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nr. 563 del 9 novembre 2018 Stampa E-mail
venerdì 09 novembre 2018

nr. 563 del 9 novembre 2018

CONTENUTO:

 

1-

Tratto dal sito CICR - 11 ottobre 2018

Donne  e guerra   

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

2-

Tratto dal sito del CICR - 12 ottobre 2018

La risposta del CICR ai bisogni dei migranti vulnerabili

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

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1-

Tratto dal sito CICR - 11ottobre 2018

Donne e guerra  

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

 

Gli uomini fanno la guerra, le donne ne subiscono le conseguenze. Il fenomeno, viene percepito in questa maniera.

 

 

Le donne vivono e cercano di reagire alle conseguenze di una guerra, ma non sono mai delle vittime passive. Molte di loro si addolorano, combattono la sofferenza e sono costrette a reinventarsi: cancellano la loro vecchia identità per forgiarne una nuova, più adatta alla guerra che stanno vivendo.

Una nuova funzionalità del National Geographic, supportata dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha focalizzato lo sguardo su come le donne reagiscono e affrontano il disordine che il conflitto porta nella loro vita familiare e lavorativa.

 

Nel progetto, A Woman’s War, si rompe lo stereotipo di donna vissuta come vittima e si vanno ad esplorare i molteplici e complessi ruoli che le donne giocano durante un conflitto armato: sono combattenti, umanitarie, madri, figlie, braccianti agricole, leader della comunità e sopravvissute.

 

“Credo che le donne siano le agenti di un forte cambiamento oltre ad essere una delle fonti principali di stabilità nelle aree colpite da un conflitto armato, e questo non solo per le loro famiglie ma per l’intera comunità” ha affermato Mary Werntz, vice direttrice delle operazioni internazionali del Comitato della Croce Rossa. “La mia speranza è che noi tutti, compresi gli operatori umanitari, saremo in grado di guardare alle donne nella loro forma più completa e non solo come vittime di qualcosa.”

 

Le vite documentate sono molto diverse fra loro. Il fotografo Robin Hammond ha visitato una guerra che conosce bene - l'Iraq - così come i conflitti che raramente fanno notizia a livello mondiale, nelle Filippine e nel sud della Nigeria. Le identità continuano a essere modellate dalla guerra anche quando i cannoni tacciono, così Hammond ha viaggiato anche in Perù per vedere vecchie cicatrici che non sono ancora guarite.

Lavorare su questo genere di cose  è complesso. Si combinano insieme potere e privilegi, rituali e aspettative della comunità. 

Il conflitto tende sempre ad esacerbare le disuguaglianze esistenti. 

Cosa succede quando chi porta il pane in famiglia - spesso maschio - va in guerra o viene ucciso dalla violenza? I ruoli della società si spostano; alle donne potrebbe essere data un'opportunità che in precedenza non avevano.

 

"Penso che in molte situazioni di conflitto le donne siano costrette a diventare dei capo famiglia", ha detto Werntz. "Le donne potrebbero essere costrette a prendersi cura delle aree agricole, potrebbero  confrontarsi con il mondo del lavoro e contemporaneamente occuparsi dell'educazione dei bambini.

Con questo nuovo progetto, National Geographic e ICRC esplorano le molteplici identità che le donne possono assumere, attraverso una serie di ritratti, in parte ambientali, in parte oggetto di studio. Ogni ritratto unico, preso su uno sfondo significativo della storia del soggetto, è creato per sfidare le semplici etichette che attribuiamo alle donne in guerra e per mettere in discussion anche il ruolo della fotografia che fornisce risposte singolari a questioni complesse.

 

La mia speranza per il futuro è di tornare alle nostre case in pace.

 

Fatima, 17 anni, vive con sua sorella e sua madre in un campo per gli sfollati a Maiduguri, in Nigeria. Quando aveva 15 anni, il suo villaggio fu attaccato. "La sera verso le 17:00, quando le persone avevano finito di mangiare, udimmo degli spari, ricordo di aver tremato per lo spavento, sconosciuto per noi; il villaggio era stato circondato ed era stato invaso.

Non c'era spazio per la fuga. Ci siamo nascosti in una stanza, il rumore degli spari si avvicinava. 

Pallottole vaganti che penetravano nel nostro tetto. Ci coprimmo con il materasso e gridammo aiuto inutilmente. "Fatima disse che la maggior parte degli uomini era già fuggita, e loro erano rimaste prigioniere in una stanza per una settimana senza cibo prima di essere rilasciate. Una volta lasciata la stanza, le donne si sparpagliarono immediatamente .

Fatima andò da una parte, sua madre dall’altra. Si nascosero nella boscaglia. Sarebbero passati 18  lunghi mesi prima che si rivedessero.

Essere donna in questo conflitto significa essere resiliente.

 

Medico e stagista del secondo anno, Hozan Badie Sindi, 25 anni, è in piedi davanti alla sua coperta nella sua stanza d'ospedale dove dorme, quando è di guardia. Ha passato la maggior parte della sua vita a sopportare i danni della guerra. L'ospedale di emergenza di West Erbil, noto anche come ospedale di Rozhawa, ha ricevuto centinaia di casi di feriti e traumatizzati provenienti dal conflitto di Mosul.

Il CICR ha sostenuto l'ospedale di Rozhawa e altri  ospedali che si occupano delle persone ferite durante il conflitto. 

Erbil, Kurdistan iracheno. "Ho sofferto con le persone che vivono i conflitti, ma non voglio solo provare dolore, vorrei fermare il dolore, impedire agli altri di soffrire. Vorrei davvero fare qualcosa per loro ma sfortunatamente non posso, a volte è fuori dalle mie possibilità, sono una donna, e potrei dare loro un supporto emotivo, potrei dare loro comprensione per tutto quello che stanno attraversando. Forse, essere una donna, ha aggiunto un po' di tristezza alla mia anima, comportarsi come  una donna in questo conflitto, non si può descrivere semplicemente con una parola: significa cercare di sopravvivere e aiutare gli altri a sopravvivere.

Quindi, in fondo, questa è la mia idea. essere una donna in tempo di conflitto armato significa essere resiliente, lavorare sodo ogni giorno, cercare di rendere neutrale la situazione, mi piacerebbe che la prossima generazione capisca così l’inutilità della guerra.”

 

 Ero una vittima quindi sono diventato una combattente.

 

Dionisia Calderon vende frutta e patate nel suo villaggio natale di Morochucos, Ayacucho, in Perù. La 54enne ha subito molteplici perdite durante il conflitto interno che ha portato violenza e sofferenza nella regione. Il suo primo marito scomparve senza lasciare traccia. Anche il suo secondo marito fu preso e torturato severamente. Più tardi, morì a causa delle ferite riportate.

Dionisia Calderon, rifiutandosi di vivere in silenzio con le ingiustizie inflitte a lei e alla sua famiglia, è diventata rappresentante delle donne che hanno subito abusi sessuali durante il conflitto.

"Ero solita dire a me stessa: 'Perché sono nata donna? Perché non sono nata uomo?' Noi donne abbiamo attraversato tante di quelle vicissitudini, con i soldati e il Sentiero Splendente, è stato molto difficile sopportare tutta quella violenza, siamo state tutte emarginate, criticate per quello che avevamo passato ... mi sentivo orribile, ora devo la mia vita a quelle donne che mi hanno detto: "Non sei quello che pensi di essere. Non sei quello che la gente dice che tu sia, perché quelle persone non sanno. Sei una donna e una combattente. Devi oramai saper affrontare queste cose. ' Sono stata vittima del conflitto armato interno e poi sono diventata una donna che combatte per la giustizia e la verità ".

 

Sono una vittima e sono una sopravvissuta.

 

 

Eufemia Cullamat, una contadina di 57 anni, sta sostenendo la fine delle attività delle compagnie minerarie nelle sue terre ancestrali nella provincia di Surigao del Sur a Mindanao, nelle Filippine. Suo cugino, leader di un movimento contro le grandi compagnie minerarie, fu giustiziato nel 2015 insieme ad altri due. I popoli indigeni delle province di Davao del Norte, Surigao del Sur e Bukidnon si trovano di fronte a molestie e sfollati dalle loro terre natali.

Centinaia di famiglie hanno scelto di lasciare le loro comunità e case per altre aree. Il CICR ha fornito assistenza e assistenza per il sostentamento alle comunità di Surigao del Sur quando hanno evacuato le loro case.

 

 Il testo originale spagnolo al link:https://www.icrc.org/es/document/las-mujeres-y-la-guerra 

 

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2-

 

Tratto dal sito del CICR - 12 ottobre 2018

La risposta del CICR ai bisogni dei migranti vulnerabili

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

La migrazione è un fenomeno globale complesso che ha molte e varie cause. Indipendentemente dai motivi per cui lasciano il loro paese, i migranti potrebbero essere vulnerabili a un dato punto durante il loro viaggio. Alcuni di loro si trovano difronte a  terribili difficoltà che minacciano la loro integrità fisica, la salute mentale e persino le loro vite.

 

Capire le dicoltà dei migranti

 

La réponse du CICR aux besoins des migrants vulnérables | Comité international de la Croix-Rouge https://www.icrc.org/fr/document/la-reponse-du-cicr-aux-besoins-des-migrants-vulnerables

 

La migrazione è un fenomeno globale complesso che ha molte e varie cause. Indipendentemente dai motivi per cui lasciano il loro paese, i migranti potrebbero essere vulnerabili a un certo punto durante il loro viaggio. Alcuni di loro si trovano difronte a terribili dicoltà che minacciano la loro integrità fisica, la salute mentale e persino le loro vite.

A volte sono costretti ad attraversare aree colpite da conflitti armati o altre situazioni di violenza, nelle quali possono rimanere bloccati.

Durante il loro viaggio, potrebbero essere a rischio di abusi e sfruttamento. La loro strada è disseminata di innumerevoli rischi e le insidie, come perdere il contatto con le loro famiglie, essere vittime di incidenti o di malattie gravi senza poter avere accesso ai servizi essenziali come l'assistenza medica, essere arrestato ed essere  discriminato. Inoltre, sono migliaia le persone che perdono la vita o che scompaiono lungo il percorso, mentre le famiglie restano nell'ansia dell'incertezza.

 

Il nostro approccio



Tenendo conto della natura globale della migrazione, il CICR e il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa stanno sfruttando la loro presenza lungo le rotte migratorie per valutare meglio le esigenze dei migranti vulnerabili e fornire loro risposte, contribuendo a colmare le attuali lacune in termini di protezione e assistenza.

Il CICR si sforza di garantire che tutti i migranti siano beneficiari della protezione a cui hanno diritto in virtù del diritto internazionale e della legge del paese in cui si trovano, compresa la protezione speciale che deve essere offerta a determinate categorie di migranti, come rifugiati, richiedenti asilo e apolidi.

Mentre i diritti dei migranti sono definiti dal loro status giuridico, dall'altra parte, l'assistenza che forniamo loro è principalmente motivata dai loro bisogni e non è condizionata dal loro status di migrante. La nostra azione si iscrive nel quadro di un mandato umanitario e non ha lo scopo di incoraggiare, scoraggiare o a impedire la migrazione.

Il CICR svolge le sue attività in favore dei migranti vulnerabili e delle loro famiglie principalmente in aree colpite da conflitti armati o altre situazioni di violenza. È sempre pronto a fornire alle società nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa consulenza tecnica e / o supporto operativo in settori di sua competenza, come il ripristino dei legami familiari, le visite dei migranti prigionieri e la delucidazione del destino delle persone scomparse.

 

 

Il CICR si sforza di cooperare con gli Stati, che hanno la principale responsabilità

per garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti di tutte le persone, indipendentemente dal loro status, nella loro giurisdizione. Gli Stati hanno il dovere di mettere in atto misure di sicurezza adeguate per salvaguardare la dignità dei migranti e per garantire la loro sicurezza. A questo riguardo, il CICR ricorda agli Stati i loro obblighi nei confronti dei migranti e nei confronti del loro diritto nazionale e diritto internazionale, in particolare per quanto riguarda il principio di non-respingimento.

Consapevole della necessità di una cooperazione efficace per soddisfare i bisogni di migranti vulnerabili, il CICR è attento alla presenza e alle capacità di altri

attori e collabora con coloro che hanni lavorato da lunga data con i migranti nel rigoroso rispetto dei Principi Fondamentali del Movimento.

 

Sul fronte politico, il CICR partecipa anche a forum regionali e mondiali su questioni umanitarie legate alle migrazioni, nel corso dei quali condivide la sua esperienza diretta delle difficoltà vissute dai migranti e delle loro esigenze di protezione.

Ad esempio, ha contribuito allo sviluppo del Patto mondiale sulla migrazione sicura, ordinata e regolare (il "Patto di migrazione") e il Patto mondiale sui rifugiati, cogliendo queste opportunità per invitare gli Stati a tenere in debito conto le difficoltà umanitarie e i bisogni di protezione dei miranti e dei rifugiati, e anche a uniformarsi ai loro obblighi internazionali in vigore.

 

CICR ha invitato gli Stati a prestare particolare attenzione ai migranti

scomparsi, alla detenzione di migranti, il principio di non-respingimento, l’uso della forza e alla separazione delle famiglie.

 

 

In conformità alle raccomandazioni del CICR, gli Stati si sono impegnati a rispettare il Patto di migrazione a:

- prevenire il rischio di morte e scomparsa di migranti, chiarire la sorte delle persone scomparse e alleviare le sofferenze delle loro famiglie. Molte delle misure pratiche adottate per rinforzare la cooperazione internazionale e i riferimenti agli obblighi giuridici internazionali sono state direttamente ispirate dai suggerimenti e dai documenti di orientamento del CICR;

- ricorrere alla detenzione di migranti soltanto come ultima risorsa e lavorare per porre fine alla detenzione di bambini a causa del loro status migratorio o quello dei loro genitori;

- offrire ai migranti tutte le garanzie del giusto processo, far rispettare il divieto di espulsione collettiva e il divieto di  rinviare i migrant verso i luoghi dove essi si troverebbero ad affrontare un rischio reale e prevedibile di morte, la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani e degradanti, o altri pregiudizi irreparabili, conformemente ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani, compreso il principio di non-respingimento.

 

 La nostra azione

 

Il CICR risponde alle esigenze dei migranti vulnerabili in vari modi, tra cui:

• condurre visite ai centri di detenzione amministrativa per migranti;

• ripristinare i legami familiari;

• fare luce sulla sorte delle persone scomparse e fornire supporto a

le loro famiglie;

• assicurare una gestione adeguata e dignitosa delle spoglie umane e di altri

servizi medico-legali.

 

 

Risposta del CICR ai bisogni dei migranti vulnerabili

Comitato internazionale della Croce Rossa

 

Il testo originale francese  al link https://www.icrc.org/fr/document/la-reponse-du-cicr-aux-besoins-des-migrants-vulnerables

 
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