n° 140 del 28 Maggio 2003
martedì 27 maggio 2003
28 maggio 2003
nr. 140
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr. 725 indirizzi e-mail


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1- CICR Comunicato stampa nr. 36 del 27 maggio 2003
Il presidente del CICR incontra alti responsabili americano a Washington
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2- Le Convenzioni di Ginevra ed il ruolo del Comitato internazionale della Croce Rossa nei conflitti armati
Conferenza del Dottor Cornelio Sommaruga,
già Presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa,
Tenuta all’Università Luigi Bocconi, Milano, il 19 maggio 2003
Comunicatoci da Cornelio Sommaruga

3- Ispettorato IIVV – CRI di Cesena
sabato 28 giugno 2003 presso il Centro Addestramento Polizia Stradale di Cesena
Corso Informativo sulla Guerra NBC.
Comunicatoci da Isidoro Palumbo

4- SPOSTAMENTO DATA
Corso di protezione civile e di Cooperazione Civile Militare
Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta - CISOM
NON si svolgerà sabato 7 giugno 2003.
Comunicatoci da Isidoro Palumbo
1- CICR Comunicato stampa nr. 36 del 27 maggio 2003
Il presidente del CICR incontra alti responsabili americano a Washington

Ginevra/Washington (CICR)
Il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Jakob Kellenbergher, ha incontrato il 27 maggio a Washington il Segretario di Stato Collin Powell, il consigliere alla Sicurezza nazionale Condoleezza Rice, il Consigliere del Presidente Alberto R. Gonzales, ed il Viceministro alla Difesa incaricato alla politica di difesa, Douglas Feith.

Le situazioni in Irak, a Guantanamo Bay (Cuba) e nel Medio Oriente sono state al centro delle discussioni.
A proposito di Guantanamo Bay, il presidente del CICR ha domandato alle autorità americane di garantire una procedura giudiziaria regolare e di introdurre cambiamenti significativi concernenti le persone (più di 600) che sono internate in quel luogo.

Jakob Kellenberger ha poi definito le priorità umanitarie in corso e future del CICR in Irak. Ha insistito sull’importanza di migliorare la situazione in materia di sicurezza e del mantenimento dell’ordine in tutto il paese.

Informazioni complementari
Antonella Notari, CICR Genève, tél. : ++41 79 217 32 80
Amanda Williamson, CICR Washington, tél. : ++1 202 431 69 06

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2- Le Convenzioni di Ginevra ed il ruolo del Comitato internazionale della Croce Rossa nei conflitti armati
Conferenza del Dottor Cornelio Sommaruga,
già Presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa,
Tenuta all’Università Luigi Bocconi, Milano, il 19 maggio 2003
(Corso di diritto internazionale)
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Ci ritroviamo oggi, su invito del Professor Giorgio Sacerdoti, a parlare, in questa rinomata Università commerciale, di un tema che gli avvenimenti della politica mondiale degli ultimi mesi hanno reso di particolare e triste attualità. Triste perché, per eliminare un regime autoritario di poco affidamento e reo di varie violazioni dei diritti umani, si è ricorso alla guerra. Guerra ingiusta, che costituisce una violazione palese del diritto internazionale, in quanto decisa ed eseguita senza una decisione dell’organo competente delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza. Triste perché la guerra riflette sempre un fallimento nella cooperazione internazionale, una negazione del dialogo ed una seria battuta d’arresto in una dinamica di sviluppo regionale. Triste poi – ed il decorso bellico lo ha confermato – perché guerra significa sofferenza e morte, di militari certo, ma anche di civili.

Non sono comunque qui per parlare dello “jus ad bellum”, ma piuttosto del « jus in bello », incorporato in particolare nel « Diritto di Ginevra ».

Gustave Moynier, il grande giurista fra cinque ginevrini fondatori nel 1863 del Comitato internazionale della Croce Rossa, che ne fu il secondo presidente (dal 1864 al 1910, durante 46 anni !), scriveva all’epoca che « l’umanità, nella sua marcia ascendente verso un ideale sociale, tende a basare la sua costituzione sempre più nel rispetto del diritto. » La prima Convenzione di Ginevra del 1864 sui militari feriti in campagna, ne è secondo lui la dimostrazione e risponde alla definizione di Montesquieu, secondo cui « il diritto delle genti è fondato sul principio che le nazioni devono farsi in pace il più bene possibile ed in guerra il meno male possibile ». All’epoca molte persone di buona volontà andarono oltre quanto potesse sembrare un’utopia.

E così che il primo presidente del CICR (1863 e 1864) il generale Guillaume-Henri Dufour, quando assunse il comando dell’Esercito federale svizzero, che si apprestava ad entrare in ostilità contro i Cantoni secessionisti del Sonderbund, diceva nel suo Ordine del giorno del 5 novembre 1847: “Soldati, bisogna uscire da questa lotta, non solo vittoriosi, ma anche senza rimproveri; bisogna che si dica di voi; hanno combattuto valorosamente, quando era necessario, ma si sono mostrati dappertutto umani e generosi... Colui che porta la mano su una persona inoffensiva si disonora ed imbratta la sua bandiera.”

E dodici anni dopo, un terzo Ginevrino, membro fondatore del CICR, Henry Dunant, assisteva come testimonio involontario alla battaglia di Solferino, che l’incitò, con le donne lombarde della regione e Don Lorenzo Barziza, il parroco della Chiesa maggiore di Castiglione delle Stiviere (a sette km da Solferino), a portare soccorso, in tutta imparzialità, ai molti feriti fra i 40 mila uomini che rimasero sul campo dopo le sole 16 ore della battaglia di Solferino del 24 giugno 1859. Ritornato a Ginevra nel suo “Ricordo di Solferino”, libretto impressionante ed ancora oggi di attualità, pubblicato nel 1862, proponeva di concludere un trattato per neutralizzare i servizi sanitari militari sul campo di battaglia e di creare un’organizzazione umanitaria permanente per l’assistenza ai feriti di guerra.

L’azione di Solferino e Castiglione aveva indicato i principi della futura Croce rossa: umanità per la cura delle sofferenze, imparzialità per non fare differenze tra vittime buone e vittime cattive, indipendenza per poter agire senza istruzioni di uno dei belligeranti, neutralità per non giudicare sulla legittimità o meno delle parti al conflitto. Il Comitato internazionale fu creato nel 1863 e diede così inizio a quello che divenne poi il Movimento internazionale della Croce rossa con le molte Società nazionali; nel 1864 fu firmata da dodici paesi la prima Convenzione di Ginevra, al termine di una “Conferenza diplomatica” convocata dal Consiglio federale svizzero appunto a Ginevra.

Perché Croce Rossa ? La discussione preparatoria per la prima Convenzione aveva previsto che le infermiere volontarie portassero negli ospedali e sul campo un segno distintivo identico, ciò che era importante, per garantire la neutralità dei soccorsi. Il Dottor Louis Appia, altro membro fondatore del CICR, chiede che si porti un bracciale bianco al braccio sinistro con un segno distintivo ed internazionale, che il Generale Dufour propone essere una croce rossa su fondo bianco, invertendo i colori della bandiera svizzera. Credo sia importante ricordare qui che la conferenza internazionale non aveva in alcun modo fatto riferimento alla croce – greca del resto – come simbolo religioso.

I delegati vollero rendere omaggio allo Stato che aveva sul suo territorio convocato la conferenza che aveva dato origine ad una nuova istituzione.

La croce rossa era così entrata, già nel 1864, come emblema protettore, in particolare per i servizi sanitari degli eserciti, nel diritto internazionale. Fu solo nelle Conferenze diplomatiche del 1906 (senza risultato) e del 1929 che si parlò di un secondo ed un terzo emblema protettore. Le parti contraenti alla prima Convenzione decisero nel 1929 di ammettere anche gli emblemi protettori “mezzaluna rossa” e “leone rosso con sole”. L’Egitto e la Turchia per il primo e la Persia per il secondo, ebbero le loro rivendicazioni onorate dagli altri Stati. La Convenzione diceva che questi emblemi addizionali potessero essere usati dai servizi sanitari degli eserciti che già lo facevano. Pian piano l’uso della mezzaluna rossa andò allargandosi a diversi Stati divenuti indipendenti e di religione musulmana (una trentina oggi). La cosa non si generalizzò mai, in quanto, per esempio, il maggior Stato di religione islamica del mondo, l’Indonesia, continua ad usare la croce rossa. Un simbolismo religioso fu quindi introdotto dalla mezzaluna.... e non dalla croce. Se oggi il leone rosso non è più usato in Iran, dopo la caduta della monarchia imperiale, un problema delicato sussiste con Israele, che dal 1949, quando come nuovo Stato indipendente, aderì alle Convenzioni di Ginevra, utilizza sul campo come emblema protettore – sulla base di una riserva fatta al momento dell’adesione – il “Magen David Adom” la stella di Davide rossa, come quella azzurra della sua bandiera nazionale. Il problema risiede nel riconoscimento, da parte del CICR, che ne ha il mandato statutario, della Società nazionale di soccorso israeliana, che come lo Stato d’Israele, non ha voluto utilizzare la croce o la mezzaluna. Il Comitato internazionale, sempre sulla base dello Statuto del Movimento, approvato anche dagli Stati parti alle Convenzioni di Ginevra, deve, nel riconoscimento delle nuove Società nazionali, rispettare dieci criteri, tra cui quello che dice che la Società deve utilizzare un emblema (ed il nome) previsto dalla prima Convenzione. Si è quindi da più di cinquantanni entrati in un circolo vizioso, Israele ed il MDA, esigendo il riconoscimento ed il CICR riferendo la problematica agli Stati, che, a dire il vero, nella Conferenza diplomatica del 1949 avevano rifiutato con un solo voto di scarto l’inserzione della Stella rossa di Davide nella Convenzione.

Pur il CICR, per promuovere la neutralità dei soccorsi, essendo contrario alla proliferazione degli emblemi, io avanzai l’idea nel 1992, in un articolo nella Rivista internazionale della Croce Rossa, di proporre agli Stati un emblema addizionale nuovo, di fantasia, senza connotazione culturale, religiosa o politica, che avrebbe potuto raccogliere la maggioranza necessaria in una conferenza diplomatica, più facilmente che la stella rossa. I lavori avanzarono lentamente ma in modo sicuro, quando il Movimento della Croce Rossa nel 1999 aveva messo sul tavolo dei governi la proposta di adottare come emblema addizionale un rombo rosso, che anche Israele avrebbe potuto accettare, almeno per discussione. Fu la Croce Rossa amerciana, che con l’insistenza per il Magen David Adom, bloccò la dinamica positiva, l’ ”intifada II” fece il resto !

Perché parlo di Diritto di Ginevra ? Il Diritto internazionale umanitario – l’ho già menzionato – è nato a Ginevra e tutte le tappe significative del suo sviluppo hanno avuto luogo a Ginevra, dove ha anche sede il Comitato internazionale della Croce Rossa, istituzione specificamente neutrale ed indipendente, di diritto privato, con mandato internazionale, che ha il compito di proteggere ed assistere le vittime dei conflitti armati, istituzione che è anche guardiana del Diritto internazionale umanitario. Ed il CICR è stato il principale motore dello sviluppo di questo importante settore del diritto internazionale pubblico, è lui che ha fatto pressione sugli Stati perché accettino le estensioni successive della protezione convenzionale, è lui che ha preparato le bozze che le Conferenze diplomatiche del 1864, 1906, 1929, 1949 e del 1974 a 1977 hanno accettato come documenti di base per le loro deliberazioni. I suoi rappresentanti hanno anche partecipato a tutte queste Conferenze come esperti. Il CICR ha sempre insistito che le vittime civili e militari, sul campo e in mare, prigionieri e feriti, rimanessero al centro di questo capitolo del diritto delle genti; il suo discorso era tanto più credibile, che i suoi delegati erano costantemente presenti sul terreno.

Il contributo del Diritto di Ginevra alla consolidazione della pace è considerevole, in quanto permette allo spirito umanitario di farsi sentire nelle situazioni di conflitto. Il suo obiettivo principale è di evitare che l’umanitario affoghi nella barbaria assoluta e vuole almeno mettere ostacoli a un’evoluzione del genere. È così che il diritto internazionale umanitario contribuisce a gettare le basi sulle quali un ordine pacifico potrà essere stabilito alla fine delle ostilità. Una pace duratura – basata sulla giustizia ed il perdono – potrà avere più possiblità di successo, se sulla base del diritto nel periodo bellico una certa reciproca fiducia si è mantenuta senza riserve mentali per rispettare le disposizioni convenzionali.

Ma è importante ricordare che il diritto umanitario non è una specialità esclusivamente ginevrina e della Croce Rossa. Tutte le culture hanno avuto regole che tendevano a frenare la violenza, compresa la forma “istituzionalizzata” della violenza, che è chiamata guerra. Il contenimento della violenza dovrebbe sempre essere l’espressione della civilizzazione.

Molto spesso furono regole d’ispirazione religiosa, che erano rispettate essenzialmente fra popoli di stessa estrazione culturale. Vorrei soprattutto ricordare i teologi gesuiti e domenicani del XVImo secolo in Spagna, a Salamanca ed Alcalá. Francisco de Vitoria ed il Vescovo Bartolomeo de Las Casas furono i più famosi, che già allora reclamarono la protezione dei civili e la neutralizzazione dei feriti.

Ritornando al diritto di Ginevra, ricordiamo che la Prima Convenzione del 1864 – come lo aveva postulato il chirurgo napoletano Palasciano – porta sulla neutralizzazione dei feriti e malati sul campo di battaglia. Sarà esaminata ed emendata nel 1906 e 1929. È a quest’epoca che una nuova Convenzione sui prigionieri di guerra è firmata. Nel 1949 ci fu poi una revisione completa delle Convenzioni esistenti e la ripresa in una nuova Convenzione delle disposizioni disperse sulla protezione ed il miglioramento della sorte dei feriti, dei malati e naufraghi in mare.

E poi la quarta Convenzione di Ginevra del 1949.
Il Vescovo de Las Casas – che ho appena menzionato – aveva già incluso – come più tardi il Generale Dufour – nella lista di persone da proteggere i religiosi, gli stranieri, le donne, i bambini, in breve i civili non armati, che con i prigionieri e feriti costituiscono le persone “hors de combat”. Ma fino al 1949 nessuna convenzione proteggeva i civili esplicitamente. Questa quarta Convenzione, anche se ancora un po´ timidamente, tira le prime conseguenze della seconda guerra mondiale e crea una base giuridica sul trattamento dei civili e sull’assistenza che è loro dovuta, anche in pieno conflitto da un’organizzazione umanitaria quale il CICR.

Le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 – di cui abbiamo festeggiato il cinquantesimo anniversario in una suggestiva cerimonia nel 1999 - sono oggi universali.

I conflitti armati che hanno accompagnato negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso la decolonizzazione hanno portato gli Stati a rinforzare la protezione dei civili nei due Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di Ginevra, firmati nel 1977, uno per i conflitti armati internazionali e l’altro per i conflitti interni. Questi Protocolli hanno permesso di precisare e sistematizzare il Diritto di Ginevra e di introdurvi le disposizioni del Diritto dell’Aja sulla condotta delle ostilità. Questo Diritto dell’Aja ha una sua storia propria, iniziata dallo Zar Alessandro II, con l’adozione della Dichiarazione di Pietroburgo del 1868, che proibiva per la prima volta l’utilizzazione di un certo tipo di proiettili esplosivi. Il percorso di questo diritto è importante, se si considerano le dichiarazioni e convenzioni successive sulle leggi e costumi della guerra.

Un’altra innovazione significativa fu quella del Protocollo aggiuntivo II che contiene le disposizioni applicabili a conflitti armati non internazionali. Questo era già stato fissato in modo sommario nell’importante art. 3 comune alle convenzioni di Ginevra, proclamando che il belligerante deve trattare con umanità e senza discriminazione ogni persona che non partecipa più alle ostilità. Le disposizioni del Protocollo II designano quanto debba essere compreso nel principio dell’inviolabilità della dignità umana.

Il Diritto di Ginevra proibisce anche, particolarmente nel Protocollo aggiuntivo I, determinate armi e munizioni. È così che sono vietate armi o proiettili di natura a creare delle sofferenze superflue o che colpiscono senza discriminazione. Il Protocollo precisa anche che le parti contraenti devono assicurarsi nello sviluppo e nell’acquisto di nuove armi, come pure di nuove forme di combattimento, che l’impiego dell’arma contestata non sia in contraddizione con il diritto internazionale umanitario.

Toccando – purtroppo brevemente, perché una conferenza potrebbe unicamente essere consacrata a questo – l’arma nucleare, bisogna constatare che sono molti i trattati che si riferiscono ad aspetti particolari di quest’arma di distruzione massiccia, ma che non esiste un vero e proprio divieto della sua utilizzazione, anche dopo la fine della guerra fredda. Nel contesto del negoziato per il Protocollo aggiuntivo I, le tre potenze nucleari occidentali avevano fatto delle dichiarazioni concordanti, secondo le quali una conferenza diplomatica sul diritto umanitario non avrebbe la leggitimità di occuparsi dell’arma nucleare. Ci furono poi diverse dichiarazioni ai verbali della conferenza e riserve al momento della ratifica, anche da parte di tutti i paesi della NATO che ne sono divenuti parti contraenti, tenuto conto che la Turchia e gli Stati Uniti non hanno ratificato – per ora – i Protocolli aggiuntivi, che contano ora 161 rispettivamente 156 parti contraenti.

Non elaboro oltre le mie considerazioni “ de lege lata” sul divieto dell’arma nucleare come arma fatale, perfettamente cieca, dove è impossibile prevedere la discriminazione, in quanto la Corte internazionale di Giustizia ha dato un parere consultivo su questo argomento l’8 luglio 1996, che mi sembra interessante di approfondire, in quanto indica alcune condizioni all’utilizzazione dell’arma. Personalmente non posso che rammaricarmi “de lege ferenda” – come l’ho pubblicamente fatto in occasione del 50mo anniversario della bomba d’Hiroshima – che il negoziato non abbia ripreso, tenuto conto di una situazione internazionale nuova e della proliferazione delle potenze nucleari.

Ho insistito finora sulle disposizioni delle Convenzioni di Ginevra in relazione alla protezione delle vittime, ma voglio ricordare il dovere dei belligeranti di autorizzare le azioni di assistenza in favore della popolazione civile, anche in territorio nemico; anche ciò è in funzione della protezione di queste vittime. Anche l’attività del CICR – e della sua Agenzia centrale di Ricerca – che si basa sul mandato delle Convenzioni di Ginevra, è essenzialmente un’attività di protezione da parte dell’intermediario umanitario specificamente neutrale ed indipendente. Riassumendo in sette punti le regole fondamentali del Diritto umanitario applicabili nei conflitti armati, come fu fatto nella Rivista internazionale della Croce Rossa del 1978, possiamo ritenere che:
Le persone “hors de combat” e quelle che non partecipano direttamente alle ostilità hanno diritto al rispetto della loro vita e della loro integrità fisica e morale.
È vietato uccidere o ferire un avversario che si arrende o è fuori del combattimento.
I feriti ed i malati saranno raccolti e curati dalla parte al conflitto che avrà il controllo del territorio sul quale si trovano. La protezione copre anche il personale sanitario; gli stabilimenti, mezzi di trasporto e materiale sanitario. L’emblema della croce rossa, come pure quello della mezzaluna rossa, sono i segni di questa dovuta protezione e devono essere rispettati.
I combattenti catturati ed i civili che si trovano sotto l’autorità della parte avversa hanno diritto al rispetto della loro vita, dignità e diritti personali e delle loro convinzioni. Saranno protetti contro ogni atto di violenza e di rappresaglie. Essi avranno diritto di scambiare notizie con le loro famiglie e di ricevere dei soccorsi.
Ogni persona deve essere a beneficio delle garanzie giudiziarie fondamentali. Nessuno può essere tenuto responsabile di un atto che non ha commesso. Nessuno può essere sottoposto a tortura fisica o mentale, ne a pene corporali ne ad un trattamento crudele o degradante.
Le parti al conflitto ed i membri delle loro forze armate non hanno un diritto illimitato sulla scelta dei metodi e dei mezzi di guerra. È in particolare vietato di impiegare armi o metodi di guerra di natura a causare perdite inutili o sofferenze eccessive.
Le parti al conflitto faranno sempre la distinzione tra popolazione civile e combattenti, in modo di risparmiare la popolazione ed i beni civili. La popolazione civile non può essere oggetto di attacchi. Attacchi possono solo essere diretti a obiettivi militari.

Rimane un punto fondamentale che è quello del rispetto del Diritto di Ginevra. La responsabilità è quella delle parti contraenti alle Convenzioni, ma è il CICR che – sulla base degli Statuti del Movimento internazionale della Croce Rossa, adottati anche dagli Stati – assume i compiti che gli sono riconosciuti dalle Convenzioni di Ginevra, di operare per l’applicazione fedele del diritto internazionale umanitario e di prepararne lo sviluppo eventuale. Questo deve farsi attraverso degli interventi scritti ed orali presso i belligeranti, in determinate circostanze anche con appelli pubblici. Ne so personalmente qualche cosa, in quanto in 13 anni di CICR ho dovuto spesso intervenire ad alto livello presso le parti a conflitti determinati, ma anche in generale presso le parti contraenti delle Convenzioni di Ginevra. Questo specialmente invocando l’art. 1 comune alle Convenzioni che declama che è dovere di ogni parte contraente di rispettare e fare rispettare le disposizioni convenzionali. Bisogna essere determinati in questo senso, stigmatizzando le violazioni ed inadempienze nell’applicazione del diritto di Ginevra e la neutralità del CICR non impone alcuna ritenuta in materia, anche se una certa discrezione nei confronti dell’opinione pubblica può facilitare – secondo i casi – il successo dell’intervento. Il “jus ad bellum” non è compito del CICR, mentre il “jus in bello” lo è. In altre parole ad ognuno il suo compito: l’umanitario deve restare al di fuori del discorso politico, ed il mondo politico deve astenersi dalla politicizzazione dell’umanitario.

Questa affermazione mi sta a cuore per ricordare l’importanza dell’indipendenza delle Società di Croce Rossa, che devono astenersi dalla politica del paese ed i cui dirigenti devono essere l’espressione della base di volontariato dell’organizzazione e non possono, né devono, essere l’emanazione di organi politici ed occupare nello stesso tempo cariche politiche e di Croce Rossa. Questa distinzione diventa essenziale in situazioni di conflitto dove la Croce Rossa deve sempre saper mantenere neutralità ed imparzialità nella sua percezione esterna e nella sua azione. Diverse situazioni di confusione, mi avevano indotto quale Presidente del CICR di scegliere un’insegna da utilizzare a tutti i livelli con una croce rossa su fondo bianco circondata da due cerchi concentrici neri con l’iscrizione “Comité international – Genève”, sempre e dappertutto in francese.

In seguito agli atti terroristici dell’11 settembre 2001 a New York e Washington, molti ed in particolare alcune parti contraenti delle Convenzioni di Ginevra, si sono domandati se il diritto internazionale esistente fosse ancora valido, vista l’evoluzione della società, delle violenze armate ed in particolare della recrudescenza del terrorismo. In Afghanistan, in Medio-Oriente e recentement in Irak – malgrado le dichiarazioni generali sulla volontà di rispetto del Diritto di Ginevra – vi sono state contestazioni sulla protezione dei prigionieri e diverse situazioni di non rispetto dell’emblema protettore, come quando un veicolo ben marcato dell’emblema protettore è stato attaccato dalle due parti a Baghdad ed un Delegato del CICR ha perso la vita. Sono personalmente convinto che, malgrado talune lacune, le Convenzioni di Ginevra ed i Protocolli aggiuntivi – che condannano del resto il terrorismo – restano perfettamente validi in situazioni quali quelle che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Il problema risiede soprattutto nell’universalizzazione dei Protocolli aggiuntivi e nella volontà delle parti contraenti di rispettare e fare rispettare le disposizioni convenzionali. È per questo che ben fa il CICR, col sostegno delle Società nazionali, a lavorare per la divulgazione del diritto internazionale umanitario a diversi livelli. Ricordiamo a questo proposito la collaborazione con l’Unione Parlamentare Internazionale (con pubblicazione speciale per parlamentari), i vari incontri con generali comandanti a Ginevra, in provenienza dei cinque continenti, i corsi per ufficiali dati a San Remo nell’ambito dell’Istituto internazionale di Diritto Umanitario, i numerosi corsi organizzati con la partecipazione del CICR per forze armate nazionali con manuali vari, gli esercizi nelle manovre della NATO, la divulgazione in seno ai servizi sanitari delle Società nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa, i manuali scolastici creati appositamente per le scuole obbligatorie nelle repubbliche indipendenti dell’ex URSS, in particolare in Russia; mezzi teatrali, audiovisivi, radiofonici ed altri vengono usati a tal uopo. A Ginevra un Centro universitario di Diritto Umanitario è stato creato, dove, non solo studenti di grado superiore, ma anche docenti di diritto internazionale sono venuti per approfondire le conoscenze in diritto umanitario.

Lasciatemi in fine ricordare che le Convenzioni di Ginevra ed il primo Protocollo aggiuntivo indicano l’obbligo per le parti contraenti di perseguire ugualmente gli autori di determinate violazioni particolarmente gravi di disposizioni delle Convenzioni stesse. Questa forma di giurisdizione penale universale obbligatoria di ogni singolo Stato non è stata un successo, specialmente perché la grande maggioranza degli Stati non ha creato le strutture giudiziarie nazionali competenti sul piano formale e materiale per le procedure penali pertinenti. Questo spiega anche perché il CICR è stato uno dei principali promotori dello Statuto di Roma per la Corte criminale internazionale, che è ora operante all’Aja. Questo lavoro fu iniziato a Ginevra con intensi e regolari contatti con la Commissione del Diritto Internazionale dell’ONU, che presentò all’Assemblea generale la prima bozza di statuto, poi elaborata in un progetto di accordo a New York, per essere infine negoziato e firmato a Roma quattro anni orsono. La Corte criminale, come pure i Tribunali ad hoc per l’ex Jugoslavia ed il Ruanda, creati dal Consiglio di sicurezza hanno la loro importanza per l’effetto dissuasivo che dovrebbero comportare. Non dimentichiamo comunque che la responsabilità principale di applicare il Diritto di Ginevra incombe agli Stati ed alle loro autorità, de jure o de facto.

Parlando del rispetto del Diritto di Ginevra, bisogna sempre ricordare – come già menzionato – l’articolo UNO delle Convenzioni che domanda alle parti contraenti di rispettare e far rispettare le disposizioni dei testi convenzionali e l’articolo 89 del primo Protocollo aggiuntivo che incita le stesse parti contraenti all’azione congiunta in cooperazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Si tratta in particolare dell’Art. 24 della Carta delle Nazioni Unite che conferisce al Consiglio di sicurezza di mantenere la pace e la sicurezza internazionale e che proclama il dovere di agire. La sovranità degli Stati implica la loro responsabilità di proteggere i loro cittadini contro le catastrofi che è possibile di evitare, ma se questi non sono in grado o non vogliono farlo, questa responsabilità deve essere assunta dalla comunità degli Stati. Il rapporto “The Responsibility to Protect” (dicembre 2001), della Commissione internazionale sull’intervento e la sovranità degli Stati, risponde a questioni fondamentali del Segretario generale, dopo il Ruanda e Sebrenica, o – per altre ragioni – dopo il Kossovo e Timor Est. La Commissione, eliminando il termine di “intervento umanitario”, che resta ambiguo e che dimentica le vittime, ha sviluppato il suo rapporto intorno alla responsabilità di prevenire, la responsabilità di reagire – in casi estremi, anche l’intervento armato – e la responsabilità di ricostruire.

Quale può essere la giusta causa per un intervento militare, misura eccezionale e straordinaria. Perché possa essere giustificata, abbiamo detto, bisogna che un danno grave ed irreparabile a scapito di esseri umani stia avvenendo o rischi di avvenire in due circostanze precise (di cui diamo una definizione dettagliata):
Perdite considerevoli in vite umane, effettive o presunte;
Una “pulizia etnica” su grande scala, effettiva o presunta, compiuta con assassinii, spostamenti coatti di popolazione, terrore e stupro sistematico.

La proporzionalità dei mezzi, una prospettiva ragionevole di successo nel senso di diminuire la sofferenza della popolazione innocente, e soprattutto la giusta intenzione per terminare una situazione di grave oppressione, sono stati da noi ricordati come criteri precauzionali. Ed infine ci siamo attaccati al criterio della giusta autorità, che non può essere altri che il Consiglio di sicurezza.

Questo ci riporta alla guerra in Irak che resta per me illegale, come anche illegittima in quanto condotta per dismantellare le armi di distruzione massiccia (mai trovate), per avere sotto controllo un covo di terrorismo (mai dimostrato), per abolire un regime tirannico (ciò che è riuscito, senza tuttavia aver trovato il dittatore); regime tirannico che non avrebbe tuttavia riempito oggi le clausole menzionate del rapporto “La responsabilità di proteggere”, il quale esclude del resto un intervento armato semplicemente per un cambio di regime.

Osservando quanto è avvenuto e continua a capitare in Irak, devo dire che il più abietto è stato per me di prendere coscienza che la vita, la persona umana, sembrano escluse dalle strategie di coloro che hanno deciso e di quanti hanno comandato questa guerra ingiusta. La persona non esiste più. Si parla in generale di gente, di masse, di istrumenti, di armi, di materiale di poco valore, di scarto quasi, eventualmente utilizzabile come moneta di scambio, come istrumento di pressione. Ho anche potuto in queste delicate circostanze osservare l’azione del CICR, sempre presente da più di cent’anni in Irak, nei contatti con i belligeranti per esigere il rispetto delle Convenzioni, nella ricerca dei prigionieri per poterli proteggere, nell’assistenza in condizioni difficilissime agli ospedali, nel ristabilimento in diverse città della fornitura di acqua potabile, nella ricerca dei dispersi ed in molte altre azioni umanitarie di sua competenza.

Ho ripensato in queste settimane ai miei 13 anni di presidenza del CICR, che mi hanno costantemente messo in contatto con la sofferenza umana, causata direttamente o indirettamente dai nostri simili: uomini e donne come noi. È per questo che il desiderio di pace (pace reale nella giustizia e nel perdono) diventa istrumentale per mettere fine ai conflitti ed alla violenza. La pace ha un prezzo: è quello dell’investimento massiccio nella prevenzione. In questo arduo compito – dove il CICR ha un ruolo importante – bisogna investire più risorse umane e mezzi finanziari, avere più coraggio, muoversi di più nella diplomazia preventiva, agire per più coordinazione e più convergenza in seno al sistema delle Nazioni Unite e più coerenza nell’azione delle istituzioni di Bretton Woods ed un ravvicinamento dell’OMC a questo sistema ed a quello delle Nazioni Unite.

Lasciatemi concludere con il “mission statement” del CICR, che riassume credo tutto ciò che ho tentato di dirvi in questa relazione:
“La missione esclusivamente umanitaria del CICR è di proteggere la vita e la dignità delle vittime della guerra e della violenza interna e di prevenire le sofferenze create da queste situazioni
Agendo direttamente presso le vittime,
Assumendo il suo ruolo d’istituzione e di intermediario neutrale ed indipendente,
Influenzando il comportamento di tutti gli attori potenziali ed attuali di queste violenze attraverso il dialogo e la divulgazione del diritto umanitario e dei principi del Movimento [della Croce Rossa] e per mezzo di un’azione normativa”.


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3- Croce Rossa Italiana - Ispettorato IIVV di Cesena
organizza sabato 28 giugno pv presso il Centro Addestramento Polizia Stradale di Cesena
Corso Informativo sulla Guerra NBC.
Per informazioni:
COMITATO LOCALE C.R.I.
Via Zuccherificio, 85
47023 – CESENA
Fax 0547.611006
c.a. Ispettrice IIVV
Teresa RIVA

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Si comunica che il CORSO DI PROTEZIONE CIVILE E DI COOPERAZIONE CIVILE MILITARE, con distintivo, organizzato dall’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta - CISOM NON si svolgerà sabato 7 giugno 2003.
Sopravvenuti impegni delle aule universitarie per il noto referendum della metà di giugno, rendono necessario rinviare lo svolgimento del Corso.

Quindi, il Corso si svolgerà il prossimo 27 settembre 2003, sempre presso l’Università degli Studi di Foggia.

Principali temi trattati:
Legislazione nazionale e normativa internazionale in materia di protezione e difesa civile;
Azioni internazionali di soccorso;
Cooperazione civile militare;
Gestione grandi emergenze: esperienze nazionali e internazionali;

Il corso durerà una intera giornata dalle ore 8.30 alle ore 18.00, presso l’Università degli Studi di Foggia. La quota di iscrizione è fissata in euro 20.00 (comprensiva di materiali ed attestato di partecipazione). Il distintivo costa euro 5.00.

È necessaria la pre-iscrizione al corso mediante fax contenente i dati anagrafici ed i recapiti.

Segreteria Organizzativa: Studio Legale Associato Marzocco Via Gorizia 8 – 71100 Foggia – tel. 0881.709200 - Fax 0881.772858;
Pre-iscrizioni: fax 0881.772858;

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