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n° 172 del 16 Dicembre 2003 Stampa E-mail
lunedì 15 dicembre 2003
16 dicembre 2003
nr. 172
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr. 895 indirizzi e-mail


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1-CICR Comunicato stampa n° 03/80 del 9 dicembre 2003
“Il CICR lancia un appello per 905 milioni di franchi svizzeri allo scopo di coprire le sue attività umanitarie nel 2004”
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

2-CICR Comunicato stampa n° 03/81 del 10 dicembre 2003
“Visita ufficiale del presidente della Repubblica croata al CICR”
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

3- CICR News n° 03/156 dell’11 dicembre 2003
“Repubblica democratica del Congo: i ricongiungimenti famigliari proseguono tra Kinshasa e Goma”
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

4-Pubblicato su AFRICA ON-LINE del 12 Dicembre 2003
“Repubblica Democratica del Congo: stupri e saccheggi continuano ad affliggere il Lubero meridionale, provincia del Kivu Settentrionale”
Traduzione non ufficiale di Max Cappone

5-Riflessione di Max Cappone su
“Un triste anniversario: Nanchino (RCP) 13 Dicembre 1937 - 13 Dicembre 2003”


6- Allegato
VITA non profit on line - del 15 dicembre 2003
http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=38197
“USA: la Croce Rossa miglior non profit dell’anno”
di Gabriella Meroni
Comunicatoci da Beppe Sonzogni
1-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 03/80 del 9 dicembre 2003
"Il CICR lancia un appello per 905 milioni di franchi svizzeri allo scopo di coprire le sue attività umanitarie nel 2004"
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera



Ginevra (CICR) – Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha presentato oggi [9 dicembre NdT] alla stampa le sue priorità e le sue richieste di fondi per il 2004. Il CICR lancia un appello in vista della raccolta di più di 900 milioni di franchi svizzeri per condurre le sue attività umanitarie in 80 Paesi.

Il budget sottoposto alla comunità dei donatori prevede 755 milioni di franchi per coprire le spese delle operazioni e 150 milioni per i progetti ai quali partecipa l’insieme dell’istituzione e per il coordinamento e il sostegno forniti dalla sede.

Tra le dieci operazioni più importanti in termini di finanziamento figurano l’Iraq, il Sudan, l’Afghanistan, la Repubblica democratica del Congo, Israele e i territori palestinesi. Per quel che riguarda l’Iraq, una richiesta di fondi aggiuntiva sarà probabilmente lanciata all’inizio del 2004, una volta che l’esame in corso relativo alle operazioni sarà terminato.

Presentando il budget e le priorità per l’anno prossimo, il presidente del CICR, Jakob Kellenberger ha dichiarato: “Il CICR, nelle sue attività che mirano a portare protezione e assistenza alle persone colpite dai conflitti armati e dalle situazioni di violenza, più che mai farà campagna e agirà nel 2004 per essere percepito come una organizzazione umanitaria indipendente e in quanto tale condurrà la sua azione”. Il presidente ha, inoltre, sottolineato che la preoccupazione principale del CICR sarà, come sempre, di agire il più vicino possibile alle persone colpite da un conflitto armato, indipendentemente da chi siano e da dove si trovino.

Kellenberger ha anche messo in evidenza che la instabile situazione in materia di sicurezza e lo spazio umanitario sempre più ridotto preoccupano particolarmente le organizzazioni quali il CICR, che agisce in maniera indipendente fondando la sua azione sui principi di neutralità e indipendenza. Ha aggiunto che il sostegno diplomatico e finanziario dei donatori e della comunità degli Stati è cruciale affinché l’istituzione possa apportare un aiuto efficace alle persone bisognose.




2-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 03/81 del 10 dicembre 2003
"Visita ufficiale del presidente della Repubblica croata al CICR"
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera


Ginevra (CICR) – Il presidente della Repubblica croata, Stjepan Mesic, ha effettuato il 10 dicembre una visita ufficiale alla sede del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). E’ stato accolto dal presidente dell’istituzione, Jakob Kellenberger, e dai quadri superiori del CICR.
Nel corso della seduta di lavoro che è seguita, la discussione ha portato essenzialmente sulle relazioni bilaterali tra le autorità croate e il CICR e sul bilancio delle attività svolte dall’istituzione in Croazia da un decennio. Sono state inoltre evocate la recente Conferenza internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e le priorità operazionali del CICR per l’anno 2004 (cfr. comunicato stampa 03/80 in questo numero di Caffè Dunant).


3-Repubblica democratica del Congo: i ricongiungimenti famigliari proseguono tra Kinshasa e Goma News n° 03/156 dell’11 dicembre 2003
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

Il CICR ha proceduto, il 9 e 10 dicembre, ad una operazione di ricongiungimento famigliare tra l’est e l’ovest della Repubblica democratica del Congo (RDC), al fine di riunire 37 bambini non accompagnati con la loro famiglia.
L’età dei minori ricongiunti varia tra i 2 e i 18 anni e più della metà hanno meno di 12 anni. Essi sono stati dapprima registrati, poi riuniti con il loro consenso ai loro famigliari grazie alla preziosa collaborazione dei volontari della Croce Rossa nazionale, che si assicurano che i genitori vengano localizzati.
Questi ricongiungimenti famigliari, che si svolgono in tutte le province del paese, permettono di chiudere i dossier dei bambini che hanno ritrovato i loro genitori. Questo programma condotto in favore dei bambini non accompagnati è gestito dal CICR dal 1993, vale a dire da quando l’istituzione è presente nell’est della RDC.
Dall’inizio del 2003, più di 1.000 minori hanno ritrovato i loro genitori, mentre altri 1.000 attendono ancora che le loro famiglie siano localizzate.




4-Fonte: AFRICA ON-LINE del 12 Dicembre 2003
Sito: http://www.africaonline.com/site/Articles/1,3,54740.jsp


“Repubblica Democratica del Congo: stupri e saccheggi continuano ad affliggere il Lubero meridionale, provincia del Kivu Settentrionale”
Traduzione non ufficiale di Max Cappone

Staff Reporter
KINSHASA, 12 Dicembre 2003

Giovedi, una valutazione congiunta da parte di una missione umanitaria UN-NGO [Nazioni Unite e Organizzazioni Non Governative ndt] riporta che stupri, sequestri di donne e ragazze e saccheggi dei raccolti da parte di gruppi armati continuano ad affliggere la regione del Lubero meridionale, nella provincia del Kivu Settentrionale della Repubblica Democratica del Congo (RDC).

KINSHASA: più precisamente, la missione ha visitato numerose città e villaggi nella zona di sicurezza del Kenya dove la vasta dispersione di migliaia di persone e l’inaccessibilità di altre migliaia hanno superato ogni capacità delle organizzazioni umanitarie di venire incontro alle necessità sanitarie, alimentari ed educative di popolazioni prive di protezione.

Numerosi gruppi armati continuano ad essere attivi traverso la regione, incluse le forze del Rassemblement congolais pour la democratie - Kisangani / Mouvement de liberation (RCD-K/ML) [Raggruppamento congolese per la democrazia – Kisangani / Movimento di liberazione ndt], RCD – Goma e milizie Mayi-Mayi, tutti facenti attualmente parte del governo e delle forze militari nazionali unificate del Congo. Sono anche presenti elementi dell’Interahamwe, milizia degli Hutu ruandesi che abbandonarono il loro paese dopo aver avuto parte importante nel genocidio, avvenuto nel 1994, di circa 800.000 Tutsi e Hutu politicamente moderati.

Malaria, malnutrizione e malattie causate da acqua inquinata – dovute in larga misura da scarsezza di rifornimenti di acqua potabile – vengono riportate come estremamente diffuse nella regione.

La missione ha anche espresso preoccupazione per gli impatti che tali spostamenti demografici possono avere su ecosistemi già fragili, come il Parco Nazionale del Virunga, dove numerosi profughi si sono spostati in cerca di terra coltivabile e legna da ardere come pure di cacciagione per compensare una dieta povera di proteine.

Le Organizzazioni Non Governative che hanno partecipato alla missione comprendevano World Vision, Merlin, Oxfam-UK, CEPAC-PMU e Samaritan’s Purse. L’ONU era rappresentata dalla sezione affari umanitari del MONUC, dal Programma Mondiale per l’Alimentazione, dal’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura e dall’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari.

(IRIN)



5-Riflessione di Max Cappone su
“Un triste anniversario: Nanchino (RCP) 13 Dicembre 1937 - 13 Dicembre 2003”



Nanchino 13 dicembre 2003.
Oggi il sole splende anche se, come da stagione, l'aria é fredda. Oggi, tuttavia, é una giornata ancor più gelida del normale: é un gelo che richiama quello della morte.
Anche quest'anno come tutti gli anni, esattamente alle ore 11.00, le sirene dell'allarme aereo lanciano il loro lugubre lamento per tutta la città. Non si tratta di un singolo segnale ma di una ripetuta serie di segnali che coprono rumori e voci.
Come sempre, comincio a ricevere le telefonate preoccupatissime dei colleghi italiani da poco tempo in Cina. Li tranquillizzo: nessun raid aereo ci minaccia e neppure siamo oggetto di attacco missilistico.
E come sempre, comincio a raccontare come lo stesso suono, tanti anni fa, avvertiva la popolazione di Nanchino che le armate imperiali giapponesi stavano entrando in città dopo aver scardinato il dispositivo difensivo cinese. Nessuno poteva immaginare che quel 13 Dicembre 1937 avrebbe segnato l’inizio di un incubo per gli abitanti della capitale cinese; nessuno poteva sapere che stava per iniziare “Lo Stupro di Nanchino”.
I cinesi, in particolare quelli dello Jangsu (la regione di Nanchino), sono un popolo paziente e mite. Un po’ come noi italiani sono un popolo pacifico e scevro da miti “guerrieri”; sono orgogliosamente radicati alla tradizione e fieri della loro storia millenaria ma nella loro cultura non esiste il culto della “bella guerra”. Come noi, se necessario, sanno menare le mani ma proprio se non se ne può fare a meno e se le vie formali e diplomatiche sono fallite.
Quindi, quel lontano 13 Dicembre, le armate del Sol Levante trovarono una città prostrata e depressa ma priva di velleità resistenziali, le migliaia di prigionieri di guerra cinesi ormai rassegnati alla prigionia ed il corpo di polizia di Nanchino, che non si era ritirato col grosso delle truppe cinesi, determinato a mantenere l’ordine pubblico ed a tutelare la proprietà pubblica e privata.
Non so spiegare cosa accadde né perché accadde. Semplicemente i “soldati” giapponesi si scatenarono in un’orgia di sangue.
Stupri individuali e collettivi, quasi sempre conclusi con l’eliminazione della vittima, furono una delle costanti: non si salvarono né le donne anziane né le bambine e neppure le donne gravide.
Uomini e donne, vecchi e bambini potevano essere torturati e mutilati a morte a seconda di chi avevano la sfortuna di incontrare sul loro cammino.
Saccheggi, distruzioni ed esecuzioni di massa continuarono per almeno un mese.
Sul numero delle vittime il dibattito é tuttora acceso anche se sembra accertato che, nel giro di un mese e mezzo, circa 300.000 persone vennero massacrate in gruppo od individualmente.
Furono passati per le armi parecchie migliaia di prigionieri di guerra cinesi; la stessa sorte toccò al corpo di polizia di Nanchino pressoché al completo, condotto in ordine di marcia con un pretesto sul luogo dell’eccidio.

Ancora oggi il dibattito é acceso e, anche se non sempre ne siamo coscienti, ci riguarda da vicino. Fonti giapponesi negano che il massacro sia mai avvenuto mentre altri ricercatori, sempre giapponesi, ammetono gli eventi ma ne ridimensionano la portata dicendo che in fin dei conti le vittime non sarebbero state 200.000 o 300.000 ma “solo” 38.000 / 42.000!
Sono d’accordo con il mio amico Prof. Zhang, Centro di Ricerca sul Massacro di Nanchino (dipartimento della Normale di Nanchino), che sostiene che il numero dei morti non é l’elemento chiave della vicenda ("I don't think the death toll is a key element of the Nanjing Massacre").
Ha ragione: qui ritroviamo elementi che, purtroppo, sono tuttora attuali. La protezione dei civili e la tutela dei prigionieri di guerra allora come oggi restano il punto cruciale.
L’impero giapponese non aveva aderito alla Convenzione di Ginevra e considerava l’aggressione al vicino cinese non come una guerra ma come un incidente “di frontiera”; secondo tale logica, non sussitendo stato di guerra, ai militari cinesi caduti in mano giapponese non poteva applicarsi alcuna legge di guerra. Come dire: nessuna tutela per il prigioniero vinto ed inerme lasciato quindi alla mercé del vincitore.
Del resto neppure nessuna tutela per i civili ma in questo caso la corrente “conservatrice” della storiografia giapponese non ha altre armi se non il negare che in Cina siano avvenuti innumerevoli “olocausti” orientali oppure minimizzarne la portata sostenendo che si trattò di episodi isolati ad opera di pochi sciagurati. Naturalmente questi ricercatori dimenticano di citare le migliaia di donne costrette a prostituirsi nelle case di piacere riservate ai militari giapponesi oppure le centinaia di civili e prigionieri impiegati come cavie per gli esperimenti di guerra batteriologica che si svolgevano presso la famigerata Unità 731.
Purtuttavia, nell’inferno di Nanchino, rifulsero esempi di abnegazione: come non ricordare l’opera di alcuni residenti occidentali, principalmente europei ed americani, che istituirono e mantennero un’area di “neutralità” – nota come zona di sicurezza internazionale – e capitanati dal tedesco John Rabe; l’opera assidua di organizzazioni umanitarie quali la Croce Rossa di Nanchino, la Società della Svastica Rossa e la Chung Shan tang.
I primi, gli europei, comprendevano uomini di affari, missionari e medici. John Rabe, noto in Cina come il Budda di Nanchino e come tale venerato, era il direttore della Siemens di Nanchino, nonché locale fiduciario del partito nazista. La zona internazionale non godeva di nessuna protezione in quanto ufficialmente disconosciuta dalle autorità militari nipponiche. Purtuttavia si calcola che circa 250.000 civili e militari poterono sopravvivere compressi in tale area dalle dimensioni ridottisime. John Rabe, non esitò a screditare pubblicamente in Germania l’alleato giapponese tanto da finire inquisito dalla Gestapo al suo ritorno in patria. La Croce Rossa, la Svastica Rossa (società caritativa fondata nello Shandong nel 1916) e la Chung Shan tang (società caritativa nanchinese all’epoca vecchia di oltre 140 anni) dovettero limitarsi a garantire, per quanto possibile, la sopravvivenza dei volontari e ad occuparsi di raccogliere feriti e moribondi sopravvissuti alle sevizie per poi smistarli verso i pochi ospedali tutelati dalla presenza di personale occidentale. Altro ingrato compito di queste società umanitarie, soprattutto delle seconde due, fu quello della sepoltura dei corpi ed in questo caso gli elenchi compilati giornalmente costituirono un primario elemento d’accusa durante la fase processuale che coinvolse, nel dopoguerra, numerosi militari giapponesi.

La tragedia di Nanchino raccoglie, in tutto il suo orrore, le tematiche sulle quali ancor oggi ci soffermiamo con tanta attenzione: la tutela delle popolazioni inermi in zona di guerra; la tutela dei militari nemici prigionieri; il rispetto della neutralità; il rispetto e la tutela delle organizzazioni umanitarie.
Ecco quindi l’importanza di quanto si é fatto e di quanto si sta facendo in termini di diritto umanitario e di diritto di guerra / conflitti armati.
Ecco perché dobbiamo tenere duro e, nonostante tutto e tutti, dobbiamo continuare su questa strada.

Ecco, questo é il racconto per chi mi chiede, allarmato, perché suona l’allarme aereo.
Ed ogni volta ripeto lo stesso racconto perché sento di dover dare voce a chi voce non ha più.
I miei colleghi non possono sapere che nel chiedermi ulteriori lumi provocano in me una sofferenza a stento sopita e non sanno che questo malessere diverrà anche loro per il tempo che dovranno vivere in questa città ed anche oltre.
Fatti non vissuti in prima persona e, in certa misura, alieni alla nostra esperienza. Ma quando hai visto il Memoriale del Massacro ed hai parlato con i sempre più rari superstiti e testimoni ecco che la loro sofferenza nel rievocare, le loro lacrime diventano la tua sofferenza e le tue lacrime; ecco che quando racconti i brividi ti scuotono e la voce ti si rompe.

Ogni volta che passo per certe vie e certe zone della Nanchino di oggi, ricca e vitale, non posso non ricordare..... ecco, qui c’era la casa di John Rabe..... qui cominciava la Zona Internazionale..... qui hanno massacrato i poliziotti nanchinesi nelle loro belle uniformi blu...... su questa riva del fiume hanno passato per le armi i prigionieri di guerra cinesi.... sotto il ristorante dove siedo ora c’era una fossa comune di civili e profughi.....

Come potrei dimenticare?
Max Cappone

 
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