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n° 176 del 14 Gennaio 2004 Stampa E-mail
martedì 13 gennaio 2004
14 gennaio 2004
nr. 176
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr. 900 indirizzi e-mail


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1-“Nouvelles” della Federazione Internazionale nr. 1 dell’8 gennaio 2004
Appello d’urgenza per le vittime del sisma di Bam (tradotto in parte)
Situazione critica per le vittime degli smottamenti di terreno nelle Filippine
Indonesia: le inondazioni causano migliaia di senza-tetto
Assistenza Croce Rossa alle vittime di esplosione di gas in Cina
Inondazione e smottamenti di terreno devastano Haiti
Inondazioni in Bolivia: persistenza inquietante delle piogge
Primo ciclone della stagione nel Pacifico

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

2-“La questione degli ordigni bellici inesplosi” di Louis Maresca e Camilla Waszink
Tratto dalla Rivista del Movimento Internazionale “Red Cross Red Crescent” nr. 4 – 2003

Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

1-Federazione Internazionale – Notizie – 01 del 8 gennaio 2004
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Appello d’urgenza per le vittime del sisma di Bam
In previsione di assicurare alle vittime della violenza del sisma che ha raso al suolo il mattino del 26 dicembre la città iraniana di Bam, l’assistenza vitale di cui avranno bisogno nei prossimi mesi, la Federazione Internazionale ha lanciato, per conto della Mezzaluna Rossa dell’Iran, un appello d’urgenza di 51,9 milioni di franchi svizzeri (42 milioni di $ USA). Questa somma include l’appello preliminare di 15,4 milioni di franchi svizzeri (12,3 milioni $ USA), pubblicato il giorno stesso della catastrofe. L’appello rivisto è stato lanciato l’8 gennaio a Bam dal Presidente della Federazione Internazionale Juan Manuel Suarez del Toro. <l'ampiezza della catastrofe è tale che la fase d’urgenza dei soccorsi si prolungherà, senza dubbio, per diversi mesi> ha sottolineato. <Durante questo tempo, bisognerà continuare ad assicurare ai sinistrati alloggi, alimentazione , servizi di salute e adeguate condizioni di igiene>
(…..)
Operazione d’assistenza della Mezzaluna Rossa dell’Iran
Attualmente, circa 1700 impiegati e volontari della Mezzaluna Rossa continuano la distribuzione di articoli di soccorso e di registrazione dei senzatetto. Soltanto due ore dopo il terremoto, la prima squadra di soccorritori della Mezzaluna Rossa era già al lavoro nelle rovine di Bam. La squadra è stata raggiunta due ore più tardi da altre 4 squadre e alla fine della giornata, 50 squadre, e 3200 persone erano impegnate nelle operazioni di ricerca. I loro sforzi hanno permesso di accogliere circa 11.000 sopravvissuti dalle rovine. In totale circa 9.000 soccorritori, impiegati sanitari e volontari hanno fornito assistenza a più di 40.000 famiglie, gestendo i primi soccorsi ai feriti, trasportando i più gravemente colpiti negli ospedali della regione e distribuendo le tende, le coperte, le stufe, l’alimentazione e l’acqua ai sinistrati. Il sisma ha provocato 4 morti nelle file della Mezzaluna Rossa a Bam ed ha causato gravi danni alla sua sede locale.
Mobilitazione internazionale
Squadre dal mondo intero sono affluite a Bam per partecipare alle operazioni di assistenza. Più di venti Società Nazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa hanno mobilitato unità di intervento d’urgenza specializzate nella logistica, la coordinazione dei soccorsi, la valutazione dei bisogni, le telecomunicazioni, l’approvvigionamento di acqua e la bonifica, e le cure sanitarie o hanno inviato soccorsi materiali. La risposta della comunità internazionale è stata rapida e generosa. L’appello preliminare della Federazione Internazionale è ora interamente assicurata e numerose Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa hanno lanciato ulteriori campagne nazionali di raccolta fondi-
Bilancio
Secondo le ultime cifre fornite dalle autorità, il terremoto ha distrutto circa l’85% delle abitazioni di Bam e dei dintorni così pure tutte le scuole della città, i suoi tre ospedali e 24 centri di sanità primaria. Sul piano umano, il bilancio si è stabilito in più di 30.000 morti (su una popolazione di 115.000 persone) circa 30.000 feriti e 75.000 senza tetto.

Situazione critica per le vittime dello smottamento di terra nelle Filippine
Circa 3000 persone, vittime delle inondazioni e degli smottamenti che hanno colpito le Filippine poco prima di Natale, sono tuttora senza casa, senza alimenti e acqua potabile. Queste catastrofi hanno fatto almeno 174 morti di cui la maggior parte è morta inghiottita dai torrenti di fango e sotto i detriti delle loro abitazioni nel sud dell’isola di Leyte. La Federazione Internazionale ha lanciato un appello di 853.000 franchi svizzeri per aiutare la Croce Rossa Filippina ad assistere 565 famiglie particolarmente colpite. L’operazione comprenderà la costruzione di ricoveri d’urgenza concepiti per resistere ai venti che soffiano oltre 100 Km/ora, il restauro delle case danneggiate, i programmi “viveri per lavoro” così come il ripristino dei sistemi di distribuzione dell’acqua. <Se la Croce Rossa non aiutasse queste famiglie sinistrate e, con la minaccia di nuove abbondanti precipitazioni sulla regione, la loro situazione diverrebbe ancora più critica>, dichiara Jelma dela Pena, Segretario generale ad interim della Croce Rossa Filippina.

Indonesia : inondazioni causano migliaia di senza tetto
Piogge torrenziali durante tutto il mese di dicembre 2003 hanno causato migliaia di senza tetto sull’isola indonesiana di Sumatra. Le province di Jambi e di Riau sono state particolarmente colpite con più di 34000 case, circa 300 scuole e 70 dispensari sanitari inondati. La Federazione ha lanciato un appello di 539.000 franchi svizzeri per fornire delle coperture e altri articoli di soccorso a circa 25.000 persone installati in campi di fortuna, al bordo delle strade o in edifici pubblici. Forti precipitazioni sono attese nel mese di gennaio, l’appello prevede di fornire anche prodotti per purificare l’acqua destinata ai sinistrati. <La situazione è già molto seria e la prospettiva di altre inondazioni e smottamenti di terreno nel corso delle prossime settimane rendono ancora più pressante la forniture di ricoveri di fortuna e di acqua potabile ai sinistrati>, comunica Ole Johan Hauge, capo delegazione della federazione in Indonesia.

Assistenza Croce Rossa alle vittime di una esplosione di gas in Cina
La Croce Rossa cinese ha rapidamente mobilitato un’assistenza medica e materiale in favore di migliaia di persone colpite dall’esplosione, il 23 dicembre, di una formazione di gas sotterraneo presso la città di Chongqing, nel sud-ovest del paese. Il bilancio è arrivato a più di 240 morti e migliaia di feriti, e una decina di migliaia di abitanti sono stati evacuati a causa dei fumi tossici che si sono diffusi nella regione. Questa catastrofe, la peggiore del genere mai accaduta in Cina, ha anche ucciso numerosi animali di allevamento e contaminato terre agricole. La Croce Rossa cinese segnala che i senza tetto, hanno bisogno di aiuto medico e alimentare.

Inondazioni e smottamenti di terreno devastano Haiti
La Federazione internazionale ha sbloccato 95.000 franchi svizzeri dei suoi fondi di soccorso d’urgenza per sostenere gli sforzi della Croce Rossa Haitiana in favore delle vittime delle inondazioni e degli smottamenti di terreno che hanno colpito, poco prima di Natale, nel nord del Paese. Queste catastrofi hanno provocato almeno 38 morti e colpito circa 150.000 abitanti di Cap-Haitien e di Port-de-Paix, di cui più di 25.000 hanno un pressante bisogno di aiuto umanitario. Con il concorso delle delegazioni regionali della Federazione e dell’ufficio aiuto umanitario della Commissione Europea, la Croce Rossa ha organizzato la distribuzione di articoli di igiene, taniche, utensili da cucina a 1500 famiglie particolarmente colpite.

Inondazioni in Bolivia : persistenza inquietante delle piogge
Piogge torrenziali nel sud della Bolivia hanno provocato 50 morti il 23 dicembre, provocando inondazioni devastanti vicino alla città di Villa Tunari a 650 Km a sud-est della capitale La Paz. 5.000 persone sono state colpite dalle piene, 50 sono ancora considerati dispersi, le colture hanno subito gravissimi danni e numerosi capi di bestiame sono morti. La Croce Rossa boliviana ha immediatamente distribuito l’aiuto di urgenza a 490 famiglie a Shinahota, una comunità vicina a Villa Tunari. Il 10 gennaio, inizierà una distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie. Ogni pacco contiene 40 Kg. Di riso, di zucchero, di pasta, di farina, di olio e di sale, abbastanza per nutrire una famiglia di 5 persone per un mese. La Caritas distribuisce un aiuto simile a 830 famiglie a Villa Tunari.


Primo ciclone della stagione nel Pacifico
I venti violenti e le inondazioni che hanno accompagnato Heta, il primo grande ciclone della stagione, hanno devastato numerose isole nel Pacifico sud, e precisamente l’arcipelago di Samoa e Tonga, l’isola di Niue e le Isole Cook, danneggiando le case, le strade, le colture e le linee di telecomunicazione. La più colpita è stata L’isola di Niue il cui unico ospedale è stato distrutto, così come le colture. I bisogni immediati delle famiglie colpite sono l’alloggiamento, coperte e accessi all’acqua potabile e servizi di igiene. La Croce Rossa neo-zelandese ha inviato articoli di soccorso per 100 famiglie, nel frattempo 60 volontari della Croce Rossa di Samoa hanno iniziato la distribuzione di articoli di prima necessità, con il sostegno della Federazione.




2-LA QUESTIONE DEGLI ORDIGNI BELLICI INESPLOSI
di Louis Maresca(*) e Camilla Waszink(**)
Tratto dalla Rivista del Movimento Internazionale “Red Cross Red Crescent” nr. 4 – 2003
www.redcross.int
Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

(*) Louis Maresca e' consigliere legale del CICR.
(**) Camilla Waszink e' responsabile programmatica del CICR a Ginevra.


Ogni giorno 84 fra stati e territori si confrontano con il problema degli ordigni bellici inesplosi. In alcuni luoghi la popolazione civile resta uccisa o ferita quotidianamente. In molti altri, la presenza sul territorio di materiale ancora esplosivo impedisce l'agricoltura, la ricostruzione, il ritorno di rifugiati e profughi ed esaspera la povertà delle comunità colpite da conflitti.

Per "ordigni bellici inesplosi" (o.b.i.) si intendono munizioni non consumate o abbandonate, lasciate sul posto una volta terminato un conflitto armato. Tra essi si annoverano artiglieria e mortai, granate, mine terrestri, bombe a grappolo ed altri elementi, razzi, missili ed esplosivi simili. La maggior parte di queste armi e' stata lanciata, posizionata o in genere utilizzata durante una battaglia, ma non e' esplosa come avrebbe dovuto. Altre ancora non sono mai state utilizzate ma semplicemente abbandonate in massa nei pressi dei campi di battaglia. Sfortunatamente, e troppo spesso, uomini, donne e bambini (civili) trovano queste armi prima che i reparti tecnici specifici possano rimuoverli. Come ci si può aspettare, le conseguenze sono tragiche. Come per le sofferenze causate dalle mine antipersona, gli o.b.i. uccidono e feriscono un gran numero di civili in paesi afflitti dalla guerra ed hanno conseguenze socio-economiche pesantissime. Ogni singolo girono il Movimento [Internazionale della Croce-Rossa e Mezzaluna-Rossa] affronta l'impatto di tali armamenti.

Per quanto sia difficile determinare con accuratezza la gravità del problema, vi sono esempi di realtà diverse che ne illustrano la natura di carattere mondiale. La Polonia, ad esempio, da più di 50 anni sta rimuovendo ordigni inesplosi dal proprio territorio. Dal 1944 pi di 96 milioni di pezzi - 80 milioni se si escludono le mine antipersona – sono stati recuperati, per un costo stimato attorno a 866 milioni di dollari americani (1). Tra il 1944 e l'`89, le detonazioni di o.b.i. sono costate la vita di 4,094 persone in Polonia soltanto, ed il ferimento di altre 8,774. A tutt'oggi il paese continua a rimuovere centinaia di migliaia di ordigni inesplosi ogni anno.

Un altro esempio e' dato dal Laos; qui le guerre dell'Indocina negli anni `50, `60 e `70 hanno lasciato un paese coperto da ordigni inesplosi. Si stima che vi siano sul territorio tra i 9 ed i 27 milioni di pezzi inesplosi, anche se le ostilità sono cessate nel 1975. Circa 11,000 persone sono state uccise o ferite, di cui una grossa percentuale bambini (2). All'incirca 30 anni dopo la fine del conflitto il Laos resta una delle nazioni maggiormente colpite dagli o.b.i.

"E' troppo tardi"
Le guerre non devono durare necessariamente anni (o decenni) perché gli o.b.i. diventino un serio problema. Persino conflitti di breve durata possono cagionare un enorme numero di vittime tra i civili. Un esempio piuttosto recente ci viene dal conflitto in Kosovo. A partire dalla fine delle ostilità in giugno `99, le agenzie di recupero degli ordigni hanno rimosso o distrutto più di 45,000 pezzi. Sfortunatamente quest'azione e' giunta troppo tardi per molti. Nell'anno seguente [2000] 500 persone sono state rimaste ferite o uccise da o.b.i. A tutt'oggi, in Iraq ed Afghanistan incidenti ed episodi di violenza dovuti a o.b.i. riempiono i notiziari dei media regolarmente. Sia le ostilità più recenti che i conflitti passati hanno disseminato questi paesi di ordigni inesplosi e prodotto grandi quantità di morti e feriti.

La comunità internazionale ha adottato misure significative per ridurre i problemi derivanti dalle mine antipersona. Ma sino ad ora sono ancora poche le regolamentazioni internazionali che si occupano degli altri tipi di o.b.i.

Nel 2003, in parte a seguito di attività del CICR, molte Società Nazionali, organizzazioni non-governative e stati firmatari della "Convenzione su talune armi classiche" del 1980 (in inglese “Convention on Certain Conventional Weapons” –CCW) hanno iniziato negoziati per ridurre i rischi che gli o.b.i. rappresentano per le popolazioni civili. Si spera che questo sforzo produca un insieme di norme legalmente vincolanti nella forma di un nuovo protocollo alla Convenzione.
L'adozione di un simile protocollo rappresenterebbe un importante passo avanti del Diritto Internazionale Umanitario e darebbe più forza ad un'area in cui le Legge attualmente vacilla.

"L'azione di prevenzione"
Gli attuali negoziati si concentrano sulle misure per ridurre i rischi causati da o.b.i. dopo la fine di un conflitto. Dal punto di vista del CICR le conseguenze potrebbero essere sensibilmente ridotte imponendo ai belligeranti di:
- rimuovere o facilitare la rimozione di o.b.i. utilizzati;
- fornire alle agenzie di recupero il know-how ed l'assistenza materiale per consentire lo svolgimento delle attività di "pulizia" il più efficacemente e nella maggiore sicurezza possibile;
- avvisare la popolazione civile della presenza e dei pericoli degli o.b.i. Nel quadro del miglioramento del sistema sanitario del paese colpito, si chiede altresì che venga fornito aiuto affinché le vittime possano svolgere una vita in salute e produttiva.

In aggiunta a ciò, il CICR invoca la proibizione dell'uso di tali armi contro obiettivi militari situati in aree in cui si concentrano civili. Questa proposta e' dovuta ai pericoli specifici per i civili rappresentati dagli o.b.i., a causa del loro alto grado di inefficienza e della difficoltà di utilizzazione mirata. Sinora solo alcuni governi sono in favore di tali restrizioni. Sono inoltre importanti anche le specifiche per prevenire che munizioni in genere diventino o.b.i., come ad esempio meccanismi di auto-distruzione e stoccaggio appropriato. Ma per quanto queste misure vengano discusse, non sono ancora oggetto di negoziati. Tuttavia, un maggiore sospegno pubblico e politico potrebbero farle diventare una base di negoziati per il futuro.

La XXVIII Conferenza Internazionale offre una importante opportunità per dare risonanza alla voce del Movimento a questo proposito. Nel 2001 il Consiglio dei Delegati ha incoraggiato gli stati firmatari della CPAC a negoziare un nuovo protocollo che affronti il problema degli o.b.i. ed anche tutte la componenti del Movimento a diffondere cultura sul problema del costo umano di tali armi. Quest'anno [2003] si spera che sia il Consiglio dei Delegati che la Conferenza Internazionale siano in grado di adottare un nuovo strumento normativo contro gli o.b.i. oppure – qualora ciò non fosse terminato - pressare gli stati firmatari della CPAC affinché continuino i negoziati e approvino misure forti, come quelle del CICR, per ridurre il problema degli o.b.i. Soltanto se questo processo si concluderà con un insieme di leggi severe e regole omnicomprensive, esso potrà migliorare le vite degli innumerevoli civili che continuano a rischiare di divenire feriti di guerra molto tempo dopo che le milizie hanno lasciato i campi di battaglia.

Note:
(1) 'Polish experiences with remnants of war', rapporto delle Forze
Ingegneristiche della Polonia, 2002.
(2) informazione fornita da Phil Bean, direttore del National
UXO Programme in Laos, durante il meeting tecnico sugli o.b.i. a Nyon
(CH), il 18-19 novembre 2000.

 
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