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n° 510 del 15 maggio 2013 Stampa E-mail
giovedì 16 maggio 2013

15 maggio 2013

nr. 510
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Contenuto:

1 - 19/04/13 Intervista
Siria: il divario si allarga tra i bisogni della popolazione e la risposta data
Traduzione non ufficiale di Sara Costato

2 - 06/05/2013 Punto sulle attività
Siria: gli intensi combattimenti ostacolano l’evacuazione di morti e feriti
Traduzione non ufficiale di Sara Costato

3 - 25/04/13 Comunicato stampa 13/80
Repubblica Democratica del Congo: Sofferenze ad un livello raramente raggiunto nell’Est del Paese
Traduzione non ufficiale di Sara Costato

4 - 06-05-2013
Il futuro del nostro Movimento passa attraverso l’ascolto dei suoi membri più giovani.
Massimo Barra, vice presidente della Commissione permanente del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa*.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

5 - 06-05-2013
Aiutare a elaborare leggi favorevoli alle vittime delle catastrofi
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

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1 - 19/04/13 Intervista
Siria: il divario si allarga tra i bisogni della popolazione e la risposta data
Traduzione non ufficiale di Sara Costato

Rober Madini, capo delle operazioni del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), per il Vicino e Medio-Oriente, ha recentemente trascorso quattro giorni in Siria, principalmente a Damasco e Homs. Ci rende partecipi delle sue osservazioni e ci spiega le difficoltà che l’equipe del CICR devono affrontare.

Cosa pensa della situazione umanitaria, al giorno d’oggi, in Siria?

La situazione sta peggiorando. Non passa un giorno senza che i civili vengano uccisi o feriti. Migliaia di persone sono detenute o disperse. Quattro milioni di persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni e molti altri fuggono ogni giorno. Le nostre équipes che lavorano a Homs, a Deir Ezzos, ad Aleppo e a Idlib ci comunicano la disperazione delle persone più  e più volte sfollate, a causa del cambiamento delle linee del fronte.

Ad Homs, ho incontrato una donna che viveva in una scuola con i suoi parenti. La famiglia era fuggita dai combattimenti che da un anno infuriavano su Baba Amr. Lei, inseguito, è potuta rientrare a casa sua e ristrutturarla, ma da tre settimane sono scoppiati nuovi combattimenti. Un colpo di mortaio ha distrutto nuovamente la loro abitazione e la famiglia è dovuta ripartire. Questa donna mi ha raccontato: “Noi siamo spossati, non possiamo più sopportare tutto questo. I miei bambini hanno dei problemi psicologici, mio marito ha perso il suo lavoro, ed è veramente difficile dipendere completamente dall’aiuto umanitario”.

La situazione economica si sta aggravando. Un grande numero di persone non ha più reddito.

Gli attacchi contro il personale e le strutture sanitarie continuano, nonostante i ripetuti appelli che abbiamo lanciato alle parti in lotta, chiedendo loro di rispettare le “norme” essenziali del diritto bellico. Si sente spesso parlare di pazienti arrestati negli ospedali, dottori ed infermieri vittime di rappresaglie e ambulanze sequestrate per poi essere riutilizzate illecitamente. Questi atti sono frequenti e profondamente preoccupanti.


E per quanto riguarda la sicurezza? Come sono andate le sue visite in luoghi come la città di Homs?

I combattimenti si stanno intensificando. Molti dei colleghi siriani che vivono a Damasco mi hanno detto che non resta più alcun luogo sicuro in Siria. La capitale, rimasta relativamente sicura fino a poco tempo fa, è stata ultimamente investita da un’ondata di violenza.

Il degrado delle condizioni di sicurezza affligge le nostre squadre in Siria. Dei colpi di artiglieria pesante sono esplosi in un quartiere della capitale, vicino ai nostri uffici. Un gran numero dei nostri collaboratori e i loro familiari, che abitano nella zona rurale di Damasco sono dovuti fuggire dai combattimenti, abbandonando tutto alle loro spalle. Tre settimane fa, nella periferia della capitale, ad Adra, il nostro magazzino è stato bombardato. Abbiamo sempre di fronte  le sofferenze quotidiane della popolazione siriana e il nostro personale partecipa a queste sofferenze.

Ad Homs, ho visto  come i combattimenti colpiscono i quartieri densamente popolati come quelli di Baba Amr, Khaldiyed e Hamidiyeh nella città vecchia; ad al-Quasair la distruzione dei beni e delle infrastrutture si aggiunge alla miseria già esistente.

Dopo uno scontro a fuoco scoppiato sulla strada principale che collega Homs a Damasco, mentre noi viaggiavamo in direzione del centro della capitale,  le nostre equipes considerano questa strada non del tutto sicura.

Quali sono le minacce da valutare?

I giorni che ho passato in Siria mi hanno permesso di rendermi conto dell’incredibile complessità nel condurre delle operazioni umanitarie in questo paese. I vincoli più temibili sono la mancanza di sicurezza, il cambiamento delle linee del fronte e la molteplicità delle figure armate (tra le quali le forze di polizia governative e diversi gruppi d’opposizione armata). Gli ostacoli amministrativi e i controlli eccessivi aggiungono un ulteriore livello di complessità, ritardando, spesso, l’arrivo in Siria dei soccorsi del CICR provenienti da Amman e da Beirut.

L’imprevedibilità dei combattimenti richiede una prova ulteriore di grande elasticità nella risposta umanitaria. Dobbiamo lasciare le nostre équipes sul campo durante periodi più lunghi,  dobbiamo creare dei magazzini supplementari e trovare itinerari alternativi, per gli spostamenti.

Malgrado i violenti scontri, il numero delle équipes del CICR e della Mezzaluna Rossa Araba Siriana che lavorano nelle zone calde sono aumentate negli ultimi quattro mesi.

Da novembre 2012, abbiamo effettuato 11 operazioni attraversando la linea del fronte con il fine di aiutare i civili che si trovavano dalla parte opposta. In tre occasioni, abbiamo potuto convincere le due parti in conflitto ad osservare una tregua umanitaria, che ci ha permesso di prestare i soccorsi umanitari dove la popolazione aveva più bisogno. Inoltre, inviamo ogni giorno dei convogli che attraversano il paese per portare un aiuto alle migliaia di persone sfollate. L’ultima data delle visite fatte a Deir Ezzor dalla nostra equipe, 10 giorni fa, ci ha ricordato quanto i bisogni sono preoccupanti nelle regioni densamente popolate e private dei servizi essenziali a causa del conflitto. Questo ci conferma la necessità di ripetere le visite con l’intento di poter fornire le medicine e il materiale medico, oltre ad un’assistenza alimentare nelle zone maggiormente controllate dal governo che dall’opposizione. Le nostre visite nelle città dove gli scontri continuano, rivelano dei gravi problemi igenico-sanitari. In certi quartieri di Aleppo, per esempio, l’accumulo di rifiuti urbani ha rischiato, nell’estate scorsa, di provocare delle epidemie. Gli ingeneri idraulici del CICR e i volontari della Mezzaluna Rossa Araba Siriana lavorano con i servizi di d’approvvigionamento idrico e le comunità di Aleppo, Deir Ezzor e Damasco con l’intento di assicurare una fornitura  continua di acqua potabile, oltre che la sicurezza dello smaltimento dei rifiuti.

Questi sono risultati incoraggianti, ma il divario non cessa di allargarsi tra i bisogni umanitari e quello che realmente è possibile fare per rispondervi. Sono rientrato dalla Siria avendo la convinzione che noi possiamo – o piuttosto, che noi dobbiamo- incrementare le nostre operazioni nelle prossime settimane e mesi. Sia il CICR che la Mezzaluna Rossa Araba Siriana sono determinati a superare le difficoltà, che vanno dai problemi di sicurezza agli ostacoli amministrativi. Per questo dobbiamo approfittare della nostra presenza crescente nelle regioni più sensibili, ivi comprese quelle controllate dall’opposizione, per allacciare il dialogo con tutte le parti in conflitto.

Per ciò che concerne le visite alle persone detenute? Ne ha discusso durante la sua visita?

Si, ovviamente. Questa questione resta una delle nostre principali priorità in Siria. Abbiamo effettuato due visite dal 2011, nelle prigioni centrali di Aleppo e di Damasco. Questo è un primo passo, ma chiaramente insufficiente constatando i bisogni attuali. Noi non abbiamo che un accesso limitato ai detenuti, che significa che non esiste alcun monitoraggio indipendente della loro situazione. Una situazione del genere è inquietante in tutti i conflitti armati, ma è ancor di più preoccupante in Siria. Durante l’incontro che ho avuto con il Ministro degli Affari Esteri, ho rinnovato la nostra richiesta e, sulla base degli impegni presi in passato e che mi hanno riconfermato, ho pregato le autorità di attuare, nelle prossime settimane, il piano delle visite di più prigioni. Dobbiamo riprendere al più presto le visite delle prigioni al fine di poter assicurare un controllo effettivo delle condizioni di detenzione e di trattamento riservate ai detenuti.

Versione oiriginale francese al sito: http://www.icrc.org/fre/resources/documents/interview/2013/04-19-syria-mardini.htm

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2 - 06/05/2013 Punto sulle attività
Siria: gli intensi combattimenti ostacolano l’evacuazione di morti e feriti
Traduzione non ufficiale di Sara Costato

Mentre i combattimenti continuano a imperversare nelle differenti regioni della Siria, facendo ogni giorno centinaia di morti e di feriti, l’evacuazione rapida delle vittime diventa una sfida quotidiana nelle zone più duramente colpite.

“Il modo in cui le parti in conflitto conducono le ostilità in Siria, risulta estremamente preoccupante”, dichiara Magne Barth, Capo della Delegazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Siria. “Le ostilità s’intensificano e le parti implicate prestano poca attenzione alla sorte della popolazione. Gli attacchi causano un gran numero di morti e di feriti tra i civili. Esortiamo tutte le parti implicate nei combattimenti a prendere immediatamente delle misure conformi al Diritto Internazionale Umanitario.”

Le norme e i principi del diritto internazionale umanitario si applicano a tutte le parti coinvolte nel conflitto armato in Siria e impongono restrizioni sui mezzi e metodi di combattimento che essi possono utilizzare. Il CICR ha ricordato più volte alle parti che devono, in ogni momento, fare distinzione tra civili e persone che prendono parte direttamente alle ostilità.

In un contesto  d’ escalation della violenza, i morti e i feriti vengono sempre più abbandonati a causa dei rischi che le persone incorrono per andarli a recuperare.

Il Diritto Internazionale Umanitario dispone che i morti vengano trattati con rispetto e in modo adeguato. Le parti in conflitto devono prendere tutte le misure possibili affinché i morti e feriti vengano evacuati senza indugio. “In Siria, la realtà sul terreno è, purtroppo, tutt’altra”, ribadisce M. Barth. “ Continuiamo, pertanto, a richiamare tutte le parti in conflitto a risparmiare i civili e a permettere che siano messi in sicurezza, oltre che a facilitare l’evacuazione dei feriti e la rimozione dei cadaveri.”

Tutti i ritardi nella rimozione dei morti complicano il processo d’identificazione e costituiscono gravi conseguenze per i famigliari dei defunti. “Mancando l’identificazione dei morti, più a lungo le persone rimangono disperse,e quindi le famiglie non possono compiangerli”, spiega Andreas Patino, Consigliere Regionale del CICR per le questioni medico-legali. “ In più, dal momento che le persone non sanno che cosa è successo ai loro parenti, devono affrontare ulteriori difficoltà tra cui una grande sofferenza psicologica.”

Le migliaia di morti causati ogni mese in tutto il Paese mettono, inoltre, a dura prova le capacità di numerosi ospedali ed obitori, che mancano di risorse materiali e competenze tecniche.

Con il fine di alleviare queste difficoltà, il CICR fornisce alla Mezzaluna Rossa Araba Siriana il materiale necessario per gestione corretta dei corpi, oltre che l’equipaggiamento di protezione e le sacche mortuarie.

Uno specialista in medicina legale del CICR forma, inoltre, dei volontari della Società Nazionale Siriana. “Oggigiorno, sono sempre più spesso i volontari della Mezzaluna Rossa Araba Siriana che si occupano della rimozione dei cadaveri dalla strade”, precisa M. Barth. “È  dunque essenziale fornir loro il supporto , sia sul piano tecnico, che materiale, di cui hanno bisogno.”

Il 16 aprile, ad Aleppo, tutte le parti in conflitto hanno accettato di rispettare una tregua umanitaria per permettere ai volontari della sezione locale di Aleppo della Mezzaluna Rossa Araba Siriana di evacuare 34 corpi, che giacevano al suolo in mezzo a macerie di edifici e strade deserte, da più settimane. “ Questo tipo di tregue dovrebbero essere autorizzate più sovente, ed in tutte le zone seriamente colpite”, prosegue M. Barth.

Malgrado le difficili condizioni di sicurezza, il CICR ha proseguito le sue attività umanitarie al fine di venire in aiuto alle persone più duramente colpite. In aprile, in cooperazione con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana, ha distribuito viveri ed altri aiuti alla popolazione. Ha inoltre fornito:

-un aiuto alimentari a più di 180 000 persone nella zona rurale di Damasco, Damasco, Aleppo, Hama, Deir Ezzor e Homs;
-materassi e coperte a circa 30 000 persone nella zona rurale di Damasco, Damasco, Aleppo e Hama
-utensili da cucina, nel  specifico pentole, stoviglie, tazze e posate, a più di 11 000 persone a Lattaquié e Hama
-articoli d’igiene, quali shampoo, sapone, detersivo e articoli per l’igiene femminile, a circa 30 000 persone ad Aleppo, Deir Ezzor, Hama e Damasco

In cooperazione con la Mezzaluna Araba Siriana, gli ingegneri idraulici del CICR hanno:
-portato le loro competenze tecniche agli acquedotti di Damasco, Aleppo, Hama, Deir Ezzor e Sweida, fornendo loro inoltre equipaggiamento e materiale;
-trasportato l’acqua con  camion per più di 105 000 persone nella zona rurale di Damasco, Homs e Deir Ezzor
-continuato a migliorare il sistema di approvvigionamento d’acqua negli alloggi e servizi igenici, in più di 107 siti accoglienti circa 26 000 persone sfollate nei governatorati di Aleppo, Hama, Damasco (zona rurale e città), ed attivato i lavori su altri 29 siti ospitanti 9 000 sfollati, a Quneitra, Sweida, Damasco (zona rurale e città), Raqqa e Deir Ezzor;
-Formato, durante un periodo di sette giorni,  57 volontari della Società Nazionale Siriana su come gestire i sistemi di approvvigionamento idrico in periodo di crisi o in una situazione d’emergenza.

In aprile, nel frattempo, il personale della sanità del CICR ha sempre condotto delle valutazioni mediche alle strutture sanitarie di Zabadani e Madaya, nella zona rurale di Damasco. Infine, sono state donate sufficienti soluzioni endovenose all’ospedale di Damasco, per il trattamento di 800 feriti.

Ulteriori Informazioni:
Rima Kamal, CICR Damas, tél. : +963 930 33 67 18 ou +963 11 331 0476
Dibeh Fakhr, CICR Genève, tél. : +41 22 730 37 23 ou +41 79 447 37 26

la versione originale francese al link: : http://www.icrc.org/fre/resources/documents/update/2013/05-06-syria-civilians.htm

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3 - 25/04/13 Comunicato stampa 13/80
Repubblica Democratica del Congo: Sofferenze ad un livello raramente raggiunto nell’Est del Paese
Traduzione non ufficiale di Sara Costato

Ginevra/Kinshasa/Goma (CICR)- “ La violenza e le sofferenze inflitte alla popolazione nell’Est della Repubblica democratica del Congo (RDC) hanno raggiunto dei livelli raramente visti da circa due decenni”, ha dichiarato Peter Maurer, Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), al termine di una visita di quattro giorni nel paese.

“Nell’indifferenza quasi totale, le persone sono vittime di violenze quotidiane. I civili sono bersaglio di attacchi diretti che non risparmiano né i bambini, né gli anziani e numerose persone subiscono violenze sessuali”, si è indignato M.Maurer da Goma, capitale della provincia del Nord-Kivu.

A Goma, il presidente del CICR ha visitato il centro Don Bosco, che ospita più di 3000 bambini in difficoltà, resi ancora più vulnerabili dalla guerra e dalla violenza. “Alcuni di loro hanno perso tutte le tracce delle loro famiglie nel caos dei combattimenti e degli spostamenti che si sono susseguiti. Sono stato profondamente toccato da tutte queste tragedie personali, come quella di Kambale K., un bambino di 10 anni che è senza notizie dei suoi genitori dal novembre scorso”, ha spiegato M. Maurer.

M.Maurer si è anche recato a trovare decine di persone ferite nei recenti combattimenti e curate presso l’ospedale Ndosho di Goma, dove un’equipe chirurgica del CICR lavora da novembre 2012 al fianco del personale locale. In particolare, ha ascoltato il racconto di Eden K., 8 anni, gravemente ferito in un attacco missilistico, a causa del quale la sua gamba è stata amputata.

Una gran parte delle strutture mediche nella parte orientale della RDC faticano a curare i feriti e i malati in quanto: manca il materiale -spesso saccheggiato- , sono presenti uomini armati nei locali sanitari o, ancora, il personale medico è impossibilitato a raggiungere il luogo di lavoro in tutta sicurezza.

“ Le gravi violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, nei confronti della popolazione, devono cessare. È responsabilità di tutti coloro che sono in una posizione  influente lavorare al più presto per un maggior rispetto del Diritto Internazionale Umanitario”, ha affermato M.Mauer, con la speranza che le varie conferenze e iniziative di pace in corso contribuiranno ad attenuare le sofferenze delle persone e a migliorare la situazione umanitaria nell’Est della RDC.

“Al giorno d’oggi, la recrudescenza delle tensioni tra le comunità e la frammentazione dei gruppi armati intrattiene ogni giorno, sempre più, la regione nel caos e nella violenza”, ha aggiunto. La situazione della sicurezza è degenerata nelle due provincie del Kivu, ma anche nella Katanga e nelle zone frontaliere del Maniema con il Nord e Sud-Kivu. La situazione nella provincia orientale (in Ituri particolarmente) resta ugualmente tesa.

Questa imprevedibilità genera una forte inquietudine nelle comunità e in coloro che tentano di venir loro in aiuto, ha spiegato M.Maurer. In questo contesto, la presenza e l’azione dei volontari della Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo a favore della popolazione sono cruciali. I volontari sono, spesso, i primi a donare il loro aiuto agli abitanti e i primi a far fronte all’orrore e alla crudeltà di certe situazioni. Il loro impegno è senza limiti”, ha concluso M.Maurer.

In considerazione all’aumento delle necessità umanitarie, il CICR si appresta a mobilitare i suoi donatori con lo scopo di rinforzare le sue attività nella regione orientale della RDC, in particolare per ciò che concerne le cure mediche e chirurgiche alle persone ferite durante le violenze, e l’assistenza alle persone sfollate (acqua, cibo e beni di prima necessità). A giorni, il CICR avvierà nei territori della RDC una delle sue cinque più grandi operazioni (in termini di budget) a livello mondiale.

A Kinshasa, M. Maurer si è intrattenuto con il primo ministro, il ministro della Giustizia , il Presidente del Senato e dell’Assemblea Nazionale nonché con il Responsabile della Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo. L’attenzione è stata incentrata sulla situazione della parte orientale del paese, oltre che su quella delle persone detenute nelle prigioni del paese. “ Le condizioni di vita in certi luoghi di detenzione sono catastrofiche: il sovraffollamento raggiunge a volte anche il 700% e la malnutrizione è un problema cronico”, ha affermato M.Maurer, che ha visitato la prigione centrale di Kinshasa. Con i suoi interlocutori, ha insistito sulla necessità di assegnare delle risorse sufficienti per far fronte  ai bisogni essenziali dei detenuti.

Il Presidente del Comitato Internazionale di Croce Rossa ha, inoltre approfittato della sua visita nella regione, per recarsi a Kigali, in Rwanda, dove incontrerà il primo Ministro e il Ministro degli Affari Esteri. In questo paese, il CICR opera per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e per la promozione del Diritto  Internazionale Umanitario. Si adopera, inoltre, in collaborazione con la Croce Rossa del Rwanda e la Croce Rossa della RDC, a facilitare il ricongiungimento tra i membri delle famiglie divise tra una parte e l’altra della frontiera del confine della RDC. Durante le ultime settimane, il CICR ha inoltre, assicurato la presa in carico dei feriti , durante il conflitto in RDC, che si trovano sul territorio Rwandese.

Ulteriori Informazioni:
Annick Bouvier, CICR Kinshasa, tél. : +243 81 700 85 36
Thomas Glass, CICR Goma, tél. : +243 81 700 77 86
Emmanuel Kagimbura, CICR Kigali, tél. : +250 78830 05 09
Sébastien Carliez, CICR Genève, tél. :+41 22 730 28 81 ou +41 79 536 92 37
Marie-Servane Desjonquères, CICR Genève, tél. : +41 22 730 31 60 ou +41 79 536 92 58

 Versione originale francese al link: http://www.icrc.org/fre/resources/documents/news-release/2013/04-25-congo-kinshasa-maurer.htm

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4 - 06-05-2013
Il futuro del nostro Movimento passa attraverso l’ascolto dei suoi membri più giovani.
Massimo Barra, vice presidente della Commissione permanente del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa*.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

L’espressione “Croce Rossa giovanile” ha due significati strettamente collegati: da una parte, quello che i giovani possono fare per il Movimento e, dall’altra, ciò che quest’ultimo può fare per essi.

In una Società Nazionale ideale, si dovrebbe porre la medesima attenzione a entrambe gli aspetti di questa relazione a doppio senso. Non era questo il caso quando mi sono unito alla Croce Rossa Italiana Giovanile: la sezione dei “Pionieri” era una sorta di Leviatano forte di circa 4 milioni di membri sparsi in tutte le scuole del paese.

L’adesione era praticamente obbligatoria e la modesta quota di iscrizione riscossa per la tessera e il distintivo rappresentava una somma non indifferente per la Società Nazionale, che utilizzava questi fondi per finanziare servizi per studenti in difficoltà, ambulatori scolastici, colonie estive per bambini e corsi di primo soccorso.

Gruppi di giovani erano stati creati anche al di fuori del contesto scolastico da alcune sezioni locali della Croce Rossa. Chiamati all’inizio “Pionieri della fraternità”, furono poi chiamati semplicemente “Pionieri della Croce Rossa”.

All’inizio questa componente era gestita dalla Società Nazionale e non godeva praticamente di nessuna autonomia. Più tardi, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce e abbiamo rivendicato una rappresentanza adeguata e un potere decisionale in seno all’organizzazione. Processi simili hanno avuto luogo anche in altre Società Nazionali.

Oggi tutto è cambiato, in particolare in termini di comunicazione. I campi internazionali per i giovani della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa di paesi differenti rappresentavano la sola occasione di scambiare idee ed esperienze, ma le discussioni facevano emergere delle preoccupazioni comuni, indipendentemente dalla Società Nazionale a cui appartenevamo.

La mia prima partecipazione a eventi simili risale al 1965, a Varna, in Bulgaria. Fino ad allora non avevo mai lasciato il mio paese e quel campo fu un episodio determinante della mia gioventù e mi spronò a impegnarmi più intensamente in seno al Movimento.

Nel 1973, quando fui nominato Presidente della Commissione Giovani, allora chiamata Comitato Consultivo della Gioventù, ho promosso diverse iniziative volte a permettere ai giovani di farsi ascoltare a livello regionale e mondiale, concependole come uno strumento di partecipazione per i più giovani. Questi sforzi hanno contribuito ad aumentare il peso dei giovani in seno al Movimento. Oggi il Presidente della Commissione Giovani è membro ex officio del Consiglio direttivo della FICR e, all’interno di molte Società Nazionali, rappresentanti dei giovani sono inseriti nei processi decisionali.

Oggi si può dire che l’impegno entusiasta, a volte utopico, dei nostri giovani membri ha permesso di sostituire il paternalismo con la peer education. Il processo va avanti, spesso stimolato da tecnologie che i giovani sanno utilizzare con maggior dimestichezza rispetto agli adulti. Se si considera che la conoscenza è potere, possiamo anche affermare che la forza dei giovani è aumentata in modo notevole, anche in seno ad un Movimento da sempre ancorato alle tradizioni e poco incline al cambiamento.

Quasi 50 anni sono passati da quel mio primo campo internazionale di giovani di Croce Rossa e continuo a pensare che la partecipazione dei giovani debba essere ancora aumentata e la loro voce ancora più ascoltata. I campi internazionali hanno contribuito a cambiare le vite di numerosi giovani, come il campo di Varna ha fatto con me, e continueranno a farlo nel futuro.

Investire sui giovani, diffondendo la visione sempre attuale di Henry Dunant, i nostri Principi Fondamentali e il Diritto Internazionale Umanitario, è il modo migliore per promuovere un ambiente mondiale sostenibile e pacifico.

Massimo Barra è uno dei primi medici a essersi impegnato in favore dei tossicodipendenti in Italia. Volontario della Croce Rossa dall’età di 8 anni, è stato Presidente Nazionale dei Pionieri della Croce Rossa Italiana Giovanile per 8 anni. A dicembre 2005 è stato eletto Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana. In seno alla Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Massimo Barra è stato Presidente della Commissione Giovani dal 1974 al 1982, Presidente della Commissione Sviluppo dal 1982 al 1990 e dal 2005 al 2008 e Vice Presidente dal 2004 al 2005. A dicembre 2007 è stato eletto Vice Presidente della Commissione Permanente del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.
 
Tratto dal sito internet della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/fr/nouvelles/nouvelles/common/lavenir-de-notre-mouvement-passe-par-lecoute-de-ses-jeunes-membres-/

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5 - 06-05-2013
Aiutare a elaborare leggi favorevoli alle vittime delle catastrofi
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

All’origine, il Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa era stato creato per limitare gli orrori della guerra, sia soccorrendo le vittime che sostenendo l’elaborazione e l’attuazione del diritto internazionale umanitario (DIU). A partire dalla II Conferenza Internazionale della Croce Rossa, nel 1869, le Società Nazionali hanno tuttavia deciso di stendere la loro assistenza alle persone colpite da altre tragedie, in particolare le catastrofi naturali.

Il Movimento, oggi, continua a soccorrere le popolazioni colpite dai conflitti armati ma le sue Società Nazionali ogni anno rispondono anche a centinaia di catastrofi naturali, in ogni parte del mondo.

Eppure, sebbene il DIU si sia sviluppato rapidamente, le norme internazionali che regolano gli interventi in caso di catastrofe naturale si sono evolute molto più lentamente e hanno beneficiato di una coerenza e di una visibilità nettamente inferiore. Le Società di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa sono state impegnate in diverse iniziative fondamentali in questo campo, come la creazione nel 1927 dell’Unione Internazionale di Soccorso, l’elaborazione nel 1977 delle “Misure per accelerare i soccorsi internazionali”, l’adozione nel 1994 del “Codice di condotta per il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e per le ONG durante le operazioni di soccorso in caso di catastrofi” e l’adozione nel 1998 della Convenzione di Tampere sulla fornitura di risorse di telecomunicazione per l’attenuazione degli effetti delle catastrofi e le operazioni di soccorso in caso di catastrofe”.

È solo nel 2001, tuttavia, che la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR) ha formulato il suo primo programma specificamente dedicato al diritto relativo alle catastrofi. Questo programma, chiamato in origine International Disaster Response Laws, Rules and Principles(IDRL), si è focalizzato, in un primo tempo, sulle regolamentazioni sempre più complesse che ostacolano le operazioni internazionali durante le catastrofi. Durante gli anni, le ricerche e le consultazioni condotte nel quadro del programma hanno confermato che numerosi interventi soffrono, da un lato, di ritardi, spese e limitazioni di ordine amministrativo e, dall’altro lato, di problemi di coordinamento, di qualità e di compatibilità fra gli attori internazionali e nazionali.

Partendo da queste considerazioni, gli Stati Parte alle Convenzioni di Ginevra hanno adottato, in occasione della XXX Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa del 2007, delle “Linee Guida IDRL” per aiutare i governi a migliorare le leggi e le procedure che regolano le operazioni di soccorso internazionale. Da allora, la FICR e le Società nazionali hanno fornito un sostegno tecnico a più di 25 paesi, una dozzina dei quali ha adottato delle leggi o delle procedure ispirate a quelle direttive. Inoltre, diverse organizzazioni mondiali e regionali hanno iniziato a integrare le linee guida nei loro piani e programmi.

Nel 2011, la XXXI Conferenza Internazionale ha inviato la FICR e le Società Nazionali a continuare e a estendere il loro lavoro in questo campo, senza più limitarsi alle sole operazioni internazionali. Attraverso il suo nuovo Disaster Law Programme, la FICR si impegna, con le Società Nazionali e altri partner, a diffondere la conoscenza dei mezzi migliori per utilizzare gli strumenti giuridici al fine di ridurre i rischi, rispondere efficacemente alle catastrofi e accelerare i processi di recupero.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/fr/nouvelles/nouvelles/common/aider-a-elaborer-des-lois-propices-aux-victimes-des-catastrophes-/

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