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n° 504 del 9 febbraio 2013 Stampa E-mail
mercoledì 13 febbraio 2013

9 febbraio 2013

nr. 504
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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9 Febbraio 2013, h. 18:30

Buon 150mo compleanno CICR!

Lunedì 9 febbraio 1863 h.18:00, i membri della Società Ginevrina di Pubblica Utilità sono chiamati a pronunciarsi in merito ad un importante punto all'ordine del giorno: "dell’aggregazione agli eserciti belligeranti di un corpo d’infermieri volontari. (conclusione del libro del Sig. Henry Dunant, intitolato Un Souvenir de Solferino)".

cartolina

Si decide quindi di istituire una Commissione incaricata di studiare le proposte avanzate da Dunant. La cosiddetta Commissione dei Cinque, composta dal giurista Moynier, dal generale Dufour, dai medici Appia e Maunoir e da Dunant stesso, rappresenta il primo nucleo di quello che sarà il futuro Comitato Internazionale della Croce Rossa

Consiglio la visione di questo video (in lingua francese)
di Francesca Cremasco




Contenuto:

1 - 29-01-2013
Mali. Un crimine culturale
Faisal-Al-Yafai, The National
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 19-12-2012 Comunicato stampa 12/250
Repubblica Centroafricana: situazione umanitaria in deterioramento
Traduzione non ufficiale di Giancarlo Bertolina

3 - 21-12-2012 Aggiornamento operativo 08/12
Repubblica Democratica del Congo: aiuti di emergenza per quasi 90.000 persone nell’est del paese
Traduzione non ufficiale di Giancarlo Bertolina

4 - 31-01-2013 FAQ
Sciopero della fame in prigione: la posizione del CICR
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

5 - 17-12-2012 Aggiornamento operativo
Siria: il CICR aiuta a fornire acqua pulita a dieci milioni di personeTraduzione non ufficiale di Giancarlo Bertolina

6 - 09-01-2013
Aiutare a riunire le famiglie e fornire assistenza medica durante gli incendi in Tasmania
di Anthony Balmain, Croce Rossa Australiana
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

1 - 29-01-2013
Mali. Un crimine culturale
Faisal-Al-Yafai, The National

Gli islamici che occupavano il nord del paese hanno probabilmente distrutto dei manoscritti conservati a Timbuctu. Questi documenti inestimabili fanno parte del patrimonio culturale universale.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Timbuctu possiede degli incredibili tesori storici. Vi sono conservati centinaia di migliaia di manoscritti antichi, alcuni risalgono all’XI secolo. Quasi tutti sono in arabo classico e sono stati compilati nei secoli da eruditi arabi e africani. Protetti sotto involucri di pelle di capra, questi testi secolari, che trattano soggetti assai diversi, come la matematica, la medicina, l’astronomia, il diritto o la filosofia, sono sopravvissuti alle numerose invasioni che hanno colpito la città nel corso del tempo.

Secondo il sindaco di Timbuctu, gli islamici potrebbero aver distrutto una biblioteca contenente questi manoscritti (il centro Ahmed Baba, che ospitava fra 60.000 e 100.000 manoscritti, secondo il ministro della cultura del Mali). Se questo atto fosse confermato, si tratterebbe di un crimine culturale di grande ampiezza poiché questi manoscritti non appartengono solo alla cultura araba e africana, ma fanno parte della cultura dell’umanità intera.

I regni africani

L’Unesco e un istituto di ricerca finanziato da Sud Africani (il TimbuctuManuscripts Project) hanno avviato la digitalizzazione dei manoscritti, ma appena il 10% di questi preziosi rotoli sono stati per ora oggetto di questo lavoro di conservazione. I ricercatori sono rimasti stupiti da quanto scoprivano a poco a poco.

Si conosce molto poco di questi regni africani che si sono costituiti sulle sponde del fiume Niger e dei suoi affluenti, sul territorio dell’attuale Ghana e della Nigeria. Presenti almeno dal XII secolo, l’impero dei Songhaï, l’impero del Mali e il regno del Benin portano nomi evocatori e ben conosciuti da coloro che frequentano i musei, ma la vita quotidiana dei loro popoli resta ancora sconosciuta.

A partire dal materiale a loro disposizione, gli storici hanno tuttavia dedotto l’esistenza di una civiltà vasta e anche di un’amministrazione efficiente. Questi regni si dedicavano al commercio per centinaia di chilometri attraverso il Sahara, riscuotevano delle tasse e possedevano un esercito professionale.

Nel XVI secolo Timbuctu era uno dei maggiori centri di apprendimento in tutto il mondo. Gli archivi conservati dalla città sono così ricchi che, durante la sua visita negli anni ’90, Henry Louis Gate, il presidente dell’Istituto per gli Studi Africani dell’Università di Harvard, scoppiò in lacrime. Avere sotto gli occhi la prova delle menzogne degli Europei, che avevano sostenuto che non vi fossero archivi scritti in Africa, l’aveva sconvolto. «Sapevo che l’anima del mondo nero era chiusa in quei bauli».

L’esistenza di questi manoscritti mi affascina. Resto convinto che la descrizione dei grandi reami dell’Africa occidentale sarà trovata nei manoscritti di Timbuctu e che così come i viaggiatori arabi hanno scritto sulle società che hanno incontrato in Asia e in Europa, gli scrittori africani hanno descritto le società del continente africano.

Ma i manoscritti di Timbuctu mi creano anche frustrazione. Mentre il mondo arabo spende miliardi in costruzioni, strade e armi, mi chiedo perché i governi arabi e gli individui non possano trovare una frazione del loro denaro per salvaguardare e studiare la storia del mondo arabo.

Davvero pochi milioni di dollari potrebbero essere sufficienti a salvare tutti i manoscritti sopravvissuti di Timbuktudall’oblio del deserto, a digitalizzarli e a renderli disponibili on-line per gli studiosi di tutto il mondo. La storia delle civiltà ormai scomparse è sepolta nei deserti del Mali, scritta in una lingua che possiamo ancora leggere.

Tratto dal sito di Courrier International:
http://www.courrierinternational.com/article/2013/01/29/un-crime-culturel

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2 - 19-12-2012 Comunicato stampa 12/250
Repubblica Centroafricana: situazione umanitaria in deterioramento
Ginevra/Bangui (ICRC) – Mentre un certo numero di città al nord e al centro della RCA, incluse Ndélé e Bria, sono passate sotto il controllo di gruppi armati, migliaia di persone hanno abbandonato la lotta.
Traduzione non ufficiale di Giancarlo Bertolina

«La situazione è resa assai complessa dal numero di fazioni coinvolte e dai movimenti popolari che la lotta e il timore di violenze hanno disgregato», ha detto GeorgiosGeorgantas, il capo della delegazione ICRC a Bangui. «Qualunque cosa accada, è essenziale che le parti rispettino e proteggano i residenti delle aree dove si verificano le violenze e le tensioni. Anche la proprietà privata deve essere rispettata, non saccheggiata o distrutta. E chi somministra il primo soccorso a malati e feriti, o li mette in sicurezza o presta loro cura, deve essere in grado di eseguire tali compiti senza ostruzioni».

«La nostra squadra lavora duramente per portare aiuto alle persone colpite dalla violenza, in particolare ai profughi e a coloro che sono stati feriti durante gli scontri», ha detto Georgantas.

Nella città settentrionale di Ndélé, una delle prime località attaccate dieci giorni fa, il numero di persone che hanno abbandonato le loro case per cercare protezione nella missione cattolica o in una base militare vicino all’aeroporto cresce ogni giorno. Altri preferiscono rimanere fuori dalla città, in rudimentali rifugi prossimi ai loro campi.

«Ieri abbiamo distribuito sedicimila litri di acqua potabile pulita alla missione cattolica e alla base militare dove i profughi hanno trovato rifugio», ha detto Gabriel Mukalai, che guida la vice-delegazione ICRC a Ndélé. «Assicurarsi che le condizioni igieniche siano soddisfacenti per i profughi è la nostra priorità».

A KagaBandoro, dove molti profughi si sono recati, la Croce Rossa Centroafricana ha dispiegato sei squadre di primo soccorso con supporto logistico da parte dell’ICRC. Usando una motocicletta, gli operatori di primo soccorso stanno perlustrando a tappeto i dintorni della città in cerca di eventuali vittime per prestare loro il primo soccorso e portarle all’ospedale.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/eng/resources/documents/news-release/2012/12-19-central-african-republic-thousands-displaced.htm

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3 - 21-12-2012 Aggiornamento operativo 08/12
Repubblica Democratica del Congo: aiuti di emergenza per quasi 90.000 persone nell’est del paese
Sebbene da pochi giorni la situazione nel Kivu sia relativamente stabile, il crimine, la giustizia sommaria e le tensioni intercomunitarie in certe aree stanno creando un clima di preoccupazione e paura. Migliaia di residenti e profughi stanno vivendo in condizioni disastrose.
Traduzione non ufficiale di Giancarlo Bertolina

«La situazione in cui si trovano i civili nella RDC orientale, in particolare la loro immediata necessità di sicurezza, non deve essere dimenticata durante i negoziati», ha detto Franz Rauchenstein, responsabile della delegazione ICRC nel paese. «Queste persone, già colpite duramente da anni di conflitto e altra violenza, ora affrontano una crescente incertezza. Hanno diritto a rispetto e protezione».

«Consideriamo urgente che si continui a visitare le persone detenute in relazione al conflitto nella RDC orientale, che i feriti negli scontri siano messi in salvo e ricevano cure, che i profughi e le altre persone in grave necessità ricevano aiuto, e che i famigliari dei bambini non accompagnati siano rintracciati», ha affermato Rauchenstein.

La squadra del CICR e i volontari della Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo sono attualmente a Sake, una cittadina ad ovest di Goma, e anche a Masisi-centro (provincia del Kivu settentrionale) e a Minova (Kivu meridionale). Stanno aumentando gli sforzi per fornire soccorso alimentare d’emergenza a quasi novantamila persone in tutto, e beni essenziali come utensili da cucina, vestiario, biancheria e impermeabili per alcuni di loro. Con la stagione delle piogge in pieno svolgimento, non sarà facile distribuire grandi quantità di beni.

«Questa è la seconda volta che sfolliamo», ha detto Kahindo, una sedicenne, durante una distribuzione di aiuti a più di quarantacinquemila persone organizzata su un campo scolastico di calcio a Kimoka, quartiere di Sake. «La prima volta siamo fuggiti coi nostri genitori, ma stavolta siamo stati sorpresi dal combattimento. I nostri genitori erano andati nei campi, dove sono stati uccisi, e sono corsa via coi miei fratellini».

I delegati del CICR sono sul posto e parlano con le persone che hanno subito delle violenze nelle settimane scorse, per poter essere in grado di portare loro soccorso. Il lavoro dei delegati consiste anche nel raccogliere informazioni sui casi in cui la popolazione è stata vittima di violazioni del diritto internazionale umanitario. Il CICR condivide le proprie scoperte, qui come altrove, esclusivamente e confidenzialmente con le forze armate o i gruppi interessati. Il suo obbiettivo finale è convincere le persone armate a modificare il loro comportamento verso i civili e verso coloro che non prendono parte alle ostilità.

Dal 19 novembre il CICR ha anche:

concentrato gli sforzi finalizzati a visitare le persone arrestate durante la presa di Goma e tuttora detenute;
eseguito operazioni negli ospedali di N’Dosho e Katindo a Goma su più di 130 persone ferite in battaglia;
continuato a fornire provviste e supporto finanziario ai servizi ospedalieri a Bukavu per facilitare le cure prestate alle vittime di guerra nel Kivu meridionale
costruito gabinetti e docce e rimesso in funzione un serbatoio d’acqua e tubazioni negli accampamenti di Minova, Saio e Nyamunyunyi che ospitano profughi a Bukavu;
fornito supporto per le attività della Croce Rossa della RDC, in particolare nella somministrazione di primo soccorso alle vittime e nel loro trasporto all’ospedale;
registrato più di 350 bambini a Goma e Bukavu e, lavorando insieme alla Croce Rossa congolese, riunito più di cento di loro con le rispettive famiglie.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/eng/resources/documents/update/2012/12-20-rd-congo-emergency-aid.htm

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4 - 31-01-2013 FAQ
Sciopero della fame in prigione: la posizione del CICR
Il ruolo del CICR, in tanto che istituzione umanitaria, è di vegliare affinché il trattamento riservato ai detenuti e le condizioni della loro detenzione garantiscano la loro dignitàumana e siano conformi alle norme internazionali e che le garanzie e le protezioni a cui i detenuti hanno diritto siano rispettate.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Quale azione può intraprendere il CICR quando dei detenuti iniziano uno sciopero della fame?

Quando il CICR visita un luogo di detenzione dove dei detenuti fanno lo sciopero della fame, valuta attentamente la situazione per comprendere i problemi esistenti, attraverso degli incontri privati con i detenuti e con dei colloqui con i direttori delle prigioni, le guardie e il personale sanitario coinvolto. Il CICR non giudica né la sostanza né la legittimità degli scioperi della fame come mezzo di protesta e non si pone come mediatore fra le autorità e coloro che scioperano.
 
Mentre esorta sia l’autorità detentrice che coloro che scioperano a risolvere i loro problemi senza perdite di vite umane, il CICR cerca di fare in modo che gli scioperanti della fame ricevano delle cure e un trattamento adeguato e che la loro dignità umana e le loro libere scelte – ad esempio di continuare lo sciopero della fame o di mettervi fine – siano rispettate.

Qual è il ruolo di un medico del CICR durante una visita ai detenuti in sciopero della fame?

I medici del CICR hanno un ruolo specifico e fondamentale: valutano lo stato di salute degli scioperanti della fame e si assicurano che il loro rifiuto di nutrirsi sia volontario e fatto in piena consapevolezza delle conseguenze che il digiuno può causare sulla salute e la vita.

Un medico del CICR deve anche cercare di assicurarsi che gli scioperanti della fame non abbiano malattie mentali: in questo caso, questa situazione rimetterebbe in discussione la capacità degli scioperanti di scegliere consapevolmente di rifiutare di alimentarsi.

Il medico del CICR, inoltre, deve vigilare sullo stato di salute dei detenuti coinvolti e sulle cure che ricevono. Grazie al dialogo con il personale sanitario incaricato degli scioperanti della fame, il medico del CICR controlla che le cure mediche previste rispettino i protocolli tecnici e etici, in particolare per ciò che riguarda i problemi gravi di salute che possono derivare da un digiuno prolungato o, se uno scioperante della fame sceglie di fermare il proprio digiuno di protesta, la sua re-alimentazione dopo un digiuno prolungato. In particolare, il medico del CICR deve assicurarsi che il personale medico non sia coinvolto nell’«alimentazione forzata» dei detenuti, cosa che costituirebbe una violazione flagrante dell’etica medica.

Qual è la posizione del CICR riguarda l’alimentazione forzata dei detenuti?

Il CICR si oppone a qualsiasi forma di alimentazione o di trattamento forzato: è essenziale che la scelta dei detenuti sia rispettata e che la loro dignità umana sia preservata. La posizione del CICR su questa problematica è molto vicina a quella espressa dall’Associazione Medica Mondiale nelle Dichiarazioni di Malta e di Tokyo, entrambe riviste nel 2006. In quest’ultima si afferma che «Quando un prigioniero rifiuta il cibo e il medico valuta che sia in grado di formulare un giudizio consapevole e razionale sulle conseguenze cheil suo rifiuto di nutrirsi potrebbe causare, non dovrà essere alimentato artificialmente. La decisione sulla capacità del prigioniero di esprimere un tale giudizio dovrà essere confermata almeno da un secondo medico indipendente. Il medico dovrà spiegare al prigioniero le conseguenze che la sua decisione di non nutrirsi potrebbe avere sulla sua salute».

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/faq/hunger-strike-icrc-position.htm

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5 - 17-12-2012 Aggiornamento operativo
Siria: il CICR aiuta a fornire acqua pulita a dieci milioni di persone
Mentre la situazione in Siria continua a deteriorarsi, le necessità di centinaia di migliaia di persone in termini di acqua, cibo e assistenza medica continuano a crescere. Il CICR e la Mezzaluna Rossa Siriana stanno facendo del loro meglio per raggiungere coloro che ne hanno bisogno.
Traduzione non ufficiale di Giancarlo Bertolina

Come risultato della costante escalation della violenza, le infrastrutture siriane si sono considerevolmente degradate. I servizi pubblici essenziali come la fornitura d’acqua sono seriamente intaccati.

«Milioni di persone rischiano di non aver abbastanza acqua potabile pulita», ha detto SameerPutros, che dirige le attività del CICR in materia idrica e ambientale in Siria. «Le restrizioni della sicurezza e la diminuzione dei prodotti richiesti per trattare l’acqua rendono difficile per il consiglio idrico locale fornire acqua pulita a residenti e profughi».

È da novembre che il CICR sostiene il ministero delle risorse idriche e il consiglio idrico locale con la fornitura di prodotti consumabili per il trattamento dell’acqua. «Il nostro progetto ha aiutato a garantire che circa dieci milioni di persone a Tartous, Lattakia, Al-Kuneitra, DeirEzzor, Al Hassakeh, Al-Raqqa, Homs, Damasco e Damasco rurale, Hama, Daraaa e Al Sweida abbiano acqua pulita», ha affermatoPutros.

Gli sforzi del CICR per aiutare a garantire che la gente abbia acqua potabile pulita sono a volte stati ostacolati in certe aree, come ad esempio Aleppo e DeirEzzor, a causa dei perduranti confronti armati.

«L’acqua che non è stata disinfettata può contenere vari batteri e virus in grado di causare ogni genere di disturbo gastrointestinale, come la diarrea acuta, che può essere fatale specialmente per i bimbi piccoli e gli anziani», ha spiegato Andrea Reis, che coordina le attività sanitarie del CICR in Siria. «èdi vitale importanza, pertanto, che agli ingegneri idrici e agli altri operatori umanitari sia permesso di svolgere le loro attività in sicurezza».

Insieme alla Mezzaluna Rossa Siriana, il CICR, inoltre, consegna acqua a mezzo camion a Damasco Rurale, Homs e DeirEzzor. In casi eccezionali di estrema emergenza il CICR ha anche cominciato a distribuire acqua potabile in bottiglia a persone che sono state sfollate.

Oltre a fornire l’acqua, il CICRfornisce alla Mezzaluna Rossa Siriana le provviste e l’esperienza tecnica richieste per migliorare l’acqua e le attrezzature sanitarie in scuole ed altri uffici pubblici che ospitano profughi. «Dobbiamo aumentare i servizi, installare docce, introdurre gabinetti separati per uomini e donne e allestire reparti di riscaldamento dell’acqua per la stagione invernale per aiutare la popolazione alloggiata a far fronte alle basse temperature», ha detto Putros.

Tra il 25 ottobre e il 5 dicembre, insieme con la Mezzaluna Rossa Siriana, il CICR ha:

fornito al consiglio idrico locale 250 tonnellate di solfato d’alluminio e significative quantità di altri prodotti per il trattamento idrico per garantire che l’acqua pulita sia disponibile a circa dieci milioni di persone per tre mesi

continuato a consegnare acqua via camion nelle aree di Damasco Rurale, Homs e DeirEzzor per più di centomila sfollati;

migliorato acqua e presidi sanitari e abitativi in centri-rifugio per profughi, comprese scuole ed altri edifici pubblici, nei governatorati di Homs, Aleppo, Al-Raqqa, Al-Sweida e Idlib. Il lavoro è stato completato in 270 centri ospitanti più di ottantamila persone, ma è ancora in corso in 145 centri;

fornito quattro generatori da installarsi nel governatorato di Homs. I generatori aiuteranno il consiglio idrico a migliorare il flusso dell’acqua.

In aggiunta alle attività idriche e ambientali che ha realizzato nelle scorse sei settimane, il CICR ha anche distribuito cibo a circa duecentomila persone sfollate a causa del conflitto. La distribuzione ha riguardato Damasco Rurale, Homs, DeirEzzor e Al-Raqqa ad est, Aleppo e Idlib a nord. Inoltre il CICR ha distribuito materassi, biancheria e articoli igienici per circa trentacinquemila persone.

Il CICR ha anche distribuito liquidi per flebo, anestetici e altri medicinali richiesti per chirurgia, forniture chirurgiche, materiali di bendaggio e altre attrezzature mediche alla città vecchia di Homs. Inoltre, un tavolo operatorio, equipaggiamento chirurgico e medicine anestetiche sono stati consegnati all’Ibn-al-Nafees Hospital di Damasco. Il CICR ha anche condotto una valutazione della clinica privata al-Nahda di Homsnel quadro di una valutazione delle strutture sanitarie che sta conducendo in diverse zone del paese.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.icrc.org/eng/resources/documents/update/2012/12-17-syria-water.htm

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6 - 09-01-2013
Aiutare a riunire le famiglie e fornire assistenza medica durante gli incendi in Tasmania
di Anthony Balmain, Croce Rossa Australiana
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Migliaia di persone in tutta la Tasmania sono state sfollate a causa di una serie di incendi devastanti, molte di esse hanno perso case e proprietà. Le autorità locali dicono che più di 250 case e altri edifici, tra cui una scuola nella cittadina di Dunalley, sono stati distrutti negli incendi.

Se decine di persone mancano all'appello, non ci sono morti accertati in questo momento.

In tutto lo Stato, più di 100 volontari e personale della Croce Rossa Australiana hanno fornito servizi di registrazione e di sostegno per le persone che sono state costrette ad abbandonare le loro case. Circa 1.300 persone stanno utilizzando il Sistema di Registrazione Nazionale e di Ricerca dell’organizzazione, che aiuta a riunire le famiglie e gli amici colpiti dal disastro.

Dianne White e John Huttonhanno dichiarato di essere grati di essersi salvati da un grande incendio boschivo a est di Hobart.

Seduta presso il SorellRelief Centre,dopo essersi registrata con la Croce Rossa, Dianne ha affermato di essere ansiosa di ricevere notizie di suo fratello, che non era stata in grado di contattare. «Non è stato bene e non voleva lasciare la fattoria. Io sono venuta per Natale per stare con mio fratello, che vive a Taranna» ha dichiarato.

Dianne aveva un volo prenotato per tornare dalla Tasmania a casa sua a Melbourne, ma ha scoperto di essere bloccata e circondata dal fuoco. «Il fuoco ci ha bloccato, c'era fumo ovunque e il fuoco stava arrivando oltre il crinale».

John ha raccontato che le fiamme, e la risposta dei soccorsi, risentivano del cambiamento del vento e che la sua casa era minacciata anche da un altro incendio a ovest di Hobart.

Nelle zone in cui il fuoco era più intenso, la confusione e la mancanza di informazioni ha reso l'esperienza particolarmente terribile. «Non avevamo telefoni o elettricità. Riuscivamo a malapena a parlare, perché gli elicotteri continuato ad arrivare e scaricare l’acqua», ha raccontatoDianne.

In aggiunta a questo incubo, Dianne e il suo amico John hanno entrambigravi problemi di salute. «Mi sono sentito molto male, con dolore al petto, e un attacco d'asma che non passava. Eravamo entrambi a corto di farmaci», ha affermato John.

Sono stati portati in una clinica medica in Nubeena e John ha ricevuto cure mediche essenziali. «Non appena ho assunto alcuni farmaci e il mio cuore ha cominciato a rallentare, sono stato bene».

John si è meravigliato dello spirito di comunità dimostrato dai medici locali e dai volontari che lavoravano al centro medico. «Queste ragazze hanno lavorato volontariamente senza luce, senza elettricità, per salvare la mia vita e quella di Dianne», ha affermato.

Oltre all’assistenza sanitaria, la Croce Rossa sta anche cercando di riunire le persone colpite dagli incendi con le loro famiglie. Un servizio che è di vitale importanza quando le comunicazioni sono interrotte a causa del disastro. Dianne ha detto di averlo provato in prima persona quando la comunicazione si è interrotta mentre parlava al telefono con la figlia. Si trovava ancora nell’area minacciata dal fuoco. «Ho sentito la paura e il terrore nelle loro voci e mia figlia che stava piangendo. Era isterica», ha affermato.

Tratto dal sito della Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa: http://www.ifrc.org/en/news-and-media/news-stories/asia-pacific/australia/helping-to-reunite-families-and-provide-medical-care-during-bushfires-in-tasmania-60533/

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