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n° 498 del 1 ottobre 2012 Stampa E-mail
giovedì 18 ottobre 2012

17 ottobre 2012

nr. 498
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Contenuto:

1 - Tratto dal sito web del CICR
“Una prospettiva umanitaria sulla privatizzazione del conflitto”
14-09-2012 Dichiarazione
Discorso di Christine Beerli vice-presidente del CICR.
35^ Tavola rotonda sulle questioni di Diritto Internazionale Umanitario, Sanremo, 6-8 Settembre 2012.
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

2 - La televisione giapponese sulle orme di Dunant
Tratto dal mensile “La costa della balena”

3 - Riconsegnati alla comunità ebraica i documenti ritrovati nell'archivio tedesco di Bad Arolsen.
Tratto da www.provincia.roma.it
Comunicato da Francesca Cremasco e Elena Branca

4 - La ratifica della Convezione di Lanzarote sullo sfruttamento dei minori
Testo della Legge 172/2012 con cui è stata approvata dalla Camera dei deputati e dal Senato, pubblicata sulla G.U. n. 235 dell'8.10.2012
Al link  http://www.caffedunant.it/articoli/2012/496/lanzarote.pdf
Comunicato da Maria Grazia Ianniello

5 - Nuovo Presidente del Comitato Promotore e il rilancio per il  Museo Internazionale della Croce Rossa.
Al link  http://www.caffedunant.it/articoli/2012/496/gazzetta.jpg
 

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1 - Tratto dal sito web del CICR
“Una prospettiva umanitaria sulla privatizzazione del conflitto”
14-09-2012 Dichiarazione
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

35^ Tavola rotonda sulle questioni di Diritto Internazionale Umanitario, Sanremo, 6-8 Settembre 2012. Discorso di Christine Beerli vice-presidente del CICR.

Il CICR non ha condiviso il dibattito sulla legittimità dell’uso di compagnie private militari e di sicurezza (PMSCs). In effetti, il CICR non intende prendere posizione su questa questione. Il CICR è essenzialmente interessato sul se e in che modo il diritto internazionale umanitario (DIU) si applica alle PMSCs che operano in una situazione di conflitto armato e della loro conformità al DIU. E’ su questo problema e su come affrontarlo che vorrei parlare con voi oggi.

La presenza di PMSCs nei conflitti armati, più di ogni altra cosa, rappresenta per molte persone una ricaduta in un conflitto di tipo privato. Oggi i private contractors operano su scala senza precedenti nel contemporaneo conflitto armato, svolgono funzioni che li portano così vicino al teatro di guerra che le ipotesi tradizionali del diritto internazionale umanitario moderno sembrano soccombere. Una di queste è che i conflitti si combattono tra Stati o, al massimo, tra Stati e gruppi armati organizzati, ma non per mezzo di gruppi d’affari.

Un certo numero di incidenti che hanno coinvolto le PMSCs hanno di recente attirato l'attenzione pubblica. Anche se non sono rappresentativi della condotta generale di tali società, sono stati di gravità sufficiente per richiamare l'attenzione sulla mancanza di chiarezza sulle regole che disciplinano le loro attività, per evidenziare le carenze in termini di responsabilità e di sollevare domande sul lavoro per cui sono ingaggiate.

Per meglio esplicitare, vorrei iniziare con alcuni esempi:

Ci sono state vari rapporti sull'uso eccessivo della forza da parte di private contractors ​che hanno causato vittime tra civili - in particolare durante i conflitti in Iraq e Afghanistan. Sembra, inoltre, che le norme che disciplinano l'uso della forza o le istruzioni impartite ai contractors sono state spesso tutt'altro che chiare. Spesso, gli Stati e i contractors hanno una scarsa comprensione delle conseguenze giuridiche delle attività delle PMSCs. In certi conflitti, le PMSCs sono impiegate dagli Stati per proteggere strutture militari o per scortare i veicoli militari, a volte nel corso delle ostilità, senza essere incorporate nelle forze armate. Il fatto che queste tipi di attività siano spesso indicate come "puramente difensive," significa che spesso si trascura la tutela del personale militare e delle strutture contro le opposte parti in conflitto il che equivale alla partecipazione diretta alle ostilità nonché a rendere i contractors obiettivi legittimi di attacco secondo il DIU.

Personale delle PMSCs è stato assunto dagli Stati per lavorare in strutture di detenzione militari, inclusi ruoli di interrogatorio. Ci sono state segnalazioni di private contractors ​​che hanno preso parte ad atti di maltrattamento dei detenuti.

Gli Stati non sono i soli ad avvalersi dei servizi delle PMSCs. Le società di affari attive in zone di conflitto, in particolare quelle del settore estrattivo, spesso ricorrono a questi contractors, per garantire la sicurezza del loro personale e delle strutture. Purtroppo, alcune di queste società si sono rese complici di violazioni dei diritti umani, ad esempio nei casi in cui sono state coinvolte in una violenta repressione delle comunità locali che si opponevano le loro attività.

Più di recente, il settore della sicurezza marittima è cresciuto in modo esponenziale a causa dell’incremento della pirateria, in particolare al largo del Corno d'Africa e nel Sud-Est Asiatico. In queste circostanze, private contractors ​​potrebbero essere ingaggiati per fornire protezione armata a bordo delle navi mercantili. Naturalmente, la sorte delle persone in ostaggio dei pirati è motivo di grande preoccupazione e gli atti di pirateria devono essere contrastati con adeguate misure di protezione. Ma l'uso della forza armata in mare da parte di guardie di sicurezza private, come qualsiasi altro uso della forza, deve essere strettamente regolamentato al fine di prevenire gli abusi.

Questioni umanitarie da affrontare

Alla luce di questi esempi, una serie di questioni umanitarie deve essere affrontata. Ne cito solo tre, che sono di particolare interesse per il CICR.

La prima è la necessità di una regolamentazione giuridica chiara in termini di norme internazionali applicabili, ma anche un’ adeguata legislazione nazionale e regolamenti sulle attività specifiche delle PMSCs. Non vi è dubbio che il personale delle PMSCs sia vincolato dal DIU. Come sappiamo, gli Stati hanno l'obbligo di garantire il rispetto del DIU anche tramite le PMSCs e il loro personale. Per farlo e a seconda degli incarichi che le PMSCs devono svolgere, gli Stati devono stabilire regole chiare, anche attraverso la legislazione nazionale, in particolare per ciò che riguarda l'uso della forza. I contractors devono anche ricevere adeguate istruzioni e formazione al riguardo.

In secondo luogo, se si considera che molte PMSCs agiscono al di fuori della catena di comando militare e che il coordinamento delle loro operazioni con Stati contraenti ha spesso dimostrato di essere carente, vi è la necessità di individuare i responsabili di tali abusi. Se le PMSCs impiegano una forza eccessiva, o se sono coinvolte in abusi nei confronti dei detenuti, chi è responsabile? La persona che commette l'atto? La compagnia? Lo Stato di cui fa parte la compagnia? Per evitare abusi, è importante chiarire le rispettive responsabilità. E’ inoltre importante garantire che non vi siano lacune nella giurisdizione in particolare nelle legislazioni nazionali degli Stati contraenti per garantire che i dipendenti delle PMSCs o le stesse PMSCs siano ritenuti responsabili in caso di illeciti. Ciò si rende particolarmente necessario in quanto i sistemi giudiziari degli Stati colpiti da situazioni di conflitto o post-conflitto sono spesso deboli e non hanno la capacità di affrontare in modo efficace le violazioni.

In terzo luogo, vi è la necessità di limitare la partecipazione diretta dei contractors civili alle ostilità: la presenza di private contractors ​​che svolgono compiti militari tra la popolazione ingrossa le fila dei portatori di armi che rappresentano una minaccia per i civili. Essa contribuisce anche a confondere la distinzione essenziale tra civili e combattenti. I compiti che il personale delle PMSC esegue, l’equipaggiamento che usa e l’abbigliamento, le armi che portano possono facilmente indurli ad essere scambiati per combattenti. Inoltre, è difficile garantire il rispetto del DIU, quando i contractors agiscono al di fuori della catena di comando militare, e spesso lo fanno. Ciò induce il CICR a credere che il personale delle PMSC non debba essere impiegato per prendere parte direttamente alle ostilità, anche se il DIU non lo vieta esplicitamente.

Alcunedelle situazionidescritte ela pubblicità che ha circondatouna serie di incidentihanno diffuso il fraintendimento chele PMSCs operino in un vuoto giuridico. Grazie agli sforzi di molti Stati e organizzazioni, e di parte del settoredelle PMSCs, questa errata percezione dovrebbeessere svanita. Il problemaoggi non è tanto se il diritto internazionale si applica alle PMSCsquanto come garantire il rispetto con tale dirittoda partedelle PMSCs e del loro personale. In effetti, persistono gravi problemi di attuazione e responsabilità a causa della mancanza di volontà odi incapacità degli Stati e di altri attoria sostenereo far rispettare le regole esistenti

Possibili risposte

Di fronte a queste sfide, ci sono diverse risposte possibili.

In primo luogo, al fine di contrastare la percezione di un fenomeno illegale e non regolamentato, è importante sottolineare che esiste un proprio quadro giuridico internazionale. Questo era l'obiettivo del Documento di Montreux del 2008.

Al fine di garantire una maggiore osservanza del DIU e dei diritti umani da parte delle PMSCs che operano in zone di conflitto e per riaffermare l'obbligo da parte degli Stati a questo rispetto, il governo Svizzero e il CICR hanno lanciato un'iniziativa nel 2005 che ha portato all'adozione del Documento di Montreux tre anni fa. Questo documento si concentra sugli obblighi degli Stati, sottolineando che gli Stati hanno la responsabilità primaria di garantire il rispetto del DIU e dei diritti umani. Riguarda in particolare gli obblighi degli Stati che contraggono servizi di PMSCs, Stati sul cui territorio operano PMSCs, e Stati sotto la cui giurisdizione le PMSCs sono incorporate o registrate. Il documento stabilisce anche buone pratiche al fine di orientare gli Stati ad includere i loro obblighi nella legislazione nazionale e nei regolamenti. Oggi, più di 40 Stati hanno approvato questo documento e il mese scorso, l'Unione europea è diventata la prima organizzazione internazionale a sostenere ufficialmente.

Il CICR ha invitato tutti gli Stati ad approvare il Documento di Montreux e ad attuare gli obblighi e le buone pratiche che sanciscono nella propria legislazione nazionale. Il Governo svizzero e il CICR sono pronti a sostenerli in questo sforzo.

Una seconda via è l'autoregolamentazione da parte del settore delle PMSCs.

Nel novembre 2010, diversi rappresentanti del settore delle PMSC hanno adottato il Codice Internazionale di Condotta espressione della loro adesione ai rigidi standard di comportamento per quanto riguarda sia l'uso della forza sia il trattamento delle persone detenute o comunque soggette alle attività delle PMSC. Oggi più di 460 società sono firmatarie del Codice di Condotta, per i quali sarà presto stabilito un meccanismo di controllo. Anche se non costituisce un’ alternativa al diritto internazionale o alla legislazione nazionale, il Codice di Condotta, con il suo meccanismo di controllo, è potenzialmente idoneo a contribuire alla definizione di rigidi standard di condotta per le PMSCs e il loro personale, e quindi di migliorare il rispetto del DIU e dei diritti umani.

Una terza possibilità potrebbe essere quella di regolamentare le attività e la condotta delle PMSCs attraverso un trattato internazionale. Questa possibilità è in discussione nell’ambito del Consiglio delle Nazioni unite per i Diritti Umani. Questo trattato dovrebbe stabilire nuove regole del diritto internazionale in materia di PMSCs, e potrebbe anche individuare le attività che sarebbero riservate agli Stati e che non potrebbero essere in nessun caso affidate a società private.

Le iniziative per affrontare la questione della privatizzazione del conflitto non possono essere limitata alle PMSCs e all’ambito giuridico che le disciplina. Altre società, in particolare quelle delle industrie estrattive, sono spesso legate alle attività delle PMSCs e le loro attività possono avere un impatto anche sui conflitti armati. Il CICR è impegnato nell'assistenza a tali società nei loro sforzi per applicare i livelli più elevati di osservanza. Nel corso degli anni, ha svolto un proficuo ruolo in numerose iniziative che tendenti a creare norme o di offrire una guida in modo che le società non agiscano bene, in particolare ha preso parte a diversi processi di lavoro globale delle Nazioni Unite e sostenuto processi dell'OCSE. Si è reso importante l’ingresso occasionale nel processo dell'ex Rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani, John Ruggie. E' stato un osservatore e ha dato un importante contributo ai Principi Volontari in materia di Diritti Umani e di Sicurezza, un'iniziativa volta a fornire una guida per le imprese del settore estrattivo che desiderano mantenere la sicurezza delle loro operazioni in un quadro che garantisca il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Nell'ambito di questa iniziativa, il CICR è stato uno delle quattro organizzazioni che hanno sviluppato un insieme di strumenti pratici volte ad aiutare le comagnie a trasformare le risoluzioni adottate nell'ambito dell'iniziativa Principi Volontari in azioni concrete nel campo. Infine, vorrei ricordare che il CICR ha pubblicato un opuscolo alcuni anni fa dal titolo Affari e Diritto Internazionale Umanitario, al fine di aiutare le comagnie a capire meglio i loro diritti e gli obblighi previsti dal DIU.

Attraverso approcci diversi, tutte queste iniziative perseguono lo stesso obiettivo: garantire che le società di affari che lavorano all’interno e intorno le zone di conflitto si conformino agli standard riconosciuti dal DIU e dei diritti umani, e di contribuire ad una migliore protezione per le popolazioni colpite.

Gruppi armati Non Statali

Passo ora ad un altro aspetto della privatizzazione del conflitto. Gli Stati sono ben lungi dall'essere i soli e nemmeno i principali attori nei conflitti armati. I gruppi armati Non-Statali svolgono un ruolo importante in quasi tutti i conflitto armati in corso oggi. Questa è una realtà con cui tutti devono fare i conti: riguarda il nostro lavoro sul campo e pone una serie di sfide molto serie.

Naturalmente l'implicazione delle PMSCs nei conflitti armati è diversa da quella dei gruppi armati non-Statali e l'idea non è quello di assimilarli. Si tratta piuttosto di evidenziare le sfide che affronta il CICR nello svolgimento della sua missione e le attività in un ambiente in cui gli attori non statali non solo si stanno moltiplicando, ma si stanno anche diversificando in termini di natura e di attività.

La prima sfida è, ovviamente, quella di garantire il rispetto del DIU e di evitare situazioni in cui i civili subiscano il peso delle ostilità. Il CICR si sforza di mantenere e rafforzare il dialogo con tutti i gruppi armati, per garantire che essi siano consapevoli dei loro obblighi, e per ottenere l'accesso alle persone da loro detenute o di persone che vivono in zone poste sotto il loro controllo. Il CICR ha quindi una lunga esperienza di impegni con i gruppi armati non-Statali.

In secondo luogo, dal punto di vista di un’ organizzazione umanitaria come il CICR, la proliferazione di gruppi armati non-Statali nel campo di battaglia pone anche sfide in termini di sicurezza e di accesso alle persone in difficoltà. In effetti, questi gruppi armati hanno meno familiarità con il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Anche in questo caso, il dialogo con questi gruppi armati è un elemento chiave per garantire l'accettazione, sul terreno, del CICR e della sua missione, garantendo così l'accesso alle persone in stato di bisogno e la sicurezza dei suoi delegati. Impegnarsi con tutte le parti coinvolte in un conflitto è essenziale se il CICR intende svolgere efficacemente la sua missione umanitaria neutrale e imparziale di proteggere e assistere le vittime dei conflitti armati.

Anche se, il CICR ha una lunga esperienza nell’impegno con i gruppi armati non statali, le società commerciali non sono attori e il CICR è tradizionalmente impegnato su basi operative. Ma, la crescente presenza di PMSCs in una zona di conflitto e la vicinanza del proprio personale alle ostilità ci hanno portato ad una maggiore attenzione al coinvolgimento delle compagnie nei conflitti armati e a rapportarsi con le stesse.

Fare affari in zone di conflitto comporta notevoli rischi. E’ evidente la necessità di un quadro rigoroso e dai chiari termini legali, conosciuto e rispettato da parte degli Stati e delle compagnie. Vorrei sottolineare ancora una volta l'importanza di efficaci meccanismi di responsabilità, soprattutto in considerazione delle difficoltà che i sistemi giudiziari dei Paesi in cui operano le PMSCs possono incontrare in situazioni di conflitto o post-conflitto.

In conclusione, le attività delle PMSCs in situazioni di conflitto armato rimangono una questione importante per il CICR. Continueremo pertanto a promuovere attivamente il Documento di Montreux, in particolare attraverso seminari regionali, al fine di aiutare gli Stati che richiedono come attuarlo nel proprio diritto interno. Il CICR sta inoltre seguendo gli sviluppi con interesse e discussioni in relazione alla regolamentazione internazionale del PMSC, in particolare il lavoro svolto nell’ambito del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Inoltre, da un punto di vista operativo, in alcune regioni specifiche, i delegati del CICR sono impegnati con le autorità governative competenti sulle attività PMSC, obblighi degli Stati membri a tale riguardo e mezzo per sviluppare una regolamentazione efficace. Essi possono anche avviare un dialogo con il personale PMSC sulle norme applicabili del diritto internazionale umanitario e sulla missione neutrale e imparziale del CICR.

Accolgo con favore l'opportunità che ci viene offerta dalla tavola rotonda di quest'anno per discutere ulteriormente queste sfide e non vedo l'ora di assistere ai vostri rapporti nel corso dei prossimi due giorni.

Infine, vorrei esprimere i miei più sentiti ringraziamenti per l'Istituto Internazionale di Diritto Umanitario per aver ospitato questa Tavola Rotonda.

L’originale in lingua inglese al link:

http://www.icrc.org/eng/resources/documents/statement/2012/privatization-war-statement-2012-09-06.htm
 
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2 - La televisione giapponese sulle orme di Dunant
Tratto dal mensile “La corsa della balena”

I luoghi che hanno ispirato in Henry Dunant l’idea della Croce Rossa si fanno conoscere al pubblico giapponese. Lo scorso settembre, una troupe della televisione Fox Japan ha acceso le telecamere su Castiglione e Solferino, nell’intento di realizzare un documentario che andrà in onda in autunno sul canale giapponese di National Geographic.

Il programma è stato commissionato dalla Croce Rossa nipponica, nell’intento di far conoscere più da vicino l’attività svolta dall’Istituzione nata in seguito alla Battaglia di Solferino e San Martino del 1854, approfondendone lo sviluppo e la storia. Nel ruolo di conduttrice ci sarà Norika Fujiwara, celebre artista giapponese che vanta il titolo di Miss Japan 2009 oltre che di ambasciatrice della Croce Rossa in Giappone.

Le telecamere sono state puntate sul Museo internazionale della Croce Rossa di Castiglione, prezioso scrigno di Storia e di Cultura, oltre che sul Duomo, la Chiesa Maggiore che venne trasformata in ospedale temporaneo per accogliere i feriti della sanguinosa battaglia. Non sono mancate le riprese a Solferino dove ci si è concentrati anche sull’attività di volontariato oggi svolta dai membri della Croce Rossa, soffermandosi sulla consegna dei pasti ai bisognosi da parte delle signore del Comitato femminile locale.

All’interno del documentario verrà dato spazio anche a Ginevra, terra in cui si è concretizzato il sogno di “Dunant” attraverso la fondazione della Croce Rossa Internazionale e dove oggi sorge l’altro Museo dedicato all’Istituzione.

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3 - Su segnalazione della Collega Francesca Cremasco, un'altra importante attività della Croce Rossa: L’International Tracing Service di Bad Arolsen (Germania) è un’istituzione della Croce Rossa internazionale nata pochi mesi dopo la fine della guerra per cercare di ricostruire la sorte delle milioni di persone deportate nei campi di concentramento o costrette a emigrare dai loro luoghi di origine dall’esercito e dall’amministrazione nazista.

Riconsegnati alla comunità ebraica i documenti ritrovati nell'archivio tedesco di Bad Arolsen.

Zingaretti: tenere viva la memoria contro ogni teoria revisionistica


Fotografie in bianco e nero di bambini sorridenti, ritratti pochi mesi prima della deportazione nazista del 16 ottobre 1943. Sono alcuni dei documenti recuperati presso gli archivi dell’International Tracing Service di Bad Arolsen (Germania) sui bambini ebrei romani, vittime della razzia del ghetto e mai più tornati nelle loro case, che il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti ha consegnato oggi alla Comunità ebraica di Roma.

Documenti in larga parte inediti, accompagnati da lettere, corrispondenze, report e dossier che consentono di ripercorrere, a distanza di decenni, la dolorosa e frustrante ricerca che le famiglie della Comunità ebraica di Roma e le autorità civili hanno compiuto, dopo la fine della guerra, nella speranza di rinvenire notizie dei propri bambini, le vittime più giovani della tragedia del 16 ottobre 1943.

Lo stesso materiale è stato raccolto in un volume “16.10.1943. Li hanno portati via”, edito da Fandango Libri, che il presidente Zingaretti ha presentato oggi insieme al responsabile Progetto Storia e memoria Provincia di Roma, Umberto Gentiloni.

All’appuntamento hanno partecipato il presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni e la direttrice dell’archivio storico ITS Bad Arolsen, Susanne Urban.

Il presidente Zingaretti ha affermato: ''Abbiamo ritrovato del materiale su 32 bambini ebrei romani deportati dai nazisti; si tratta di  materiale che per la prima volta viene pubblicato e così torna in Italia. È una storia drammatica che racconta il  disperato tentativo di tante famiglie romane di ritrovare  questi bambini. È stato un lavoro di ricerca in uno straordinario archivio che oggi simbolicamente consegniamo alla comunità ebraica di Roma”.

I documenti, rinvenuti presso gli archivi  dell'International Tracing Service di Bad Arolsen, raccontano  le storie di oltre 350 bambini romani deportati dai nazisti  durante l' occupazione della Capitale.

“Sono - come spiegato dal presidente  Zingaretti - una ulteriore testimonianza contro tutte le teorie revisioniste che sono ritornate. Il motivo di questo lavoro ha spiegato è la volontà di sentirsi parte attiva di una battaglia civile per la verità sull' Olocausto. È odioso che a 69 anni dalla deportazione ancora si debbano cercare prove di  quanto accadde, ma siamo costretti a farlo, perchè quel virus è ancora vivo. Tutti dobbiamo fare qualcosa perchè il campo non va lasciato libero per scorribande ideologiche basate sull' odio".

In particolare sono state rinvenute le fotografie di trentadue bambini romani scattate pochi mesi prima della deportazione e le schede identificative riportanti ciascuna il nome, il luogo di nascita, la data e il luogo di deportazione di altri duecento bambini.

Ciascuna fotografia è accompagnata da un dossier, predisposto dagli archivisti dell’ITS e contenente le lettere, le corrispondenze e le comunicazioni con le famiglie e le autorità civili sull’andamento e l’esito della ricerca.

L’International Tracing Service di Bad Arolsen (Germania) è un’istituzione della Croce Rossa internazionale nata pochi mesi dopo la fine della guerra per cercare di ricostruire la sorte delle milioni di persone deportate nei campi di concentramento o costrette a emigrare dai loro luoghi di origine dall’esercito e dall’amministrazione nazista.

Negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto, attraverso il recupero di diverse fonti documentarie (archivi nazisti, elenchi di deportati redatti dalle comunità locali, dalle amministrazioni civili o dalle autorità militari dei paesi coinvolti nel conflitto) l’International Tracing Service divenne il nodo nevralgico della raccolta delle informazioni sul destino di oltre quindici milioni di persone.

Gli archivi di Bad Arolsen conservano così anche il materiale relativo alla deportazione degli ebrei romani, mai utilizzato in precedenza.

La documentazione consente di ricostruire il vano percorso di ricerca effettuato dopo la fine della seconda guerra mondiale dai familiari di oltre trecentocinquanta bambini ebrei romani, deportati tra l’ottobre 1943 e il giugno 1944. Si tratta di materiale sostanzialmente inedito, essendo stati gli archivi aperti al pubblico e agli studiosi soltanto nel 2006.

Qui il link all'articolo e alla galleria delle immagini e delle biografie:

http://www.provincia.roma.it/news/riconsegnati-alla-comunit%C3%A0-ebraica-i-documenti-ritrovati-nellarchivio-tedesco-di-bad-arolsen-zi/

 

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