n° 376 del 11 marzo 2009
venerdì 13 marzo 2009

11 marzo 2009

nr. 376
 
Notiziario- Speciale Sudan

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 03/03/2009 Intervista
Il CICR e la Corte Penale Internazionale: due approcci distinti ma complementari per vegliare sul rispetto del diritto internazionale umanitario
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 04/03/2009 - Intervista
«Il momento della verità per la CPI inizia adesso»
di Julie Connan
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 03/03/2009
Il Partito Nazionale del Congresso (NCP) dice: «La decisione della CPI potrebbe influire negativamente sullo sviluppo del sud»
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - 04/03/2009
La risposta di Save the Children alla richiesta di sospendere le operazioni in Sudan
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

5 - 06/03/2009
Il Consiglio dell’ONU si riunisce per discutere l’ordine del Sudan contro le organizzazioni umanitarie
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

6- scarica allegato
Seminario CRI, 18 marzo 2009, Università  Cattolica del Sacro Cuore di Milano
 “Il ruolo della Croce Rossa Italiana nelle situazioni di crisi internazionale” 
Comunicato da Chiara Maria Lévêque

7- scarica allegato
Programma della 9° edizione del
CORSO INFORMATIVO REGIONALE SUL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO,
GORIZIA - SABATO 21 MARZO 2009
Comunicato da Barbara Demartin e Milena Cisilino

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1 - 03/03/2009 Intervista

Il CICR e la Corte Penale Internazionale: due approcci distinti ma complementari per vegliare sul rispetto del diritto internazionale umanitario

In quanto guardiano del diritto internazionale umanitario (DIU), il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) sostiene gli sforzi che mirano a mettere fine all’impunità dei crimini internazionali. A questo titolo. Ha un grande interesse nella creazione dei tribunali penali internazionali e nella loro giurisprudenza. I membri del personale del CICR, ciononostante, non testimoniano davanti a questi tribunali.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Anna-Marie La Rosa, consigliere giuridico incaricato dei rapporti del CICR sulle questioni relative alla giustizia penale internazionale, esprime il suo parere sulla relazione esistente fra il CICR e la Corte Penale Internazionale (CPI) e sui ruoli distinti ma complementari che giocano le due organizzazioni nel vegliare al rispetto del DIU.

 Il CICR partecipa ai lavori dei tribunali penali internazionali?

Il CICR segue una pratica, chiaramente stabilita da tempo, di non intervento nelle procedure giudiziarie e di non divulgazione di ciò che scopre nel quadro delle sue attività. Questa pratica si appoggia sulla sua vasta esperienza sul campo e sul suo rispetto assoluto della confidenzialità. Il CICR non esita a ricordare alle parti coinvolte in un conflitto – sia che si tratti di governi o di gruppi armati non governativi – gli obblighi che incombono su di loro in virtù del DIU. Ma, in quanto organizzazione neutra e indipendente, è fermamente convinto che potrà continuare a farlo solo mantenendo un dialogo permanente e confidenziale con tutte le parti di un conflitto. Confidenzialità non significa tuttavia silenzio o condiscendenza. Significa solo che noi comunichiamo esclusivamente alla parte responsabile le nostre informazioni e constatazioni concernenti presunte violazioni del DIU. Le informazioni che raccogliamo non sono e non saranno mai trasmesse a nessun’altro, compresa la CPI.

Perché il CICR non partecipa alle attività della CPI?

La CPI e il CICR lavorano entrambi per prevenire le violazioni del DIU, ma secondo degli approcci differenti che noi consideriamo complementari. Se il fine ultimo è lo stesso, gli strumenti utilizzati sono sensibilmente differenti. Mentre la CPI persegue e sanziona, il CICR si sforza di promuovere il rispetto del DIU attraverso il dialogo confidenziale e la persuasione.

Il CICR fornisce protezione e assistenza alle persone che non partecipano (o non partecipano più) direttamente ad un conflitto armato o ad un’altra situazione di violenza. Non può agire in favore di coloro che hanno bisogno di assistenza che quando tutte le parti di un conflitto acconsentono. Il metodo abituale del CICR di fronte ad eventuali violazioni del DIU consiste nell’intraprendere un dialogo critico e confidenziale con coloro che hanno il potere di migliorare la situazione. La nostra missione è esclusivamente umanitaria: proteggere la vita e la dignità delle vittime dei conflitti armati e di altre situazioni di violenza e portare loro assistenza. Partecipare alle inchieste e alle azioni giudiziarie della CPI rischierebbe di compromettere la nostra capacità di esercitare il nostro mandato.

Il CICR ha sostenuto la creazione della Corte Penale Internazionale?

Il CICR è sempre stato un accanito difensore della creazione di un tribunale internazionale avente competenza per giudicare gli autori dei crimini internazionali più gravi. Il CICR è convinto che un tribunale internazionale possa giocare un ruolo catalizzatore nei confronti delle giurisdizioni nazionali, incitandole ad adempiere ai propri doveri di perseguire coloro che commettono dei crimini di guerra. Il CICR si è quindi felicitato della creazione, nel luglio 1998, della CPI, che opera sulla base del principio di complementarietà – che significa che giudica un caso solo se i tribunali nazionali non vogliono o non possono farlo. Il CICR ha partecipato attivamente ai lavori che hanno condotto allo Statuto di Roma (Statuto della CPI), nonché all’elaborazione degli «elementi costitutivi dei crimini» adottati degli Stati parte a settembre 2000. Questi «elementi costitutivi dei crimini» riprendono nel dettaglio le definizioni dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra che figurano nello Statuto della CPI.

Lo Statuto della CPI rappresenta evidentemente un considerevole progresso nell’attuazione del DIU. Dovrebbe infatti contribuire a fare rispettare questa branca del diritto. Il CICR partecipa alla conferenza annuale degli Stati parte allo Statuto di Roma e segue da vicino le discussioni relative alla conferenza di revisione di questo strumento prevista per il 2010.

Quali sono i legami fra la CPI, il suo Statuto e il CICR?

Oltre al sostegno che ha portato alla creazione della Corte, il CICR si sforza, attraverso i suoi Servizi consultativi, di promuovere la ratifica e la messa in atto dello Statuto di Roma. Concretamente, il CICR si appoggia allo Statuto quando aiuta gli Stati nei loro sforzi per adottare e attuare delle misure nazionali efficaci che permettano loro di perseguire i criminali di guerra. Una caratteristica molto positiva dello Statuto di Roma è il fatto che comprende una lista abbastanza esaustiva dei crimini di guerra, sia che essi siano commessi durante conflitti internazionali o non internazionali. È la prima volta che una tale lista figura in uno strumento internazionale.

È ugualmente rilevante il fatto che da aprile 2006 il CICR è l’organizzazione autorizzata a visitare tutte le persone detenute sotto la giurisdizione della CPI. In tale qualità, noi abbiamo già effettuato numerose visite a L’Aja.

I collaboratori del CICR possono essere obbligati a testimoniare davanti alla CPI o ad altre giurisdizioni penali internazionali?

Il CICR gode dell’immunità di testimoniare davanti alle giurisdizioni penali, quindi non può essere obbligato a testimoniare. Questo è stato confermato nel 1999 dal Tribunale penale internazionale per l’Ex-Jugoslavia (TPIY) in una decisione nell’ambito del caso Simic – decisione che è stata in seguito consacrata da altre giurisdizioni penali internazionali, in particolare il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e il Tribunale speciale per la Sierra Leone. La CPI è andata più lontana, riconoscendo espressamente nel suo Regolamento di procedura e di prova (regola 73) che le informazioni possedute dal CICR non sono soggette alla divulgazione, anche nel caso di una testimonianza.

Per di più, la grande maggioranza degli accordi di sede che il CICR ha firmato con gli Stati in cui conduce delle operazioni contengono anch’essi una disposizione specifica che garantisce una tale immunità ai collaboratori del CICR (espatriati o locali, compresi gli ex impiegati) davanti ai tribunali dei paesi interessati.

Si può promuovere il DIU durante un conflitto armato?

Certo. Il DIU è un insieme di regole che mirano a limitare gli effetti dei conflitti armati per ragioni umanitarie. Protegge le persone che non partecipano (o non partecipano più) direttamente alle ostilità e limita i mezzi e metodi di guerra. Il CICR ha come mandato di promuovere il DIU in ogni tempo e di ricordare regolarmente a tutte le parti di un conflitto i loro obblighi di rispettare le regole della guerra.

Noi lavoriamo senza sosta per fare conoscere il più diffusamente possibile il DIU, conducendo delle attività di diffusione in tutto il mondo. La promozione del DIU non conosce dei limiti. Tutte le occasioni sono buone, perché sono i civili, in particolare le donne e i bambini, che pagano il tributo più pesante ai conflitti armati.

È sufficiente accontentarsi di ricordare alle parti di un conflitto i loro obblighi?

No. Noi ci impegniamo anche affinché il DIU sia integrato nelle legislazioni nazionali, in modo tale che i sistemi giudiziari di tutti i paesi dispongano di leggi che permettano loro di perseguire le violazioni e di tradurre i loro autori davanti ai propri tribunali. Noi lavoriamo anche con le forze armate, affinché integrino il DIU nei loro programmi di formazione, nella loro dottrina e nelle loro procedure operative, in modo da prevenire o limitare gli abusi in tempo di guerra. Tutte le parti in conflitto dovrebbero avere chiaro che si sono impegnate a «rispettare e a fare rispettare» il DIU in ogni circostanza ed essere convinte che sia loro dovere onorare questo impegno.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/international-criminal-court-interview-101008?opendocument

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2 - 04/03/2009 - Intervista
«Il momento della verità per la CPI inizia adesso»
Per Pierre Hazan*, specialista della giustizia internazionale, l’emissione di un mandato di arresto contro Omar Al-Bashir non è che una tappa per la CPI: sarà la reazione della comunità internazionale che determinerà il suo futuro.
di Julie Connan
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia


L’emissione di un mandato di arresto costituisce una vittoria per la giustizia internazionale?

Una vittoria, è troppo presto per dirlo, ma per la Corte penale internazionale (CPI) è una tappa estremamente significativa dal punto di vista simbolico e politico: è la prima volta che incrimina un capo di stato nell’esercizio delle sue funzioni.

Ma questo solleva, nello stesso tempo, molte questioni, perché ci si trova in una situazione di tensione, quasi classica, di ricerca simultanea della giustizia e della pace.

Oggi i sostenitori della giustizia internazionale hanno senza dubbio segnato un punto, se si considera che solo attraverso un’azione giuridica si possono limitare i crimini e dissuadere dall’attuazione di crimini nuovi.

Altri che invece hanno una maggiore sensibilità politica, più orientati alla mediazione, si preoccupano, al contrario, di un tale approccio essenzialmente giuridico, che pone in secondo piano una regolamentazione politica.

Questa incriminazione allontana la possibilità di una soluzione consensuale?

In questi mesi, gli Stati hanno atteso un’apertura da parte di Kartum, che sapeva che già dal 14 luglio 2008 che il presidente sarebbe stato incriminato.

Alcuni paesi membri dell’Unione Africana e la Lega Araba erano favorevoli al ricorso all’articolo 16 dello statuto della CPI, che dà la possibilità di sospendere l’azione legale per lasciare una possibilità alla pace. Ad un certo momento, altri Stati membri del Consiglio di Sicurezza, come la Francia, la Gran Bretagna, la Russia e la Cina, non erano ostili alla proposta, ma attendevano in cambio un segnale chiaro del governo sudanese. Il Sudan però non ha compreso questo messaggio o non ha voluto comprenderlo. Ciò tende quindi a dimostrare che le chance per una soluzione pacifica sono state concesse.

Sul terreno, tutto ciò complica la situazione della missione delle Nazioni Unite in Sudan (UNMIS, circa 100 uomini), poiché essa è a rischio di rappresaglie e deve continuare a dialogare con le autorità e, a livello più alto, con il presidente sudanese, cosa che rischia di essere difficile, visto l’attuale contesto.

Le carte sono ormai nelle mani della comunità internazionale…

Poiché la CPI non ha a disposizione una sua polizia e non ha un potere di arresto, è necessario fare attenzione al modo in cui gli Stati reagiranno a partire da oggi e tratteranno Al-Bashir: diventerà un paria internazionale, un po’ come Charles Taylor, Ratko Mladic e Radovan Karadzic? In questo caso, la morsa si stringerà progressivamente su di lui, egli sarà indebolito e delegittimato.

Oppure, potrà mantenere delle relazioni strette con alcuni Stati, della Lega Araba, dell’Unione africana, la Cina e altri?

Questo sarà un vero test di credibilità per la CPI: per avere successo, ha bisogno del sostegno sia politico che militare degli Stati. Ora, militarmente, un arresto è oggi visto male, ma politicamente ci deve essere una sorta di messa in quarantena o di cordone sanitario attorno al presidente sudanese? Se questo è il caso, allora la CPI avrà in qualche modo trionfato. Se non sarà così, essa avrà prodotto un atto molto forte, ma senza l’effetto atteso, ed essa ne uscirà più indebolita.

Quindi il momento della verità inizia adesso: vedremo in che misura questa corte viene realmente ascoltata e fino a che punto gli Stati sono pronti a collaborare, a livello regionale e a livello internazionale, con essa. È un test cruciale quello che si gioca in questo momento.

*Pierre Hazan, ricercatore presso l’Istituto Universitario di Alti Studi Internazionali di Ginevra, è l’autore di «Giudicare la guerra, giudicare la storia» (PUF, 2007).
 
Tratto dal sito de Le Figaro:
http://www.lefigaro.fr/international/2009/03/04/01003-20090304ARTFIG00567-le-moment-de-verite-de-la-cpi-commence-maintenant-.php

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3 - 03/03/2009
Il Partito Nazionale del Congresso (NCP) dice: «La decisione della CPI potrebbe influire negativamente sullo sviluppo del sud»
Fonte: Miraya FM
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Lo schieramento del Partito Nazionale del Congresso (NCP) nell’Assemblea Legislativa del Sudan del Sud ha affermato che se la Corte penale internazionale (CPI) deciderà di emettere un mandato di arresto contro il presidente Al Bashir, lo sviluppo e la stabilità nel sud del paese saranno in pericolo.

Un membro dell’ NCP nell’Assemblea Legislativa del Sudan del Sud, Nacheik Nial, ha descritto l’attesa decisione della CPI sul presidente Al Bashir come ingiusta, affermando che stabilisce come obiettivo il Sudan nel suo insieme.

In precedenza, il presidente Al Bashir aveva rinnovato la sua posizione contraria al consegnare qualsiasi cittadino sudanese alla CPI, descrivendo la Corte come parziale.


Tratto dal sito:
 http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/db900sid/CJAL-PST9S?OpenDocument&rc=1&cc=sdn

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4 - 04/03/2009
La risposta di Save the Children alla richiesta di sospendere le operazioni in Sudan
Fonte: Save the Children Alliance
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Ken Caldwell, direttore delle operazioni internazionali di Save the Children UK, ha affermato: «Save the Children UK ha ricevuto una lettera delle autorità sudanesi che richiedeva di sospendere le nostre operazioni in Sudan. Ciò ha delle preoccupanti implicazioni per i 50.000 bambini che attualmente noi assistiamo in Kartumand, la zona a nord-est del paese. Questi sono fra i più vulnerabili bambini sudanesi – molti vivono in campi, essendo stati costretti a lasciare le loro case a causa del conflitto in corso».

«Save the Children UK sta fornendo un supporto essenziale a questi bambini e alle loro famiglie, aiutando a proteggerli dagli abusi, garantendo loro l’accesso all’acqua potabile e riportandoli a scuola. Non sappiamo quale sarà lo sviluppo di questa situazione, ma sappiamo che se saremo obbligati ad interrompere il nostro lavoro le vite di migliaia di bambini potrebbero essere a rischio».

Tratto dal sito:
http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/db900sid/CJAL-7PTQFH?OpenDocument&rc=1&cc=sdn

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5 - 06/03/2009
Il Consiglio dell’ONU si riunisce per discutere l’ordine del Sudan contro le organizzazioni umanitarie
Fonte: Reuters
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si incontrerà venerdì per discutere la decisione di Kartum di ordinare a più di una dozzina di organizzazioni umanitarie di lasciare il Darfur dopo che il presidente del Sudan è stato accusato di crimini di guerra.

Il Consiglio dovrebbe ascoltare il rapporto di un dirigente dei servizi umanitari delle Nazioni Unite sulla situazione attuale in Darfur, dove circa 4,7 milioni di persone dipendono dagli aiuti, secondo fonti diplomatiche.

Un diplomatico libico ha raccontato alla Reuters che la sua delegazione solleverà la richiesta della Lega Araba e dell’Unione Africana di incontrarsi con i membri del Consiglio di Sicurezza per discutere la sospensione dell’azione legale della Corte Penale Internazionale contro il presidente sudanese Omar Hassan Al-Bashir.

Diplomatici occidentali hanno affermato che ci si aspetta che i 15 membri del Consiglio non intraprendano alcuna azione.

Il diplomatico libico ha affermato che la Libia, che questo mese detiene la presidenza del Consiglio, spera di organizzare un incontro del Consiglio con i funzionari dell’Unione Africana e della Lega Araba

Il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon giovedì aveva dichiarato che le operazioni umanitarie in Darfur sarebbero state «irrimediabilmente danneggiate» se il governo sudanese avesse attuato la sua decisione di espellere 13 organizzazioni di soccorso non governative dal Darfur. Egli ha esortato Kartum a riconsiderare la propria posizione.

La numero due dei servizi umanitari dell'Onu, Catherine Bragg, ha detto che le Nazioni Unite hanno ricevuto informazioni secondo cui alcuni operatori umanitari sarebbero stati molestati o incarcerati dalle forze di sicurezza sudanesi, dopo il mandato di arresto emesso contro Bashir dal Tribunale dell'Aia.

Tratto dal sito:
http://www.alertnet.org/thenews/newsdesk/N05339714.htm

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6- scarica allegato

Seminario CRI, 18 marzo 2009, Università  Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  “Il ruolo della Croce Rossa Italiana nelle situazioni di crisi internazionale”  

interverranno

S.lla Monica DIALUCE GAMBINO, Segretaria Generale del Corpo delle Infermiere Volontarie  

Col. Pietro RIDOLFI, Presidente della CommissioneNazionale per la diffusione del Diritto Internazionale Umanitario.
   
Il Seminario si terrà mercoledì 18 marzo 2009 alle ore 10.30 in Aula G.016 Maria Immacolata, Largo Gemelli 1,  Milano.
 
Comunicato da                                                       
Chiara Maria Lévêque
(Rappresentante degli Studenti, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)

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7- scarica allegato
9° edizione del
CORSO INFORMATIVO REGIONALE SUL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO, che si svolgerà giorno SABATO 21 MARZO 2009
a Gorizia presso la sala del Consiglio Provinciale (via del Corso 55)
Comunicato da Barbara Demartin e Milena Cisilino

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