n° 353 del 19 aprile 2008
venerdì 18 aprile 2008
19 aprile 2008
nr. 353
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 11 aprile 2008  -  CICR Comunicato Stampa nr. 8/44
“Uganda : mezzi di sussistenza per 40.000 persone nel nord del paese”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2 - 10-04-2008
”Darfur: prestare assistenza su entrambi i lati della frontiera”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Ianniello

3 - 8-4-2008  Comunicato Stampa 08/62
“Afganistan : Il Presidente del CICR effettua una valutazione della situazione umanitaria durante la sua visita.”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

4 - 28 marzo 2008
“La Croce Rossa intensifica gli sforzi per aiutare le persone che vivono affette da HIV in Cina”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Ianniello

5 - Convegno
“Il terzo protocollo: origini e applicazione”
Mantova 10 maggio 2008 ore 9,30
Auditorium Banca Agricola Mantovana
Via  Luzio 5/c Mantova
Organizzato dal Comitato Provinciale CRI Mantova
Comunicato da Paolo Soave
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1 - 11 aprile 2008  -  CICR Comunicato Stampa nr. 8/44
Uganda : mezzi di sussistenza per 40.000 persone nel nord del paese
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Kampala (CICR) – Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha lanciato nel nord dell’Uganda, progetti focalizzati sulla attivazione di mezzi di sussistenza durevoli. Beneficiari di questi progetti 40.000 persone circa, sfollate all’interno dello stesso paese o reinstallate nella regione d’origine. Le attività dell’istituzione nel settore della sicurezza economica in favore delle vittime del conflitto nei distretti “acholis” sono adattate all’evoluzione dei bisogni. I progetti “denaro per lavoro”  e le attività che favoriscono i ritorni completeranno i vasti programmi di distribuzioni di sementi, conclusi nel marzo 2008.

 Le famiglie che partecipano al programma « denaro per lavoro » condurranno a buon termine i progetti scelti per la loro propria comunità, che consiste specialmente iniziare  la coltivazione di nuove terre e la riparazione delle infrastrutture. Una volta che il lavoro è realizzato, le persone saranno retribuite in specie, sulla base dei salari locali. Quando le persone ritorneranno nelle loro dimore, essi dovranno far fronte a tutt’una serie di importanti difficoltà, che si aggiungono ad altri compiti vitali. Chi ritorna ha, ovviamente, risorse molto limitate; dovranno lavorare le terre rimaste incolte da diversi anni. <Il denaro contante completerà il sostegno del rientro delle persone nelle loro case e permetterà loro di concentrare la loro energia sui compiti importanti quali la coltivazione dei terreni agricoli>, spiega Janet Angelelei, coordinatrice dei programmi di sicurezza economica del CICR e Kampala. Le famiglie più vulnerabili saranno beneficiari dei progetti che riguardano i mezzi di sussistenza durevoli – quali quelli diretti ai bambini, alle perone anziane o ai disabili fisici -, in effetti i partecipanti ai progetti coltiveranno le terre per la propria sussistenza.

I progetti <denaro per lavoro>  completeranno un sistema di attività che inducano il ritorno destinato alle famiglie vulnerabili. I gruppi di beneficiari riceveranno il materiale (pompe di irrigazione, presse per mattoni e presse per olio) grazie alle quali potranno aumentare la loro remunerazione. <Per assicurare il progetto sulla lunga distanza, il CICR ha fornito strumenti semplici di utilizzo da azionare manualmente: ciò permette di evitare delle spese per l’acquisto di carburante o dei pezzi di ricambio costosi>, precisa Fanien Pouille, agronomo regionale del CICR in missione a Kampala.

Grazie ai processi di pace iniziati  nel luglio 2006 con l’apertura dei colloqui di pace fra le parti in conflitto, la situazione umanitaria nel nord dell’Uganda migliorare in continuazione.

Sono sempre più numerosi gli sfollati che ritornano nelle loro case in Uganda, dove hanno un sempre maggiore accesso alle terre coltivabili.

Per il tramite dei suoi programmi nel settore dell’approvvigionamento di acqua, della bonifica e della sanità, il CICR si impiega a migliorare le condizioni di vita più di mezzo-milione di persone gli sfollati interni vivono nei campi e le persone reinstallate nelle loro case nel distretto “acholis” .

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2 - 10-04-2008
”Darfur: prestare assistenza su entrambi i lati della frontiera”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Ianniello

In un ambiente così imprevedibile come quello del Darfur, dove le strade sono spesso pericolose, l'accesso alle cure sanitarie è diventato difficile per tutte le comunità, sia pastorali che nomadi. Ai piedi del massiccio montagnoso del Jebel Marra, il CICR sta sostenendo delle cliniche nelle zone controllate sia dai ribelli che dalle forze governative. Relazione di Valérie Petitpierre, delegata del CICR con base a Zalingei.

Il sole era ancora basso all'orizzonte, quando è apparso il primo dei pazienti alla porta del centro di salute primaria di Gorne. Adam Jibril è un infermiere. E’ arrivato in anticipo per sistemare le sue cartelle del giorno prima, è ora pronto per visitare il suo primo paziente.

Intanto, il farmacista sta facendo il suo controllo delle riserve e già ha allineato sulla sua scrivania le scatole dei farmaci di solito più richiesti. Anche se l'ambulatorio resta aperto senza interruzione fino alla metà del pomeriggio, la maggior parte dei pazienti e delle loro famiglie preferisce venire prima delle ore calde della giornata e prima di iniziare le loro faccende quotidiane.

Il villaggio di Gorne è situato in una zona controllata dal governo, ai piedi del massiccio del Jebel Marra nell’Ovest del Darfur. Il Jebel Marra è considerato da alcuni come il cuore del territorio del Fur ed è la roccaforte di una fazione dell’Esercito di Liberazione del Sudan (SLA), uno dei principali gruppi di opposizione al governo di Khartoum.

La posizione strategica del villaggio al crocevia tra i tre Stati del Darfur e la sua fertilità lo rendono un luogo ambito da tutti. Mentre i pendii e le cime del Jebel Marra sono rimasti esclusivamente nelle mani del popolo del Fur, le pianure circostanti sono oggi popolate da comunità agricole pastorali e da nomadi.

Una convivenza fragile

La coabitazione tra contadini pastorali e nomadi, a Gorne come nei villaggi vicini di Dabenga e Waranga, è fragile e la sicurezza è una preoccupazione primaria per tutti. Dal 2006, il CICR ha provato a garantire a Gorne una presenza regolare per quanto possibile, organizzando, per esempio campagne di vaccinazione, ed ha recentemente deciso di andare più lontano sostenendo la piccola clinica del villaggio.

Così, dall'ottobre 2007, un gruppo del CICR si reca sul posto tutti i mesi per consegnare medicine e consigliare il personale medico locale composto da un infermiere, una farmacista, un'ostetrica e da una donna delle pulizie. Il CICR ha anche fornito cemento per consolidare l'edificio e copre una parte del salario del personale medico.

Il centro di salute serve soprattutto il villaggio di Gorne ed i quattro accampamenti nomadi che lo circondano, cioè circa 12.000 persone. Le malattie più correnti sono la diarrea, la dissenteria, i dolori alle articolazioni, le infezioni polmonari e allo stomaco, dovute alla cattiva qualità dell'acqua e dei prodotti alimentari, la congiuntivite (per la polvere e le mosche), e la tosse.

I Nomadi sono particolarmente inclini alle infezioni urinarie, e anche alle emicranie, a causa di una esposizione prolungata al sole. Essi hanno meno accesso alle risorse idriche e così la disidratazione peggiora le loro condizioni

Scontri regolari

Sulle pendici meridionali del Jebel Marra, il CICR sostiene un altro centro di salute, nel villaggio di Golol, che è stato nelle mani dell’opposizione SLA sin dall'inizio del conflitto. Circa 15.000 persone, molte di origine della tribù Fur, abitano il villaggio o nelle immediate vicinanze. Golol è situata soltanto a sette o otto chilometri dalla cittadina di Thur, che si trova in una zona controllata dal governo. La linea del fronte è vicina, e la regione, che ha conosciuto alcuni gravi scontri in passato, resta ancora regolarmente teatro di scontri tra ribelli e soldati dell’ esercito sudanese.


Fin dall'inizio della guerra, la popolazione di Golol è notevolmente aumentata con l'arrivo dei rifugiati. La clinica locale impiega sette persone che effettuano fino a 70 consultazioni al giorno, per la maggior parte a donne e bambini, e spesso per i casi di diarrea o di malaria. Dall'inizio del 2006, come a Gorne, il CICR consegna un volta al mese dei farmaci a Golol e contribuisce al salario del personale medico. Quest’anno l'organizzazione prevede di aumentare nel 2008 l'edificio esistente per includere tre sale di consultazione supplementari.

Infine, il CICR si concentra sulla prevenzione della malattia grazie ad una migliore igiene pubblica e fa ogni sforzo per aumentare le competenze del personale. Infatti, contrariamente agli abitanti di Gorne, che possono viaggiare verso le città nelle zone controllate dal governo in caso di malattia grave, gli abitanti di Golol, in particolare gli uomini in età per combattere, non possono rischiare di attraversare la frontiera. La piccola clinica è la loro sola possibilità di ottenere un trattamento

La minaccia dei banditi

Ritorno a Gorne. Halima Shama è nata ed è cresciuta qui. I suoi tre bambini sono malati. Spiega al medico che la sua figlia maggiore Aisha, di cinque anni, soffre per problemi digestivi ed il suo bambino Uthman di quattro mesi di un'infezione urinaria. Quanto alla sua figlia più giovane Hawa, di quattro anni, non ha dormito a causa di una forte febbre.

Dopo il frastuono dei suoi tre giovani pazienti, il medico rassicura la madre e le dà alcune compresse in un piccolo sacchetto di plastica, con precise istruzioni. Halima sembra sollevata: i suoi tre figli dovrebbero presto di nuovo sorridere. Come ha lasciato la clinica, incontra il gruppo del CICR e spiega loro che tre mesi prima, avrebbe dovuto recarsi a Nertiti per occuparsi dei suoi bambini. Il viaggio con il trasporto pubblico avrebbe preso una mezza giornata andata e ritorno e sarebbe costato circa 5 dollari, per non parlare del rischio di essere derubati in cammino da banditi armati.

"La strada non è sicura, e non possiamo permetterci l’autobus", ha spiegato. Adam Hussein Uthman, lo sheikh del villaggio, ha aggiunto: "Fino a pochi mesi fa, la popolazione locale doveva andare a Nertiti, o anche oltre, fino a Zalingei o Nyala, e passare più di cinque ore sulla strada prima di poter ricevere un adeguato trattamento. Con l'aiuto del CICR, la clinica dispone ora dei farmaci essenziali ".

Tratto dal sito web del Comitato Internazionale di Croce Rossa
Link originali:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/sudan-feature-100408?opendocument
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/sudan-feature-100408

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3 - 8-4-2008  Comunicato Stampa 08/62
“Afganistan : Il Presidente del CICR effettua una valutazione della situazione umanitaria durante la sua visita.”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Ginevra/Kabul (CICR) – Il Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Jakob Kellenberger, è in Afganistan per una visita di 6 giorni per valutare personalmente la situazione del paese.

 < Siamo estremamente preoccupati per l’aggravamento della situazione umanitaria in Afganistan. L’insicurezza aumenta, il conflitto armato è nettamente intensificato, in effetti non si limita al sud del paese ma si è esteso all’est e all’ovest> ha dichiarato J. Kellenberger.

J.Kellenberger si incontrerà con il Presidente afgano, Hamid Karzai. Incontrerà  anche il ministro degli Affari Esteri, Rangain Dadfar Spanta, il ministro della Sanità pubblica, Saved Mohammad Amin Fatemi, e il ministro aggiunto per la giustizia, Mohammad Quasim Hashimzai. Inoltre, avrà anche degli incontri con il comandante della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (FIAS), il generale Dan McNeil, e il generale di divisione Jeffrey J. Schloesser, che comanda la 101ma divisione Aeronautica dell’armata americana. J.Kellenberger incontrerà anche il Presidente della Mezzaluna Rossa Afgana, Fatima Gailani, per parlare dei mezzi necessari per migliorare l’accesso alle comunità vulnerabili attraverso il paese.

L’intensificazione del conflitto ha costretto un crescente numero di persone a lasciare la propria casa. Anche se il CICR ha rinforzato le attività umanitarie in questi anni, l’insicurezza impedisce spesso ai delegati di recarsi presso i gruppi che hanno bisogno di protezione e di assistenza, specialmente le persone sfollate. L’Istituzione si fa carico di un dialogo confidenziale con tutte le parti in conflitto, compreso i gruppi di opposizione armata, per avere accesso alle comunità particolarmente vulnerabili.

La dura realtà, è che la vastità delle regioni  dell’Afganistan conoscono uno sviluppo molto limitato. Ancor peggio, il conflitto armato, costringe sempre più la popolazione a lasciare la propria casa. Bisogna rispondere a tutte le urgenze che riguardano i crescenti bisogni umanitari delle persone sfollate e altri gruppi vulnerabili. La popolazione afgana merita di vivere nell’ambiente sicuro e deve poter disporre di cure di sanità decorose, acqua potabile e viveri in quantità sufficiente> ha aggiunto J. Kellenberger.

Durante il suo viaggio, il presidente del CICR visiterà l’ospedale Mirwais a Kandahar, l’ospedale principale nel sud del paese, regione colpita dal conflitto. In collaborazione con il Ministero della Sanità, il CICR fa in modo che a Mirwais tutti i pazienti abbiano accesso ai servizi medici essenziali e che i feriti di guerra ricevano il trattamento di cui hanno bisogno.

J. Kellenberger non solo parlerà della crisi umanitaria in generale, ma metterà l’accento sulle questioni relative alla detenzione e visiterà il centro di internamento temporaneo di Bagram, dove più di 600 persone sono detenute dagli Stati Uniti. <La detenzione delle persone catturate o arrestate in relazione con la lotta contro il terrorismo deve essere fatta in un quadro giuridico appropriato. Pensiamo che sia necessario mettere in opera delle garanzie di procedure più solide a Bagram dove, ad oggi, la gran parte dei detenuti vive nell’incertezza sul cosa sarà della loro sorte.

Il CICR è presente in Afganistan dal 1987. I suoi delegati visitano regolarmente le persone detenute dalle forze afgane e internazionali al fine di valutare le loro condizioni di detenzione  e il trattamento che è loro riservato, e di permettere loro di mantenere il contatto con la loro famiglia. L’istituzione fornisce protesi e sedute di fisioterapia a decine di migliaia di disabili fisici, specialmente vittime di mine terrestri in sei centri di strumenti ortopedici in tutto il paese. Il CICR sostiene gli ospedali di Kandhahar, Jalalabad e Jawzian e fornisce acqua potabile, dei sistemi di bonifica a strutture mediche e a diversi luoghi di detenzione.

Con più di 1200 collaboratori e un budget di circa 60 milioni di franchi svizzeri (60 milioni di dollari) previsto per il 2008, l’Afganistan è, per la sua ampiezza, la quarta operazione del CICR nel mondo.

Il testo originale francese al link
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/html/afghanistan-news-080408!OpenDocument

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4 - 28 marzo 2008
La Croce Rossa intensifica gli sforzi per aiutare le persone che vivono affette da HIV in Cina
Traduzione non ufficiale di M.G. Ianniello

Francis Markus, FICR, Harbin e Pechino

Un gruppo di uomini si trova in un centro sociale ospitato in un arioso appartamento che ha di fronte il panorama piovigginoso degli alti rilievi e dei complessi di uffici di Harbin: stanno parlando delle pressioni a cui sono sottoposti tutti i giorni: i problemi di salute, i pregiudizi sociali e le preoccupazioni economiche; tutto è parte della vita quotidiana con l'HIV.

Il centro sociale di Harbin offre un sostegno per molti che non vivono più con le loro famiglie, e un posto dove la gente comprende cosa significa essere sieropositivi in Cina.

"Quando ho scoperto di essere stato infettato dal virus HIV, ho deciso di tenerlo per me, perché non volevo che la mia famiglia si preoccupasse", dice uno di quegli uomini nell’ appartamento.

Questi uomini sono tra le 700.000 persone in Cina, che secondo le stime del governo e delle Nazioni Unite vivono attualmente affette da HIV. L'anno scorso, 50.000 persone sono state infettate. Ma data la mancanza di una diffusa sperimentazione, è difficile valutare le dimensioni dell’epidemia.

Il centro sociale di Harbin è solo un esempio del lavoro della Società di Croce Rossa Cinese (RCSC) contro l'HIV. A Meno di tre anni dal programma nazionale HIV, i progetti della Croce Rossa Cinese hanno aumentato le loro capacità di prevenzione, la lotta alla stigmatizzazione e alla discriminazione, il grado di istruzione, e l’assistenza alle persone che vivono con l'HIV e alle loro famiglie, coordinate nel quadro dell’ Alleanza mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa per la lotta contro l'HIV data inizio il 28 marzo, come compito della più grande Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Federazione Internazionale), negli sforzi per combattere l'HIV.

Il virus si sta diffondendo in Cina per via sessuale, mentre la mancanza di una sufficiente consapevolezza e la conoscenza del virus è una grande preoccupazione. In aggiunta alle cure e al sostegno per coloro che sono già sieropositivi, come gli uomini nel centro sociale di Harbin, un obiettivo chiave del nuovo programma è quello di impedire il contagio per un maggior numero di persone a rischio.

Attualmente le comunità più colpite sono spesso meno accettate dalla società. Essere accettati per tali gruppi è fondamentale, e qualcosa la Società di Croce Rossa Cinese è riuscita a fare.

"La nostra forza è la fiducia che i cittadini ripongono in noi e le possibilità che abbiamo all’interno della comunità, a differenza, invece, del governo che incontra maggiori difficoltà”, dice Xusheng Yang, direttore dell’ufficio gestione del programma (PMO) della RCSC e dell’ufficio HIV.

In un pomeriggio trascorso con i volontari della Croce Rossa a Heilongjiang si fa il punto della situazione. Due uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM), un parco dove gli uomini vanno a cercare partner sessuali e un club privato in cui lavorano i “dipendenti” del sesso, è chiaro c'è un rapporto di fiducia con i membri della comunità. E cosa ancora molto importante, i volontari si assicurano che in quei luoghi dove si svolge l'attività sessuale siano forniti i condom e si assicurano che coloro che gestiscono le strutture ricevano una formazione per aiutare i clienti a farne un uso sicuro.

Promuovere questo rapporto di reciproca fiducia, talvolta non è nè veloce né facile. Ricordando il suo primo contatto con uno dei volontari della comunità MSM, Zhu Xiao Ping, capo del progetto HIV della Croce Rossa a Heilongjiang, dice: "L’ho dovuto invitare per tre volte prima che fosse d'accordo ad incontrarmi. La sua prima reazione è stata che tutto si faceva per l’apparenza.”

Ma sia che si tratti di MSM a Heilongjiang, dipendenti del sesso nel Sichuan o tossicodipendenti a Xinjiang, “per contenere la diffusione del virus dell’HIV tra la popolazione, non possiamo perdere tempo e dobbiamo concentrarci sui gruppi più vulnerabili", dice il dr. Mukesh Kapila, Rappresentante Speciale del Segretariato Generale della Federazione Internazionale.

Con il recente impulso nell’impegno contro l’HIV intrapreso questa settimana, la RCSC prevede di raggiungere 27 milioni di persone con messaggi sulla prevenzione e la riduzione della stigmatizzazione e la discriminazione, e più di 866,000 persone, tra cui le popolazioni vulnerabili, attraverso il grado di istruzione. In aggiunta, l'organizzazione assisterà 900,00 persone che vivono con l'HIV e i loro familiari, nonché gli orfani e i bambini vulnerabili.

Ma questi servizi hanno un prezzo. Per ampliare il programma di questa misura saranno necessari 27.564,057 franchi svizzeri, che, entro il 2010, aumentano di  3-6 volte il bisogno annuale di finanziamento.

Se realizzati questi sforzi, spiega Xusheng Yang direttore del PMO e dell’ufficio HIV, l'intera comunità ne trarrà beneficio: "Ci aspettiamo che questo processo comporterà benefici non solo nel nostro lavoro sull’HIV, ma per l'intera attività della Croce Rossa”.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa.
Link originale: http://www.ifrc.org/docs/news/08/08032801/

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5 - Convegno
“Il terzo protocollo: origini e applicazione”
Mantova 10 maggio 2008 ore 9,30
Auditorium Banca Agricola Mantovana
Via  Luzio 5/c Mantova
Organizzato dal Comitato Provinciale CRI Mantova

Interveranno

Presidente Nazionale
Dr. Massimo Barra

Presidente  Comitato Regionale
Maria Rosaria Parlanti

 
Programma

Interventi di saluto
Ore 9,30
M.Rosaria Parlanti
Presidente Comitato Regionale CRI  Lombardia

Leda Mazzocchi
Presidente Comitato Provinciale CRI Mantova

Ore 10,00
Saluto delle Autorità

Ore 10,30
“Le origini”
Prof. Paolo Vanni
Delegato Nazionale per la Storia CRI

Ore  11,00
“Terzo Protocollo”
Comitato Centrale CRI 4° DIU

Ore 11,30
Pausa Caffè

Ore 11,45
“La protezione delle operazioni umanitarie internazionali”
Col. Celestino di Pace
Comandante CIMIC GROUP SOUTH NATO

Ore 12,30
Pausa Pranzo

Ore 15,30
Tavola Rotonda
“Il terzo protocollo: considerazioni ed esperienze a confronto”
Dott. Massimo Barra
Presidente Nazionale CRI

Rappresentanti di:
CICR, Federazione Internazionale CRMR, C.R. Francia, C.R. Germania, C.R. Italia, Mezzaluna Rossa Palestinese,  Magen David Adom

Ore 18,00
Interventi del pubblico

Ore 19,00
Chiusura Lavori

Segreteria per informazioni e prenotazioni alberghiere chiamare VdS Paolo Soave al nr. 334 6459835

L’iscrizione deve pervenire entro il 5 maggio 2008 al nr. fax: 0376 522754
La scheda può essere scaricata dal link
http://www.cri.it/cms/docs/archivio_documenti_04_05_06/20080417125343_Programma%20Mantova%20interno.pdf

L’iscrizione al convegno è gratuita
Il pranzo va prenotato (nella scheda stessa) ed ha un costo di Euro 20,00

Come raggiungere il luogo della conferenza:
Uscita dall’autostrada del Brennero a Mantova Nord  seguire le indicazioni “centro” oppure “stadio”.
Dopo circa 4 Km. Passato il ponte sul lago troverete personale dell’organizzazione che vi indicherà il parcheggio.