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n° 248 del 25 Maggio 2005 Stampa E-mail
martedì 24 maggio 2005

25 Maggio 2005
nr. 248
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr 1.209 indirizzi e-mail


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1-Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa
“Crescente preoccupazione per la salute dei rifugiati uzbechi”
di Ilmira Gafiatullina - 20 maggio 2005
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

2-Tratto dal sito del CICR
CICR News 05/36 del 19 maggio 2005
“Federazione Russa/Cecena: aiutare le vittime delle inondazioni.”
Traduzione non ufficiale di Elisa Barzaghi

 

3-Tratto dal sito del CICR
CICR News 05/35 del 18 maggio 2005
“Etiopia: il CICR porta soccorsi alle persone sfollate nella regione di Gambella.”
Traduzione non ufficiale di Elisa Barzaghi

 

4-Tratto dalla rivista Croix Rouge Croissant Rouge nr.1 – 2005 -
“Perù, vent’anni di crisi.”
di Dafne Martos, addetto stampa presso la delegazione CICR per la Bolivia, l’Equador e il Perù
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi

 

 

5- allegato:
Croce Rossa Italiana Comitato Regionale del Lazio
Comitato Provinciale di Latina
“2° Corso sperimentale di Storia della Croce Rossa e della Medicina”
C.I.S.C.i.

Dal 6 al 10 luglio 2005 a Maenza – Prov. Latina

 

 


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1-Tratto dal sito della Federazione Internazionale Croce Rossa al link: http://www.ifrc.org/docs/news/05/05052001/
Crescente preoccupazione per la salute dei rifugiati uzbechi
20 maggio 2005
di Ilmira Gafiatullina
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

Le condizioni atmosferiche del sud del Kirghizistan, caratterizzate da pioggia e freddo, stanno alimentando le preoccupazioni per la salute di oltre 500 rifugiati fuggiti dalla violenza scaturita nell’Uzbekistan sabato, 14 maggio.

 

I volontari e il personale della filiale della Mezzaluna Rossa del Kirghizistan più vicina al campo dei rifugiati, a Teshik-Tash, nella provincia di Jalalabad, hanno distribuito coperte e panni caldi, prelevati dalle scorte di emergenza, a tutti i 541 cittadini uzbechi che hanno trovato riparo in Kirghizistan.

 

“Le donne del campo hanno ancora paura di parlare di quello che è successo a loro durante i recenti eventi di sangue”, ha affermato Roza Akimbaeva, presidente della filiale della Mezzaluna Rossa di Jalalabad, in una intervista telefonica mentre stava ritornando da una visita al campo stesso.

 

“Alcune di loro si sono lasciate dietro i propri bambini mentre fuggivano per mettersi in salvo. Queste persone sono esaurite; alcune sono state ferite”, ha aggiunto Akimbaeva.

 

Almeno tre bambini con infezioni respiratorie sono stati ricoverati all’ospedale di Jalalabad. Presso la stessa clinica, sette uomini gravemente feriti hanno continuato a ricevere assistenza medica sin dal momento in cui hanno attraversato il confine.

 

Sabato, 14 maggio, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha organizzato una missione di valutazione nella provincia di Jalalabad e ha messo a disposizione degli ospedali locali dei farmaci essenziali, così come forniture per i servizi di pronto soccorso.

 

A partire dallo scorso fine settimana, la comunità locale ha fornito ai rifugiati acqua potabile e viveri di base. Il personale medico del Kirghizistan è sempre di guardia e le ambulanze sono pronte a intervenire, al fine di offrire qualsiasi tipo di assistenza medica.

 

I rifugiati hanno finora alloggiato in dieci tende fornite dalle autorità locali; tuttavia, in seguito a una richiesta del governo dello Kirghizistan, la Mezzaluna Rossa sta preparando circa 50 tende da spedire sul posto al più presto possibile.

 

Al 18 di maggio, il servizio di migrazione del Kirghizistan ha registrato 491 richiedenti di asilo, 96 dei quali sono donne. Tutti hanno ricevuto un “certificato di asilo” per permettere loro di rimanere nel Kirghizistan.

 

Il Kirghizistan è uno dei paesi firmatari della Convenzione del 1951 relativa allo Status dei rifugiati e del suo Protocollo del 1967, e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha fatto appello alle autorità kirghisi di continuare a tener fede alle proprie obbligazioni internazionali e di ammettere i richiedenti asilo provenienti dall’Uzbekistan, nonché di fornire loro protezione.

 

 

 

 

 

2-Tratto dal sito del CICR al link:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/6CJAYG!OpenDocument
CICR News 05/36 del 19 maggio 2005
Federazione Russa/Cecena: aiutare le vittime delle inondazioni.
Traduzione non ufficiale di Elisa Barzaghi

 

Il CICR ha iniziato ieri a distribuire soccorsi a 312 famiglie delle zone rurali colpite dalle recenti inondazioni in Cecenia.

 

Il 14 maggio, una prima assistenza era già stata data a 138 famiglie di Grozny e delle zone rurali dislocate sulle rive del Sunzha, uno dei tre maggiori fiumi della repubblica.

 

I soccorsi comprendevano degli articoli di uso domestico di prima necessità (lenzuola, coperte, materassi, utensili da cucina, secchi) ed un assortimento di articoli per l’igiene (sapone, detergente, spazzolini da denti e dentifrici).

 

Le inondazioni che hanno colpito la Cecenia hanno danneggiato e distrutto l’abitazione di più di un centinaio di famiglie. Secondo alcune fonti ufficiali, il livello dell’acqua potrebbe continuare a salire.

 

Il CICR manterrà i contatti con la sezione locale della Croce Rossa russa, con i responsabili delle amministrazioni del distretto e con altre autorità nazionali e locali al fine di coordinare le operazioni di soccorso.

 

 

 

 

3-Tratto dal sito del CICR al link:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/6CHLGM!OpenDocument
CICR News 05/35 del 18 maggio 2005
Etiopia: il CICR porta soccorsi alle persone sfollate nella regione di Gambella.
Traduzione non ufficiale di Elisa Barzaghi

 

L’11 maggio, il CICR ha completato un’operazione di assistenza di due settimane a favore di circa 46 000 sfollati di origine nuer ed anuak, ai quali ha distribuito del mais, fagioli, olio ed attrezzi agricoli.

 

Precedentemente nel corso dell’anno, dopo la ripresa degli scontri tra diverse comunità nuer, queste persone erano state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nella regione di Gambella –sud-ovest dell’Etiopia. Per far fronte alle difficoltà dovute allo spostamento, avevano dovuto vendere quasi tutto il loro bestiame e molti dei loro arnesi da lavoro.

 

Questa assistenza giunge al momento opportuno, giusto prima dell’inizio della stagione delle piogge e nel momento in cui le persone sfollate cominciano ad essere prive persino dei beni più essenziali alla loro sopravvivenza. Il CICR spera che dopo il prossimo raccolto, i beneficiari torneranno ad essere autonomi sul piano alimentare.

 

 

 

 

 

4-Tratto dalla rivista Croix Rouge Croissant Rouge nr.1 – 2005 -
“Perù, vent’anni di crisi.”
di Dafne Martos, addetto stampa presso la delegazione CICR per la Bolivia, l’Equador e il Perù
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi

 

 

Più di vent’anni di un sanguinoso conflitto interno hanno causato circa 10mila morti, separato innumerevoli famiglie, costretto intere comunità ad abbandonare i loro focolari e causato dei danni enormi alle infrastrutture del Perù. Ciò nonostante, la vita riprende poco a poco il suo corso normale, anche negli agglomerati piu’ duramente colpiti, come Marccaraccay, un grosso borgo di montagna nel dipartimento d’Ayacucho.

 

Quando l’equipe del CICR è arrivato a Marccaraccay nell’agosto 2004, gli abitanti erano in pieno festeggiamento. Si celebrava la festa dell’allevamento, durante la quale gli animali in età di riproduzione sono solennemente battezzati, con le orecchie addobbate di fili di lana colorati.

Una quindicina di giovani, con la radio in mano, ballavano e cantavano dei motivi tradizionali. Ci convinsero ad unirci all’allegria comune .

Davanti a questo straripamento di entusiasmo, chi avrebbe potuto credere che questo villaggio era stato uno dei più duramente provati dal conflitto interno degli ultimi due decenni? Eppure nel 1983, i rari abitanti che erano sopravvissuti ai raids e ai continui assalti dell’esercito e degli insorti erano fuggiti in piena notte abbandonando tutti i loro beni dietro di sé. Il loro esodo era stato una lunga serie di traversie e di sofferenze . Rifugiati sulle montagne , avevano passato molte notti nelle grotte, prima di disperdersi in tutto il paese.

 

IL LUNGO CAMMINO DEL RITORNO

 

Circa vent’anni più tardi , alcune famiglie decisero di prendere la strada del ritorno. In un primo tempo, solo qualche temerario osò affrontare la triste realtà, quella di un villaggio saccheggiato e devastato dal fuoco, con i campi ritornati allo stato selvaggio. I vecchi erano i più desiderosi di rientrare, ma anche alcuni giovani provavano la necessità di ritrovare le loro origini e di cominciare una nuova vita.

All’inizio del 2000, il governo peruviano aveva offerto degli incoraggiamenti al rientro attraverso il Programma per il ripopolamento e lo sviluppo delle zone d’urgenza (PAR). Nel 2003, il CICR decide di sostenere questo sforzo lanciando a Marccaraccay un progetto pilota che comprendeva la costruzione di case e di latrine e anche la distribuzione di sementi e di attrezzi agricoli.

Quindici abitazioni furono costruite e messe a disposizione delle famiglie le più indigenti. Benché il villaggio mancasse ancora dei servizi essenziali come l’elettricità, l’acqua potabile e la viabilità,i vecchi abitanti continuarono a giungere.

Oggi, Marccaraccay è una comunità ben organizzata, con un’assemblea di villaggio e una stazione radio per comunicare con le altre comunità della regione. Le autorità si impegnano attivamente a migliorare il benessere della popolazione. Dalle rovine e dalle ceneri di un villaggio abbandonato emerge poco a poco una comunità molto animata e in continua espansione.

Ciò nonostante, le paure passate non sono del tutto svanite. Per questo, come precauzione,una ventina di abitanti del villaggio sono stati formati dall’esercito peruviana prevedendo di costituire dei comitati di autodifesa.

 

TRA TRADIZIONE E MODERNITA’.

 

Negli anziani riuniti per la festa, i visi tradiscono un misto di allegria e di nostalgia. Comunicando con i gesti, poi in quechua, la principale lingua indigena delle Ande peruviane, essi ricordano i lunghi anni durante i quali sono stati privati delle loro tradizioni e hanno errato in cerca di una terra dove stabilirsi. Come testimoniano le celebrazioni della giornata, queste difficoltà non sono tuttavia riuscite a far loro dimenticare le proprie usanze.

Se alcuni hanno deciso di ritornare a casa loro, altri, abbagliati dalle grandi città delle province dove avevano trovato rifugio, hanno ritenuto che il ritorno indietro fosse impossibile. Essi continuano ancora oggi a vivere in condizioni miserabili alla periferia delle città, nelle “cinture della povertà”.

Marccaraccay è un caso esemplare. Il progetto pilota messo in piedi con l’appoggio del CICR è una completa riuscita. Continua ad attirare nuovi abitanti e contribuisce a ripristinare le tradizioni e a fortificare l’identità comunitaria.. La “Commissione per la verità e la riconciliazione” vi trova un modello di “riparazione collettiva”, ossia, un risarcimento delle sofferenze patite da alcune comunità a causa del conflitto. Il programma non pretende di risolvere i problemi strutturali che alimentano la miseria, l’ingiustizia, e l’esclusione, ma mirano più modestamente ad assicurare i servizi comunitari essenziali, per il vantaggio dell’insieme della popolazione.

Sulle montagne di Marccaraccay le condizioni di vita migliorano poco a poco e le ferite cominciano a cicatrizzarsi. Resta certamente molto da fare, ma la comunità possiede certamente

l’energia e la determinazione necessarie per riuscire. Tutto ciò di cui aveva bisogno era solamente

che gli si tendesse una mano caritatevole.

 

 

LE PERSONE SFOLLATE NEL PERU’.

 

- La Commissione per la verità e la riconciliazione stima che attualmente ci siano nel paese

circa mezzo milione di sfollati a causa dei conflitti.

- La maggioranza degli sfollati a causa del conflitto interno non hanno potuto ritornare a

casa per difficoltà economiche, problemi di adattamento, mancanza di incentivi e assenza di

prospettive di sviluppo.

- Gli sfollati che non ritornano a casa loro continuano a soffrire per le perdite umane e materiali

causate dal conflitto e anche dei diversi traumi provocati dall’esperienza della violenza.

- Occupazione, miglioramento dell’agricoltura, servizi di base, scuole, accesso alla giustizia, e

risposte chiare sulla sorte della loro comunità costituiscono le principali attese di coloro che

ritornano nelle loro regioni d’origine.

 
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