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n 486 del 13 gennaio 2012 Stampa E-mail
domenica 15 gennaio 2012

13 gennaio 2012

nr. 486
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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somali

 

Contenuto:

1 - 23-12-2011
Una nuova Solferino per I volontari della Mezzaluna Rossa Libica
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 22-12-2011
Mauritania: la malnutrizione guadagna terreno
Di Irene Peiro, Croce Rossa Spagnola
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 30-12-2011 Comunicato stampa
Somalia: il CICR invia con urgenza dei soccorsi sanitari nella zona di Middle Juba
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - 12-01-2012 Comunicato stampa 01/04
Somalia: il CICR sospende provvisoriamente le distribuzioni di viveri e sementi
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

5 - Organizzato dalla CRI di Latina
Il corso sul Diritto Internazionale Umanitario
si svolgerà presso il multisala OXER di Latina viale P.L. Nervi 124
dal 15 Gennaio al 26 Febbraio 2012
 

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1 - 23-12-2011
Una nuova Solferino per I volontari della Mezzaluna Rossa Libica

Da più di dieci mesi, il campo diretto dalla Mezzaluna Rossa Libica a Bengasi è un centro di accoglienza per 70.000 persone e ne vede di nuove arrivare ogni giorno.
Di Perrine Bell.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Se tutto è da ricostruire nella Libia post Gheddafi, le radici e i rami della Società Nazionale sono invece solidi. Per i suoi volontari, la Mezzaluna Rossa Libica è una seconda famiglia. Kais aveva appena nove anni quando ha fatto i suoi primi passi con la Mezzaluna Rossa nel 1984, seguendo i corsi di primo soccorso. Nel 1994 è diventato un volontario e, dopo poco, il direttore della sezione della Mezzaluna Rossa Libica di Bengasi. Il suo amico Oussamah, un medico di 29 anni, Ziad, un ingegnere meccanico e coordinatore dei volontari locali, e Walid, suo fratello minore, sono impegnati come volontari da più di 15 anni. E come loro ce ne sono migliaia in Libia.

A Bengasi, quando il 17 febbraio 2011 è iniziata la rivoluzione, gli apparati dirigenti della Mezzaluna Rossa Libanese si sono trovati presi fra il loro ruolo tradizionale di ausiliari del governo e i cambiamenti politici che scuotevano il paese dall’est all’ovest, minando la loro capacità di azione. I volontari di Bengasi si sono allora riuniti di propria iniziativa per portare aiuto avendo come parola d’ordine «neutralità». Migliaia di altri giovani si sono spontaneamente uniti ad essi.

Gestiti per la maggior parte da personale straniero che è fuggito con l’aggravarsi delle ostilità, gli ospedali si sono trovati senza mano d’opera. A fronte della situazione, i volontari hanno indossato le proprie pettorine e hanno fatto del loro meglio per rispondere ai bisogni. Nessuno si aspettava che il conflitto degenerasse in una guerra civile che sarebbe durata mesi. «La rivoluzione in Libia è stata veramente quella di una gioventù alla ricerca della libertà, decisa a liberare il suo paese e a crearsi un futuro migliore», afferma Patrick Schwärzler, capo della delegazione del CICR a Bengasi. «È stato come una nuova Solferino. I volontari sono partiti sul campo senza altri mezzi che la loro buona volontà e la passione della gioventù. Hanno constatato i bisogni e hanno fatto tutto il possibile per portare aiuto dove potevano, come potevano».

Non funzionando più le reti delle telecomunicazioni, è stato il passaparola che ha preso il sopravvento. I volontari hanno così potuto localizzare la posizione e le esigenze delle vittime del conflitto. Senza queste informazioni, il CICR non avrebbe mai potuto assistere quelle persone, afferma Ghafar Bishtawi, Delegato alla Protezione del CICR. I volontari e il CICR hanno lavorato a stretto contatto sul campo, seguendo l’avanzata del conflitto giorno dopo giorno. Mentre il CICR si occupava di protezione, di diffusione del diritto internazionale umanitario e della consegna di materiali, i volontari evacuavano i civili presi in ostaggio dal conflitto, curavano i feriti, senza discriminazioni, distribuivano cibo, acqua, coperte, kit igienici, lavoravano duramente 24 ore su 24, utilizzando le proprie auto e pagando di tasca propria tutte le spese. I volontari e il CICR sono spesso stati i primi e i soli ad essere presenti sui fronti più pericolosi a portare soccorso ai feriti, ma ciò non ha pregiudicato in alcun modo il loro coraggio e la loro determinazione.

Numerose persone che fuggivano dai combattimenti si sono trovate sparse nei campi per sfollati in tutto il paese. A partire dal mese di marzo, i volontari di Bengasi si sono presi carico di uno di questi campi. Da marzo a dicembre, il campo ha accolto circa 75.000 rifugiati e 500 famiglie. Ziad, Oussamah, Kais, Walid e circa 200 volontari vi hanno lavorato senza sosta. Oussamah, il medico, ha preso in carico la gestione della clinica del campo, mettendo in piedi un sistema di rotazione di specialisti volontari affinché tutte le malattie possano essere curate.

Dall’inizio di dicembre, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA), in Libia c’erano ancora circa 63.000 sfollati che necessitavano di assistenza. A peggiorare le cose, un numero crescente di rifugiati siriani che fuggivano dai combattimenti nel proprio paese arrivavano quotidianamente in Libia.

Dall’inizio di dicembre il campo della Mezzaluna Rossa Libica è stato sempre pieno, ospitando 600 adulti, 49 famiglie e 100 rifugiati dalla Somalia, dalla Romania, dal Chad, dal Sudan e dal Bangladesh. C’era una lunga lista d’attesa anche prima che arrivassero 53 rifugiati siriani.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa: http://www.ifrc.org/fr/nouvelles/nouvelles/middle-east-and-north-africa/libya/un-nouveau-solferino-pour-les-volontaires-du-croissant-rouge-libyen/

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2 - 22-12-2011
Mauritania: la malnutrizione guadagna terreno
Di Irene Peiro, Croce Rossa Spagnola
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Houleye, Oggeinaba e Oumoann sono madri di bambini malnutriti, un problema endemico in Mauritania, che si è accentuato quest’anno a causa della mancanza di piogge, che ha avuto degli effetti devastanti sui raccolti e gli allevamenti.

Houleye non lavora, suo marito non più. Lei ha qualche problema di salute mentale, suo marito, ex militare, è rimasto senza dita a causa di un incidente mentre era nell’esercito. Senza reddito, la coppia risponde ai bisogni dei sette figli grazie alla solidarietà degli abitanti di Gourelboubou, un villaggio di più di 2000 abitanti nel dipartimento di Boghé. Nonostante ciò, uno dei loro bambini soffre di una severa malnutrizione. Anche Houleye è malnutrita e per questo non può allattare suo figlio.

Questo è solo uno dei casi di malnutrizione riscontrati dalla Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) durante una missione di valutazione della sicurezza alimentare in Mauritania. A Gourelboubou, dove i raccolti e gli allevamenti hanno risentito della mancanza di pioggia, l’equipe ha riscontrato anche un secondo bambino che soffriva di malnutrizione moderata. Anche il padre lavora come elettricista nei villaggi vicini, la famiglia ha delle difficoltà a nutrire i cinque figli. La madre, Oggeinaba, 23 anni, ci informa anche dell’assenza di servizi igienici.

Per identificare i casi di malnutrizione nei villaggi visitati, l’equipe dispone del materiale di base: braccialetti per misurare il diametro del braccio, bilancia e metro. Le misure sono prese a tutti i bambini da 6 mesi a 5 anni d’età e a tutte le madri che allattano. Se il diametro del braccio è inferiore a 12,5 cm, il bambino è pesato per determinare il suo rapporto peso/altezza. Se questo è fra il 60% e l’80% del peso ideale, il bambino soffre di malnutrizione moderata. Se è inferiore al 60%, soffre di malnutrizione severa.

Sebbene il figlio di Abdoulaziz, un altro abitante di Gourelboubou, non soffra di malnutrizione, quest’ultimo è preoccupato. A due anni e dieci mesi, si nutre solo di latte e non cammina ancora. Nonostante questo, Abdoulaziz non ha i mezzi per portare il figlio all’ambulatorio. Il suo lavoro a Boghé come taxista gli permette di coprire solo i bisogni primari. La mancanza di igiene e i pochi mezzi di sussistenza sono fra le principali cause di malnutrizioni in Mauritania. Fra il 10 e il 15% della popolazione soffre di questa malattia, una percentuale che è ancora più elevata fra i bambini. I bambini malnutriti possono avere dei problemi nella crescita, problemi che saranno irreversibili. Sono anche più vulnerabili ad altre malattie.

Ma i villaggi più poveri non sono i soli ad avere dei bambini malnutriti. Si trovano casi di malnutrizione anche in villaggi che hanno delle mandrie consistenti. È il caso di Beeli Ourdi Baabaabe, nel dipartimento di Boghé, dove l’equipe della FICR ha riscontrato due casi di malnutrizione moderata fra 30 bambini. I bambini dei villaggi non soffrono solo di malnutrizione, ma anche per la mancanza di insegnanti.

In un altro villaggio del dipartimento di M’Bout, a Tchout, due squadre della FICR hanno rilevato due casi di malnutrizione moderata su 52 bambini esaminati. Oumoann Alassane, 25 anni, madre di uno dei bambini malnutriti, ci ha detto di non avere un lavoro e che per suo marito, che è un coltivatore, quest’anno i raccolti sono stati inesistenti. Vendono dei capi di bestiame per sopravvivere, ma non potranno rispondere a lungo ai bisogni della famiglia, che conta già sette membri e che è in attesa dell’ottavo.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/fr/nouvelles/nouvelles/africa/mauritania/mauritanie--la-malnutrition-gagne-du-terrain/

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3 - 30-12-2011 Comunicato stampa
Somalia: il CICR invia con urgenza dei soccorsi sanitari nella zona di Middle Juba

Nairobi/Ginevra (CICR) – A seguito degli scontri armati che hanno avuto luogo nella regione del Middle Juba (Somalia del sud), il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha inviato con urgenza, negli ultimi giorni, materiale sanitario e medicinali a diverse strutture sanitarie istallate sui due lati della linea di fuoco, nel distretto di Kismayo, di Afmadow e di Dhobley.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

«Nel corso degli ultimi scontri, più di un centinaio di persone ferite, principalmente civili, sono arrivate alle strutture sanitarie», ha indicato Randi Jensen, infermiera del CICR. «È diventato molto pericoloso per le persone raggiungere i rari ambulatori che sono aperti e non sappiamo quanti sono i feriti che restano fuori, nella disperata attesa di ricevere aiuto».

Il CICR ha fornito all’ospedale di Kismayo una tonnellata di materiale destinato al trattamento chirurgico dei feriti. Ha donato, inoltre, 300 kg di articoli sanitari all’ospedale e agli ambulatori dei distretti di Dobley e di Afmadow.

In collaborazione con le strutture sanitarie locali, nei giorni e nelle settimane che verranno il CICR continuerà a valutare attentamente i bisogni in campo sanitario e in particolare chirurgico.

Il CICR chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare le regole del diritto internazionale umanitario, facendo costantemente attenzione, nella condotta delle operazioni militari, a risparmiare le persone che non partecipano o che non partecipano più direttamente alle ostilità, in particolare i civili e i feriti.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/news-release/2011/somalia-news-2011-12-30.htm

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4 - 12-01-2012 Comunicato stampa 01/04
Somalia: il CICR sospende provvisoriamente le distribuzioni di viveri e sementi

Ginevra / Nairobi (CICR) – Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha deciso di sospendere provvisoriamente le distribuzioni dei soccorsi nei confronti di 1,1 milioni di persone che vivono nella più grande miseria dopo che alcuni carichi di viveri e di sementi sono stati bloccati nelle regioni del centro e del sud della Somalia.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

«Questa misura sarà mantenuta fino a che non riceveremo l’assicurazione, da parte delle autorità che controllano quelle regioni, che le distribuzioni si svolgeranno senza ostacoli e che i soccorsi potranno raggiungere tutti coloro che ne avranno bisogno, come era stato concordato preliminarmente», ha dichiarato Patrick Vial, capo della delegazione del CICR per la Somalia.

Il CICR è una delle poche organizzazioni a fornire un’assistenza umanitaria in quelle regioni della Somalia. Le distribuzioni, che sono iniziate a ottobre dell’anno scorso, hanno già permesso di rispondere ai bisogni di più di 1,1 milioni di persone, malgrado gravi problemi logistici. Ora, dalla metà di dicembre, le autorità locali del centro e del sud della Somalia bloccano i rifornimenti di cibo destinati a 240.000 abitanti delle regioni del Middle Shabelle e di Galgaduud.

«Ci sforziamo attivamente di assicurarci la cooperazione delle autorità locali, al fine di ristabilire delle condizioni favorevoli alla ripresa di queste attività il prima possibile», ha aggiunto Vial.

I viveri e le sementi erano destinati alle persone più duramente colpite dagli effetti combinati di due decenni di conflitto armato e della grave siccità che affligge la Somalia dall’ottobre 2010. Quando, durante il primo semestre del 2011, la situazione umanitaria si è considerevolmente aggravata nel centro e nel sud del paese, il CICR ha lanciato un’operazione d’urgenza per fronteggiare le conseguenze della siccità. Da allora, sulla base della valutazione dei bisogni effettuata sul posto da collaboratori dell’organizzazione, il CICR ha distribuito razioni alimentari a più di un milione di persone e portato avanti un programma di sostegno in favore di più di 100.000 agricoltori.

La risposta d’emergenza in corso non consiste solo in distribuzioni di viveri e sementi, ma mira anche a offrire delle cure ai bambini che soffrono di malnutrizione acuta – 170.000 ne hanno già beneficiato – e a migliorare l’accesso alle cure sanitarie nelle regioni isolate. Parallelamente a questa operazione, il CICR persegue le sue attività di lungo periodo per aiutare le persone a ritrovare la loro autosufficienza, facilitando l’accesso all’acqua potabile, alle cure sanitarie, ai servizi di base e ai beni di prima necessità.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/news-release/2012/somalia-news-2011-01-12.htm

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5 - La CRI di Latina organizza
Il corso sul Diritto Internazionale Umanitario
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dal 15 Gennaio al 26 Febbraio 2012

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