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n° 495 del 12 agosto 2012 Stampa E-mail
martedì 14 agosto 2012

12 agosto 2012

nr. 495
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Nota Uno:
Da 2 mesi il Caffè Dunant non è stato pubblicato. Qualche difficoltà, di varia natura,  ne hanno causato la temporanea sospensione. Riprendiamo le pubblicazioni, ripensando nel frattempo,  alla funzione del nostro notiziario in virtù dei notevoli cambiamenti nel mondo della comunicazione, al miglioramento delle traduzioni su google o simili e del sempre  più facile accesso ad internet ed utilizzo dei social network che facilitano  moltissimo il circolare delle informazioni.
Ci rileggeremo nel mese di settembre, magari con delle novità....... Buone vacanze a chi va e buon lavoro a chi resta.
Maria Grazia Baccolo

Nota Due:
Il Museo internazionale della Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere resterà chiuso dal 12 al 19 agosto 2012. Riaprirà martedì 21 agosto con gli orari abituali.


Contenuto:

1 - Testo Conferenza di Cornelio Sommaruga
"Proteggere la vita e la dignità umane"
99° Congresso annuale dell'Associazione Svizzera di Chirurgia
Davos, 22 giugno 2012

2 - Dal sito www.icrc.org
Cure sanitarie in situazioni di pericolo: sono i bambini che soffrono di più
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - la CRI di Caravaggio organizza

Una giornata di Studio il 15 settembre 2012
"It’s a matter of life & death: il rispetto dell’emblema di Croce Rossa nelle zone di guerra”
presso il Centro Congressi del Verri Hotel di Misano di Gera d’Adda (BG).
Comunicato dal Comitato Locale CRI di Caravaggio

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1 - 99o congresso annuale dell’Associazione Svizzera di Chirurgia - Davos, 22 giugno 2012
PROTEGGERE LA VITA E LA DIGNITÀ UMANE
Più umanità per il genere umano!
M. Cornelio Sommaruga, ex presidente del CICR
Traduzione non ufficiale di Simon G.Chiossi

Illustri cattedradici, egregi medici chirurghi, signore e signori,

permettetemi di salutarvi nella mia lingua materna – che considero del resto la più bella del mondo – per ringraziare il vostro Presidente, Professor Philippe Morel, per questo invito del tutto inaspettato, che ho accettato con una certa apprensione. Non è certo il mio dottorato honoris causa in medicina e chirurgia, della rinomata Università di Bologna, che mi autorizza ad indirizzarvi la parola o a parlarvi di Ippocrate, Celso, Galieno o di Pierre d’Egine, ma piuttosto la mia esperienza di vita, che ha comportato molto impegno per proteggere la vita e la dignità umana!

Lasciatemi ripercorrere con voi, signore e signori, alcuni passaggi della mia vita. Sono uno svizzero vero, per quanto atipico, un libero pensatore cattolico, un cristiano interessato al dialogo interreligioso, un ex segretario di stato per l’economia estera che ha combattuto contro il fondamentalismo dei mercati, un cittadino del mondo che promuove l'Uomo, un giurista del canton Ticino– e in origine svizzero straniero – che capì presto che l’aperura agli svizzeri di altra lingue e al mondo (a nord e a sud, a ovest come a est) ha il significato di una vera ricchezza.

Infatti sono l’ex diplomatico bilaterale e multilaterale, il mediatore, entrato nella diplomazia umanitaria e, da 12 anni, un attivo – credo – pensionato.

Sono fortunato, e ringrazio ogni giorno per l’aiuto ricevuto dal Signore, dai numerosi colleghi e amici, e per il sostegno dei miei genitori, i miei sei figli e i miei 16 nipoti, per aver realizzato i miei principi di vita: servire, difendere la dignità umana, vivere in e per la famiglia.

Servire: chi? Il mio prossimo, naturalmente, perché l’umanità intera è un popolo, una famiglia. È facile? Non sempre! Ripenso al tempo in cui ero delegato per il commercio e poi direttore dell’area economica (più tardi divenuta BAWI, ora chiamata SECO), quand per me era importante vedere al di là delle trattative e guardare alle persone, non solo quelli dalla mia parte ma anche gli uomini con cui stipulao gli accordi.

Sin da giovane, quando mi assunsi le prime responsabilità decisionali di boy scout, ho avuto l’occasione di ascoltare la parabola del buon samaritano, di ripensare a quella storia e prenderla a modello; mi fu sempre presente durnte i miei numerosi viaggi a Lourdes cui partecipai  per trasportare gli infermi.

Conoscete certo la storia dell’uomo che andò da Gerusalemme a Gerico e venne attaccato e derubato dai ladri, e lasciato in fin di vita. Un prete lo trovò lungo la strada, e continuò senza formarsi; passo un Levita, e nemmeno lui so fermò. Ripugnante! Poi giunse un terzo uomo, un samaritano, quindi uno straniero, che si preoccupò del ferito, lo trattò e fasciò le sue ferite. Questo fu il primo passo del suo atto di umanità: lo aiutò a reggersi in piedi e lo portò ad un ostello; diede anche al proprietario del denaro, affinché si prendesse cura dell’uomo indebolito. Qui sono riconoscibili i Principi Fondamentali di Croce Rossa, ovvero, Umanità a parte, Indipendenza (nessuno disse al samaritano di fare l’infermiere), Neutralità (nulla fu domandato o investigato sulle sue colpe, ma venne semplicemente e speditamente trattata con umanità, invece), Imparzialità (il samaritano, un commerciante di passaggio, non si fece alcuno scrupolo di curare uno sconosciuto, senza chiedergli la sua origine)!

Mi viene in mente una massima buddista: „l’uomo deve procurare agli altri la felicità che desidera per se stesso“; questa è la regola d’oro principale che si trova in ogni religione, anche se espressa differentemente.

Potete immaginare quanto mi sia stato bene nel Comitato Internazionale di Croce Rossa, durante gli oltre 12 anni di presidenza, anche se mi trovavo in mezzo al dolore delle vittime di conflitti armati, nello sconforto dei prigionieri politici, fra l'ipocrisia degli svariati capi di stato e di governo, generali e ministri, capi di fazioni ribelli a signori della guerra che ho incontrato. Cose che dovetti vivere in prima persona come molti altri giovani, veri samaritani che si muovevano sul campo con l‘Emblema protettivo della Croce Rossa e vennero brutalmente abbattuti. La mia divisa CICR portava la scritta tenacia, rigore, umiltà (in tedesco: Beharrlichkeit, Strenge, Demut). È duro, quando si conosce il dolore dell’uomo e si hanno le risorse umane, finanziarie e logistiche per proteggere e aiutare ma per motivi politico/militari ciò viene illegalmente ostacolato. Immagino che gli ex medici del CICR fra di voi provino la stessa cosa!

Ora, mi rivolgo a voi e vi chiedo di lasciarmi elencarvi i diritti dei pazienti che ho recuperato dal libro di Alberto Costa sul famoso chirurgo tumorale italiano Umberto Veronesi, e che mi hanno molto colpito.

Si tratta del suo decalogo, cioè dei dieci diritti che lui reputa fondamentali per qualunque paziente malato. Li cito:

1. Diritto a cure scientificamente valide;
2. Diritto a cure sollecite;
3. Diritto a una seconda opinione;
4. Diritto alla privacy;
5. Diritto a conoscere la verità sulla malattia;
6. Diritto a essere informato sulle terapie;
7. Diritto a rifiutare le cure;
8. Diritto a esprimere le proprie volontà anticipate;
9. Diritto a non soffrire;
10. Diritto al rispetto e alla dignità.

Non c’è proprio nessun altro punto da aggiungere a questo decalogo!

Stimati professori, distinti dottori, il mio grande predecessore, Max Huber, presidente del CICR prima e durante la seconda guerra mondiale, diceva che il principio essenziale e decisivo della Croce Rossa è l’idea della responsabilità dell’essere umano per la sofferenza!

La sfida del Comitato Internazionale di Croce Rossa – che è un’associazione svizzera di diritto privato, indipendente, neutrale e imparziale, con mandato internazionale  contenuto nelle Convenzioni di Ginevra del 1949 universalmente ratificate – la sfida del CICR,  dicevo, è soprattutto quello di raggiungere le vittime dei conflitti armati ovunque nel mondo. Bisogna dar loro protezione, in particolare ai prigionieri e alla popolazione civile, ma anche con lo scambio di comunicazioni e la ricerca dei dispersi. Proteggere significa altresì fornire alle vittime l’assistenza necessaria mediante aiuti alimentari, vestiario, acqua potabile, così come con rifugio per gli sfollati e soprattutto l’assistenza medica appropriata. Questo comporta un grande lavoro di previsione, valutazione preventiva dei bisogni, stoccaggio di beni e preparazione di mezzi di trasporto, che si tratti di veicoli di qualsiasi genere oppure aerei, elicotteri, navi, imbarcazioni e soprattutto di avere a diposizione personale preparato, pronto ad intervenire in ogni momento. Ritornerò sull’aspetto medico.

Tuttto ciò si basa sul Diritto Internazionale Umanitario, le Convenzioni di Ginevra e i loro Protocolli Aggiuntivi, proposti dopo il 1864 dal CICR agli stati, Convenzioni e Protocolli che comportano delle limitazioni per I combattenti e delle immunità per per I delegati, gli ospedali e gli equipaggiamenti della Croce Rossa. Un diritto troppo spesso violato, come nel caso di attacchi – spesso letali – a strutture sanitarie, a inviati umanitari, malgrado l’obbligo per tutti i  firmatari dell Convenzioni di rispettare e far rispettare le disposizioni umanitarie dei trattati.

In tale quadro si pone la mia iniziativa di far appello nel 1994 ad un divieto totale delle mine terrestri, che portò, grazie al coinvolgimento di tutte le Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e altre organizzazioni della società civile, alla firma da parte di un elevato numero di governi della Convenzione di Ottawa contro l’utilizzo delle mine antipersona – seguita dieci anni dopo dalla Convenzione d’Oslo contro le munizioni a grappolo (cluster munitions). Sono nuovi capitoli del Diritto Internazionale Umanitario, che si possono chiamare disarmo umanitario.

Ma lo sappiamo bene, per avanzare sul cammino dell’umanità bisogna lavorare incessantemente sulle coscienze. Bisogna far in modo che ciascuno capisca che l’uso delle mine antipersona – e delle submunizioni – con il loro effetto indiscriminato, è un crimine intollerabile contro la vita. Potrà la nostra civiltà tollerare ancora a lungo che donne, bambini, e uomini indifesi vengano sacrificati senza sosta, in nome di presunti interessi strategici o politici che altro non sono se l’espressione di una follia omicida e indiscriminata? Fortunatamente queste Convenzioni hanno migliorato la situazione, ma la devastazione prosegue perché la participazione a questitrattati non è universale.

Il CICR si è molto occupato dei feriti per le mine. È' noto che nel mondo più di 600 milioni di persone vivono con handicaps e l’80% di essi vive in paesi in via di sviluppo, ove mancano i mezzi per rispondere alle necessità di recupero dei mutilati. Questo è il motivo per cui è stato sviluppato una rete di centri di riabilitazione fisica, spesso situati negli ospedali di chirurgia di guerra del CICR, con mezzi che permetono di fabbricare protesi di qualità a costi ragionevoli. L'ho constatato sul campo: i medici, gli infrmieri e gli ortopedisti, messi spesso di fronte a ferite gravissime che comportano l'amputazione di arti a brandelli e in cancrena, viaggiano instancabilmente per lenire queste sofferenze, che non sono solamente fisiche, perché i feriti da mina conservano per tutta la vita, sulle proprie sedie e anime, il marchio atroce del loro dramma, come ci ricorda la broken chair della Place des Nations a Ginevra. Non escludo che qualcuno di voi, emeriti chirurghi, abbia vissuto una tale esperienza sul campo e forse anche con il CICR.

Aiutare i mutilati a recuperare la propria mobilità, e conservarla per tutta la vita, è al centro delle preoccupazioni del CICR e del Fondo Speciale per gli Handicappati che ha creato. Un'aumentata mobilità rappresenta la prima tappa verso una migliore qualità della vita ed un migliore accesso alle cure sanitarie, dell'educazione e del lavoro. Permette di prendere parte alla vita sociale e culturale della loro comunità e spesso di essere arruolati dal CICR nei suoi centri di riabilitazione coem fisioterapeuti o ortopedisti, dopo una formazione in loco. Inoltre, ricordiamo che una persona con un deficit fisico deve poter beneficiare di servizi di riabilitazione per tutta la vita. Ad esempio un bambino che perda un arto a cinque anni avrà bisogno di 25 protesi nel corso della vita.

In questo contesto è essenziale disporre di una tecnologia adattata, che sia abbordabile e nel contempo di buona qualità. Questa deve anche permettere la produzione di apparecchiature durature basata su principi biomeccanici solidi. Per le proprie protesi inizialmente il CICR ha utilizzato materiali disponibili nel paese in cui operava. Nel1991 la politica è mutata, passando all'uso di termoplastiche come materiale principale. La tecnologia del polipropilene si è – sotto la mia spinta – progressivamente sviluppata ed è divenuto possibile produrre composti polipropilenici per ogni tipo di protesi per arti superiori e inferiori, fatti su misura a partire da fogli di polipropilene termomodellati. Così l’istituzione ha ricevuto nel 2004 dalla International Society for Prosthetics and Orthotics il Premio Brian Blatchford per l'attività per la riabilitazione ortopedica. Questo segue il prestigioso Premio Balzan per l’umanità, la pace e la fratellanza del 1996.

Prima di passare alla descrizione delle attività più specificamente sanitarie, lasciate che vi legge alcune voci del bilancio 2011 del CICR in Pakistan, che prendo come esempio. L’ospedale chirurgico del CICR a Peshawar e le tre cliniche a Quetta hanno registrato 11.975 feriti di guerra. I tre centri ortopedici hanno seguito 14.915 pazienti. Più di 403.000 persone sono state curate nelle strutture mediche gestite dal personale CICR e rifornite del materiale CICR. Un intevento di urgenza ha visto il CICR assistere due centri di trattamento della diarrea che hanno ricoverato 1.907 pazienti. Il CICR ha inoltre fornito kit di primo soccorso alla Mezzaluna Rossa Pakistana al fine di creare centri per le comunità colpite dalle alluvioni del 2011. Queste sono alcune cifre di uno dei numerosissimi paesi in cui il CICR opera.

Ma ora, signore e signori, mi avvicinerò ai vostri interessi professionali, e menzionerò l'impegno attivo del CICR nei corsi di chirurgia. Si è rivelato importantissimo fare uso delle innumerevoli esperienze negli ospedali del CICR – come ho ricordato, in Pakistan – e di unità chirurgiche mobili, per promuovere seminari di esercitazione in chirurgia di guerra in tutto il mondo. Questo è stato molto apprezzato dalle ONG e dai ministri della salute in moltissimi paesi. Recentemente ho sentito, per esempio, che in Guinea quasi il 100% dei chirurghi locali hanno beneficiato dalla formazione chirurgica di base impartita dal CICR durante tre settimane di seminari. Nelle settimana appena trascorse la Nigeria ha chiesto al CICR consulenza chirurgica per i propri ospedali.

Particolamente interessante mi pare essere l'innovativo approccio del CICR nel campo della formazione in assistenza umanitaria, a partire dalla fine degli anni 80. Intendo i corsi "Emergenze Sanitarie in Larghe Popolazioni" (HELP, nell'acronimo inglese), che rappresentano un'esperienza di apprendimento multiculturale e multidisciplinare creata per migliorare la professionalità nei programmi di assistenza umanitaria in emergenza. Il corso dura tre settimane e utilizza una combinazione di approcci pedagogici compresi testi, giochi di ruolo, letture, discussioni di gruppo, momenti domanda-risposta, e se possibile la presentazione dei partecipanti delle proprie esperienze sul campo. Svariate migliaia di professinisti hanno frequentato i corsi gestiti assieme a OMS, Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, istituti di ricerca e università in tutto il mondo. I participanti alla fine dei seminari dovrebbere essere in grado di:

° Pianificare e implementare una strategia d'intervento generale o specifico;
° Dirigire una squadra sul campo;
° Garantire rapporti di lavoro efficienti e salutari tra i vari partners;
° Motivare gli interessati a partecipare attivamente;
° Contribuire alla migliore protezione possibile delle vittime.

I seminari HELP sono corsi riconosciuti, che possono ampliare sostanzialmente la comprensione delle sfaccettate risposte a disastri su larga scala, come ad esempio i dilemmi che affrontano i tecnici in operazioni sanitarie, come il triage dei feriti. Anche il Diritto internazionale  umanitario e le responsabilità dei professionisti sanitari nei conflitti armati fanno parte dell'insegnamento, incluso lo sudio di diversi casi concreti.

Sono molto fiero di questo successo del CICR - da me largemente promosso - e sono certo che i miei successori continueranno in quest'opera, così come le università qui e altrove.

Parlare dei corsi chirurgici HELP non deve farmi dimenticare i molti ospedali chirurgici che il CICR ha gestito sul campo negli anni, nonché il supporto alle equipes chirurgiche negli ospedali locali in paesi in conflitto. In particolare, vorrei ricordare la lunghissima attività chirurgica nell'ospedale CICR di Lokichokio in Kenia, al confine con il Sudan de Sud, dove i feriti sono stati trasportati soprattutto da aerei del CICR.

Ora è il momento, signore e signori, di chiudere il mio intervento e sottolineare che per il Comitato Internazionale di Croce Rossa il Principio di Indipendenza era, è e sarà il fondamento della propria azione neutrale e imparziale. Il CICR è indipendente dalle organizzazioni internazionali e specialmente dall'ONU, dai governi e dagli stati donatori; il CICR non sottosta alla pressione esercitata dalle parti in conflitto. I  25 membri del Comitato (al massimo) sono cooptati in modo strettamente confidenziale, a scrutinio segreto e maggioranza qualificata, e devono essere tutti svizzeri. Ciò garantisce questa Indipendenza: nessun membro del Comitato è legato a un corpo elettorale esterno. La protezione e l'aiuto alle vittime di conflitti armati di sviluppano per lo più fra due fronti in zone pacifiche. Pertanto i delegati CICR, fra cui molti medici e infermieri, devono trattare con tutte le parti in causa per l'evacuazione dei feriti da città occupate, la visita ai detenuti, ma anche la distribuzione di soccorsi agli abitanti di un'area occupata. Queste trattative non sarebbero possibili se le parti coinvolte e le forze in lotta dubitassero dell'Indipendenza del CICR.

La Croce Rossa è molto vicina alle vittime, mediante un'azione concreta nella forma di aiuto psicologico e materiale, in particolare in ambito medico. Il suo operato è guidato dal rispetto e dalla solidarietà, protegge senza fare pressioni e difende la centralità dell'Uomo contro i governi o qualsivoglia forza. Proprio come nel testo di Ippocrate, si consiglia al medico di soccorrere lo straniero e il povero, perché la medicina non può essere praticata senza l'amore per il prossimo.

Recita Inter arma caritas il motto del Comitato Internazionale di Croce Rossa. É lo spirito di pace e libertà, nella speranza di maggiore umanità per il genere umano.
 
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2 -  Dal Sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa
Cure sanitarie in situazioni di pericolo: sono i bambini che soffrono di più
Il 1° giugno molti paesi celebrano la Giornata dei bambini. Il dottor Robin Coupland, consigliere sanitario del CICR, spiega perché i conflitti armati e altre situazioni d’urgenza colpiscono la salute dei bambini in maniera sproporzionata e possono impedire la fornitura di assistenza sanitaria.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

In che modo i conflitti colpiscono la salute dei bambini?

L’impatto dei conflitti e dell’insicurezza sulla salute dei bambini è sproporzionato. In effetti, in ogni popolazione, sono i bambini a essere i più vulnerabili a diverse malattie. Questa vulnerabilità è aggravata durante i conflitti perché gli attacchi diretti contro il personale sanitario e le strutture mediche ostacolano i programmi sanitari essenziali. Un genitore, inoltre, quando i combattimenti diventano troppo intensi, può avere delle difficoltà ad accompagnare il proprio figlio in una struttura sanitaria. I programmi sanitari, per esempio le campagne di vaccinazione condotte dalle autorità sanitarie locali e dalle organizzazioni internazionali, devono spesso essere interrotti quando la sicurezza diminuisce.

È triste costatare che i programmi sanitari per i bambini sono i più necessariproprio nel momento stesso in cui sono più difficili da attuare. Se vogliamo assicurare la salute dei bambini nelle zone interessate da un conflitto, è importante che la comunità internazionale trovi delle soluzioni per assicurare le cure sanitarie in tutta sicurezza.

Quali malattie infettive colpiscono in particolare i bambini nelle zone di conflitto?

I bambini colpiti dai conflitti rischiano di contrarre un certo numero di malattie infettive gravi. Esistono dei legami chiari fra i conflitti e le epidemie di colera. Il morbillo minaccia in modo particolare la salute dei bambini quando si trovano nei campi di rifugiati. Dati recenti dimostrano che un certo numero di paesi non possono sradicare la poliomielite perché gli addetti alle vaccinazioni non hanno accesso, a causa della scarsa sicurezza, a centinaia di migliaia di bambini. È ancor più tragico che, proprio quando disponiamo di tecnologie mediche per permetterebbero di salvare delle vite con un basso costo, la salute dei bambini non ne benefici a causa dell’insicurezza legata ai conflitti.

Cosa si può fare per porre un rimedio a questa situazione?

La comunità medica non è responsabile dell’insicurezza che colpisce i programmi sanitari e che ha un’incidenza maggiore sulla salute dei bambini nelle zone di conflitto. Questa responsabilità è in capo a coloro che possono assicurare la sicurezza delle cure e difendere il suo carattere sacro. È una questione di vita e di morte: gli Stati, le forze armate e coloro che portano le armi devono assicurarsi che la popolazione possa avere accesso in tutta sicurezza ai programmi sanitari, anche in tempo di conflitto.

Per i grandi programmi di salute pubblica, questo può significare la negoziazione di un cessate il fuoco per far sì che le squadre addette alle vaccinazioni possano fare il loro lavoro. In termini di numeri di persone coinvolte, è uno dei problemi umanitari più gravi dei quali il CICR si sta occupando nel contesto dei conflitti attuali.

Il dottor Robin Coupland è un ex chirurgo sul campo del CICR. È l’autore dello studio sulle cure sanitarie in situazioni di pericolo in 16 paesi (versione solo in inglese:

http://www.icrc.org/eng/resources/documents/report/hcid-report-2011-08-10.htm)

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:

http://www.icrc.org/fre/resources/documents/interview/2012/health-care-in-danger-interview-2012-06-01.htm

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3 - la CRI di Caravaggio organizza Una giornata di Studio
il 15 settembre 2012

"It’s a matter of life & death: il rispetto dell’emblema di Croce Rossa nelle zone di guerra”,
presso il Centro Congressi del Verri Hotel di Misano di Gera d’Adda (BG).


La Croce Rossa - simbolo della speranza nella zone di guerra

Il prossimo 15 settembre verrà inaugurata la XV Giornata di Studio sul Diritto Internazionale Umanitario organizzata dal Comitato di Caravaggio della Croce Rossa Italiana: "e’ un’occasione qualificata per riflettere sui temi cruciali” - scrive tra l'altro il Commissario del Comitato Gianfranco Donati – “il simbolo della Croce Rossa è un baluardo di civiltà, di umanità, di speranza. Ci ricorda che l’uomo ha una missione di pace e giustizia da compiere e che solo nella solidarietà intesa come rispetto della persona umana e della sua dignità si può realizzare". L’incontro, dal titolo “It’s a matter of life & death: il rispetto dell’emblema di Croce Rossa nelle zone di guerra”, avrà luogo presso il Centro Congressi del Verri Hotel di Misano di Gera d’Adda (BG). I lavori si apriranno alle 9,15 e proseguiranno fino alle 17. “Siamo orgogliosi di aver dato corso a quella che è diventata ormai una tradizione, ma soprattutto un’occasione di approfondimento di questioni internazionali che, purtroppo, sono di drammatica attualità” dice il Commissario dei Volontari CRI di Caravaggio Comm. Abramo Castagna. Il Convegno si aprirà con il saluto del Commissario Provinciale della Croce Rossa di Bergamo, cui seguirà l’introduzione del Prefetto di Bergamo oltre ad interventi del Presidente della Provincia Ettore Pirovano e dei Rappresentanti dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e dell’Aeronautica Militare.

L’incontro è il risultato dell’impegno dei Volontari CRI, in collaborazione con Istruttori di Diritto Internazionale Umanitario ed importanti organizzazioni umanitarie. Sarà anche l’occasione per mettere a confronto le differenti filosofie ed i metodi di lavoro messi in atto nelle operazioni di assistenza all’estero che vedono spesso protagonista la Croce Rossa Italiana. In una tavola rotonda, studiosi e rappresentanti di Croce Rossa, Médecins Sans Frontières, Amnesty International, Aeronautica Militare, Forze Armate e Docenti delle Università di Milano, Udine, Aosta e Roma, si confronteranno sulle tematiche dell’aiuto alle vittime delle guerre e della protezione del personale sanitario, portando esempi concreti e vissuti sul campo.  Un tema più che mai attuale considerata la drammatica situazione che la Mezzaluna Rossa Siriana è chiamata ad affrontare proprio in queste settimane, richiedendo l’intervento diretto del CICR di Ginevra  per tentare di risolvere  quella che ormai può essere catalogata come “guerra civile”. Il portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra, dott. Hicham Hassan, ha detto che la Siria è precipitata in «un conflitto armato non internazionale», termine tecnico per indicare la guerra civile. In questo caso, «la legge umanitaria internazionale» si applica «ovunque» hanno luogo le ostilità tra forze governative e di opposizione, ha precisato il portavoce dell'organizzazione. Questo significa che «da adesso, tutti i combattenti in Siria sono ufficialmente soggetti alle leggi sulla guerra previste dalla Convenzione di Ginevra e potrebbero finire davanti al Tribunale per i crimini di guerra se non le rispetteranno».  Un’incontro irripetibile per discutere di queste tematiche che verrà moderato dal prof. Tullio Scovazzi, Professore Ordinario pressso l’Università di Milano-Bicocca. Per informazioni, rivolgersi a: Croce Rossa Italiana - Comitato di Caravaggio, Piazzale Stazione F.S., al numero 0363/52422, fax.0363/352154, e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 
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"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

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