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n° 468 del 8 luglio 2011 Stampa E-mail
lunedì 01 agosto 2011

8 luglio 2011

nr. 468
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

--

 

Nota: Il Museo Internazionale della Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere, a causa di ristrutturazione,  nel mese di Luglio 2011 è aperto il mercoledì e il venerdì mattino dalle ore 9 alle ore 12.
 
Contenuto:
 
1 - Ginevra: Verso il Museo della speranza
Il  Museo si trasforma in un mondo in movimento!
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
2 - 24-06-2011 FAQ
Il CICR come definisce la tortura?
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
3 - 24-06-2011 FAQ
Cosa dice il diritto in merito alla tortura?
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
4 - 26-06-2011 Intervista
Tortura: il CICR rinforza la sua azione in favore delle vittime
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

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1 - Ginevra: Verso il Museo della speranza
 
Il  Museo si trasforma in un mondo in movimento!
 
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo ( pieghevole pubblicato dal Museo Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa di Ginevra in occasione della chiusura totale. Riaprirà nel 2013 www.micr.org)
 
Respirare  la speranza  e l’emozione

Sarà un’avventura,  non  un’esposizione
 
 In rottura con gli schemi della museografia tradizionale, la nuova scenografia sarà un’avventura d’iniziazione all’azione umanitaria contemporanea. Prima verrà  vissuta,i in seguito descritta, affinché i visitatori vengano coinvolti nelle tematiche e ricevano messaggi forti che restino nella loro memoria facendo si che diventino essi stessi  ambasciatrici e ambasciatori delle idee chiave della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.
 
Oltre la zona introduttiva, l’esposizione sarà organizzata in tre spazi tematici indipendenti:
-          difendere la dignità umana,
-          ripristinare i legami familiari,
-          rifiutare la fatalità (quest’ultimo dedicato alla prevenzione).
In ciascuno di questi, il visitatore passa prima attraverso una fase di sensibilizzazione, nel corso della quale vive una profonda esperienza emozionale. Poi in una seconda tappa, gli vengono offerte delle conoscenze che gli permettono di integrare le sue emozioni.
 
Per sottolineare meglio l’universalità del Movimento, questi tre spazi saranno concepiti da architetti-scenografi di fama internazionale e di orizzonti culturali differenti: Gringo Cardia (Brasile) Diébédo Francis Kéré  (Burkina Faso) e Shigeru Ban (Giappone). Gli spazi comprendono anche una 'finestra'  storica che ricordi che la Croce Rossa è la più vasta e la più vecchia organizzazione umanitaria del mondo.
 
Una cronologia generale – nello spirito dell’attuale “Muro del tempo” – sarà sviluppata in maniera interattiva. Sarà quindi completata da una carta del mondo affinchè ogni visitatore possa immediatamente scoprire gli interventi della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa nei differenti paesi.
 
Oltre a nuovi spazi, verrà realizzato un 'Centro Visitatori' che verrà condiviso con il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), comprende anche  un ristorante e un auditorium.  Questo rinforzerà le sinergie di accoglienza delle due Istituzioni.
Una nuova sala di 500 mq. sarà costruita nel livello inferiore del Centro dei Visitatori, e ermetterà l’organizzazione di esposizioni  temporanee  di alta qualità e assicurerà una regolare  presenza mediatica  alla nostra istituzione.
 
La concezione della nuova esposizione permanente è coordinata da Atellier Oï (La Neuveville) e la realizzazione del Centro dei Visitatori è opera di Group8 (Ginevra) .
 
 
 
Trasformare l’energia in movimento

I donatori, motori della costruzione
 
La costruzione del Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa  nel 1988 è stata totalmente finanziata, per 24 milioni di franchi svizzeri (circa 20 Mil di euro), grazie a donazioni private e a fondi pubblici, senza fare appello alle istituzioni della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
 
Questa metodologia  di finanziamento è  ancora il nostro obiettivo, sia per sviluppare la nuova esposizione permanente,  con un preventivo di 6 milioni di franchi svizzeri (circa 5 mil. di euro) sia riguardo alla co-partecipazione del Museo alla costruzione del Centro dei Visitatori, preventivato in 7 milioni di franchi svizzeri ( circa 5.800.000 euro) (il CICR ne assume per 10 milioni di franchi svizzeri = 8.300.000 euro).
 
Per assicurare la mutazione verso il XXI secolo ed incarnare tutte le speranze dell’umanitario, il Museo internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Ross deve raccogliere 13 milioni di franchi svizzeri, in totale, da donatori privati, imprese e istituzioni pubbliche, i cui nomi verranno aggiunti ai partners  che avevano già finanziato la prima costruzione.
 
Se voi condividete questi valori, che sono quelli della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, il Museo decisamente merita  il vostro impegno e il vostro sostegno.
 
 
 
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2-
24-06-2011 FAQ
Il CICR come definisce la tortura?
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
La tortura consiste nell’infliggere dei dolori o delle sofferenze acute, fisiche o mentali, al fine di ottenere delle informazioni o delle confessioni, di esercitare delle pressioni, di intimidire o di umiliare.
 
I trattamenti crudeli o disumani sono degli atti che procurano dolori o sofferenze gravi, fisiche o mentali, o che costituiscono un crimine grave contro la dignità della persona. A differenza della tortura, queste azioni non perseguono necessariamente un obiettivo particolare.
 
I trattamenti degradanti o umilianti, infine, sono degli atti che provocano un’umiliazione grave e reale o che costituiscono un crimine grave contro la dignità della persona e che sono di un’intensità tale che ogni persona si sentirebbe oltraggiata.
 
L’espressione «cattivi trattamenti» non è un termine giuridico, ma si riferisce a tutti gli atti sopra menzionarti.
 
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/faq/torture-icrc-definition-faq-2011-06-24.htm
 
 
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3-
24-06-2011 FAQ
Cosa dice il diritto in merito alla tortura?
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
 
Diritto internazionale umanitario
 
Le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro Protocolli Addizionali del 1977 contengono un certo numero di disposizioni che proibiscono in modo assoluto la tortura, i trattamenti crudeli o disumani e gli oltraggi alla dignità della persona.
 
L’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra, l’articolo 12 della Prima e della Seconda Convenzione, gli articoli 17 e 87 della Terza Convenzione, l’articolo 32 della Quarta Convenzione, l’articolo 75-2 comma a) e comma e) del Primo Protocollo Addizionale e l’articolo 4-2 comma a) e comma h) del Secondo Protocollo Addizionale proibiscono la tortura.
 
Durante i conflitti armati internazionali, la tortura costituisce un’infrazione grave ai sensi degli articoli 50, 51, 130 e 147 rispettivamente delle quattro Convenzioni. Secondo l’articolo 85 del Primo Protocollo Addizionale del 1977, queste infrazioni sono considerate come dei crimini di guerra.
Durante i conflitti armati non internazionali, si tratta di una violazione grave.
 
L’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra, inoltre, e gli articoli 75-2 comma b) e comma e) del Primo Protocollo Addizionale e 4-2 comma a) e comma h) del Secondo Protocollo Addizionale proibiscono gli «oltraggi alla dignità personale, in particolare i trattamenti umilianti e degradanti».
 
Durante i conflitti armati internazionali, questi atti costituiscono delle infrazioni gravi.
Durante i conflitti armati non internazionali, essi costituiscono delle violazioni gravi.
 
La proibizione, infine, della tortura, dei trattamenti crudeli o disumani e degli oltraggi alla dignità umana, in particolare i trattamenti umilianti e degradanti, è riconosciuta come una regola consuetudinaria nello studio del CICR sul diritto consuetudinario (Regola 90) e dal Tribunale Penale Internazionale per l’Ex Yugoslavia.
 
Diritto internazionale, universale e regionale, dei diritti dell’uomo
 
La proibizione della tortura e dei trattamenti crudeli, disumani o degradanti si ritrova anche nel campo del diritto internazionale, universale e regionale, dei diritti dell’uomo.
 
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (articolo 5), il Patto Internazionale relativo ai diritti civili e politici (articolo7), la Convenzione delle Nazioni Unite Contro la Tortura, la Convenzione Europea di Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (articolo 3), la Convenzione Interamericana dei Diritti dell’Uomo (articolo 5-2), la Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli (articolo 5) e la Carta Araba dei Diritti dell’Uomo (articolo 8) contengono delle disposizioni relative a questo divieto.
 
Diritto penale internazionale
 
In virtù dello Statuto della corte Penale Internazionale, la tortura e i trattamenti disumani, crudeli o degradanti costituiscono dei crimini di guerra in base all’articolo 8-2, comma a-ii), iii) e xxi) e comma c-i) e ii) e dei crimini contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7-1, comma f) e k) dello Statuto di Roma.
 
Diritto nazionale
 
In applicazione degli obblighi internazionali summenzionati, delle disposizioni relative alla proibizione della tortura e dei trattamenti crudeli, disumani o degradanti esistono anche negli ordini giuridici nazionali.
 
Così, costituzioni nazionali o altri testi fondamentali, il diritto penale (materiale e processuale), ma anche il diritto civile e il diritto amministrativo riflettono o dovrebbero riflettere queste obbligazioni internazionali e partecipare così alla messa in atto della proibizione e della prevenzione della tortura e dei trattamenti crudeli, disumani o degradanti.
 
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/faq/torture-law-2011-06-24.htm
 
 
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4-
26-06-2011 Intervista
Tortura: il CICR rinforza la sua azione in favore delle vittime
In occasione della giornata mondiale a favore delle vittime della tortura, il CICR riafferma il suo impegno nella lotta contro la tortura e i trattamenti crudeli, inumani o degradanti e spiega la sua nuova politica d’azione contro questo flagello. Édouard Delaplace, consigliere presso l’Unità persone private della libertà del CICR a Ginevra, spiega le poste in gioco e gli obiettivi dell’approccio del CICR.
 
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
 
Qual è la posizione del CICR nei confronti della tortura?
La posizione è molto chiara. La tortura è un affronto intollerabile contro l’umanità e la dignità. È e deve essere proibita in maniera assoluta. Non è soltanto un’esigenza giuridica, ma anche e soprattutto una convinzione etica e umana, che noi difendiamo e promuoviamo. Nessuna ragione, sia essa politica, economica, di sicurezza, culturale o religiosa, può giustificare il ricorso alla tortura e ad altre forme di trattamenti degradanti.
 
Dopo più di un secolo di visite ai detenuti, il CICR dispone di un’ampia base di conoscenze dei problemi legati alla tortura. Nel corso degli ultimi anni, il CICR ha visitato più di 500.000 detenuti in circa 80 paesi. Siamo quotidianamente testimoni dell’angoscia e della disumanizzazione di decine di migliaia di persone che sono state ferite nel corpo e nello spirito, a volte in modo irreversibile. È questo contatto privilegiato con le vittime della tortura che forgia la nostra convinzione e rafforza la nostra volontà di agire per lottare contro queste pratiche.
 
Si deve anche tenere presente che gli atti di tortura e i trattamenti crudeli, inumani o degradanti portano al loro interno i semi della distruzione dei legami sociali all'interno di una comunità o di una società. Essi costituiscono, infine, una violazione del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti dell’uomo.
 
La pratica della tortura tende a sparire? Quali sono le sue constatazioni?
Sfortunatamente no. La tortura è ampiamente diffusa. Nessun paese, nessuna società è oggi al riparo da questo fenomeno, in un modo o in un altro. Può trattarsi di un caso isolato in un commissariato di polizia, in una prigione oppure una pratica sistematica, istituzionalizzata. Ma qualunque di queste ipotesi è fonte, per il CICR, di grande preoccupazione.
 
È molto difficile avere delle cifre che permettano di farsi un’idea precisa dell’ampiezza del fenomeno. Il CICR ha comunque pubblicato nel 2009 i risultati di uno studio che ha condotto in otto paesi fra quelli maggiormente toccati dai conflitti armati o dalla violenza armata – Afganistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Georgia, Haiti, Liberia e Filippine – per cercare di comprendere come le popolazioni civili sono state colpite. Fra le persone direttamente vittime della violenza, il 17% hanno dichiarato di essere state torturate. Non possiamo estrapolare questa cifra, ma dà un’idea della prevalenza della tortura in periodo di conflitto armato.
 
Quali sono gli orientamenti dell’azione del CICR nella lotta alla tortura? Cosa c’è di nuovo?
La lotta contro la tortura è una priorità per il CICR. Abbiamo appena rivisto il quadro della nostra azione per riaffermare il fermo impegno del CICR, per convalidare le pratiche sviluppate nel corso degli ultimi anni e per proporre nuove forme di lavoro.
 
Il nostro obiettivo è offrire protezione e assistenza alle vittime dei trattamenti crudeli e alle loro famiglie. Sono questi i beneficiari della nostra azione.
 
Di nuovo c’è il lavoro che fa il CICR in partenariato con altri attori, per la riabilitazione delle vittime di torture o di altre forme di cattivi trattamenti. A ciò si aggiungono il sostegno che il CICR fornisce alle autorità al fine di migliorare le pratiche professionali che riguardano il trattamento delle persone private della libertà e la partecipazione alla messa in atto o al rafforzamento di un ambiente normativo, istituzionale ed etico che contribuisca a prevenire la tortura sia a livello nazionale o locale che a livello internazionale o regionale.
 
Concretamente, cosa fa il CICR per aiutare le vittime della tortura?
L’azione del CICR si basa sulle visite che effettua alle persone private della libertà, per valutare le loro condizioni di detenzione e il loro trattamento.
 
Noi sappiamo che, al momento dell’arresto e nei giorni che seguono, i rischi di tortura o di altre forme di cattivo trattamento sono i più elevati e le nostre visite hanno come obiettivo proteggere le persone private della libertà.
 
Siamo chiari, la nostra sola presenza non è sufficiente ad arrestare o a prevenire dei cattivi trattamenti. Ma queste visite, e i detenuti ce lo dicono, offrono loro un momento di tregua spesso salutare.
 
Per gli uomini e le donne che hanno subito la tortura, la visita di un delegato del CICR nel corso della loro detenzione è spesso sinonimo di un riconoscimento della loro esistenza, delle loro sofferenze. Restituire alle persone la propria dignità, trattenendosi con esse, dando loro del tempo, dell’attenzione, è il primo atto concreto di un delegato del CICR quando incontra un detenuto. Le visite del CICR possono anche essere l’occasione, per la vittima di cattivi trattamenti, per avere un incontro con un medico, che può per esempio informarla sulle eventuali conseguenze dei cattivi trattamenti subiti.
 
Queste visite permettono al CICR di offrire altri servizi: i detenuti possono in particolare contattare i loro famigliari e scambiare con essi delle notizie attraverso i messaggi di Croce Rossa.
 
Infine, il CICR prevede di impegnarsi sempre più sistematicamente al di fuori dei luoghi di detenzione in attività in favore della riabilitazione delle vittime, in cooperazione con delle istituzioni specializzate.
 
L’aumento del terrorismo internazionale, la moltiplicazione e la radicalizzazione dei conflitti armati hanno favorito un ambiente più tollerante nei confronti della tortura?
Il dibattito sulla tortura riemerge regolarmente. Probabilmente non ha mai avuto tanta risonanza come nel corso dell’ultimo decennio, amplificato dall’accesso quasi illimitato e in tempo reale all’informazione.
 
In un contesto di radicalizzazione dei conflitti, di resistenza a tutto ciò che è percepito come un’ingerenza negli affari interni e di mondializzazione della lotta contro il terrorismo, abbiamo visto tornare alla ribalta l’argomento secondo il quale la tortura sarebbe utile e costituirebbe il prezzo da pagare in cambio della nostra sicurezza. Un ragionamento opportunista che nega completamente il valore dell’essere umano.
 
La questione della tortura pone a tutti, sia come individui che come società, delle problematiche di ordine etico. Quale importanza accordare alla protezione della dignità delle persone private della libertà? La difesa della sicurezza individuale e collettiva può essere ricercata a discapito della protezione della dignità della persona umana, sia essa un presunto terrorista, un oppositore politico, un trafficante, un delinquente di diritto comune o una persona qualunque?
 
Il diritto ha chiaramente risolto queste questioni. La proibizione della tortura e dei trattamenti crudeli, inumani o degradanti è assoluta. E il CICR intende continuare a riaffermare e difendere questo divieto assoluto.
 
Il tema è, tuttavia, molto delicato. Il contesto che lei evoca ci invita a rivedere le nostre risposte e a trovarne di nuove, che siano fondate sul diritto ma che vadano anche al di là del diritto. È questa vigilanza in rapporto alle attuali poste in gioco che ci permetterà di rafforzare, in modo particolare, il divieto della tortura e di proteggere meglio le persone private della libertà.
 
Il CICR come può contribuire allo sradicamento della tortura? Può darci qualche esempio?
Il fenomeno della tortura è estremamente complesso e la sua apparizione, la sua rinascita e il suo incremento derivano da molteplici fattori, sia normativi, che istituzionali ed etici.
 
Il CICR adotta un approccio globale il cui obiettivo principale è la protezione, l’assistenza e la riabilitazione delle vittime. Ma la sua azione contribuisce anche alle messa in atto e al rafforzamento di un ambiente normativo, istituzionale ed etico propizio alla prevenzione di queste pratiche.
 
Il CICR agisce sul contesto normativo, affinché l’interdizione della tortura e delle altre forme di cattivo trattamento sia inserita nei testi costituzionali e affinché queste regole siano tradotte a livelli differenti.
 
Così, per esempio, le regole relative all’impiego della forza da parte delle forze dell’ordine o, ancora, il codice di deontologia degli avvocati, dei magistrati o dei medici devono integrare delle disposizioni relative all’interdizione dei cattivi trattamenti e alla loro prevenzione.
 
Agisce anche sul contesto istituzionale: per prevenire la pratica della tortura, è necessario che siano attivati certi meccanismi di controllo e delle misure disciplinari. Può trattarsi di meccanismi di monitoraggio e osservazione - come una visita di un’ONG o il sostegno al sistema giudiziario – ma anche di meccanismi di repressione delle violazioni, come le commissioni di inchiesta di polizia, giudiziaria o militare. Il CICR lavora per rafforzare questi meccanismi.
 
La sfida maggiore potrà essere il rafforzamento del contesto etico. Se certi valori non sono profondamente ancorati nella società, sarà molto più difficile lottare contro i cattivi trattamenti. Per il CICR, gli argomenti di ordine etico devono dunque essere al primo posto ed è in quest’ottica che, per avere un impatto reale, il CICR deve influenzare i dibattiti sulla tortura.
 
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/interview/2011/torture-interview-2011-06-24.htm
 
 
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