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n° 428 del 19 giugno 2010 Stampa E-mail
lunedì 21 giugno 2010
19 giugno 2010
nr. 428
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Solferino 2010
Dal 20 al 27 giugno 2010
Nonostante le avverse condizioni del tempo atmosferico il villaggio umanitario a Solferino è pronto a ricevere le persone di Croce Rossa che a migliaia  arriveranno la settimana prossima.

Tutte le ultime notizie e i dettagli del programma sul sito nazionale www.cri.it

Contenuto:

1 - 14-06-2010 News release 10/103
Chiusura di Gaza: non un altro anno ancora!
Traduzione non ufficiale di Barbara Demartin

2 - 12-06-2010 Comunicato stampa 10/106
Kirghizistan: il CICR lancia un appello urgente alla moderazione a causa dell’aggravarsi della situazione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 3 giugno 2010
Somalia: dopo la siccità, le piogge complicano la situazione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

4 - Seminario di Studio su
Florence Nightingale a cento anni dalla sua scomparsa
9-10 ottobre 2010
Sede Comitato Provinciale CRI
Sala Azzurra  Lungarno Soderini, 11 Firenze @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@@

1 - 14-06-2010 News release 10/103
Chiusura di Gaza: non un altro anno ancora!
Traduzione non ufficiale di Barbara Demartin

Ginevra/Gerusalemme (CICR) – La grave situazione a cui fa fronte un milione e mezzo di persone non può essere risolto con il continuo rifornimento di aiuti umanitari. L’unica soluzione è arrivare alla chiusura.

I gravi incidenti che hanno avuto luogo il 31 maggio tra le forze israeliane e gli attivisti sulla flottiglia destinata a Gaza hanno messo ancora una volta in luce le profonde avversità alle quali la popolazione nella Striscia di Gaza deve far fronte.

Il CICR ha ripetutamente sottolineato che la situazione disastrosa a Gaza non può essere risolta con gli aiuti umanitari. La chiusura imposta sulla Striscia di Gaza sta entrando nel quarto anno, scoraggiando ogni concreta possibilità di sviluppo economico. Gli abitanti di Gaza continuano a risentire della disoccupazione, della povertà e della guerra, mentre la qualità del sistema sanitario ha raggiunto il più basso livello mai registrato.

L’intera popolazione di Gaza viene punita per atti di cui non è responsabile in alcun modo. La chiusura costituisce quindi una punizione collettiva imposta con chiare violazioni.

“La chiusura sta avendo un impatto devastante su un milione e mezzo di persone che vivono a Gaza”, dice Beatrice Megevand-Roggo, il responsabile CICR delle operazioni per il Medio Oriente. “Per questo stiamo sollecitando Israele a far sì che metta fine a questo blocco e inviti tutti quelli che hanno una certa influenza sulla situazione, Hamas incluso, a fare il massimo per aiutare la popolazione civile di Gaza. Il diritto di Israele di occuparsi di affari di legittima sicurezza deve bilanciarsi con il diritto per i Palestinesi di vivere una vita normale e dignitosa.”

La comunità internazionale deve fare quanto di sua competenza per assicurare che i ripetuti appelli degli Stati e delle Organizzazioni internazionali richiamino l’attenzione per l’abolizione del blocco.

In conformità con il diritto internazionale umanitario, Israele deve assicurare che vengano rispettati i bisogni primari dei cittadini di Gaza, inclusa l’assistenza medica. D’altro canto, le autorità palestinesi devono fare quanto è in loro potere per provvedere alle giuste cure sanitarie, alla fornitura di elettricità e il mantenimento delle infrastrutture a favore della popolazione di Gaza.

Inoltre, tutti gli Stati hanno l’obbligo di permettere e facilitare un rapido passaggio senza ostacoli di tutte le consegne, le attrezzature e il personale di soccorso.

Il soldato israeliano Gilad Shalit sta iniziando il suo quinto anno di prigioni mentre Hamas continua a rifiutare le richieste del CICR di fargli visita. Nella violazione del diritto internazionale umanitario gli è stato pure negato di mettersi in contatto con la sua famiglia. Il CICR continua a sollecitare chi detiene Gilad Shalit per garantirgli un regolare contatto con la sua famiglia di cui ha pieno diritto. Il CICR ricorda inoltre che chi lo detiene ha l’obbligo di assicurare che venga trattato bene e le sue condizioni di vita siano umane e dignitose.

Distruzione dei mezzi di sussistenza

Sebbene ora quasi 80 tipi di beni sono stati autorizzati ad entrare a Gaza – il doppio di un anno fa – prima del blocco si potevano introdurre più di 4.000 articoli. In generale il prezzo dei beni è aumentato mentre la qualità è diminuita – questa è una delle conseguenze del vasto commercio irregolare introdotto attraverso i tunnel sotterranei che sono stati scavati sotto il confine tra Gaza e l’Egitto per raggirare il blocco.

A causa delle attuali ostilità, si registra una trasformazione dei fertili terreni agricoli lungo la linea di confine in terreni incolti e desolati. La zona-cuscinetto imposta dagli Israeliani si estende per oltre 1km nella Striscia di Gaza e copre una superficie totale di circa 50kmq dove si trova quasi un terzo dei terreni agricoli di Gaza, oltre che un’ampia parte di bestiame. Le condizioni di sicurezza sono un ostacolo per le attività agricole della zona. L’obbligo di Israele della zona-cuscinetto e le frequenti ostilità hanno causato non solo vittime civili e distruzione dei beni civili ma anche povertà e spostamenti di numerose famiglie.

I pescatori di Gaza sono stati fortemente colpiti da successive riduzioni della superficie di pesca sfruttabile, imposte da Israele. L’ultima restrizione a 3 miglia nautiche ha diminuito sia la quantità che la qualità della pesca. Di conseguenza, attualmente, dei 4.000 pescatori di Gaza quasi il 90% è considerato povero (con una salario mensile di $ 100-190), o molto povero (coloro che guadagnano meno di $ 100 dollari al mese), ciò significa che l’indice di povertà è in aumento, rispetto al 50% registrato nel 2008. Nella lotta alla sopravvivenza, i pescatori non hanno altra soluzione che navigare in zone proibite, correndo il rischio di venir colpiti dalla marina israeliana.

“Sono già stato arrestato e la mia barca confiscata diverse volte” dice Nezar Ayyash, che è a capo dell’Unione dei Pescatori di Gaza. “Ma questa è la nostra vita qui. Sappiamo che pescare ci può costare la vita ma non abbiamo altra scelta che uscire con le nostre imbarcazioni: abbiamo bisogno di dar da mangiare alle nostre famiglie.”

Non ci sono prospettive di migliorare il sistema sanitario-assistenziale

Gaza soffre di forti crisi di somministrazione dell’elettricità. L’energia fornita a Gaza viene sospesa in media per 7 ore al giorno, causando effetti devastanti ai servizi pubblici, specialmente quello sanitario-assistenziale. Gli ospedali dipendono da generatori per far fronte ai quotidiani blackout.

I tagli di elettricità mettono a serio rischio il trattamento dei pazienti e la loro vita. Ci vogliono 2 o 3 minuti prima che un generatore inizi a funzionare e nel frattempo i dispositivi elettrici non sono attivi. Di conseguenza, i respiratori artificiali devono essere riattivati manualmente, le dialisi sono interrotte e gli interventi chirurgici si sospendono a causa del buio che sopraggiunge nelle sale operatorie.

A peggiorare la situazione ci si mettono pure le scorte di carburante per i generatori degli ospedali che vanno via via prosciugandosi. Quest’anno per 3 volte, la mancanza di carburante ha costretto gli ospedali a cancellare tutti gli interventi chirurgici accettando solo i casi urgenti. L’ospedale pediatrico di Gaza ha dovuto trasferire tutti i suoi pazienti in un’altra struttura perché non era più in grado di funzionare. Il servizio lavanderia ha dovuto sospendere ripetutamente l’attività. In previsione dell’aumento del consumo di elettricità durante i caldi mesi dell’estate dove è necessaria l’aria condizionata, la situazione peggiorerà ulteriormente se gli ospedali non riceveranno sufficiente carburante.

Le oscillazioni della fornitura di elettricità danneggia anche gli strumentazioni mediche base. A causa del blocco, le riparazioni sono difficili: il trasferimento a Gaza dei pezzi di ricambio delle strumentazioni mediche è soggetta a eccessivi ritardi di diversi mesi.

Dall’agosto 2009 il trasporto a Gaza degli elettrodi usati per monitorare il cuore dei pazienti cardiaci è stato posticipato. Senza questo materiale, le vite dei pazienti sono a rischio in quanto i problemi cardiaci non possono essere rilevati in tempo. A causa di queste restrizioni, molti monitor a Gaza saranno inutilizzabili entro la fine di questo mese. Il deterioramento delle strumentazioni sono una delle ragioni per le quali moltissimi pazienti cercano di farsi curare fuori dalla Striscia.

Le forniture di materiale medico essenziale hanno raggiunto il minimo storico a causa dell’interruzione della collaborazione tra le autorità palestinesi di Ramalà e di Gaza. Alla fine del mese di maggio, a Gaza, mancavano 110 dei 470 medicinali considerati essenziali, come i farmaci per la chemioterapia e per l’emofilia. Quando la chemioterapia viene interrotta, la possibilità che faccia effetto diminuisce considerevolmente anche se si comincia un altro ciclo di questo doloroso trattamento. I pazienti emofiliaci vanno incontro ad emorragie che possono causarne la morte quando non sono disponibili dei componenti come i fattori VIII e IX.

Più di 110 dei 700 articoli che dovrebbero essere disponibili anche se non sono rifornibili. L’unico modo di far fronte a questa mancanza è riutilizzare il materiale come i tubi di ventilazione e le borse di colostomia col rischio di causare infezioni mortali ai pazienti.

“Il sistema sanitario a Gaza sta peggiorando come non mai” ha detto il coordinatore sanitario del CICR presente nel territorio, Eileen Daly. “Si sta politicizzando la salute ed è la ragione principale del fallimento del sistema. A meno che non cambi qualcosa, la situazione è destinata a peggiorare e, a lungo andare, la prospettiva di salute di tutta la popolazione sarà ogni volta più preoccupante.”

Il sistema sanitario è ulteriormente indebolito dalle severe restrizioni imposte per lo spostamento delle persone fuori e dentro Gaza. Le restrizioni impediscono al personale medico di uscire dalla Striscia per ricevere la formazione necessaria per aggiornarsi e perfezionarsi e ai tecnici di entrare per riparare le strumentazioni.

Le attività del CICR nel 2010

A Gaza, il CICR continua a lavorare a stretto contatto con la Mezzaluna Rossa Palestinese, appoggia gli sforzi per migliorare le sue capacità di provvedere ai servizi umanitari essenziali nella Striscia di Gaza. In questi servizi rientrano le cure d’emergenza pre-ospedaliera e le attività psicosociali. Il CICR ha dato inoltre una mano per le opere di costruzione e rinnovo delle tre stazioni di servizi medici d’emergenza della Mezzaluna Rossa Palestinese. Due di queste postazioni erano state danneggiate durante la guerra dell’anno scorso.

Il CICR segue la situazione dei civili colpiti dalla conduzione delle ostilità o violenza armata. Prepara delle rimostranze confidenziali alle autorità e ai gruppi armati interessati, ai quali ricorda l’obbligo di applicare le norme del diritto internazionale umanitario e le altre norme internazionali.

Il CICR si sforza di garantire un certo livello di cure per i feriti e gli infermi; certamente non può fare molto a causa delle restrizioni. Consegna pezzi di ricambio necessari per mantenere le attrezzature mediche in condizione di funzionare. Inoltre , aiuta gli ospedali a far fronte alle necessità più urgenti; rifornisce con regolarità i centri medici con farmaci ed altri articoli medici, principalmente per le sale d’urgenza e sale operatorie. Dà ancora assistenza tecnica e rifornimenti al Centro Ortopedico per le protesi e i poliomelitici nella città di Gaza, dove quest’anno si sono presentati più di 1.000 pazienti per il trattamento.

Il CICR fa quanto gli è possibile per migliorare la fornitura di acqua ed elettricità negli ospedali, dove cerca di migliorare la sanità, la lavanderia e gli altri servizi. Allo stesso tempo sta ampliando il Centro Ortopedico per le protesi e i poliomelitici.

Il CICR continua le opere per migliorare l’impianto di trattamento delle acque di cui quasi 170.000 persone usufruiranno. In ogni caso, per poter terminare le opere, servirà l’autorizzazione per far entrare alcuni materiali nei punti di passaggio.

Il CICR aiuta le famiglie bisognose di Gaza ad arrivare a fine mese, attraverso la realizzazione di programmi efficaci per il lavoro e aiuta gli agricoltori ad aumentare il rendimento agricolo. In particolare, quest’aiuto permette agli agricoltori di rivendicare e lavorare le terre degradate a causa delle operazioni militari o perché si sono visti costretti a trascurarle, di migliorare la fertilità del suolo e la produttività e di ottenere sufficienti piantine per ogni stagione agricola.

A più di 800 detenuti provenienti da Gaza e prigionieri nelle carceri israeliane, è stato impedito di ricevere visite personali dai propri famigliari dal giugno 2007. Al fine di alleviare gli effetti di questa misura, il CICR ha raddoppiato le visite ai detenuti ed ha intensificato i suoi sforzi per mantenere i contatti con i famigliari, attraverso la consegna di messaggi scritti e orali tra i detenuti e i loro cari.

Tra gennaio e maggio 2010, il CICR ha

- visitato circa 450 persone nei luoghi di detenzione in tutta la Striscia di Gaza, al fine di accertarsi delle buone condizioni di detenzione, del trattamento che hanno ricevuto e delle garanzie processuali. Ha condiviso con regolarità le sue decisioni con le autorità ed ha agito attraverso rimostranze confidenziali;

- visitato 300 detenuti di Gaza in più di 20 luoghi di detenzione in Israele;

- consegnato più di 100 messaggi ai detenuti da parte dei famigliari a Gaza e più di 200 messaggi dei detenuti ai loro famigliari;

- procurato quasi 90 tonellate di farmaci e articoli monouso per otto ospedali governativi;

- risposto a 17 richieste d’aiuto da parte del Ministero della Salute per la manutenzione e il funzionamento di attrezzature mediche specializzate; in particolare, il CICR ha fornito pezzi di ricambio per le macchine per gli ultrasuoni e le mammografie, prese per l’ossigeno per un’unita di terapia intensiva, una lente laringoscopica e una cassa di rifornimento elettrico per un lettore CT;

- dato supporto tecnico al reparto d’urgenza dell’Ospedale Shifa, includendo due corsi di formazione di pronto soccorso, dove hanno partecipato più di 50 medici e infermieri;

- provveduto al mantenimento di più di 60 ambulanze del parco ambulanze del Ministero della Salute ed effettuato, con la Mezzaluna Rossa Palestinese, 15 visite alle postazioni mediche per supervisionare ed aiutarle nelle attività di servizi medici d’urgenza;

- supportato la Mezzaluna Rossa Palestinese negli sforzi per migliorare le sue capacità e preso le misure per migliorare il coordinamento tra i diversi servizi d’ambulanza nella Striscia di Gaza;

- dato una mano nelle opere di costruzione e ristrutturazione in tre postazioni di pronto soccorso;

- supportato la Mezzaluna Rossa Palestinese nell’organizzazione di workshop sulla pianificazione dei disastri dove hanno partecipato circa 120 persone tra staff e volontari;

- fatto promozione di diritto internazionale umanitario tra le autorità di Hamas a Gaza, gruppi armati, circoli accademici e religiosi.

Testo originale dal sito:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/palestine-update-140610?opendocument

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2 - 12-06-2010 Comunicato stampa 10/106
Kirghizistan: il CICR lancia un appello urgente alla moderazione a causa dell’aggravarsi della situazione umanitaria

Bichkek/Mosca/Ginevra (CICR) – Il Comitato Internazionale della Croce Rossa è molto preoccupato per l’aggravarsi della situazione umanitaria nel sud del Kirghizistan dopo gli scontri etnici nella città di Och e nei dintorni. Il CICR chiede alle autorità kirghise di fare tutto il possibile per proteggere i loro sfollati, ristabilire l’ordine pubblico e assicurare il rispetto del diritto.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

«La situazione si aggrava di ora in ora. Riceviamo delle informazioni che riferiscono di decine di migliaia di persone che fuggono dai combattimenti e dai saccheggi e si dirigono verso la frontiera kirghisa con l’Uzbekistan» ha dichiarato Severine Chappaz, vice capo della missione del CICR in Kirghizistan, che si trova attualmente a Och. «L’elettricità e il gas sono stati interrotti e non ci sono più riserve d’acqua. I negozi e i mercati sono chiusi e questo provoca una penuria di viveri, in particolare negli ospedali e nei luoghi di detenzione», ha aggiunto.

Sabato mattina il personale del CICR e la Società della Mezzaluna Rossa del Kirghizistan ha potuto visitare tre stabilimenti sanitari e portarvi dei soccorsi. Ha anche potuto vedere l’obitorio della città. Secondo il Ministero della Sanità, più di 60 persone sarebbero morte e circa 830 ferite durante gli scontri di giovedì. A oggi circa 430 persone sarebbero ricoverate in ospedale. L’équipe ha appreso che sei ambulanze sarebbero state attaccate e che il personale medico avrebbe delle difficoltà a raggiungere i feriti.

«Il CICR chiede alle parti coinvolte nelle ostilità di dimostrare moderazione e di evitare gli spargimenti di sangue. Le vite umane devono essere risparmiate, l’integrità fisica e la dignità rispettate e i beni non devono essere danneggiati o distrutti», ha dichiarato Pascale Meige Wagner, capo delle operazioni del CICR in Europa Orientale e Asia Centrale. «Siamo anche preoccupati per i racconti di attacchi perpetrati contro operatori e veicoli sanitari. È necessario che i malati e i feriti abbiano accesso immediato alle cure mediche e che i medici e gli infermieri possano lavorare in condizioni di sicurezza e che le ambulanze siano autorizzate a spostarsi liberamente», ha aggiunto.

Questo venerdì [l’11 giugno, n.d.t.], il CICR e la Mezzaluna Rossa del Kirghizistan hanno consegnato dei soccorsi sanitari a degli ospedali di Och e dintorni per aiutarli a fronteggiare l’afflusso di feriti. I soccorsi comprendevano dei kit di medicazione, del glucosio e degli analgesici.

Secondo Chappaz, l’insicurezza non permette di gestire al meglio i bisogni umanitari sul campo. Si teme che gli scontri che imperversano a Och si propaghino in altre zone del paese.

Altri collaboratori del CICR, fra cui un chirurgo e un medico si dirigono attualmente verso Och, che si trova a circa un’ora e mezza di strada dalla capitale Bichkek. Il CICR si appresta a inviare domenica [13 giugno, n.d.t.] una squadra di intervento d’urgenza, in particolare specialisti della sanità, della logistica, delle comunicazioni e dell’alimentazione. Altri collaboratori saranno impiegati nei prossimi giorni.

Il CICR è presente nel Kirghizistan dal 1999 ed effettua visite umanitarie ai detenuti, organizza delle campagne di sensibilizzazione al diritto internazionale umanitario e alle altre norme umanitarie e fornisce un sostegno tecnico e finanziario alla Società di Mezzaluna Rossa del Kirghizistan. Dal 2004, collabora con le autorità kirghise competenti e altre organizzazioni per frenare la propagazione della tubercolosi nei luoghi di detenzione. Nel 2007, è stato lanciato un programma sanitario volto a trattare i detenuti colpiti da tubercolosi multiresistente ai medicinali e uno stabilimento penitenziario è stato convertito in ospedale per i detenuti con questa malattia mortale.

Le CICR ha anche consegnato dei soccorsi sanitari d’urgenza a più di 750 persone ferite negli scontri violenti che si sono verificati a Bichkek all’inizio di aprile.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/kyrgyzstan-news-120610?opendocument

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3 - Tratto dal sito del CICR
3 giugno 2010
Somalia: dopo la siccità, le piogge complicano la situazione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Dopo 20 anni di guerra, la già difficile situazione umanitaria in Somalia continua a peggiorare. Il clima di sicurezza è precario, le condizioni meteorologiche hanno contribuito ad aggravare il problema dell'insicurezza alimentare, e le malattie collegate all'acqua sono in aumento. Alexandre Farine, coordinatore per l’emergenza acqua e habitat del CICR in Somalia, è appena tornato da una visita al centro del paese.

Può la pioggia caduta oggi in Somalia porre fine ai problemi derivanti dalla scarsità d'acqua nella regione centrale, dopo tre anni di siccità?

No, non proprio. Le piogge sono molto pesanti, e, dopo tre anni senza pioggia, la terra è arida e non può assorbire l'acqua. Così l'acqua scorre semplicemente, spazzando via qualsiasi cosa si trova sul suo cammino, comprese le colture. Il terreno è letteralmente lavato dalla pioggia.

Piccoli laghi si formano qua e là, ma l'acqua non è pulita, perché non è stata filtrata naturalmente. I laghi sono una manna per pastori, che possono usare l'acqua per i loro animali e per uso domestico come per cucinare, ma la bevono anche, e questo porta malattie. Ecco perché l'inizio della stagione delle piogge può portare alla comparsa di malattie come il colera. Il CICR ha visto accadere questo già prima, ecco che abbiamo già immesso del cloro nei punti d'acqua laddove essi necessitano di essere disinfettati.

Come il CICR può aiutare le persone ad avere accesso all’ acqua potabile?

Le persone che vivono nella regione centrale di Galgaduud hanno sofferto di una siccità paralizzante negli ultimi anni. Il CICR ha risposto a questa emergenza con il lancio di un'importante iniziativa per distribuire acqua potabile con autobotti. Per sei settimane, a partire da metà marzo a fine aprile, abbiamo aiutato oltre 100.000 somali che non avevano altro modo per procurarsi l'acqua.

Nel corso degli ultimi anni, il CICR ha anche dato una mano alle comunità locali per lo stabilimento e il rinnovamento di pozzi esistenti. Nella regione di Galgaduud stiamo completando il lavoro a Xeraale e ai pozzi di Garazle. Questi due pozzi forniranno acqua potabile a oltre 17.000 persone. Fino a quest'anno, i progetti idrici del CICR hanno aiutato circa 300.000 persone in Somalia. Nel 2009, con i nostri sforzi abbiamo raggiunto 800.000 somali.

Durante la mia visita nella regione ho controllato alcuni dei progetti più vecchi. Il Balanbal nella regione Galgaduud, e il Matabaan nella regione di Hiran, entrambi sono stati completati nel 2001, stanno ancora lavorando. Lo stesso vale per la Abudwaq, che fu scavata nel 2003, e la Abshir Ceel, completato nel 2006. Le persone che utilizzano i pozzi riconoscono chiaramente l'importanza di mantenerli in buono stato di funzionamento. Sono riusciti a fare questo, senza alcuna assistenza esterna nel corso di questi anni difficili.

Quali sono i problemi principali che si incontrano durante la realizzazione di questi progetti?

Il conflitto armato sta davvero mettendo le infrastrutture locali alla prova, e vengono proposti centinaia di progetti. Il nostro primo compito è quello di individuare i progetti prioritari che aiuteranno le persone particolarmente vulnerabili in diverse aree densamente popolate. La selezione dei progetti non è un compito facile di fronte a tali necessità scoraggianti.

L'altra sfida ha a che fare con la sicurezza a causa del conflitto in corso nel paese. Spesso non ci è possibile fare tante visite sul campo come vorremmo, e alcune aree sono off limits per gran parte dell'anno. Questo rende molto difficile monitorare i nostri sforzi sul campo. Dobbiamo bilanciare i rischi che corriamo e l'effetto che cerchiamo. Senza il nostro stretto rapporto di collaborazione con la Mezzaluna Rossa Somala e la competenza dei nostri colleghi somali, il CICR non sarebbe in grado di lavorare in questo paese.

Che cosa la colpisce di più del popolo somalo?

Nonostante i 20 anni di combattimenti, i civili somali continuare a costruire una vita per se stessi. Le persone si sposano, hanno figli e curano i loro orti. Essi non si lasciano andare, e restano ottimisti sul loro futuro. Quando abbiamo bisogno di selezionare un progetto, ad esempio, avvertiamo spesso tensione tra i clan. Ma una volta che si decide, si lavora duramente tutti insieme per completare il progetto. La loro perseveranza a volte è sorprendente, e serve da lezione per tutti.

Tratto dal sito web del CICR al link
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/somalia-interview-030610?opendocument

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4 - Il Centro di Documentazione per la Storia dell'Assistenza e della Sanità
in collaborazione con
l'Ufficio Storico della Croce Rossa - regione Toscana

organizza un Seminario di Studio su

Florence Nightingale a cento anni dalla sua scomparsa
9-10 ottobre 2010

Sede Comitato Provinciale CRI
Sala Azzurra
Lungarno Soderini, 11
Firenze

Dettagli e programma di massima
http://www.caffedunant.it/articoli/2010/427/convegno_FI_ott.pdf

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