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n° 465 del 27 maggio 2011 Stampa E-mail
lunedì 30 maggio 2011

27 maggio 2011

nr. 465
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

 

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Contenuto:
 
1 - Comunicato stampa della Corte Penale Internazionale per i crimini in ex-Yugoslavia
L'Aia (NL), 26 maggio 2011
Il Tribunale accoglie con piacere la notizia dell'arresto di Ratko Mladic
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi
 
2 - 26-05-2011  Comunicato Stampa  11/120
Il CICR ​​si sforza di soddisfare esigenze come mai prima, tra i tagli di bilancio.
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
3 - 19-05-2011 Articolo di Mohammed Ben Ahmed
Guerra d’Algeria: memorie di un delegato del CICR
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

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1 - Comunicato stampa della Corte Penale Internazionale per i crimini in ex-Yugoslavia
L'Aia (NL), 26 maggio 2011
 
Il Tribunale accoglie con piacere la notizia dell'arresto di Ratko Mladic
 
traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi
 
Il Tribunale speciale per i crimini in ex-Yugoslavia accoglie con piacere l'annuncio di oggi (26 maggio, NdT) dell'arresto in Serbia di Ratko Mladic, sfuggito all'arresto 16 anni fa e latitante sino a questo punto. Mladic venne incriminato dall'Ufficio del Procuratore per genocidio, crimini contro l'umanita' e crimini di guerra commessi tra il 1992 ed il 1995 durante il conflitto in Bosnia-Herzegovina.
 
Il Tribunale spera in un rapido trasferimento di Mladic dalla Serbia a l'Aia, dopo l'espletamento delle importanti procedure giudiziarie previste dal codice serbo. Dopo il passagio di custodia nella mani del Tribunale, Mladic sara' detenuto fino all'unizio delle udienze davanti ad un giudice. In quel momento Mladic avra' la possibilita' di fare le proprie dichiarazioni di innocenza o colpevolezza per ciascuno dei capi di imputazione.
Sebbene accusato di crimini gravissimi, Mladic, cosi' come tutte le altre persone incriminate dal Tribunale, e' ritenuto innocente finche' non si provi la sua colpevolezza. La presunzione di innocenza si accorda bene con lo statuto del Tribunale che garantisce il diritto, riconosciuto universalmente, ad un processo equo.

L'arresto di Mladic rappresenta una pietra miliare nella storia del Tribunale e avvicina la Corte al completamento del suo mandato; su un totale di 161 persone incriminate, ora soltanto Goran Hadzic resta latitante. Ad oggi, si sono conclusi i procedimenti contro 126 persone, e 34 altre sono attualmente sotto processo.
 
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Il testo ufficiale dei capi d'accusa contro Mladic e' reperibile al sito
http://www.icty.org/x/cases/mladic/ind/en/mla-ai021010e.pdf
 
Informazioni piu' dettagliate sono scaricabili da
http://www.icty.org/x/cases/mladic/cis/en/cis_mladic_en.pdf
 
Tratto dal sito: http://www.icty.org/sid/10671
 
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2 - 26-05-2011  Comunicato Stampa  11/120
Il CICR ​​si sforza di soddisfare esigenze come mai prima, tra i tagli di bilancio.
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
Ginevra (CICR​​) - Sempre più, la sopravvivenza degli uomini, delle donne e dei bambini dipende in gran parte dagli aiuti umanitari .

I primi mesi del 2011 sono stati caratterizzati da crisi succedute in una rapida successione, in particolare in Costa d'Avorio e Libia, dove  i conflitti armati hanno aumentato la sofferenza – alcuni di questi sono in corso da decenni - e da altre situazioni di violenza. E 'in questo contesto e  sulla base di ristrettezze del budget 2010 che il  Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR​​) è stata presentato oggi dal presidente dell'istituzione, Jakob Kellenberger, durante una conferenza stampa a Ginevra.
"Il CICR lancia un appello per l'assistenza di emergenza finanziaria, ha dichiarato Kellenberger. Il finanziamento dell'azione umanitaria è soggetto a una notevole pressione. Diversi Stati donatori  ‘chiave’ sono stati colpiti dalla crisi economica globale, cosa che oggi  ha una ripercussione sulle risorse finanziarie disponibili per le attività umanitarie. Questa contrazione  finanziaria, rende complicato il compito  della messa in opera di una risposta umanitaria adeguata  nei paesi in guerra. "
"Importanti iniziative sono state adottate per consentire alla nostra organizzazione di rispondere rapidamente alle emergenze improvvise, come i conflitti scoppiati in Costa d'Avorio e la Libia", ha detto il presidente del CICR. In entrambi i paesi, il CICR ​​è stata una delle poche organizzazioni in grado di aiutare rapidamente  senza ritardi coloro che necessitano di assistenza, grazie ai suoi contatti con tutte le parti e il suo approccio neutrale e indipendente.
 
"Abbiamo dovuto reagire rapidamente, stabilire delle priorità e rivedere i nostri costi operativi e infrastrutturali sul ‘terreno’ e presso la sede", ha detto Kellenberger. E lo abbiamo fatto alla luce della nostra situazione finanziaria attuale, che ci ha costretti a ridurre il nostro budget iniziale per il ‘terreno’ per il 2011 di 80 milioni di franchi svizzeri - un calo del 7,6 per cento rispetto al bilancio originariamente previsto a 1,046 miliardi di franchi. Un decisione dolorosa, in quanto richiede un taglio di 40 milioni di franchi ai programmi di assistenza per fornire salute, acqua e servizi igienico-sanitari per le persone che sono colpite da conflitti interminabili, e per preservare la loro sicurezza economica. "

L'anno scorso nel  momento di  fare il punto sulle attività del CICR ​​in 80 paesi, il signor Kellenberger ha affermato che la capacità dell'istituzione di implementare rapidamente personale qualificato per fornire servizi di qualità le aveva permesso di  rafforzare senza indugio gli sforzi per far fronte a un deterioramento della situazione e di una necessità in rapido cambiamento.
"Essere in grado di raggiungere le persone che hanno bisogno del nostro aiuto è difficile in un certo numero di contesti, ha poi spiegato  Jakob Kellenberger. Se siamo in grado di soddisfare le loro esigenze è grazie alle nostre capacità operative e il nostro approccio basato sui  principi, alla nostra presenza in tutto il mondo, e alla nostra vicinanza alle comunità vulnerabili e alla nostra partnership, in particolare con le Società Nazionali di Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa presenti sul terreno. "

Il Presidente del CICR ha inoltre sottolineato che il terremoto di Haiti, le inondazioni di entità senza precedenti in Pakistan, gli scontri etnici in Kirghizistan e la siccità prolungata in Mali e in Niger aveva portato a un aumento della necessità di aiuto emergenza  venuto ad aggiungersi  a quei milioni di persone che in tutto il mondo subiscono  gli effetti dei conflitti armati ancora irrisolti.
Nel 2010, le spese dell'istituzione hanno raggiunto un livello record superiore a 1,1 miliardi di franchi svizzeri (circa 1,1 miliardi di dollari o 809 milioni di euro, sulla base del tasso di cambio medio del 2010). La più grande operazione in termini di bilancio del CICR ​​è stato il Pakistan, seguito da Afghanistan, Iraq, Somalia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Israele e territori occupati.
 
Principali cifre nel 2010
Nel 2010, il CICR ​​ha stanziato ben più della metà del suo bilancio totale per sostenere i programmi, per lo più svolti in Africa. Tale ripartizione è stata destinata a includere la massiccia operazione di soccorso attuate nel nord del Mali e del Niger, di cui hanno  beneficiato circa 300.000  vittime della siccità nelle regioni afflitte da notevoli incertezze e varie forme di violenza.
 
In tutte le operazioni indistinte, il CICR ​​ha distribuito cibo nel 2010 a oltre 4,9 milioni di beneficiari in tutto il mondo, contro 4,07 milioni nel 2009. Più di 3,2 milioni di persone hanno beneficiato dei suoi programmi di produzione alimentare durevole  e iniziative di micro-economia, mentre la sua attività di approvvigionamento in acqua, di igiene e di costruzione hanno contribuito con una dozzina di milioni di euro.  Con circa 5,2 milioni di beneficiari, le attività mediche e legate alla salute è rimasta una componente essenziale del CICR ​​nel 2010.
Il numero dei feriti di guerra curati all’ospedale regionale di  Mirwais  - sostenuta dall'istituzione - nella provincia afghana di Kandahar, ha raggiunto livelli record nel corso dell'anno. In Somalia, c'era anche un forte aumento del numero dei feriti di guerra accolti negli ospedali di Mogadiscio, sostenuto dal CICR​​. Nel 2010, il CICR ​​ha visitato 500.928 detenuti,  di cui 30.674  sono stati monitorati individualmente nei  1783 luoghi di detenzione. Queste visite hanno lo scopo di  garantire il rispetto della dignità dei detenuti e di prevenire la tortura, maltrattamenti o qualsiasi altra forma di abuso.

Essi mirano anche a garantire che i detenuti godano di condizioni di detenzione corrette e che essi possano scambiare  notizie con le loro famiglie, come richiesto dal diritto internazionale umanitario.
 
Originale Francese al link:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/annual-report-news-2011-05-26!OpenDocument
 
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3 - 19-05-2011 Articolo di Mohammed Ben Ahmed
Guerra d’Algeria: memorie di un delegato del CICR
Un ex delegato generale del CICR per il Maghreb e il Medio Oriente, Pierre Gaillard, ricorda le sue attività durante la guerra di indipendenza dell’Algeria, dal 1954 al 1962. Articolo pubblicato sulla rivista Al-Insani nell’ottobre 2010
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
A partire da quale data il CICR si è trovato implicato nel conflitto algerino?
 
Dall’inizio degli eventi del 1954 [Guerra di Liberazione Algerina, n.d.r.], ho suggerito al CICR di intraprendere delle azioni in favore dei prigionieri. Era necessario avvicinare il governo francese, cosa non facile; l’Algeria era costituita da tre dipartimenti francesi. Per la Francia si trattava di un “affare interno”.
 
Abbiamo beneficiato di un vantaggio particolare: l’allora Presidente del Consiglio, Pierre Mendès France, si mostrò disponibile agli approcci del nostro delegato a Parigi e accettò che il CICR fosse autorizzato a visitare i luoghi di detenzione in Algeria e in Marocco. A quell’epoca, avevamo come presidente del CICR un visionario, Paul Ruegger, il quale aveva convocato a Ginevra due riunioni di esperti internazionali (giuristi, uomini politici, etc.) dedicate rispettivamente ai disordini interni e all’assistenza ai detenuti politici. Quelle riunioni di esperti avevano portato a delle conclusioni scritte che sono state pubblicate dal CICR in piccoli opuscoli. Questi ultimi hanno costituito, in un certo senso, un preludio allo sviluppo del diritto internazionale umanitario (DIU) che sarà poi consacrato dai Protocolli Addizionali del 1977 alle Convenzioni di Ginevra del 1949. È stato basandoci sulle conclusioni di quelle commissioni di esperti, in particolare su quelle relative all’assistenza ai detenuti politici, che abbiamo formulato la domanda presentata al governo francese per descrivere l’azione che il CICR desiderava intraprendere in Algeria e in Marocco.
 
Abbiamo ottenuto un accordo per visitare le prigioni in Algeria. Si trattava di missioni occasionali; all’origine non era neanche preventivato ripetere quelle missioni. Su quella base abbiamo iniziato le visite alle prigioni algerine nel marzo 1955.
 
Tutte le prigioni?
 
Si trattava di visitare nello specifico le persone arrestate in seguito agli “eventi”. L’autorizzazione era generale, ma la maggior parte dei prigionieri erano ancora imputati e non erano ancora stati condannati.
 
Secondo la legislazione francese, gli imputati erano sotto l’autorità del giudice istruttore e ciò significava che per ogni stabilimento penitenziario dovevamo ottenere l’autorizzazione del giudice per poterci intrattenere senza testimoni con gli imputati. Alcuni giudici erano reticenti. In ragione del principio dell’indipendenza della giustizia, alcuni non avvertivano nessun obbligo nei confronti della decisione del governo. Ma malgrado tutto la missione ha potuto svolgersi normalmente.
 
Nel corso degli incontri senza testimoni, abbiamo appreso che fuori dalle prigioni esistevano dei campi di internamento amministrativo battezzati “Centri di accoglienza”. All’epoca ve ne erano tre. Uno in ogni regione: un campo a Djorf, per gli abitanti del Dipartimento di Costantino, un secondo a Berrouaghia, per gli Algerini e un terzo a Arzew, per gli abitanti del Dipartimento di Orani. Ci fu accordata l’autorizzazione di visitare anche questi centri amministrativi. La seconda missione ha interessato quindi le prigioni e i centri di accoglienza. Il numero effettivo dei prigionieri era elevato e le visite erano lunghe.
 
In seguito, durante gli incontri nei centri di internamento, abbiamo appreso che prima di arrivare in quei centri, alcuni prigionieri erano stati detenuti in campi locali gestiti dall’esercito, i “Centri di smistamento e selezione” (CTT). Ogni settore militare tenuto da un reggimento aveva un CTT in cui deteneva le persone arrestate per attività politiche o catturate durante i combattimenti. Abbiamo visitato anche i CTT. Da allora, il CICR è diventato un attore umanitario nel conflitto algerino. L’esercito francese ci aveva assegnato degli ufficiali di collegamento, all’inizio un capitano, poi un colonnello e alla fine un generale, a segnalare l’importanza accordata alla missione.
 
In tutte quelle missioni, c’erano naturalmente dei medici per certificare le nostre constatazioni. Oltre i CTT, avevamo costatato l’esistenza di centri di rieducazione destinati, senza dubbio, a far ritornare a combattere i combattenti catturati. Ma già a quell’epoca alcuni intellettuali francesi avevano iniziato a denunciare la pratica della tortura in Algeria.
 
Qual era la posizione del CICR?
 
Nel 1957, uno dei rapporti confidenziali consegnati dal CICR al governo francese, in cui erano indicate tutte le osservazioni fatte durante la missione, comprese le eventuali segnalazioni di torture, era stato diffuso dalla stampa. Il giornale “Le Monde” ne aveva pubblicate tre pagine. In base agli impegni presi dal CICR con il governo francese, i rapporti non dovevano essere resi pubblici. Questa divulgazione non era chiaramente responsabilità del CICR, ma le autorità francesi ne erano state molto colpite. Durante diversi mesi, il CICR non poté tornare in Algeria. Al contrario, il Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA) prese coscienza dell’azione del CICR.
 
Qual è stato lo status attribuito ai combattenti algerini imprigionati?
 
Negli ultimi anni del conflitto, in seguito a una richiesta del CICR al Comandante in Capo dell’epoca, il Generale Salan, fu data istruzione affinché gli uomini catturati in uniforme, con le armi in mano, potessero beneficiare di un trattamento – ma non dello status – simile a quello dei prigionieri di guerra (PG). L’applicabilità delle Convenzioni di Ginevra non era formalmente riconosciuta poiché si trattava di un conflitto interno. Ma ci fu un’evoluzione, motivata forse dal desiderio di recuperare questi combattenti, nominati i PAM (presi con le armi in mano). Le categorie di prigionieri erano quindi estremamente numerose e le visite del CICR dovevano coprire tutti i centri di detenzione. Nel corso di ogni missione, trattavamo con le autorità civili e militari di ciascuna delle tre regioni e le mettevamo a conoscenza delle nostre osservazioni.
Alla fine della missione, ad Algeri, incontravamo il Comandante in capo e il Governatore generale [il maggiore rappresentante del Governo francese in Algeria, n.d.r.]. in seguito, a Ginevra, il CICR definiva un rapporto finale che si occupava di tutti i campi visitati, seguito da una sintesi che comprendeva raccomandazioni e commenti. Era uno di questi rapporti che fu pubblicato da “Le Monde”.
 
Tutte queste iniziative non hanno fatto scomparire la tortura dall’Algeria, ma avevamo la sensazione di avere contribuito a limitarne gli effetti, soprattutto perché numerosi ufficiali erano ostili a queste pratiche. Come capo della missione, ebbi un incontro con il Presidente del Consiglio di allora, Guy Mollet, per sostenere le nostre osservazioni.
 
Dalla parte algerina, quale era lo status attribuito ai militari francesi catturati dall’ALN?
 
Personalmente, io avevo insistito molto con il GPRA e la Mezzaluna Rossa Algerina (in formazioni a quell’epoca), con cui eravamo in contatto regolare a Ginevra, per poter assistere i militari francesi catturati in Algeria. Si trattava di ottenere degli elementi di reciprocità con l’azione condotta in Algeria a favore delle diverse categorie di prigionieri algerini. A quattro riprese, il CICR ha ottenuto la liberazione incondizionata di militari francesi catturati dal Fronte di Liberazione Nazionale (FLN). Il numero di prigionieri era sì piccolo, ma l’impatto di queste liberazioni era importante. I militari sono stati liberati due volte in Algeria e due volte in Marocco. In Tunisia, le operazioni di liberazioni si sono svolte con una certa solennità. Io ho rappresentato il CICR tutte le volte. La cerimonia, in presenza dei giornalisti, si svolgeva nel modo seguente: un ufficiale dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ALN) arrivava con i prigionieri. Li consegnava ufficialmente alla Mezzaluna Rossa Algerina, la quale, a sua volta, li consegnava alla Mezzaluna Rossa Tunisina. Quest’ultima li affidava in seguito al CICR. Io imbarcavo i prigionieri per consegnarli al Consolato di Francia, che li rimpatriava.
 
In Marocco, le liberazioni di prigionieri francesi catturati in Algeria hanno avuto luogo uno a Rabat, l’altro a Ouida, dove c’era una sede locale della Mezzaluna Rossa Algerina. Mi ricordo che a Rabat la liberazione dei prigionieri francesi è stata fatta sotto l’egida della sorella del re Hassan II, Lalla Aïcha, all’epoca Presidente Onorario della Mezzaluna Rossa Marocchina.
 
Che genere di relazioni aveva il CICR con i nazionalisti algerini?
 
Il CICR aveva stretto rapidamente dei rapporti anche con gli Algerini. All’inizio nel 1955, con Farhat Abbas, venuto a presentare al CICR un medico originario del dipartimento di Orani, il dottor Djilali Bentami, come rappresentante della futura Mezzaluna Rossa Algerina (MRA) a Ginevra. A quell’epoca la MRA non poteva essere riconosciuta ufficialmente perché le condizioni di riconoscimento non erano rispettate.
 
Tuttavia, durante tutta la durata della Guerra d’Algeria, io ho avuto dei rapporti costanti e confidenziali con il dottor Bentami, che era quasi un mio vicino di casa. È stato grazie all’intervento personale del dottor Bentami che il CICR ha potuto ottenere, in quattro riprese, la liberazione di prigionieri francesi. Alla fine della guerra, nel 1962, il dottor Bentami è diventato il primo ambasciatore di Algeria presso le Nazioni Unite a Ginevra. Egli aveva come assistente, all’epoca, Mohamed Bédjaoui, che preparava una tesi su “La Rivoluzione Algerina e il Diritto”.
 
Il CICR si è anche interessato dei Centri di raggruppamento di civili evacuati dalle loro abitazioni dall’esercito francese, per sottrarli all’ALN. Si trattava, in qualche modo, di rifugiati nel loro paese. Il CICR ha intrapreso rapidamente un’azione di assistenza materiale. In quel quadro, il CICR aveva sollecitato la Croce Rossa Francese (CRF) ad aiutare queste persone. Furono inviate dalla Francia all’Algeria delle missioni di infermieri e assistenti sociali. Su suggerimento del CICR, la CRA accettò che questo contributo fosse distribuito dalla CRF. Un bell’esempio della cooperazione in seno al Movimento Internazionale della Mezzaluna Rossa!
 
In seguito alla scomparsa, nei mesi che seguirono l’indipendenza dell’Algeria, di qualche centinaio di civili francesi, il governo francese ha chiesto al CICR di intraprendere un’azione di ricerca di quelle persone, con l’accordo delle autorità algerine. Sfortunatamente, malgrado ricerche sistematiche e prolungate, questa missione ottenne risultati molto scarsi.
 
Si poneva anche un altro problema: la sorte degli Harkis, sui quali circolavano delle informazioni molto allarmanti. Il CICR mi domandò di tornare in Algeria per avviare delle azioni in loro favore e in particolare per visitare i luoghi di detenzione nei quali si potevano trovare. Nell’autunno del 1962, tornato in Algeria, ho incontrato alcuni ministri del governo algerino e il colonnello Houari Boumediène, capo delle forze armate. I miei tentativi non ottennero successo. Dall’altra parte, poiché le condizioni di riconoscimento di una Società Nazionale di Mezzaluna Rossa in Algeria erano ora soddisfatte, il CICR, secondo la procedura in vigore, ha riconosciuto ufficialmente la MRA, rendendo possibile la sua partecipazione agli organi della Croce Rossa Internazionale.
 
L’indipendenza dell’Algeria ha messo fine all’attività del CICR nel paese?
 
Assolutamente no. Dopo il 1° luglio 1962 il CICR mantenne in Algeria una delegazione di quattro persone al fine di proseguire la sua assistenza ai civili algerini, francesi o appartenenti ad altre nazionalità, provati dalla guerra e dai recenti disordini. La delegazione, che era entrata in contatto ufficiale con il nuovo governo, aveva anche come obiettivo assistere la Società di Mezzaluna Rossa che cominciava a organizzarsi in Algeria.
 
Le relazioni fra l’Algeria e il CICR, inoltre, sono sempre state caratterizzate dalla fiducia e il mutuo rispetto, come testimonia questo aneddoto: qualche anno dopo l’indipendenza, un aereo della compagnia israeliana El-Al era stato dirottato su Algeri. La MRA ha contattato il CICR e mi ha chiesto di andare ad Algeri. Sono stato ricevuto con la massima discrezione dal Presidente della MRA, il quale mi ha anche ospitato. Molto rapidamente, i piloti di El-Al mi sono stati consegnati senza pubblicità e, insieme, abbiamo lasciato l’Algeria.
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/algeria-history-al-insani-2011-04-01?opendocument
   
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