n° 373 del 25 febbraio 2009
venerdì 27 febbraio 2009

25 febbraio 2009

nr. 373
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:


1 - 16-02-2009
Sudan: seminare granelli di speranza
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

2 - 17/01/2009 Intervista
Le armi al fosforo – punto di vista del CICR
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 23-09-2008 Approfondimento
I governi riconoscono il dovere di controllare le compagnie militari e di sicurezza private
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - Tratto da NATO Perceptions Nwesletter, N°4 Marzo 2008
E' giunto il momento di ripensare gli aspetti giuridici della  cooperazione nei disastri
Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Alessandro Donnelly

5- allegato - Scarica Allegato
VI Corso di Storia della Croce Rossa e della Medicina 
Castiglione delle Stiviere (MN) dal 26 settembre al 1 ottobre 2009
Pre-avviso 

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1 - 16-02-2009
Sudan: seminare granelli di speranza
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Nella regione del Nord Darfur in Sudan, tutta l’attenzione è puntata sulla prossima stagione di raccolto mentre il CICR si prepara a distribuire le sementi ai civili. La prospera raccolta alimenterà per diversi mesi oltre 130.000 persone in difficoltà. Rapporto di Tamara Al Rifai del CICR

Il mercato di Al-Fasher è un chiassoso e polveroso piazzale dove la città scoppia di vita e pullula di colori. Mucchi di pomodori rossi maturi, secchi di carote di un vivo arancio,  cumuli di limoni gialli sono tutti ben in mostra su grandi tappeti distesi per terra, in attesa di acquirenti.

"Siamo fortunati ad avere una varietà di frutta e verdura adesso," mi dice Soaade, il mio collega, mentre camminiamo tra i negozianti, cercando di eludere i gruppi di bambini piegati sui sacchetti di plastica per la vendita degli alimenti. "Ci sono state settimane in cui abbiamo vissuto su pomodori e melanzane. Si trovava pochissima frutta e altre verdure", afferma, mentre io restavo stupito per il colore e le dimensioni delle arance. Quando si tratta di frutta e verdura, è sempre festa o carestia qui, a seconda della stagione.

Cogliendo le stagioni giuste  

Parlando delle stagioni, alla sotto-delegazione del CICR ad Al-Fashir, capitale del Nord Darfur, i preparativi sono in pieno fervore per l’attività più importante della stagione: la distribuzione di sementi. Questo è qualcosa di venerato da tutti. I prossimi mesi sono fondamentali per la maggior parte della popolazione del Darfur che vive a Jebel Marra e Jebel Si: è il momento in cui devono coltivare le loro piante, con la speranza di fare il raccolto entro la fine dell' anno. "I semi devono essere piantati entro la metà di giugno, prima della comparsa di segni di piogge, altrimenti la stagione è perduta", spiega Philippe, che è responsabile di ciò che il CICR chiama sicurezza economica.

Quest’ anno, il CICR distribuirà semi e prodotti alimentari a persone che sono state costrette dal conflitto a lasciare la loro terra e a fuggire verso le montagne. "Quando si sono sentite minacciati, queste persone sono fuggite verso i monti e da allora hanno condiviso la terra e il cibo delle famiglie che le hanno accolti", aggiunge Philippe.

Tuttavia, il terreno in montagna non è così fertile come le terre più a valle, ecco perchè il CICR ha deciso di intensificare l’aiuto. L'organizzazione determina se le persone colpite da una nuova situazione, in questo caso di conflitto e di spostamento, hanno mezzi economici per farvi fronte. Se non sono in grado di farvi fronte, il CICR determina il livello di sostegno di cui hanno bisogno per raggiungere un livello minimo di economia domestica sostenibile. Questo è il motivo per cui il CICR parla generalmente di sicurezza economica, quando si riferisce al sostegno che offre in questo tipo di situazione.

"Abbiamo esaminato il modo in cui il conflitto ha colpito le persone nella regione e confermato che, dopo essersi allontanati dalla loro terra, essi non hanno più i mezzi di sussistenza. Sono ridotti a condividere le già scarse risorse delle persone che offrono loro ospitalità", continua Philippe.

Nel corso delle prossime settimane, i residenti di Jebel Marra e Jebel Si riceveranno dal CICR sementi per piantare le loro colture. Per aiutarli fino al prossimo raccolto, l'organizzazione fornisce loro anche le razioni di cibo. Philippe sottolinea come questo sia fatto "soprattutto per aiutarli ad acquisire la forza per il duro lavoro che hanno di fronte. Si tratta anche di garantire che non esauriscano i prodotti alimentari fino al punto di nutrirsi dei semi".

Se avrà successo, la mietitura dovrebbe produrre un raccolto per il valore di otto mesi di cibo per oltre 130.000 persone che il CICR ritiene in un disperato bisogno di assistenza.

Tutti contribuiscono

In collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole e i centri di ricerca agricola collegate con il Ministero, il CICR offrirà sostegno anche agli agricoltori intorno la città di Al-Fashir fornendo loro formazione, gli strumenti e l'assistenza tecnica, per consentire loro di produrre sementi di varietà locali di miglio nel 2009. Il CICR poi acquisterà una quota del raccolto per ridistribuirlo a favore degli agricoltori della regione del Jebel Marra e Jebel Si, contribuendo in tal modo aumentare le colture.

La sfida principale per il CICR e gli altri interessati è quello di rispettare il rigoroso calendario delle stagioni. Tutto deve essere pianificato ed eseguito in modo tempestivo, compresa la valutazione del raccolto che dovrà stabilire se sarà necessario apportare qualche per l'anno successivo.

Quindi, in questa zona del Darfur, il CICR lavora per tutte le stagioni. Superando gli ostacoli che derivano dalle difficili condizioni dei terreni e dall’ambiente aspro, semina pochi granelli di speranza nel cuore di persone che, per poco tempo, si sono sentite scraggiate nei loro rifugi di montagna.

Tratto dal sito web del CICR:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/sudan-feature-160209?opendocument

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2 - 17/01/2009 Intervista
Le armi al fosforo – punto di vista del CICR
Peter Herby, capo dell’Unità Armi al CICR, delinea le regole applicabili alle armi al fosforo per spiegare la posizione dell’organizzazione su tale questione.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

È stato confermato l’utilizzo, da parte di Israele, di armi al fosforo bianco nel corso dell’attuale conflitto a Gaza?

Sì. Secondo le informazioni fornite da numerosi media e secondo le immagini e le analisi di esperti autorevoli, in questo conflitto sono state utilizzate armi al fosforo.

Quali sono le regole del diritto internazionale umanitario applicabili all’uso di armi al fosforo e volte a risparmiare i civili?

Innanzitutto, vorrei sottolineare che esistono delle regole fondamentali che affermano che i civili devono essere protetti dagli effetti di tutte le operazioni militari ed è formalmente vietato attaccare dei civili con qualsiasi tipo di arma.

L’uso di armi contenenti fosforo bianco è, come l’uso di ogni altra arma, regolato dalle norme fondamentali del diritto internazionale umanitario. Queste esigono che le parti in conflitto facciano una distinzione fra gli obiettivi militari, da una parte, e i civili e i beni di carattere civile, dall’altra. Il diritto richiede, inoltre, che prendano tutte le precauzioni possibili per risparmiare ai civili e ai beni di carattere civile i danni che possono risultare dalle operazioni militari. Gli attacchi che causano dei danni “sproporzionati” ai civili e ai beni di carattere civile sono proibiti.

L’utilizzo di fosforo bianco come arma incendiaria, cioè per dare fuoco ad obiettivi militari, è soggetto a restrizioni supplementari. L’uso di armi al fosforo bianco contro un obiettivo militare posto all’interno di una concentrazione di civili è vietato, a meno che l’obiettivo militare non sia chiaramente separato dai civili. L’uso di armi incendiarie lanciate da aerei su obiettivi militari situati in una concentrazione di civili è semplicemente vietato. Questo divieto si trova nel III Protocollo della Convenzione su certe armi classiche.

Inoltre, il diritto internazionale umanitario consuetudinario, che è applicabile a tutte le parti in conflitto, esige che venga utilizzata un’attenzione particolare nel caso di un attacco contro un obiettivo militare per mezzo di ami incendiarie contenenti fosforo bianco, per evitare di infliggere delle perdite e delle ferite alla popolazione civile e di causare dei danni ai beni di carattere civile. Quando questa sostanza è utilizzata contro dei combattenti, la parte che ne fa uso è tenuta a verificare se può utilizzare un’arma meno nociva per mettere i soldati fuori combattimento.

Se vengono utilizzate munizioni contenenti fosforo bianco per segnalare obiettivi militari o per creare una cortina di fumo, il loro uso è allora regolato dalle norme fondamentali del diritto internazionale umanitario.

Il fatto che il diritto internazionale umanitario non vieti espressamente le armi al fosforo bianco non significa che ogni uso specifico di armi contenenti questa sostanza sia legale. La legalità di ciascun uso deve essere esaminato alla luce di tutte le regole fondamentali che ho menzionato. L’uso può essere legale o meno, ciò dipende da diversi fattori.

Il CICR ritiene che l’utilizzo di armi al fosforo bianco fatto a Gaza sia legale in base al diritto internazionale umanitario?

Se dei delegati del CICR sul campo raccogliessero delle prove credibili e precise di violazioni o se il personale medico del CICR avvalorasse le informazioni fornite da altri, il CICR comincerebbe con il discuterne con la parte interessata – piuttosto che dibatterne pubblicamente – conformemente alla nostra pratica abituale. Non abbiamo fatto alcun commento pubblico sulla legalità dell’attuale uso di armi al fosforo da parte di Israele, contrariamente a quanto affermano certe informazioni apparse recentemente sui media.

L’uso di armi contenenti fosforo bianco, in particolare di armi incendiarie, in una zona popolata suscita delle preoccupazioni specifiche sul piano umanitario?

Sì. Le armi al fosforo bianco spargono del fosforo infiammato, che brucia a più di 800°C, su una superficie vasta, anche fino a diverse centinaia di metri quadrati. La combustione continua fino a che si esaurisce il fosforo o finché questo non è più esposto ad ossigeno. Questa arma può causare delle ferite particolarmente orribili e dolorose, o una morte lenta e atroce. Il personale medico deve essere formato in modo specifico per trattare tali ferite e può essere esposto, esso stesso, a bruciature. Se armi contenenti questa sostanza sono utilizzate contro obiettivi militari situati in zone popolate o in prossimità di esse, devono essere utilizzate con un’estrema prudenza per evitare perdite civili.
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/weapons-interview-170109?opendocument

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3 - 23-09-2009 Approfondimento

I governi riconoscono il dovere di controllare le compagnie militari e di sicurezza private

Una riunione tenutasi in Svizzera, a Montreaux, ha riaffermato l’impegno degli Stati relativamente alle compagnie militari e di sicurezza private nelle zone di conflitto. Due sono i punti chiave del documento firmato da 17 nazioni: da una parte, la delega di compiti ai contractors non solleva lo Stato dalle sue responsabilità e, dall’altra, i governi non dovrebbero far prendere parte ai combattimenti ai contractors.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Il documento di Montreux riafferma il dovere degli Stati di sorvegliare affinché le compagnie militari e di sicurezza private che operano nei contesti di conflitti armati rispettino il diritto umanitario e il diritto relativo ai diritti dell’uomo. Questo documento elenca circa 70 raccomandazioni, derivanti dalle buone pratiche degli Stati.

Queste raccomandazioni includono il verificare i risultati ottenuti dalle compagnie e l’esaminare le procedure che esse utilizzano per controllare il proprio personale. Gli Stati dovrebbero inoltre prendere delle misure concrete per assicurarsi che il personale delle compagnie militari e di sicurezza private possa essere perseguito in caso di violazioni gravi della legge.

«Idealmente, gli Stati non dovrebbero chiedere ai contractors privati di prendere parte attiva alle operazioni di combattimento» ha dichiarato Philip Spoerri, direttore per il diritto internazionale al CICR. «Le funzioni legate ai combattimenti nei conflitti armati devono restare di responsabilità dei governi e non essere delegati a contractors privati».

Ad oggi, 17 paesi (Afghanistan, Africa del Sud, Angola, Australia, Austria, Canada, Cina, Francia, Germania, Iraq, Polonia, Regno Unito, Sierra Leone, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Ucraina) sono giunti ad un accordo sul documento di Montreux, che porta il nome della città sul lago di Ginevra dove gli esperti dei governi si sono riuniti, dal 15 al 17 settembre 2008, per esaminare come regolamentare al meglio i contractors militari e di sicurezza privati. Questa iniziativa è stata lanciata dal Dipartimento Federale Svizzero per gli affari esteri nel 2006 e il CICR gli si è strettamente associato fin dall’inizio. Il settore privato militare e della sicurezza, così come le ONG, sono stati regolarmente consultati durante il processo.

Paul Seger, consigliere giuridico presso il Dipartimento Federale Svizzero, ha sottolineato che l’iniziativa svizzera è stata puramente umanitaria. «Il nostro obiettivo era di diminuire la percezione che vi fossero lacune giuridiche quando gli Stati subappaltano dei compiti militari o di sicurezza a compagnie private. Al contrario, in situazioni di conflitto armato, il diritto internazionale umanitario si applica sia allo Stato che ai contractors privati. È essenziale che le misure amministrative e giuridiche raccomandate nel documento siano messe in atto dai paesi che le promuovono», ha dichiarato Seger. La Svizzera incoraggia altri Stati a unirsi in questa iniziativa.

Il CICR sottolinea i vantaggi che il documento di Montreux presenta per i paesi e le persone toccate dai conflitti armati. «Per il CICR il documento è un’eccellente base di discussione delle questioni di tipo umanitario con tutti i paesi sul cui territorio operano o hanno sede compagnie militari e di sicurezza private», ha sottolineato Spoerri. «Grazie al carattere molto concreto delle raccomandazioni proposte, il documento sarà particolarmente utile per gli Stati i cui governi sono debole o stanno lottando con gli effetti del conflitto armato, ma vogliono regolamentare tali compagnie sul proprio territorio».

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/montreux-document-feature-170908?opendocument

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4 - Tratto da NATO Perceptions Nwesletter, N°4 Marzo 2008
E' giunto il momento di ripensare gli aspetti giuridici della  cooperazione nei disastri

Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Alessandro Donnelly

Quando l'entità di un disastro supera le capacità di risposta di un  paese, le vite e la dignità delle comunità colpite posso dipendere dalla ricezione della giusta assistenza nei tempi giusti fornita dalla  comunità internazionale.
Sfortunatamente solo un esiguo numero di paesi dispone di un sistema  di norme giuridiche volte a facilitare e regolamentare l'assistenza internazionale ove fosse richiesta. Come prevedibile, questa mancanza  genera dei colli di bottiglia nelle operazioni di soccorso che includono i visti per il personale, le procedure doganali, l'esenzione  dalle tasse, i permessi per i trasporti ed il riconoscimento da parte  dello stato colpito.
Allo stesso tempo, la mancanza di coordinamento nella regolamentazione  ha progressivamente portato all'afflusso di beni indesiderati ed  inutili, oltre alla scarsa qualità dell'assistenza da parte di alcuni  attori internazionali.
Gli approcci ad hoc verso tali problematiche iniziano a divenire  difficili da gestire, a causa del numero elevato e delle eterogeneità  degli attori internazionali impegnati nella risposta ai disastri. Come  sottolineato dall'ex presidente degli Stati Uniti ed Inviato Speciale  delle Nazioni Unite per le Operazioni di Ripristino Post-Tsunami, Bill  Clinton: "I momenti successivi ad una crisi sono il momento sbagliato  per creare nuove istituzioni e stabilire nuove politiche nonché un  sistema di norme giuridiche".
A livello internazionale non esiste un trattato esauriente rivolto a  questo tipo di questioni legali che assicurino il coordinamento tra  gli attori, ma esistono accordi, meccanismi e codici che lasciano
significative lacune giuridiche. Alcune organizzazioni, come ad  esempio la NATO, hanno intrapreso importanti iniziative per creare  sistemi ed accordi per smussare gli impedimenti burocratici e  migliorare la coordinazione degli aiuti messi in campo dalla comunità  internazionale.
Nel corso degli ultimi anni, la Federazione Internazionale della Croce  Rossa e della Mezzaluna Rossa ha effettuato ricerche sull'argomento,  confrontandosi con i governi nazionali, le Società Nazionali della  Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa , le organizzazioni internazionali  le agenzie delle Nazioni Unite, le ONG ed altri interlocutori.

Il risultato di questo lavoro sono le "Linee Guida per la  facilitazione domestica e la regolamentazione internazionale di  soccorso e ripristino iniziale in caso di disastro (disponibili al
seguente link: www.ifrc.org/idrl).
Prendendo spunto da trattati, linee guida ed accordi esistenti (in  particolare l'esauriente Memorandum d'intesa NATO sulla facilitazione  dei trasporti vitali transfrontalieri), le linee guida raccomandano ai  governi i tipi di norme giuridiche che dovrebbero essere rivolte alle
organizzazioni che si occupano di assistenza internazionale in caso di  disastro, oltre ad identificare i modelli di condotta e di  cooperazione attesi.
Nel novembre 2007, le linee guida sono state adottate dagli Stati  firmatari delle Convenzioni di Ginevra e dalle componenti del  Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa,  nel corso della 30^ Conferenza Internazionale della Croce Rossa e  della Mezzaluna Rossa.
L'auspicio è che tali Linee Guida contribuiscano agli sforzi  intrapresi da organizzazioni come la NATO per assistere i Governi a  colmare le lacune presenti nella legislazione e nelle strutture  istituzionali, prima che il prima che il prossimo disastro colpisca.
Le comunità afflitte da un disastro non meritano nulla di meno.

David Fischer, Senior Legal Officer at IFRC

Tratto da NATO Perceptions Nwesletter, N°4 Marzo 2008, disponibile al
seguente link:  http://www.nato.int/issues/cep/cep_newsletter_04e.pdf

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5- allegato - Scarica Allegato
VI Corso di Storia della Croce Rossa e della Medicina 
Castiglione delle Stiviere (MN) dal 26 settembre al 1 ottobre 2009
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