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Standing Commission


n 471 del 27 agosto 2011 Stampa E-mail
domenica 28 agosto 2011

27 agosto 2011

nr. 471
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Nota di Aggiornamento sulla situazione del Museo:

Il Museo questa settimana è stato aperto mercoledì, giovedì e venerdì con l'abituale orario.

Corriere della Sera  pagine della Lombardia, del 26-8-2011,
http://www.ow8.rassegnestampa.it/crocerossaitalianaac/PDF/2011/2011-08-26/2011082619513747.pdf

Gazzetta di Mantova del 26-8-2011
http://www.ow8.rassegnestampa.it/crocerossaitalianaac/PDF/2011/2011-08-26/2011082619517122.pdf

Relazione sintetica della Conferenza di Paolo Ghirardi,
CONFERENZA STAMPA MUSEO INTERNAZIONALE DELLA CROCE ROSSA – 25/08/2011
 
Oggi presso il Museo Internazionale della Croce Rossa si è tenuta una conferenza stampa indetta dal Commissario regionale della Lombardia  Maurizio Gussoni . Lo scopo era quello di chiarire la situazione in cui si è venuto a trovare il Museo negli ultimi tempi.

Alla presenza di rappresentanti della Amministrazioni Comunali di Castiglione ( Assessore Maghella ), di Solferino ( Sindaco Bignotti ), dell’ Assocazione Amici del Museo ( Sig.ra Dalla Bona ), dello I.A.T. ( Sig.ra Marai ) e di giornalisti della Provincia, Il Commissario Regionale ha illustrato le motivazioni economiche che hanno portato alla parziale chiusura del Museo. Una riduzione sostanziale del contributo erogato dalla Regione Lombardia ha messo in gravi difficoltà il Comitato di Croce Rossa che si è visto ridurre il budget, al punto da dovere prendere la decisione di ridurre l’apertura del museo a soli tre giorni la settimana.
Lo stesso Commissario Regionale ha comunicato che il Museo è parzialmente riaperto da oggi, grazie all’impiego di dipendenti della C.R.I. di Milano. La prospettiva auspicata è quella di riaprire il Museo a regime, entro la fine di settembre ( reintegrando le precedenti dipendenti ).

A seguire , l’Assessore Maghella ha comunicato che in una riunione di giunta tenutasi in mattinata prima della conferenza stampa  il Comune ha deciso di assumersi l’onere della gestione finanziaria del Museo ( manutenzione, dipendenti ) a condizione di avere un rientro economico sugli introiti ( ingressi, visite guidate, gadgets ). Ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione Comunale di riattivare la gestione a regime e ha comunicato che si sta stendendo una bozza di convenzione tra l’ Amministrazione stessa e il Comitato Regionale C.R.I che è in fase  di perfezionamento e che verrà formalizzata in tempi brevi. Il Commissario Regionale ha sottolineato, in proposito, che nella convenzione sarà stabilito che la gestione museale resterà di competenza della Croce Rossa.

Il sindaco Bignotti, dal canto suo, ha ribadito la disponibilità immediata del Comune di Solferino a contribuire alla soluzione del problema, anticipando un contributo straordinario entro fine anno. Ha ribadito inoltre l’importanza del Museo come elemento per il territorio da valorizzare e confermare come risorsa turistica in  sinergia con I.A.T., Associazione Turistica Colline Moreniche, Associazione “ Amici del Museo”, Hotel Jean Henry Dunant.

E’ seguito l’intervento della Sig.ra Dalla Bona ( “Amici del Museo “ ) che ha sottolineato come esista una realtà imprenditoriale  che si muove nella direzione della promozione e della crescita del Museo; ha dichiarato inoltre che l’Associazione è disponibile ad intervenire per supportare l’emergenza e a studiare iniziative di marketing per la promozione di questa importante istituzione. Ha auspicato l’intervento di privati in appoggio al funzionamento del Museo.

Nel corso del dibattito si è auspicato che venga costituito un Consiglio di Amministrazione, peraltro già previsto nella bozza di convenzione di cui sopra come ha sottolineato il commissario Regionale Maurizio Gussoni. Sono emerse proposte interessanti tra le quali quella di fare un promozione massiccia presso gli istituti scolastici della provincia.
La conferenza stampa ha evidenziato la volontà di salvaguardare questa importante istituzione e va dato atto, soprattutto all’Amministrazione Comunale di Castiglione, dell’impegno profuso in tal senso.
Possiamo perciò dire che siamo in grado di guardare al futuro con un realistico ottimismo e che la pausa ferragostana  non ha impedito agli organismi competenti di mobilitarsi, anche grazie agli appelli che la popolazione ( di Croce Rossa e non ) aveva mosso.

Di Paolo Ghirardi
 
Contenuto del Caffè:
 
1- 24-08-2011 Comunicato stampa 11/173
Somalia: lanciati nuovi programmi di alimentazione salvavita
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
2- 16-08-2011 Intervista
Non c’è un vuoto giuridico nel cyberspazio
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
3- 23-08-2011
Tenere i bambini a scuola per prevenire la malnutrizione
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
4 - I CONGRESSO NAZIONALE
“LA SANITA’ MILITARE NELLA STORIA D’ITALIA”
Torino, 17 settembre 2011
 
5 - XIV Giornata di Studio sul Diritto Internazionale Umanitario - Caravaggio (BG)
Sabato 24/09/2011
“L’Evoluzione del Diritto Internazionale Umanitario e dei Diritti Umani nei Conflitti Armati contemporanei”.
 
6 - Pavia dal 10 al 30settembre 2011
MOSTRA DOCUMENTARIA
150 anni di storia d’Italia attraverso la Croce Rossa: una tradizione di servizio umanitario senza frontiere.
Castello Visconteo – Pavia

7 - Istituto per la storia del Risorgimento italiano - Comitato provinciale di Cremona
Cremona il 23.9.2011 alle ore 17
la conferenza: “Nascita e attività della Croce Rossa durante le guerre per l’Unità d’Italia”
relatore prof. Paolo Vanni
(Delegato Nazionale alla Storia della Croce Rossa Italiana – direttore dell’Ufficio storico della CRI Comitato Regionale Toscana)
Museo civico di Cremona Sala Puerari
– via Ugolani Dati, 4 – Cremona

 

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1 - 24-08-2011 Comunicato stampa 11/173

Somalia: lanciati nuovi programmi di alimentazione salvavita

Nairobi/Ginevra (CICR) – Nel sud della Somalia, il numero di bambini e di madri che soffrono di malnutrizione aumenta rapidamente. La Mezzaluna Rossa Somala, con il sostegno del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), ha lanciato quattro nuovi programmi ambulatoriali di alimentazione terapeutica nei suoi dispensari delle regioni di Gedo e di Bakool, colpite dal conflitto e dalla siccità.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

«Circa il 20% dei Somali soffrono di malnutrizione acuta e questo è molto preoccupante», dichiara il dottor Ahmed Mohamed Hassan, presidente della Mezzaluna Rossa Somala. «È vitale che i servizi siano estesi a tutto il paese, per cercare di salvare dalla malnutrizione il maggior numero possibile di bambini di meno di cinque anni e di donne che allattano.

Con il lancio di quattro nuovi programmi, i centri di alimentazione della Mezzaluna Rossa Somala coprono oggi tutto il paese, comprese le zone maggiormente colpite dalla malnutrizione. A Afgoye, nella regione di Banadir, saranno presto avviati altri sei programmi terapeutici ambulatoriali, con l’obiettivo di rafforzare i servizi attuali. Nelle zone isolate, 13 équipe mobili di salute e nutrizione trattano i pazienti che non possono recarsi in un dispensario. Un nuovo programma di alimentazione che completa l’alimentazione terapeutica regolare andrà a beneficio di circa 49.000 bambini che soffrono di malnutrizione e 24.000 donne incinte o che allattano.

Fra marzo e luglio, il numero di ammissioni nei centri di alimentazione terapeutica della Mezzaluna Rossa Somala è raddoppiato. È stato assunto del personale aggiuntivo per far fronte al flusso di pazienti.

Il CICR ha rinnovato gli edifici che ospitano i dispensari e continuerà a sostenerli attraverso consegne regolari di materiali sanitari e di cibo per i bambini colpiti da malnutrizione, le donne incinte o le donne che allattano, formando anche il personale. Il CICR ha inoltre aiutato a creare le équipe mobili che trattano i pazienti nelle zone isolate.

Dal mese di ottobre 2010, la Somalia è preda di una grave siccità che ha un effetto devastante su una popolazione già indebolita da due decenni di conflitto armato. Il CICR apporta un sostegno a lungo termine a 39 dispensari amministrati dalla Mezzaluna Rossa Somala. La maggior parte dei dispensari propongono dei servizi ambulatoriali di alimentazione terapeutica. Inoltre, il CICR aiuta la popolazione a prodursi il cibo, fornendo delle sementi, degli attrezzi e formazione. Dal mese di giugno, quando la situazione umanitaria è peggiorata notevolmente, il CICR ha distribuito delle razioni alimentari a 162.000 persone nel sud e nel centro della Somalia.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/news-release/2011/somalia-news-2011-08-24.htm

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2 - 16-08-2011 Intervista
Non c’è un vuoto giuridico nel cyberspazio

La guerra informatica e il diritto internazionale umanitario. In tutto il mondo, i decisori e i responsabili militari riflettono oggi sulle implicazioni della guerra informatica. Cordula Groege, consigliere giuridico del CICR, spiega che il quadro giuridico esistente è applicabile e deve essere rispettato anche nel cyberspazio.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Che cosa si intende per «guerra informatica» e perché il CICR se ne interessa?

La nozione di guerra informatica – o cyber guerra – è nebulosa e non è necessariamente intesa nello stesso modo dappertutto. Ai fini di questa discussione, intenderemo per guerra informatica i mezzi e i metodi di guerra che si basano sulla tecnologia dell’informazione – o cyber tecnologia – e che sono utilizzati nel quadro di un conflitto armato ai sensi del diritto internazionale umanitario, in opposizione alle operazioni militari cinetiche tradizionali.

Nello stesso modo, termini come «cyber attacchi», «cyber operazioni» o «attacchi contro delle reti informatiche» non hanno un significato giuridico internazionalmente riconosciuto e sono utilizzati in contesti differenti – che non sempre si limitano ai conflitti armati – e con accezioni differenti. Noi utilizzeremo il termine, ampio, di «cyber operazioni» per designare delle operazioni dirette contro o attraverso un computer o una rete informatica, per via di flussi di dati. Tali operazioni possono perseguire obiettivi diversi, come infiltrare un sistema informatico per raccogliere, esportare, distruggere, alterare e criptare dei dati o per innescare, modificare o manipolare dei processi controllati dal sistema infiltrato. Questa tecnologia può essere utilizzata in situazioni di guerra e, in certe circostanze, alcune di queste operazioni possono costituire degli attacchi ai sensi del diritto internazionale umanitario.

Le cyber operazioni possono suscitare delle preoccupazioni di ordine umanitario, in particolare quando i loro effetti non si limitano ai dati contenuti nei computer o nei sistemi informatici bersaglio, ma quando hanno come obiettivo di generare delle ripercussioni nel «mondo reale». Per esempio, infiltrandosi nei sistemi informatici di sostegno della parte avversa, chiunque potrebbe essere in grado di manipolare i sistemi di controllo della circolazione aerea, gli oleodotti e le centrali nucleari. Di conseguenza, l’impatto umanitario potenziale di certe operazioni di questo genere è enorme. Le cyber operazioni censite a oggi contro dei sistemi informatici in Estonia, Georgia o Iran non sembrano tuttavia aver avuto conseguenze gravi per la popolazione civile. Esse ciononostante mostrano come sia tecnicamente possibile interferire con i sistemi di controllo della circolazione aerea, terrestre o marittima, di dighe o di centrali nucleari a partire dal cyberspazio. Non si possono quindi scartare scenari potenzialmente catastrofici quali collisioni fra aerei, rilascio di sostanze tossiche da stabilimenti chimici o interruzione del funzionamento di infrastrutture e di servizi di importanza vitale, come le reti di approvvigionamento idrico e elettrico. Le vittime principali di operazioni di questo genere sarebbero civili.

Il diritto internazionale umanitario si applica alle cyber operazioni?

Il diritto internazionale umanitario (DIU) entra in gioco se degli attacchi informatici si verificano nel quadro di un conflitto armato – fra Stati, fra Stati e gruppi armati organizzati o fra gruppi armati organizzati. È opportuno quindi fare una distinzione fra la questione generale della cyber sicurezza – o sicurezza informatica – e quella più particolare delle cyber operazioni durante i conflitti armati. Se termini come «cyber attacchi» o anche «cyber terrorismo» evocano volentieri dei metodi di guerra, le operazioni a cui fanno riferimento non si verificano per forza nel quadro di un conflitto armato. Le cyber operazioni possono essere utilizzate, e lo sono di fatto, nel quadro di crimini commessi in situazioni che non hanno niente a che vedere con delle situazioni di guerra. Una gran parte delle operazioni famigliarmente qualificate come cyber attacchi consistono in realtà in attacchi che mirano a sfruttare delle reti per raccogliere in modo illecito delle informazioni e hanno luogo al di fuori di un quadro di conflitto armato. Tuttavia, nelle situazioni di conflitto armato, il DIU si applica quando le parti ricorrono a mezzi e metodi di guerra che si rifanno alla cyber tecnologia.

Se il DIU si applica alle cyber operazioni, cosa prevede in merito?

Il DIU non menziona esplicitamente le cyber operazioni. Per questa ragione e poiché lo sfruttamento della cyber tecnologia è relativamente nuovo e sembra introdurre, talvolta, un cambiamento qualitativo radicale nei mezzi e metodi di guerra, l’argomento secondo cui il DIU mal si adatta al cyberspazio e non può applicarsi alla guerra informatica è stato sostenuto in più di un’occasione. Tuttavia, l’assenza nel DIU di riferimenti specifici alle cyber operazioni non significa che esse si sottraggano alle regole del DIU. Se i mezzi e metodi della guerra informatica producono gli stessi effetti nel mondo reale che le armi classiche (distruzione, interruzione di servizi vitali, danni, feriti o morti), il loro utilizzo è regolato dalle stesse norme delle armi classiche.

Anche se nuove tecnologie di ogni genere sono costantemente messe a punto, il campo di applicazione del DIU è sufficientemente ampio per integrare questi progressi. Il DIU vieta o limita l’utilizzo di alcune armi in particolare, per esempio le armi chimiche o biologiche o le mine antipersona. Ma regolamenta anche, attraverso delle norme generali, tutti i mezzi e i metodi di guerra, e in particolare l’utilizzo di tutte le armi. È il caso, in particolare, dell’articolo 36 del I Protocollo Addizionale alle Convenzioni di Ginevra, che prevede che «nello studio, nella messa a punto, nell’acquisizione o adozione di una nuova arma, di nuovi mezzi o di un nuovo metodo di guerra, un’Alta Parte contraente ha l’obbligo di determinare se l’impiego non sarebbe vietato, in certe circostanze o in ogni circostanza, dalle disposizioni del presente Protocollo o da qualsiasi altra regola del diritto internazionale applicabile a questa Alta Parte contraente». Oltre all’obbligo specifico che impone agli Stati parte, questa regola mostra che le disposizioni generali del DIU si applicano alle nuove tecnologie.

Non si tratta, tuttavia, di concludere che non sarebbe necessario continuare a sviluppare il diritto in misura dell’evoluzione delle tecnologie o della migliore comprensione del loro impatto umanitario. Saranno gli Stati a doversi pronunciare in merito. Nel frattempo, è importante insistere sul fatto che non vi è un vuoto giuridico nel cyberspazio. Detto ciò, dobbiamo affrontare un certo numero di interrogativi relativi al modo in cui il DIU si applicherà nella pratica.

In che cosa le caratteristiche del cyberspazio rendono difficile l’applicazione delle regole del DIU?

I mezzi e metodi della guerra informatica non sono ancora sufficientemente compresi, salvo forse che dagli esperti tecnici che li mettono a punto e che vi fanno ricorso. La messa a punto di nuove tecnologie è spesso realizzata in segreto. Ora, per sapere se i mezzi e metodi della guerra informatica sono qualitativamente differenti da quelli della guerra tradizionale, e in quale misura, la cosa più importante è comprendere i potenziali utilizzi di queste nuove tecnologie e i loro possibili effetti nei conflitti armati.

Uno degli aspetti del cyberspazio che sembrerebbe porre dei problemi è il carattere anonimo delle comunicazioni. Nel quadro delle cyber operazioni effettuate quotidianamente, l’anonimato è la regola piuttosto che l’eccezione. È quindi impossibile, nella maggior parte dei casi, seguire la traccia dei loro autori. Ora, poiché ogni sistema di diritto è basato sull’attribuzione di responsabilità (nel DIU, a una parte in conflitto o a un individuo), questo causa delle notevoli difficoltà, in particolare, se è impossibile identificare l’autore di un’operazione e quindi individuare un legame fra detta operazione e un conflitto armato. In queste condizioni, diventa in effetti estremamente difficile determinare se il DIU si applica o meno all’operazione in questione.

Un’altra caratteristica del cyberspazio è, ovviamente, interconnessione. Le interconnessioni fra sistemi informatici, civili e militari, potrebbero complicare l’applicazione delle più elementari regole del DIU.

Quali regole del DIU si applicano alle cyber operazioni? In che modo possono essere applicate in questo mondo di interconnessioni?
 
Tutte le regole del DIU che normano la condotta delle ostilità si applicano potenzialmente nel quadro di un conflitto armato. Ci si può tuttavia domandare se queste regole siano pertinenti nel contesto di cui ci stiamo occupando e come potrebbero essere applicate. Prima di dare qualche esempio, è importante ricordare che una delle principali ragioni d’essere del DIU è proteggere la popolazione civile e le infrastrutture civili dagli effetti delle ostilità.

Fermiamoci su qualcuna delle regole fondamentali del DIU per illustrare l’importanza che esse hanno nel caso di cyber operazioni e anche per mostrare che la loro applicazione al cyberspazio solleva delle questioni complesse. Queste regole sono strettamente legate ai principi di distinzione, di proporzionalità e di precauzione.

Il principio di distinzione e il divieto di attacchi indiscriminati e sproporzionati

In virtù del principio di distinzione, le parti in conflitto devono, in ogni circostanza, fare la distinzione fra la popolazione civile e i combattenti e fra di beni civili e gli obiettivi militari. Gli attacchi indiscriminati, cioè gli attacchi che non sono diretti contro un obiettivo militare determinato o i cui effetti non possono essere limitati come previsto dal DIU, sono vietati. Ugualmente, sono vietati gli attacchi diretti contro degli obiettivi militari o dei combattenti dai quali ci si può aspettare che causeranno incidentalmente delle vittime fra la popolazione civile o dei danni a beni di carattere civile che saranno eccessivi rispetto al vantaggio militare concreto e diretto atteso; si tratta, in questo caso, di attacchi sproporzionati.

In altre parole, al momento di pianificare e condurre delle cyber operazioni, i soli obiettivi possibili, in base al DIU, sono gli obiettivi militari come i computer o i sistemi informatici che servono a sostenere le infrastrutture militari o le infrastrutture esclusivamente utilizzare a fini militari. Ne deriva che gli attacchi condotti a partire dal cyberspazio non possono essere diretti, per esempio, contro dei sistemi informatici utilizzati in stabilimenti sanitari, scuole o altre infrastrutture a vocazione strettamente civile. Quello che è preoccupante sul piano umanitario è il fatto che il cyberspazio è caratterizzato dalla sua interconnessione. Consiste in un numero considerevole di sistemi informatici connessi gli uni agli altri dappertutto nel mondo. I sistemi informatici militari spesso sembrano interconnessi con sistemi commerciali civili dai quali dipendono integralmente o parzialmente. Di conseguenza, non è sempre possibile lanciare un attacco informatico contro un’infrastruttura militare e limitarne gli effetti a quel solo obiettivo militare. Il ricorso a virus che si riproducono senza che possano essere controllati rischia di mettere in pericolo le infrastrutture civile e costituirebbe una violazione del DIU.

Obbligo di prendere delle precauzioni

La parte che dirige un attacco deve prendere tutte le precauzioni possibili per evitare o ridurre al minimo i danni causati incidentalmente alle infrastrutture civili o le sofferenze inflitte alla popolazione civile. Questo richiede che essa verifichi la natura dei sistemi contro i quali prevede di lanciare un attacco e che valuti i danni che potrebbero derivarne. Ciò implica anche che se è evidente che un attacco provocherà dei danni o delle perdite civili eccessive, esso dovrà essere annullato.

Inoltre, le parti in conflitto hanno l’obbligo di prendere le precauzioni necessarie contro gli effetti degli attacchi. Sarebbe quindi opportuno, al fine di proteggere la popolazione civile contro gli effetti indiretti di questi attacchi, che esse si assicurino che i sistemi informatici militari siano sufficientemente indipendenti dai sistemi civili. Il fatto che dei sistemi informatici militari dipendano da sistemi gestiti da imprese civili e usati anche a fini civili e che vi siano connessi potrebbe essere una fonte di preoccupazione.

Vista da un’altra prospettiva, la tecnologia dell’informazione potrebbe, d’altra parte, servire a limitare i danni causati incidentalmente alle infrastrutture civili o le sofferenze inflitte alle popolazioni civili. Potrebbe, esempio, rivelarsi meno pregiudizievole interrompere il funzionamento di certi servizi utilizzati per fini sia militari che civili che distruggere completamente delle infrastrutture. In questo caso, ci si potrebbe aspettare che, in virtù del principio di precauzione, gli Stati scelgano i mezzi meno dannosi per raggiungere i loro obiettivi militari.

Che cosa fa il CICR nel settore della guerra informatica?

Dobbiamo tenere presente che il potenziale militare e l’impatto umanitario della guerra informatica – nonostante tutto quello che leggiamo sui media sulla questione – sono lontani dall’essere compresi. Ciononostante non è escluso che le cyber operazioni abbiano delle conseguenze disastrose per i civili. È per questo che il CICR segue da vicino l’evoluzione della situazione in questo settore e ricorda alle parti in conflitto l’obbligo di rispettare il DIU. Siamo anche estremamente attenti alle iniziative che mirano a chiarire il diritto applicabile alle cyber operazioni nei conflitti armati. Per noi si tratta di riaffermare l’applicabilità del DIU, di prevenire l’indebolimento di questa branca del diritto provocato dalla moltiplicazione delle norme giuridiche e di ricordare a coloro che partecipano al mondo dell’interconnessione che la necessità di risparmiare la popolazione civile è più imperiosa che mai.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/interview/2011/cyber-warfare-interview-2011-08-16.htm

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3 - 23-08-2011
Tenere i bambini a scuola per prevenire la malnutrizione
Il sig. Omar, preside della Scuola Elementare di Raya, ha tenuto la scuola aperta durante l’estate per consentire l’accesso al cibo ai suoi alunni.
Di Faye Callaghan, in Kenya.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
È periodo di Ramadan, così molte persone nel nord est del Kenya stanno digiunando. È anche il periodo delle vacanze scolastiche. Ma a causa dell’effetto di una tremenda siccità in questa parte del paese, molte scuole sono aperte e molti bambini possono mangiare.

«Abbiamo iniziato due settimane fa dando ai nostri studenti del porridge di Unimix [una speciale farina di mais e soia arricchita di vitamine e zucchero, N.d.T.] e già posso vedere dei miglioramenti nei bambini», spiega il preside della Scuola Elementare di Raya, il sig. Omar, riferendosi all’integratore alimentare.

I bambini in questa parte del Kenya hanno pochissime provviste di cibo a casa, così la Croce Rossa Keniota (KRCS) sta rifornendo di cibo 52 scuole nella regione di Garissa. «Grazie alle donazioni, presto estenderemo il programma a tutte le 153 scuole presenti qui», afferma felice Kontoma Abdinasir, responsabile dei soccorsi della KRCS. «Alcune zone non hanno avuto una buona pioggia da 4 anni».

Alla Scuola Elementare di Raya un’infermiera sottopone i bambini ai controlli sulla malnutrizione e riporta i casi più seri alla clinica sanitaria locale. Prima che arrivassero le provviste alimentari, più di 100, sui 370 bambini della scuola, erano malnutriti. Adesso il sig. Omar dice che il numero è più basso. «Diamo loro 2 pasti al giorno: un porridge fatto con l’Unimix al mattino e un pasto di grano bulgur e di fagioli nel pomeriggio».

«La cosa triste è che penso questa comunità potrebbe essere autonoma per quanto riguarda il cibo, se solo avesse una formazione adatta. C’è un fiume poco lontano, per cui se sapessero come coltivare potrebbero almeno far crescere qualche raccolto», aggiunge.

La nutrizionista del KRCS Amina Mohammed è d’accordo. «Abbiamo bisogno di cambiare la mentalità di molte comunità, di mostrare loro che coltivare può essere una buona possibilità».

Il sig. Omar fa la propria parte. «Ho iniziato a coltivare a casa, così ho imparato molto su cosa funziona con questo clima. Adesso insegniamo a coltivare a scuola e abbiamo un’associazione con alcuni terreni dove i bambini possono essere coinvolti e piantare qualcosa da soli». Il sig. Omar afferma che se ci fosse un sistema di irrigazione per pompare l’acqua del fiume molte più famiglie potrebbero provare a coltivare. «Forse dovranno essere incoraggiare quando arriveranno le prossime piogge in novembre», aggiunge ottimisticamente.

Il programma di nutrizione della scuola ha anche il vantaggio di tenere i bambini in classe. Spesso durante i periodi di siccità, i genitori trovano dei compiti per i figli, come andare a prendere l’acqua o la legna per il fuoco, che impediscono loro di frequentare la scuola. Ma attraverso il cibo offerto ai bambini durante le vacanze, il sig. Omar è fiducioso che non ci saranno troppi abbandoni quando ricomincerà il trimestre.

Anche la nutrizionista Amina è fiduciosa ma ammette che deve essere fatto ancora del lavoro. «Guardi nei campi e vedi bambini di cinque anni pascolare le capre e giovani ragazze che vanno a prendere l’acqua. Dobbiamo aiutare i genitori a capire l’importanza dell’educazione», dice. Riflettendo sulla sua infanzia, afferma «Ho imparato sotto un albero, almeno ora ci sono delle aule e dei libri».

Rinvigoriti dai pasti, i bambini della Scuola Elementare di Raya corrono in classe e iniziano a recitare l’alfabeto in inglese per impressionare i visitatori.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa: http://www.ifrc.org/news-and-media/news-stories/africa/kenya/keeping-children-in-school-to-stave-off-malnutrition/

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4 - I CONGRESSO NAZIONALE
“LA SANITA’ MILITARE NELLA STORIA D’ITALIA”
Torino, 17 settembre 2011
Centro Incontri della Regione Piemonte
corso Stati Uniti 23

PROGRAMMA

venerdì 16 settembre

h. 16.30             Palazzo degli Istituti Anatomici, corso Massimo d’Azeglio 52

                           Visita al Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”, al Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando” ed alla mostra “ Medicina e chirurgia di guerra nel Risorgimento” allestita in occasione del Congresso dalla Direzione del  Museo di Anatomia e dall’Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino (ASTUT).
                           La mostra presenterà alcuni documenti ed una serie di strumenti utilizzati sui campi di battaglia ottocenteschi.

sabato 17 settembre
                           SESSIONE INAUGURALE
h. 8.30               Registrazione dei partecipanti
h. 9.00               Saluto delle Autorità e introduzione ai lavori da parte del Presidente Nazionale
                            A. N. S. M. I. gen. med. isp. capo dott. Rodolfo Stornelli
                           I SESSIONE MODERATORE: BRIG. GEN. MED. ALFREDO VECCHIONE
h. 9.30               brig. gen. med. prof. Antonio Santoro
                           Docente di Storia Militare, Università di Roma – Ispettore Difesan
                           La sanità militare nel centocinquantenario d’Italia: una generosa traccia nazionale
h. 10.00             prof. Giacomo Giacobini
                           Ordinario di Anatomia Umana, Università di Torino – Presidente Associazione Nazionale Musei Scientifici
                           Dall’Università ai campi di battaglia. Testimonianze di medicina militare ottocentesca nelle           collezioni del Museo di Anatomia di Torino
h. 10.30             prof. Virgilio Ilari
                           Professore associato di Storia delle Istituzioni Militari, Università Cattolica di Milano
                           La sanità militare degli eserciti cisalpino-italico e murattiano

h. 11.00             coffee-break

                           II SESSIONE MODERATORE: PROF. GIACOMO GIACOBINI
h. 11.30             prof. Vittore Pagan
                           Titolare del Corso di Specializzazione in Chirurgia Toracica, Università di Trieste
                           Le conseguenze delle due guerre mondiali sullo sviluppo della chirurgia toracica in Italia

h. 12.00             prof. Leonardo Raito
                           Professore incaricato di Storia Contemporanea, Università di Ferrara
                           La sanità militare e la guerra chimica durante il primo conflitto mondiale

h. 12.30             prof. Marco Galloni
                           Docente di Anatomia Veterinaria, Università di Torino – Presidente A. S. T. U. T.
                           Giovan Battista Eynaudi (1779-1835), un chirurgo militare tra Francia e Italia

h. 13.00             buffet

                           III SESSIONE MODERATORE: PROF. MARCO GALLONI

h. 14.00             prof. Andrea Scartabellati
                           NCTM  Studio Legale Associato, Responsabile delle Biblioteche,
                           Organizzazione del servizio neuropsichiatrico militare in guerra

h. 14.30             prof. Raffaele Attolini
                           Responsabile Centro di Chirurgia C. T. O. , Milano - Società Storica per la Guerra Bianca
                           L’ospedalizzazione nella IV° guerra d’indipendenza

h. 15.00             brig. gen. med. dott. Alfredo Vecchione
                           Comandante del Centro Ospedaliero Militare e Direttore del DMML, Milano
                           Alessandro Riberi, fondatore del Corpo Sanitario Militare

h. 15.30             coffee-break

                           IV SESSIONE MODERATORE: BRIG. GEN. MED. ANTONIO SANTORO

h. 16.00             dott. Maurizio Antonio Rosa
                           Ospedale San Carlo Borromeo, Milano
                           La Sanità Militare durante la guerra civile americana

h. 16.30             dott. Alberto Bersani
                           Consigliere Centrale Società Dante Alighieri, Torino
                           Iginio Bersani: diario di un aspirante ufficiale medico durante la I° guerra mondiale

h. 17.00             prof. Paolo Vanni
                           Ordinario di Chimica Medica, Università di Firenze – Delegato Nazionale alla Storia della Croce Rossa
                           1859-1864: nasce il regno d’Italia, nasce la Croce Rossa

h. 17.30             prof. Raimonda Ottaviani
                           Docente di storia della medicina, Università di Firenze
                           Louis Appia, medico militare durante la 1° e 2° guerra d’indipendenza

h. 18.00             Chiusura dei lavori e consegna degli attestati di partecipazione

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5 - XIV Giornata di Studio sul Diritto Internazionale Umanitario - Caravaggio (BG) 24/09/2011
“L’Evoluzione del Diritto Internazionale Umanitario e dei Diritti Umani nei Conflitti Armati contemporanei”.
    
La Croce Rossa - simbolo della speranza e della solidarietà per i più deboli

Il prossimo 24 settembre verrà inaugurata la XIV Giornata di Studio sul Diritto Internazionale Umanitario organizzata dal Comitato di Caravaggio della Croce Rossa Italiana: "e’ un’occasione qualificata per riflettere sui temi cruciali” - scrive tra l'altro il Commissario del Comitato Gianfranco Donati – “il simbolo della Croce Rossa è un baluardo di civiltà, di umanità, di speranza. Ci ricorda che l’uomo ha una missione di pace e giustizia da compiere e che solo nella solidarietà intesa come rispetto della persona umana e della sua dignità si può realizzare".

 L’incontro, presso il Centro Congressi del Verri Hotel di Caravaggio, affronterà il tema “L’Evoluzione del Diritto Internazionale Umanitario e dei Diritti Umani nei Conflitti Armati contemporanei”. I lavori si apriranno alle 9,15 e proseguiranno fino alle 17. “Siamo orgogliosi di aver dato corso a quella che è diventata ormai una tradizione, ma soprattutto un’occasione di approfondimento di questioni internazionali che, purtroppo, sono di drammatica attualità” dice il Commissario dei Volontari CRI di Caravaggio Comm. Abramo Castagna.

Il Convegno si aprirà con il saluto del Commissario Provinciale della Croce Rossa di Bergamo, cui seguirà l’introduzione del Prefetto di Bergamo oltre ad interventi del Presidente della Provincia Ettore Pirovano e dei Rappresentanti dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e dell’Aeronautica Militare.

L’incontro è il risultato dell’impegno dei Volontari CRI, in collaborazione con Istruttori di Diritto Internazionale Umanitario ed importanti organizzazioni umanitarie. Sarà anche l’occasione per mettere a confronto le differenti filosofie ed i metodi di lavoro messi in atto nelle operazioni di assistenza all’estero che vedono spesso protagonista la Croce Rossa Italiana.

In una tavola rotonda, studiosi e rappresentanti di Croce Rossa, Amnesy International, Comunità di Sant’Egidio, Parlamentarians for Global Action, Forze Armate e Docenti delle Università di Milano, Venezia e Roma, si confronteranno sulle tematiche dell’aiuto alle vittime delle guerre, portando esempi concreti e vissuti sul campo.

Il tutto verrà moderato dal prof. Carlo Focarelli, Professore Ordinario alla facoltà di Giurisprudenza - Laurea Magistrale presso l’Università LUISS “Guido Carli” di Roma. Questa iniziativa, è solo l’inizio delle celebrazioni organizzate per celebrare il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia.

 

Il Programma completo al link: http://www.caffedunant.it/index.php?option=com_content&task=view&id=616&Itemid=11

Per informazioni, rivolgersi a: Croce Rossa Italiana - Comitato di Caravaggio, Piazzale Stazione F.S., al numero 0363/52422, fax.0363/352154, e-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 

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6 - Pavia dal 10 al 30settembre 2011
MOSTRA DOCUMENTARIA
150 anni di storia d’Italia attraverso la Croce Rossa: una tradizione di servizio umanitario senza frontiere.
Castello Visconteo – Pavia

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7 - Istituto per la storia del Risorgimento italiano - Comitato provinciale di Cremona
nell'ambito delle Celebrazioni per l'Unità d'Italia si terrà a Cremona
23.9.2011 alle ore 17
organizza la conferenza:
“Nascita e attività della Croce Rossa durante le guerre per l’Unità d’Italia”

relatore prof. Paolo Vanni
(Delegato Nazionale alla Storia della Croce Rossa Italiana – direttore dell’Ufficio storico della CRI)

Sala Puerari presso il Museo civico di Cremona
– via Ugolani Dati, 4 – Cremona

Per informazioni ed iscrizioni:

Comm. Emanuele Bettini
Presidente Istituto per la storia del Risorgimento italiano - Comitato provinciale di Cremona
Viale Trento e Trieste, 33 - 26100 - Cremona
GSM. 335.833.76.99
www.istitutorisorgimentocremona.it

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GORIZIA 3 febbraio 2018 dalle ore 8,30 alle ore 17,30

Università degli Studi di Trieste sede di GORIZIA

Aula Magna Corso di Laurea Scenze Internazionali e Diplomatiche  Via Alviano 18 Gorizia

Giornata di Studio sul

"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

Per informazioni scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

In allegato pieghevole esplicativo e modulo iscrizione

Comunicato dalla Presidenza CRI Gorizia 

 

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