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n° 469 del 30 luglio 2011 Stampa E-mail
lunedì 01 agosto 2011

30 luglio 2011

nr. 469
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Nota:  Sul sito del Museo www.micr.it è scritto: “A causa di ristrutturazione, nel mese di agosto, il Museo rimarra' chiuso. Riaprira' a settembre”

Contenuto:
 
1 - 19-07-2011 Approfondimento
Repubblica Democratica del Congo: a fianco delle vittime di violenza sessuale
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
2 - 12-07-2011 Punto sulle attività
Sfollati interni: le attività del CICR nel 2010
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
3 - 04-07-2011 Comunicato stampa 11/147
Kuwait: rimpatrio delle spoglie di 32 soldati iracheni
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
4 - Perché  forse anche i “buoni” a volte proprio buoni-buoni non sono!
L’Olanda chiamata a rispondere del comportamento dei propri “caschi blu” per i fatti di Srebreniça (1995)
di  Riccardo Gozzi
 
5 - Editoriale del mensile “La Costa della Balena” di Castiglione Delle Stiviere (MN)
Luglio 2011
"I Musei della Croce Rossa  Castiglione - Ginevra  0 - 13 milioni di franchi svizzeri"
di Patrizia Zanotti

 

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1-
19-07-2011 Approfondimento
Repubblica Democratica del Congo: a fianco delle vittime di violenza sessuale
Per aiutare le vittime di violenza sessuale nell’est della Repubblica Democratica del Congo, il CICR sostiene le case di ascolto, luoghi in cui le vittime sono accolte e prese in carico da assistenti psicosociali. Maman Mbila parla del suo lavoro alla casa d’ascolto di Irangui, nel Sud Kivu.
 
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
 
Maman Mbila è un’assistente psicosociale nella casa d’ascolto di Irangui, a tre ore di strada da Bukavu, nel Sud Kivu. Questa struttura è una delle 50 case di ascolto sostenute dal CICR nell’est della Repubblica Democratica del Congo.
 
«Nel primo periodo del conflitto, con tutto ciò che accadeva, non abbiamo realizzato a che punto il numero di violenze sessuali era aumentato. Il loro numero era diventato allarmante. All’inizio, la maggior parte delle violenze erano perpetrate da uomini armati, poi hanno iniziato anche i civili. Era necessario reagire per prevenire questi atti e sostenere le vittime, offrendo loro cure mediche ma anche, e questa necessità è diventata rapidamente molto evidente, un sostegno psicologico».
 
Spazio d’ascolto
 
«La prima cosa che facciamo quando accogliamo una vittima di stupro è accompagnarla verso la struttura medica più vicina, affinché riceva delle cure, in particolare quelle che prevengono le malattie sessualmente trasmissibili e che devono essere somministrate entro le 72 ore successive alla violenza. In seguito offriamo loro uno spazio di ascolto. Qui possono parlare, riposarsi, riflettere e rimettersi in piedi».
 
Cambiare le mentalità
 
«Ci siamo resi conto che delle vittime non venivano al centro d’ascolto perché avevano vergogna o paura e, a volte, perché non lo conoscevano. Era quindi necessario che la casa d’ascolto si prendesse il suo spazio nella comunità. Abbiamo cominciato, allora, casa per casa, a sensibilizzare le comunità, le famiglie, le scuole,… Abbiamo anche contattato i capi tradizionali perché quando i nostri leader si impegnano abbiamo una buona speranza che le mentalità cambino».
 
L’anno scorso il CICR e i capi tradizionali hanno organizzato una festa che ha riunito gli abitanti di diversi villaggi. Erano 15 anni che non si vedevano delle feste tradizionali nella regione e abbiamo ballato e cantato! I ragazzi hanno messo in scena il percorso di una vittima di violenza sessuale e il ruolo della casa d’ascolto. In seguito, i capi si sono augurati che le loro comunità mostrassero un po’ più di empatia verso le vittime.
 
Se non abbiamo i mezzi per fermare la guerra, cerchiamo almeno di trovare delle soluzioni per aiutare le vittime!»
 
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/feature/2011/congo-kinshasa-feature-2011-07-19.htm
 
 
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2-
12-07-2011 Punto sulle attività
Sfollati interni: le attività del CICR nel 2010
In collaborazione con le Società Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, nel 2010 il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha fornito assistenza umanitaria a 4,3 milioni di sfollati interni in 32 paesi. Tutti avevano dovuto fuggire a causa di conflitti armati o di altre situazioni di violenza. L’organizzazione ha stanziato 200 milioni di franchi svizzeri [circa 172 milioni di euro, n.d.t.], pari al 20% del budget previsto per le operazioni del CICR per il 2010.
 
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
 
«Numerose comunità sfollate che hanno beneficiato dell’assistenza del CICR nel 2010 sono state vittime sia della violenza ricorrente che di condizioni ambientali estreme», spiega Anne Zeidan, responsabile del progetto del CICR sulle persone sfollate. «Le comunità spesso non sono in grado di fronteggiare gli effetti congiunti della violenza e delle catastrofi naturali. In tali situazioni, è essenziale fornire loro un’assistenza d’urgenza e aiutarle a ritrovare un’autonomia».
 
Nel 2010, il CICR ha prestato assistenza a 15,2 milioni di civili, di cui il 28% erano persone sfollate all’interno del paese di appartenenza. Le principali operazioni dell’istituzione in favore degli sfollati interni sono state condotte in Somalia, in Pakistan, in Sudan, nelle Filippine, in Iraq, in Repubblica Democratica del Congo e in Yemen.
 
PAKISTAN
 
Le operazioni di sicurezza nelle zone tribali sotto l’amministrazione federale (FATA) sono proseguite nel 2010, provocando lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone. A luglio, delle inondazioni devastanti ne hanno costrette molte di più a lasciare le loro case.
 
«Durante le inondazioni ci siamo rifugiati sulle colline», racconta un agricoltore. «Abbiamo perduto i nostri averi, le nostre bestie e le nostre coltivazioni. L’acqua ha portato via tutto ciò che ha incontrato sul suo passaggio, le nostre fonti di reddito, così come le nostre speranze».
 
Il CICR e la Mezzaluna Rossa Pakistana hanno fornito viveri, acqua e servizi sanitari a 1,4 milioni di persone. Il CICR ha anche distribuito sementi, fertilizzanti e attrezzi agricoli a decine di migliaia di persone sfollate a causa delle inondazioni.
 
SOMALIA
 
La Somalia ha subito le conseguenze disastrose di un conflitto che dura da più di due decenni. Nel 2010, una grave siccità ha colpito il paese. «Poiché l’agricoltura somala è dipendente dalla pioggia per il 90%, è stata gravemente colpita dall’attuale siccità», precisa Ottavio Sardu, un agronomo del CICR, che spiega che le conseguenze della siccità sia per le persone sfollate che per le comunità locali. «Stimiamo che il 70 % del prossimo raccolto andrà perduto».
 
Migliaia di Somali hanno abbandonato le loro case alla ricerca di sicurezza e di un riparo. Il CICR ha distribuito viveri a circa 500.000 persone sfollate e altri articoli a 679.000 persone. L’organizzazione ha intrapreso anche delle attività nel settore dell’acqua e dell’ambiente in favore di 400.000 persone e 170.000 persone sono state coinvolte in progetti agricoli, veterinari e microeconomici.
 
NIGER E MALI
 
Il Niger e il Mali sono due dei paesi i più poveri del mondo. Nel 2010, hanno subito una crisi alimentare di grande ampiezza, dovuta essenzialmente a una siccità eccezionale, che ha aggravato la situazione già difficile delle comunità sfollate che soffrivano gli effetti della violenza armata.
 
«Ora che la situazione si è un po’ calmata, le persone cominciano a ritornare alle loro case», spiega Allal Abdoulaye, del Mali. «Ma hanno perduto praticamente tutto. C’è una scarsità d’acqua. Le persone non possono più lavorare come prima: tutte le attività sono paralizzate. Ci sono anche molte tensioni. Almeno tutti possono rientrare in casa, grazie a Dio!». Nel 2010, il CICR ha fornito dei viveri, del materiale per costruire dei ripari e degli articoli domestici di prima necessità alle persone sfollate a causa delle violenze fra le comunità. Il CICR, inoltre, ha aiutato gli agricoltori colpiti dagli scontri a ricreare i loro mezzi di sussistenza.
 
LA STRATEGIA DEL CICR
 
Il CICR fornisce cure sanitarie o sostiene le strutture mediche in seno alle comunità sfollate, distribuisce articoli domestici di prima necessità e viveri, sostiene le attività agricole, gestisce dei servizi «acqua e ambiente» e conduce altre necessarie attività di assistenza.
 
L’istituzione lavora anche in collaborazione con le autorità nazionali e locali per vegliare affinché esse rispettino le proprie obbligazioni di proteggere tutte le categorie di persone sfollate: uomini, donne, ragazzi e ragazze. Il CICR, infine, aiuta le persone che sono separate dalle loro famiglie a riprendere i contatti con esse.
 
FATTI E CIFRE PER IL 2010
Numero di persone sfollate all’interno del proprio paese (sfollati interni) che hanno beneficiato dell’assistenza del CICR1: 4,3 milioni
 
Numero di paesi in cui il CICR ha fornito un’assistenza agli sfollati interni2: 32
 
Totale spese relative agli sfollati interni: 200 milioni di franchi svizzeri
 
Parte del budget previsto per le operazioni del CICR destinate alle attività in favore degli sfollati interni: 20%
 
Numero di sfollati interni che hanno beneficiato di un’assistenza, per regione:
·                  Africa: 2.287.000
·                  Asia: 1.232.550
·                  Medio Oriente: 571.000
·                  Europa e Americhe: 230.000
 
Paesi in cui il CICR ha realizzato i suoi principali programmi in favore degli sfollati interni:
1.        Somalia
2.        Pakistan
3.        Sudan
4.        Filippine
5.        Iraq
6.        Repubblica Democratica del Congo
7.        Yemen
8.        Kirghizistan
9.        Afganistan
10.     Repubblica Centroafricana
11.     Mali/Niger
 
Beni e servizi forniti dal CICR alle persone e alle comunità toccate dallo sfollamento interno:
·                  Cure sanitarie
·                  Articoli domestici di prima necessità
·                  Viveri
·                  Sostegno alle attività agricole
·                  Acqua
·                  Ambiente
·                  Protezione
·                  Ristabilimento dei legami famigliari
 
 
 
Note:
1.     Ad esclusione delle persone che hanno beneficiato esclusivamente delle attività del CICR nel settore del ristabilimento dei legami famigliari
2.     Nel 2010, il CICR ha prestato assistenza agli sfollati interni nei seguenti paesi:
- Africa: Ciad, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Guinea, Kenia, Mali, Niger, Nigeria, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Somalia, Sudan.
- Asia: Afganistan, India, Myanmar, Nepal, Pakistan, Filippine, Sri Lanka, Suva.
- Europa e Americhe: Azerbaijan, Colombia, Georgia, Haiti, Kirghizistan, Messico e Russia.
- Medio Oriente: Israele e territori occupati, Iraq, Yemen.
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/update/2011/internal-displacement-2010-update-2011-07-11.htm
 
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3 - 04-07-2011 Comunicato stampa 11/147
Kuwait: rimpatrio delle spoglie di 32 soldati iracheni
Ginevra / Kuwait / Bagdad (CICR) – Le spoglie di 32 soldati iracheni uccisi durante la Guerra del Golfo del 1990-91 sono state rimpatriate oggi attraverso il posto di frontiera di Abdaly / Safwan, sotto gli auspici del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
 
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
«È essenziale che le famiglie possano portare il lutto, anche se hanno dovuto attendere vent’anni», ha dichiarato Gérard Peytrignet, capo della delegazione regionale del CICR in Kuwait. «Le madri, i padri, le spose e gli altri membri della famiglia avranno almeno una tomba davanti alla quale poter piangere. Sarà la fine della terribile incertezza in cui vivevano».
 
I resti sono stati esumati da una zona di sepoltura in Kuwait, vicino a Abaly, da esperti in medicina legale, sotto la direzione di specialisti del Dipartimento kuwaitiano di criminologia. Rappresentanti del Ministero kuwaitiano dei Diritti dell’Uomo, della Commissione nazionale kuwaitiana per gli affari relativi alle persone disperse e ai prigionieri di guerra e delle Ambasciate in Kuwait degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno assistito all’esumazione, che è stata effettuata in presenza di delegati del CICR.
 
«Questa operazione dimostra l’impegno assunto dalle parti coinvolte di compiere tutto ciò che è in loro potere per fare chiarezza sulla sorte delle persone ancora oggi scomparse e di trasmettere le informazioni ottenute alle famiglie», ha affermato Peytrignet.
 
I membri della Commissione tripartita, che è stata creata nel 1991 sotto l’egida del CICR e che riunisce i rappresentanti dell’Iraq, del Kuwait e dei paesi della Coalizione del 1990-91 (gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia e l’Arabia Saudita) si sono impegnati a rafforzare le attività congiunte di ricerca e recupero dei resti delle persone che sono state dichiarate disperse in relazione alla guerra del 1990-91.
 
Le autorità kuwaitiane e irachene hanno cooperato pienamente all’operazione di rimpatrio. Come intermediario neutro, il CICR ha disposto, da entrambi i lati della frontiera, dei delegati che hanno potuto vegliare al corretto svolgimento del trasferimento.
 
In virtù del diritto internazionale umanitario, i parenti delle persone disperse hanno il diritto di sapere cosa è avvenuto ai loro cari. E le parti in conflitto hanno la responsabilità di ricercare le persone disperse e di informare le famiglie.
 
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/fre/resources/documents/news-release/2011/kuweit-news-2011-07-04.htm
 
 
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4 - Perché  forse anche i “buoni” a volte proprio buoni-buoni non sono!
L’Olanda chiamata a rispondere del comportamento dei propri “caschi blu”
per i fatti di Srebreniça (1995)
di  Riccardo Gozzi
 
 
A poco più di un mese dalla notizia dell’eccellente cattura (o vantaggiosa consegna!?[1]) di Ratko Mladic, il “cattivo” che, nel 1995,  ordinò alle truppe serbe al suo comando, l’esecuzione del genocidio dei musulmani di Srebreniça (il più sanguinoso crimine di guerra[2] dai tempi del secondo conflitto mondiale) e della sua conseguente estradizione all’Aja, per essere giudicato dall’ICTY (Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia), siamo probabilmente ancora troppo presi dall’entusiasmo per attribuire la giusta - a mio avviso -  considerazione ad una notizia apparsa nei giorni scorsi sulla stampa e cioè che anche i “buoni” sbagliano e che a volte vengono chiamati - giustamente - a risponderne.
Le truppe d’interposizione ONU (caschi blu), sono contingenti messi a disposizioni da uno o più Stati membri, su richiesta del Consiglio di Sicurezza, per operazioni di peacekeeping; general mente sottodimensionati, poco armati, con regole d’ingaggio pressoché inesistenti ed ingombranti caveat, con preparazione, etica e motivazioni probabilmente altrettanto fragili,  passibili - oltretutto - di ritiro da parte degli Stati di appartenenza (per motivi di sicurezza o altro). Eclatanti i fallimenti in Bosnia e Ruanda, ma se nel secondo caso un buon comandante (il generale canadese Dallaire) mise in condizione un contingente di soli 270 uomini di salvare migliaia di cittadini tutsi, nel primo, un ugual numero di soldati olandesi, comandati dal col. Carremans, non solo non fu in grado, ma quel che è più grave non provò nemmeno, di garantire la sicurezza della “safe zone” creata dalle N.U. a tutela dell’enclave musulmana di Srebreniça, col risultato che più di 8.000 musulmani maschi (dai 15 anni in su!) vennero sterminati ed occultati in fosse comuni di primo - secondo e persino terzo livello (a seguito dell’opera di riconoscimento dell’ICMP, il prossimo 16 luglio - ricorrenza ufficiale dell’eccidio - verranno inumati nel memoriale di Potocari, altri 700 corpi).
L’Olanda, sempre profondamente consapevole dell’insipienza delle proprie truppe, se da un lato ha cercato di difenderne l’operato, definendo inadeguato il mandato e tardiva o inesistente la copertura aerea più volte richiesta dal contingente, si è dall’altro adoperata concedendo cospicui contributi per la ricostruzione delle istituzioni, ma soprattutto materiale, in Bosnia. Certamente inappropriata ed offensiva, in primis per le vittime e per le loro famiglie, la cerimonia con cui, nel 2006, al personale Dutchbat I, II, III  vennero conferite le medaglie delle N.U. per la missione UNPROFOR!
Emblematiche alcune cause intentate per i citati fatti:
 - la prima, radicata dalle “Madri di Srebrnica” (associazione che raccoglie 6000 donne che hanno perso figli, mariti e fratelli) avanti all’ICTY, si è conclusa con la pronuncia di incompetenza della citata corte, in virtù dello statuto di immunità di cui gode l’ONU;
 - la seconda, radicata da due famiglie avanti ad un tribunale di prima istanza olandese, ha visto la corte d’appello (civile) di Amsterdam, in riforma dell’impugnata sentenza sfavorevole del 2008, riconoscere il principio che i propri congiunti - impiegati come lavoratori presso il contingen te - non furono da questo sufficientemente protetti (nel momento in cui i serbi chiesero la consegna delle persone rifugiatesi all’interno della base, il rapporto di lavoro avrebbe senz’altro dato titolo agli olandesi di rifiutare la riconsegna e di disporne la successiva evacuazione, assieme al proprio personale!) ed andarono per questo incontro a morte; seppur ancora non quantificato, l’Olanda sarà chiamata a corrispondere un risarcimento monetario.
Ritengo questa pronuncia un ulteriore - seppur piccolo - passo avanti nel processo di sensibilizzazione della comunità internazionale (anche se questo passa per il “portafoglio” e non per il “buon senso”!), per tutto ciò che ruota intorno alla tutela delle vittime dei conflitti; al di là delle discussioni sull’opportunità di sopravvivenza delle stesse N.U., con le proprie peculiarità e contraddizioni, dovrebbe essere chiaro che per stare dalla parte dei “buoni”, non possa essere sufficiente, nelle emergenze - siano esse complesse o semplicemente umanitarie - il mero dispiegamento di uomini, materiali e mezzi, senza un adeguato  apporto di conoscenza, rispetto, umanità, umiltà.
 
Note:
[1] La BIH punta al proprio ingresso nell’Unione Europea ed il contributo alla latitanza del gen. Mladic costituiva un grosso punto a sfavore!
[1] Il primo formale atto d’accusa – emesso nel luglio del 1995 – parla di genocidio e di crimini di guerra e contro l’umanità; un secondo atto – emesso nel novembre del 1995 – integra l’accusa di attacco ad una zona di sicurezza.

Volontario CRI Riccardo Gozzi
 
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5 - Editoriale del mensile “La Costa della Balena” di Castiglione Delle Stiviere (MN) Luglio 2011
"I Musei della Croce Rossa  Castiglione - Ginevra  0 - 13 milioni di franchi svizzeri"
di Patrizia Zanotti
 
 
A volte il caso dà delle date precise e segna simultaneamente le tappe di situazioni piacevoli, in un certo contesto, e spiacevoli in un altro. E’ il caso dei due Musei internazionali della Croce Rossa: quello di Ginevra e l’altro di Castiglione delle Stiviere.
Il primo, il più recente, è stato inaugurato nell'autunno del 1988 secondo un preciso e modernissimo dettame museografico e pone l'accento sui  drammi dei conflitti armati delle due Guerre Mondiali. Il secondo, quello più datato, aperto a Castiglione delle Stiviere il 25 Giugno 1959, è allestito nel modo tradizionale dei musei storici e i reperti più originali sono rappresentati da lettighe trainate a mano o ippotrainate della seconda metà del 1800.
Per Ginevra, creare un Museo rappresentava un'esigenza dettata dalla richiesta del gran numero di persone che ogni anno si recano nella città svizzera per visitare le istituzioni di Croce Rossa.
Castiglione delle Stiviere, invece, quando Ginevra pensava a come costruire il suo Museo, possedeva già una realtà ben consolidata, voluta dall'allora Sindaco Enzo Boletti e dalla sua gente, dentro un palazzo storico, situato vicino ai luoghi dove si combatté una delle più cruenti battaglie dell'800, quella di Solferino e San Martino.
Dal 1 Luglio 2011 sulla porta d’ingresso di entrambi i musei sta scritta la medesima frase: chiuso per ‘ristrutturazione’.
Ginevra dovrà rifare completamente i locali e rinnovare gli allestimenti (l’investimento sarà di 13 milioni di franchi svizzeri!) e la sua chiusura, annunciata già dallo scorso anno, durerà circa 24 mesi. La riapertura è prevista nella primavera del 2013, giusto in tempo per le celebrazioni dei 150 anni della fondazione della Croce Rossa, avvenuta durante la Prima Conferenza nell'0ttobre del 1863.
Il 1 Luglio 2011, parallelamente, è iniziato anche per il Museo della Croce Rossa di Castiglione delle Stiviere un periodo di parziale chiusura per ‘ristrutturazione’ (l’apertura è prevista solo nelle mattine di mercoledì e venerdì dalle ore 9 alle ore 12 per il mese di Luglio, così è scritto sul sito internet www.micr.it... per il mese di Agosto non si sa).
Diverse anche le modalità di comunicazione adottate per i due Musei: Ginevra comunicò la notizia della chiusura prolungata un anno fa, per non causare inconvenienti ai visitatori. Per il Museo di Castiglione delle Stiviere è bastata una frase pubblicata su internet e un biglietto apposto sul portone di via Garibaldi il 30 Giugno 2011.
La strategia di Ginevra è chiara e prende i tempi necessari e ben comunicati per il suo completo rinnovo. Quella di Castiglione decisamente meno e lascia alquanto perplessi pensare alla presentazione avvenuta nel bel cortile del Museo di Castiglione dei nuovi allestimenti delle audio guide e della sala 'Gulbibi' oltre alla presentazione del libro 'Croce Rossa, la scintilla di un'idea mondiale', manifestazione tenutasi solo cinque giorni prima della parziale chiusura.
Un aspetto vogliamo sottolineare: la lungimiranza dell'Amministrazione Comunale degli Anni Sessanta che, unitamente alla CARIPLO, aveva donato una cospicua somma (come ricordato nella lapide collocata alla sinistra dell'entrata del Museo di via Garibaldi) prevedeva un doppio vincolo di uso e destinazione.  Il vincolo sta nel fatto che il Museo dove essere mantenuto all'uso di Museo ed essere sviluppato promuovendone la conoscenza, acquisendo nuove collezioni, mostre e reperti storici. Se questi principi non venissero osservati il palazzo dovrebbe tornare al suo proprietario originario: il Comune di Castiglione delle Stiviere.
Speriamo che questa situazione a Castiglione duri lo spazio di un paio di mesi e auguriamoci che a Settembre il Museo riprenda la sua apertura negli orari abituali, 'tutti i giorni tranne il lunedì'.
La Costa va in vacanza e tornerà a Settembre, speriamo di darvi allora 'quella' buona notizia, altrimenti continueremo a denunciarne la gravità.
 
 
[1] La BIH punta al proprio ingresso nell’Unione Europea ed il contributo alla latitanza del gen. Mladic costituiva un grosso punto a sfavore!
[2] Il primo formale atto d’accusa – emesso nel luglio del 1995 – parla di genocidio e di crimini di guerra e contro l’umanità; un secondo atto – emesso nel novembre del 1995 – integra l’accusa di attacco ad una zona di sicurezza.
 
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