n° 342 del 2 febbraio 2008
domenica 03 febbraio 2008
2 febbraio 2008
nr. 342

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:
 
1- 28 gennaio 2008
Gambia: la Croce Rossa distribuisce zanzariere per proteggere dalla malaria i bambini e le donne incinta
di Moustapha Diallo, Federazione Internazionale, Gambia
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

2 - 25 gennaio 2008 - Estratto
Coinvolgimento dei “private contractors” nei conflitti armati: le implicazioni in base al diritto internazionale umanitario
di Alexandre Faite, consigliere legale del Comitato Internazionale della Croce Rossa
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 15-01-2008     Dal sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa
Pakistan: Medici in prima linea
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

4- allegato
“Munizioni a grappolo. Prospettive di una loro disciplina internazionale”
di Carlo Trezza  Pubblicato sul bollettino nr. 70 di gennaio 2008, su Policy Brief dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

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1 - 28 gennaio 2008
Gambia: la Croce Rossa distribuisce zanzariere per proteggere dalla malaria i bambini e le donne incinta
di Moustapha Diallo, Federazione Internazionale, Gambia
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

Dietro a una fila di alberi baobab, a poche dozzine di chilometri a nord del fiume Gambia lungo strade tortuose, si trova Kinteh Kunda Marong Kunda, una cittadina tranquilla di circa un migliaio di abitanti. In questo giorno caldo di gennaio, il luogo è sovrastato da un malinconico silenzio. Solo le grida di bambini impegnati a giocare a nascondino rompono, di quando in quando, tale quieta.

In una camera da letto, Natomah Kinteh, una giovane madre di diciannove anni, allatta, sua figlia, Mariamah Traoreh, che ha appena compiuto un anno. Una zanzariera con diversi buchi è appesa sopra il letto.

L’anno scorso, Natomah Traoreh ebbe un attacco di malaria che la portò quasi alla morte, perciò è pienamente consapevole che questa malattia potrebbe essere fatale per sua figlia.

 In Gambia, come nella maggior parte dei paesi saheliani, la malaria è una delle principali cause di morte tra i bambini di età inferiore ai 5 anni e le donne incinta. Inoltre, è il motivo più importante per cui viene richiesta a una consultazione medica.

Sebbene le zanzariere siano considerate uno dei modi migliori per prevenire la malaria, esse rimangono inaccessibili da parte di molte famiglie bisognose. Una zanzariera costa circa 750 GMD (25 euro), un prezzo che molti non si possono permettere; inoltre, per acquistare questo articolo essenziale, la gente di Kinteh Kunda Marong Kunda deve recarsi presso una delle grandi città o a Ker Pathey, un villaggio che si trova a 10 chilometri di distanza.

Di conseguenza, gli abitanti della zona sono stati contentissimi di ricevere le zanzariere fornitegli dalla Società della Croce Rossa della Gambia, un dono dal cielo per Natomah Kinteh e sua figlia. Grazie a questo intervento, essi potranno ora dormire sonni tranquilli, protetti dalle zanzare che potrebbero farli ammalare di malaria.

Natomah Kinteh e sua figlia Mariamah Traorey sono solo due delle migliaia di beneficiari della campagna di distribuzione di zanzariere portata avanti dalla Società della Croce Rossa della Gambia, con il supporto della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e del World Swim for Malaria (WSM – nuotata mondiale per la malaria).

Questa campagna, lanciata ufficialmente il 15 gennaio di quest’anno dal Ministero della Salute, ha consentito di distribuire oltre 6.000 zanzariere impregnate di insetticida nell’arco di 5 giorni a donne e bambini di età inferiore ai 5 anni nella regione a nord del fiume Gambia. La distribuzione è stata messa in atto da più di 40 volontari con l’aiuto di personale infermieristico.

“I volontari hanno eseguito questa campagna di porta in porta nella regione settentrionale, informando la gente su quelle che sono le cause della malaria e i modi per prevenirla, e sottolineando l’importanza di un uso corretto delle zanzariere”, spiega Katim Tourey, direttore del programma per la salute della Società della Croce Rossa della Gambia.

La regione sita a nord del fiume Gambia è una zona rurale abitata da una popolazione prevalentemente agricola. Inoltre, presenta uno dei più elevati tassi di incidenza di malaria in Gambia, ciò è da imputare a opere di irrigazione e vaste masse di acque stagnanti, che forniscono un terreno ideale per la proliferazione di zanzare portatrici di malaria.

Pertanto, questa zona ha un enorme bisogno di zanzariere impregnate di insetticida. La prossima sfida sarà quella di assicurare che le zanzariere vengano usate correttamente e di estendere la distribuzione di questo prezioso articolo a quella gente che non lo ha ricevuto durante la suddetta campagna.

“Questa è una lacuna che il governo cercherà di colmare con il supporto dei propri partner”, commenta Baabah Njaay, rappresentante regionale del Ministero della Salute, mentre elogia il lavoro condotto dalla Società della Croce Rossa della Gambia.

Njaay conclude dicendo che “le zanzariere distribuite dalla Società della Croce Rossa della Gambia contribuiranno significativamente alla riduzione della morbosità e della mortalità causate dalla malaria in questo paese”.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/docs/news/08/08012802/

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2 - 25 gennaio 2008 - Estratto
Coinvolgimento dei “private contractors” nei conflitti armati: le implicazioni in base al diritto internazionale umanitario

Questo articolo analizza, da un lato, lo status, secondo il diritto internazionale umanitario, del personale delle compagnie militari private che lavorano in un paese in guerra. Dall’altro lato, considera quali sono le implicazioni per gli Stati che assumono tali compagnie se il loro personale commette delle violazioni del diritto internazionale.
di Alexandre Faite, consigliere legale del Comitato Internazionale della Croce Rossa
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Le opinioni espresse sono dell’autore e non riflettono necessariamente l’opinione del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Il personale straniero assunto al fine di fornire dei servizi di tipo militare è spesso presente nei conflitti armati. Durante gli anni Sessanta e Settanta, questa situazione è stata principalmente associata all’attività segreta, mercenaria. Le norme sui mercenari incluse nell’articolo 47 del Primo Protocollo Addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949 (più avanti “I Protocollo”), la “Convenzione per l'eliminazione dell'attività mercenaria in Africa” [del 1977, entrata in vigore nel 1985, n.d.t.] e la “Convenzione Internazionale contro il reclutamento, l’utilizzo, il finanziamento e l’addestramento dei mercenari” [del 1989, ratificata dall’Italia nel 1995, n.d.t.] sono state adottate in un periodo in cui questo fenomeno era largamente osservabile.


In anni recenti, tuttavia, è emerso il fenomeno delle compagnie professionali che offrono i propri servizi apertamente, a volte attraverso i siti web. Alcune compagnie, come Executive Outcomes e Sandline, hanno operato attivamente in combattimenti in diversi paesi. Executive Outcomes, che si avvale in larga misura di membri delle forze speciali sud-africane, ha assistito il governo dell’Angola contro il movimento ribelle UNITA ed ha aiutato le autorità della Sierra Leone a sconfiggere il Fronte Rivoluzionario Unito e a restaurare il Presidente eletto al potere. Sandline, una compagnia affiliata ad Executive Outcomes, “ammette di aver intrapreso sei operazioni internazionali dal 1993”, fra cui in Papua Nuova Guinea e in Sierra Leone.

Molte altre compagnie private sono presenti in paesi in cui vi sono dei conflitti armati, incluso l’Iraq, la Colombia e l’Afghanistan. In base ad alcune fonti, “i contractors stanno o hanno addestrato le forze di sicurezza in Iraq, volato su elicotteri con armamento pesante in Colombia, addestrato la polizia civile in Bosnia e in Kosovo e protetto il Presidente afgano Hamid Karzai”. La loro attività comprende i controlli di sicurezza, la logistica, l’addestramento, la raccolta di informazioni, per fare solo alcuni esempi. Certe compagnie, come le società americane Airscan, che opera nel campo della ricognizione aerea, e Ronco, che è specializzata nello sminamento dei terreni, hanno sviluppato un alto livello di competenza. I clienti di queste compagnie private non sono solo Stati, ma anche società multinazionali e organizzazioni internazionali.

In una famosa dichiarazione del 1998, l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite disse che aveva considerato la possibilità di ingaggiare una società privata per separare i combattenti dai rifugiati nel campo rifugiati ruandese di Goma, ma aggiunse anche che “il mondo non è pronto per privatizzare la pace”.

Le cose potrebbero cambiare. Il 12 febbraio 2002, Jack Straw, Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, ha dichiarato che “un apparato militare privato, forte e affidabile potrebbe aver un ruolo nel consentire alle Nazioni Unite di rispondere più rapidamente e in modo più efficace alle crisi. Il costo dell’impiego di compagnie militari private per alcune funzioni all’interno delle operazioni ONU potrebbe essere molto più basso che quello di forze armate nazionali.”. È già stato riportato che una compagnia privata ha fornito supporto logistico alle forze ONU in Sierra Leone (UNAMSIL).

Mentre l’attività mercenaria è vista con ostilità dalle Nazioni Unite e da molti governi nazionali, l’attività delle compagnie private è stata sia difesa che condannata. Il dibattito ha opposto coloro che vedono l’attività delle compagnie private come de facto legata all’attività mercenaria, che dovrebbe essere bandita, con quanti, invece, concordano sul fatto che, sebbene sia necessario rinforzare la responsabilità e proibire un certo numero di attività, sia inevitabile che gli eserciti regolari si tramutino sempre più in compagnie private per adempiere ad alcune delle proprie missioni, specialmente all’estero.

Il fenomeno dei private contractors che eseguono compiti spettanti alle forze armate non è nuovo: l’articolo 4 della Terza Convenzione di Ginevra si riferisce esplicitamente alle “persone che seguono le forze armate senza farne direttamente parte, come […] fornitori, membri di unità di lavoro o di servizi incaricati del benessere delle forze armate”. L’articolo 4 della Terza Convenzione di Ginevra dichiara inoltre che quelle persone che cadono in potere del nemico devono essere considerati prigionieri di guerra, “a condizione che abbiano ricevuto l’autorizzazione dalle forze armate che accompagnano; queste sono tenute a rilasciare loro, a tale scopo, una tessera di identità analoga al modulo allegato”.

Ciò che è più recente, invece, è il livello di esternalizzazione che si sta realizzando e la natura delle attività affidate alle compagnie private, che svolgono compiti precedentemente assegnati ai militari stessi.

Molti analisti concordano che questo fenomeno ha assunto nuove proporzioni in Iraq, dove le compagnie private sembrano svolgere parte del lavoro che la potenza occupante è incapace o non vuole fare, sgravando così il peso dai militari.

Una compagnia privata britannica, secondo alcuni resoconti, ha addestrato una forza di sicurezza privata per sorvegliare gli edifici governativi e altri siti importanti inizialmente protetti dai soldati americani, mentre l’esercito iracheno stesso è stato addestrato dalla compagnia americana Vinnel, una filiale del Northrop Grumman. Secondo un autore, “alle compagnie private è stato richiesto di garantire la sicurezza del capo della Coalition Provisional Authority, L. Paul Bremer III, e di altri alti ufficiali, di scortare i convogli dei rifornimenti attraverso i territori ostili e di difendere alcuni siti chiave, inclusi 15 quartieri generali dell’autorità regionale e anche la green zone nel centro di Baghdad, il cuore del potere americano in Iraq”.

Un alto ufficiale del Control Risk Group, una compagnia privata attiva in Iraq, ritiene che i private contractors siano stati reclutati a causa dell’insufficienza delle risorse militari”. La brutale uccisione di 4 membri della società americana Blackwater per mano della folla a Fallujah, il 31 marzo 2004, ha drammaticamente focalizzato l’attenzione sul ruolo giocato dalle compagnie private che operano in quel paese.

Questo articolo non intende giudicare la legittimità dei private contractors, né valutare i vantaggi e gli svantaggi per gli Stati e gli altri attori che richiedono i servizi delle compagnie private. Da un lato, analizza lo status, per il diritto internazionale umanitario – anche conosciuto come diritto dei conflitti armati- del personale delle compagnie private che svolgono attività in paesi in guerra. Dall’altro lato, considera quali sono le implicazioni per gli Stati che ingaggiano queste compagnie se il loro personale commette delle violazioni del diritto internazionale.

Due sono le considerazioni preliminari: in primo luogo, la distinzione che si trova spesso in letteratura fra “compagnie di sicurezza private” e fra “compagnie militari private” e, in secondo luogo, la questione se il personale delle compagnie private può essere considerato, secondo il diritto internazionale, come mercenario.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/pmc-article-310804?opendocument


Per leggere l’intero articolo:
http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/pmc-article-310804/$File/PMC-article-A-faite.pdf

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3 - 15-01-2008     Dal sito web del Comitato Internazionale Croce Rossa
Pakistan: Medici in prima linea
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

La vita resta difficile in molte parti del mondo, e il Pakistan non fa eccezione, dopo aver sperimentato la sua equa parte di guerra e di conflitti, nella corso della sua breve storia. Sitara Jabeen del CICR riferisce come il personale medico riesce a farcela con sforzi considerevoli nelle zone colpite dalla violenza armata.

Gli scontri armati tra le forze pakistane e i gruppi armati nelle aree occidentali del paese sono in aumento. Le zone più colpite, nella seconda parte del 2007, sono state le Aree tribali sotto Amministrazione Federale (FATA), e la Provincia di Frontiera del Nord-Ovest (NWFP), in particolare la zona intorno a Swat.

Le sessioni di formazione sulle tecniche di chirurgia di guerra organizzate dal CICR a Peshawar e Quetta, nel dicembre 2007, hanno dato al personale medico la possibilità di parlare delle proprie esperienze di lavoro e delle loro azioni in tali circostanze.

La vita prima della violenza

"La vita nello Swat era solitamente molto tranquilla e pacifica alcuni mesi fa, anche se non è la regione più sviluppata. Per un medico la spettacolare vallata era un luogo di lavoro molto piacevole. Si occupavano delle malattie solite che colpiscono le persone, ma coloro che vivono sulle montagne sono fisicamente forti e in buona salute ".

Queste sono le parole del dottor Yasir che lavora in un ospedale pubblico nello Swat e vive nella regione.

Swat oggi è ben lungi dal vivere nella pace ed alcuni abitanti locali custodiscono la memoria di un passato più sereno quando anche la criminalità di strada era rara e nessuno aveva paura di uscire.

Per la gente delle Aree tribali sotto Amministrazione Federale  i combattimenti, non sono cosa nuova, ma non è mai facile abituarsi alla violenza e alle tragedie. I medici dello Swat sono oggi di fronte agli stessi problemi che i medici delle FATA hanno vissuto per diversi anni.

Un medico delle FATA affronta il presente nascondendo i ricordi lontani.
"Non ricordo più il passato. Esso non fa che aggiungersi al dolore del presente e di quello che rischiamo di avere in futuro".

Le sfide attuali

Con la nuova escalation dei combattimenti, questi medici curano in modo sistematico le urgenze dovute alla violenza e vedono meno pazienti con malattie correnti.

“Non conosciamo più un afflusso normale di pazienti. In realtà, non ci sono meno malattie, è che i pazienti non sono semplicemente più in grado di raggiungere l'ospedale a causa della restrizione degli spostamenti”, spiega il medico Waseem di Swat.. Il medico Yasir diceva che non vedeva  la sua famiglia da sei mesi semplicemente poiché non poteva raggiungere il suo villaggio a causa dell'intensità dei combattimenti - egli si preoccupava anche per quei pazienti che non riusciva a vedere e che potevano aver bisogno di cure mediche.

"Non è molto diverso a Miranshah, la capitale del Waziristan. Le bombe ed i missili atterrano a volte nelle case degli abitanti, e talvolta se sono fortunati, non esplodono.

Altrimenti, la sofferenza di ciascuno aumenta ", dice il medico Mubarak Khan.

Un medico dello Swat sorride dicendo "io sono riconoscente al CICR per la formazione che ho ricevuto anche se ciò significa che dovrò ora occuparmi di tutti i pazienti feriti da arma!"

Per alcuni medici, che eseguono oggi più autopsie che esami regolari, è una grande tragedia.

Il danno psicologico

Secondo il direttore del programma del CICR, Salad-ud-Din, il danno umano non è solo fisico. Egli afferma che la popolazione, soprattutto i bambini, sono stati colpiti psicologicamente dal terrificante ambiente caratterizzato da scoppi ed esplosioni.

Le ripercussioni si fanno sentire anche nelle aree più calme della provincia, compresa la capitale Peshawar. Secondo una dottoressa, recentemente trasferita dallo Swat a Peshawar, la situazione è ancora peggiore per le donne.

"Quando gli uomini hanno paura di uscire, le donne restano recluse e temo che molte donne stanno perdendo l'opportunità di sottoporsi a visite mediche essenziali”

A tutti i partecipanti ai seminari del CICR è stato chiesto se desiderassero lasciare queste aree tormentate. La risposta unanime è stata negativa. Professionalmente non possono perché devono essere assegnati altrove, ma in ogni caso, hanno un legame affettivo che vogliono mantenere.

Tuttavia, essi avrebbero voluto tornare a un momento in cui ricevevano un numero minore di casi di emergenza e più pazienti con disturbi di routine.

Tratto da:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/pakistan-feature-150108?opendocument

NOTA: lo Swat è attualmente un distretto del Pakistan, precedentemente noto col nome di Uḍḍiyana (nelle varianti Udyana, Oddyana Uddyana e Uḍḍyana). Attraversato dal fiume Swat (Suvastu) che dà il nome all'omonima valle, lo Swat è circondato da montagne, ricco di laghi e praterie e rinomato per gli alberi da frutto. Confina con l'Afghanistan
(da Wikipedia.org)

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4- Allegato

Nel Caffè nr. 340 è stato pubblicato questo articolo  “Le armi a dispersione hanno causato, per decenni, molte sofferenze alle popolazioni civili; oggi la mobilizzazione contro queste armi diventa più ampia.” di Marko Kokic Pubblicato su The Magazine of the Red Cross and The Red Crescent, n. 3/2007 Mettere al bando le armi a dispersione (cluster munition) Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia.

Su segnalazione di Serena, abbiamo ritenuto utile per l’approfondimento sull’argomento pubblicare  l’articolo

“Munizioni a grappolo. Prospettive di una loro disciplina internazionale” di Carlo Trezza

(Inviato speciale del Ministro degli Affari Esteri per il Disarmo, il controllo degli armamenti e la non proliferazione.)

Tratto dal bollettino nr. 70 di gennaio 2008, Policy Brief dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) a questo link