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nr. 552 del 4 Gennaio 2018 Stampa E-mail
giovedì 04 gennaio 2018

4 Gennaio 2018

nr. 552

 

Tratto dalla Rivista  Red Cross Red Crescent                                                                                                        

Una risposta, una voce

Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Baccolo

dall'originale francese al link http://www.rcrcmagazine.org/2017/10/une-reponse-une-voix/?lang=fr

 Sud Sudan

 Nello Stato di Jonglei (Sud Sudan), un obiettivo di fortuna è stato preparato sul terreno per guidare un’azione di paracadutismo alimentare per 21.000 persone, oltre a semi e strumenti agricoli per migliaia di sfollati arrivati in questa zona per cercare lì rifugio.

Foto: Olav Saltbones / Croce Rossa Norvegese

 

Mentre il conflitto, la fame e le malattie combinano i loro effetti mortali nel Sud Sudan, il Movimento moltiplica il suo impatto attraverso una maggiore coordinazione.

 QUANDO, NELL’ULTIMO MESE DI LUGLIO, Juba, la capitale del Sud Sudan, ha subito un'improvvisa ondata di violenza letale e poi un'epidemia di colera, entrambe le emergenze sono state una vera prova: i vari componenti del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa saranno in grado di cooperare strettamente, rapidamente ed efficacemente, applicando un nuovo modello operativo progettato appositamente per questo scopo?

 Mentre il CICR  (Comitato Internazionale della Croce Rossa) ha aiutato la Croce Rossa del Sud Sudan a rispondere ai bisogni immediati causati dall'epidemia, l'FIRC stava lavorando con la National Society per lanciare una serie di misure sostenute dal Fondo di emergenza per il soccorso in caso di calamità. dell'IFRC (Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa). "Fin dal primo giorno, la risposta al colera è stata condotta in stretta collaborazione e in comunicazione con tutti i partner del Movimento", ha dichiarato Michael Charles, a capo dell'ufficio FIRC nel paese.

 

Il delegato della cooperazione del CICR in Sud Sudan, Bayram Valiyev, ha aggiunto che tutte le comunicazioni pubbliche sono state preparate collettivamente - sotto l'egida della Croce Rossa del Sud Sudan - il Movimento (comprese le molte sorelle Società nazionali attive nel paese) era percepito come "una sola e stessa famiglia".

Quando si interviene in situazione di crisi, l’unità non è facile da raggiungere, dal momento che ciascuna organizzazione è responsabile nei confronti dei propri donatori e del pubblico in generale nel proprio paese per le sue attività e risultati. Allora, una comunicazione ben coordinata può mostrare ai donatori il reale impatto dell'azione del Movimento, contribuendo a consolidare l'unità all'interno della famiglia della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Mano nella mano

Le violenze di luglio sono state solo un episodio in più in un conflitto interno più ampio che - insieme a molti scontri locali tra tribù - ha già causato lo sfollamento di circa 2 milioni di persone nel paese e tanti rifugiati nei paesi vicini.

A ciò si aggiunge la siccità, che in molte parti del paese ha portato le persone alla soglia della carestia. Sebbene lo stato della carestia sia stato ufficialmente revocato in due Stati, quasi la metà della popolazione del Sud Sudan è ancora considerata dalle Nazioni come insicura dal punto di vista alimentare. Inoltre, la mancanza di accesso all'acqua potabile fa in modo che in molte località del paese sono stati segnalati focolai di colera. A metà giugno, ci sono stati oltre 5.000 casi nel paese, con 169 morti segnalati.

 In questo tipo di crisi complessa e durevole, è particolarmente importante stabilire un coordinamento efficace, ma le condizioni sul terreno spesso lo ostacolano. La mancanza di strade e di buone reti di comunicazione ha reso ancora più difficile l'intervento su larga scala. L'assistenza deve spesso essere fornita per via aerea anziché su strada; tuttavia, durante la stagione delle piogge, molte piste d'atterraggio diventano inutilizzabili.

 Inoltre, nel Sud Sudan operano 138 organizzazioni internazionali non governative (ONG), che lavorano a fianco di oltre 700 attori locali. Questo è uno dei motivi che hanno spinto il governo a sostenere un metodo più razionale istituendo una commissione nel 2016 incaricata di  valutare, registrare, monitorare e controllare le attività di tutte le ONG.

 Una tale commissione può aiutare ad assicurare che più persone ricevano assistenza, ma i governi stranieri e le organizzazioni di assistenza hanno espresso preoccupazioni, sostenendo che tale regolamentazione potrebbe limitare il numero di aiuti umanitari aumentando condizioni per lavorare nel paese, anche se i bisogni sono più grandi che mai.

 Fino ad oggi, non possiamo ancora parlare di una collaborazione veramente efficace e produttiva tra tutti questi attori; alcuni operatori umanitari lamentano il fatto che molti di loro continuano a operare isolatamente, concentrandosi sul loro contributo individuale.

 Katherine Mueller

Operatrice umanitaria, giornalista e specialista in comunicazione con base in Canada

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 Cinque " paesi laboratorio "

Questo è il motivo che ha spinto il Movimento a testare nuovi metodi propri, al fine di migliorare la collaborazione interna. Il Sud Sudan è stato scelto, insieme ad altri quattro "paesi laboratorio" (Haiti, Filippine, Siria e Ucraina) per sperimentare una procedura approvata da tutte le Società Nazionali per l’azione nel Sud Sudan.

 Il metodo è conosciuto all'interno del movimento come "Rafforzare il coordinamento e la cooperazione all'interno del Movimento"; risponde a due risoluzioni adottate dalle strutture direttive del Movimento e una relazione del 2015 che afferma: "È urgente e cruciale migliorare il coordinamento all'interno del Movimento, e ciò richiede impegno da parte di tutti i partner del Movimento ".

 Il rapporto fa notare  che "data la sua portata unica e la complementarietà dei ruoli e dei mandati delle sue componenti, il Movimento è particolarmente capace di adattarsi al mutevole contesto umanitario", aggiungendo: "Tuttavia, il Movimento nel suo insieme, deve raddoppiare gli sforzi e superare le sue difficoltà interne in modo che le sue attività umanitarie abbiano un impatto maggiore ".

 Questo è esattamente ciò che sta accadendo in Sud Sudan. Le componenti del Movimento attivo nel Paese hanno sviluppato un piano di intervento del Movimento che è "complementare ad altri attori" e che "riconosce che la crisi della sicurezza alimentare (...) è intrinsecamente legata ai rischi associati alla salute, all’acqua, ai servizi igienico-sanitari ed ai livelli nutrizionali ".

 Allo stesso tempo, un gruppo di coordinamento del Movimento si incontra regolarmente per esaminare nuovi progetti in base alle loro esigenze, pertinenza e sostenibilità. "Ci chiediamo:" Questo progetto soddisfa i bisogni o è semplicemente un'attività o un progetto deciso dai donatori che collasserà con la fine della disponibilità dei fondi? " dice Michael Charles. "E quando comunichiamo le nostre attività, diciamo:" il Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sta conducendo questa azione ", senza menzionare la Società Nazionale, il CICR o la FICR – aggiunge - . E’ logico, perché tutto ciò che una Società nazionale della Croce Rossa o della Mezzaluna Rossa può fare qui, è il risultato dei contributi e degli sforzi di sviluppo della capacità di molti dei partners del Movimento nel corso degli anni. "

 Ci sono voluti anni per arrivarci, ma per Nicolas Luyet, responsabile del CICR dei progetti per rinforzare il coordinamento e la cooperazione all'interno del Movimento, questo lavoro sta iniziando a dare i suoi frutti. "Nel tempo, vediamo che i partner della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa che lavorano nel paese sono più attivi nel garantire che le loro azioni siano integrate con il lavoro dell'intero Movimento".

 "Cerchiamo di cambiare la mentalità, il modo di lavorare di ciascuno dei partners del Movimento e ci vuole tempo", continua, aggiungendo che a volte vecchie riflessioni riaffiorano e che le interferenze sono causate dai partners del Movimento che lavorano all’esterno dal Paese, o c'è troppa comunicazione verticale tra il campo di azione, gli uffici regionali e mondiali, mentre "il coordinamento deve essere fatto a livello di Paese".


I costi del coordinamento

 Queste riflessioni sono comprensibili. Come sottolineato nel rapporto 2015 al Consiglio dei Delegati, "Garantire un coordinamento efficace esige  sforzi considerevoli, molto tempo, competenze specifiche e impegno e, soprattutto, un costo.”

Uno dei costi della singola chiamata internazionale, ha detto John Lobor, segretario generale della Croce Rossa del Sud Sudan, è tempo perso. Mentre i fondi di emergenza erano disponibili per aiutare i più bisognosi, ci è voluto un mese per preparare un appello congiunto, che potrebbe ritardare l’aiuto alle popolazioni bisognose, ma anche danneggiare la reputazione del Movimento come fornitore rapido di supporto completo. Tuttavia, continua John Lobor, una volta lanciato l'appello, la Croce Rossa del Sud Sudan (con i suoi 8800 volontari) è riuscita ad aiutare molte più persone attraverso una migliore collaborazione con i partner del Movimento.

 Le lezioni apprese da tutti i paesi laboratorio che fanno parte del processo di "Rafforzamento del coordinamento e della cooperazione del Movimento "contribueranno alle discussioni del Consiglio dei Delegati in occasione delle riunioni statutarie del Movimento che si terranno nel mese di  novembre in Turchia. L'intenzione ora è di consolidare e condividere le lezioni apprise dall’esperienza in modo che possano essere messi in atto migliori meccanismi di coordinamento, adattati a ciascuna situazione, non appena si verifichi un'emergenza, e siano migliorati nel corso del tempo.

 

 

 
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