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n° 457 del 15 marzo 2011 Stampa E-mail
mercoledì 16 marzo 2011

15 marzo 2011

nr. 457
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it

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Contenuto:
 
1 - Da Red Cross Red Crescent  - nr. 3/ 2010
Magazine du Mouvement International de la Croix –Rouge et du Croissant  Rouge
Situazione critica
Un’intervista con Reto Stocker, capo delegazione del CICR a Kabul.
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi.
 
2 - Presentazione del libro alla presenza dell'autore
"Mosaico Afgano" di Alberto Cairo - Edizioni Einaudi, 2010
 
3 - A BIELLA l’esposizione
“150 anni di Storia d’Italia attraverso la Croce Rossa Italiana: una tradizione di servizio umanitario senza frontiere”
dal 17 marzo al 10 aprile 2011
Comunicato da Pietro Massara
 
4 - Convegno a Milano
Le vivandiere  “Eroine romantiche dimenticate dalla storia”
23 marzo ore 18,30
Chiamamilano Largo Corsia dei Servi 11 (MM San Babila)
Milano
 
5 - VITERBO
Sabato 19 MARZO 2011 dalle 09.00 alle 17.30
Incontro informativo di Diritto Internazionale Umanitario
presso il Comitato Croce Rossa Italiana , Str. Mammagialla snc.
 
6 - MILANO
Sabato 19 Marzo 2011 dalle ore 9 alle ore 17
Giornata informativa sul DIU
presso il Comitato Regionale CRI Lombardia
Via Caradosso 9 –   "aula scuola" 3° piano

7 - TRENTO
Sabato 9 aprile 2011
“1° Convegno DIU Città di Trento”
Sala di Rappresentanza della Regione Trentino Alto Adige
Piazza Dante
Comunicato da Riccardo Gozzi

 

***scarica il numero in formato .pdf***      

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1 - Da Red Cross Red Crescent  - nr. 3/ 2010
Magazine du Mouvement International de la Croix –Rouge et du Croissant  Rouge
 
Situazione critica
Un’intervista con Reto Stocker, capo delegazione del CICR a Kabul.
 
Traduzione non ufficiale di Laura Grassi.
 
L’aumento spettacolare del numero di feriti di guerra accolti all’ospedale regionale Mirwaia di Kandar, sostenuto dal CICR, è un segno insieme ad altri dell’aggravarsi della situazione in Afghanistan. La proliferazione dei gruppi armati, i recenti omicidi di personale umanitario e il proseguimento del conflitto rendono l’ apporto dell’aiuto umanitario un impegno sempre più arduo. La situazione è ancora più tragica per i civili intrappolati a causa dei combattimenti. Ogni giorno, delle madri arrivano troppo tardi all’ospedale con il loro bambino ammalato perché hanno timore di spostarsi o perché sono state trattenute a dei blocchi stradali.
“Non è che la punta dell’iceberg, poiché le persone che soffrono di altri tipi di ferite o che contraggono malattie indirettamente legate al conflitto armato sono molto più numerose che i feriti d’arma”, constata Reto Stocker, capo delegazione del CICR a Kabul. “Di conseguenza, dei bambini muoiono di tetano, di morbillo o di tubercolosi - malattie facilmente controllabili con una vaccinazione -, mentre le donne muoiono di parto e uomini robusti soccombono a delle banali infezioni.” In una  recente intervista, Reto Stocker evoca i problemi legati al fornire l’aiuto, e lascia capire che l’avvenire dell’assistenza umanitaria in Afghanistan  è disseminata di insidie.
Qual è per il CICR la principale posta in gioco delle sue operazioni umanitarie?
Essere vicini alle persone più vulnerabili è l’aspetto più importante e che mette maggiormente alla prova la nostra azione in Afghanistan. Possiamo fornire i nostri servizi solo essendo fisicamente presenti là dove il nostro aiuto ha più valore.
In Afghanistan, la maggior parte delle regioni era facilmente accessibile fino all’intervento militare del 2001. All’inizio del 2003, il paese è divenuto nettamente più pericoloso per il personale umanitario, una evoluzione che ha raggiunto il parossismo con l’assassinio di un delegato del CICR. Questo dramma ha segnato la fine dell’accesso umanitario come lo conosciamo noi e l’inizio di una vera e propria rivoluzione. Instaurando o rilanciando un dialogo approfondito con tutte le parti in conflitto, senza parteggiare né fare distinzioni tra coloro che ci impegniamo a servire, siamo giunti a portare soccorso alle persone colpite dalla guerra in molti luoghi - spesso in cooperazione con la Croce Rossa afghana, che è attiva nella maggior parte delle regioni del paese -  ed ad intensificare la nostra presenza nel nord e nel sud del paese. In termini di risorse impiegate , l’Afghanistan  è oggi la più grande operazione umanitaria del CICR nel mondo.
Il  CICR si definisce sovente come un intermediario neutrale nei conflitti armati.  Ci si chiede se il CICR potrebbe anche aiutare altre organizzazioni a fornire servizi importanti per la popolazione in ambienti pericolosi?
Effettivamente ci succede di aiutare altre organizzazioni umanitarie che hanno un servizio essenziale da fornire, ma che sono in difficoltà a offrirlo a causa della situazione  complessa e pericolosa. Per esempio,  contribuiamo da qualche tempo ad una campagna di vaccinazione vitale, portando le parti in conflitto a riconoscerne la sua utilità e permettendo che sia condotta a buon fine. Il diritto internazionale umanitario sottolinea la necessità di un intermediario neutrale e indipendente al quale tutte le parti in conflitto possono ricorrere. Ed è proprio a questo titolo che facilitiamo la liberazione degli ostaggi, raccogliamo i feriti  dai campi di battaglia e aiutiamo le famiglie a ristabilire il contatto con i loro cari detenuti dalla controparte, e queste sono solo alcune delle nostre attività.
Raggiungere le persone che hanno bisogno di aiuto è  diventato più facile o più difficile per le organizzazioni umanitarie?
Le nostre possibilità di accesso alla popolazione afgana per poterle fornire dei servizi  umanitari fondamentali  sono molto cambiate  dal 2002.  Subito dopo l’intervento militare del 2001, diverse organizzazioni umanitarie sono state incoraggiate ad  integrare le loro attività alla strategia militare e politica globale di stabilizzazione e ricostruzione. Il CICR non si è impegnato in questa scelta. Alcune organizzazioni che portavano aiuti sono state sospettate di mirare ad obiettivi non solo umanitari, e quindi l’accesso a certe regioni del paese è stato di conseguenza ostacolato.
Recentemente , tuttavia, diverse organizzazioni umanitarie hanno cercato di prendere le distanze dalla sfera politica e militare per poter agire secondi i principi strettamente umanitari, adottando contemporaneamente  un approccio neutrale e imparziale. Comportandosi così le organizzazioni riconoscono che il solo modo di lavorare al di là delle linee del fronte è quello di avere delle motivazione esclusivamente umanitarie e di non parteggiare. Da tre  o quattro  anni, diverse organizzazioni  usufruiscono dunque di un maggior  e di conseguenza di un migliore accesso.
Diversi membri del personale medico di un’organizzazione umanitaria internazionale sono stati uccisi quest’anno nel nord del paese. Pensate di utilizzare delle guardie armate o di prendere altre misure simili per proteggere i vostri collaboratori?
Innanzitutto, la sicurezza assoluta non esiste in Afghanistan, né per il CICR né per nessun altro. Per quanto riguarda la sua domanda la risposta è no. Non abbiamo guardie armate che proteggono i nostri uffici, né le abitazioni dei nostri 1600 collaboratori e non utilizziamo veicolo blindati. Siamo convinti che la nostra sicurezza dipende soprattutto dalla fiducia e dall’accettazione di cui noi godiamo in Afghanistan. Per noi, innalzare dei muri intorno ai nostri locali o utilizzare delle guardie armate andrebbe contro lo scopo che ci siamo prefissati: questo ci allontanerebbe dalle persone che siamo venuti ad aiutare, piuttosto che avvicinarci a loro.
Come vedete i mesi e gli anni futuri?
Due grandi fattori entrano in gioco. Innanzitutto  sarà determinante il fatto che gli abitanti e le parti in conflitto riconoscano che le organizzazioni umanitarie sono veramente neutrali ed imparziali e che  agiscono per motivi puramente umanitari. In secondo luogo, i gruppi armati e le altre parti in conflitto sembrano moltiplicarsi. Sappiamo per esperienza che è più facile entrare in contatto con gli abitanti quando ci sono presenti due o tre parti distinte con le quali negoziare le condizioni di accesso; quando in  ogni regione,in ogni distretto, addirittura in  ogni villaggio si trova  un gruppo armato diverso, tutto  diventa molto più complicato.
Come sempre è la popolazione che paga le conseguenze. Più  i gruppi armati sono numerosi, più aumentano le sofferenze e la violenza e dunque  anche una maggior necessità di portare aiuto da parte di organizzazioni come la nostra. Tuttavia la moltiplicazione dei gruppi armati significa anche che le organizzazioni come il CICR incontrano difficoltà crescenti a raggiungere le vittime e che il numero di persone bisognose d’aiuto aumenta .E’ un tragico ingranaggio. Temiamo ahimè che la situazione evolva in questa direzione.
 
Note a margine
Il doppio dei feriti
Il numero di feriti di guerra accolti all’ospedale regionale Mirwais di Kahandar raggiunge dei record. L’edificio che beneficia del sostegno del CICR ha registrato quasi mille nuovi pazienti feriti da arma da fuoco in agosto e settembre 2010. Erano stati solo 500 nello stesso periodo l’anno precedente.
Un nuovo centro ortopedico
Il CICR ha aperto un settimo centro ortopedico a Lashkar Gah, nella provincia di Helmand, per far fronte all’enorme aumento del numero di amputazioni dovute alle armi nel Sud dell’Afghanistan.
Educazione di primo soccorso
Dal mese di marzo la Croce Rossa afghana ha formato più di 500 volontari per il primo soccorso nel quadro di un programma comunitario di primo soccorso. Si contano più di 23 000 volontari formati dalla Società nazionale nel Paese; e sono sovente le uniche persone formate capace di fornire servizi sanitari di base nella loro regione.
 
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2 - Presentazione del libro alla presenza dell'autore
"Mosaico Afgano" di Alberto Cairo -
Edizioni Einaudi, 2010
 
- Lunedì 28 marzo: Mantova Libreria Nautilus, Piazza Ottantesimo Fanteria 19,  ore 18,30. Interviene Valerio Pellizzari.

- Martedì 29 marzo:  Verona, Università degli Studi di Verona, Facoltà di Lettere e Filosofia, aula 1.1,  ore 17,30, interviene la Dottssa Elda Baggio.

- Mercoledì 30 marzo:  Milano, Libreria Feltrinelli, via Manzoni 12, ore 18.  Introduce Daniele Di Biasio, Radio Popolare.

- Giovedì 31 marzo:  Roma, (Gruppo Arion) Sala dibattiti della libreria di Palazzo Esposizioni, Via Milano 15-17 / Via Nazionale 194,  ore 18,00. Intervengono Tiziana Ferrario, Laura Boldrini e, da confermare, Emma Bonino.
 
- Venerdì 1 aprile:  Roma ore 18,30,  Punto Einaudi di via Bisagno. Interviene Guido Rampoldi.
 
Recensione dal Sito Einaudi
Il mestiere di Alberto Cairo è fare braccia e gambe: lavora per il Comitato Internazionale della Croce Rossa e vive in Afghanistan dal 1990.
«Tutta Kabul si svegliò alle 4 e mezza del primo gennaio 1994. Gli spari dei mitragliatori erano vicini. Udivo grida, forse ordini. La grande vetrata della mia stanza che dava sul cortile era in frantumi. Gettai il cuscino, lacerato da una fila di proiettili conficcati nel muro, vicino all'abat jour. I mitragliatori ripresero, non era tempo di stare a pensare. Chiusi la porta della stanza e mi affrettai di sotto. "Buon 1994"». Alberto Cairo, responsabile dei centri di riabilitazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan, è a Kabul dal 1990. Ha osservato da vicino la fine del regime filosovietico e la guerra civile che ne è seguita (a essa si riferisce il brano citato), la dominazione dei talebani, i bombardamenti americani e l'inquietante conflitto tuttora in corso. Narra, come in un romanzo, un Afghanistan visto attraverso gli occhi della gente comune e delle migliaia di disabili curati; racconta il suo lavoro, gli incontri che l'hanno cambiato e le storie di persone alla ricerca di pace e dignità, fra tragedie e farse. Mutilati che diventano infermieri e maestri, donne alla riconquista di brandelli di esistenza, poveri che ne sostengono altri. E ambiziosi senza scrupoli. Barbuti o rasati, con berretti o turbanti, mutano i regimi e il modo di fare la guerra, non le persone e i loro sogni.

Descrizione dal sito  IBS
A partire dal 1990, Alberto Cairo ha visto succedersi in Afghanistan il regime filo-comunista del dottor Najibullah, quello dei mujahiddin, dei talebani, e quello di Karzai sostenuto dagli eserciti stranieri, ognuno promettendo pace e sicurezza. Suoi punti di osservazione sono i centri di riabilitazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa in cui lavora. Sparsi per l'Afghanistan, strutture di riferimento per gente d'ogni etnia e ceto, i centri hanno affrontato negli anni profondi mutamenti, divenendo scuole di speranza, spesso in bilico tra farsa e tragedia. Perché l'Afghanistan? Arrivato per restarvi un breve periodo soltanto, gli eventi, gli afgani e il lavoro per i disabili hanno cambiato i suoi piani. Non senza dubbi e difficoltà. Ed è solo ascoltando la popolazione che ha imparato a comprendere il paese e a trasformare il suo lavoro per rispondere ai veri bisogni della gente.
 
Recensione da "l'indice"
Per chi ha raccontato l'Afghanistan in questa sua lunga guerra senza fine che è cominciata con l'invasione dell'Armata rossa nel dicembre del '79, è proseguita poi con la lotta scarnificata tra mujahiddyin nella prima metà degli anni novanta, poi ancora con la presa del potere dei Taliban nella seconda metà degli anni novanta, e infine con l'attacco angloamericano di Bush nell'ottobre del 2001, e che continua tuttora con la coalizione internazionale dell'Isaf sotto bandiera Nato (ma sempre accanto all'Enduring Freedom degli Stati Uniti), Alberto Cairo è una di quelle presenze che fanno davvero la storia dell'Afghanistan d'oggi. Fisioterapista della Croce rossa, non è soltanto uno che fa il suo lavoro, ma, con il suo impegno, con la sua dedizione, con il suo silenzio riservato e appartato, con la continuità della sua presenza anche nei tempi più aspri e pericolosi, è diventato una sorta di referente illuminato e prezioso per una delle tragedie più amare che una guerra si porta dietro: gli sciancati, i mutilati, gli squartati dalle esplosioni.
L'Afghanistan, pur con l'impegno di vari organismi internazionali, resta una terra infestata da mine antiuomo disseminate in ogni dove, come nessun'altro territorio di guerra, d'Asia o Africa che sia: ancora oggi, ogni anno sono circa 10.000 le vittime delle mine, calpestate incidentalmente dai contadini che lavorano i campi o fatte esplodere in modo inconsapevole dai bimbi che giocano tra le vecchie rovine del conflitto. E questo disgraziato esercito di vittime incolpevoli sa bene – perché Cairo è noto e amato in ogni angolo dell'Afghanistan – che a Kabul c'è un "dottore italiano" che può dare ancora una speranza di vita vivibile a quei corpi senza gambe, a quelle braccia senza mani.
Alberto non soltanto aiuta questi disgraziati a recuperare un uso di gambe e di braccia perdute dentro l'esplosione, ma ha attrezzato il suo lavoro di fisioterapista con un laboratorio dove le protesi vengono realizzate dal lavoro attento e intenso degli stessi uomini e donne che di protesi si sono dovuti rivestire. E bisogna andarci, per cogliere lo spirito, verrebbe da dire, "missionario" con cui questo ex avvocato di Cuneo cura non solo le ferite di migliaia e migliaia di vittime che a Kabul arrivano in un viaggio della speranza, ma soprattutto a ciascuna di loro – in un paese disperato, dove la vita è difficile e aspra anche per chi gambe e mani e braccia le ha integre – restituisce la capacità di accettare le ferite subite e di reagire alla sfortuna.
In più, Cairo con CICR di Ginevra ha attivato un flusso di microcrediti (100 dollari, che a Kabul sono una somma importante) con il quale aiuta le vittime delle mine ad avviare una qualsiasi piccola impresa lavorativa, un laboratorio d'artigiano, un banco al mercato, un negozietto di quartiere; "e la restituzione del prestito supera l'80 per cento dei casi".
Tutto questo va raccontato da chi ben lo sa, per dare la giusta dimensione di lettura del suo libro, che è un racconto piano, e lieve, proprio com'è Alberto nella sua vita quotidiana in quella terra che è ormai diventata la sua patria d'adozione. La narrazione dei vent'anni investiti a riportare al mondo uomini, donne e bambini lacerati dentro dalla brutalità insensibile della guerra procede come una sorta di diario quotidiano, fatto di notazioni rapide, quasi sottovoce, la scoperta progressiva di un mondo reale dietro le prime categorie approssimative dello straniero, e ne viene un ritratto di storie vere, di partecipazione sempre più intensa, di introiezione quasi d'una nuova identità che accompagna in una faticosa costruzione di speranze possibili il fluire lento o drammatico di giornate mai uguali, di pericoli scampati quasi per caso, di lotte difficile per guadagnarsi la fiducia, la confidenza, la volontaria assunzione di una responsabilità spesso prima ignorata.
Alberto Cairo è ormai una sorta di afghano egli stesso, o comunque è una perfetta integrazione della cultura occidentale con il costume, la cultura, i modi di vita di quel popolo della montagna: ci vive in mezzo, e però conserva integra la sua capacità di vedere e leggere le cose con gli strumenti di chi non ne è coinvolto e, dunque, conserva stabilmente l'uso d'un esercizio penetrante di analisi cognitiva. (…)
M. Candito
 
 
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3 - A BIELLA l’esposizione
“150 anni di Storia d’Italia attraverso la Croce Rossa Italiana: una tradizione di servizio umanitario senza frontiere”
dal 17 marzo al 10 aprile 2011
Comunicato da Pietro Massara

Il Comune di Biella in collaborazione con CRI ed Associazione Palasciano, organizza dal 18 marzo al 10 aprile una mostra storica dedicata ai 150 anni dell’Unità d’Italia attraverso la CRI. Questi i siti consultabili: www.biellesitessitoridiunita.it e www.cribiella.it
L’inaugurazione della mostra è prevista per giovedì 17 marzo alle ore 18 presso il Museo del Territorio, di fronte alla sede del Comitato Provinciale CRI di Biella.
Per l’occasione saranno allestiti alcuni stand con stampe e fotografie storiche nonché la presenza di parecchi mezzi storici, tra cui l’ambulanza che venne utilizzata per l’arresto di Mussolini. Presso la Sala Multimediale del Museo verrà proiettato ai ragazzi delle scuole un cortometraggio sulla storia della CRI.
Venerdì 18 marzo apertura mattina e pomeriggio della mostra e presenza ufficio PP.TT. per annullo filatelico.
Orari mostra giorni successivi: giovedì e venerdì 16,00 – 19,00     sabato e domenica 10,00 – 12,30 e 16,00 – 19,00
Sabato 2 aprile p.v. ore 16,00 scopertura murales dedicato alla CRI e realizzato dai ragazzi del Liceo Artistico di Biella.
A seguire inaugurazione nuova ambulanza di soccorso e dopo il rinfresco presso il Chiostro di San Sebastiano (museo del Territorio) la Fanfara CRI del Piemonte allieterà la popolazione con un ricco concerto. Il termine dei festeggiamenti è previsto per le ore 19 circa.
 
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4 - Convegno a Milano
“Le vivandiere  eroine romantiche dimenticate dalla storia”
23 marzo ore 18,30
Chiamamilano  - Largo Corsia dei Servi 11 (MM San Babila)
Milano
http://www.caffedunant.it/articoli/2011/457/Chiamamilano_VIVANDIERE_23_MARZO_2011.pdf
 
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5 - VITERBO
 19 MARZO 2011 dalle 09.00 alle 17.30
Incontro informativo di Diritto Internazionale Umanitario
presso il Comitato Croce Rossa Italiana , Str. Mammagialla snc.

Per ulteriori informazioni potete contattare la Delegata Provinciale Cristina Tenti (347.4456194 - 335.7648087)

PROGRAMMA

08:30-08:45 Presentazione del Corso
08:50-09:40 Nozione, principi fondamentali ed evoluzione del D.I.U. (C.M. Egidio MANZONI)
09:40-10:30 Tipologie di conflitto armato (VdS Vittorio SOTGIU)
10:30-10:40 Pausa Caffè
10:40-11:30 Principio di Distinzione (VdS Eugenio VENTURO)
11:30-12:20 Protezione dei prigionieri di guerra (VdS Alessandra CECILIA)
12:20-13:10 Il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa-principi, struttura e compiti – Cenni sull’emblema (Pio Guendalina CONTE)

13.10-14.15 pausa pranzo

14.15-15.10 Protezione di feriti, malati e naufraghi; diritti e doveri del personale sanitario (S.lla Patrizia MIRACOLA)
15.10-16.00 Protezione della popolazione civile (Pio Nicola SCARFO’)
16.00-16.50 Necessità militare e proporzionalità (S.lla Milena STUFARA)
16.50 Conclusioni
 
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6 - Sabato 19 Marzo 2011 dalle ore 9 alle ore 17
presso il Comitato Regionale CRI Lombardia
Via Caradosso 9 – MILANO   "aula scuola" 3° piano
 
Giornata informativa sul DIU
per tutti i Volontari di Croce Rossa che parteciperanno alle selezioni del XXXI Corso Nazionale Istruttori DIU.

Questa giornata ha lo scopo di essere di supporto alla preparazione dei candidati chiarendo, se necessario, alcuni argomenti di studio e rispondendo a quesiti o dubbi che possono essere  sorti durante la preparazione
 
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7 - TRENTO
Sabato 9 aprile 2011
“1° Convegno DIU Città di Trento”
Sala di Rappresentanza della Regione Trentino Alto Adige
Piazza Dante
Comunicato da Riccardo Gozzi
 
La Croce Rossa del Trentino, in collaborazione con l’Eurac (Accademia Europea di Bolzano), ha il piacere di annunciare che sabato 9 aprile prossimo si terrà in Trento - Sala di Rappresentanza della Regione Trentino Alto Adige  - il “1° Convegno D.I.U. Città di Trento” sul tema “La collaborazione civile-militare: dal Multinational CIMIC Group al Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa”.
L’evento è principalmente rivolto all’aggiornamento degli istruttori D.I.U. dell’Associazione, ma sarà altrettanto gradita la partecipazione di volontari di tutte le componenti, di personale delle FF.AA. e  dei Corpi Armati dello Stato, di appartenenti al contesto universitario.
Il programma prevede una prima parte, con relazioni di ospiti qualificati (un esperto CIMIC dell’esercito italiano – un esperto in Peacebuilding civile – un esponente di una ONG italiana con progetti in ambito internazionale – un relatore inviato dal C.I.C.R.) ed una seconda parte, con tavola rotonda moderata da un’esperta dell’Eurac.
 
http://www.critrentino.it/volontari/documenti/2011/03-marzo/convegno_diu_tn_2011.pdf

http://www.critrentino.it/volontari/documenti/2011/03-marzo/convegno_diu_tn_2011.jpg
 
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< Prec.   Pros. >

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GORIZIA 3 febbraio 2018 dalle ore 8,30 alle ore 17,30

Università degli Studi di Trieste sede di GORIZIA

Aula Magna Corso di Laurea Scenze Internazionali e Diplomatiche  Via Alviano 18 Gorizia

Giornata di Studio sul

"Diritto Internazionale Umanitario nel terzo millennio: diplomazia umanitaria e International Disaster Law"

Per informazioni scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

In allegato pieghevole esplicativo e modulo iscrizione

Comunicato dalla Presidenza CRI Gorizia 

 

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