n° 44 del 8 Dicembre 1999
martedì 07 dicembre 1999
8 DICEMBRE 1999
nr. 44
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)




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1- ICRC NEWS nr.46 del 19.11.99 traduzione di Roberto Arnò

2- ICRC NEWS nr.47 del 25.11.99 Traduzione di Luigi Micco

3- Articolo pubblicato su Famiglia Cristiana nr.45/99 sulla Conferenza
Internazionale della Croce Rossa " Contro tutte le guerre" Intervista a
Cornelio Sommaruga. Trascritto su computer da Sabrina Bandera
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ICRC NEWS 46

Venerdì 19 novembre 1999

SOMMARIO

SIERRA LEONE: UN'EQUIPE CHIRURGICA OPERA A KENEMA:
Da quando, in luglio, è tornato a Kenema (zona orientale della Sierra
Leone) il CICR ha fornito al locale ospedale governativo l'assistenza
necessaria a fronteggiare le necessità mediche nell'area.

TIMOR OVEST: IL CICR MIGLIORA LE CONDIZIONI DI VITA ALL'INTERNO DEI CAMPI:
Il CICR e la Croce-Rossa Indonesiana gestiscono 12 postazioni di assistenza
medica nei campi per gli sfollati nell'area di Atambua, vicino al confine
con Timor Est.

TIMOR OVEST: LA SANITARIZZAZIONE DEI CAMPI MIGLIORA LE CONDIZIONI IGIENICHE:
"Le condizioni igieniche non sono buone," dice il Dr. Ilham Chaidin, dalla
soglia della tenda che serve da postazione per l'assistenza medica nel
campo per gli sfollati Haliulun, vicino ad Atambua.

TIMOR EST: DISTRIBUITE LE SEMENTI IN TEMPO PER LA STAGIONE DELLA SEMINA:
Tra l'11 e il 12 novembre, il CICR ha distribuito 44 tonnellate di sementi
a 11.000 famiglie nel distretto estremo-orientale di Lautem.

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ICRC NEWS 47 DEL 25 11 99

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COSTA D'AVORIO: OLTRE 9000 PERSONE SFOLLATE RICEVONO ASSISTENZA:
Nelle recenti settimane il CICR e la Società Nazionale di Croce Rossa della
Costa D'Avorio ha provveduto all'assistenza di emergenza per oltre 9000
persone sfollate, radunate in quattro diversi luoghi della regione di
Bas-Cavally (a sud-ovest del Paese).

GIORDANIA: SETTIMANA DI DIRITTO UMANITARIO PER LE FORZE ARMATA:
Dal 1 al 8 Novembre, in collaborazione con il Quartiere Generale delle
Forze Armate Giordane, ad Amman, una delegazione del CICR ha tenuto una
serie di seminari sul diritto internazionale umanitario per circa 400
comandanti, ufficiali e NCO provenienti dalla Giordania e da altri Paesi
Arabi, Asiatici ed Europei.

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Intervista di Alberto Chiara a Cornelio Sommaruga, presidente del Comitato
internazionale della Croce rossa, in Famiglia Cristiana, N. 45/1999, pp. 20-25

La Conferenza internazionale della Croce Rossa

CONTRO TUTTE LE GUERRE

Foaz Fouad Al Sadon, iracheno. Saran Traore, giovane donna della
Guinea. Ivan Semkin, russo. E poi ancora Anowara Begum, del Bangladesh;
Kirsten Blyme, danese; Ernest Burnus, statunitense; Noha El Mekky, egiziana.
Sono alcuni dei 105 milioni di volontari della Croce rossa e della
Mezzaluna rossa sparsi per il mondo. Le loro foto, insieme a quelle di
tanti altri loro "colleghi", dominavano la hall del Centro congressi di
Ginevra, in Svizzera, dove dal 31 ottobre al 6 novembre si è svolta la
XXVII Conferenza internazionale della Croce rossa e della Mezzaluna rossa,
l'ultima dl secolo, dal titolo impegnativo: "The power of humanity" ("Il
potere dell'umanità"). Al termine dei lavori, i delegati (presenti tra gli
altri l'ambasciatore italiano Andrea Negrotto Cambiaso e il nunzio
monsignor Giuseppe Bertello) hanno approvato una solenne dichiarazione e un
piano quadriennale che ribadisce l'importanza del Diritto internazionale
umanitario che cerca di prevenire gli orrori della guerra o almeno di
mitigarli, e indica vie concrete per far rispettare le norme già esistenti
(rapida entrata in funzione del Tribunale penale internazionale, capillare
adesione alle convenzioni e ai trattati che tutelano i feriti, i
prigionieri di guerra e le popolazioni civili coinvolte nei conflitti o che
mettono al bando armi come le mine antiuomo), fermo restando l'impegno nel
campo socio-sanitario in caso di catastrofi naturali. Ne parliamo con
Cornelio Sommaruga, presidente uscente del Comitato internazionale della
Croce rossa.

Ginevra, novembre

Per dodici anni ha messo cerotti al mondo. S'è speso in prima persona,
macinando migliaia di chilometri, pur di rendere più efficaci gli sforzi
del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) a favore delle vittime
di conflitti sempre più crudeli. Ha visitato prigionieri di guerra e
detenuti politici, ricordando ai carcerieri l'esistenza delle convenzioni
di Ginevra, da rispettare senza sconti. Ha condiviso il pianto degli orfani
e dei rifugiati, garantendo loro l'invio di cibo, tende, medicinali. Ha
inaugurato, lui, diplomatico di carriera, un nuovo modo di fare politica
estera: molti commentatori gli riconoscono la paternità della cosiddetta
"diplomazia umanitaria". Una cosa è certa. Nelle centinaia di incontri
avuti con presidenti regolarmente eletti o dittatori arrivati al potere con
l'uso della forza, con comandanti di eserciti regolari o con capi
guerriglieri, ha perorato sempre e comunque la causa degli indifesi. Ora,
lascia. Cornelio Sommaruga si prepara a farsi da parte. Dal 1° gennaio,
infatti, il nuovo presidente del Comitato internazionale della Croce rossa
sarà lo svizzero tedesco Jakob Kellenbeger, 54 anni, fino a poco tempo fa
segretario di Stato agli Affari esteri del Governo di Berna.
Alto e ben messo com'è, Cornelio Sommaruga (sposato, sei figli e uno
stuolo di nipoti) si presenta come un gigante buono. I suoi modi gentili,
però, non devono trarre in inganno. E' tenace. Sa dove vuole arrivare. E
come arrivarci. Nato a Roma il 29 dicembre 1932 da genitori svizzeri
originari di Lugano (Canton Ticino), Sommaruga cresce forzando le rigide
divisioni dei confini nazionali, studia in Italia, Francia e Svizzera. Si
laurea in Legge ma coltiva parimenti un grande interesse per tutto ciò che
riguarda l'economia e la finanza. Esordisce professionalmente nel mondo
bancario di Zurigo. Poi, nel 1960, Sommaruga entra al Dipartimento politico
federale di Berna, ovvero al ministero per gli Affari esteri della
Confederazione elvetica. Gira diverse ambasciate (all'Aja, a Bonn, a Roma),
salendo i gradini della carriera diplomatica. Quindi guida le delegazioni
svizzere che operano nelle sedi ginevrine delle grandi organizzazioni
economiche mondiali. Nel novembre 1986, per cooptazione, diventa membro del
Comitato internazionale della Croce rossa, che presiede a partire dall'8
maggio 1987. E' il secondo cattolico dichiarato, il primo fu Paolo Ruegger,
negli anni Quaranta, a prendere in mano le redini del più importante
organismo umanitario, a torto o a ragione considerato da sempre il feudo
della massoneria ("Il Cicr è per statuto areligioso, non anti-religioso e
tantomeno anticattolico", precisa Sommaruga).
A dispetto della tranquillità che avvolge il quartier generale,
immerso in un riposante verde, il suo ufficio ginevrino - in Avenue de la
Paix 19 - è quotidianamente invaso dall'eco delle sofferenze di tanti
innocenti. "Ho cominciato quando il Muro di Berlino era ancora in piedi",
dice Sommaruga: "adesso ci confrontiamo con le crisi del dopo guerra
fredda. E'un mondo non necessariamente peggiore, ma profondamente diverso".
Dopo aver dato udienza a una delegazione eritrea, terminato un veloce
scambio di opinioni con il suo successore designato, Sommaruga accetta di
fare per Famiglia Cristiana il bilancio di questi dodici anni alla guida
del Comitato internazionale della Croce rossa. "A pochi giorni dal mio
insediamento, nell'isola filippina di Mindanao vennero sequestrati tre
collaboratori del Cicr", dice. "Due furono rilasciati nell'arco di poco
tempo. La liberazione del terzo richiese invece snervanti trattative durate
quasi due settimane. Quello è stato il primo di tanti episodi che hanno
evidenziato il progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza in
cui ci troviamo ad operare. Ricordo, ad esempio, un sequestro in Libano
lungo dieci mesi (agli inizi degli anni Novanta) e poi tanti altri in
Somalia, Cecenia, Caucaso del Nord. Quando il pianeta era caratterizzato
dalla contrapposizione Usa - Urss, eravamo talvolta impediti a muoverci.
Per arrivare in certi posti sconvolti dalle guerre, occorreva il benestare
della superpotenza di riferimento. Che poteva arrivare in ritardo o non
arrivare affatto. Oggi queste difficoltà di carattere politico non ci sono
più. Possiamo andare dappertutto con maggiore facilità. Per contro, è
diminuito il tasso di sicurezza. Certe catene di comando sono più fragili,
gli ordini non sono sempre rispettati".
Sulla Croce rossa spesso, troppo spesso, c'è chi spara, eccome.
"Purtroppo piangiamo molti nostri collaboratori morti". Le finalità non
cambiano. "Siamo nati ufficialmente nel 1863, in seguito alla battaglia di
Solforino (giugno 1859) le cui terribili conseguenze il commerciante
svizzero Henry Dunant vide con i suoi occhi. Da allora Dunant si votò al
servizio dei feriti e dei prigionieri di guerra con un'abnegazione che, nel
1901, gli fruttò il premio Nobel per la Pace".


Soccorsi alle vittime di ogni schieramento

"Il 12 agosto 1949, a Ginevra, sono state firmate quattro Convenzioni,
cui si sono aggiunti nel 1977 due Protocolli. E' il diritto internazionale
umanitario che comprende tra l'altro la Convenzione dell'Aja (1954) circa
la tutela - in periodi bellici - dei luoghi di rilevante interesse
culturale. Lo possiamo riassumere così: durante le guerre, quelle civili
incluse, le operazioni possono essere condotte solo contro chi combatte e
contro obiettivi militari; le popolazioni non devono essere coinvolte; chi
si arrende deve essere considerato prigioniero di guerra e rispettato; i
feriti devono essere soccorsi, anche se nemici. Al personale del Cicr
devono essere garantite libertà di movimento e possibilità di accesso alle
vittime di tutte le parti".
Le regole ci sono. Ma vengono applicate raramente, per non dire mai.
Sommaruga sfodera grinta: "Proprio per questo come presidente del Cicr mi
sono battuto e mi batto affinché il diritto umanitario non sia considerato
carta straccia. Negli anni Ottanta, Menghistu ci ha cacciati dall'Etiopia.
Il 29 marzo siamo stati costretti a lasciare Pristina, il capoluogo del
Kosovo, dove eravamo rimasti anche quando tutti se n'erano andati e la Nato
bombardava da cinque giorni. Dovremmo gettare la spugna? No. Siamo tenuti
ad essere neutrali e indipendenti, ma dobbiamo poter raggiungere le vittime
dei conflitti per alleviarne le sofferenze".
Le Convenzioni di Ginevra affermano che gli Stati firmatari
(attualmente 188, gli ultimi a farlo sono stati la Lituania e l'isola
Palau) devono rispettare e far rispettare il diritto umanitario. Come ci si
deve comportare, però, con chi fa orecchie da mercante e tollera, se non
addirittura pianifica, promuove e organizza stragi, pulizie etniche,
stupri, deportazioni di massa? "Occorre un capillare lavoro diplomatico",
ribatte Sommaruga, "in casi estremi non escludo l'ipotesi di applicare ai
paesi trasgressori sanzioni economiche, a patto di poter soccorrere le
fasce più deboli e bisognose della popolazione. Infine, bisogna che quanto
prima entri in funzione il Tribunale penale internazionale, sul modello di
quelli già funzionanti per Ruanda ed ex Jugoslavia. Il Tribunale,
ufficialmente nato a Roma il 17 luglio 1998, diventerà operativo allorché
il testo che lo prevede sarà ratificato da almeno 60 Paesi (al 20 ottobre
1999 l'avevano fatto solo 4 nazioni, tra cui l'Italia, a fronte delle 89
che l'avevano firmato, ndr)".
Il diritto umanitario può essere aiutato da interventi armati? "Non li
domanda ma non li esclude", risponde Sommaruga. Ciò non significa che il
Cicr propugni il cosiddetto diritto alla "ingerenza umanitaria". Anzi.
"siamo nettamente contrari", sbotta Sommaruga. "Questa teoria, nata in
Francia qualche anno fa, non ci trova per nulla d'accordo. Innanzitutto
rileviamo che si pasticcia con le parole. Non confondiamo ciò che è
"umanitario" da ciò che è politico-militare. L'Onu ha una carta costituente
che può e deve applicare. Ha dunque titolo a intervenire per ripristinare
con la forza l'ordine e la sicurezza. Gli interventi umanitari sono però
un'altra cosa. Per questo noi rifiutiamo scorte armate di qualunque genere.
Una volta sola, in Somalia, ci siamo affidati alla protezione di milizie
locali. Un errore che non ripeteremo".


Quando non si poteva entrare in Afghanistan

Le analisi politiche si intrecciano agli innumerevoli ricordi
personali. "In questi dodici anni, solo in Africa, ho visto chiudersi tre
grossi focolai di tensione, in Sudafrica, Mozambico e Mali. Ho anche visto
l'Angola riappacificarsi formalmente e riesplodere per due volte: là,
adesso, opera un nostro staff composto da 35 delegati espatriati e da 250
collaboratori locali. Sempre in Africa ci siamo trovati a fronteggiare le
conseguenze di conflitti sanguinosissimi in Sudan, Somalia,
Congo-Brazzaville, Congo-Kinshasa, Ruanda, Burundi, Sierra Leone. In
quest'ultimo Paese, giusto per darle una dimensione di ciò che facciamo,
nel 1998 siamo entrati in 17 centri di detenzione visitando 2.390
prigionieri e abbiamo smistato 15.000 messaggi di persone incarcerate o
sfollate che davano notizie e chiedevano notizie dei loro cari. Non
dimentichiamo, infine, la guerra tra Etiopia ed Eritrea".
Nel 1987, Sommaruga, non potè recarsi in Afghanistan. "Non ci
lasciavano entrare. Rammento di essermi spinto sino alla frontiera
pakistano-afghana per vedere un nostro ospedale, a Quetta. Decisi di
trattare con l'allora ministro degli esteri sovietico, Eduard Shevardnadze.
La situazione pian piano si sbloccò. Oggi, là operano 35 nostre strutture
mediche". E' capitato anche che certi patti siano stati violati. "Nel 1989
passai una notte intera nell'ufficio di Fidel Castro , a L'Avana, ottenendo
da lui il permesso di visitare i detenuti politici. Un paio d'anni dopo
rinunciammo perché le condizioni previste non erano rispettate. Non
vogliamo diventare l'alibi di nessuno".
"Sono stato da Milosevic, a Belgrado", prosegue Sommaruga: "Il Cicr è
rientrato a Pristina ben prima che arrivassero le truppe Nato. Ora, tra
l'altro, seguiamo i 1.900 prigionieri che i serbi hanno portato con sé
ritirandosi dal Kosovo: 54 li abbiamo riaccompagnati nella loro terra lo
scorso 4 ottobre. Ma ho anche avuto fermi confronti con Solana e con il
generale Clark. La scorsa primavera, ai vertici della Nato ho inviato tre
memorandum. Il diritto internazionale umanitario vale per tutti, sia chiaro".
Non permette insomma di bombardare i centri abitati. Già altre volte
il Cicr aveva criticato il progredito mondo occidentale; lo aveva fatto per
vie diplomatiche, come è sua tradizione, ma senza nulla omettere.
Nell'autunno 1994, il presidente Sommaruga rivelò a Torino di essere
intervenuto personalmente su Boutros-Boutros Ghali. I caschi blu,
specialmente nell'ex Jugoslavia e in Somalia, avevano gravemente violato le
convenzioni di Ginevra. "Negli ultimi tempi si è molto più attenti alla
formazione dei militari impegnati nelle missioni all'estero".


Denunce discrete ma efficaci

Come già detto il personale del Cicr non procede mai a denunce
pubbliche. E' addirittura esentato dal testimoniare in tribunale, se
richiesto. "Non siamo pubblici ministeri, non esercitiamo l'azione penale.
Abbiamo un altro compito. Soccorriamo le vittime. Per farlo, per arrivare
sempre e ovunque da chi soffre, dobbiamo mantenerci scrupolosamente
neutrali. Negli incontri faccia a faccia con chi sul campo è coinvolto nei
conflitti in posti di responsabilità, diciamo però le cose come stanno. Non
siamo né ciechi né sordi". Pare che la stessa franchezza abbia
caratterizzato l'incontro con un'autorevole delegazione irachena, a
Ginevra, qualche giorno fa.
Cornelio Sommaruga ha dichiarato guerra alla guerra. E per tentare di
raggiungere quest'obiettivo s'è lanciato in diverse battaglie: contro le
mine antiuomo, contro il proliferare delle armi leggere, contro l'impiego
dei bambini-soldato, a favore del Tribunale penale internazionale. La prima
l'ha vinta. Nel dicembre 1997 è stato varato il Trattato di Ottawa che
mette al bando quei micidiali ordigni. "Il nostro impegno sugli altri
versanti non viene meno", promette.
Il suo mandato volge al termine ma l'agenda trabocca ancora di
appuntamenti. Il 16 e 17 novembre, di ritorno dal Cairo, dove parteciperà
alla riunione dei ministri della Giustizia della Lega araba, sarà a Roma, a
colloquio con Ciampi e D'Alema. Cosa farà dal 1° gennaio in poi? Sommaruga
non si sbilancia: "Mi riposerò un po', poi vorrei occuparmi del rapporto
tra etica e finanza. Ho qualche idea".