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n° 490 del 17 marzo 2012 |
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sabato 17 marzo 2012 |
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17 marzo 2012 nr. 490 Notiziario
Sito web www.caffedunant.it ----- 
Gao (Mali) distribuzioni alimentari effettuate dal CICR e dalla Croce Rossa del Mali Contenuto:
1 - 16-03-2012 Aggiornamento sulle attività Mali: critica situazione umanitaria nel nord Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
2 - 23-02-2012 Intervista Croce Rossa cipriota: la 188ma Società Nazionale del Movimento traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
3 - Alberto Cairo: notte fonda a Kabul di Alberto Chiara Pubblicato su Famiglia Cristiana
4 - Operatrice della Croce rossa: Solo l'educazione salverà le donne afghane di Simone Cantarini Pubblicato su Asianews.it
5 - "Gli italiani alla Guerra di Corea" La storia sconosciuta della partecipazione dell'Italia alla guerra di Coreana del 1951-54 di Matteo Cannonero e Mauro Pianese
6 - Iniziative Storiche a Desenzano del Garda a cura dell’Associazione “Il faro tricolore” di Desenzano del Garda
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1 - 16-03-2012 Aggiornamento sulle attività Mali: critica situazione umanitaria nel nord Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
Secondo le stime il CICR e la Croce Rossa Mali, circa 72.000 persone sono sfollate nel nord del Mali. Spesso vivono in condizioni estremamente precarie. Mentre continuano gli scontri armati, è da considerare priorità assoluta l'accesso agli sfollati ai feriti e ai prigionieri.
"La necessità è di curare feriti nel più breve tempo possibile, e tutti i detenuti dovrebbero essere visitati. Gli sfollati e le comunità ospitanti sono spesso in una situazione molto critica, dice Juerg Eglin, capo della delegazione regionale del CICR a Niamey, che si occupa del Mali e del Niger. E’ soprattutto una questione di sopravvivenza per tutti coloro che sono fuggiti ai combattimenti per arrivare in aree considerate più sicure, ma inadatte a ricevere un tale afflusso. Sicurezza, l'accesso al cibo e all'acqua potabile, servizi igienico-sanitari rimangono le preoccupazioni quotidiane. "
Il CICR continua gli sforzi per impegnarsi con tutte le autorità e i gruppi armati alfine di poter avvicinarsi in modo sicuro alle vittime.
72.000 le persone sfollate all'interno Mali
Venerdì 16 marzo il CICR e la Croce Rossa del Mali hanno iniziato a distribuire cibo e articoli essenziali per la casa per oltre 28.000 sfollati nel cerchio (il “cerchio” corrisponde più o meno alla nostra provincia NdT) di Menaka (regione di Gao). "Queste persone si sono stabilite in ripari di fortuna in giro per i villaggi della città o nelle vicinanze, ha detto Juerg Eglin. E ' importante che il nostro personale può assisterli senza ostacoli. "
In Gao, Ansongo e Bourem, le due organizzazioni hanno fornito il 11 e 12 marzo, un’assistenza alimentare d'emergenza per oltre 6.500 sfollati.
In aggiunta a questi 34.500 sfollati nella regione di Gao, il CICR e la Croce Rossa Mali hanno finora identificato circa 25 500 sfollati nella regione di Kidal (quasi 19 000 nel cerchio di Tessalit e 5000 in Abeibara nel cerchio di Abeibara) e 12 000 nella regione di Timbuktu (concentrati nel cerchio di Niamfunké).
Raggiungere le vittime di combattimenti in Tessalit
La settimana scorsa, le autorità del Mali e il Movimento Nazionale per la Liberazione della Azawad (MNLA) ha chiesto l’intervento al CICR per facilitare il trasferimento dei civili dalla zona di guerra intorno a Tessalit. Questa operazione non ha potuto essere svolta, inizialmente a causa dei combattimenti, poi per il fatto che alla squadra del CICR arrivata sul posto è stato impedito da uomini armati di continuare il suo viaggio.
"Soddisfare i bisogni umanitari dei civili , dei feriti e dei prigionieri in questo settore resta una priorità per noi, dice Juerg Eglin. Una volta che le garanzie di sicurezza necessarie saranno ottenute, continueremo i nostri sforzi . "
Bisogni specifici dei feriti e dei prigionieri
Affinchè i feriti possano essere curati in modo rapido ed efficace, il CICR ha fornito materiale medico alle sezioni della Croce Rossa del Mali per i centri sanitari di riferimento in Kidal e Timbuktu. Venti volontari della Croce Rossa del Mali sono appena stati addestrati in pronto soccorso; a loro volta, essi formaranno altri volontari nelle tre regioni settentrionali del paese.
Dal 8 febbraio, il CICR ha cominciato a visitare le persone che sono state arrestate in relazione alla violenza nel nord del Mali, per verificare il trattamento che ricevono e le condizioni in cui si trovano, e per consentire loro di trasmettere dei messaggi alle loro famiglie. Finora circa 20 persone sono state visitate.
"Ricordiamo a tutti i soggetti coinvolti nella lotta contro la necessità di rispettare le regole del diritto internazionale umanitario, ha detto Juerg Eglin. Essi dovrebbero proteggere i civili dai pericoli derivanti da operazioni militari, garantendo l'accesso del CICR ai feriti e prigionieri, chiunque essi siano e ovunque si trovino. "
Popolazioni già colpite dalla crisi alimentare
I combattimenti nel nord del Mali rendono fragili le popolazioni già duramente colpite da insicurezza alimentare che colpisce tutta la regione del Sahel.
Parallelamente alla assistenza alle persone sfollate dalla violenza, il CICR e la Croce Rossa del Mali da Sabato 17 marzo effettuano la distribuzione di cibo a circa 50.000 vittime della crisi alimentare nel cerchio di Menaka.
Assistenza ai paesi vicini
In Burkina Faso, soprattutto nelle province di Soum e Oudalan, circa 20 000 rifugiati del Mali si stabilirono nel sito di ospitalità transitorio, hanno reali difficoltà a trovare rifugio, accesso all'acqua o alle cure per la salute e l’alimentazione. In Oudalan, la Croce Rossa del Burkina Faso, sostenuta dal CICR prepara una distribuzione di beni di prima necessità (come coperte, teloni, set da cucina, sapone, secchi) a più di 12.000 rifugiati in sei siti .
In Mauritania, le autorità stimano che circa 37.000 maliani hanno cercato rifugio nel sud-est del paese dalla fine di gennaio. I rifugiati si stabilirono temporaneamente nel campo di Fassala o si sono trasferiti in quella di M'berré a quaranta chilometri. L'accesso all'acqua in questi campi è insufficiente, secondo una valutazione CICR sul posto. Bisogna quindi migliorare il più presto possibile la fornitura di acqua potabile, compresa una maggiore capacità di raccolta, distribuzione e pompaggio dell'acqua. Inoltre, i rifugiati non hanno strutture sanitarie adeguate, in particolare per la cura chirurgica, e vivono in condizioni precarie di igiene. Gli interventi in questo settore saranno pertanto presi in particolare considerazione.
In Niger, nella regione settentrionale di Tillabery, più di 60.000 nigeriani colpiti dalla crisi alimentare e che hanno accolto migliaia di rifugiati provenienti da Mali, ricevono aiuti alimentari del CICR e la Croce Rossa della Nigeria, dal 5 marzo.
Ulteriori informazioni: Mwehu Germain, CICR Niamey, tel. : +227 97 45 43 82 Steven Anderson, CICR Ginevra, tel. : +41 22 730 20 11 oppure 79536 41 92 50
Originale francese al link: http://www.icrc.org/fre/resources/documents/update/2012/mali-update-2012-03-16.htm
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23-02-2012 Intervista
Croce Rossa cipriota: la 188ma Società Nazionale del Movimento traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
Nel corso della riunione del 22 e 23 febbraio 2012, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha riconosciuto la Croce Rossa di Cipro come la 188ma Società Nazionale del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.
Il direttore del diritto internazionale e della cooperazione al CICR, Philip Spoerri, spiega.
Perché la Croce Rossa di Cipro, che esisteva in quanto organizzazione indipendente dal 1960, è stata riconosciuta solo ora?
Ogni volta che la Croce Rossa di Cipro ha chiesto il riconoscimento - la prima volta fu nel 1971 - non ha soddisfatto tutti i criteri indicati nello statuto della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa per il riconoscimento come una società nazionale. La recente adozione da parte della Croce Rossa Cipro di nuovi strumenti statutari di base ha aperto la strada per la procedura di riconoscimento, e il CICR, in virtù delle responsabilità statutarie di cui è incaricato, ha attentamente esaminato la posizione giuridica della Società per valutare rispettava le dieci condizioni per il riconoscimento. Ora siamo lieti di accogliere la 188 Società Nazionale, riconosciuta come parte del Movimento.
Che cosa si intende per "Movimento"?
La Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa, che è un'organizzazione composta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), dalla Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, e dopo che la Croce Rossa di Cipro è stata riconosciuta, da 188 Società Nazionali di Croce Rossa o Mezzaluna Rossa.
La Croce Rossa di Cipro, come le sue 187 consorelle, svolge molti ruoli ed ha obiettivi diversi per sostenere le persone e le comunità hanno bisogno di aiuto. Fornisce servizi di ambulanza, gestisce una casa per bambini malati, fornisce assistenza ai migranti. Secondo la legge 1967 sulla Croce Rossa di Cipro, si comporta anche come ausiliario alle autorità nazionali della Repubblica di Cipro in campo umanitario e svolge un ruolo centrale nella preparazione alla risposta in caso di catastrofe..
La situazione politica nell'isola di Cipro ha ostacolato il processo di riconoscimento?
La procedura per il riconoscimento di una nuova Società nazionale in seno al Movimento segue rigorosamente considerazioni di carattere legale ed è determinato da dieci condizioni per il riconoscimento di cui ho parlato. Si tiene conto inoltre di prassi precedenti. Considerazioni politiche o conflitti non entrano in gioco nelle decisioni, queste si basano sui Principi Fondamentali del Movimento, in particolare quello della neutralità, e l'impegno preso dalla Società Nazionale di offrire i suoi servizi a tutte le persone e tutte le comunità. Va inoltre rilevato che la decisione di riconoscere una Società Nazionale ha effetto solo a livello della Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa.
Può ricordarci i criteri che devono essere richiesti a una Società Nazionale per essere riconosciuta all'interno del Movimento?
Le dieci condizioni per il riconoscimento sono definiti nell'articolo 4 dello Statuto del Movimento. La prima condizione è che lo Stato, sul cui territorio la una società nazionale richiedente è costituita in conformità della legislazione nazionale, deve rispettare le Convenzioni di Ginevra del 1949. Altre condizioni riguardano lo statuto di autonomia della Società Nazionale richiedente nei confronti del governo, l'uso di un emblema riconosciuto e il rispetto dei sette Principi fondamentali.
La settima condizione riguarda il fatto che la Società Nazionale richiedente abbia accesso a tutto il territorio dello Stato. In questo caso specifico è stato un problema, dato l'attuale clima politico sull'isola di Cipro. Tuttavia, il CICR ha concluso, sulla base di precedenti, che questo fatto non avrebbe potuto impedire alla Croce Rossa di Cipro di chiedere il riconoscimento, dato che la Società non è stata in grado di estendere la sua azione all'intero territorio a causa di circostanze non dipendenti dal suo controllo . Questa decisione è in accordo con l'interpretazione della condizione settima data dalla commissione congiunta CICR / Federazione Internazionale per gli Statuti delle società nazionali, che è responsabile dell’esame di nuove domande per il riconoscimento e l'ammissione in seno alla Federazione.
La Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa deve ancora esaminare la questione prima di prendere una decisione definitiva sull'ammissione della Croce Rossa di Cipro. Questa procedura può essere effettuata ufficialmente prima delll'Assemblea Generale della Federazione nel 2013.
Le considerazioni culturali o religiose che influenzano ogni processo di ammissione?
Dato il principio fondamentale di imparzialità, proprio del Movimento, le operazioni della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa devono essere condotte senza discriminazione basate sulla nazionalità, razza, credo religioso, di classe o di opinioni politiche.
Nel 2012, le maggiori operazioni del CICR sono state condotte per le persone che vivono nel mondo musulmano, in paesi come Afghanistan, Somalia, Iraq, Pakistan e Sudan. In questi paesi, lavoriamo a stretto contatto con le Società Nazionali della Mezzaluna Rossa, come facciamo con le Società Nazionali della Croce Rossa in altri contesti. In definitiva, il nostro obiettivo è di alleviare la sofferenza, e ci sforziamo di dare priorità ai bisogni umanitari più urgenti, indipendentemente questioni di origine e cultura.
Quali rapporti il CICR e il Movimento hanno con la "Società della Mezzaluna Rossa turca di Cipro del Nord"?
Il CICR intende sostenere lo sviluppo di attività che questa entità svolge per le persone che hanno bisogno di assistenza. Sono in corso trattative con la Federazione per pianificare una missione congiunta alfine di incontrare rappresentanti della Mezzaluna Rossa turca nel nord di Cipro e di discutere le circostanze e le disposizioni necessarie per poter stabilire un vero dialogo.
Il testo originale francese, sul sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa al link: http://www.icrc.org/fre/resources/documents/interview/2012/cyprus-interview-2012-02-23.htm
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3 - Alberto Cairo: notte fonda a Kabul di Alberto Chiara Il fisioterapista che vive e lavora in Afghanistan per la Croce rossa internazionale ci racconta le speranze deluse di un Paese che continua a esser preda della guerra. 14/01/2011
Un negozio di vestiti, a Kabul.
Dieci anni di occasioni perse. L’Afghanistan comincia il 2011 stremato da una guerra infinita, paralizzato da una corruzione diventata ormai metastasi sociale e con il morale a terra. «Dalla sera del 7 ottobre 2001, da quando cioè George W. Bush ordinò i primi bombardamenti aerei, gli afghani hanno visto scendere in campo Usa, Europa e Nato. Questa volta ce la facciamo, speravano. Dal 2004, però, il disincanto ha via via scalzato la fiducia. Fallito l’obiettivo di creare una coscienza collettiva nazionale, etnie e clan rialzano la testa; il mancato primato della legge lascia intatti arbitrio e tradizioni; l’economia non decolla; il narcotraffico imperversa; il perdurante sottosviluppo rende i poveri sempre più poveri. A Kabul e dintorni, insomma, è buio pesto anche quando il sole brilla alto nel cielo».
Alberto Cairo conosce bene l’Afghanistan che ha raccontato più volte, in ultimo nel libro Mosaico afghano, edito nel 2010 da Einaudi, e nelle cronache pubblicate lo scorso dicembre sul nostro sito. Nato a Ceva, in provincia di Cuneo, il 17 maggio 1952, dopo la laurea in Legge conseguita a Torino (per pagarsi gli studi ha lavorato di notte alla Sip, come telefonista) Alberto Cairo ha cambiato radicalmente strada: è diventato un apprezzato fisioterapista, ha iniziato l’attività professionale in un grande ospedale di Milano, s’è poi trasferito per tre anni in Sudan e da oltre venti è in Afghanistan, per il Comitato internazionale della Croce rossa: «Arrivai nel 1990, ad agosto».
I russi erano appena andati via... «Avevano lasciato ufficialmente il Paese nel febbraio 1989. Quando giunsi a Kabul era ancora vivo il ricordo di un tentato golpe. I mujaheddin si avvicinavano sempre di più. Con loro arriverà anche la pace, si sperava».
Invece fu guerra civile... «Agli alti e bassi gli afghani sono abituati. Niente dura qui, si consolano amari. Così da sempre. Ricordo gli ultimi giorni dei comunisti. “Hai visto? Lo sapevamo, se ne vanno”, dicevano sollevati. Poi, in piena guerra civile, con le bombe mujaheddin che cadevano ovunque, consolavano me, vedendomi smarrito: “Passerà anche questa”. E aspettavano pregando. Fu la volta del regime talebano con leggi assurde, niente scuola e lavoro per le donne, segregazione, musica e fotografie proibite, isolamento dal mondo. “Questione di tempo”, ripetevano sicuri. E continuano ad aspettare, che cosa non lo sanno bene neppure loro».
Com’è l’Afghanistan, oggi? «È un Paese dove si fatica addirittura ad avere dati certi relativi alla popolazione. Secondo la Banca mondiale, gli abitanti sono 29.802.000, di cui più di un terzo, per la precisione il 36 per cento, vive sotto la soglia della povertà, cioè con meno di due dollari al giorno: parliamo di 10.728.000 persone. Sappiamo, poi, che muoiono di parto tante donne, anche 40 mila all’anno, e che il 20 per cento dei bambini non supera i cinque anni d’età».
Secondo lei, domina una diffusa sfiducia? «Riporto quanto sento e vedo. L’Occidente non aiuta l’Afghanistan a diventare adulto. Arrivato in massa dieci anni fa non ha mantenuto le promesse: la guerra continua, anzi per alcuni profili peggiora; l’affrancamento dalla povertà è merce rara; la democrazia è un concetto disincarnato. Adesso l’Occidente sostiene di voler togliere il disturbo. Non credo che voglia, di sicuro non può: lo Stato afghano è ancora una creatura troppo fragile. E troppi sono gli interessi in gioco dal punto di vista politico, economico e strategico».
Lei sta al capezzale della società... «Coordino i sette centri ortopedici che il Comitato internazionale della Croce rossa ha a Kabul, Mazar-i-Sharif, Herat, Jalalabad, Gulbahar, Faizabad, Lashkar Gah. Seguiamo 99.800 pazienti registrati; tempo qualche giorno e saranno 100 mila. Il numero complessivo aumenta di 6 mila unità all’anno».
Sono dimensioni da azienda... «Soltanto nel nostro centro di Kabul lavorano 340 persone tutte disabili, ex assistiti. Chi meglio di un ex paziente può infondere coraggio a quanti varcano per la prima volta i nostri cancelli? In tutto l’Afghanistan, i dipendenti del “Progetto ortopedico” della Croce rossa internazionale sono 650: fisioterapisti, infermieri, cuochi, elettricisti, falegnami, giardinieri e altre figure professionali. Prendono stipendi più alti: anche 200-300 dollari al mese contro i 70-80 dollari di un impiegato statale, sia esso un professore o un infermiere. Complessivamente produciamo 15 mila protesi e 1.500 carrozzelle all’anno ed eroghiamo microcrediti da 600 dollari per avviare piccole attività artigianali».
Si occupa di coloro che sono saltati su una mina e dei feriti di guerra... «Non solo. Su 99.800 pazienti, le vittime del conflitto sono 35 mila. Gli altri sono disabili a causa di malattie, incidenti o dalla nascita. Molti i midollolesi che seguiamo anche a domicilio. I più abitano sulle colline, spesso ben in alto, dove avere un tetto costa meno. Per contro, l’acqua arriva in taniche portate a spalle o sugli asini e l’elettricità, quando va bene, viene erogata a giorni alterni. “Abbiamo una bella vista”, scherzano per scordare di essere prigionieri lassù. Le strade per arrivarci, infatti, sono impossibili per chi si muove con stampelle e carrozzine. Con pioggia e neve diventano impraticabili anche per persone sane. Le stanze sono spoglie, alle finestre fogli di plastica al posto dei vetri, in pochi casi il crepitare di una stufa riscalda l’ambiente. È quasi una metafora dell’Afghanistan. Termino le visite vergognandomi di avere tutto, troppo».
Pubblicato su Famiglia Cristiana al link http://www.famigliacristiana.it/informazione/le-grandi-interviste/articolo/alberto-cairo-notte-fonda-a-kabul.aspx
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4 - Operatrice della Croce Rossa: Solo l'educazione salverà le donne afghane di Simone Cantarini
Susanna Fioretti racconta ad AsiaNews i suoi 10 anni fra le donne dell'Afghanistan. La formazione della popolazione e dei leader religiosi unica alternativa all'estremismo che dilaga nel Paese. Paura per il ritiro delle truppe internazionali nel 2014.
Roma (AsiaNews) - "L'educazione e la formazione professionale sono la base da cui partire per iniziare un reale cambiamento delle condizioni della donna in Afghanistan". È quanto afferma ad AsiaNews Susanna Fioretti, operatrice umanitaria ed esperta del ministero degli Affari Esteri dal 2002 al 2012 delegata della Croce rossa in Afghanistan come responsabile dei programmi di aiuto alle donne. Tornata di recente in Italia, la Fioretti parla ad AsiaNews della condizione delle afghane a più di 10 anni dalla cacciata dei talebani.
La recente apertura degli Stati Uniti e del governo verso gli estremisti islamici, sta mettendo in serio pericolo la poca libertà guadagnata in queste dalle donne afghane. In questi giorni attivisti e organizzazioni per i diritti umani hanno accusato il governo Karzai di utilizzare le donne come una moneta di scambio in un futuro dialogo con i talebani. Lo scorso 9 marzo il Gran consiglio degli ulema ha presentato un editto che definisce la donna un cittadino di seconda categoria subordinata all'uomo. Le legge, sostenuta da Karzai, ripristina l'obbligo del burqa, reintroduce la poligamia, limita alle donne l'accesso all'istruzione, prevede la separazione dei sessi sul lavoro e riconferma la regola dell'accompagnamento obbligatorio sa parte di un parente stretto durante gli spostamenti. Le attiviste afghane sostengono che la legge "fa parte degli sforzi per diffondere e rafforzare l'ideologia talebana e serve al governo per lastricare la via verso un possibile accordo con gli estremisti islamici".
Susanna Fioretti spiega che tali dichiarazioni dimostrano che "le condizioni politiche e sociali del Paese sono volatili e instabili e rischiano di vanificare i pochi frutti di questi anni di lavoro".
Dal 2001 le ragazze che hanno avuto accesso all'istruzione sono passate da 5mila a 2,5 milioni. La costituzione redatta dopo la caduta dei talebani sancisce la parità fra i sessi e riserva alle donne il 27% dei seggi parlamentari.
"La situazione delle donne nella maggior parte del Paese - afferma - è però ancora lontana da un reale miglioramento e bisogna distinguere fra ciò accade in città e nelle province".
A tutt'oggi le donne di Kabul sono le uniche ad avere la possibilità di emanciparsi. La presenza degli occidentali ha reso più semplice per gli uomini afghani accettare un tipo di vita diverso per le loro figlie o spose. Ciò è stato possibile grazie ai programmi di formazione al lavoro finanziati dal governo e dalla comunità internazionale, che hanno permesso a chi ha avuto la fortuna di frequentarli di trovare un lavoro e di emanciparsi dai mariti, diventando membri attivi della famiglia. Tuttavia tali programmi sono accessibili solo per 70mila donne e sono ancora distanti da un loro completamento". La Fioretti spiega che molte iniziative sono ferme per mancanza di fondi. Ciò a causa dell'incertezza per il futuro del Paese dopo il ritiro delle truppe americane nel 2014.
"Nella società afghana - afferma - l'uomo è il centro della famiglia, dell'economia, della cultura. Nei villaggi, ma anche in molti quartieri delle città, tutto è in mano al Consiglio degli anziani, che operano secondo la sharia, la legge coranica". Nel 2004 la Croce rossa ha aperto nella periferia di Kabul un centro per l'avviamento al lavoro dedicato alle donne Pashtun e Tagike. "Per più di due anni - continua l'operatrice - gli imam e le altre autorità religiose hanno ostacolato in tutti i modi la nostra attività perché la ritenevano una casa per prostitute. Il loro benestare è giunto solo dopo un lungo braccio di ferro, ma in modo particolare quando si sono resi conto che grazie al lavoro le donne iniziavano ad essere più indipendenti, divenendo una nuova fonte di reddito per la famiglia".
La Fioretti sottolinea però che l'educazione deve partire dagli elementi della società islamica che più ostacolano un cambiamento della condizione femminile. Una di queste categorie sono gli imam e i mullah. Di recente l'Onu e il ministero per l'haji, che organizza il pellegrinaggio a La Mecca, hanno dato il via a un'iniziativa per la formazione dei giovani leader religiosi musulmani, basata sullo studio delle parti del Corano in cui si descrive in modo virtuoso il ruolo della donna nella società musulmana. Il programma prevede anche un periodo di soggiorno in un Paese islamico moderato, sotto la supervisione di un funzionario donna. Dai primi risultati è emerso che al ritorno nei propri villaggi, molti giovani imam hanno dato la possibilità alle bambine di iscriversi a scuola.
"Nei villaggi più poveri - afferma - la donna continua a non possedere alcun tipo di diritto. Durante il mio soggiorno mi è capitato spesso di assistere casi di donne mandate in carcere per aver denunciato un abuso, oppure scontare una pena detentiva al posto del marito".
Tali pratiche sono quasi impossibili da sradicare nel breve periodo e senza un reale impegno dei leader politici. In questi 10 anni il governo ha sfruttato il problema delle donne come un puro slogan. "Di recente - racconta la Fioretti - il governo si è opposto all'apertura dei centri creati dalla Croce rossa per assistere le donne violentate dai propri mariti. Tali strutture sono solo 10 in tutto il Paese. Invece di sostenerci, i funzionari statali hanno più volte ordinato una loro riduzione perché considerati un pericolo per la società, proponendoci di accettare solo le donne che si presentavano accompagnate dai mariti, che nel 90% dei casi sono gli autori stessi delle violenze".
La Fioretti spiega se si forniscono gli strumenti adeguati e si guarda alle persone con amore e stima i frutti nascono anche da un Paese martoriato come l'Afghanistan: "Quello che abbiamo tentato di fare in questi anni è stato dare alla popolazione le basi per trovare da sé le proprie soluzioni". Il futuro ritiro delle truppe straniere, il ritorno dell'estremismo islamico e l'aumento delle violenze rischiano di vanificare il lavoro di dieci anni. I diritti delle donne e diritti umani saranno la principale moneta di scambio tra talebani e governo.
Pubblicato su Asianews.it al link: http://www.asianews.it/notizie-it/Operatrice-della-Croce-rossa:-Solo-l%27educazione-salver%C3%A0-le-donne-afghane-24216.html
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5 - "Gli italiani alla Guerra di Corea" La storia sconosciuta della partecipazione dell'Italia alla guerra di Coreana del 1951-54 di Matteo Cannonero e Mauro Pianese Chi volesse prenotarne una copia, lo può fare cliccando sul seguente link: http://slowbooks.it/in-uscita-nuovi-editori/gli-italiani-nella-guerra-di-corea.html Oppure dal sito della Casa Editrice: http://www.fuoco-edizioni.it
A 60 anni dall’inizio della guerra di Corea, con questa ricerca si approfondiscono le vicende che hanno determinato l’Italia ad intervenire direttamente nel conflitto. A differenza di altri Paesi, il nostro Paese non inviò truppe a combattere, sia perché non era ancora uno Stato membro dell’ONU, sia perché un intervento armato fuori dai confini nazionali sembrava contrastare con il dettato della Costituzione repubblicana, senza considerare che la popolazione italiana, ancora scossa dalle vicende della Seconda Guerra Mondiale, difficilmente avrebbe avallato la partecipazione ad una nuova guerra. Da ciò deriva la scelta del Governo italiano di inviare in Corea un Ospedale gestito dalla Croce Rossa, sostenendo, così, le ragioni dell’ONU con un impegno diretto, ma senza un coinvolgimento bellico. La Croce Rossa Italiana, mobilitata per questa missione, decise di inviare l’Ospedale da Guerra n. 68 composto, oltre che da personale richiamato del Corpo Militare, da un nucleo di infermiere volontarie: le cosidette “crocerossine”. La presenza italiana in Corea durò 5 anni, dal 1951 al 1955, e, quasi come conseguenza, quasi come conseguenza, il 14/12/1955 venne finalmente accettata l’istanza italiana di far parte del consesso delle Nazioni Unite.
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6 - Iniziative Storiche a Desenzano del Garda Sabato 10 marzo 2012 ore 16,30 Sala Peler di Palazzo Todeschini a Desenzano del Garda è stato presentato il libro di Maria D’Arconte
“L’unità d’Italia: il grande sogno. Storie del Risorgimento illustrate”
Per informazioni sul libro Associazione Il Faro Tricolore al link: http://www.farotricolore.it
le news al link http://www.farotricolore.it/index.php?q=news/201202
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sabato 24 marzo 2012 ore 16,30 Sala Peler di Palazzo Todeschini a Desenzano del Garda
“L’unità d’Italia: come rivoluzione politica e civile” Incontro con lo storico Lucio Villari
Intervengono
Emanuele Giustacchini Assessore
Maria D’Arconte Associazione culturale “Faro Tricolore”
Edoardo Campostrini Associazione culturale “Faro Tricolore”
Anna Villari Storica dell’arte
Sergio Onger Dipartimento di Studi Sociali, Università di Brescia |
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