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n° 532 del 26 settembre 2014 Stampa E-mail
venerdì 26 settembre 2014

26 settembre 2014

nr. 532
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Contenuto:

1 - PROGRAMMATI PER LA GUERRA
Malcolm Lucard - Redattore della Rivista Red Cross Red Crescent
Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi
Dal sito web http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2014_1/4-7.html

2 - PRIGIONIERI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, GLI ARCHIVI DEL CICR
Archivi 1914-1918: durante la Prima Guerra Mondiale, 10 milioni di individui, fra militari in servizio attivo e civili, furono catturati e mandati in campi di prigionia.
Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

3 - Comunicato stampa del 15 settembre 2014
FILIPPINE: VACCINATI BAMBINI PROFUGHI A ZAMBOANGA
Traduzione  non ufficiale di S.G.Chiossi
Tratto dal sito CICR
www.icrc.org/en/document/philippines-displaced-children-zamboanga-immunized#.VCIPQnljopE
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1 - Dal sito web http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2014_1/4-7.html

PROGRAMMATI PER LA GUERRA

Malcolm Lucard - Redattore della Rivista Red Cross Red Crescent

Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

 

Le armi automatizzate o robotiche sono solo uno degli esempi di come la tecnologia stia cambiando il modo di fare la guerra. Sono pronte le organizzazioni umanitarie e le leggi di guerra a tutto cio’?

Nel maggio del 2013 un velivolo privo di pilota, con ali simili a quelle di un pipistrello e delle dimensioni di un comune caccia da combattimento, fece il primo volo decollando dal ponte dell’ammiraglia americana USS G.W.Bush, al largo della costa di Washington DC.

Il drone e’ noto come X-47B, e le grandi dimensioni gli consentono di volare a distanze maggiori del piu’ noto Predator usato attualmente; la sua capacita’ di decollare da una nave comporta anche che possa essere impiegato ovunque nel mondo.

Ma c’e’ qualcos’altro che ha reso il volo unico, persino storico. L’X-47B, stando alla Marina statunitense, e’ pensato per poter "essere programmato per missioni senza l’intervento umano”.A differenza dei droni di oggi, quest’arma e’ automatizzata. In pratica e’ un robot con ali, mitragliatrici e bombe.

'Questo e’ il futuro', ha commentato alla Associated Press il vice ammiraglio della Marina USA Mat Winter.

E l’X-47Bnon e’ l’unica arma che e’ stata progettata. Svariati paesi, con apparati militari sia piccoli che grandi, stanno sviluppando aerei di questo tipo, che possano sia essere controllati in remoto (come i droni odierni) ma anche funzionare autonomamente.

Conflitto ad alta velocita’

Dal punto di vista militare i vantaggi sono molteplici.I droni da guerra potrebbero sorvolare gli spazi aerei protetti senza mettere a repentaglio i piloti, e fare manovre piu’ rapide, per esempio virando improvvisamente senza ferire o uccidere il pilota umano. Possono volare piu’ velocemente, piu’ a lungo e a maggiore altitudine che i caccia tradizionali, e quelli programmati o automatizzati sarebbero in grado di proseguire una missione anche qualora le comunicazioni con il centro di comando venissero interrotte.

Allo stesso tempo una rivoluzione simile sta accadendo a terra.Negli ultimi 15 anni migliaia di robots sono stati utilizzati nei conflitti, per esempio in Iraq e Afghanistan.Sono per lo piu' serviti per far detonare ordigni espolosivi di fortuna, ma gia' nel 2007, in Iraq, fu testato un robot modificato per trasportare armi.

 

Da quel momento anche Cina, Israele e Russia hanno sviluppato robots terrestri armati, e altri paesi stanno facendo lo stesso. Ve ne sono di ogni forma e tipo: alcuni sono appena piu' grandi di un telecomando, altri hanno le dimensioni di tir. Solitamente equipaggiati con ruote molto larghe oppure cingoli tipo carrarmato, possiedono spesso bracciper semplici movimenti, telecamere semoventi, a infrarossi o per la visione notturna, e armamenti.

Le missioni sono svariate.I robots possono entrare in edifici o territori presidiati dal nemico, sia per osservare che per attaccare, e la maggior parte sono operati in remoto.Col tempo, dicono gli esperti, questi robots di terra potrebbero essere programmati per portare a termine missioniin completa autonomia.

Stiamooggi assistendo a un crescente numero di attori con accesso a una nuova ed avanzata tecnologia, che sta diventando sempre piu' economica e semplice da utilizzare', scrive Peter W. Singer, direttore del Centro per Sicurezza e Intelligence nel 21o Secolo della Brookings Institution di Washington DC, in un recente numero della Rivista Internazionale di Croce Rossa.


'Quando si raggiunge il punto in cui un micro-drone e' fatto volare usando la app di uno smartphone - cosa che ora gia' e' possibile - improvvisamente molta gente puo' farlo', dice Singer, che e' anche l'autore di Wired for War: The Robotics Revolution and Conflict in the 21st Century[Programmati per la guerra: la rivoluzione robotica e i conflitti nel 21o secolo].

Distinzione meccanizzata

Tutto cio' ha serie conseguenze sul modo in cui i conflitti e l'equilibrio internazionale del potere evolveranno. Alcuni, come l'informatico ed esperto di robotica britannico Noel Sharkey, sono preoccupati dal fatto che abbiamo raggiunto l'apice in una nuova corsa agli armamenti, dove le armi sono relativamente piccole, economiche, facili da produrre ed estremamente difficili da regolamentare. 'Tutti possiederanno questa tecnologia,'dice Sharkey, osservando che la tecnologia robotica e' guidata dal mercato industriale tanto quando dai budgets militari.

Questa e' la ragione per cui Sharkey si oppone ai sistemi che non sono controllati dall'uomo in ogni istante, e ritiene che il modo migliore per garantire cio' venga dall'avere nuovi trattati. Molti stati hanno dichiarato che un essere umano sara' sempre in controllo di armi con capacita' autonome. 'Ma che cosa significa cio'?'chiede. 'Vuol forse dire che qualcuno schiaccera' il bottone di avvio e poi la macchina prendera' il controllo?'

Il punto centrale della questione, secondo Sharkey,non e' di carattere giuridico, bensi' profondamente umanitario. 'Non si puo' delegare la decisione di uccidere a una macchina.Lasciare che una macchina decida se ucciderti e' l'atto indegno estremo.'

I sistemi robotizzati automatizzati o totalmente indipendenti pongono problemi fondamentali agli enti umanitari: saranno in grado queste efficientissime macchine per uccidere, con il perfezionarsi dei sistemi di puntamento e fuoco automatizzati, di fare la necessaria distinzione tra combattenti, bersagli militari da un lato e civili dall'altro?

Se, come alcuni prevedono, gli aerei da guerra ultrasonici automatizzati accresceranno la velocita' dei conflitti, saranno gli esseri umani ancora capaci di prendere decisioni ponderate su obiettivi e protezione di civili, visto che i combattimenti futuri saranno condotti alla velocita' della luce? Oppure anche quelle decisioni verranno automatizzate?

E se un'arma autonoma o automatizzata dovesse violare le regole di condotta della guerra?Chi sarebbe responsabile?Forse il comandante che ha inviato il drone in battaglia, o il programmatore del software
che controlla il robot?

Queste domande sono discusse accesamente negli ambienti accademici, militari e pacifisti.Mentre alcuni propongono regolamentazioni, nuovi trattati e persino moratorie e messe al bando di tali armi, il CICR chiede agli stati di mantenere l'obbligo, assunto con la firma delle Convenzioni di Ginevra e dei Protocolli Aggiuntivi, di garantire che ogni nuova arma non violi, gia' prima di essere costruita e impiegata,il diritto internazionale umanitario (DIU).

Esistono gia' parecchie questioni legali, morali e politiche riguardanti i droni gia' in uso, in particolare quelli usati dagli USA per colpire l'Afghanistan, il Pakistan e lo Yemen. Ma la maggior parte dei problemi riguardanti il DIU e le missioni dei droni hanno a che fare con il modo in cui queste armi sono usate, e non con la tecnologia in se'. Il punto chiave e' che oggi gli esseri umani sono ancora in controllo dei droni durante le missioni, per quanto restino ben lontani dai campi di battaglia.

Con l'impiego di armi autonome l'ago della bilancia giuridica si e' spostato, e il dibattito e' piu' centrato sulla tecnologia e sulle sue possibilita'. 'Una arma di questo tipo dovrebbe essere capace di distinguere non solo fra combattenti e civili, ma anche fra combattenti attivi e militari fuori combattimento per esempio, oppure fra civili coinvolti attivamente nelle ostilita' e civili solo armati,'secondo il CICR.

Un'arma completamente autonoma dovrebbe inoltre poter capire il concetto di proporzionalita', secondo cui le vittime civili accidentali che ci si aspetta da un attacco a un bersaglio militare non possano essere eccessive in relazione al vantaggio militare concreto e diretto previsto. E nel momento dell'attacco, una tale arma dovrebbe essere in grado di prendere tutte le precauzioni per minimizzare le vittime civili.

Per Sharkey la tecnologia che consentirebbe ad un computer di fare queste distinzioni e' molto distante. 'In unasituazione assolutamente chiara, per esempio un camion in mezzo a una pianura desertica, una macchina potrebbe essere capace di riconoscerne la forma e colpirlo,'dice.

'Ma in scenari anche minimamente complessi, quali il centro di un villaggio o una strada urbana, qualsiasi computer semplicemente non e' in grado di distinguere fra molteplici forme che cambiano, in un paesaggio pieno zeppo di edifici, automobili, alberi e persone'.

Con le armi automatizzate o semi-automatizzate (cioe' programmate per attacchi specifici e decisi in anticipo) i problemi sono altri. In questo caso un essere umano ha preventivamente stabilito i bersagli. Ma cosa succederebbe se la situazione cambiasse all'improvviso?Pensiamo a se uno scuolabus arrivasse inaspettatamente e si fermasse davanti al bersaglio, dopo che la missione fosse stata lanciata.Il sistema potrebbe forse consentire all'uomo di riprendere il controllo e correggere, ma se la comunicazione con l'arma venisse disturbata dal nemico (pratica consueta in guerra) non ci sarebbe modo di evitare il peggio.

Alcuni esperti di DIU, tuttavia, replicano che queste situazioni gia' si presentano con certe armi non automatiche usate oggi. Ad esempio quando un missile a lungo raggio viene lanciato, la situazione sul campo puo' cambiare decisamente nel tempo che intercorre fra il momento del lancio e l'impatto.

La perdita dell'umanita'?

In realta' non tutti gli esperti di robotica e di DIU sono convinti che l'automazione o i sistemi autonomi si contrappongano sempre ai valori umanitari. Con ilprogressivo miglioramento dell'intelligenza artificiale alcuni dicono che un robot potrebbe essere teoricamente programmato per comportarsi, in un certo senso, con piu' umanita' di un essere umano, specialmente in teatri di guerra che causano grande stress e sono fortemente coinvolgenti dal punto di vista emotivo.

Ma questo livello di automazione e' ancora fantascienza. Un esempio piu' concreto e reale sono i sistemi di difesa anti-missile, gia' impiegati per identificare e distruggere i missili che viaggiano a velocita' che eccedono le capacita' di reazione di un operatore umano. Sarebbe corretto, alcuni esperti si domandano, impedire a un paese di usare tali sistemi automatizzati per difendere la propria gente da una pioggia di missili in arrivo?

L'uovo e la gallina

 

In pratica, pero', non e' molto probabile che gli stati trovino un accordo, nel futuro prossimo, su come regolare questa tecnologia emergente, secondo William Boothby, esperto di questioni in cui si contrappongono il DIU e la riforma statutoria dell'uso delle armi da parte degli stati.

 

Un motivo e' che i militari non sono di solito molto inclini a rivelare la propria reale capacita' tecnologica, al fine di mantenere un vantaggio in un possibile conflitto. Boothby, autore del recente libro Conflict Law, the influence of new weapons technology, human rights and emerging actors [Legge di guerra, l'influenza della nuova tecnologia negli armamenti, i diritti umani e gli attori emergenti]dice che'un possibile vantaggiosvanisce almeno in parte se gli altri vengono a conoscenza della tua arma e di come funziona'.

 

'Quindi e' uno scenario tipo "prima l'uovo o la gallina?"'dice Boothby. 'Quali stati legifereranno su una cosa di cui non conosciamo ancora le caratteristiche? E' difficile valutare i rischi e le opportunita' associati a qualcosa che non ha ancora raggiunto il giusto grado di maturazione.'

 

Per Boothby questa e' la ragione per cui e' cruciale che gli stati intensifichino lo studio giuridico su ciascun nuovo sistema di armi, come gia' imposto da trattato. 'Su circa 170 stati che sarebbero vincolati da un trattato a fare questo tipo di ricerche, si sa che solo una dozzina attuano questi studi e con procedure standard'. Boothby riconosce che anche in presenza di questi studi il sistema non sia perfetto, in particolare perche' sono gli stati stessi che valutano i propri armamenti. Ma aggiunge poi che si tratta di un passo importante e necessario.

 

Qualsiasi sia la posizione di chiunque in merito alle armi robotizzate, e' chiaro che serve una maggiore attenzione da parte delle organizzazioni umanitarie, dice l'esperto di armamenti Peter Singer. Ricorda che quando inizio' a parlare con gli enti umanitari delle nuove tecnologie 'nessuna di loro era pronta ne' intenzionata a discutere di nuove tecnologie quali il drone Predator'.

 

“Lo steso fenomeno sta accadendo adesso, con lo sviluppo tecnologico attuale' scrive nel recente articolo sulla Rivista. 'I gruppi umanitari stanno reagendo ex post factoa cose che gia' esistono e vengono usate.Pertanto il loro impattosara' minore, poiche' la risposta non e' giunta  se non a cose fatte.'

 

Una spiegazione potrebbe essere che le organizzazioni umanitarie sono state molto impegnate a fermare le atrocita' e le violazioni di ogni giorno, molte delle quali perpetrate con armi convenzionali, a bassa tecnologia, come i machete o i fucili automatici.

 

Ma Singer osserva che vi e' un livello piu' profondo, ovetutto cio' pone domande che vanno al di la' del DIU: 'La questione di fondo e' se siano le nostre macchine, o gli esseri umani, ad essere programmati per la guerra'.

Ulteriore materiale sull'argomento e' reperibile al sito
http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2014_1/index.html
 

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2 - PRIGIONIERI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, GLI ARCHIVI DEL CICR
Archivi 1914-1918: durante la Prima Guerra Mondiale, 10 milioni di individui, fra militari in servizio attivo e civili, furono catturati e mandati in campi di prigionia.
Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

I paesi in guerra hanno fornito al CICR elenchi di prigionieri, permettendo la creazione di schede per ciascun prigioniero e detenuto. Adesso, anche tu puoi cercare fra 5 milioni di schede, inserendo, alla pagina:   http://grandeguerre.icrc.org

un nome nella maschera e cliccando “start search”.

I dati dei singoli prigionieri verranno caricati nel database gradualmente nel corso del 2014. In tutto vi si trovano 5 milioni di schede individuali e 500 mila documenti relative alle schede. Al momento il database ha raggiunto il 90% del totale.

E’ importante osservare che le varie schede non sono state organizzate alfabeticamente, piuttosto in relazione alla nazionalita’ e lo status dei prigionieri. E’ pertanto possibile che manchino alcuni nomi o schede.

 

Il bottone con il simbolo del punto interrogativo “ ? “, presente ad ogni fase della ricerca, guida passo a passo nella ricerca.

 

IMPARA QUALCOSA SUI

CAMPI PER PRIGIONIERI DI GUERRA E DI INTERNAMENTO

attraverso gli archivi storici del CICR

 Cartoline:

Il  CICR pubblico’ durante la Guerra alcune cartoline con immagini di campi in
Francia e Algeria: http://grandeguerre.icrc.org/en/PostCards/fr
Marocco e Tunisia: http://grandeguerre.icrc.org/en/PostCards/me
Germania: http://grandeguerre.icrc.org/en/PostCards/de
Italia: http://grandeguerre.icrc.org/en/PostCards/it
Gran Bretagna e Impero Britannico: http://grandeguerre.icrc.org/en/PostCards/gb

La vita nei campi di prigionieri di guerra edi internamento:

Alcuni campi furono visitati dal CICR e dai delegati delle Potenze Protettrici. Leggete i loro rapporti:http://grandeguerre.icrc.org/en/Camps

Testimonianze:

Racconti, lettere spedite al CICR, bollettini di decesso e altri documenti storici:
http://grandeguerre.icrc.org/en/Testimonials
 

GLI ARCHIVI DELLA

AGENZIA INTERNAZIONALE PER I PRIGIONIERI DI GUERRA

1914-1919

 

Durante la Prima Guerra Mondiale 8 milioni di soldati al fronte, e 2 milioni di civili, per lo piu’ residenti in paesi nemici o zone occupate, furono catturati e internati nei campi per svariati anni.

 

 

 

Il 21 agosto 1914 il CICR istitui’ a Ginevra l’Agenzia Internazionale per i Prigionieri di Guerra, a cui gli stati in Guerra mandavano, piu’ o meno regolarmente, elenchi di prigionieri. L’Agenzia ricevette 400,000 pagine e documenti: elenchi di nomi di prigionieri e rapporti sulla loro cattura, trasferimento fra vari campi o morte in prigionia.

 

 

Elenco di prigionieri di guerra britannici inviato all’Agenzia dal Ministero della Guerra di Berlino

 

Per ciascun nome l”Agenzia creo’ una scheda. Queste schede furono organizzate secondo la nazionalita’ e lo status militare o civile del detenuto, e poi alfabeticamente in 29 differenti indici. Gli indici contengono anche dati sulle richieste di informazioni, estrapolate dalle migliaia di richieste scritte spedite dai famigliari dei prigionieri, e indicizzate prima che la corrispondenza venisse distrutta.

 

 

Ricerca di riscontro fra le schede individuali per rispondere a una richiesta di informazioni.

 

Gli archivi dell’Agenzia contengono 5 milioni di schede, fra cui 2 milioni di prigionieri provenienti soprattutto dai fronti occidentale, rumeno e serbo. Gli indici relative al vastissimo fronte rumeno sono tenuti negli archivi della Croce Rossa Danese a Køpenhavn, poiche’ la Danimarca era Stato Neutrale durante la Prima Guerra Mondiale.

 

Oltre al lavoro per rimettere in contatto parenti separate dalla Guerra, che resta una delle attivita’ centrali dal CICR ancor’oggi,l’organizzazione invio’ i propri delegati a visitare 524 campi per prigionieri di guerra e campi di internamento in Europa, nelle colonie francesi dell’Africa del Nord, in India, e persino in Giappone. Essi intervistarono prigionieri e direttori dei campi, e ispezionarono le condizioni di prigionia: igiene, cibo, condizioni di lavoro, e se ai prigionieri fosse consentito scrivere alle famiglie. Il sito

http://grandeguerre.icrc.org/Content/help/Introduction_en.pdf

contiene i rapporti su tali missioni, assieme a fotografie dei vari campi.

 

 

 

Questo documento e’ stato preparato selezionando materiale dalla pagina CICR

http://grandeguerre.icrc.org/

 

Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

 

Allegato al Caffè Dunant nr. 532 – settembre 2014 il formato pdf con le fotografie

 

www.caffedunant.it

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3 - Comunicato stampa del 15 settembre 2014

Tratto dal sito CICR

www.icrc.org/en/document/philippines-displaced-children-zamboanga-immunized#.VCIPQnljopE

FILIPPINE: VACCINATI BAMBINI PROFUGHI A ZAMBOANGA

Traduzione  non ufficiale di S.G.Chiossi

 
philippines-zamboanga-01-09-2014.jpg

Bambini profughi, con i genitori, si registrano in attesa di essere vaccinati nello stadio,

che ancora ospita oltre 10,000 persone, mentre la Croce Rossa Filippina e l’Ufficio

Cittadino per la Salute preparano le dosi.

 

Manila (CICR): migliaia di bambini di famiglie profughe nella citta’ di Zamboanga

verranno vaccinati contro il morbillo, la rosolia e la poliomielite nei mesi di

settembre e ottobre, con l’aiuto del CICR.

 

Il CICR, insieme alla Croce Rossa Filippina, ha sostenuto le attivita’ di salute

di base dell’Ufficio per la Salute della citta’ di Zamboanga, fra cui la vaccinazione

di massa dei bambini fra 0 e 5 anni, nell’ambito della campagna nazionale che

intende proteggere, si stima, 11 milioni di bambini da morbillo, rosolia e polio.

 

Beatriz Karottki, coordinatrice sanitaria CICR nelle FIlippine, ha detto che “Con tale

aiuto i figli di genitori profughi saranno completamente vaccinati dalla campagna.

Questo intervento fa parte dell’assistenza ininterrotta che forniamo ai profughi

di Zamboanga, incluso il miglioramento delle condizioni di salute di categorie

vulnerabili come bambini e neonati.”

 

I bambini di famiglie di profughi in sette siti temporanei (lo stadio Joaquin Enriquez,

la spiaggia di Cawa-Cawa, Tulungatung, Taluksangay, Masepla, la sede della

Societa’ Filippina contro la Tubercolosi a Upper Calarian, e Rio Hondo), oltre a quelli

di Santa Barbara e dell’area portuale, vengono vaccinati da quattro equipes di

volontari, infermieri e personale medico del CICR/Croce Rossa Filippina

che si aggiungono al personale dell’Ufficio per la Salute.

 

Il mese di settembre e’ stato dichiarato mese nazionale della vaccinazione dal

Dipartimento per la Salute. E’ stata lanciata una campagna nazionale chiamata

“Ligtas sa Tigdas at Polio” [protetti contro il morbillo e la polio] con lo scopo di

ridurre, e in ultimo eradicare, il morbillo e la rosolia, e affinche’ le Filippine

possano mantenere lo status raggiunto nel 2000 di paese privo di casi di polio.

 

Il CICR ha assistito migliaia di profughi a Zamboanga sin dall’inizio della crisi,

in settembre 2013, insieme alla Societa’ Nazionale di Croce Rossa Filippina.

Il CICR continua a lavorare per migliorare i servizi igienici e l’approvigionamento

di acqua potabile in molti siti di accoglienza temporanea, e si occupa di migliorare

la salute e la nutrizione di migliaia di persone che ancora sono profughe.

 

Ulteriori informazioni:

Allison Lopez, CICR Manila, tel: +63 908 868 6884
Wolde Gabriel Saugeron, CICR Manila, tel: +63 918 907 2125

Traduzione  non ufficiale di S.G.Chiossi

 
 
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