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nr. 561 del 18 Agosto 2018 Stampa E-mail
lunedì 20 agosto 2018

nr. 561 del 18 Agosto 2018

Contenuto:

 1-

Dal Sito CICR

Non esiste mai la fatica quando facciamo ciò che ci piace: aiutare gli altri.

Profilo di un operatore umanitario in Colombia.

21/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

2-

Dal sito CICR

Venezuela: gli ospedali migliori per affrontare le emergenze.

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri.

23/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

 

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1-

Dal Sito CICR

Non esiste mai la fatica quando facciamo ciò che ci piace: aiutare gli altri.

Profilo di un operatore umanitario in Colombia.

21/5/18

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri

Per il testo originale in lingua spagnola e per vedere le foto relative pregasi andare al link: https://www.icrc.org/es/document/colombia-no-hay-cansancio-cuando-se-hace-lo-que-mas-nos-gusta-ayudar

Oscar Silva Caballero lavora da sedici anni con il CICR, dopo avere svolto per tredici anni attività di volontario presso la Croce Rossa colombiana:”Parlare della mia vita vuol dire parlare di Croce Rossa!” dice ridendo. Ha lavorato a Cucuta, San Josè del Guaviare e Bucaramanga, dove attualmente è consigliere sul campo.

 Effettua i suoi viaggi nella Colombia più remota, quella fatta di strade sterrate interminabili, senza energia elettrica, senza Internet, senza professori o ambulatori.

 Ha dovuto confrontarsi con molte fasi del conflitto armato colombiano. Per lui la sfida è stata quella di capire che “il conflitto cambia continuamente e nascono sempre nuove forme di violenza. L’importante è non dimenticare che questa situazione affligge la popolazione che ha un forte bisogno di aiuto. La sfida di adesso, per esempio, è quella di non essere invisibili”.

 Ricorda con tristezza quando nel 2014 al Nord di Santander, un ragazzo aveva trovato un pallone per giocare con i suoi amici, in realtà si strattava di un ordigno esplosivo improvvisato.

Dopo qull’esplosione i minori sono stati evacuati ma la città non aveva ambulanze e i combattimenti  continuavano senza tregua nella periferia. Inoltre, il clima non permetteva l’accesso alla squadra di soccorso del CICR.

 “Abbiamo passato la notte a cercare un’ambulanza che alla fine è riuscita a raggiungerci e si è portata i bambini in ospedale. Abbiamo accompagnato le famiglie e dato loro sostegno psicologico ed economico per tutto il periodo della convalescenza dei piccoli” ricorda Oscar.

 Alla fine degli anni Novanta, c’erano così tante emergenze che il CICR non riusciva ad essere ovunque. Ma siamo riusciti  ugualmente ad effettuare, ogni settimana,  numerose operazioni di aiuto umanitario.

In molte occasioni siamo stati gli unici a poter accedere nelle zone calde, sia per assistere i civili, che per dialogare con gli uomini armati.

 Nella sua assistenza umanitaria agli sfollati, Oscar ricorda i casi più scioccanti: “Una volta ho visto una donna accucciata sul pavimento, era in posizione fetale e stringeva  fra le braccia il suo bambino che scottava per la febbre e piangeva disperato. Mi sono dimenticato di tutto il resto ed ho pensato solo ad aiutare, ho cancellato dalla mia mente le altre preoccupazioni ed ho fatto in modo di assicurare al bambino le cure mediche adeguate.

La donna dormiva per terra, non aveva cibo ed era da sola, senza un appoggio familiare. Per fortuna le abbiamo potuto dare un aiuto per uscire da quella situazione dolorosa.” Racconta.

 Tra le attività di Oscar c’è anche quella di dare sostegno alle persone scomparse affinchè ricevano una adeguata attenzione.

In casi eccezionali, il CICR aiuta anche a gestire il recupero delle spoglie.

 “A San Josè de Guaviare trovarono un corpo di un uomo con documenti di Santander e chiesero il nostro aiuto per ritrovare la famiglia, con alcuni indizi abbiamo iniziato a mettere insieme alcuni pezzi del puzzle e finalmente dopo diversi tentativi abbiamo raggiunto la donna a cui era legato sentimentalmente e l’abbiamo accompagnata a recuperare il corpo.” Ricorda Oscar, raccontando uno dei casi che lo ha segnato di più.

 Sebbene assicuri che questi processi siano lunghi e complessi, la più grande ricompensa per Oscar è la tranquillità di vedere una famiglia che riesce a piangere su un corpo che si pensava disperso: “Cerco di fare il mio lavoro professionalmente ma è inevitabile provare emozioni e portarle a casa. Quando i miei sono tristi, lo sono anche io, mi preoccupo quando loro si preoccupano e quando sono felici è inevitabile che lo sia anche io.”

 Secondo Oscar, stare lontano dalla famiglia e passare molto tempo in viaggi estenuanti è solo un piccolo prezzo da pagare perchè lui ha la fortuna di fare quello che più gli piace nella vita: la soddisfazione di aiutare gli altri e sentirsi utile.

 

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 2-

Dal sito CICR

Venezuela: gli ospedali migliori per affrontare le emergenze.

Traduzione non ufficiale di Barbara di Castri.

23/5/18

Per leggere il testo in lingua riginale spagnola e vedere le fotografie a cui si riferisce pregasi andare al link: https://www.icrc.org/es/document/venezuela-hospitales-mejor-preparados-para-enfrentar-las-emergencias

 In Venezuela, un team di 22 professionisti di 5 ospedali di Caracas, Aragua e Carabobo  si è confrontato, con sessioni teoriche e pratiche, sulla gestione dei pazienti traumatizzati.

 Quando un’ambulanza arriva in ospedale, il quadro può essere caotico: un paziente con un grave trauma al corpo e alla testa a causa di un incidente automobilistico, arriva al pronto soccorso per essere curato urgentemente. Il personale medico che lo riceve sa che alcune volte è questione di pochi secondi per salvare una vita. E non si può perdere tempo.

 Il trattamento dei pazienti traumatizzati che arrivano nel pronto soccorso degli ospedali rappresenta sempre una sfida per i medici. Il CICR, insieme al personale medico di cinque ospedali in Venezuela, tre di Caracas, uno di Aragua e due di Carabobo, ha coordinato un corso per esaminare le procedure da eseguire durante il trattamento del trauma nei pazienti che arrivano al pronto soccorso degli ospedali.

 Il corso consiste in sessioni di formazione avanzate sul supporto vitale e la gestione del trauma, consentendo al personale medico di stabilire un approccio semplice e sistematico per trattare i pazienti traumatizzati quando arrivano al pronto soccorso degli ospedali.

Un’assistenza tempestiva e reattiva in un pronto soccorso può portare buon esito su infortuni potenzialmente letali.

 Medici chirurghi, anestesisti, traumatologi, medici di pronto soccorso, infermieri di emergenza condividono e sperimentano le loro conoscenze, ognuno con la propria specializzazione, per l’approccio globale al paziente con trauma nella sala del pronto soccorso.

 

L’intubazione endotracheale consiste nel posizionamento di un tubo nella trachea attraverso la bocca.

Nella maggior parte delle situazioni di emergenza, la manovra deve essere eseguita per garantire la respirazione del paziente.

Per questo motivo è importante che i medici che lavorano in pronto soccorso eseguano le pratiche con questa procedura.

 In questa imagine è possibile vedere gli operatori umanitari che eseguono una pratica di immobilizzazione per posizionare una fasciatura, una stecca nell’aria ferita (ferrite, fratture, lussazioni) per limitare il movimento e quindi evitare complicazioni nel paziente traumatizzato.

I partecipanti al corso trasferiscono un paziente immobilizzato sotto gli occhi del dottor Oscar Hernandez, un medico della Direzione Generale della Sanità delle Forze Armate nazionali boliviane.

Il corso prevede sessioni pratiche sull’immobilizzazione del paziente, il corretto posizionamento del collare (per mantenere in posizione corretta la testa ed il collo) e il trasferimento del paziente.

 Momenti cruciali durante la manovra della disostruzione delle vie aeree e posizionamento del tubo, l’operazione è stata eseguita da operatori sanitari in pronto soccorso durante le pratiche di gestione dei traumi.

L’organizzazione del corso presenta uno schema flessibile, che permette di essere adattato ad ogni ospedale del Venezuela.

 Il dottor Jesus Manuel Saenz Terrazas, chirurgo regionale per le Americhe del CICR, ha facilitato il corso che si è tenuto a Caracas. Il CICR ha una lunga esperienza nel fornire le cure mediche alle vittime di trauma e organizza corsi simili in tutto il mondo.

 Fornire un trattamento adeguato ai pazienti che arrivano in un pronto soccorso dell’ospedale è un obiettivo primario per gli operatori sanitari e aiuta ad aumentare le possibilità di sopravvivenza in ogni paziente.

Questo corso, organizzato dal CICR in collaborazione con il Ministero del potere popolare per la salute e con il sostegno della Direzione Generale della Sanità delle Forze Armate nazionali boliviane, all’inizio di maggio, ha permesso al personale medico di stabilire un approccio semplice e sistematico per trattare i pazienti traumatizzati quando arrivano in ospedale.

 Sono stati discussi casi clinici e sono state condotte manovre con l’obiettivo di ottenere che i medici possano essere maggiormente preparati a partecipare alle emergenze, in ogni centro ospedaliero in cui lavorano. Coloro che hanno frequentato il corso adesso sono pronti a trasmettere le competenze acquisite ai loro colleghi in ogni ospedale.

 


 
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