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n° 523 del 29 marzo 2014 Stampa E-mail
martedì 01 aprile 2014

29 marzo 2014

nr. 523
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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 Photo: Leo Martinez.

 Photo: Leo Martinez.

 

Contenuto:

1 - The Magazine of the International Red Cross and Red Crescent Movement
Indipendenza: non esiste una ricetta unica
di BayarmaaLuntan, Consigliere del Segretario Generale della FICR
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 20-03-2014
Niger: due milioni di animali vaccinati
Traduzione non ufficiale di Stefania Notarangelo

3 - 25-03-2014
La Croce Rossa risponde a un’epidemia di Ebola in Guinea
Di Moustapha Diallo, FICR
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - Tratta di esseri umani: recepita direttiva Ue su prevenzione e repressione
Decreto legislativo 04.03.2014 n° 24 , G.U. 13.03.2014 (Simone Marani)
Comunicatoci da M.Grazia Ianniello
 

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1 - The Magazine of the International Red Cross and Red Crescent Movement
Indipendenza: non esiste una ricetta unica
di BayarmaaLuntan, Consigliere del Segretario Generale della FICR

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Durante i venticinque anni che sono seguiti al lancio della politica del “rinnovamento economico” in Vietnam, l’appoggio del governo alla Croce Rossa Vietnamita è stato fondamentale per permettere alla Società Nazionale di aiutare le persone vulnerabili e di reagire alle catastrofi.

Questo sostegno assume diverse forme – fra le altre, stipendi degli impiegati, uffici, veicoli – e si accompagna a un certo grado di controllo. Sul piano operativo, la Croce Rossa Vietnamita è autonoma: sceglie le proprie attività, i luoghi di intervento e i suoi beneficiari. Il governo, tuttavia, nomina i dirigenti e lo staff, fatto che può sollevare qualche preoccupazione per le Società Nazionali desiderose di restare ausiliarie indipendenti dei pubblici poteri.

La questione dell’indipendenza non si limita a questo; con la progressiva apertura del paese nel corso degli ultimi decenni, la Croce Rossa Vietnamita si è aperta alla cooperazione internazionale. I partner del Movimento sono arrivati, portando idee, competenze e risorse.

Il sostegno da parte di donatori internazionali e del governo nazionale è stato necessario e benvenuto, ma ha dato luogo a più di una contraddizione in materia di compiti, regole e aspettative. I partner del Movimento hanno spesso fatto fatica a comprendere la stretta relazione fra la Società Nazionale e le autorità. Nei loro rapporti sulle missioni, i delegati hanno spesso evocato un’organizzazione «bloccata in un sistema» o «un Gulliver, un gigante legato dalla burocrazia». I più, tuttavia, rilevavano anche l’efficienza dei servizi forniti.

La questione è quindi la seguente: bisogna liberare questo gigante e se si, in che modo? I primi tentativi, influenzati dall’esterno, si manifestarono durante il processo di redazione della legislazione nazionale e dei nuovi sistemi di governance interna.

La Commissione Congiunta CICR/Federazione internazionale per gli Statuti delle Società Nazionali suggerì di separare le funzioni di direzione e gestione, al fine di «evitare i conflitti di interesse e fare in modo che la Società Nazionale funzioni efficacemente» - un nobile obiettivo, senza dubbio. La Società Nazionale seguì le indicazioni nel 2007, ma tornò presto al vecchio modello di «presidente esecutivo», in cui governance e operazioni sono strettamente legate.

Sulla base di interviste che ho condotto per lo studio del 2012 della FICR, “The art of balancing: a study of Vietnam Red Cross Society and its partnership”, a mio parere la Commissione Congiunta ha voluto imporre una struttura di governance che non corrispondeva al contesto culturale e storico nazionale. L’applicazione meccanica di un modello esterno, per quanto possa sembrare ottimale sulla carta, ha creato dei problemi concreti di gestione in tutta la rete della Croce Rossa Vietnamita.

Lo stesso problema si è posto con la redazione della legge sulla Croce Rossa. Il primo disegno di legge è stato oggetto di critiche legittime della Commissione Congiunta, perché conferiva un potere decisionale eccessivo al governo. Il testo che propose, tuttavia – basato sulla legge-tipo sul riconoscimento delle Società Nazionali – non corrispondeva alla complessa realtà del paese. I membri della Commissione furono delusi dal testo di legge adottato definitivamente dall’Assemblea Nazionale nel 2008. Una autonomia effettiva sarebbe stata favorita, senza dubbio, da un approccio più sfumato e a lungo termine.

Pressioni esterne

L’afflusso di fondi stranieri mise ulteriori pressioni sul personale della Società Nazionale, facendone, in una certa misura, un «fornitore di servizi» per programmi internazionali. In seno alla Croce Rossa del Vietnam, alcune persone considerano che l’accento posto sull’esecuzione dei progetti dei donatori ostacoli lo sviluppo della Società Nazionale.

Il caso della Croce Rossa Vietnamita dimostra chiaramente che l’indipendenza è esposta a numerose e differenti minacce. La tendenza del Movimento a imporre concetti e strumenti universali basati su modelli standardizzati, senza interrogarsi sulla loro adeguatezza a livello locale, può paradossalmente diminuire l’autonomia locale. Anche interventi mal coordinati dei partner, associati a fondi riservati all’esecuzione di determinati programmi, possono causare un eccessivo sfruttamento delle capacità e compromettere l’autonomia.

Le Società Nazionali possono realizzare grandi cose e salvare molte vite con l’appoggio di partner diversi. In ultima analisi spetta loro decidere la rotta. È in questo modo che i partner del Movimento potranno sostenerle al meglio, senza compromettere la loro indipendenza, individuando strategie coordinate e a lungo termine, basate su una conoscenza approfondita della realtà politica, economica e culturale della Società Nazionale.

Tratto dal sito della Rivista della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:http://www.redcross.int/FR/mag/magazine2013_3/28.html

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2 - 20-03-2014
Niger: due milioni di animali vaccinati

Più di due milioni di capi di bestiame appartenenti a quasi 140.000 famiglie nelle zone di Agadez e Tillabery, rispettivamente a nord ed ovest del Niger sono stati trattati in una grande campagna di vaccinazione e sverminazione.

L’impresa, iniziata in gennaio dalle autorità veterinarie del Niger, con il supporto del Comitato Internazionale della Croce Rossa e la Croce Rossa del Niger, si è appena conclusa.

Traduzione non ufficiale di Stefania Notarangelo

“Riducendo il rischio di una epidemia, stiamo contribuendo a preservare la principale fonte di reddito delle comunità, che dipendono principalmente dall’allevamento del bestiame”, sostiene Jean–Nicolas Marti, direttore della delegazione CICR in Niger.

In queste zone aride, colpite nel passato da conflitti, e ancora sofferenti per una persistente mancanza di sicurezza e per gli effetti di una situazione di conflitto nei paesi vicini, il bilancio economico rimane fragile.

Attualmente nella zona di Tillabery molti pastori, con il loro bestiame, sono stati costretti dal conflitto e dalle recenti tensioni tra comunità in Mali ad attraversare il confine con il Niger, il che ha posto un’ulteriore pressione sulle risorse di quelle zone.

“Queste aree sono inoltre soggette a condizioni metereologiche avverse. Quest’anno, la pioggia è stata ancora insufficiente e ciò rende l’accesso ai pascoli e alle risorse idriche più difficile”, dichiara Mathew Kenyanjui, responsabile del programma veterinario del CICR in Niger.

Le vaccinazioni hanno l’obiettivo di proteggere la salute e quindi il valore di mercato degli animali, che darà ai pastori la possibilità di barattarli in cambio di grano.

Questo è il terzo anno consecutivo nel quale vengono condotte campagne di questo tipo.

Il supporto del CICR consiste nel fornire medicine, attrezzature veterinarie e formazione, nel pagare gli stipendi di 155 operatori di polizia sanitaria e nel mettere a disposizione circa 50 veicoli e carburante.

L’operazione si estende in altri paesi limitrofi, come Mali e Burkina Faso.

Nel 2013, ha raggiunto più di quattro milioni di animali in Niger, 3, 5 milioni nel nord del Mali e approssimativamente 200.000 nel nord di Burkina Faso.
 

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/eng/resources/documents/news-release/2014/03-20-niger-livestock-vaccination.htm

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3 - 25-03-2014
La Croce Rossa risponde a un’epidemia di Ebola in Guinea
Di Moustapha Diallo, FICR
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

La Guinea, un paese dell’Africa occidentale, è stata colpita da un’epidemia di Ebola. Secondo il Ministro della Salute, i primi casi sospetti sono stati registrati all’inizio del mese di febbraio. Alla data del 25 marzo, la febbre emorragica era costata la vita già a 60 persone su 86 casi segnalati nel paese.

Le località più colpite sono i distretti di Guéckédou, Macenta e Kissidougou, nel sud della Guinea.

«È la prima volta che un’epidemia di Ebola si manifesta in Guinea», spiega il dott. FacelyDiawara, capo del dipartimento salute della Croce Rossa Guineana.

La Croce Rossa, in collaborazione con il Ministero della Salute, l’UNICEF, Medici Senza Frontiere e altri partner, ha intensificato le attività sul campo di sensibilizzazione. «Da quando è stata annunciata l’epidemia, i volontari della Croce Rossa si sono immediatamente recati nelle zone colpite per informare la popolazione sul modo di prevenire e di limitare la diffusione della malattia», spiega il dott. Diawara. «Ciononostante, avremmo bisogno di un maggior numero di volontari formati da inviare non solo nelle zone colpite ma anche in altre regioni al momento risparmiate dall’epidemia».

Nel corso degli ultimi giorni, si è verificato un incremento dei casi segnalati. In Sierra Leone, un paese vicino, tre casi sospetti sono sotto osservazione e si teme che la malattia si diffonda rapidamente a causa dei frequenti spostamenti delle persone nella regione.

«Se non verranno prese delle misure urgenti e sostenibili, questa epidemia potrebbe colpire molte più persone e potrebbe facilmente diffondersi in altre regioni e nei paesi vicini», sottolinea MomodouLaminFye, rappresentante regionale della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) nel Sahel. «Una sorveglianza transfrontaliera è essenziale per contenere la diffusione del virus».

Ebola è una malattia infettiva e contagiosa, che si propaga attraverso il contatto con le secrezioni delle persone o degli animali infetti, come la saliva o il sangue. Non esiste né una cura né un vaccino.

La FICR ha inviato in Guinea un’équipe di valutazione e coordinamento (FACT), che comprende uno specialista di malattie infettive della Croce Rossa Francese e un operatore qualificato in supporto psicosociale.

L’epidemia di Ebola arriva in un momento in cui la Croce Rossa Guineana e altri partner già lavorano con il governo per affrontare delle epidemie di colera e morbillo. I sintomi dell’Ebola assomigliano a quelli del colera e del morbillo e queste rende difficile l’identificazione e la conferma dei casi.

Tratto dal sito internet della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa: https://www.ifrc.org/fr/nouvelles/nouvelles/africa/guinea/la-croix-rouge-repond-a-une-epidemie-debola-en-guinee/

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4 - Comunicatoci da M.Grazia Ianniello
Tratta di esseri umani: recepita direttiva Ue su prevenzione e repressione

Decreto legislativo 04.03.2014 n° 24 , G.U. 13.03.2014 (Simone Marani)

Con l'emanazione del Decreto Legislativo 4 marzo 2014, n. 24 (“Prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e protezione delle vittime”), viene data attuazione alla direttiva 2011/36/UE, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, che sostituisce la decisione quadro 2002/629/GAI.

La finalità sottesa all'intervento legislativo sono evidenziate all'interno del primo comma dell'art. 1, ai sensi del quale “Nell'attuazione delle disposizioni del presente decreto legislativo, si tiene conto, sulla base di una valutazione individuale della vittima, della specifica situazione dellepersone vulnerabili quali i minori, i minori non accompagnati, gli anziani, i disabili, le donne, in particolare se in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le persone con disturbi psichici, le persone che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica, sessuale o di genere”.

Il presente decreto legislativo, come precisato dal secondo comma dell'art. 1, non pregiudica i diritti, gli obblighi e le responsabilità dello Stato e degli individui, ai sensi del diritto internazionale, compresi il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale dei diritti umani e, in particolare, laddove applicabili, la Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, di cui alla legge 24 luglio 1954, n. 722, e il Protocollo relativo allo statuto dei rifugiati di cui alla legge 14 febbraio 1970, n. 95, relativi allo stato dei rifugiati e al principio di non respingimento.

L'intervento legislativo modifica, innanzitutto, alcune norme del codice penale e del codice di procedura penale. Per quanto attiene al primo, l'art. 2 interviene in merito alle fattispecie di cui agli art. 600 c.p. (Riduzione in schiavitù) e art. 601 c.p. (Tratta di persone), mediante un rafforzamento della risposta punitiva ed ampliando l'ambito di applicazione delle disposizioni ivi contenute.

In particolare, da segnalare la completa riformulazione dell'art. 601 c.p. il quale attualmente consta di due commi. Ai sensi del primo comma “E' punito con la reclusione da otto a venti anni chiunque recluta, introduce nel territorio dello Stato, trasferisce anche al di fuori di esso, trasporta, cede l'autorità sulla persona, ospita una o più persone che si trovano nelle condizioni di cui all'articolo 600, ovvero, realizza le stesse condotte su una o più persone, mediante inganno, violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica, psichica o di necessità, o mediante promessa o dazione di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, al fine di indurle o costringerle a prestazioni lavorative, sessuali ovvero all'accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportano lo sfruttamento o a sottoporsi al prelievo di organi”.

Secondo quanto disposto dal secondo comma, “Alla stessa pena soggiace chiunque, anche al di fuori delle modalità di cui al primo comma, realizza le condotte ivi previste nei confronti di persona minore di età”.

Il decreto legislativo, all'art. 3, modifica anche l'art. 398 c.p.p., mediante l'aggiunta di un nuovo comma il quale prevede che il giudice, su richiesta di parte, estenda anche alle persone maggiorenni che si trovino in condizioni di particolare vulnerabilità, le cautele previste dal comma 5-bis per l'incidente probatorio che coinvolga soggetti minori di età.

L'art. 4 del decreto è dedicato ai minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta, e definisce una serie di disposizioni affinché sia assicurata, nei loro confronti, una particolare tutela: si segnala, ad esempio, l'obbligo di informazione del minore sui diritti di cui gode, incluso l'eventuale accesso alla procedura di determinazione della protezione internazionale. Nell'ipotesi in cui sussistano dubbi sull'età del minore, e questa non sia accertabile attraverso i documenti identificativi, si prevede una misura multidisciplinare, da adottarsi sempre nel pieno rispetto dei diritti del minore, di determinazione dell'età anagrafica, da realizzarsi da personale specializzato e con procedure che tengano nella dovuta considerazione l'origine etnica e culturale del minore, eventualmente anche mediante l'utilizzo delle autorità diplomatiche. Nel caso in cui la procedura appena accennata non risulti idonea a determinare esattamente l'età del minore, così come nelle more del procedimento, il soggetto si presume e si considera “minore di età”.

Mentre l'art. 5 del decreto fa riferimento agli obblighi di formazione che debbono essere adempiuti dai soggetti appartenenti alle amministrazioni interessate, nell'ambito della propria autonomia organizzativa, da segnalare, in chiusura, è l'art. 6 del decreto legislativo in commento, il quale, integrando l'art. 12 della Legge n. 228/2003 (c.d. legge sulla tratta), mira a garantire alle vittime della tratta l'accesso ai sistemi di indennizzo già previsti per le vittime di reati violenti. In particolare, si prevede che l'indennizzo sia corrisposto nella misura di euro 1.500,00 per ogni vittima, entro i limiti delle disponibilità finanziarie annuali del “Fondo per le misure anti tratta”, detratte le somme erogate alle vittime, a qualunque titolo, da soggetti pubblici. In caso di insufficienza delle disponibilità finanziarie annuali del Fondo, le richieste di indennizzo accolte e non soddisfatte sono poste a carico del successivo esercizio finanziario ed hanno precedenza rispetto alle richieste presentate nel medesimo esercizio.

Per approfondimenti:

    eBook "Violenze psichiche. Aspetti giuridici e sociali. Capire e prevenire il femminicidio", di Domenico Chindemi, Altalex Editore, 2013;
    Delitti contro la sfera sessuale della persona, di Romano Bartolomeo, Cedam, 2013.

(Altalex, 18 marzo 2014. Nota di Simone Marani)

 

http://www.altalex.com/index.php?idu=42492&cmd5=5ef81f2c64a31be6ba42fe2314958ef7&idnot=66824

è stata recepita la direttiva Ue sulla prevenzione e repressione della tratta con il D.lvo n. 24 del 4 marzo 2014  questo è il link con il testo

http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=74993

 

 

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