tutti i paesi in cui il CICR visita dei luoghi di detenzione, le sue osservazioni sulle condizioni di detenzione e sul trattamento dei detenuti sono discusse in modo diretto e confidenziale con le autorità coinvolte.  Bagram, Guantanamo Bay e Charleston non fanno eccezione. Il fatto che il CICR non si esprima pubblicamente sulle condizioni di detenzione non deve essere interpretato come indifferenza.

La confidenzialità permette al CICR di ottenere, e soprattutto di conservare, l’accesso alle persone detenute in tutto il mondo, in contesti estremamente difficili quali i conflitti armati e altre situazioni di violenza. Lontano dai riflettori mediatici, il CICR e le autorità detentrici possono agire più facilmente affinché si realizzino dei progressi concreti nei luoghi di detenzione.

La confidenzialità è quindi uno strumento di lavoro importante, che il CICR utilizza per preservare la natura esclusivamente umanitaria e neutra della sua azione.

Il CICR è cosciente che qualsiasi informazione relativa alle sue osservazioni, se divulgata, potrebbe facilmente essere utilizzata a fini politici. Il CICR deplora il fatto che diverse volte negli ultimi anni, delle informazioni confidenziali che aveva trasmesso alle autorità americane, siano state pubblicate dai media. Il CICR non ha mai dato il suo consenso a che tali informazioni fossero rese pubbliche.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/united-states-detention-faq-240209

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