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n° 521 del 14 marzo 2014 Stampa E-mail
venerdì 14 marzo 2014

14 marzo 2014

nr. 521
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Contenuto:

1 - Tratto dalla rivista “Red Cross Red Crescent”  Nr.1 – 2013
Un’azione umanitaria lunga 150 anni
La cronistoria - parte 10 - 11
Traduzione non ufficiale di Valentina Ciolino e di Simon G.Chiossi

2 - The Magazine of the International Red Cross and Red Crescent Movement
I nostri Principi, noi stessi
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - The Magazine of the International Red Cross and Red Crescent Movement
“Tenere pulito”
Traduzione non ufficiale di Valentina Ciolino @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

1 - Tratto dalla rivista “Red Cross Red Crescent”  Nr.1 – 2013
Un’azione umanitaria lunga 150 anni
La cronistoria - parte 10 - 11
Traduzione non ufficiale di Valentina Ciolino e di Simon G.Chiossi
Un’azione umanitaria lunga 150 anni

Parte 10

Guerra in Europa: La caduta del Muro di Berlino, il collasso dell’Unione Sovietica e la fine della Guerra fredda causano nuovi conflitti. Dopo 45 anni di pace in Europa, scoppia la Guerra dei Balcani. Il Movimento focalizza gli sforzi sull’assistenza delle vittime della guerra e del collasso economico in molti dei paesi del Blocco Orientale.

1991 Seconda Guerra del Golfo: Le Nazioni Unite autorizzano una coalizione di 34 Stati, guidati dagli Stati Uniti d’America, ad entrare in guerra contro l’Iraq in risposta alla sua annessione del Kuwait.

1991: Scoppia la Guerra civile in Somalia dopo la caduta del regime militare. Mentre gruppi armati competono per il controllo, la popolazione soffre la fame e soffre per le evacuazioni. Nel 1992, Gli Stati Uniti guidano le forze di mantenimento della pace per riportare l’ordine e portare soccorso umanitario – una delle prime volte in cui l’intervento militare internazionale é strettamente legato a fini umanitari.

Novembre 1991: La Lega diventa Federazione. Le Societá Nazionali facenti parte della Lega di Croce e Mezzaluna Rossa si incontrano a Budapest, Ungheria, e decidono di diventare Federazione Internazionale della Croce e Mezzaluna Rossa. (FICR)

1993: Le Nazioni Unite fondano il Tribunale Criminale Internazionale per l’ex-Yugoslavia (ICTY) per giudicare I crimini di Guerra che ebbero luogo durante i conflitti nei Balcani.

Luglio 1994, genocidio nel Ruanda: Nel corso di un centinaio di giorni, viene ucciso un numero imprecisato di persone fra 500.00 e un milione, quasi tutti di etnia Tutsi – circa il 20 per cento della popolazione del paese.

Novembre 1994: Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fonda un Tribunale Internazionale che giudichi i presunti responsabili dei genocidi ed altre violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani in Ruanda e nei paesi limitrofi.

1994: La FICR ottiene statuto di osservatore alle Nazioni Unite.

1996: Il Tribunale Criminale Internazionale per l’ex-Yugoslavia emette la prima sentenza, condannando un soldato dell’esercito Serbo Bosniaco che aveva partecipato ad esecuzioni di massa in seguito alla presa dell’enclave di Srebrenica da parte dell’esercito Serbo Bosniaco nel Luglio 1995

Un salto sino ad oggi Dal 1996, Il Tribunale Criminale Internazionale per l’ex-Yugoslavia ha incriminato 161 individui. Avvocati del CICR credono che i tribunali organizzati come quello per l’ex-Yugoslavia rappresentino un passo avanti nell’implementazione del diritto internazionale umanitario.

1997: L’invasione dello Zaire da parte del Ruanda, alla ricerca delle milizie Hulu, incoraggia i ribelli congolesi, che conquistano Kinshasa e nominano Laurent Kabila presidente. La nazione viene ribattezzata Repubblica Democratica del Congo. La guerra civile continua, ed entrambe le parti vengono aiutate da stati limitrofi.

1997: Per migliorare la coordinazione e la cooperazione, il Movimento firma l’Accordo di Siviglia che specifica chi prende il comando (FICR, CICR o Societá Nazionali) nei vari tipi di operazioni sul campo.

1997: Dopo anni di lavoro da parte del CICR, dei partner del Movimento e di altre organizzazioni, viene adottato il Trattato di Ottawa, che proibisce l’uso, l’accumulo, la produzione ed il trasferimento di mine anti persona.    

(trad. non ufficiale di Valentina Ciolino e Simon G. Chiossi)

 
Un’azione umanitaria lunga 150 anni

Parte 11

Settembre 2001: Con una serie di attacchi coordinati un gruppo che si fa chiamare al-Qaeda dirotta quattro aerei e li fa abbattere sulle torri del World Trade Center a New York e sul Pentagono a Washington. Il quarto aereo precipita in Pennsylvania. In risposta a ciò il governo degli Stati Uniti annuncia una ‘guerra globale contro il terrorismo'.

Ottobre 2001 Guerra in Afghanistan:
Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia si uniscono al gruppo afghano Alleanza del Nord per rovesciare il regime talebano che si crede abbia ospitato i campi di addestramento di al-Qaeda per gli attacchi dell''11 Settembre'.

Gennaio 2002: I primi detenuti arrivano al campo di internamento della base navale statunitense situato della Baia di Guantanamo a Cuba. I delegati del CICR cominciano a visitare i prigionieri.

Febbraio 2003: La guerra in Darfur inizia quando due gruppi armati cercano l'indipendenza dal Sudan; questo porterà a enormi perdite di civili, profughi e cronica mancanza di cibo.

Marzo 2003: Inizia la guerra in Iraq con lo scopo di rovesciare il regime di Saddam Hussein, che gli Stati Uniti ritengono aver sviluppato armi di distruzione di massa.

Una nuova consapevolezza
Nei primi anni 2000 il CICR inizia a prestare più attenzione alle vittime di violenza sessuale durante i conflitti armati.

Dicembre 2004: Un terremoto, al largo della costa di Sumatra in Indonesia provoca uno tsunami che uccide oltre 230,000 persone in 13 paesi. La risposta umanitaria è immediata ed ingente. La dimensione della catastrofe, e la varietà delle organizzazioni e agenzie che prestano aiuto, crea molti problemi di coordinamento e numerose accuse di sprechi.

Agosto 2005: L'uragano Katrina si abbatte sulle coste statunitensi del Golfo del Messico, provocando il decesso di 1,800 persone e oltre 80 miliardi di dollari in danni.

Giugno 2007: Il Presidente CICR Jakob Kellenberger fa una rara denuncia pubblica contro il governo del Myanmar per violazioni del diritto internazionale umanitario nei confronti di detenuti e civili.

Un salto nel tempo ad oggi.
Il neo eletto Peter Maurer è il primo Presidente del CICR a visitare il Myanmar. Dichiara che la visita, assieme alle promesse del governo di concedere maggior accesso ai detenuti e alle comunità colpite dalla guerriglia, rappresenta “un capitolo nuovo sia nel nostro rapporto con il governo del Myanmar che nelle nostre attività umanitarie in loco”.

Maggio 2008: La Convenzione sulle bombe a grappolo viene adottata. Essa proibisce l'uso, il trasporto, e lo stoccaggio delle bombe a grappolo, che disseminano piccole ‘bombe’ su ampie aree di territorio, spesso ferendo civili per molti anni dopo il primo impiego.

Gennaio 2010: Una forte scossa di terremoto colpisce Haiti e distrugge quasi interamente Port-au-Prince, uccidendo oltre 300.000 persone e lasciandone 1 milione senza casa. Viene lanciato un imponente sforzo umanitario, e circa 4 miliardi di dollari sono promessi per la fase di ricostruzione. L'evento è chiamato il primo ‘disastro digitale’ in quanto la tecnologia, internet e i telefoni cellulari vengono usati per ritrovare le vittime e indirizzare gli aiuti alimentari, l'acqua potabile e gli alloggi temporanei. La FICR e la Croce Rossa di Haiti collaborano con le aziende telefoniche per lanciare gli SOS di allerta uragano e i messaggi per la diffusione dell'igiene a migliaia di persone.


Gennaio 2011: Una campagna di protesta e disobbedienza civile, sostenuta dai social networks, induce alla fuga il presidente tunisino dando vita a quella che diverrà la ‘Primavera Araba'.A sua volta questa porterà ai sollevamenti popolari che culmineranno con la rivoluzione in Egitto e i conflitti in Libia e Siria.

Marzo 2011: Un terremoto al largo della costa della regione nord-orientale del Tohoku, Giappone, provoca uno tsunami che spazza via molti insediamenti costieri e costa oltre 15,000 vite. Il maremoto colpisce la centrale nucleare di Fukushima, causando un'esplosione che provocherà la maggior contaminazione nucleare dal disastro di Chernobyl.

17 Febbraio 2013: Il Movimento celebra il 150oanniversariodella costituzione del CICR e la nascita ufficiale del Movimento di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

(trad. non ufficiale di Valentina Ciolino e Simon G. Chiossi)

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2 - The Magazine of the International Red Cross and Red Crescent Movement
I nostri Principi, noi stessi
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Mentre migliaia di lavoratori migranti fuggivano dalla Libia nel 2011, i volontari che operavano vicino alla frontiera fra la Tunisia e la Libia affrontavano numerose difficoltà, racconta Hafedh Ben Miled, coordinatore dei volontari della Mezzaluna Rossa Tunisina.

Tutti i volontari hanno lavorato 24 ore su 24 o quasi e fatto un lavoro eccellente, assicura, ma quelli che avevano una formazione particolare erano avvantaggiati.

La formazione a cui si riferisce non è un corso tecnico sul primo soccorso o sulla gestione delle situazioni d’urgenza. Si tratta piuttosto di sviluppo delle qualità emotive e psicologiche e delle attitudini necessarie per preservare l’imparzialità e la neutralità in contesti particolarmente stressanti.

«Quando i beneficiari diventano aggressivi perché attendono da molto tempo di ottenere dei servizi, siamo meglio preparati e più pazienti», spiega. «Noi restiamo calmi».

La formazione a cui si riferisce Hafedh Ben Miled fa parte di un’iniziativa della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) conosciuta come YABC: Youth as Agents for Behavioural Change (“Giovani come agenti di cambiamento dei comportamenti”), cha aiuta i giovani volontari ad agire come modelli nella loro attività umanitaria e a incoraggiare, con il loro comportamento individuale, una cultura della non violenza e della pace.

Secondo uno studio, prossimo alla pubblicazione, sugli effetti dell’iniziativa YABC, queste misure hanno degli effetti sulla prestazione dei servizi. I volontari che hanno partecipato al programma e allo studio (più di 300) affermano che quelle qualità e quei comportamenti possono essere appresi e sviluppati con la pratica, la formazione e l’esercizio.

«Per capire come applicare i principi e i valori del Movimento, è indispensabile, prima di tutto, fare un lavoro su se stessi», spiega Sonia Pezier, volontaria della Croce Rossa francese ed educatrice YACB. «è’ solo dopo che si possono cambiare le mentalità».

Basato sugli scritti di attori umanitari quali Henry Dunant e Jean Pictet (che ha redatto la prima versione dei sette Principi Fondamentali), ma anche di filosofi e di militanti, da Socrate a Gandhi, il programma YABC è impostato su un apprendimento empirico e pratico.

Visto che il programma è basato su un apprendimento esperienziale e non sullo studio di libri, può essere portato in tutte le comunità, afferma Dawar Adnan Shams, un membro dello staff e formatore YABC per la Mezzaluna Rossa Pachistana. «Affrontiamo molti problemi, come terrorismo, violenze, disuguaglianze di genere, discriminazioni, esclusione», dice. «La forza del programma YABC è che possiamo contribuire a cambiare le mentalità sia delle persone istruite che degli analfabeti. Possiamo raggiungere tutti».

La formazione di cinque giorni che seguono gli educatori YABC aiuta anche i volontari a vedere le situazioni sotto angolazioni diverse – il punto di vista del beneficiario, quello del soldato, quello degli altri attori del soccorso – e a sviluppare le qualità personali necessarie per far fronte all’esclusione, all’omofobia, al razzismo, alla xenofobia e alla violenza.

«I giovani non sono gli unici che possono beneficiare del programma», assicura Katrien Beeckman, la fondatrice del YABC e capo del dipartimento Principi e valori della FICR. «Tutti noi abbiamo bisogno di definire la nostra relazione personale con i Principi Fondamentali, affinché smettano di essere concetti astratti e distanti e assumano un significato personale e tangibile e siano concretamente applicabili al nostro lavoro quotidiano».

Ciascuno dei Principi richiede certe competenze o qualità che possono essere sviluppate e migliorate, afferma Beeckman. Così, ad esempio, l’imparzialità richiede integrità, ascolto attivo, analisi oggettiva, riflessione critica e capacità di abbandonare i propri pregiudizi.

Migliorare queste competenze, può quindi migliorare l’adesione ai Principi fondamentali, migliorare l’immagine della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e migliorare l’erogazione dei servizi, l’accesso e la motivazione dei volontari.

«Circa 6,5% della rete YABC, in effetti, ha più di 30 anni», afferma Charlotte Tocchio, responsabile in Ginevra del programma YACB. «Questo gruppo di volontari più vecchi riporta un forte impatto dell'iniziativa anche nella loro vita personale e professionale. Così YABC ha meno a che vedere con l’età rispetto credere nel proprio potere di agire e di effettuare il cambiamento.

Sebbene le trasformazioni che possono essere indotte dalla formazione YABC siano dimostrate da numerose testimonianze, è difficile quantificare l’impatto dell’iniziativa. Uno studio on line di autovalutazione ha rilevato che nel 2012 il 97% delle persone consultate stimavano di essere cambiate in meglio mentre il 94% poteva citare dei cambiamenti precisi di comportamento che restavano visibili e utili mesi o anni più tardi.

Tratto dal sito della Rivista della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:http://www.redcross.int/FR/mag/magazine2013_3/27.html

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3 - The Magazine of the International Red Cross and Red Crescent Movement
“Tenere pulito”

Acquedotti e progetti sanitari stanno avendo un forte impatto sociale su alcune delle popolazioni più povere della Costa d’Avorio. Ma i programmi della Croce e Mezzaluna Rossa possono incoraggiare la responsabilizzazione dei locali e la fattibilità a lungo termine?

Traduzione non ufficiale di Valentina Ciolino

Nelle campagne interne della Costa d’Avorio, colorate da ricchi arazzi fatti di campi di grano, piantagioni di cacao e alberi della gomma, nei villaggi colpiti dalla guerra ed ignorati dai servizi statali, stanno avvenendo dei cambiamenti.

Un decennio e più di instabilità politica, seguito da una guerra civile durata sei mesi nel 2011, ha fatto a brandelli il sistema di acquedotti e fognature. Dei villaggi che la Croce Rossa ivoriana aveva visitato prima della guerra, solo il 17% aveva accesso a servizi igienici, mentre metà dei punti di accesso all’acqua non funzionavano.

I promotori dei progetti d’igiene e i tecnici della Croce e Mezzaluna Rossa avevano iniziato a lavorare con queste comunità utilizzando l’approccio PHAST (Trasformazione Partecipata di Igiene e Sanitarizzazione), in cui gli abitanti stessi creano comitati responsabili per l’igiene  la gestione delle fognature.

La guerra, però, non solo ha rimandato l’inizio dei progetti di 10 mesi, ma ha anche reso più difficile mobilitare le comunità, che erano troppo spaventate per riunirsi per problemi di sicurezza o si rifiutavano di  lavorare insieme per mancanza di fiducia reciproca.

“Nove mesi fa la Croce Rossa ci ha aiutato a capire il collegamento fra igiene e malattie” dice Oboute Noe, capo del comitato per igiene e sanità di Godililie, un villaggio nel Divo, regione sudoccidentale della Costa d’Avorio. “Ad oggi abbiamo raggiunto l’obiettivo di installare una latrina per casa e molti meno abitanti si ammalano di malattie trasmesse via acqua.”

Godililie é uno dei 65 villaggi nelle aree occidentali, meridionali e sudoccidentali del paese che fanno parte di un progetto triennale lanciato dalla FICR e dalla Società Nazionale. La multinazionale Nestlé ha donato 1,48milioni di dollari per finanziare il progetto, che vuole migliorare lo stato di salute nelle comunità in cui malattie come la diarrea, la dissenteria, il colera ed il tifo sono endemiche.

Sanitarizzazione totale gestita dalle comunità

A Marzo 2012, Zakari Issa, il delegato della FICR per acqua e sanità, ha introdotto una nuova tecnica rivoluzionaria al progetto – “sanità totale gestita dalle comunità” – che a volte viene chiamato anche “approccio vergogna e disgusto” perché forza le comunità a parlare apertamente del problema della defecazione pubblica. La tecnica fa parte di una strategia volta ad incoraggiare le comunità ad abbracciare i problemi di igiene e sanità come propri, non qualcosa di imposto dall’esterno.

“Ci siamo dovuti adattare alla realtà locale ed a cambiare il modo in cui lavoravamo, per garantire la durabilità a lungo termine dei programmi”, spiega Issa.

Agli incontri organizzati dai capi villaggi, i promotori dell’igiene facilitano una serie di attività durante le quali gli abitanti disegnano una mappa che mostri le loro case, le latrine esistenti e i luoghi all’aperto in cui le persone defecano.

Successivamente, i promotori calcolano la quantità di escrementi prodotti in un anno ed il costo delle malattie trasmesse via acqua. Gli abitanti ripercorrono poi la “strada della vergogna” verso le zone utilizzate per defecare, prima che i promotori mostrino loro graficamente la correlazione fra escrementi, cibo e contaminazione delle acque.

“ Le comunità devono provare così tanta vergogna e disgusto da volere immediatamente costruire bagni pubblici” dice Marie Louise N’takpe, una promotrice dell’igiene per 11 villaggi nel Divo, regione colpita fortemente dalla guerra civile e scarsa coesione sociale. “ La tecnica crea una domanda, nel momento in cui gli abitanti capiscono che la defecazione all’aperto é inaccettabile.”

La Croce Rossa ivoriana aiuta con la progettazione ed il posizionamento delle nuove latrine, e gli abitanti preparano un piano d’azione per la costruzione ed il mantenimento, insieme ad altre attività che promuovono l’igiene, come l’incoraggiare a lavarsi le mani e tenere gli utensili da cucina ad asciugare lontani da animali e dal terreno.

Molti dei villaggi coinvolti nel progetto sono stati dichiarati dalle autorità “liberi dalla defecazione all’aperto”, segnando un cambiamento comportamentale importante. Jacques Bi Kouassi, vice presidente del comitato dei giovani del villaggio di Jbkro nella regione Gagnoa, dice che é orgoglioso quando può indirizzare i numerosi visitatori ad una latrina e non ad una zona all’aperto.

Responsabilizzazione

La fattibilià a lungo termine del programma sarà possibile solo quando i villaggi se ne assumeranno il carico e la responsabilità. Questo si ottiene quando le comunità scelgono i membri dei comitati di igiene e sanità, che organizzano la costruzione e la manutenzione delle latrine casalinghe, promuovono l’igiene dei villaggi e si assicurano che i rifiuti vengano seppelliti in buche coperte, mentre i cortili vengono spazzati. Chi non rispetta le regole può essere multato.

“Abbiamo multato varie famiglie” dice Pauline Bros Konan, responsabile della pulizia di un area di Jbkro, “Abbiamo depositato il denaro in un conto in banca in modo da potere poi comprare strumenti per la pulizia.”

I volontari della Croce Rossa ivoriana controllano una volta a settimana per vedere se le comunità riescono a restare autonome prima che i tecnici inizino la costruzione delle nuove latrine e dei lavabi per lavarsi le mani nella scuola locale.

I membri del comitato imparano anche ad aggiustare le pompe, alcune delle quali soni state ferme per piú di 20 anni. Uno dei motivi é che nel corso del tempo diverse associazioni internazionali da vari paesi hanno installato modelli diversi di pompe, rendendo la fornitura e l’acquisto di pezzi di ricambio estremamente difficile. In risposta, il CICR e la FICR hanno suggerito con successo al governo di stabilire degli standard per l’installazione delle pompe.

Ancora più importante é che le comunità sentano di “possedere” la pompa, e che siano loro responsabili per la manutenzione del servizio. In molti posti in cui le associazioni internazionali hanno installato le pompe, questo non é successo, afferma Robert Fraser, esperto della FICR di acqua e sanità.

“Spesso le comunità dicono che é la pompa dell’Oxfam o quella di World Vision, non la loro”, continua, “e quando le associazioni se ne vanno, e la pompa si rompe, non si sentono autorizzati, o capaci di ripararla.”

Per essere certi che l’infrastruttura regga, i tecnici della Croce Rossa ivoriana insegnano ad un membro del comitato di acqua e sanità a riparare la pompa del villaggio in caso di rottura e forniscono attrezzi così che si possa anche guadagnare qualche soldo riparando le pompe dei villaggi vicini.

“Mi tengo metà di quello che guadagno riparando le pompe altrove, ed uso il resto per comprare pezzi di ricambio per la nostra” spiega Yves Dorange Zebi di Godililie. Zebi é anche il responsabile per la raccolta delle quote mensili di 200 CFA (US$ 0.41) che la comunità paga per l’acqua potabile raccolta con la pompa stessa. Il denaro raccolto finisce in un conto in banca per riparazioni future.

Grandi aspettative

Questo modello di servizio a pagamento é difficile da imporre durante la prima fase di operazioni di emergenza, ma diventa più facile successivamente, o per progetti post-conflitto orientati allo sviluppo, che sono in corso nei villaggi della Costa d’Avorio.

Puó sembrare strano che una associazione umanitaria chieda alle persone di pagare per l’acqua che fornisce loro, ma i soldi restano in mano ai locali e sono usati per le riparazioni. “Se gli abitanti pagano, si sentono proprietari, alzano le loro aspettative” dice Fraser, “chiedono: ‘Io pago per questo servizio, perché non funziona?’ ”

“Questo approccio non funziona con tutte le comunità”, aggiunge. “La raccolta dei soldi é causa di diffidenza e la decisione va presa caso per caso.”

L’esperienza in altri paesi mostra risultati incoraggianti, ma anche sfide. Uno studio a posteriori sulla sostenibilità di progetti di acqua e sanità nell’area del Monte Darwin in Zimbabwe dice che dopo due anni ci sono stati grandi miglioramenti nelle pratiche di igiene. I comitati locali continuavano a lavorare su diversi progetti, ma il contributo monetario era ancora irregolare. La maggior parte delle comunità avevano un approccio reattivo, raccogliendo i soldi per le riparazioni solo quando necessario.

Una strategia d’uscita di successo

Imparando da quanto imparato in Zimbabwe, la Croce Rossa ivoriana ha introdotto lo scorso anno i comitati direttivi locali, regionali e nazionali, per favorire la propria uscita dai progetti e per assicurarsi che le autorità avessero una voce e capissero cosa si era ottenuto.

“In alcuni villaggi c’erano problemi di leadership, ma la maggior parte sono stati risolti, e sono certo che il progetto sia sostenibile a lungo termine” dice Matheu Lago, vice capo amministratore nel Divo.

Da fine progetto ad Ottobre 2013 in poi, il comitato direttivo locale – formato dal capo villaggio e rappresentanti dei gruppi etnici- continuerà a controllare il comitato acqua e sanità.

Un volontario della Croce Rossa controllerà che i progetti di sanità stiano funzionando. “Visiterò ogni villaggio una volta ogni due mesi per vedere se la pompa funziona e per incoraggiare i diversi comitati ad andare avanti coi progetti” dice Hervé Vilard Zama Attebi, volontario della Croce Rossa per il Divo.

Alcune comunità sono sulla buona strada per la sostenibilità. In aggiunta ai club scolastici di igiene richiesti,  il villaggio di Jbrko ha creato una associazione per mantenere il villaggio pulito. “Abbiamo 86 bambini fra i 7 e i 18 anni che spazzano due volte a settimana” afferma Aimé Cedric koffi Konan, un giovane sarto che ha fondato l’associazione e dato ai bambini delle magliette con la scritta “Non sporcare il mio ambiente”.

Il vilaggio pianifica anche un “giorno della Croce Rossa” durante il quale si faranno gare di pulizia e sportive. Il percorso che porta alle nuove latrine della scuola é stato nominato “Via Croce Rossa”.

I segni per la sostenibilità sono incoraggianti, ma in alcuni villaggi più grandi é stato difficile mobilitare l’intera comunità.

“Se in un paio d’anni vedremo che il 75% dei villaggi ha sostenuto le attività per l’igiene e ha mantenuto le strutture per la sanità, potremo considerarlo un successo, visto che la nazione soffre ancora per le conseguenze della guerra” aggiunge Zakari Issa.

Espansione

Il successo dei progetti di acqua e sanità ha migliorato la visibilità delle sedi locali della Croce Rossa nelle zone rurali e remote, ed ha fatto aumentare il numero di volontari nei villaggi. “Speriamo che questo progetto crei un effetto valanga e che possiamo espanderlo ad villaggi e aree vicine della nazione” dice Monique Coulibaly, Presidente della Croce Rossa della Costa D’Avorio, che aggiunge che l’ufficio locale della Società Nazionale, che prima aveva poca esperienza in acqua e sanità é adesso considerato all’avanguardia.

Nelle comunità contadine della Costa d’Avorio, il progetto continua a portare un senso di solidarietà e coesione sociale che erano mancate per via dell’instabilità e del conflitto.

“Grazie alla Croce Rossa, ci siamo organizzati meglio come una comunità e adesso possiamo raggiungere degli obiettivi di sviluppo” dice Jacques Kouassi Koame, un membro del comitato direttivo di Jbkro, “Siamo stati aggiunti alle mappe e stiamo facendo pressioni sulle autorità per avere una clinica e l’elettricità, che portino il villaggio nel ventunesimo secolo.”

Claire Doole

Claire Doole é una giornalista freelance di Ginevra, Svizzera.

Originale al link: http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2013_3/20-23.html#sthash.5wPLuLyC.dpuf
 
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