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n° 522 del 21 marzo 2014 Stampa E-mail
venerdì 21 marzo 2014

21 marzo 2014

nr. 522
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Contenuto:

1 - 12-03-2014 Comunicato stampa
Repubblica Centrafricana: il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa condanna la morte di un volontario
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 26.02.2014
Repubblica Centrafricana: secondo MSF «Ci sono più decessi per mancanza di cure che per le violenze»
Intervista di Hélène Sallon
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 18-02-2014 Intervista
Repubblica Centrafricana: «Non ho mai visto ferite così orribili»
Essam El Sayed è un chirurgo. È arrivato a Bangui, nella repubblica Centrafricana, il 1° gennaio 2014...
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

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1 - 12-03-2014 Comunicato stampa
Repubblica Centrafricana: il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa condanna la morte di un volontario
Ginevra/Bangui – Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa condanna la morte di Patrick Matede, un volontario della Croce Rossa Centrafricana di 36 anni, ucciso a Bangui domenica 9 marzo.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Soccorritore al servizio della Società Nazionale da 5 anni, era stato fra i primi a venire in aiuto alle vittime delle violenze che hanno sconvolto la capitale dall’inizio di dicembre scorso.

Il giorno prima, l’8 marzo, un collaboratore del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) è stato ucciso nel corso di un attacco armato contro un centro che ospitava dei dipendenti del CICR nella città di Ndélé (nord del paese).

Il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che è rappresentato nella Repubblica Centrafricana dalla Società di Croce Rossa Centrafricana, la Croce Rossa Francese, la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e il CICR sono sconcertati per queste uccisioni e per la prevalente mancanza di rispetto del diritto internazionale umanitario.

Lanciamo un appello urgente a coloro che partecipano ai combattimenti affinché si astengano dal colpire i volontari della Croce Rossa Centrafricana o altri membri del Movimento e permettano loro di fare il loro lavoro e di salvare delle vite in sicurezza.

Antoine Mbao Bogo – Presidente della Croce Rossa Centrafricana
Alasan Senghore – Direttore della zona Africa della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
Georgios Georgantas – Capo della delegazione del CICR nella Repubblica Centrafricana

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:http://www.icrc.org/fre/resources/documents/news-release/2014/03-12-central-african-republic-movement-condemns-killing.htm

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2 - 26.02.2014
Repubblica Centrafricana: secondo MSF «Ci sono più decessi per mancanza di cure che per le violenze»
Intervista di Hélène Sallon

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Le violenze nella Repubblica Centroafricana hanno causato lo sfollamento di circa un milione di Centrafricani, su una popolazione totale di 4.6 milioni di abitanti, provocando una crisi umanitaria senza precedenti in un paese fra i più poveri del continente. A Bangui, 400.000 persone, praticamente la metà della popolazione della città, vivono ammassate in campi di fortuna. Mentre l’operazione militare francese Sangaris è stata prolungata, il 25 febbraio, per permettere di frenare le violenze e le atrocità che continuano nel resto del paese, migliaia di persone affluiscono tutti i giorni nei campi profughi nei paesi limitrofi, in Camerun e in Chad in modo particolare.

Il dott. Mego Terzian, responsabile delle operazioni d’urgenza di Medici senza Frontiere (MSF) parla della situazione umanitaria osservata dalle sue squadre sul campo.

Qual è attualmente la situazione sul campo? È tornata la calma a Bangui, la capitale?
A Bangui la situazione è migliorata. Ci sono sempre delle violenze sporadiche, spari al mattino e alla sera e qualche ferito che arriva. Diverse migliaia di persone vivono in campi spontanei organizzati dalle comunità e dalle milizie all’interno di chiese, missioni cattoliche, ecc. Il campo di M’Poko, vicino all’aeroporto, accoglie 69.000 sfollati interni.La situazione umanitaria, quindi, non è migliorata. Gli aiuti distribuiti e le operazioni di soccorso sono inadeguati ed esigui rispetto ai bisogni. Ciononostante a Bangui il problema della consegna degli aiuti per via aerea non si pone ed è possibile minimizzare i rischi di sicurezza.

Nel resto del paese continuano le violenze. Che cosa osservate?
Nel nord ovest del paese, vicino alla frontiera con il Camerun, interi villaggi sono stati abbandonati, bruciati. Le milizie istituiscono dei posti di blocco e seminano il terrore. Violenze quotidiane sono commesse da comunità differenti: la maggior parte controi rifugiati musulmani ma anche gli ex Seleka commettono delle atrocità contro la popolazione, a Kabo, ad esempio. Ci sono giorni in cui riceviamo molti feriti.
Un po’ dappertutto si ripete lo stesso scenario: persone stipate in chiese o moschee, protette da un pugno di soldati della Misca (la Missione Internazionale di sostegno al Centrafrica). Le popolazioni sono spinte a fuggire. Invece di arginare le milizie, si raggruppano le persone per organizzare la loro partenza verso altri paesi. Questo esodo e queste violenze pongono la questione dell’efficacia delle forze straniere incaricate di ristabilire l’ordine nel paese.
Secondo le autorità centrafricane, 400.000 persone vivono nella foresta da diverse settimane. Non hanno cibo, né accesso alle cure. Casi di morbillo e di meningitesono stati diagnosticati dalle equipe di MSF in cliniche mobili. Già prima della crisi lo stato sanitario del paese era catastrofico. Nel 2011 la mortalità era molto elevata, nell’ordine di 7 decessi su 10.000 al giorno. Avevamo lanciato degli avvertimenti sulla catastrofe demografica che si profilava. Se non si farà nulla, con le violenze e lo spostamento della popolazione, la metà della popolazione centrafricana scomparirà da qui a qualche anno. È molto preoccupante.

Avete accesso a tutte le province? In quali condizioni lavorate?
Al di fuori di Bangui non ci sono organizzazioni umanitarie, con l’eccezione della Croce Rossa Centrafricana e di MSF. Come MSF abbiamo deciso di assumerci dei rischi, ma non riusciamo coprire tutti i bisogni e ad accedere alle persone nascoste nelle foreste e a tutti i villaggi. La prudenza delle ONG al di fuori di Bangui è comprensibile. Delle milizie fermano le ambulanze e i convogli umanitari per trasportare le loro truppe. Le popolazioni nascoste nella foresta non osano più uscire quando arrivano i mezzi umanitari e nei villaggi le persone fuggono al loro arrivo.
I militari stranieri hanno messo più o meno in sicurezza l’asse Bangui-Bouar-Camerun, ma ci sono sempre delle milizie che disturbano la circolazione e attaccano i camion, come è successo con i mezzi del Programma alimentare mondiale. Gli autisti che trasportano gli aiuti umanitari hanno ormai paura a viaggiare. Gli operatori umanitari sono accusati di lavorare per un campo piuttosto che per un altro.

Quali sono i bisogni prioritari per le popolazioni della Repubblica Centrafricana?
Le operazioni di soccorso non sono all’altezza dei bisogni. Per gli sfollati interni, i bisogni prioritari sono l’accesso all’acqua potabile e agli aiuti alimentari, nonché a dei ripari adeguati, poi l’accesso alle cure. Delle persone rifugiate in Chad hanno dichiarato, al loro arrivo, di non aver mangiato per quattro giorni.
Per le persone nascoste nelle foreste del nord ovest e del nord est del paese, l’accesso alle cure è prioritario. Con le guerre che hanno attraversato queste regioni, queste popolazioni sono in grado di trovare il cibo nella natura. Ma, in mancanza di cure, possono morire di malaria o di diarrea acuta. Nella Repubblica Centrafricana vi sono attualmente più morti indirette che morti per violenze.

Qual è la situazione delle persone rifugiate nei paesi vicini?
In Camerun la presa in carico dei rifugiati sta migliorando, ma in Chad, dove, a Gore, sono arrivate 40.000 persone in una settimana, gli aiuti umanitari non sono per niente organizzati e questo per ragioni incomprensibili. Non c’è acqua potabile, non ci sono fognature e i profughi dormono all’aria aperta. A Sido e Bitoè, dei campi temporanei organizzati dalle autorità del Chad, le persone sono totalmente senza assistenza e ci arrivano delle informazioni secondo le quali le agenzie dell’ONU forniscono aiuti in cambio dell’impegno dei profughi a tornare nella Repubblica Centrafricana. È incredibile e inammissibile.

Qual è il bilancio delle vittime dal 5 dicembre?
È molto complicato fare un bilancio dei morti perché non esiste più un sistema sanitario funzionante, non ci sono più ospedali. I morti non sono quindi registrati dagli ospedali e a volte anche i feriti si rifiutano di andarci per paura di essere uccisi. Molte violenze, inoltre, hanno luogo nelle foreste e quasi nessuno sa esattamente cosa succede.
A dicembre un rapporto dichiarava 1.000 morti a Bangui ma non possiamo confermarlo. Pensiamo che queste cifre siano sottostimate. Le nostre squadre a Bangui hanno contato 200 cadaveri all’ospedale comunale fra il 5 e il 6 dicembre. Neanche le squadre della Croce Rossa Centrafricana riescono ad avere una visione globale perché non sono libere di muoversi nel paese. A Bangui hanno solo cinque ambulanze.

E i feriti?
A Bangui siamo i soli che possono trattare dei pazienti, per cui conosciamo il numero di feriti arrivati nel solo ospedale funzionante della città, l’ospedale comunale, e nell’ospedale Castor e al centro sanitario del campo di M’Boko. Questi tre siti hanno ricevuto, fra il 5 dicembre e la fine di gennaio, 4.200 feriti. Nello stesso periodo, il personale dell’ospedale comunale ha effettuato 2.000 interventi, di cui 1.896 su vittime di violenze. La mortalità ospedaliera non è molto elevata, è stata del 2% sugli interventi medico-chirurgici.

Tratto dal sito di Le Monde: http://www.lemonde.fr/afrique/article/2014/02/26/rca-il-y-a-plus-de-morts-par-defaut-de-soins-que-par-violence-selon-msf_4373501_3212.html?xtmc=croix_rouge&xtcr=4

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3-

18-02-2014 Intervista
Repubblica Centrafricana: «Non ho mai visto ferite così orribili»
Essam El Sayed è un chirurgo. È arrivato a Bangui, nella repubblica Centrafricana, il 1° gennaio 2014, mentre il paese era messo a ferro e fuoco da violenze infracomunitarie senza precedenti. Per dodici ore al giorno, questo chirurgo tenta con la sua équipe di salvare persone gravemente ferite da armi da fuoco o machete.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Che tipo di ferite dovete curare all’ospedale di Bangui, dove lavora?
Riceviamo fra i 10 e i 15 feriti gravi al giorno, a volte di più. Proiettili, granate ma anche colpi di machete sono all’origine di queste gravi ferite. Ho lavorato in molti contesti di violenza, ma quello che vediamo qui è atroce. Non ho mai visto ferite così orribili. Alcuni civili vengono sgozzati. Questo dimostra un odio profondo. Alcuni feriti sono stati raccolti ai bordi della strada e non conosciamo ancora la loro identità.

Qual è la situazione che l’ha colpita di più?
L’ospedale non è in buono stato. Si è deteriorato nel corso degli anni per la mancanza di risorse per la sua manutenzione. Un uomo è arrivato all’ospedale, la sua trachea era stata completamente tagliata, è stato terribile, non avevo mai visto nulla di simile. Al termine di una lunga e difficile operazione siamo riusciti a salvarlo, è stato un vero miracolo. Abbiamo dovuto lasciare l’ospedale come tutte le sere al momento del coprifuoco (dalle 6 di sera alle 6 del mattino). Ma durante la notte, a causa di un guasto elettrico, una delle macchine che era indispensabile per tenerlo in vita ha perso di potenza. L'uomo è morto, anche se eravamo riusciti a salvarlo. È stato davvero difficile.

Che ne è del personale dell’ospedale?
Ad oggi, il CICR paga gli stipendi a più di cento dipendenti dell’ospedale. Il resto del personale non riceve lo stipendio da cinque mesi. Alcuni di loro dormono in ospedale perché hanno troppa paura a rientrare a casa. Le case di altri sono state saccheggiate e quindi non hanno più nulla o un posto dove andare. In più, a causa della scarsa sicurezza in città, la vita dell’ospedale è diversa, ci sono meno persone e meno visite, soprattutto durante il coprifuoco. L’insicurezza in città ci impedisce di garantire una presenza costante in ospedale. Questi sono i limiti imposti alla nostra azione e non abbiamo altra scelta. Continuiamo a lavorare senza sosta, ma nulla sembra indicare che la violenza stia diminuendo. Noi facciamo e faremo il possibile per salvare la vita delle persone ferite, senza distinzioni.

Il CICR opera nell’ospedale di Bangui dal 1° gennaio. In quel periodo Medici Senza Frontiere (MSF) si occupava delle urgenze all’ospedale comunitario dal 1° dicembre 2013. Due équipe chirurgiche del CICR hanno dato il cambio alle équipe di MSF il 1° febbraio. Dall’inizio del 2014 sono stati portati a termine circa 230 interventi chirurgici.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:http://www.icrc.org/fre/resources/documents/interview/2014/02-18-central-african-republic-horrific-wounds.htm

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