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n° 164 del 27 November 2003 Stampa E-mail
mercoledì 26 novembre 2003
27 novembre 2003
nr. 164
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr. 888 indirizzi e-mail


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1 - Comunicato Stampa nr.75 del 27 novembre 2003
L’UEFA EURO 2004TM sostiene la campagna CICR « I bambini nella guerra »
L’arbitro di fama mondiale, Pierluigi Collina, è stato designato ambasciatore della campagna.
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2 - Rivista internazionale della Croce Rossa n. 851 Settembre 2003
Indice degli argomenti
Traduzione non ufficiale di Luigi Micco

3 - Rivista internazionale della Croce Rossa n. 851 Settembre 2003
Editoriale
Traduzione non ufficiale di Luigi Micco

4 - allegato
“La codificazione dei crimini contro l'Umanita' e l'Articolo 7
dello Statuto della Corte Penale internazionale”
Di Roberto Arnò
1- Comunicato Stampa nr.75 del 27 novembre 2003

L’UEFA EURO 2004TM sostiene la campagna CICR « I bambini nella guerra »
L’arbitro di fama mondiale, Pierluigi Collina, è stato designato ambasciatore della campagna.
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Ginevra (CICR) – L’Unione delle associazioni europee di football (UEFA) e il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), ha concluso un accordo unico nel suo genere volto ad attirare l’attenzione sulla sorte dei bambini in tempo di guerra, tra i preparativi dell’UEFA EURO 2004TM.


L’UEFA offre al CICR una bell’occasione di informare un vasto pubblico di circa sette miliardi di spettatori sulla necessità di protezione dei bambini in tempo di guerra. <E’ una nuova possibilità per noi di far sapere quello che facciamo per aiutare alle vittime dei conflitti armati>, ha spiegato il presidente del CICR Jakob Kellenberger. Ha continuato < Il mondo del football e il CICR non sono, a prima vista, dei partner naturali, ma uno come l’altro, e ciascuno a suo modo, possono portare ai giovani che hanno visto distruggere la loro comunità dalla guerra, una speranza e una nuova motivazione>.

Sotto il motto : < Proteggiamo i bambini nella guerra !>, il CICR e l’UEFA si sforzano congiuntamente di sensibilizzare il pubblico ai bisogni dei bambini che soffrono le conseguenze della guerra. Pierluigi Collina, considerato come il migliore arbitro del mondo, sarà l’ambasciatore di questa campagna. Con questo titolo, egli visiterà una delle zone operative del CICR dove egli assisterà alle attività nel settore della riambientazione e il ristabilimento dei legami familiari. Egli arbitrerà anche una partita di “juniors”.

In qualità di arbitro, il mio ruolo è di controllare che i giocatori rispettino le regole del gioco. Il CICR mette in opera le sue attività affinchè le persone impegnate in un conflitto armato rispettino il diritto dei conflitti armati. Si tratta di una collaborazione interessante, ha dichiarato Colina, <Io mi auguro che la mia partecipazione a questa campagna contribuisca a far prendere coscienza agli appassionati del football e al grande pubblico riguardo ai problemi specifici che i bambini devono affrontare nelle terribili circostanze che una situazione di conflitto rappresenta.>

La collaborazione sarà svolta per il periodo che va fino alla finale di questo torneo, che si giocherà a Lisbona, l’estate prossima. In occasione delle manifestazioni che si terranno da oggi ad allora, l’attenzione del pubblico sarà focalizzata su quattro tipi di attività con soggetto i bambini in tempo di guerra: la riunione con le loro famiglie, aiutarli a ristabilirsi dal punto di vista psichico e psicologicamente, rispondere ai loro bisogni essenziali e fare propaganda contro l’arruolamento dei bambini-soldato.


Sostenere gli sforzi fatti dal CICR per andare in aiuto ai bambini vittime della guerra riflette i valori che difende l’UEFA>, ha sottolineato Garhard Aigner, segretario generale dell’UEFA. <Lo sport, e soprattutto il football, si è rilevato molto efficace per quanto riguarda la rieducazione fisica e mentale dei bambini che hanno subito gli effetti nefasti di una guerra. Le nozioni del “fair-play”, di solidarietà e di spirito di squadra possono contribuire a dare loro una nuova base sulla quale ricostruire la loro vita.

In occasione della visita alla sede del CICR a Ginevra, Il Sig.Aigner, ha donato al CICR, per il settimo anno consecutivo, un assegno del valore di un milione di franchi svizzeri

Informazioni complementari :
Ian Piper, CICR Genève, tél. : +41 22 730 20 63 o +41 79 217 32 16 o +41 79 203 43 38



2-Rivista internazionale della Croce Rossa n. 851 Settembre 2003
Indice degli argomenti
Traduzione non ufficiale di Luigi Micco



Editoriale

La guerra ha una fine? L’azione del Comitato Internazionale della Croce Rossa quando le armi tacciono (Marion Harroff-Tavel)

Indennizzo a favore delle vittime secondo il diritto internazionale umanitario
(Liesbeth Zegveld)

Risarcimento delle violazioni del diritto internazionale umanitario (Emanuela-Chiara Gillard)

Considerazioni di ordine umanitario nei lavori della Commissione di indennizzo delle Nazioni Unite (Fred Wooldridge et Olufemi Elias)

Amnistia dei crimini di guerra: definire i limite del riconoscimento internazionale
(Yasmin Naqvi)

Limitazione temporale per il United States Alien Tort Claims Act (J. Romesh Weeramantry)

Riflessione sull’umanitarismo: Un letto per la notte di David Rieff (Andras Vailin)

La Croce Rossa tra Ginevra e Parigi (François Bugnion)

Diritto internazionale umanitario e altri regimi legali: interazione in situazioni di violenza
(Jakob Kellenberger)

Implementazioni nazionali di diritto internazionale umanitario
Aggionamento semestrale sulle legislazioni nazionali e casi di legge: Gennaio-Giugno 2003

Dottrina relativa alla cooperazione tra il CICR e le società Nazionali
Apertura di un forum elettronico per le commissioni Nazionali di Diritto Internazionale Umanitario

Libi ed articoli

Acquisizioni recenti del Centro d’Informazione e documentazione, CICR


3-Rivista Internazionale della Croce Rossa N. 851
Editoriale – CICR settembre 2003 N. 851
Traduzione non ufficiale di Luigi Micco


La nozione di “vittime di guerra” ha diversi significati. Può intendere l'insieme delle persone che il diritto umanitario cerca di proteggere durante un conflitto armato (internazionale o non internazionale). Si sa che spesso, gli scontri armati toccano, direttamente o indirettamente, l'insieme della popolazione del (o dei) Paese in guerra, e che ogni persona può essere colpita nella propria integrità fisica o mentale o nel godimento dei propri diritti fondamentali e può soffrire moralmente o perdere i propri beni.
L'aiuto umanitario portato a tutte le vittime di guerra così intese tende ad attenuare, per quanto possibile, le conseguenze nefaste dei conflitti. Le organizzazioni umanitarie, all’opera in una situazione di conflitto, sopperiscono spesso al debole aiuto delle parti e le loro azioni devono basarsi sui principi fondamentali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa: l'assistenza umanitaria deve essere fornita alle vittime in modo imparziale e senza discriminazione.

Al termine di un conflitto, l'azione umanitaria dovrebbe conformarsi agli stessi principi. Tuttavia, nella misura in cui i bisogni urgenti ed immediati non bastano più a guidare l'azione, la scelta dei beneficiari così come la durata e l'ampiezza dell'azione umanitaria diversamente sembra più difficile da determinare. Il CICR si è soffermato su questa questione delicata e ha tentato di trovare delle risposte: Marion Harroff-Tavel traccia, nel suo articolo sull'azione del CICR nei periodi di transizione, le ragioni di questa politica ed i criteri di azione di cui l'istituzione si è dotata per affrontare al meglio tali situazioni.

Tuttavia, in diritto internazionale, la nozione di "vittima" si definisce normalmente in modo più restrittivo, perché copre solamente le persone che hanno subito un danno in seguito ad un fatto internazionalmente illecito. A questo riguardo, conviene notare che il diritto internazionale umanitario prevede il risarcimento solo in caso di violazione delle sue norme. Questa accezione forma un insieme di "vittime" nettamente più stretto che per le organizzazioni umanitarie, poiché una persona uccisa nel rispetto del principio di proporzionalità, i famosi danni collaterali, non sarebbe in questo senso una “vittima”, mentre il suo vicino, colpito 100 metri più lontano da un bombardamento cieco, lo sarebbe e potrebbe beneficiare di un risarcimento dunque. Tuttavia, anche in seno a quest’insieme ristretto di “vittime”, la grande maggioranza non ottiene mai il risarcimento al quale avrebbe diritto. Alcune aperture si profilano tuttavia all'orizzonte.

L'articolo di Lisbeth Zegveld esamina la questione del diritto al risarcimento delle vittime di violazioni del diritto internazionale umanitario ed analizza gli strumenti giuridici messi a loro disposizione così come le limitate misure con le quali possono fare valere questo diritto. Il contributo di Emmanuela Chiara Gillard sullo stesso argomento conclude che nell'assenza di meccanismi specifici, le vittime sono incapaci di fare valere i loro diritti e non ottengono nessuno risarcimento. La necessità di meccanismi precisi, sulla falsa riga della Commissione di risarcimento costituita in seguito al conflitto armato tra l'Eritrea e l'Etiopia, permette di stabilire dei precedenti, anche se sono ancora a livello di principi. Difatti, l’applicazione pratica di questi meccanismi che restano poco numerosi, è comunque delicata; nell'esempio citato, si fa fatica a vedere come le troppo numerose vittime delle violazioni del diritto internazionale umanitario commesse durante questo conflitto che ha messo di fronte due paesi poveri, potrebbero un giorno ricevere un'indennità o come si potrebbe giustificare nei fatti che le altre vittime nel senso più ampio non lo otterranno.

L'articolo di Fred Wooldrige e di Olufemi Elias descrive l'importanza delle considerazioni di ordine umanitario in seno a meccanismi quali la Commissione di indennizzo delle Nazioni Unite. Questa ultima è stata creata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per esaminare le domande di indennizzo formulate dalle vittime dell'invasione e dell'occupazione illecita del Kuwait da parte l'Iraq nel 1990. È interessante notare che questa Commissione ha trattato inizialmente le domande delle vittime del conflitto secondo la definizione di persone protette ai sensi delle Convenzioni di Ginevra - i feriti, i prigionieri di guerra e gli internati – applicando così ad una nozione di vittima più ampia di quella che è normalmente applicabile in caso di risarcimento. Questa Commissione rischia tuttavia di restare un'eccezione: l'applicazione del diritto internazionale da parte del Consiglio di sicurezza, quando questo determina un'eventuale violazione, è spesso politica e parziale. Gli esempi recenti dimostrano inoltre che l'indennità dovuta alle vittime varia enormemente secondo gli Stati impegnati.

Ai sensi del diritto penale, ogni persona fisica nei confronti della quale è stata commessa un'infrazione che rientra nella competenza del tribunale è una vittima che può fare valere il proprio diritto a che i malfattori siano condotti in giudizio. Il sistema della giurisdizione universale sembra dare ragione a questo tipo di vittime. Ma, malgrado l’istituzione dei tribunali internazionali, il perseguimento penale universale dei criminali di guerra è restato un’eccezione; inoltre, l'amnistia dei crimini di guerra o di altri crimini internazionali è una realtà politica. L'articolo di Yasmin Naqvi esamina la questione di sapere se queste amnistie possono o devono essere riconosciute giuridicamente e se sì, in quale misura. Appare, una volta ancora, che la repressione penale dei crimini di guerra è soprattutto un strumento del sistema internazionale prima di essere un mezzo per fare valere il diritto delle vittime a che giustizia sia fatta.

 
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