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Standing Commission

n° 459 del 7 aprile 2011 Stampa E-mail
giovedì 07 aprile 2011

7 aprile 2011

nr. 459
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

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Contenuto:

1 - 01-04-2011 Comunicato stampa
Costa d’Avorio: centinaia di civili uccisi a Duékoué
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
2 - 01-04-2011 Comunicato stampa 11/78
Libia: il CICR discute a Tripoli l’ampliamento della sua azione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
3 - 28-03-2011 Comunicato stampa 11/72
Migliorare la protezione delle persone in tempo di guerra
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
4 - 16.03.2011
Giappone: Una comunità a pezzi lotta per sopravvivere
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello
 
5 - 4  Maggio 2011,  ore 15.00
Seminario di Storia
Facoltà di Science Politiche “R.Ruffilli”
Aula Mazzini 1, Corso della Repubblica 88 –FORLI

6 - 03-06-2011 ore 16.00
COMITATO LOCALE DI MONTANARO
Via Bertini 14, MONTANARO
 
I 150 anni dell’Unità d’Italia e la storia della Croce Rossa Italiana: un
percorso attraverso le vicende storiche del nostro paese
 
7 - 8° Corso di Storia della Croce Rossa e Storia della Medicina
Croce Rossa Italiana
VITERBO
dal 12 al 16 ottobre 2011

8 - ICRC News Release No. 11/85
7 Aprile  2011 h. 18,13
Afghanistan:  Ambulanza utilizzata per un attacco contro un centro di addestramento della Polizia
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

 

***scarica il numero in formato .pdf***   

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1 - 01-04-2011 Comunicato stampa
Costa d’Avorio: centinaia di civili uccisi a Duékoué
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
Ginevra/Abidjan (CICR) – Secondo le informazioni raccolte sul posto dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), almeno 800 persone sarebbero state uccise il 29 marzo durante le violenze intercomunitarie nel quartiere Carrefour della città di Duékoué, nell’ovest del paese.
 
«Questo evento è particolarmente shoccante per la sua ampiezza e la sua brutalità», ha dichiarato Dominique Liengme, capo della delegazione del CICR in Costa d’Avorio. «Il CICR condanna gli attacchi contro i civili e ricorda l’obbligo delle parti in conflitto ad assicurare in ogni circostanza la protezione della popolazione sul territorio che controllano».
 
Delegati del CICR e volontari della Croce Rossa Ivoriana si sono recati sul posto il 31 marzo e il 1° aprile per appurare i bisogni della popolazione locale e raccogliere le testimonianze su questo evento. Hanno anche evacuato 28 corpi verso l’obitorio locale. Questa operazione dovrà essere continuata nei prossimi giorni.
 
Decine di migliaia di donne, uomini e bambini, inoltre, sono fuggiti dai combattimenti e nella città si sono verificati dei saccheggi a partire da lunedì scorso. Le diverse comunità della città di Duékoué e del circondario erano già state duramente colpite a più riprese dalle violenze.
 
Il CICR e la Croce Rossa Ivoriana, presente in tutto il paese, continuano ad assistere le popolazioni colpite dal conflitto, fornendo loro dei beni di prima necessità e facilitando l’accesso all’acqua potabile e alle cure.
 
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/cote-d-ivoire-news-2011-01-04?opendocument
 
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2 - 01-04-2011 Comunicato stampa 11/78
Libia: il CICR discute a Tripoli l’ampliamento della sua azione umanitaria
Ginevra (CICR) – Delegati del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) sono arrivati a Tripoli il 30 marzo su invito delle autorità libiche
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
Questa visita ha come obiettivo discutere dell’ampliamento delle attività umanitarie del CICR nel paese e principalmente nelle regioni più duramente colpite dal conflitto.
 
L’équipe del CICR ha incontrato il Primo Ministro libico Al- Baghdadi Al-Mahmoudi, il Ministro libico della Sanità e dell’Ambiente, Mohamed Al-Hijazi, e il capo di gabinetto del colonnello Mouammar Gheddafi, Bashir Saleh. Altri incontri ad alto livello sono previsti nei prossimi giorni.
 
«Le prime discussioni hanno permesso di affrontare delle questioni di fondo e sono incoraggianti», riporta Jean-Michel Monod, che guida l’équipe del CICR a Tripoli. Il CICR è disposto a valutare la situazione dal punto di vista umanitario in alcune delle regioni maggiormente colpite al fine di poter rispondere ai bisogni più urgenti delle persone vulnerabili. Le discussioni hanno anche permesso di affrontare la questione dell’accesso alle persone che sono state arrestate all’inizio dei disordini e a quelle che sono state catturate durante il conflitto armato che è seguito.
 
Il CICR ha inviato i suoi primi delegati a Bengasi il 26 febbraio; vi è ora un ufficio che conta una quarantina di collaboratori locali e internazionali. A Tobruk, nell’est del paese, ha stabilito una base logistica e un magazzino e nella città di Ajdabiya ha fornito a circa 15.000 persone viveri e articoli di prima necessità e ha approvvigionato l’ospedale centrale con materiali chirurgici e kit di medicazione per curare i feriti. A oggi, il CICR ha visitato più di 80 persone detenute dall’opposizione armata a Bengasi, fra cui dei soldati libici.
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/libya-news-2011-04-01?opendocument
 
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3 - 28-03-2011 Comunicato stampa 11/72
Migliorare la protezione delle persone in tempo di guerra
Ginevra (CICR) – Il 30 marzo, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) integrerà nella sua banca dati del diritto internazionale umanitario consuetudinario una selezione di casi pratici di 30 Stati. Altri inserimenti di questo genere sono previsti nel corso dei prossimi anni.
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
«Per questo primo aggiornamento della pratica degli Stati in materia di diritto internazionale umanitario consuetudinario, abbiamo potuto attingere da un vasto elenco di documenti redatti nelle lingue locali che non erano mai stai raccolti prima», spiega Philip Spoerri, direttore incaricato del diritto internazionale e della cooperazione al CICR. «Il diritto consuetudinario  è un dominio in costante evoluzione. Aggiornando le informazioni relative alle pratiche nazionali e internazionali, possiamo seguire gli sviluppi di questa branca del diritto e valutare i progressi compiuti nella protezione delle persone colpite dai conflitti armati».
 
Per accertare le pratiche degli Stati dell’Asia, del Medio Oriente, dell’Africa, dell’Europa e dell’America del Nord, i gruppi di ricerca hanno studiato i manuali militari, le legislazioni nazionali, la giurisprudenza e le dichiarazioni e i rapporti ufficiali dei paesi considerati. Queste differenti fonti sono state tradotte in inglese e analizzate; esse sono ora disponibili nella banca dati in linea sul diritto internazionale umanitario consuetudinario.
 
Da ora fino alla metà del 2012, le pratiche di un centinaio di Stati sarà oggetto di un aggiornamento della banca dati che il CICR ha elaborato in cooperazione con la Croce Rossa Britannica. Le pratiche raccolte riguardano i conflitti armati attuali e delle questioni di ordine umanitario quali la distinzione fra civili e combattenti, l’utilizzo di certi tipi di armi, il reclutamento di bambini soldato e i crimini di guerra.
 
Il diritto internazionale umanitario consuetudinario è un insieme di regole non scritte che derivano da una pratica generale o comune degli Stati considerate come giuridicamente vincolanti. Esso costituisce la norma di condotta fondamentale nelle situazioni di conflitto armato, stabilita dalla comunità internazionale e universalmente applicabile. In virtù di questo diritto, uno Stato può essere vincolato da una regola consuetudinaria senza obbligatoriamente averla accettata formalmente, purché la pratica globale degli Stati sulla quale si fonda la regola in questione sia estesa, rappresentativa e praticamente uniforme. Il diritto consuetudinario è sempre più importante nei conflitti armati non internazionali, per i quali il diritto convenzionale non è così sviluppato.
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/geneva-news-2011-28-03?opendocument
 
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4 - 16.03.2011
Giappone: Una comunità a pezzi lotta per sopravvivere
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello
 
Otsutshi, una coppia di anziani rannicchiati intorno a una stufa a legna in un angolo della palestra semplicemente con uno sguardo fisso nelle fiamme. (P-JPG0133) (FICR)

Patrick Fuller, manager della comunicazione per l'Asia Pacifico, è attualmente nel nord-est del Giappone per sostenere i colleghi della Società di Croce Rossa Giapponese dopo il terremoto e lo tsunami dell’ 11 Marzo. Questo rapporto testimonia la devastazione che ha incontrato nella città di Otsuchi, dove sono migliaia i dispersi.

E’ difficile trovare le parole per descrivere le scene a cui ho assistito in seguito allo tsunami che ha colpito la costa nord-orientale del Giappone l’ 11 Marzo. Come si sale la costa dalla città di Ishinomaki, la strada si snoda attraverso suggestivi passi di montagna ricoperte di neve e giù attraverso foreste di pini profumati verso il mare, dove si manifesta una scena orribile. Una serie di piccole baie, un tempo fiorente sede di paesi di pescatori, ora sono in frantumi.

Onde di dieci metri hanno spazzano tutto via, decimando ogni cosa sul loro cammino. I resti delle case e quello che contenevano sono stati travolti e ricoperti di fango nero. La città di Otsuchi nella prefettura di Iwate è forse il luogo più colpito della costa. I residenti hanno avuto appena mezz'ora per evacuare verso un territorio più alto prima del sopraggiungere delle onde.

Di una popolazione di 17.000 abitanti, circa 9.500 persone rimangono disperse ed è facile immaginare il perché. L'ondata di acqua ha lasciato alle spalle un deserto di rottami aggrovigliati, ma il peggio doveva ancora venire. Il combustibile di barche da pesca in frantumi e le condutture di gas hanno preso fuoco, trasformando le macerie in un inferno galleggiante.

Scene da inferno

E ancora le fiamme infuriano. Autopompe provenienti da tutto il Giappone stanno combattendo per contenere le fiamme, che si sono diffuse nelle pinete circostanti. Le squadre della protezione civile si muovono attraverso acri di cemento e grovigli di lamiere carbonizzate, nella ricerca di corpi, ma la speranza di trovare sopravvissuti è remota.

Tutti i miei sensi sono sopraffatti - il costante rumore delle sirene riempie l'aria e gli elicotteri si aggirano trasportando i feriti negli ospedali vicini. Otsuchi è una scena da inferno.

In una recente visita a Otsuchi, il Presidente della FICR, Tadateru Konoe, è rimasto sconvolto dalla scena. "Questo è il peggio che io abbia mai visto nella mia carriera lavorando con la Croce Rossa. Mi riporta alla memoria le scene della fine della Seconda Guerra Mondiale, quando furono rase al suolo dai bombardamenti città come Tokyo e Osaka”.

In uno dei centri di evacuazione, dove almeno 500 persone si trovano rannicchiate su strisce di cartone sotto mucchi di coperte, è chiaro che questa è una tragedia che ha colpito i giovani e gli anziani maggiormente.

Hiromi Kinno, un’ infermiera che vive a Miyako, è una tra la folla di persone che esaminano i tanti messaggi scarabocchiati appuntati su una bacheca di fortuna in palestra. È venuta a cercare i suoi genitori e nipotini scomparsi. "Sono preoccupata non so se sono stati in grado di sfuggire. Non ho avuto alcun contatto con la mia famiglia e ho scoperto quello che era successo in TV. All'inizio non riuscivo a crederci, ho iniziato a immaginare il peggio e non avevo un cellulare, così mi sentivo impotente e sono dovuto venire. "

Lo Stoicismo combatte il trauma

Vedo una coppia di anziani rannicchiati intorno a una stufa a legna in un angolo dell’ampia palestra con lo sguardo fisso nelle fiamme. Poi ho appreso che hanno perso la loro famiglia e la loro casa. Sono chiaramente in stato di shock.
Ognuno qui ha perso un amico o un familiare a causa dello tsunami. Per gli 80 team medici della Croce Rossa Giapponese chiamati a fornire assistenza agli sfollati, far fronte al trauma diventerà presto la sfida più grande.
 
Trovo un soccorritore accovacciato sul ciglio della strada a sfogliare i resti di un album di foto di famiglia, sparsi nel fango. Egli proviene da Otsuko e ha perso i membri della propria famiglia. "Posso solo pensare ai miei figli quando guardo queste foto", dice pacatamente.

Lo stoicismo tra la gente locale è straordinaria, ma la calma apparente è ingannevole. Dietro quell’ espressione assente si può nascondere il trauma che hanno subito.
I team medici della Croce Rossa sono sparsi lungo tutti i 400 chilometri della zona del disastro. Entro 24 ore dall’impressionante disastro, avevano creato una rete di unità di risposta all’emergenza da dove squadre di cinque persone, composte da medici e infermieri, operano trasferendosi verso diversi centri di evacuazione in città limitrofe ogni giorno.

Toda Kazuko ha impiegato 12 ore di guida di notte dalla sua città di Kobe per raggiungere Otsuchi. A poche ore dall’arrivo, un accampamento medico era sorta ed i membri del team hanno trattato i pazienti nei centri di evacuazione.
Un veterano dell’operazione del terremoto della Croce Rossa di Haiti, Kazuko era totalmente concentrato sul lavoro.
 
"Abbiamo più di 700 collaboratori distribuiti e la prossima rotazione è tra quattro giorni", dice prima di dover andare via improvvisamente non appena una donna anziana tremante è stata trasportata con la barella in clinica, soffre di ipotermia.

Le notti a Otsuchi sono amaramente fredde. Con temperature a meno di 5 gradi centigradi, senza elettricità e copertura cellulare, i sopravvissuti sono isolati e devono far fronte a condizioni di vita estreme. Con la penuria di carburante e poco cibo in arrivo per i pochi negozi che restano aperti, alcuni hanno fatto ricorso a scavare tra le macerie in cerca pacchetti di cibo secco. Con una tale distruzione assoluta, è difficile vedere un futuro per questa comunità in frantumi.

Tratto dal sito web della FICR al link:
http://www.ifrc.org/en/news-and-media/news-stories/asia-pacific/japan/japan-a-shattered-community-struggles-to-survive/
 
 
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5 - Dal sito www.leggioggi.it
Risoluzione 1973 (2011) adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 17 marzo 2011
Comunicato da M.Grazia Ianniello
 
Il Consiglio di Sicurezza,
“Richiamando la sua risoluzione 1970 (2011) del 26 febbraio 2011,
“Deplorando il fallimento delle autorità libiche nel conformarsi alla risoluzione 1970 (2011),
“Esprimendo preoccupazione per il deteriorarsi della situazione, l’escalation di violenza, e le pesanti perdite civili,
“Ribadendo la responsabilità delle autorità libiche per proteggere la popolazione libica e riaffermando che le parti dei conflitti armati hanno la responsabilità primaria di adottare tutte le misure possibili per garantire la protezione dei civili,
“Condannando le violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani, tra cui detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture ed esecuzioni sommarie,
“Condannando inoltre  gli atti di violenza e intimidazione commessi dalle autorità libiche contro i giornalisti, professionisti dei media e personale associato, ed esortando le stesse autorità a rispettare i loro obblighi derivanti dal diritto umanitario internazionale, come indicato nella risoluzione 1738 (2006),
“Considerando che gli attacchi diffusi e sistematici in corso in Libia contro la popolazione civile possono configurare crimini contro l’umanità,
“Ricordando il paragrafo 26 della risoluzione 1970 (2011) in cui il Consiglio ha espresso la sua disponibilità a prendere in considerazione ulteriori misure appropriate, come necessario, per facilitare e sostenere il ritorno delle agenzie umanitarie e di fornire l’assistenza umanitaria in Libia,
“Esprimendo la sua determinazione ad assicurare la protezione dei civili e delle aree civili popolate, e il passaggio rapido e privo di ostacoli dell’assistenza umanitaria e la sicurezza del personale umanitario,
“Ricordando la condanna da parte della Lega degli Stati Arabi, l’Unione africana e al Segretario generale dell’Organizzazione della Conferenza islamica delle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale che sono stati e vengono commessi in Libia,
“Prendendo atto del comunicato finale della Organizzazione della Conferenza Islamica dell ’8 marzo 2011, e il comunicato del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana, del 10 marzo 2011 che ha istituito un ad hoc di alto livello del Comitato per la Libia,
“Prendendo atto anche della decisione del Consiglio della Lega degli Stati Arabi del 12 marzo 2011 di chiedere l’imposizione di una no-fly zone sull’aviazione militare libica, e di stabilire aree sicure in luoghi esposti a bombardamenti, come misura precauzionale che consenta la protezione del popolo libico e dei cittadini stranieri residenti in Libia,
“Prendendo ulteriormente atto del richiamo del Segretario generale il 16 marzo 2011 ad un cessate il fuoco immediato,
“Ricordando la sua decisione di deferire la situazione in Libia dal 15 febbraio 2011 al Procuratore della Corte penale internazionale, e sottolineando che i responsabili o i complici di attacchi diretti contro la popolazione civile, compresi gli attacchi aerei e navali, devono esserne chiamati a rispondere,
“Nel ribadire la propria preoccupazione per la situazione dei profughi e lavoratori stranieri costretti a fuggire dalla violenza in Libia, accogliendo con favore la risposta degli Stati vicini, in particolare Tunisia ed Egitto, nell’ affrontare i bisogni di quei profughi e lavoratori stranieri, e invitando la comunità internazionale a sostenere questi sforzi,
“Deplorando il continuo uso di mercenari da parte delle autorità libiche,
“Considerando che l’istituzione di un divieto su tutti i voli nello spazio aereo della Libia costituisce un elemento importante per la protezione dei civili, nonché per la sicurezza dell’assistenza umanitaria e un passo decisivo per la cessazione delle ostilità in Libia ,
“Esprimendo preoccupazione anche per la sicurezza dei cittadini stranieri e per i loro diritti in Libia,
“Accogliendo con favore la nomina da parte del Segretario Generale del suo Inviato Speciale in Libia, Mohamed Abdul Ilah Al-Khatib, e sostenendo i suoi sforzi per trovare una soluzione sostenibile e pacifica della crisi in Libia,
“Riaffermando il suo forte impegno per la sovranità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e l’unità nazionale della Libia,
“Riconoscendo che la situazione in Libia continua a rappresentare una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale,
 
“Agendo ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite,
 
“1. Chiede l’immediata costituzione di un cessate il fuoco e di una totale fine delle violenze e degli attacchi, oltre che degli abusi, contro i civili;
 
“2. Sottolinea la necessità di intensificare gli sforzi per trovare alla crisi una soluzione che risponda alle legittime richieste del popolo libico e prende nota delle decisioni del segretario generale di mandare il suo inviato speciale per la Libia e quella del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana di inviare la sua commissione speciale in Libia con l’obiettivo di facilitare il dialogo per portare alle riforme politiche necessarie a trovare una soluzione pacifica e sostenibile;
 
“3. Chiede che le autorità libiche rispettino i propri obblighi di diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, i diritti umani e il diritto dei rifugiati e di adottare tutte le misure per proteggere i civili e soddisfare i loro bisogni di base, e per garantire il passaggio rapido e senza ostacoli dell’ assistenza umanitaria;
 
Protezione dei civili

“4. Autorizza gli Stati membri che hanno notificato al segretario generale, e che agiscono a livello nazionale o tramite organizzazioni o accordi regionali, ed in cooperazione con il Segretario generale, ad adottare tutte le misure necessarie, in deroga al paragrafo 9 della risoluzione 1970 (2011), per proteggere i civili e le aree civili popolate sotto la minaccia di un attacco in territorio libico, compresa Bengasi, pur escludendo una forza di occupazione straniera in qualsiasi forma su qualsiasi parte del territorio libico, e chiede agli Stati membri interessati di informare il Segretario Generale immediatamente delle misure da essi adottate In forza della delega conferita dal presente paragrafo, che devono essere immediatamente comunicate al Consiglio di Sicurezza;
 
“5. Riconosce l’importante ruolo della Lega degli Stati Arabi in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale nella regione, e tenendo presente Capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite, chiede agli Stati membri della Lega degli Stati arabi di cooperare con altri gli Stati membri per l’attuazione del paragrafo 4;
 
No-fly zone
 
“6. Decide di istituire un divieto su tutti i voli nello spazio aereo della Libia, al fine di contribuire a proteggere i civili;
 
“7. Decide inoltre che il divieto imposto dal paragrafo 6 non si applica ai voli il cui unico scopo è umanitario, come ad esempio consegnare o facilitare la fornitura di assistenza, comprese le forniture mediche, alimentari, il trasporto di operatori umanitari e dell’assistenza, o l’evacuazione degli stranieri dalla Libia, né si applica ai voli autorizzati ai paragrafi da 4 o 8, né gli altri voli che sono ritenute necessarie da parte degli Stati che agiscono sotto la delega conferita al paragrafo 8 a beneficiare al popolo libico, e che questi voli sono coordinate con ogni meccanismo istituito ai sensi del paragrafo 8;
 
“8. Autorizza gli Stati membri che hanno notificato al Segretario generale e al segretario generale della Lega degli Stati Arabi, agendo a livello nazionale o tramite organizzazioni o accordi regionali, di adottare tutte le misure necessarie per far rispettare il divieto di volo imposto dal precedente punto 6, se necessario, e chiede agli Stati interessati, in collaborazione con la Lega degli Stati Arabi a coordinarsi con il Segretario generale in merito alle misure che stanno adottando per attuare questo divieto, anche prevedendo un meccanismo appropriato per l’attuazione delle disposizioni dei paragrafi 6 e 7 ,
 
“9. Invita tutti gli Stati membri, che agiscono a livello nazionale o tramite organizzazioni o accordi regionali, a fornire assistenza, comprese le eventuali autorizzazioni di sorvolo necessario, ai fini della applicazione dei paragrafi 4, 6, 7 e 8;
 
“10. Chiede agli Stati membri interessati di coordinarsi strettamente con l’altro e il Segretario generale in merito alle misure che stanno adottando per attuare i paragrafi 4, 6,
7 e 8, comprese le misure pratiche per il monitoraggio e l’approvazione dei autorizzati voli umanitari o di evacuazione;
 
“11. Decide che gli Stati membri interessati informano il segretario generale e al Segretario generale della Lega degli Stati Arabi immediatamente delle misure adottate nell’esercizio dell’autorità conferiti dal precedente punto 8, anche per la fornitura di un concetto di operazioni;
 
“12. Chiede al Segretario generale di informare immediatamente il Consiglio di eventuali azioni intraprese dagli Stati membri interessati in esercizio di autorità riconosciuta dal paragrafo 8 di cui sopra e di riferire al Consiglio entro 7 giorni e ogni mese successivo sull’attuazione della presente risoluzione, compreso informazioni su eventuali violazioni del divieto di volo imposto dal precedente punto 6;
 
Attuazione dell’embargo sulle armi
 
“13. Decide che il paragrafo 11 della risoluzione 1970 (2011), è sostituito dal seguente paragrafo: “invita tutti gli Stati membri, in particolare gli Stati della regione, agendo a livello nazionale o tramite organizzazioni o accordi regionali, al fine di garantire la rigorosa applicazione dell’embargo sulle armi stabilito dai punti 9 e 10 della risoluzione 1970 (2011), di ispezionare nel proprio territorio, compresi i porti e gli aeroporti, e in mare, su navi e su aeromobili diretti da o verso la Libia, se lo Stato interessato ha informazioni che offrono fondati motivi di ritenere che il carico contenga merci la cui fornitura, vendita, trasferimento o esportazione è vietata dai punti 9 e 10 della risoluzione 1970 (2011) come modificato dalla presente risoluzione, compresa la fornitura di personale armato mercenario, e invita tutti gli Stati la cui bandiera è battuta da tali navi e aerei a collaborare con tali ispezioni e autorizza gli Stati membri a utilizzare tutti i provvedimenti commisurati alle circostanze specifiche per realizzare tali ispezioni “;
 
“14. Chiede agli Stati membri che stanno prendendo provvedimenti ai sensi del paragrafo 13 della presente sentenza in alto mare a coordinarsi strettamente tra di loro e con il segretario generale e richiede inoltre agli Stati interessati di informare immediatamente il segretario generale e il comitato istituito ai sensi del paragrafo 24 della risoluzione 1970 ( 2011) (“il comitato”) delle misure adottate nell’esercizio dell’autorità conferita dal precedente punto 13;
 
“15. Richiede che qualsiasi Stato membro che agisca a livello nazionale o tramite organizzazioni o accordi regionali, quando intraprenda una ispezione ai sensi del precedente punto 13, a presentare tempestivamente al comitato un’iniziale relazione scritta che contiene, in particolare, la spiegazione dei motivi per l’ispezione, i risultati detta ispezione, se la cooperazione è stato fornita, e, se è stata trovata della merce proibita, richiede inoltre a tali Stati membri di sottoporre al Comitato, in una fase successiva, una successiva relazione scritta contenente le informazioni sull’ispezione, il sequestro e smaltimento, e dettagli rilevanti del trasferimento, compresa una descrizione delle merci, la loro origine e destinazione, se queste informazioni non sono contenute nella relazione iniziale;
 
“16. Deplora il flusso continuo di mercenari in Libia e invita tutti gli Stati membri a rispettare rigorosamente i loro obblighi ai sensi del paragrafo 9 della risoluzione 1970 (2011) per impedire la fornitura di personale armato mercenario alla Libia;
 
Divieto di volo
 
“17. Decide che tutti gli Stati dovranno negare l’autorizzazione per tutti gli aeromobili registrati in Libia, o di proprietà o gestiti da cittadini o società di decollare, atterrare o sorvolare il loro territorio, a meno che il volo in questione sia stato approvato in precedenza dal Comitato, o nel caso di un atterraggio di emergenza;
 
“18. Decide che tutti gli Stati dovranno negare l’autorizzazione a qualsiasi aeromobile di decollare, atterrare o di sorvolare il loro territorio, se hanno informazioni che forniscono fondati motivi per ritenere che gli aeromobili contengono le merci la cui fornitura, vendita, trasferimento o esportazione è vietata dai punti 9 e 10 della risoluzione 1970 (2011) come modificato dalla presente risoluzione, compresa la fornitura di personale armato mercenario, tranne nel caso di un atterraggio di emergenza;
 
Congelamento dei capitali
 
“19. Decide che il congelamento dei capitali, imposto dal paragrafo 17, 19, 20 e 21 della risoluzione 1970 (2011) si applica a tutti i fondi, alle altre attività finanziarie e risorse economiche che sono sui loro territori, che sono posseduti o controllati, direttamente o indirettamente, da le autorità libiche, come indicate dal comitato, o da persone o entità che agiscono per loro conto o sotto la loro direzione, o da entità possedute o controllate da loro, come indicate dal comitato, e decide inoltre che tutti gli Stati membri assicurano che tutti i fondi , attività finanziarie o risorse economiche non possano essere messi a disposizione dei loro cittadini o da persone o enti nel loro territorio, per il beneficio delle autorità libiche, come stabilito dal comitato, o di individui o entità che agiscono per loro conto o sotto la loro direzione, o di entità possedute o controllate da loro, come indicate dal comitato, e indirizza il Comitato a designare tali autorità libiche, gli individui o le entità entro 30 giorni dalla data di adozione di questa risoluzione e, se del caso, successivamente;
 
“20. Afferma la sua determinazione ad assicurare che beni sequestrati ai sensi del paragrafo 17 della risoluzione 1970 (2011) devono, in una fase successiva, al più presto essere messi a disposizione e per il bene del popolo della Libia;
 
“21. Decide che tutti gli Stati membri impongono ai loro cittadini, le persone soggette alla loro giurisdizione e le imprese con sede nel loro territorio o soggetti alla loro giurisdizione a vigilare quando fanno affari con gli enti con sede in Libia o soggetti alla sua giurisdizione, e con persone o enti che agiscono in loro nome o sotto la loro direzione, e con le entità possedute o controllate da loro, se gli Stati dispongono di informazioni che offrono fondati motivi di ritenere che tale attività possa contribuire alla violenza e all’uso della forza contro i civili;
 
Designazioni
 
“22. Decide che le persone elencate nell’allegato I sono soggette alle restrizioni di viaggio imposte ai punti 15 e 16 della risoluzione 1970 (2011), e decide inoltre che gli individui e le entità di cui all’allegato II è soggetto al congelamento di patrimoni di cui ai paragrafi 17, 19, 20 e 21 della risoluzione 1970 (2011);
 
“23. Decide che le misure di cui ai paragrafi 15, 16, 17, 19, 20 e 21 della risoluzione 1970 (2011) si applica anche alle persone e alle entità stabilite dal Consiglio o dal Comitato per l’avere violato le disposizioni della risoluzione 1970 (2011), in particolare punti 9 e 10, o di avere altri assistito altri in tale azione;
 
Gruppo di esperti
 
“24. Richiede al Segretario generale di creare per un periodo iniziale di un anno, in consultazione con il comitato, un gruppo di otto esperti (“Gruppo di Esperti”), sotto la direzione del Comitato per svolgere i seguenti compiti:
(A) aiutare il comitato a svolgere il suo mandato come previsto dal paragrafo 24 della risoluzione 1970 (2011) e dalla presente risoluzione;
(B) di raccogliere, esaminare e analizzare le informazioni provenienti dagli Stati, pertinenti organi delle Nazioni Unite, le organizzazioni regionali e altre parti interessate in merito all’attuazione delle misure decise nella risoluzione 1970 (2011) e da questa risoluzione, in casi particolari di non conformità;
(C) formulare raccomandazioni sulle azioni che il Consiglio, il Comitato o uno Stato può prendere in considerazione per migliorare l’attuazione delle misure pertinenti;
(D) fornire al Consiglio una relazione intermedia sui suoi lavori entro e non oltre 90 giorni dalla nomina del gruppo, e una relazione finale al Consiglio entro e non oltre 30 giorni prima della cessazione del suo mandato, con le sue conclusioni e raccomandazioni;
 
“25. Sollecita tutti gli Stati, i competenti organi delle Nazioni Unite e le altre parti interessate, a cooperare pienamente con il comitato e il gruppo di esperti, in particolare fornendogli tutte le informazioni a loro disposizione sull’attuazione delle misure decise nella risoluzione 1970 (2011) e da questa risoluzione , in casi particolari di non conformità;
 
“26. Decide che il mandato del Comitato di cui al paragrafo 24 della risoluzione 1970 (2011) si applica anche alle misure decise nella presente risoluzione;
 
“27. Decide che tutti gli Stati, tra cui la Libia, adottino le misure necessarie per garantire che nessuna pretesa incomba su istanza delle autorità libiche, o di qualsiasi persona fisica o giuridica in Libia, o di qualsiasi persona che agisca per tramite o a beneficio di tale persona o ente, in relazione a qualsiasi contratto o transazione dove la prestazione è stata influenzata a causa delle misure adottate dal Consiglio di Sicurezza nella risoluzione 1970 (2011), da questa risoluzione e dalle risoluzioni collegate;
 
“28. Ribadisce la sua intenzione di mantenere le azioni delle autorità libiche sotto costante attenzione, e sottolinea la sua disponibilità a rivedere in qualsiasi momento, le misure imposte da tale risoluzione e dalla risoluzione 1970 (2011), anche rafforzando, sospendendo o revocando le misure, se del caso, in base al rispetto da parte delle autorità libiche della presente risoluzione e della risoluzione 1970 (2011);
 
“29. Decide di continuare a occuparsi attivamente della questione. “
Inizio modulo
 
Il testo originale è consultabile al link:
http://www.un.org/News/Press/docs/2011/sc10200.doc.htm#Resolution
 
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5 - 4  Maggio 2011,  ore 15.00
Facoltà di Science Politiche “R.Ruffilli”
Aula Mazzini 1, Corso della Repubblica 88 - Forlì
 
Seminario  di Storia
 
Presiede e coordina:
Prof. Costantino Cipolla, Ordinario Sociologia Generale, Università di Bologna
Introduzione ai tempi ed ai fatti
 
Intervengono:
 
Prof. Fabio Bertini, Associato Storia Contemporanea, Università di Firenze
“Nasce l'Italia”
 
Prof. Paolo Vanni, Ordinario di Chimica medica e Delegato nazionale alla Storia della Croce Rossa, Università di Firenze
“Nasce la Croce Rossa”
 
Prof. Carlo Focarelli, Ordinario Diritto Internazionale Umanitario, Università di Perugia
“Storia del  DIU”
 
Prof. Nico Bortoletto, Ricercatore Sociologia Generale,  Università di Teramo
“In una modernità inquieta. Alcuni elementi  per una storia sociale della CRI”
 
Prof. Giuseppe Armocida, Ordinario Storia della Medicina, Università di Varese
"Nasce la medicina scientifica"

Dott.ssa Diana Nardacchione, Medico e Cultrice di Storia dei Servizi di Emergenza, CRI Milano
“La donna nel Risorgimento: Le vivandiere”
 
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6 - 03/06/2011 ore 16.00
COMITATO LOCALE DI MONTANARO
Via Bertini 14,
10017  Montanaro
 
I 150 anni dell’Unità d’Italia e la storia della Croce Rossa Italiana: un
percorso attraverso le vicende storiche del nostro paese
 
Dott. Massimo BARRA (Medico - Fondatore di Villa Maraini - Presidente della
Commissione Permanente della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa)
 
Prof. Paolo VANNI (Professore ordinario di “Chimica e propedeutica
biochimica” presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Firenze - Delegato Nazionale per la Storia della Croce Rossa)
 
Prof. Silvano MONTALDO (Presidente del Corso di Laurea magistrale in Storia
della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino)
 
1991 - 2011: 20° Anniversario di Fondazione
SALVARE VITE, CAMBIARE MENTALITA' (Strategia 2020)
E-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Telefono 011 - 9193299
 
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7- 8° Corso di Storia della Croce Rossa e Storia della Medicina
Croce Rossa Italiana
VITERBO
dal 12 al 16 ottobre 2011 -
PROGRAMMA DI MASSIMA

Sessione n° 1 La Croce Rossa
Saluto delle Autorità Locali;
...Saluti ed interventi degli Ospiti esterni;
Organizzazione internaz. del Movimento Int. della C.R. e M.R.;
Storia del CICR: passato e presente;
Storia della Federazione Internazionale;
I Principi Fondamentali;
Corsi propedeutici.

Sessione n° 2 L’assistenza sui campi di battaglia
Solferino e Castiglione centri del mondo umanitario;
Paleopatologia. I Greci e i Romani;
Il Medioevo. Il ‘700;
L’assistenza ai feriti sui campi di battaglia dai Greci in poi;
Larrey e Percy. La Sanità militare di Napoleone I;
Le molecole benefattrici dell’umanità, Il grande ‘800;
Storia dell’infermieristica: dal pregiudicato a F. Nightingale.

Sessione n° 3 Henry Dunant.
Vita di H. Dunant: la giovinezza;
Solferino: la battaglia;
Solferino: l’altra Battaglia (quella dell’assistenza);
Il Comitato dei Cinque: la Gloria: Ginevra 1864;
La bancarotta e l’infamia: 1867. L’agonia di Heiden. Il premio Nobel;
H. Dunant e F. Nightingale e F. Palasciano a confronto.
Storia della psichiatria;
Dunant il “Folle”.

Sessione n° 4 L’assistenza sanitaria nelle due Guerre Mondiali
L’Archivio Storico della CRI;
Storia del Museo Internazionale Croce Rossa di Castiglione;
Storia del Museo Internazionale Croce Rossa Mezzaluna Rossa di Ginevra;
Storia di un delegato modello del CICR;
Storia del D.I.U.: le radici, le prime Convenzioni fino al 1929;
La CRI e la 2° Guerra Mondiale: assistenza sanitaria.
Esecuzione quiz e assegnazione tesine
Sessione n° 5 Chiusura corso
Discussione delle tesine e Consegna dei diplomi.

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8 - ICRC News Release No. 11/85
7 Aprile  2011 h. 18,13

Afghanistan:  Ambulanza utilizzata per un attacco contro un centro di addestramento della Polizia
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Ginevra / Kabul (CICR​​) - Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) condanna fermamente l'uso di un'ambulanza – destinata  al trasporto di persone ferite e malate – utilizzata in un attentato suicida avvenuto oggi in un centro regionale di addestramento della  Polizia Nazionale Afgana alla periferia della città di Kandahar, nel sud dell'Afghanistan. Diversi membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi e altri feriti durante l'assalto.

"L’uso di un ambulanza con lo scopo di ingannare l'avversario per  eseguire  un attacco  costituisce atto di perfidia. Questo è severamente proibito dal diritto umanitario internazionale ed è totalmente inaccettabile", ha dichiarato Jacques de Maio, responsabile del CICR delle operazioni per l'Asia meridionale.

Violando la neutralità dei servizi sanitari, questi atti di inganno mettono in  pericolo il personale medico impegnato nella cura dei feriti e dei malati in ospedali, cliniche e centri sanitari rurali. "Hanno compromesso la distribuzione e l'accesso alle cure sanitarie, resa precaria in molte parti del paese per la popolazione afgana,  a seguito del conflitto", ha aggiunto de Maio.
 
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