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n° 476 del 31 ottobre 2011 Stampa E-mail
martedì 01 novembre 2011

31 ottobre 2011

nr. 476
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Contenuto:
1 - 27-10-2011 Intervista
Libia: i detenuti e i morti devono essere rispettati
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - Ottobre 2011 -  Notizie in breve del CICR
Preavviso sulle attività e sugli eventi del CICR, e in più informazioni su nuovi video clip, film e foto.
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

3 - Pubblicato sul periodico “La Lomellina” l’articolo riguardante la
Visita a Castiglione delle Stiviere e Solferino di 210 alunni di quarta e quinta elementare di Mortara. Evento organizzato e gestito dalla CRI di Mortara (PV).
di Giorgio Giuliani

4 - Losanna, il 30 settembre 2011
SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI, LOSANNA
LA CROCE ROSSA NEL MONDO DI OGGI :  UMANITÀ QUALE RISPOSTA ALLA VIOLENZA
Conferenza del Dottor Cornelio Sommaruga

5 - A Roma
dal 25 al 27 novembre
Congresso Nazionale di Storia della Medicina
presso il complesso di Santo Spirito in Sassia, 
"Organizzazione e Legislazione Sanitaria nei 150 anni d'Italia unita",
organizzato dall'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria e dalla Società Italiana di Storia della Medicina.

6 - link all’invito della Croce Rossa Italiana di Thiene per gli eventi
3 novembre 2011 alle ore 20,30  a Thiene (VI)
4 novembre ore 12,30  all’Altopiano di Asiago


7 - Preavviso:
Martedì 22 Novembre 2011 ore 20,30 presso JHD Hotel Dunant 
“1859-2011 L’eredità di Solferino a Kabul e altrove – Perché è importante il Museo internazionale della Croce Rossa di Castiglione, testimone delle memorie”
Alberto Cairo e Susanna Fioretti
Evento organizzato da Comitato Locale Croce Rossa Italiana di Castiglione e Amici del Museo Internazionale della Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere

 

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1 - 27-10-2011 Intervista
Libia: i detenuti e i morti devono essere rispettati
In seguito ai recenti combattimenti, in particolare a Sirte, Georges Comninos, capo della delegazione del CICR in Libia, fa il punto sulle priorità umanitarie e sulle problematiche che hanno acceso il dibattito negli ultimi giorni, in particolare l’esposizione pubblica dei detenuti e dei morti.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Quali saranno le priorità del CICR nei prossimi giorni?

Numerose persone continuano a essere arrestate. L’accesso ai nuovi detenuti, in particolare a coloro catturati dopo i recenti scontri a Sirte e a Bani Walid, è una priorità. Nel quadro di un dialogo costruttivo con le autorità di transizione, abbiamo potuto visitare 6000 detenuti a Tripoli, Misurata e nelle città vicine nel corso degli ultimi due mesi. Abbiamo quindi buone possibilità di ottenere l’accesso alle persone arrestate recentemente. Detto questo, per verificare le condizioni di detenzione e il trattamento riservato ai detenuti, queste visite devono avere luogo senza indugi.

I delegati del CICR sono tornati a Sirte a più riprese negli ultimi giorni. I combattimenti sono stati molto intensi, come testimoniano le distruzioni su larga scala. La città è praticamente deserta, solo alcune famiglie cominciano a rientrare.

Per ora sono stati ritrovati a Sirte almeno 200 corpi. Il personale della Commissione nazionale di ricerca e identificazione delle persone scomparse, un medico dell’ospedale Ibn Sina e dei volontari civili partecipano alla raccolta e all’inumazione dei corpi non identificati. Il CICR ha fatto loro delle raccomandazioni, al fine di facilitare il processo di identificazione da parte dellefamiglie delle persone decedute.

Alla luce delle informazioni raccolte a Sirte, intensificheremo anche il dialogo con le autorità coinvolte sulla condotta delle recenti ostilità e sul rispetto delle regole del diritto internazionale umanitario (DIU).

Nei prossimi giorni continueremo a fornire assistenza a decine di migliaia di persone sfollate da Sirte e da Bani Walid, in collaborazione con i volontari della Mezzaluna Rossa Libica. La presenza di munizioni non esplose costituisce un pericolo e un ostacolo in più al loro ritorno. Si tratterà dunque anche di sensibilizzare le popolazioni ai rischi legati a questi resti esplosivi.

L’esposizione pubblica di detenuti e delle spoglie di cadaveri ha suscitato molte reazioni e dibattiti in questi ultimi giorni. Che posizione assume il CICR a questo riguardo?

Nel corso degli ultimi giorni, sono state esibite delle persone legate su dei veicoli, sono stati filmati dai media locali degli interrogatori di detenuti, sono state esposte alla curiosità pubblica dei cadaveri …

La nostra analisi di queste problematiche si basa sulle regole del DIU applicabili, che noi ci impegniamo a far rispettare.

In ogni caso particolare, le parti in causa devono astenersi dal sottomettere le persone che detengono a un trattamento che leda la loro dignità e il loro onore, in particolare a trattamenti umilianti e degradanti. Devono trattarle con umanità, senza alcuna distinzione di carattere sfavorevole. Il DIU comprende anche delle regole relative al rispetto per i morti, così come l’obbligo di cercare, raccogliere edevacuare i morti senza distinzioni sfavorevoli, di impedire che siano spogliati o mutilati e di inumarli con rispetto.

Leregole relative al rispetto della dignità delle persone private della libertà e delle spoglie mortali si applicano anche alla loro esposizione al pubblico attraversi i media.

Numerose recenti informazioni parlano di esecuzioni sommarie sui luoghi di combattimento, in particolare a Sirte. Cosa può dire a riguardo?

Non smetteremo di ricordare che il DIU proibisce in ognimomento e in ogni luogo i danni alla vita e all’integrità fisica dellepersone che non partecipano più alle ostilità. Tali infrazioni, commesse da qualsiasi parte in conflitto, sono delle violazioni gravi del DIU che devono essere represse quando sono provate.

Su un tema di questo genere, il CICR privilegia la via del dialogo bilaterale e confidenziale con le parti.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/interview/2011/libya-interview-2011-10-27.htm

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2 - Ottobre 2011 - Notizie in breve del CICR
Preavviso sulle attività e sugli eventi del CICR, e in più informazioni su nuovi video clip, film e foto.
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

Ultime notizie: la mediaroom è ora online! Siamo lieti di annunciare che il CICR ha lanciato la sua mediaroom online suwww.icrc.org/eng/media-room/index.jsp. Troverete tutte le ultime notizie, con molte informazioni e risorse, tra cui video e foto, e anche link ai nostri nuovi blog.

ASIA E PACIFICO

Afghanistan: Dieci anni dopo l’inizio di un nuovo capitolo della guerra in Afghanistan che dura da trent’anni, gli afghani subiscono ancora la violenza armata. La sicurezza e l’assistenza sanitaria sono i principali problemi umanitari che oggi la popolazione afghana si trova a fronteggiare. Il 3 ottobre,Jacques de Maio, capo delle operazioni del CICR in Sud Asia, terrà un briefing per la stampa presso la sede centrale del CICR a Ginevra per parlare delle attuali preoccupazioni e priorità umanitarie e del futuro d’azione del CICR in Afghanistan. Nello stesso giorno, verrà rilasciato un comunicato stampa e un video notiziario con de Maio, che mostrerà le sfide da affrontare nel fornire assistenza sanitaria. Ulteriore materiale sarà disponibile nel nostro sito web: una galleria di foro che percorre gli ultimi dieci anni, un’intervista con il coordinatore uscente per la protezione del CICR in Afghanistan e un aggiornamento operativo. Potete leggere l’articolo di fondo a cura di de Mario sul nuovo blog intercross del CICR: http://intercrossblog.icrc.org/blog/afghan-civilians-caught-between-sides-need-independent-impartial-aid.

Per ulteriori informazioni, contattare Christian Cardon, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo oppure al numero di tel.+41 79 251 93 02 o +41 22 730 24 26, o Philippe Stoll, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo oppure al numero di tel. +41 79 536 92 49 o +41 22 730 31 40..

Filippine: Protezione e sicurezza dei media. I media della regione svolgono un ruolo importante nel coprire la storia di conflitti, violenze e problematiche fronteggiate da gruppi vulnerabili. Talvolta, riportare queste situazioni mette a rischio la stessa sicurezza dei media. Il 14 ottobre, il CICR riunirà alti rappresentanti di organizzazioni mediatiche in una conferenza a Manila per promuovere una discussione su questi argomenti e per facilitare la condivisione di raccomandazioni e buone prassi. L’evento verrà diffuso sui social media. Il programma e gli altri documenti verranno pubblicati sul nostro sito web prima della conferenza. Per ulteriori informazioni sulla conferenza di Manila, contattare Philippe Stoll, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo oppure al numero di tel. +41 79 536 92 49 o +41 22 730 31 40.

Per informazioni sulla HOTLINE del CICR per giornalisti con incarichi pericolosi e la protezione dei giornalisti, contattare Dorothea Krimitsas, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 22 730 25 90 o +41 79 251 93 18.

AFRICA

Somalia: La situazione rimane critica. Centinaia di migliaia di Somali hanno abbandonato le loro abitazioni alla ricerca di sicurezza e cibo.10.000 bambini stanno attualmente ricevendo cure mediche per malnutrizione grave presso le strutture di supporto del CICR. Leggete di più sul seguente link: www.icrc.org/eng/resources/documents/update/2011/somalia-update-2011-09-27.htmContinuiamo ad aggiornare regolarmente la nostra pagina websulla Somalia. Se avete altre domande, contattare Nicole Engelbrecht, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 79 217 32 17.

Sudan/Sud Sudan: Il mandato umanitario del CICR include il mantenimento e il ripristino dei contatti tra familiari separati dai conflitti armati. Il CICR riunisce le famiglie ogni qualvolta sia possibile, sempreché tutti gli interessati concordino. Quattordici bambini di età tra i 10 e 16 anni sono stati recentemente riuniti alle loro famiglie nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan dopo una lunga separazione grazie agli sforzi congiunti del CICR e le Società della Croce Rossa dei due paesi. www.icrc.org/eng/resources/documents/news-release/2011/congo-kinshasa-2011-09-23.htm.Sei giovaniidentificati dal CICR in Ciad si ricongiungeranno in Sudan nei prossimi giorni. Se siete interessati a queste riconciliazioni, visitate le relative pagine web: Sudan (www.icrc.org/eng/where-we-work/africa/sudan/index.jsp) e Ciad (www.icrc.org/eng/where-we-work/africa/chad/index.jsp). Per ulteriori informazioni, contattare Nicole Engelbrecht, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 79 217 32 17.

Zimbabwe: Thomas Merkelbach, il capo uscente della delegazione regionale del CICR a Harare, iniziò il suo incarico in un momento in cui i bisogni umanitari erano in crescita a cause delle violenze scaturite in seguito alle elezioni del marzo 2008, alle difficoltà economiche, agli scarsi raccolti e allo scoppio di una forte epidemia di colera. Tre anni dopo, in un’intervista che verrà presto pubblicata nel nostro sito web, Merkelbach si appresta a valutare i risultati raggiunti e le sfide future.  Per ulteriori dettagli, contattare Marie-Servane Desjonquères, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 79 536 92 58.

MEDIO ORIENTE E NORD AFRICA

Yemen: Il CICR sta attualmente aiutando lo staff medico e la squadra di pronto intervento della Società della Mezzaluna Rossa yemenita a far fronte a un numero elevato di vittime. Leggete di più sulla situazione umanitaria del paese e della risposta del CICR in un aggiornamento operativo che sarà presto disponibile sul nostro sito web. Per ulteriori informazioni, contattare Hicham Hassan, CICR, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 79 536 92 57

Libia: Più di un mese dopo la battaglia per Tripoli, il conflitto continua a causare un alto numero di vittime. A e nei dintorni di Sirte e Bani Walid, il CICR, assieme alla Mezzaluna Rossa libica, sta facendo il possibile per aiutare coloro colpiti dal conflitto, tra cui feriti e migliaia di persone costrette a fuggire a causa degli scontri violenti. Nel frattempo, attività come visite ai detenuti e raccomandazioni su come trattare e identificare i corpi proseguono a Tripoli e in altri luoghi. Fotografie di qualità professionale che illustrano la situazione umanitaria e la risposta del CICR saranno disponibili ai primi di ottobre. Per ulteriore informazioni, contattare Steven Anderson, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 79 536 92 50.

Iraq: Un aggiornamento operativo relativo alla situazione umanitaria e la risposta del CICR sarà disponibile sul nostro sito web a metà ottobre. Per ulteriori informazioni, contattare Hicham Hassan, CICR Ginevra,all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 79 536 92 57.

AMERICA LATINA

Colombia: Sin dall’inizio del 2011, le squadre sul campo del CICR hanno notato un forte aumento di incidenti in cui gruppi armati hanno  intralciato la fornitura di assistenza sanitaria. Gli operatori hanno segnalato 35 di tali incidenti, tra cui minacce al personale sanitario, intercezione di ambulanze e sciacallaggio di centri sanitari in aree remote. Un nuovo aggiornamento operativo relativo al periodo tra gennaio e agosto fornisce dettagli sulle azioni intraprese dal CICR per facilitare la fornitura di assistenza sanitaria e di altri servizi umanitari in aree rurali colpite dal conflitto. Il CICR presto pubblicherà un’intervista sul suo sito web con il fuoriuscente capo della delegazione, Christophe Beney, che ha appena speso quasi quattro anni nel paese. Per ulteriori informazioni, contattare MarçalIzard, CICR Ginevra, all’ Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel.+41 79 217 32 24.

ALTRI ARGOMENTI

Giornata Mondiale dell’Alimentazione (World FoodDay), 16 ottobre: informazioni aggiornate saranno disponibili nel nostro sito web il 14 ottobre. Per ulteriori dettagli, contattare Marie-Servane Desjonquères, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel.+41 79 536 92 58.

Un Giorno sulla Terra (OneDay on Earth), 11 novembre 2011: il Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sta collaborando con il progetto OneDay on Earth per catturare il potere dell’umanità in un film l’11/11/11. Il nostro scopo è quello di raccogliere video da tutti i paesi del mondo che mostrano gente (tra cui i volontari e gli operatori della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa) che aiuta gli altri. Le riprese dovranno aver luogo l’11 novembre e possono essere effettuate da chiunque disponga di una videocamera (da cellulari ad attrezzature professionali). Giornalisti, membri del Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e il pubblico in generale sono tutti incoraggiati a parteciparea questa impresa mondiale. Per ulteriori informazioni, vedere il comunicato stampa: www.icrc.org/eng/resources/documents/news-release/2011/one-day-on-earth-news-2011-08-30.htm. Visitare anche: www.onedayonearth.org. Per ulteriori informazioni, contattare Didier Revol, CICR Ginevra, all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo al numero di tel. +41 22 730 36 81.

SCOPRITE DI PIU’ SUL CICR
CICR sito web: www.icrc.org
CICR mediaroom: www.icrc.org/eng/media-room/index.jsp
CICR video newsroom: www.icrcvideonewsroom.org
Per clip di notizie del CICR, contattare Jan Powell all’ Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Didier Revol all’ Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Per film e filmati di repertorio, contattare Marina Meier all’ Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o Florence Zurcherall’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Collezioni di foto del CICR: www.icrc.org/eng/resources/photos/index.jsp
Per foto, contattare Fania Khan Mohammad all’ Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , Sabine Haberler Kreisall’ Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo o Thierry Gassman all’e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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3 - Pubblicato sul periodico “La Lomellina” l’articolo riguardante la visita di 210 alunni di quarta e quinta elementare di Mortara.
di Giorgio Giuliani

Grande riscontro ha ottenuto la visita a Castiglione delle Stiviere e Solferino, le due città simbolo della solidarietà, che sono state le mete di una gita che ha coinvolto, venerdì scorso, cinque pullman con oltre 200 ragazzi delle scuole elementari di Mortara, Parona e San Giorgio accompagnati da diverse maestre e volontari della Croce rossa mortarese. Poco dopo le 7 i cinque pullman si sono diretti verso la provincia di Mantova dove sono giunti prima delle 11, fortunatamente accolti dal sole, che ha “vinto” sulle nuvole minacciose di pioggia. Tre pullman hanno raggiunto Solferino, gli altri due Castiglione delle Stiviere. Ad attenderli sul posto le guide che hanno accompagnato i giovani ospiti per tutta la giornata. Il programma prevedeva a Solferino la visita del museo, dell’ossario e della rocca (con una magnifica veduta sulla pianura padana). A Castiglione delle Stiviere la visita al Museo internazionale della Croce rossa e il duomo. Tutti hanno toccato gli stessi itinerari, ma alternati. Questo per consentire una visita più accurata, a gruppi ridotti. L’argomento principe non poteva che essere la Croce rossa e le vicende che hanno portato alla sua nascita. In effetti tutto partì nel giugno del 1859, in piena Seconda guerra d’Indipendenza. Quando è proseguita la riscossa dell’Italia iniziata nel 1848, con quel periodo che è chiamato Risorgimento. Nella zona di Solferino, il 24 giugno 1859 si scontrarono duramente l’esercito franco-piemontese comandato da Napoleone III e quello austo-ungarico agli ordini dell’imperatore Francesco Giuseppe. La battaglia fu cruenta e sul campo rimasero migliaia fra morti e feriti. Uomini di tutti gli schieramenti che erano lasciati a se stessi. Fu la popolazione e in particolare le donne di Solferino e di Castiglione delle Stiviere a intervenire, curando le ferite e lenendo i dolori, senza considerare la nazionalità di appartenenza dei feriti. Sul campo di battaglia si trovò causalmente Henry Dunant, uno svizzero, che aiutò nei soccorsi e dall’episodio trasse un libro dal titolo “Un ricordo di Solferino” dove descrisse le condizioni dei feriti e lanciò l’idea di creare in tempo di pace un’organizzazione che intervenisse in tempo di guerra a favore dei militari feriti. Il successo di quel libro in tutta Europa scosse le coscienze dell’opinione pubblica e portò il 22 agosto 1864, 16 rappresentanti di altrettanti governi a firmare la Prima convenzione di Ginevra. Era l’atto ufficiale della nascita della Croce rossa. I ragazzi, nonostante nei programmi scolastici delle scuole primarie non sia considerato il periodo del Risorgimento (si fermano alla caduta dell’Impero romano), hanno saputo con attenzione apprezzare le varie spiegazioni e i luoghi. Per loro è stato un piacevole momento di incontro con la storia e con due città, esempi di solidarietà. “E’ stato emozionante – spiega un’alunna – vedere e toccare con mano i cannoni dell’Ottocento. Come massimo rispetto va ai resti dei soldati di tutte le nazioni, caduti nella battaglia del 1859 a Solferino. O vedere una vecchia ambulanza, lettighe ancora di legno usate decenni fa nel bel museo di Castiglione delle Stiviere”. Insomma è stata un’occasione, divenuta realtà, grazie alla disponibilità della Scuola primaria Teresio Olivelli e alla programmazione, in ogni aspetto, dei volontari della Croce rossa mortarese unita alla collaborazione delle guide di Solferino e Castiglione (e in particolare al Museo internazionale della Croce rossa aperto appositamente per accogliere i giovani amici della Lomellina). Ogni pullman aveva a bordo almeno un volontario che ha spiegato prima di arrivare cosa si sarebbe visitato. Mentre due pulmini, carichi di altri volontari, hanno preceduto, seguito e scortato i ragazzi da Mortara a Solferino e Castiglione e poi seguendoli nei vari luoghi. Unendo, simbolicamente, la storia (con le sue battaglie e feriti) all’attualità della Croce rossa.

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4 - Losanna, il 30 settembre 2011
SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI, LOSANNA

LA CROCE ROSSA NEL MONDO DI OGGI :  UMANITÀ QUALE RISPOSTA ALLA VIOLENZA

Conferenza del Dottor Cornelio Sommaruga
Già Presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa
Presidente onorario di Iniziative e Cambiamento Internazionale, Caux
Presidente onorario del Centro Internazionale di Sminamento Umanitario, Ginevra

Grüss Gott! Ma come è possibile che questo cittadino della Svizzera italiana ci saluti – direte - con un’ espressione del Nord delle Alpi ? Né Austriaco, né Bavarese e nemmeno Svizzero tedesco sono, ma questa espressione di saluto colà usata è la più bella di quelle che conosco, nelle quattro lingue che parlo. Grüss Gott, porta a chiamare l’Altissimo a testimonio, e magari anche ad ispiratore del dialogo che si inizia. Ecco perché dico a voi tutti, Signore e Signori, un poderoso Grüss Gott!

Cito   “Un uomo tutto solo,
…una voce cosí tenue,
... Questo è il mio posto! Uno solo - uomo o donna - puó fare la differenza!”

Questi versi – in una mia libera traduzione dall’inglese – sono tratti da un racconto teatrale chiamato “Solferino” – recitato per la prima volta a San Fransisco nel 1985 – e sono parole che pronuncia Henry Dunant.

Eccoci quindi a quanto vorrei raccontarvi oggi, ringraziando cordialmente la Dante Alighieri di Losanna per l’invito: tutto è cominciato a Solferino - a qualche decina di chilometri dalla costa meridionale del Lago di Garda - dove un uomo solo, quasi per caso presente nella regione dell’immane battaglia, che vide il 24 giugno del 1859, affrontarsi le truppe franco-piemontesi di Napoleone III e di Vittorio Emanuele II di Savoia da un lato, all’esercito imperiale austriaco di Francesco-Giuseppe dall’altro. Era la Seconda Guerra d’Indipendenza d’Italia che si svolgeva nel triangolo con le punte a Brescia, Verona e Mantova. La Chiesa maggioredi Castiglione della Stiviere ha servito a Henry Dunant come lazzaretto improvvisato per i feriti della battaglia di Solferino, a sette Km. da lì.

Dunant fu proprio colpito dalla straordinaria disponibilità personale di azione, dal senso di responsabilità e dallo slancio di solidarietà delle donne lombarde. Vi è una bella pagina del suo libro “Souvenir de Solferino” in cui il Dunant dice testualmente delle donne di Solferino e Castiglione che dimostrarono “la stessa benevolenza a tutti quegli uomini di origine così diverse e che sono per esse tutti parimenti stranieri…Onore a queste creature caritatevoli, onore alle donne di Castiglione: niente le ha fatte arrestare, niente le ha stancate o scoraggiate e la loro dedicazione modesta non ha tenuto conto alcuno, né di fatiche, né di fastidi, né di sacrifici.” E Dunant dice ancora “la consapevolezza morale dell’importanza della vita umana, il desiderio di alleviare un po’ le torture di tanti infelici o di risollevarne l’animo abbattuto, l’attività forzata ed incessante in momenti simili, infondono un’ energía umana straordinaria, che crea come un’autentica bramosia di portar soccorso a quanti piú sia possibile.”

Ma come non ricordare qui anche le dieci e più pagine che Henry Dunant dedica nel suo libro a Brescia, la città la più vicina al campo di battaglia, da cui erano partiti rifornimenti e soccorsi e che accolse dopo Solferino e Castiglione un gran numero di feriti. Dunant vi arriva alla

fine di giugno del 1859 e dice che questa città “graziosa e pittoresca” si era trasformata in un immenso ospedale: “le sue due cattedrali, le sue chiese, i suoi palazzi, i suoi conventi, i suoi collegi, le sue caserme, in una parola tutti i suoi edifici sono occupati dalle vittime di Solferino”. Dunant parla del senso di organizzazione e della generosità dei Bresciani e ne loda la Municipalità. In breve una bella pagina che sottolinea lo spirito umanitario dei Bresciani.

Il ruolo dell’Italia nell’origine della Croce Rossa è anche  ricordato dalla lapide che si trova nel Duomo di Castiglione: infatti – come detto -  fu lì che, curando i feriti della battaglia di Solferino, nacque l’idea della Croce Rossa. È per questo che – nel 2009 – ho tenuto a ritornare sul posto 150 anni dopo le operazioni belliche. Questa esperienza di solidarietà e responsabilità vissuta dal Dunant fu confermata cinque anni dopo con la prima Convenzione di Ginevra “per migliorare la sorte dei militari feriti negli eserciti in campagna.”

 Per giungere alle convenzioni, ci voleva tuttavia un gruppo di cittadini che rilevasse l’idea di Henry Dunant e che diventasse il promotore di un accordo tra Stati. E’ cosí che nacque nel 1863 il Comitato internazionale, piú tardi chiamato della Croce Rossa, composto allora da 5 Ginevrini. Ma per riunire i plenipotenziari dei governi che dovevano negoziare e siglare le Convenzioni, ci voleva un governo ospite, che convocasse la conferenza diplomatica. Fu il Consiglio federale svizzero che prese questa iniziativa.

Il documento, firmato 147 anni fa nell’Hôtel de Ville di Ginevra dai plenipotenziari di 12 stati, fra cui il Regno d’Italia, aveva carattere rivoluzionario. Dopo solo dieci giorni di consultazioni la grande idea del Dunant, divenne realtà, prendendo una forma concreta: il Comitato e la Convenzione. Perché dico accordo rivoluzionario, per quell’ epoca? Gli stati – per la prima volta - riconobbero in modo chiaro ed esplicito che i soldati feriti e morenti non erano semplicemente un inevitabile, e quindi trascurabile, prodotto secondario delle guerre. No! Le vittime delle guerre sono persone che soffrono e nessuno può permettersi di dimenticarle ed ancora meno di ripudiarle – solidarietà e responsabilità erano così entrate nel Diritto internazionale.

Queste vittime hanno il diritto di essere assistite ed aiutate, sia dagli amici che dai nemici, senza alcuna discriminazione. Non dimentichiamo l’appello delle donne lombarde che curavano i feriti, “tutti fratelli” dicevano e proclamavano quindi il principio fondamentale  d’imparzialità. Non ci sono vittime buone e vittime cattive: tutte hanno diritto di essere soccorse e le Convenzioni di Ginevra moderne, del 1949, che sono quattro, indicano che le vittime da proteggere e da assistere sono i feriti sul campo di battaglia su terra, i feriti e naufraghi di guerra in mare, i prigionieri e le popolazioni civili. Dunque tutti i non combattenti o non piú combattenti. Sono principi morali comuni a tutte le religioni, culture e convinzioni che sono assurti ad obblighi di carattere legale vincolanti per tutti i belligeranti.

Tutto questo mi fa pensare alla parabola del Buon Samaritano. Bisogna leggere e rileggere questo testo del Vangelo di San Luca, perché vi si ritrovano, come nel gesto di Dunant e delle donne lombarde, i grandi principi della Croce Rossa. E’ un gran gesto di umanità quello del viandante straniero, perché Samaritano in terra di Giudea, che come terzo passa davanti al ferito abbandonato. Lo soccorre e lo porta al primo ostello, lasciando anche i soldi perché sia ben curato con grande senso di responsabilità. Egli agisce in piena indipendenza in quanto nessuno lo ha incaricato di soccorrerlo, ma è il suo senso di solidarietà che lo spinge. E la sua neutralità è dimostrata dal fatto che non va a cercare chi ha commesso il fatto e non accusa nessuno. Ed infine la sua imparzialità è sottolineata giacché non si interessa di sapere chi è, da dove viene e quale sia l’origine della vittima.

Il diritto esiste, ma troppo spesso – lo sapete, lo sentite, lo vedete – questo Diritto di Ginevra è ignorato o addiritturagravemente violato, e cosa sorprendente ed altamente deludente, anche da contingenti militari di paesi che ne erano stati, fino a dieci anni fa, i promotori e che si dicevano i grandi difensori dei diritti umani, anche in situazioni di conflitto armato. Nel momento in cui vi parlo, ci sono migliaia di prigionieri di guerra e detenuti politici fra i quali anche feriti e malati che hanno passato lunghi mesi o meglio anni di cattività e che sono divenuti veri e propri ostaggi a cui non si risparmiano diverse forme di tortura. Vi sono bambini che muoiono per mancanza di cibo o di assistenza medica a causa della guerra, anche se un aiuto è “ante portas”, ma bloccato dall’uno o l’altro belligerante. Altre persone che hanno perso tutto nelle guerre vagano tra le rovine delle loro case, in cerca di un segno di vita dei loro cari. Altri si ritrovano senza un braccio o una gamba a causa di una mina terrestre brillata al loro passaggio: le sofferenze provocate agli uomini dai loro simili sono infinite! Lo sforzo di diffondere ed educare i responsabili al rispetto del diritto di Ginevra è immenso: la Croce Rossa tutt’ intera, il Comitato internazionale e le Società Nazionali hanno come primi questa responsabilità, ma è chiaro che è il dovere dei governi dei quasi 200 stati che hanno firmato le Convenzioni di Ginevra di rispettarle e farle rispettare dai loro eserciti! Tutto questo rienta nel quadro dell’ educazione controla violenza, che deve cominciare anche in famiglia.

 Mai nessuno Stato ha perso una battaglia perché ha rispettato le regole del Diritto di Ginevra; al contrario, molti Stati e governi hanno perso molto di più (di stima e di reciprocità fra l’altro) quando hanno gravemente violato i principi umanitari. Dobbiamo tutti sentirci responsabili di mobilitare le buone volontà di tutti. Dobbiamo far nascere nei governi e nei gruppi di opposizione armata riflessi umanitari. Dobbiamo convincere l’opinione pubblica che anche in tempo di guerra sono possibili manifestazioni di umanità. Quando tutti si saranno convinti e ne avranno la certezza, i diritti degli indifesi non saranno più calpestati. E questo lo affermo anche all’inizio di questo secondo decennio del XXI secolo, che è cominciato con tanta violenza e tante azioni terroristiche. Lasciatemi dire che le Convenzioni di Ginevra del 1949 sono ancora adatte a queste situazioni, particolarmente se prendiamo in considerazione i principi umanitari contenuti nell’articolo 3 comune, che si applica a tutte le situazioni di violenza armata, che ci sia o no un conflitto, secondo la Corte Internazionale di Giustizia. L’essenziale non è di fare una revisione delle Convenzioni, ma soprattutto di applicarle e di farle applicare, e di rendere perfettamente universali i due protocolli aggiuntivi del 1977, che approfondiscono la protezione dovuta ai civili, che sono ora ratificati solo dall’80% degli stati. Con ciò non voglio denigrare gli sforzi di riflessione fatti dalla dirigenza attuale del CICR per una revisione eventuale della Convezioni su punti specifici.

Ho detto di farle applicare. Si, perché le Convenzioni di Ginevra nel loro comune articolo primo, chiedono agli stati firmatari, non solo di applicare le norme contenute negli accordi, che sono ius cogens, ma anche di farle rispettare dagli altri paesi parti alle Convenzioni. Nasce così una corresponsabilità evidente in relazione al rispetto del diritto.

Responsabilità anche nostra e solidarietà, che può contenere l’aiuto immediato e concreto, che per essere efficace non deve limitarsi a gesti caritativi isolati, ma che, come lo suggeriva già il Dunant, occorre di una struttura solida ed organizzata per affrontare con successo le grandi tragedie dell’umanità. E’ cosí che l’organizzazione della Croce Rossa, che resta una famiglia piuttosto complessa a causa soprattutto dei diversi campi di lavoro umanitario, richiama un aiuto strutturato e specifico. Ausiliare dei pubblici poteri le Società Nazionali – come pure la loro Federazione ed il CICR, fondatore del Movimento e responsabile di ogni azione in situazione di conflitto – sono tutte legate dai sette principi fondamentali della Croce Rossa: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità, che sono la “magna carta” del Movimento.

Se il principio di imparzialità di cui abbiamo già parlato e quello di neutralità (“ne uter”, per avere la fiducia di tutti: la Croce Rossa si astiene dal prendere parte a controversie di natura politica razziale, religiosa o filosofica) sono determinanti per l’azione del Comitato internazionale, quelli di unità ed indipendenza sono essenziali per l’avvenire del Movimento ed impongono molta disciplina alle Società Nazionali. Quanto spesso ho dovuto, nei miei 13 anni di presidenza del CICR, insistere sul rispetto di questi principi nei confronti delle Società Nazionali e soprattutto dei governi, che ambedue queste categorie hanno sottoscritto. La perdita di indipendenza rappresenta un rischio non trascurabile di sottomissione a programmi governativi, che, anche se hanno una motivazione umanitaria di base, presentano spesso aspetti politicizzati. E’ per questo che continuo ad essere critico nei confronti della Croce Rossa Italiana che è oggi, una volta di più, commissariata. Vorrei anche ricordare che non si può agire sotto la protezione armata delle truppe nazionali, anche perché ciò mette in pericolo la percezione della neutralità istituzionale.

Ma naturalmente, il principio di umanità resta quello fondamentale: prevenire ed alleviare in ogni circostanza le sofferenze degli esseri umani; esso mira al rispetto della persona umana e proteggerne la vita e la salute. Favorisce la comprensione reciproca, l’amicizia e la cooperazione fra tutti i popoli. Gli altri 6 principi sono sussidiari e servono a realizzare pienamente quello di umanità.

Perché “Croce Rossa”, mi domanderete. Ne ho parlato molto, ma pur descrivendovi i principi, non vi ho veramente detto cosa è, e perché si chiama cosi. Uno dei miei predecessori, il Presidente del CICR Max Huber ha detto – e così rispondo al primo quesito – “Il principio essenziale e decisivo della Croce Rossa è l’idea della responsabilità dell’essere umano per la sofferenza.” Credo che non occorrono più dettagli, se non quello di ricordare un'altra frase di Max Huber: “Non dobbiamo fare discorsi ai popoli del mondo. Quello che importa, non è tanto quello che dice la Croce Rossa, ma quello che è, e quello che fa con dedizione, disinteresse e perseveranza.”
 
Ma ancora una volta perché si chiama Croce Rossa questo movimento? La domanda viene raramente posta in quanto la sua immagine è totalmente radicata in noi – con risvolti positivi, ma talvolta anche negativi – che si tralascia di approfondirne le ragioni. Dunant aveva insistito sulla necessità di proteggere il personale volontario che si sarebbe occupato di feriti di tutte le parti con un unico emblema universalmente riconosciuto. Non fu lui a proporre il simbolo. Il compito fu lasciato agli esperti del primo incontro di Ginevra, i quali, non si sa bene dagli atti di chi fosse l’iniziativa, scelsero di ritenere come emblema protettore la bandiera svizzera con i colori invertiti, anche in riconoscimento del fatto che la Svizzera aveva convocato la conferenza ed in riconoscimento della neutralità permanente elvetica. La Croce Rossa è un simbolo semplice, ben visibile ed anche facilmente eseguibile da chiunque, per esempio col sangue di un ferito su un drappo bianco. La croce rossa nacque dunque da quella proposta lí 146 anni fa, accettata all’unanimità, ed immediatamente recepita dal diritto internazionale nella prima Convenzione di Ginevra, senza legame diretto con il simbolo della cristianità, in quanto sin dall’inizio la neutralità del nascente movimento era diretta anche nei confronti delle diverse confessioni religiose. La croce rossa cominciò dunque allora la sua trionfale e pacifica penetrazione nel mondo, ben prima che il Movimento si chiamasse così: fu infatti per un’ iniziativa olandese, che le Società Nazionali, ed anche quello che adesso è il CICR, recepirono ufficialmente negli anni settanta dell’800 il nome di Croce Rossa. Da allora legioni di volontari invisibili combatterono e combattono, non con il ferro e con il fuoco, ma spinti dall’ideale della fratellanza e della solidarietà umana, assumendosi la strenua e difficile lotta contro le sofferenze e molte forme di ingiustizia. Si, la Croce Rossa non è un’ideologia, ma un atto concreto e spontaneo, che raggiunge l’uomo nel cuore delle sue sofferenze fisica e morale. Ma perché, mi chiederete ancora, questa Mezzaluna Rossa, che si vede nel logo di una trentina di Società Nazionali. Effettivamente, vi è qui una contraddizione con il desiderio di Dunant e della Conferenza di Ginevra di avere – per ragioni di neutralità – un simbolo unico internazionalmente riconosciuto. La Mezzaluna Rossa è entrata di fatto nel movimento già prima della fine dell’ ‘800 quando i volontari turchi dell’Impero Ottomano – nella guerra dei Balcani contro l’Impero Russo – si rifiutarono di utilizzare la croce rossa, sostituendola con la mezzaluna rossa, che era nella loro bandiera nazionale. Fu solo dopo la prima guerra mondiale, quando vi fu una conferenza di revisione delle Convenzioni nel 1929, che la mezzaluna fu ufficialmente riconosciuta come emblema protettore. Sono i governi a scegliere uno degli emblemi da utilizzare per il loro paese (servizi medici dell’ esercito e società nazionali). I due emblemi hanno lo stesso significato e comportano gli stessi obblighi e diritti, in particolare nel campo della protezione del simbolo. E’ cosí che col passare degli anni, per diverse Società Nazionali dei paesi di religione islamica la mezzaluna ha sostituito la croce. L’aspetto religioso del simbolo è quindi stato sottolineato più dalla mezzaluna che dalla croce, che viene ancora oggi utilizzata da paesi islamici come l’Indonesia ed il Senegal. Da un paio di anni c’è un altro emblema addizionale che potrà essere scelto, il cristallo rosso. Anche questo per accomodare quei paesi, in particolare Israele, che hanno difficoltà con uno degli altri emblemi. Avevo io stesso, in un mio articolo nella Rivista internazionale della Croce Rossa del luglio 1992, proposto di lavorare per la ricerca di un nuovo logo da aggiungere agli esistenti. Governi e Società nazionali, dopo lunghe consultazioni e negoziati, sono finalmente nel 2005 riusciti a concludere un Protocollo che fissa un  emblema addizionale. L’emblema ulteriore del Leone rosso con il Sole, che figura ancora nella prima Convenzione è ora in disuso, da quando c’è stato il cambiamento di regime in Iran.

Quando arrivai a mia sorpresa, col sostegno di mia moglie e dei miei sei figli, al Comitato internazionale della Croce Rossa – l’istituzione responsabile, per mandato delle Convenzioni di Ginevra, di proteggere ed assistere tutte le vittime di guerra - scelsi il mio motto, in una trilogia: costanza, rigore, umiltà. Il delegato del CICIR – e quindi anche il suo Presidente – deve avere la tenacia di non rinunciare alla prima difficoltà, la costanza quindi, che forgia la disposizione morale di tutto il lavoro, non solo della Croce Rossa, ma di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che si impegnano nelle azioni umanitarie. Questo è ancora più importante in un periodo così teso, dove non bisogna assolutamente scoraggiarsi nell’affrontare situazioni di guerra, che sia civile o internazionale, e le conseguenze del terrorismo. Ho sempre considerato che la responsabilità del CICR era veramente universale davanti alle miserie del mondo, che richiamavano più che mai la sua presenza attiva con perseveranza e con rigore professionale, basando la sua azione sulle Convenzioni e sui principi fondamentali.

Se insisto anche sull’umiltà è che la battaglia contro la sofferenza non può infatti mai essere veramente vinta, ma è piuttosto una lotta difensiva di ogni giorno. E’ l’impegno del terzo combattente fra i fronti, che il CICR considera suo dovere al di là delle disposizioni giuridiche, quindi anche sulla base della propria iniziativa umanitaria in favore del rispetto della dignità umana in situazioni di conflitto internazionale o interno.

Certo sono stato confrontato a tante difficoltà: la sicurezza dei nostri delegati - ho avuto diversi sequestri e purtroppo un numero ingente di perdite di vite umane -; le finanze, che quando lasciai nel 1999 il CICR necessitavano di un miliardo di franchi svizzeri annui; la politica del personale, con l’integrazione progressiva di delegati non svizzeri; la costante pressione su governi e gruppi ribelli armati, per far rispettare le regole umanitarie; la presenza nelle organizzazioni internazionali ed in incontri bilaterali ad alto livello, intesi sempre a spiegare le finalità ed i principi di azione del CICR; le scelte spesso delicate di apertura di delegazioni sul campo, sapendo che le Convenzioni chiedono al CICR di essere presente in tutti i conflitti armati; l’indipendenza da sottolineare costantemente da Società nazionali e da governi, anche da quello svizzero, e tante altre sfide. Mi resi anche conto della grande verità proclamata da uno dei miei predecessori, che diceva: il Presidente del CICR è come un nuotatore solitario nell’oceano della politica internazionale che deve avere la forza di non mai bere, in quanto facilmente affogabile nelle controversie, ciò che gli impedirebbe di essere neutrale, credibile ed efficace. È per questo che ho spesso recitato la preghiera di San Francesco:

“Signore dammi
la serenità di sopportare quello che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare quello che posso,
la saggezza per distinguere le une dalle altre.”

Oggi, undici anni dopo aver terminato il mio mandato al CICR, sono sempre più convinto che il compito primario deve essere quello della prevenzione. Viviamo in un mondo sempre più complesso e pochi sono quelli che si preoccupano dei grandi problemi del mondo di oggi, quali la povertà assoluta di un terzo dell’umanità, la fame, la sete, la deteriorazione ecologica, pochissimi poi delle disparità economiche e sociali, dell’enormitàdelle spese militari (che raggiungono oggi l’iperboloica somma di 1.600 miliardi di dollari) , delle pandemie infettive, della corruzione dilagante e dell’inondazione dei paesi in via di sviluppo di armi leggere e della disseminazione di mine terrestri. Le campagne di Afghanistan e Irak – questa ultima che considero illegale ed illegittima - ed il conflitto israelo-palestinese (con l’intollerabile carneficina di Gaza), come pure la campagna di Libia (erroneamente basata sul principio della “responsabilità di proteggere”) hanno occultato tanti altri grandi conflitti regionali, quali il Darfur nel Sudan, l’Ituri nell’Est della Repubblica Democratica del Congo (ex-Zaire) e lo Sri-Lanka e diversi altri.C’è dunque da preoccuparsi e da lavorare per risolvere i grandi problemi del mondo. Anche se è compito degli Stati, la società civile, voi ed io, non possiamo disinteressarci. La società aperta in cui viviamo ci chiama ad assumere la responsabilità di ricordare al potere politico dove sono le priorità. La risposta agli atti di terrorismo deve sempre essere quella del diritto e non quella di guerra. Guai alla vendetta! E se mezzi militari dovessero essere necessari, la proporzionalità deve essere osservata, come pure il diritto internazionale umanitario che non ammette punizione collettiva. Anon dice che “la più efficace forma di vendetta è il perdono.”

Accennavo poc’anzi alle mine terrestri. Non posso infatti tralasciare di parlarvi della mia iniziativa del 1994 di lanciare un appello per la proibizione assoluta delle mine. La marcia su Brescia – città che includeva la Valsella , industria produttrice di mine antipersone - marcia promossa da Emma Bonino, ritenne la mia attenzione sul problema della proliferazione di fabbriche di armi anche per le mine antipersona – che sono vigliacche e nascoste – e che nell’istante fatidico dell’esplosione possono avere conseguenze che durano un’eternità, perché le mine e le sottomunizioni di bombe a dispersione continuano a uccidere e mutilare diverse volte al giorno bambini, donne e uomini e magari anche militari che le hanno messe a terra .I miei medici e le mie infermiere mi scongiuravano di fare qualcosa, perché non si poteva continuare solo ad amputare e rimettere in piedi i mutilati con le protesi. E’ così che presi l’iniziativa dell’appello del 1994 che, visti gli scarsi risultati dei negoziati dell’ONU, portò alle trattative ed alla firma della Convenzione di Ottawa, contro le mine antipersona, che prevede il divieto di fabbricare, di esportare, di tenere in deposito e di usare queste armi. Anzi ne chiede la disruzione di quelle negli arsenali ed esige una bonifica sistematica del terreno minato. All’inizio erano pochi paesi (il Canada, il Belgio. l’Austria e la Norvegia soprattutto) che riuscirono - con l’aiuto del Movimento internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, con in testa il CICR – a trascinare un numero ingente di governi nel negoziato, dove i miei collaboratori del CICR hanno avuto un ruolo molto importante nella redazione dei testi. 120 paesi hanno firmato nel dicembre 1997 la Convenzione. Le parti sono oggi oltre 160, molti progressi sono stati fatti, ma purtroppo siamo ancora lontani dall’universalità, in quanto mancano fra l’altro USA, Russia, Cina Pakistan ed India.

Vorrei raccontare un avvenimento che ha avuto un impatto importante per arrivare alla Convenzione. Dopo il mio appello del 1994 volli impegnare i paesi del G7 per una dichiarazione antimine. Era l’anno della presidenza italiana. Feci un “non paper” che diedi con particolare enfasi agli Ambasciatori a Ginevra del Canada (che aveva un nuovo primo Ministro, che avevo incontrato in aprile) e d’Italia a causa del verice che si preparava per luglio a Napoli. Chiesi di vedere il Presidente del Consiglio Berlusconi, che per finire mi ricevette e parlammo per mezz’ora di mine. Prese l’impegno per l’Italia, dicendomi “mi costerä molto, ma lo farò per ragioni umanitarie”. Non ho mai capito se si trattasse per lui di un costo politico oeconomico. Comunque ci fu un risultato positivo, in quanto il comunicato del Vertice G7 contiene una frase senza ambiguità :  “we willassign priority to the problem of antipersonnel landmines, including efforts to curb their indiscriminate use, halt their export and assist in their clearance worldwide”.

Ancora un ultimo punto che vorrei proclamare come credo personale, anche in risposta al referendum costituzionale svizzero del 29 novembre2009contro la costruzione di minaretti, con un risultato che deploro. In Svizzera come altrove la tradizione umanitaria deve portarci a combattere l’infezione latente volta ad escludere lo straniero, che – non dimentichiamolo – ha da secoli dato, attraverso l’immigrazione, un apporto importante alla ricchezza culturale dei nostri paesi. Dobbiamo sostenere movimenti di lotta contro le diverse forme di razzismo e quelli in favore dei diritti umani e di dialogo tra religioni e culture. Dobbiamo distruggere il regno dell’esclusione, rispettando i diritti dei diversi gruppi sociali ed il diritto di tutti gli uomini e donne alla propria identità. Usare valori religiosi o morali per discriminare, umiliare o escludere le persone di un’altra religione o di cultura straniera è spregevole, come abbiamo solennemente detto, già dieci anni fa, nell’Appello Spirituale di Ginevra, di cui fui uno dei promotori!Il libero arbitrio di cui disponiamo non può essere usato nel distruggerci. Non dimentichiamo in questo contesto il motto del Movimento della Croce Rossa che è “per humanitatem ad pacem.”

Al momento di concludere desidero sottolineare il piacere che ho avuto di parlare davanti ad una Sezione Dante Alighieri. Non posso in questo contesto tralasciare di menzionare il mio impegno a Roma, quando ero Segretario all’Ambasciata di Svizzera, per realizzare un numero speciale della rivista Il Veltrodedicato alle relazioni italo-svizzere, in tutti i campi. Fu un enorme lavoro per scegliere i temi e trovare gli autori ed il finanziamento, ma fu una vera riuscita: era nel 1967. Lo ricordo anche perché contiene un ottimo contributo di Paul Ruegger sul CICR (di cui fu Presidente), che sottolinea – con la sensibilità di un ex Ministro di Svizzera a Roma – il profondo legame con la storia d’Italia. Chi si interessa dovrebbe trovarlo alla Biblioteca Cantonale Vodese.

Le mie parole di congedo vogliono ricordare che questo grande contributo dell’Italia ad un’opera mondiale di  solidarietà e responsabilitàdeve dar riscontro ai versi dell’Inferno di Dante, che, certo conoscete, ma che val la pena di non dimenticare: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza.”

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5 - A Roma dal 25 al 27 novembre il Congresso Nazionale di Storia della Medicina
Si svolgerà a Roma, presso il complesso di Santo Spirito in Sassia, nei giorni 25, 26, 27 novembre 2011, il Congresso Nazionale di Studi "Organizzazione e Legislazione Sanitaria nei 150 anni d'Italia unita", organizzato dall'Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria e dalla Società Italiana di Storia della Medicina.

Nell'ambito del programma il    26 novembre   è prevista la sezione di storia della Croce Rossa, diretta dal Prof. Paolo Vanni,
Delegato nazionale alla Storia della Croce Rossa.
I cultori di storia della Croce Rossa che intendano partecipare possono mandare il titolo con il proprio nome

a Lungotevere in Sassia, 3 -  00193 Roma. (tel. o66893051, Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )

o al Prof. Armocida Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
e per conoscenza alla mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

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6 - link all’invito della Croce Rossa Italiana di Thiene per gli eventi
3 novembre 2011 alle ore 20,30
presso Chiesa S.Maria Maddalena
Via S.Maria Maddalena
Thiene (VI)

4 novembre ore 12,30
Rifugio Al Granatiere
Zona Monumentale di Monte Cengio
Altopiano di Asiago

www.caffedunant.it/articoli/2011/474/INVITO.pdf

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Aula Magna Corso di Laurea Scenze Internazionali e Diplomatiche  Via Alviano 18 Gorizia

Giornata di Studio sul

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