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n 451 del 12 febbraio 2011 Stampa E-mail
luned 14 febbraio 2011

12 febbraio 2011

nr. 451
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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caffè dunant
 
Contenuto:
 
1 - 9 febbraio 2011  Comunicato Stampa  11/28
Colombia: il CICR assiste la liberazione di un consigliere comunale
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
2 - 08/02/2011 comunicato stampa 11/29
Kuwait: le famiglie irachene visitano i parenti in carcere
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello
 
3 - 27 gennaio 2011
Inondazioni nelle Filippine, la Croce Rossa entra in azione per aiutare gli sfollati
Di Necephor Mghendi, FICR, Manila
Traduzione non ufficiale di Susy Turato
 
4 - Rivista del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa n. 3/2010
Il valore dei volontari
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
5 - Rivista del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa n. 3/2010
Il prezzo della fame
di Ricci Shryock, giornalista e fotografo indipendente a Dakar (Senegal)
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
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1 - 9 febbraio 2011  Comunicato Stampa  11/28
Colombia: il CICR assiste la liberazione di un consigliere comunale
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
 
Bogota (CICR) Oggi pomeriggio, il consigliere comunale Marcos Baquero è stato consegnato dalle FARC-EP  (Forze armate rivoluzionarie della Colombia – Esercito del popolo)  e all’ex senatrice Piedad Cordoba, ai delegati del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICR) e a un membro della Commissione dei Colombiani e delle Colombiane per la pace. Il trasferimento ha avuto luogo nella zona rurale del dipartimento di Meta.
 
In seguito, un elicottero messo a disposizione dal governo brasiliano  è stato reso doverosamente identificabile dall’emblema della Croce Rossa ha trasportato Marcos Baquero fino alla città di Villavicencio, dove ha ritrovato la sua famiglia dopo un anno e sette mesi di separazione.


IL CICR esprime la sua è soddisfazione del sostegno logistico fornito dal governo brasiliano, così come della collaborazione del governo della Colombia della senatrice Piedad Cordoba e di FARC-EP, che hanno permesso la realizzazione di questa missione umanitaria.


Un’operazione simile dovrebbe svolgersi l’11 febbraio nel dipartimento di Caqueta, durante la quale il consigliere municipale Armando Acuna e il soldato Henry Lopez Martinez  dovranni ritornare in libertà, Infine una perza operazione è prevista il 13 febbraio nel dipartimento di Tolima in vista della liberazione del caporale Salin Antonio Sanmiguel Valderrama e del capitano di polizia Guilllermo Solorzano.


Nella sua qualità di organizzazione umanitaria imparziale, neutra ed indipendente, il CICR ricorda che è disponibile ad assistere la liberazione di altre persone detenute dai gruppi armati.
 
Informations complémentaires :
María Cristina Rivera, CICR Bogota, tél. : +57 311 491 07 75 (pour l’espagnol)
Sandra Lefcovich, CICR Brasilia, tél. : + 55 61 81 22 01 19 ou + 57 310 764 94 03 (pour le portugais)
Pascal Jequier, CICR Bogota, tél. : + 57 1 313 86 30 ou + 57 311 491 07 89 (pour le français et l’anglais)
 
il testo originale francese al link:
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/html/colombia-news-2011-02-09!OpenDocument
 
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2 - 08/02/2011 comunicato stampa 11/29
Kuwait: le famiglie irachene visitano i parenti in carcere
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Kuwait / Baghdad / (CICR) - Le famiglie di cittadini Iracheni detenuti nella prigione centrale del Kuwait hanno terminato oggi una visita a loro parenti, nell’ambito di un'operazione di visite delle famiglie organizzate dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), con il sostegno del Kuwait e delle Autorità irachene.

"Il CICR organizza queste visite dei familiari per ragioni puramente umanitarie", ha affermato Gérard Peytrignet, capo della delegazione regionale del CICR in Kuwait. "Le visite dei familiari sono fondamentali per il benessere dei detenuti, ricordando loro che essi non sono stati dimenticati, dando loro la possibilità di vedere i loro genitori, mogli e figli e di portare notizie da casa."

I detenuti sono tra gli arrestati e condannati in connessione con la Guerra del Golfo del 1990-1991 e tuttora detenuti nella Prigione Centrale del Kuwait. Anche se questa è stata la terza volta che il CICR ha organizzato queste visite, è stata la prima volta che alcuni familiari vi hanno preso parte.

"Le visite alle persone detenute da lungo tempo le cui famiglie vivono all'estero sono un legame essenziale, fornendo loro supporto psicologico e rassicurandoli sul fatto che sono ancora parte di una famiglia, che possono svolgere il loro ruolo come membri della famiglia, soprattutto nei confronti dei figli", ha dichiarato Peytrignet.
 
Oltre ad organizzare le visite dei familiari, il CICR ha regolarmente facilitato lo scambio dei messaggi di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa tra i detenuti e le loro famiglie in Iraq durante gli anni passati.
Nel 2010, 185 messaggi sono stati scambiati tra i detenuti in Iraq e in Kuwait con le rispettive famiglie.

Il CICR ha iniziato le visite ai detenuti in Kuwait dal Marzo 1991. In Iraq, il CICR ha cominciato a visitare i prigionieri di guerra negli anni ‘80 e continua a visitare le persone detenute in relazione ai conflitti armati.

Per ulteriori informazioni, contattare:
Fouad Bawaba, Kuwait CICR, tel: +965 9787 9434
Layal Horanieh, Iraq CICR, tel: +964 790 191 6927
 
Tratto dal sito web del CICR al link:
http://www.icrc.org/eng/resources/documents/news-release/2011/kuwait-iraq-news-2011-02-08.htm

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27 gennaio 2011
Inondazioni nelle Filippine, la Croce Rossa entra in azione per aiutare gli sfollati
Di Necephor Mghendi, FICR, Manila
Traduzione non ufficiale di Susy Turato
 
La Croce Rossa delle Filippine ha fornito assistenza a migliaia di residenti colpiti dalle frane e inondazioni. Le piogge pesanti, iniziate quattro giorni prima di Natale, hanno continuato incessantemente per oltre tre settimane, bagnando zone che normalmente sono colpite da precipitazioni al di sotto della media in questa stagione dell’anno.
 
Secondo l’agenzia nazionale filippina per la gestione delle calamità (National Disaster Risk Reduction and Management Council - NDRRMC), a partire dal 26 di gennaio almeno 70 persone sono morte, la maggior parte di annegamento, e circa due dozzine risultano disperse. Nel complesso, le frane e le inondazioni hanno danneggiato circa 5.000 abitazioni di 26 province del sud di Luzon, Visayas e Mindanao, e hanno colpito approssimativamente due milioni di persone, 6.000 dei quali hanno trovato rifugio in 48 centri di sfollamento.
 
Fin dall’inizio, le sezioni locali della Croce Rossa filippina delle provincie colpite hanno mobilizzato volontari e soccorritori per ampliare gli aiuti alle persone colpite. Oltre a prestare assistenza nelle operazioni di soccorso, essi hanno distribuito a 6.000 famiglie articoli di emergenza quali cibo, coperte, tappeti per dormire e kit per l’igiene, e hanno servito pasti pronti a centinaia di altre persone rifugiate in centri di sfollamento.
 
A Davao City, la sezione locale della Croce Rossa ha installato un serbatoio d’acqua per assicurare ai residenti sfollati accesso ad acqua potabile. Fino ad ora, questo sistema ha fornito oltre 10.000 litri di acqua pulita.
 
Man mano che le condizioni migliorano, gli sfollati stanno gradualmente tornando alle loro abitazioni. Al culmine della situazione, c’erano 307 centri di sfollamento con in totale 100.000 persone.
 
Tuttavia, l’agenzia governativa delle previsioni atmosferiche (Philippine Atmospheric, Geophysical and Astronomical services Administration – PAGASA) ha avvertito che le piogge potrebbero protrarsi fino al secondo trimestre dell’anno e attribuisce questo a La Nina, un fenomeno climatico che si verifica nell’Oceano Pacifico equatoriale dove si registra una diminuzione della temperatura dell’acqua rispetto al normale.  
 
Tutte le sezioni della Croce rossa delle provincie colpite duramente stanno lavorando a pieno ritmo per intensificare i soccorsi in caso la situazione dovesse peggiorare. Ci sono squadre supplementari in stand-by pronte a intervenire immediatamente.
 
“Le nostre squadre di pronto intervento presso le sezioni locali e la sede centrale nazionale sono in stato di alta allerta. Sono pronte ad ampliare le operazioni di assistenza, tra cui pronto soccorso, sanità e servizi sociali”, afferma Catherine Martin, direttore dei servizi per la gestione dei disastri presso la Croce Rossa filippina.
 
Parimenti, la sede filippina della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) è pienamente pronta a fornire supporto alla Croce Rossa filippina in caso la situazione peggiorasse. Nel paese stesso sono disponibili personale specializzato, risorse e provviste di emergenza supplementari.
 
Nel frattempo, la Croce Rossa filippina ha chiesto ai propri sostenitori comunitari, individui e aziende, un aiuto al fine di aumentare la propria capacità di rispondere prontamente in caso di una nuova calamità.
 
“Accentiamo donazioni dai nostri partner al fine di assicurare che i fondi e le provviste per un’assistenza umanitaria immediata non si esauriscano”, sostiene il segretario generale della Croce Rossa filippina, Gwendolyn Pang.
 
Tratto dal sito della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/docs/news/11/11012701/
 
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4 - Rivista del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa n. 3/2010
Il valore dei volontari
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
Questo articolo inaugura una serie dedicata al volontariato che apparirà durante tutto il 2011, decimo anniversario dell’Anno Internazionale dei volontari.
 
I leader del mondo contano sui volontari perché li aiutino a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Perché, in queste condizioni, il contributo dei volontari è così sottovalutato? Cosa possiamo fare per sostenerli?
 
Quando le torrenziali piogge monsoniche si abbatterono sul nord del Pakistan, provocando la piena dell’Indo, Fawwad Sherwani, un volontario della Mezzaluna Rossa del Pakistan di 36 anni, si unì immediatamente alle squadre di soccorso.
 
Sia nei campi installati dalla Società nazionale che nel «QG» di Karachi, ha aiutato a valutare i bisogni sul terreno e a comunicare le informazioni alla sede e ha contribuito ad organizzare l’arrivo dei soccorsi alle vittime tramite barca, jeep e elicottero.
 
Quando, in una situazione di urgenza, mette il suo gilet e il caschetto della Mezzaluna Rossa, questo veterano dell’aiuto umanitario, che ha già avuto a che fare con terremoti, attentati suicida e cicloni, in realtà non pensa agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG, Millennium Development Goals). Ama semplicemente aiutare le persone e, anche se non è pagato, questo è il suo lavoro, ciò per il quale è formato.
 
Eppure, all’inizio del 2011 – anno che segna il decimo anniversario del primo Anno Internazionale dei Volontari – i responsabili della sanità così come i leader politici del mondo vanno ripetendo che il lavoro costante dei volontari come Fawwad Sherwani è essenziale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, una serie di otto obiettivi di sviluppo che i governi si sono impegnati a raggiungere al più tardi nel 2015 (vedi il riquadro).
 
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio
 

   1. Ridurre la povertà estrema e la fame
   2. Assicurare l’educazione primaria a tutti
   3. Promuovere l’uguaglianza e l’autonomia delle donne
   4. Ridurre la mortalità infantile
   5. Migliorare la salute materna
   6. Combattere l’HIV/AIDS, il paludismo e altre malattie
   7. Assicurare la sostenibilità ambientale
   8. Mettere in atto un partenariato mondiale per lo sviluppo

Prendiamo la poliomelite. Secondo gli esperti, l’azione dei volontari – comprese la rete estesa delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in paesi come l’Afghanistan e la Nigeria – è una delle ragioni che rendono lo sradicamento di questa malattia ormai a portata di mano. La rete permette ai programmi di vaccinazione di percorrere l’«ultimo chilometro», arrivando a delle comunità spesso difficili da raggiungere per delle persone esterne. Così, nell’ambito di una campagna contro il morbillo nella provincia di Nampula, in Mozambico, i volontari della Croce Rossa hanno permesso di raggiungere un tasso di copertura vaccinale del 97% contro l’88% ottenuto in altre zone rurali (una differenza essenziale nella lotta contro le malattie che possono sviluppare una resistenza e diffondersi rapidamente).
 
Una risorsa chiave
 
Restano solo quattro anni e molto cammino da percorrere prima del 2015, data che gli Stati si sono fissati per i MDG. Nonostante i passi avanti contro la poliomelite e il morbillo, lo sradicamento è lontano dall’essere assicurato. Su questioni come la povertà e le cure ai bambini, rimangono degli ostacoli complessi: catastrofi naturali, desertificazione, conflitti armati, cambiamenti climatici, violenze urbane, insicurezza alimentare cronica e crisi finanziarie.
 
Con l’insufficienza delle risorse, sia pubbliche che private, con i numerosi scogli che ostacolano l’accesso alle comunità vulnerabili, sono tanti coloro che vedono nei volontari una risorsa chiave. Come ha dichiarato ultimamente il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, «l’impegno di milioni e milioni di persone nell’azione volontaria sarà indispensabile per raggiungere gli MDG».
 
Grazie al loro radicamento nelle comunità locali, i volontari della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa sono in grado di portare vaccinazioni, soccorsi di emergenza o medicinali essenziali fino nelle zone di conflitto armato (la provincia del Baluchistan in Pakistan, la Somalia o le zone isolate dell’Afghanistan, dove i volontari della Mezzaluna Rossa aiutano nella consegna dei vaccini contro la poliomelite durante i «giorni di tranquillità» precedentemente negoziati).
 
I volontari hanno anche un impatto sociale, più difficile da quantificare, ma che contribuisce alla stabilità e alla ricostruzione delle comunità, in particolare durante i conflitti. Patrick Zaboninka Mayara, volontario della Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo, si sposta in bicicletta e a piedi per distribuire dei messaggi di Croce Rossa che permettono alle famiglie di restare in contatto e talvolta di riunire i bambini e i genitori separati dai combattimenti.
 
A Beirut (Libano), Mohammad «Frisco» Mansour insegna ad altri giovani volontari come utilizzare giochi e simulazioni per sensibilizzare i giovani da 8 a 18 anni al diritto internazionale umanitario e alle norme umanitarie. «I giovani apprendono, grazie a questi giochi, che la guerra deve avere dei limiti e che i valori umanitari devono essere rispettati», spiega il volontario della Croce Rossa Libanese, 25 anni, parlando dei giovani che assistono ai seminari. «Senza questo, i mali inflitti sono intollerabili e il prezzo da pagare troppo elevato».
 
Spesso i volontari danno anche quando essi stessi hanno dei bisogni. Così, Morlai Fofanah dedica del tempo alla promozione della non-violenza e della tolleranza nella comunità rurali del sud del Sierra Leone. Ferito alla colonna vertebrale in un incidente stradale mentre rientrava da una missione, questo membro di un’equipe di soccorritori effettua ora una buona parte della sua attività di volontario con l’aiuto di stampelle o di una sedia a rotelle.
 
Avere accesso alla popolazione
 
I volontari hanno anche a capacità di arrivare alle persone in luoghi molto poveri o in comunità vulnerabili, sia nei paesi sviluppati che nei paesi in via di sviluppo. Nel piccolo villaggio di Ro, non lontano da Stoccolma, Christina Lindholm, volontaria della Croce Rossa Svedese, organizza dei campi estivi per le persone che si occupano di persone colpite da demenza, Alzheimer, afasia o sclerosi a placche. Secondo degli studi realizzati dalla Società Nazionale, le attività del campo e la sua rete sociale contribuiscono a migliorare la salute e a ridurre la vulnerabilità sia dei pazienti che delle persone che si occupano di loro.
 
Nelle strade di Shenyang, città a nord-est della Cina, dei volontari di un gruppo chiamato «Farfalle», sostenuto dalla Croce Rossa Cinese, si recano a casa delle persone sieropositive che, in molti casi, non possono beneficiare delle cure sanitarie attraverso i canali abituali. «Non possiamo farci operare negli ospedali normali; sono molto rare le strutture che accettano di accogliere le persone sieropositive», spiega Xiao Jie, lui stesso portatore di HIV. «Le persone pensano che i sieropositivi siano cattivi. Credono che le persone per bene non prendano questa malattia».
 
Dappertutto nel mondo, volontari come Fawwad, Christina, Xiao, Mohammad e Morlai operano concretamente, senza clamore, alla realizzazione degli MDG. Ora, se dobbiamo contare su questi volontari per ottenere quello che i governi e l’economia di mercato non possono realizzare da soli, cosa possiamo fare per sostenerli e proteggerli? E come mai, se la loro azione è così importante, il loro contributo non è contabilizzato nella maggior parte degli indicatori nazionali della produttività e dello sviluppo economico?
 
 
SE NON È CONTATO, CONTA REALMENTE?
 
Come i suoi colleghi volontari membri del gruppo «Farfalle», Xiao Jie non porta avanti questa attività per denaro né per altri motivi, ma solo per il suo desiderio di combattere l’HIV/AIDS nella sua comunità. Quando gli si pone la domanda, tuttavia, ammette che il suo lavoro volontario per il gruppo ha un valore concreto e quantificabile: almeno 1000 renminbi (150 dollari americani) al mese.
 
Come numerosi volontari, Xiao Jie non è sicuro che questo tipo di lavoro debba essere remunerato. Da un lato, deve essere fatto da volontari, poiché essi desiderano veramente farlo. Dall’altro lato, essi dovrebbero essere remunerati perché, attraverso il loro lavoro, aiutano il governo a compiere il suo dovere.
 
Xiao Jie non è il solo a interrogarsi sul valore del volontariato ai nostri giorni. Dappertutto nel mondo, ci si sforza di quantificare meglio il contributo volontario, che sfugge largamente, nella maggior parte dei paesi, al calcolo del prodotto interno lordo (PIL) e agli altri indicatori economici o di sviluppo.
 
«Il problema è che sovente ciò che non è contato non conta», spiega Megan Haddock, coordinatrice di progetto al Centro di Studi della Società Civile dell’Università Johns Hopkins, a Baltimora (Stati Uniti). «Nel modello statistico tradizionale, il contributo economico dei volontari è uguale a zero. Semplicemente non è contabilizzato».
 
Ora, prosegue, se gli economisti, i politici, i media e i cittadini non comprendono il contributo dei volontari e delle organizzazioni non a scopo di lucro (di cui essi sono spesso membri), le misure di sostegno e di protezione giuridica resteranno deboli.
 
Uno studio recente realizzato al Johns Hopkins sulla base dei dati provenienti da 37 paesi ha mostrato che il contributo apportato dai volontari era abbondantemente sotto-stimato. Secondo questo studio, circa 140 milioni di persone – circa il 12% della popolazione di questi paesi – si impegna in attività volontarie. In totale, ciò rappresenta l’equivalente di quasi 21 milioni di lavoratori impiegati a tempo pieno, apportando un contributo economico approssimativo di 400 miliardi di dollari all’anno. Essi rappresentano anche quasi il 45% della mano d’opera nel settore non a scopo di lucro.
 
Uno studio realizzato in 8 paesi dell’Europa Orientale mostra che il settore non profit, che si basa ampiamente sui volontari, rappresenta circa il 5% dell’attività economica in questi paesi, più del settore dell’elettricità, dell’acqua e del gas e poco meno del settore delle costruzioni.
Fonte: rapporto Measuring Civil Society and Volunteering, Centro per Studi sulla Società Civile, Università Johns Hopkins.
 
 
Questo volontariato assume forme diverse. Cosi, il Messico ha una tradizione antica di volontariato informale, anche se nessuno usa questo termine. Gli atti volontari di «solidarietà», come vengono chiamati, sono considerati come naturali nella vita quotidiana delle comunità e non dipendono da un’organizzazione caritatevole (sebbene siano, in molti casi, legati alla Chiesa).
 
Ora, se si somma il tempo dedicato dalla popolazione a diversi gesti di solidarietà volontaria, si ottiene grosso modo l’1,4% del PIL del Messico, secondo Jaqueline Butcher Rivas, che ha studiato la questione. Volontaria essa stessa, Jaqueline Butcher Rivas afferma che questo contributo fosse compreso meglio, ne potrebbe derivare degli investimenti più importante e una protezione giuridica per i volontari. Per lei, «questo settore è terribilmente sotto-stimato».
 
Il Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa spera di suscitare il dibattito su queste questioni nel 2011, anno che segna il decimo anniversario dell’Anno Internazionale dei Volontari. Mentre è generalmente riconosciuto che la sua rete di volontari offre delle possibilità senza pari di accedere alle popolazioni, il Movimento stesso non ha mai veramente quantificato il valore sociale ed economico della sua rete di volontari, sebbene numerosi studi commissionati in questi ultimi anni abbiano trattato questioni connesse.
 
Nel mese di gennaio 2011, la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR) dovrebbe pubblicare uno studio mirato a colmare questa lacuna. Seguendo la metodologia elaborata dall’Università Johns Hopkins e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, lo studio esamina il contributo finanziario, economico e sociale dei volontari su un campione rappresentativo di Società Nazionali.
 
In un’epoca in cui i volontari e il loro tempo sono l’oggetto di una competizione sempre più accesa, la FICR spera che questi dati potranno essere utilizzati per aiutare le Società Nazionali a ottenere più risorse per sostenere i volontari, per motivarli e per reclutarne di più, per migliorare il sistema di supporto e per convincere i governi a mettere in atto delle protezioni legali più forti per i volontari.
 
 
Indice dei volontari
 
400 miliardi: il contributo economico stimato (in dollari) dell’azione dei volontari nei 37 paesi studiati dall’Università Johns Hopkins.
10 miliardi: il valore, in dollari americani, del tempo dedicato dai volontari alle campagne nelle comunità per lo sradicamento della poliomelite e di vaccinazione nel mondo, secondo le Nazioni Unite.
78: la percentuale di diminuzione dei decessi dovuti al morbillo fra il 2000 e il 2008 grazie alle campagne di vaccinazione sostenute dai volontari del Movimento.
1,4: il valore economico del volontariato informale e formale in Messico, espresso in percentuale del PIL.
45: la percentuale di volontari nella mano d’opera mondiale del settore non a scopo di lucro, secondo uno studio condotto in 37 paesi dall’Università Johns Hopkins.
 
 
Lo scudo umanitario
 
Secondo un rapporto pubblicato nel 2009 dai Volontari delle Nazioni Unite (VNU), Law and Policies Affecting Volunteerism since 2001, si contano circa 70 nuove leggi o politiche nazionali messe in atto negli ultimi dieci anni per incoraggiare o regolamentare il volontariato. Il Burkina Faso, per esempio, ha adottato delle politiche che mirano a incoraggiare il volontariato, al fine di ridurre la disoccupazione attraverso la formazione professionale e il servizio nazionale.
 
Per Catherine Shea, uno degli autori del rapporto, vice presidente del Centro Internazionale per il diritto delle associazioni a scopo non di lucro, con base a Washington D.C., «sono stati fatti dei progressi considerevoli».
 
Nel 2001, nell’Anno Internazionale dei volontari, la mancanza di testi legislativi a scala nazionale spesso ostacolava il volontariato. «La legislazione di diversi paesi in materia di impiego e di salario minimo non faceva distinzione fra volontari e lavoratori e questo rendeva teoricamente illegale ogni attività volontaria non remunerata», evidenzia il rapporto.
 
Oggi il problema risiede nel fatto che le nuove leggi non sono ancora sufficientemente complete né forti. In certi casi, le leggi adottate sono buone, ma il governo non fa niente. «Resta della strada da fare», spiega Catherine Shea. «È molto importante cosa accade dopo che una legge è approvata. Il governo agisce veramente per farla rispettare?»
 
La legislazione adottata in Bolivia nel 2005 illustra anche i pericoli ai quali si espongono i volontari. Gli scontri politici violenti del 2002 e del 2003 hanno condotto, secondo il rapporto dei VNU, «alla mobilizzazione dei volontari in seno alla Croce Rossa Boliviana e delle squadre di soccorso e dei pompieri».
 
«Nel corso di una manifestazione violenta, uno dei soccorritori volontari, Daniel Manrique, è stato colpito al viso da un colpo di arma da fuoco. In quanto volontario, non aveva né assicurazione né copertura medica ed era nell’incapacità di pagare i numerosi interventi medici necessari».
 
L’indignazione suscitata da questo caso ha condotto alla rivendicazione di una legge nazionale che offrisse ai volontari dei diritti e una protezione estesa. Questi sforzi hanno perso l’attimo dopo le elezioni seguenti e le norme, alla fine, non sono state adottate.
 
È paradossale che dei volontari che lavorano per fornire alle vittime un riparo o dei servizi sanitari di base non abbiano essi stessi accesso alle cure sanitarie o all’assicurazione medica. In molti paesi, il costo è proibitivo o la legislazione nazionale non prevede la possibilità di assicurare associazioni non profit a un costo abbordabile.
 
La politica della FICR relativa al volontariato chiede alle Società Nazionali di «fornire ai volontari un’assicurazione appropriata», ma i metodi variano enormemente in seno al Movimento. La Croce Rossa Svedese fornisce un’assicurazione contro gli infortuni ai suoi 40.000 volontari, mentre altre Società Nazionali assicurano i loro volontari attraverso l’intermediazione di un programma della FICR. Quando il terremoto ha colpito Haiti a gennaio, ad esempio, la Società Nazionale della Croce Rossa Haitiana si preparava ad adottare un’assicurazione per i suoi volontari; la FICR ha alla fine fornito l’assicurazione nel quadro del suo intervento d’urgenza.
 
«Quello che conta», spiega Stefan Agerhem, specialista del volontariato, distaccato alla FICR dalla Croce Rossa Svedese, «è che in caso di problema, la Società Nazionale si prenda cura del suo volontario, sia attraverso un sistema di assicurazione o fornendo un sostegno psicologico e sociale».
 
Pagare o non pagare
 
La questione è in realtà ancora più complessa, numerosi volontari ricevono un’indennità giornaliera di sussistenza o piccole somme per coprire le spese di trasferimento o un pasto durante la giornata lavorativa.  In tempi di crisi, come dopo il sisma di Haiti, numerosi volontari percepivano una modesta remunerazione quotidiana o settimanale.
 
«In un’operazione di soccorso massiccia, dove c’è bisogno di mano d’opera numerosa per un lavoro di assistenza e non solamente di un volontario per dare una mano qualche ora a settimana, è indispensabile che i volontari siano ingaggiati in modo più serio», spiega Stefan Agerhem.
 
In un caso del genere, è cruciale che gli attori del Movimento comprendano e rispettino la legislazione locale sul lavoro. Nel corso degli ultimi anni, è successo che dei volontari facessero causa alla propria Società Nazionale perché non aveva versato dei contributi obbligatori, per esempio, ai fini pensionistici. Anche l’assicurazione contro gli infortuni è obbligatoria per le persone stipendiate.
 
La questione della remunerazione è tuttavia un dilemma. Da un lato, potrebbe minare lo spirito del vero volontariato. Dall’altro lato, potrebbe essere irragionevole aspettarsi che delle persone lavorino per 12 o 18 ore al giorno per soccorrere delle popolazioni senza alcun sostegno.
 
Come fa notare Germaine Pierre-Louis, infermiera haitiana e volontaria della Croce Rossa, è inaccettabile domandare a dei volontari di lavorare tutto il giorno per portare viveri, ripari e cure sanitarie alle vittime quando essi stessi non hanno un posto per dormire.
 
«Dopo il terremoto», spiega, «i volontari hanno lavorato esattamente come il personale umanitario professionista», portando i feriti nei centri sanitari, distribuendo viveri, acqua e articoli per l’igiene. «Hanno fatto un lavoro colossale». Ha dovuto anche insistere, talvolta, presso i colleghi del Movimento per ottenere delle tende per certi volontari che avevano perso tutto nella catastrofe.
 
Un lavoro pericoloso
 
In definitiva, nessuna legislazione, nessuna assicurazione né remunerazione potranno proteggere né compensare i volontari contro i pericoli che affrontano. Se i decessi sono relativamente rari, tenuto conto del quadro in cui essi sono spesso chiamati a intervenire, succede tuttavia che dei volontari perdano la vita. Ad esempio, nel maggio 2009, un volontario della Mezzaluna Rossa Afghana è stato ucciso con altre 13 persone nel corso di un attacco aereo delle forze della coalizione, che hanno affermato di mirare a dei combattenti talebani.
 
Nel marzo 2009, tre volontari della Croce Rossa del Mozambico sono stati uccisi dalla folla in collera, convinta, a torto, che gli operatori umanitari avvelenassero una fonte d’acqua. Nel gennaio 2010, infine, un volontario della Croce Rossa del Kenya, Michael Wafula Sululu è stato ucciso da un poliziotto mentre dava un primo soccorso alle vittime di un incidente stradale. Il poliziotto è stato accusato di omicidio.
 
In teoria, le leggi in vigore, sul piano nazionale, locale o internazionale, avrebbero dovuto proteggere questi volontari. Nella realtà, non c’è alcuna garanzia. Nuove leggi e assicurazioni non risolveranno tutti i problemi. Secondo certi volontari, una delle cose più importanti che il Movimento potrebbe fare per proteggerli sarebbe di rispettare con fermezza assoluta i principi di neutralità e imparzialità.
 
Nella valle di Swat, in Pakistan, dove l’esercito e gli insorti talebani combattono per il potere in un clima di tensione estrema, Hashmat Ali, volontario della Mezzaluna Rossa afferma che l’impegno del Movimento per la neutralità è la sua più grande risorsa.
 
«Io mi sento sicuro lavorando per la Mezzaluna Rossa come volontario», spiega Hasmat Ali. «La Mezzaluna Rossa non si occupa di politica e questo fa la sua forza. Questo è il perché intendo continuare il mio volontariato».
 
E stato dopo il terremoto del 2005 che Hashmat Ali ha incontrato la Mezzaluna Rossa per la prima volta; aveva aiutato i volontari della Croce Rossa Tedesca e Olandese a distribuire i soccorsi in luoghi isolati nelle montagne. Questa collaborazione ha condotto, in seguito, all’apertura di un dispensario sanitario che serve oggi fra i 100 e i 150 pazienti al giorno nella valle di Swat. Secondo Hashmat Ali, il maggior contributo apportato lì dalla Croce Rossa e dalla Mezzaluna Rossa, e dai volontari, è la riduzione del tasso di mortalità materna, che corrisponde a quinto Obiettivo del Millennio.
 
Qualunque cosa succeda, la maggior parte dei volontari affermano che faranno il loro lavoro, con o senza assicurazione, leggi, tende e remunerazione. Per Fawwad Sherwani, non è un calcolo razionale, basato su degli obiettivi economici o su dei programmi mondiali di sviluppo, che motiva i volontari. «È una motivazione interiore», spiega. «Niente rende più felice che aiutare una persona che soffre e sentirla dirti grazie».
 
Reportage di Deena Guzder in Pakistan, di Jean-Yves Clemenzo a Haiti, di Robert Few in Cina e di Malcom Lucard a Ginevra.
 
 
Tratto dal sito della Rivista del Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa: http://www.redcross.int/FR/mag/magazine2010_3/4-9.html
 
 
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5 - Rivista del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa n. 3/2010
Il prezzo della fame
di Ricci Shryock, giornalista e fotografo indipendente a Dakar (Senegal)
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
 
Per combattere la crisi alimentare in Niger, il Movimento focalizza i suoi sforzi sulle cause economiche della crisi: la mancanza di denaro liquido e i prezzi proibitivi.
 
I mercati di Niamey e di altri villaggi del Niger, in Africa Occidentale, sono colmi di cibo e di venditori. Donne caricate di contenitori dispongono dei banchi e vendono mille e altri cereali. Il pesce essiccato è disposto sotto il sole mentre tutta una gamma di prodotti troneggiano su grandi piatti d’argento- polvere di manioca, radici, spezie e altro ancora.
 
Nonostante questo, non è al mercato che si reca Mariama* per nutrire la sua famiglia. Si alza tutte le mattine alle sei per raggiungere i campi che circondano il suo villaggio nel nord del Niger e raccogliere gli steli di miglio che i contadini hanno lasciato dietro di loro. Il suo raccolto servirà a nutrire la sua famiglia. Suo marito è morto due anni fa e Mariama non ha né un lavoro né denaro.
 
Il destino di questa vedova non ha niente di eccezionale in questo paese toccato da una grave crisi di sicurezza alimentare. Sebbene gli operatori della Croce Rossa Nigeriana affermino che nei mercati vi è cibo in vendita, la siccità che ha compromesso l’ultimo raccolto fa sì che la maggior parte degli abitanti del paese non possa permettersi di acquistare il cibo importato dai paesi vicini.
 
Un sacco da 50 chili di miglio si vende ormai quasi a 13.000 franchi CFA (25 dollari americani). «Corrisponde al doppio del prezzo normale, che era di 6.000 franchi ad ottobre 2009», spiega Ciaran Cierans, il capo della sottodelegazione della Croce Rossa Irlandese a Niamey.
 
Il cattivo raccolto di quest’anno significa anche che questi prezzi sono fuori portata per molte famiglie di agricoltori, rileva Aïta Sarr-Cissé, incaricata della sicurezza alimentare in seno alla Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (FICR) in Senegal. Racconta la storia di un agricoltore: «Quest’anno ha conservato tutto il suo raccolto nei silos per nutrire la sua famiglia. Non aveva abbastanza cereali da vendere e ora che hanno consumato tutto non hanno il denaro comprare da mangiare».
 
Milioni di persone minacciate
 
In un paese in cui più dell’80% della popolazione dipende dall’agricoltura, gli effetti combinati della siccità, di cattivi raccolti e dell’aumento dei prezzi alimentari hanno messo circa 10 milioni di persone nella regione in una situazione di rischio. Secondo uno studio nazionale pubblicato dal governo nigeriano, circa il 17% dei bambini con meno di 5 anni soffrono di malnutrizione acuta. In rapporto allo stesso periodo dell’anno scorso, è il 42% in più.
 
Amadou Tidjane Amadou, responsabile della comunicazione in seno alla Croce Rossa Nigeriana, spiega che i cattivi raccolti comportano anche una mancanza di lavoro nei villaggi. «Prima, le persone vendevano le loro bestie, ma con la crisi tutte le pecore e le capre sono morte. Senza questa fonte abituale di reddito, gli abitanti dei villaggi si trovano in difficoltà»
 
Questa è la ragione per la quale la Società della Croce Rossa Nigeriana e la Croce Rossa Irlandese, grazie a un finanziamento della Croce Rossa Britannica, mettono in atto dei programmi di «lavoro in cambio di denaro» e dei programmi di trasferimento di denaro liquido, per introdurre nei mercati locali il denaro così necessario.
 
Un programma «lavoro in cambio di denaro» ha impiegato 5.000 donne a Tanout in giugno e luglio per costruire e rimettere in uso dei serbatoi che raccolgono le acque di scolo, utilizzate in seguito per il bestiame e le coltivazioni.
 
Bestiame contro denaro
 
In Niger, come in Mali, il CICR si sforza di raggiungere i pastori che hanno perso o che rischiano di perdere le loro bestie sotto-alimentate. Poiché la siccità minaccia circa il 70% del bestiame nella regione, la delegazione del CICR con base a Niamey ha lanciato un programma che unisce la riduzione del bestiame con cure veterinarie per migliorare la salute delle greggi e per comprare del bestiame ai pastori al prezzo di mercato precedente la siccità. Gli animali sono in seguito abbattuti sul posto e la carne è distribuita agli abitanti del villaggio.
 
«Non è frequente essere pagati per la propria vacca e riceverne in omaggio la carne e anche la pelle», ha spiegato recentemente Moussa Ag Minar, il sindaco di Gossi, a una squadra di riprese video del CICR. «Gli abitanti sono contentissimi».
 
Numerosi agricoltori, vendendo le loro bestie smagrite al marcato di Gossi, non ottenevano che 38 euro. Il programma del CICR ha versato agli allevatori circa 200 euro, cosa che ha permesso loro di investire nella loro mandria, di nutrire le bestie, di comprare dei viveri o di risparmiare in attesa di tempi migliori.
 
«Non c’era mercato per le bestie, sia perché i contadini non trovavano acquirenti, sia perché erano costretti a vendere a prezzi irrisori», spiega Dragana Rankovic, coordinatrice in materia di sicurezza economica per il CICR a Niamey. A oggi, più di 10.000 contadini hanno beneficiato del programma in Mali e in Niger, grazie all’acquisto e alla distribuzione di circa 38.000 capi di bestiame. Il prossimo anno, spiega Dragana Rankovic, è previsto di vaccinare il bestiame a più ampia scala, di diminuire la riduzione del bestiame e di fornire ai proprietari delle bestie una formazione di base in materia di salute e nutrizione animale. Nell’intervallo, il CICR e altre organizzazioni di aiuto forniscono anche un aiuto alimentare diretto.
 
Goccia a goccia contro la siccità
 
Le misure economiche che mirano ad assicurare la sicurezza alimentare hanno per obiettivo stabilizzare i mercati e dare a più persone la possibilità di acquistare del cibo. Il compito sarà arduo. La situazione è complicata dalla desertificazione, dai conflitti che oppongono i contadini di diverse comunità e dalla lotta fra i pastori per le terre e per l’acqua, senza dimenticare il banditismo armato.
 
Tutti sanno che questi problemi non scompariranno dall’oggi al domani e che è lo sviluppo a lungo termine che costituisce la posta in gioco fondamentale. «Per noi, l’essenziale è l’acqua», spiega Ciaran Cierans, aggiungendo che la Croce Rossa Irlandese conduce attualmente dei progetti di irrigazione goccia a goccia, che economizzano l’acqua facendola arrivare lentamente fino alle radici delle piante. «Oltre questi metodi di irrigazione, scaviamo dei nuovi pozzi».
 
L’obiettivo primario è assicurare dei raccolti più regolari; nel caso in cui i cattivi raccolti dovessero continuare, la Croce Rossa Irlandese e gli altri partner prevedono un altro modo di stabilizzare l’offerta di cibo e i mercati locali: la creazione di banche dei cereali, in cui i cereali sono immagazzinati quando il raccolto è buono, per essere utilizzati in periodi di carestia. «Nel periodo del raccolto, i prezzi si abbassano», spiega Ciaran Cierans. «L’anno successivo, quando riprendono a salire durante la stagione secca, i contadini dovrebbero poter riacquistare i cereali presso la banca, a un prezzo inferiore».
 
*Nome di fantasia
 
Tratto dal sito della Rivista del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.redcross.int/FR/mag/magazine2010_3/10-11.html
 
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