n° 336 del 10 dicembre 2007
lunedì 10 dicembre 2007
10 dicembre 2007
nr. 336
“Speciale XXX Conferenza”

Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:
 
1 - allegato
“Daily Bulletin” XXXma Conferenza Internazionale  –  29 Novembre 2007
Coordinatore Matteo Cavallo
Traduzioni non ufficiali di  Matteo Cavallo, Simon G.Chiossi, M.Grazia Ianniello

2 - 07-12-2007   Ginevra
Tratto dal sito www.cri.it
CRI aderisce alla 'Pledge'
I giovani considerati soggetti chiave per il cambiamento sociale. La CRI ospiterà il Global Youth Meeting a Castiglione delle Stiviere nel corso della “Fiaccolata” del 2009.

Impegno P129  - Sezioni:
1.5 Cooperazione, coordinazione e capacità di crescita nel Movimento
1.6 Volontari e giovani
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

3 - Dal sito internet www.cri.it
Corrispondenza dall'Afghanistan del Delegato CICR Alberto Cairo

4 - Dal sito web Peacereporter.net
Bangladesh - 04.12.2007
Il popolo si difende da solo
Puntare su prevenzione e empowerement delle comunità. La ricetta della Mezzaluna Rossa contro i tifoni
Comunicatoci da Andrea Ciresa
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1– Scarica l'allegato
“Daily Bulletin” XXXma Conferenza Internazionale  – 29 Novembre 2007

La realizzazione del bollettino è stata curata dalla redazione del “Caffè Dunant” sulla base dei Bollettini della XXXma Conferenza Internazionale pubblicati sui siti della Federazione Internazionale e del Comitato Internazionale della Croce Rossa  e non ha pertanto alcun carattere ufficiale.

Coordinatore Matteo Cavallo

Traduzioni non ufficiali di  Matteo Cavallo e Simon G.Chiossi, M.Grazia Ianniello

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2 - Tratto dal sito www.cri.it

CRI aderisce alla 'Pledge'
Ginevra 07-12-2007
 I giovani considerati soggetti chiave per il cambiamento sociale. La CRI ospiterà il Global Youth Meeting a Castiglione delle Stiviere nel corso della “Fiaccolata” del 2009.

La Croce Rossa Italiana ha aderito alla ‘Pledge’ presentata dalla Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.
La ‘Pledge’ ha alla base il riconoscimento dell’importanza dei Volontari nel prevenire ed alleviare le sofferenze dell’Umanità e contiene precisi impegni a favore dei Giovani, considerati soggetti chiave per favorire i cambiamenti sociali.
Le Società Nazionali firmatarie, per gli anni 2008-2011, promettono e si impegnano a rafforzare la ‘qualità’ e la ‘quantità’ dei giovani Volontari, ad incoraggiare i Giovani ad operare nei collettivi vulnerabili, in linea con quanto stabilito nella “Global Agenda” e di coinvolgere i Rappresentanti dei Giovani nei processi decisionali.
E’previsto inoltre l’impegno ad organizzare il Global Youth Meeting nell’anno 2009, con il coinvolgimento di centinaia di Giovani e l’obiettivo di accrescere la loro motivazione, indirizzando la loro azione all’interno del Movimento, in particolare nell’ambito dell’HIV/AIDS, nella prevenzione dell’abuso di alcol e droghe, nella sicurezza stradale, nel rispetto della diversità e nei diritti del fanciullo.
La ‘Pledge’ è stata firmata a Ginevra dal Presidente Nazionale della CRI, Massimo Barra, nel corso dei lavori della XXX Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, su proposta del Vice Ispettore Nazionale Pionieri CRI, Rosario Valastro, membro della Delegazione italiana. Barra ha affermato che l’impegno della Croce Rossa Italiana verso i Giovani è attivo e costante, nel solco delle indicazioni della Federazione.
La CRI ospiterà il Global Youth Meeting a Castiglione delle Stiviere nel corso della “Fiaccolata” del 2009.

Segue la traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo del documento originale in quattro lingue che si può trovare al link:

http://www.icrc.org/applic/p130e.nsf/pbk/PCOE-79DCAW?openDocument&section=PBP

Tratto da Impegni e seguiti della XXXma Conferenza internazionale Cdella Croce Rossa e Mezzaluna Rossa

Impegno P129:
Hanno aderito:

Federazione Internazionale Società Corce Rossa e Mezzaluna Rossa e le seguenti Società Nazionali:

Iceland, Romania,  Swaziland, Egypt,  Poland, Area under Palestinian Authority, Lesotho, Ucraine, Belize, Italy, Suriname, Trinidad and Tobago, Zambia, Namibia, Australia, Sweden, Switzerland, Mozambique, Slovenia, Bulgaria, Ethiopia, South Africa, Spain, Guinea, Togo, Liberia, Armenia, Malawi, Norway, Côte d'Ivoire, Canada.

 
Capitolo 01: Natura Specifica dell’azione della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
Sezioni:
1.5 Cooperazione, coordinazione e capacità di crescita nel Movimento
1.6 Volontari e giovani

- I giovani rappresentano più del 50% della base dei volontari nel mondo.
- Almeno il 30% delle Società nazionali sottoscrivono questo impegno
- I giovani sono integrati in tutti i programmi della Federazione e sono associati ad ogni livello, appello e budgets ragionali.
- I partner esterni contribuiscono (finanziariamente e/o materialmente, a livello nazionale ed internazionale) all’organizzazione della riunione mondiale della Gioventù nel 2009 (almeno per il 20% dei costi totali)
- Almeno il 75% delle Società Nazionali parteciperanno alla riunione mondiale della Gioventù nel 2009.

- Almeno il 75% delle Società nazionali che hanno partecipato alla riunione dichiarano di avere stabilito, rinforzato e adattato la loro politica nazionale relativa alla gioventù e i loro programmi della Gioventù per migliorare la loro azione nei settori essenziali che coinvolgono particolarmente i giovani in seno alle loro comunità locali ( AIDS, prevenzione dell’alcoolismo e tossicodipendenza, donazione del sangue, sicurezza stradale, sensibilizzazione all’ambiente, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, gestione dei volontari, parità fra i sessi, tratta, diritti dei bambini, violenza giovanile, rispetto delle diversità, dialogo inter-religioso, ecc.ecc.) in rapporto al 62% di oggi.

- Il numero dei programmi “Gioventù delle Società nazionali vanno rinforzati (fra il 2009 e il 2011) la cooperazione su scala nazionale con partners che aderiscano a questi impegni, conformemente i loro mandati e ruoli, al fine di unire efficacemente i loro sforzi per affrontare le conseguenze, sul piano umanitario, delle catastrofi naturali, delle migrazioni, della violenza e delle malattie emergenti e riemergenti e di altre minacce per la salute.

L'impegno per il periodo 2008 – 2011  

La Federazione internazionale riconosce l’importanza dei volontari nelle attività fatte per prevenire e dare sollievo alla sofferenza umana, ovunque questa si produca, in particolare il ruolo essenziale dei giovani in quanto attori chiave per i cambiamenti sociali e dello sviluppo economico, e l’importanza di promuovere, prima di tutto fra loro, il volontariato come strumento per la presa di coscienza e di utilità per l’ingaggio civico.

Per il periodo 2008 – 2011 e nella continuità  fra l’appello e l’azione < Bambini e giovani : partecipazione alla presa delle decisioni> pubblicato dall’Alleanza dei giovani dirigenti e l’Unicef, la Federazione internazionale si impegna a :

- aiutare le Società nazionali a rinforzare la qualità e l’efficacia della base dei giovani volontari, e incoraggiare i giovani a lavorare per e con i gruppi vulnerabili, obiettivi in seno alle loro comunità locali nei settori della sanità, le catastrofi, il rinforzo delle capacità e dei valori umanitari;

- aiutare le Società Nazionali a crescere utilmente e a favorire la partecipazione dei giovani ai processi decisionali per trovare le soluzioni ai problemi attuali e non attendere il domani per la risposta;

- organizzare una riunione mondiale della Gioventù Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nel 2009 (che riunirà centinaia dei giovani volontari), per incoraggiare la motivazione, l’energia e l’idealismo dei giovani e poterli mettere al servizio della missione umanitaria del Movimento nei settori come l’AIDS, la prevenzione dell’alcoolismo e della tossicodipendenza, il dono del sangue, la sicurezza stradale, la sensibilizzazione all’ambiente, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, gestione dei volontari, parità fra i sessi, trattati, diritti dei bambini, violenza giovanile, rispetto delle diversità, dialogo inter-religioso, ecc.ecc.

Per realizzare insieme questi obiettivi, facciamo appello a tutti i nostri partners (Società nazionali, governi, istituzioni dell’ONU, organizzazioni della gioventù e del settore privato)  a contribuire a questi sforzi. In questa maniera, noi rinforzeremo insieme le capacità dei giovani, ai quali daremo le possibilità di partecipare, in quanto beneficiari e partners attivi, alla presa delle decisioni e alla gestione in materia umanitaria. Noi sviluppiamo quindi così le opportunità e gli orientamenti dei giovani, e questo avrà un impatto significativo sulla loro vita e sulla loro comunità.

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3 - Dal sito internet www.cri.it
Corrispondenza dall'Afghanistan del Delegato CICR Alberto Cairo
Kabul 04-12-2007

Riceviamo dal Coordinatore del Progetto Ortopedico CICR a Kabul, Alberto Cairo, e pubblichiamo.

Alberto Cairo  gestisce i programmi ortopedici del Comitato Internazionale di Croce Rossa  da circa 20 anni a Kabul. Giunto in Afganistan nel 1989 per il suo primo incarico per il Comitato Internazionale, appena dopo la ritirata dei Sovietici, l’avvocato piemontese divenuto fisioterapista ha dedicato buona parte della sua vita alla cura e alla riabilitazione di migliaia di vulnerabili.
Sotto la direzione di Alberto il programma ortopedico del Comitato si è esteso ad altre cinque città in Afganistan. Oggi il centro di Kabul è il più grande del mondo del Comitato Internazionale: ha 250 impiegati locali, tutti disabili ed ha trattato circa 40.0000 pazienti dal 1988, tre quarti di loro amputati. Il Centro produce migliaia di protesi , tutori e sedie a rotelle.

Il programma ortopedico della Croce Rossa Internazionale in Afghanistan

L’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa in favore dell’Afghanistan comincia subito dopo l’invasione russa del 1979, portando aiuto, in Pakistan, alle migliaia di afgani che fuggono la guerra. Poiché i russi e il nuovo governo di Kabul gli vietano l’ingresso nel paese, là apre ospedali, cliniche e il primo centro protesi per le vittime delle mine. Solo nel 1988, finalmente autorizzato, può cominciare a lavorare a Kabul.  Il numero degli amputati e dei disabili a causa del conflitto, nel frattempo aumentato in maniera drammatica, fa decidere l’apertura di un centro di riabilitazione per feriti di guerra. “Progetto ortopedico” viene chiamato. Per far fronte alla enorme richiesta di protesi e allo stesso tempo formare il personale, l’attività è subito frenetica. I risultati sono visibili: migliaia sono gli amputati che riprendono a camminare, ricevono trattamenti fisioterapici, stampelle e carrozzine. Ci rendiamo però conto che non basta. Non ci si può limitare a ridare gambe e braccia alle vittime di combattimenti e mine lasciando fuori chi disabile di guerra non è. I poliomielitici per esempio, o chi ha problemi congeniti, i bambini con la paralisi cerebrale, o la tubercolosi, la lebbra, le vittime di incidenti stradali o del lavoro. O semplicemente chi ha mal di schiena. Non c’è dubbio, il Progetto ortopedico deve cambiare, allargarsi. Così, nel 1994 apre le porte a chiunque abbia un handicap motorio, qualunque ne sia la causa. Di botto, i clienti diventano quattro volte di più. Più che mai occorre rimboccarsi le maniche e cominciare in gran fretta corsi per fisioterapisti e tecnici ortopedici, oltre a produrre un mare di stampelle, tutori e sedie a rotelle. “E’ contro le leggi naturali lavorare così tanto”, protestano gli impiegati. Ma ne sono tutti fieri, lo sappiamo. E, dopo Kabul, nascono altri centri a Mazar, Herat, Jalalabad, Gulbahar e Faizabad.  Diventa infatti impossibile trasportare i pazienti a Kabul, con la guerra civile che infuria, e poi coi talebani.  In mezzo alle orrende cose che succedono, siamo fortunati: perdiamo molto materiale, distrutto o rubato, ma mai nessuno di noi resta seriamente ferito.
Ma ancora una volta ci accorgiamo che quanto facciamo non basta: i disabili hanno bisogno di molto più gambe artificiali o di imparare a camminare. Devono tornare nella società con un ruolo, occorre ritrovino dignità. In Afghanistan, dove la vita è problematica per tutti, i disabili più degli altri hanno bisogno di aiuto. Come? Come ovunque nel mondo: con la scuola, insegnando loro un mestiere, dando loro un lavoro. O un piccolo finanziamento per cominciare una attività commerciale. Così, dal 1997, i centri ortopedici riprendono ad ingrandirsi per dare spazio a banchi e lavagne, a scuole professionali, un ufficio di collocamento e a una banca che offre micro-prestiti.
Il nome resta “Progetto Ortopedico”, ma la riabilitazione fisica non è che il primo passo. Lo scopo finale è il pieno reinserimento sociale. Senza, è un’opera lasciata incompiuta. Per provare che una persona disabile, se opportunamente assistita, può lavorare come chi disabile non è, il progetto assume e forma solo ex-pazienti, uomini e donne, per qualsiasi mansione. Una vera discriminazione positiva. Al momento, gli impiegati sono circa 600.  Disabili che riabilitano disabili: chi altri lo può fare meglio?
Fino ad oggi, 80.000 pazienti sono stati registrati. Ogni anno i nuovi arrivi sono 6.000, le protesi e ortesi fabbricate 15.000, mille le carrozzine, 10,000 le paia di stampelle. Oltre 5.000 le piccole attività commerciali iniziate grazie a micro-prestiti, 2,000 i giovani disabili che hanno imparato un mestiere. E poi corsi su corsi per migliorare tecnica ortopedica e fisioterapia.
Vorrei scrivere che tutto funziona a gonfie vele. Non posso. Se una pace vera arriva e rimane, sarà più facile. Per ora, in questo Afghanistan in bancarotta e bellicoso, dove tantissimi sono nel bisogno, la reintegrazione sociale dei disabili è come scalare una montagna a piedi nudi. Ma è indispensabile.         

La storia

Quante sono le vittime delle mine anti uomo in Afghanistan? Centomila? duecentomila? Chi lo sa. 40.000 sono quelli che ho visto, che hanno perso gambe o braccia e sono registrati nei centri della Croce Rossa Internazionale. Per ora. Perché le mine ancora sono là, aspettano pazienti, e il numero è destinato ad aumentare. Malgrado gli sforzi degli sminatori, ogni giorno infatti hanno luogo da tre a cinque incidenti. Dopo tanti anni dovrei essere abituato all’orrore. Un po’ lo sono, ma non abbastanza per non provare ogni volta rabbia. Le mine antiuomo sono una invenzione diabolica, fatta per distruggerti fuori e dentro.
Faruk era ufficiale nell’esercito filo-comunista. Lo chiamavano bacià-e-film, divo del cinema, tant’era bello. Sua moglie era una maestra, bella anche lei. Una coppia da guardare. Nel 1992 i mujahiddin prendono il potere e Faruk perde casa e lavoro. Cade in depressione. Gli consigliano di tornare al villaggio, cambiare aria. Là una mina gli porta via una gamba. E’ il tracollo.
La maggior parte degli amputati afgani sono uomini tra i diciotto e i trent’anni. L’età in cui ti sposi, hai figli piccoli, guadagni il pane per te e per i tuoi. Di botto, forse per sempre, perdi tutto. Dipendi dagli altri, il futuro è nero. In Afghanistan non esistono né assicurazioni, né mutua, né assistenza sociale. Ti arrangi o niente. Non sono valide ragioni di disperazione? Perfette per uscire di senno? Faruk, già depresso, precipita. Chi tira avanti la baracca è la moglie, che insegna a scuola. Ma arrivano i talebani che proibiscono alle donne di lavorare. Di che vivano non so. Li aiutiamo iscrivendoli nelle liste degli indigenti che danno loro un po’ di cibo ogni mese. Assieme ai figli, la moglie ce lo porta regolarmente per la protesi. Esegue docile gli esercizi, accetta la fisioterapia, cammina. Ma con la testa non c’è.  Dalla depressione molti disabili guariscono quando diamo loro un lavoro. Ma Faruk ai nostri tentativi non risponde. E’ andato troppo in là. L’ho capito col tempo: con la gamba, le mine ti portano via anche un pezzo di vita, un pezzo di cuore e di mente. E se è facile darti una gamba di plastica per farti camminare, gli altri pezzi chi te li dà?
Da alcuni anni ormai Faruk non viene più al centro protesi. Di lui non so più nulla, impossibile rintracciarlo. Di tanto in tanto mi ritorna in mente. E provo rabbia per il dolore che le mine causano. Per la grande ingiustizia.   

Nel Bookshop del Museo Internazionale della Croce Rossa  è in vendita il libro “Storie da Kabul” di Alberto Cairo a Euro 14 + spese di spedizione (con videocassetta in omaggio) ordinabile con modulo al link http://www.micr.it/Bookshop/Libri/index.htm

Maggiori informazioni sul sito nazionale CRI al link: http://www.cri.it/Campagne/CAIRO/cairo00.html

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4 - Dal sito web Peacereporter.net
Bangladesh - 04.12.2007
Il popolo si difende da solo
Puuntare su prevenzione e empowerement delle comunità. La ricetta della Mezzaluna Rossa contro i tifoni
Comunicatoci da Andrea Ciresa

Le Nazioni Unite hanno formulato una stima molto peggiore sull'entità della crisi umanitaria lasciata lo scorso mese dal passaggio del ciclone Sidr in Bangladesh. Due milioni di persone e passa hanno bisogno immediato di aiuto, altrimenti le loro vite sono in pericolo. “Man mano che riceviamo nuove informazioni, la situazione si fa più drammatica”, fa sapere da Dhaka l'ufficio Onu per il Coordinamento dell'intervento umanitario (Echo, che gestisce i budget delle crisi umanitarie, ndr). Sono circa due milioni 600mila i bengalesi in nove province ad avere bisogno di assistenza immediata, mentre il numero totale delle persone colpite dalla calamità sale a otto milioni e mezzo, un milione e mezzo in più di quanto inizialmente previsto. Ma non ci sono solo ombre fosche: dall'esame dell'azione di Mezzaluna Rossa e Croce rossa internazionale si possono trarre segnali positivi.

Di Cristina Gatti

Notte tra il 15 e il 16 novembre: il ciclone Sidr colpisce le coste sud occidentali del Bangladesh con venti fino a 240 chilometri orari e onde di cinque metri. Più di tre milioni di persone vengono colpite, di cui 650mila evacuate. Il numero delle vittime verrà poi fissato a 4mila, senza contare i danni economici e le numerose famiglie rese indigenti in poche ore. Le zone più colpite dal ciclone sono Bagerhat, Pirojpur, Patuakhali, Borguna; ma fortunatamente in molte province i sistemi di informazione preventiva e di evacuazione hanno funzionato, facendo sì che non si ripetesse la tragedia delle 140mila vittime del 1991. E non solo: più di cento comunità, l'equivalente di quasi 30 mila persone nei distretti di Chittangong, Cox’s Bazar, Noakhal e Feni, sulle coste del Golfo, hanno saputo reagire e salvarsi.

A causa delle aree di bassa pressione, il Golfo del Bengala è una delle zone più a rischio del mondo per frequenza e intensità di cicloni. Dal 1960 ad oggi, quasi settanta ne hanno spazzato le coste e le numerose isole, colpendo più di 11 milioni di persone, delle quali 8 milioni vivono lungo i 710 chilometri di costa considerati più a rischio.

Per questo motivo nel 2003, la Mezzaluna Rossa del Bangladesh, in collaborazione con Croce Rossa internazionale (e con fondi Ue) ha lanciato il Programma di Preparazione ai Cicloni (Cyclone Preparedness Programme - CPP). Un progetto sviluppato in 18 mesi, con tre obbiettivi principali: rafforzare le capacità d'intervento della Mezzaluna Rossa; promuovere una campagna di sensibilizzazione tra la popolazione locale, rafforzare i sistemi di prevenzione tempestiva.

La Mezzaluna Rossa, lavorando a stretto contatto con le comunità locali, ha fatto in modo che la popolazione, che vede i propri beni spazzati via in una notte e i propri cari travolti dalle acque, prendesse coscienza della realtà, venisse a conoscenza dei mezzi per farvi fronte e diventare padrona del proprio destino. Sono state organizzate simulazioni di situazioni d’emergenza, distribuiti 100mila volantini informativi; speciale attenzione per i bambini, spesso lasciati soli ad accudire i fratelli minori. Mirando alla prevenzione, si sono installate 35 stazioni 'Motorola' che permettono di comunicare via radio l'arrivo del ciclone, mentre ai locali sono stati dati megafoni e radio portatili Fm e Am. Per l'emergenza invece, si predispongono interventi semplici come la distribuzione di kit di primo soccorso, torce, bandiere segnaletiche, indumenti caldi e coperte.

Ma non è questo a far la differenza: non sono solo i kit di primo soccorso e le coperte a salvare la vita di milioni di persone. La differenza tra comunità devastate dal ciclone e comunità salve, sta nella coscienza di queste ultime di diventare padrone del proprio destino. Infatti, nel momento in cui il ciclone arriva, non serviranno gli elicotteri della protezione civile e le migliaia di euro della comunità internazionale; ciò che salverà milioni di persone sarà il vicino di casa che per primo arriverà sul luogo della tragedia, sarà il compagno di scuola che per primo potrà praticare i soccorsi, sarà il fratello maggiore che per primo darà l’allarme. Il concetto fondamentale della preparazione ai disastri – Disaster Risk Reduction - si basa, infatti, sulla consapevolezza della popolazione locale di essere parte attiva, impegnata e presente nelle operazioni di salvataggio e aiuto nei momenti di maggior bisogno. La comunità locale è il primo e più importante aiuto a se stessa, ma solo se dotata delle conoscenze e dei mezzi per poterlo fare; proprio per questo motivo la comunità internazionale deve iniziare a puntare i riflettori sull'importanza della prevenzione e, soprattutto, prenderne esempio.

Originale al link: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=9467