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n° 202 del 05 Maggio 2004 Stampa E-mail
martedì 04 maggio 2004
5 maggio 2004
nr. 202
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr. 952 indirizzi e-mail


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1-
CICRnews nr.55 del 21 Aprile 2004
“Repubblica popolare del Congo: aiuto alla popolazione di Katoyi.”
Traduzione non ufficiale M.Grazia Baccolo

 

2-Tratto dal sito web della Federazione Internazionale Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
“Quando l’est incontra l’ovest” - 5 maggio 2004
Di Rita Plotinkova - Traduzione non ufficiale di Giuseppe Sonzogni

 

3-Tratto dal sito CICR - 15/04/2004 Dichiarazione ufficiale di Daniel Thürer
“Progressi in Asia centrale nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Convenzione di Ottawa.”
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

4-Milano, Università degli Studi Milano-Bicocca
martedi' 11 maggio 2004 ore 14,30/16,30
EMERGENZE INTERNAZIONALI E RISPOSTA UMANITARIA
"Ospedale C.R.I. di Baghdad"
testimonianza di IVANO VENTURINI
Comunicatoci da David Savoca

 

 

 

1-CICRnews nr.55 del 21 Aprile 2004

“Repubblica popolare del Congo: aiuto alla popolazione di Katoyi.”

Traduzione non ufficiale M.Grazia Baccolo

 

Il lunedì 19 aprile, il CICR ha compito una distribuzione di soccorsi alimentari (fagioli, farine di mais, sale) e non alimentari (abiti, casseruole, sapone, zappe, sementi) destinati a 7600 metri abitati (pi di 35.000 persone) della regione di Katayi (territorio del Masisi) nel Nord-Kivu.

 

Essendo le strade ed i porti impraticabili, la distribuzione ha avuto luogo a Bihambwe, ad una giornata di cammino da Katoyi. Dal 14 al 19 aprile, sette camions del CICR hanno fatto 40 viaggi andata e ritorno fra Goma e Bihambwe per portare questa assistenza.

 

La popolazione di Katoyi è stata costretta a spostarsi in occasione degli scontri del 1998.

In conseguenza al miglioramento delle condizioni di sicurezza, la maggior parte delle famiglie ritorna ora progressivamente.

 

Essi si confrontano però a quattro grossi problemi: la perdita dei loro mezzi di sopravvivenza (sementi e utensili), la distribuzione dei loro campi, la sparizione dei loro capi di bestiame e la distruzione generale delle infrastrutture.

 

Il CICR ha organizzato la distribuzione per permettere alla popolazione di Katoyi di prepararsi alla prossima stagione agricola, che inizierà presto. Grazie agli utensili, sementi e viveri, gli abitanti potranno riprendere le loro attività agricole tradizionali migliorando così le loro condizioni di vita in generale.

 

 

 

2-“Quando l’est incontra l’ovest” - 5 maggio 2004
Di Rita Plotinkova
da www.ifrc.org al link http://www.ifrc.org/docs/news/04/04050501/
Traduzione non ufficiale di Giuseppe Sonzogni

 

L’allargamento di quest’anno dell’Unione Europea, il maggiore della sua storia, rappresenta un importante momento storico ed un successo strategico.

E’ stato presentato come il raggiungimento della maturità politica dei paesi dell’ex blocco comunista dell’Europa centrale ed orientale. E’ il culmine del processo che iniziò con il primo colpo di piccozza inferto al muro di Berlino, quel memorabile giorno di 15 anni fa.

 

Le Società Nazionali di Croce Rossa vanno però chiedendosi quale sarà l’impatto della nuova Europa sull’agenda umanitaria e, nell’immediato, quale sia il modo migliore per affrontare l’allargamento.

 

“L’UE non fornirà risposte alla maggior parte dei problemi sociali – e potenzialmente ne potrebbe causare di maggiori” sostiene Srecko Zajc, il segretario generale della Croce Rossa Slovena. La Slovena, uno degli Stati entrati in UE nel 2004, è una delle porte d’accesso situata strategicamente tra i balcani e gli Stati ricchi, come l’Italia e l’Austria. L’anno scorso la forza di polizia paneuropea Europol identificò la Slovenia e la Romania come nuovi possibili punti d’entrata verso l’Europa occidentale per le organizzazioni di traffico internazionale di stupefacenti dal Sud America.

 

Non ci sono risposte facili

Ci si aspetta anche un incremento dei flussi migratori con l’allargamento, il che significa che molti Stati appena entrati in EU si troveranno ad affrontare il difficile ruolo di Stati di confine per l’Europa, che rappresenta tuttora una fonte di speranze per milioni di migranti.

 

I Governi e le Società Nazionali hanno moltiplicato i programmi rivolti ai migranti ed ai rifugiati, per far fronte ai previsti flussi di persone. “Abbiamo avuto a che fare con i migranti per lungo tempo” ricorda Emil Dyekiss della Croce Rossa Ungherese “poiché aveva un accordo con il ministero degli interni ungherese, la C.R. forniva vari servizi ai rifugiati e gestiva un centro di accoglienza. Oggi ci stiamo preparando a sostenere un ruolo ancora maggiore per proteggere i migranti vulnerabili.”

 

Anche il fund raising a Bruxelles, dopo l’allargamento, sarà più difficile, anche se le attestazioni di stima per i successi di recenti operazioni si moltiplicano. L’UE diventerà più povera, in media, con dei redditi famigliari dei nuovi membri in media più bassi del 40% rispetto ai membri storici. Ed il budget dell’Unione non crescerà in maniera proporzionale all’allargamento.

 

Per garantirsi l’accesso ai fondi EU le Società Nazionali dovranno dimostrare iniziativa, buona gestione e trasparenza. L’EU sarà certamente ben disposta a dare una mano in progetti di partnership, ma anche i concorrenti per la gestione dei fondi si moltiplicheranno nell’ambito umanitario. Le nuove idee saranno benvenute ed apprezzate, ma le regole sui progetti e sui report diverranno più stringenti. E più complesse.

 

Attaccare con ciò che funziona è il consiglio di Pentti Kotoaro, capo della delegazione di Budapest della Federazione: “Non disperdetevi su molti obiettivi, concentratevi sulle attività focali”.

 

“Investi nelle capacità programmatiche dei progetti, nella formazione degli staff , in collaborazione con i membri storici dell’UE, ed impara da loro.”, sostiene sempre Kotoaro “Sii innovativo nel fund raising. Alla fine, tutte queste cose saranno un investimento per la tua Società Nazionale, che fornirà un miglior servizio Umanitario nel tuo Stato e fuori.”

 

Donatori, una volta di più

 

La notte del 1 maggio ha segnato il momento di svolta per le Società Nazionali, i cui ruolo passerà, da beneficiari delle donazioni, a donatori e a fornitori di servizi umanitari ai paesi vicini e nel mondo in sviluppo.

 

Solo nel 1997, le tre Società Nazionali del Baltico in collaborazione con la Società Nazionale Svedese ebbero la loro prima esperienza di fund raising all’interno dell’EU, come parte di un programma di sviluppo organizzativo propedeutico all’allargamento. Ciò ha incluso lezioni di inglese e di informatica. “Il programma è stato molto utile” ribadisce Irena Bruziene della Croce Rossa Lituana: “Ciò ci ha permesso di integrare gli standard europei nei nostri programmi. Ma è stato solo il primo passo e dobbiamo continuare, specialmente nella perseguire l’ottenimento di fondi Europei. E’ tuttora una grande sfida.”

 

Kristiina Kumpula, segretario generale vicario della C.R. Finlandese ricorda quel giorno del 1995 in cui la Finlandia entrò nell’EU. ”All’inizio eravamo abbastanza riluttanti ad approfittare delle occasioni offerte dall’EU, poiché il sistema ci sembrava complicato. In seguito è stata la Commissione Europea stessa ad assisterci con le opportunità di finanziamento. Non è stato facile adattare i nostri programmi al linguaggio dell’EU, ma i problemi sono stati superati e successivamente siamo stati più coinvolti in attività comuni.”

 

L’allargamento dell’EU ha consentito alla CR di consolidare la sua lunga esperienza di cooperazione. “L’UE porterà nuovi partner, sia nazionali che internazionali” dice Luc Henskens, direttore dell’ufficio della CR in Bruxelles, “ che ha tracciato le attività della CR nel periodo di allargamento. Ha citato la campagna di sicurezza stradale della CR come esempio: 26 Stati hanno partecipato l’anno scorso.”

 

“Quello fu un vero esercizio di valutazione delle capacità costruttive che evidenziò come il miglior modo per imparare è fare. Ciò ci ha aiutato a stringere relazioni con le autorità locali nello sforzo comune di ridurre i rischi sulle strade.”

 

Oltre a ciò alcune Società hanno già sperimentato diversi modelli di collaborazione Europea. Questi includono accordi di partnership tra gli Stati Nordici e quelli Baltici ed una recente iniziativa della Croce Rossa Austriaca con i colleghi Cechi, Slovacchi, Ungheresi e Sloveni.

 

“Le Società Nazionali stanno producendo iniziative per agire insieme e risolversi da se’ i problemi” spiega Lynette Lowndes, capo del dipartimento Europeo della Federazione. “Ora che l’Europa sta unendo le Nazioni i legami diverranno inevitabilmente più stringenti.”

 

Una voce regionale

Le istituzioni EU rappresentano anche nuove opportunità di patrocinio. Per la maggior parte della Società Nazionali nella regione, la speranza è che, parlando e lavorando all’unisono esse possano portare un contributo positivo ai bisogni umanitari regionali.

 

Ciò può essere fatto attraverso le nove reti della CR Europea, come la piattaforma per la Cooperazione della CR Europea per i Rifugiati, i chiedenti asilo ed i migranti (PERCO) o il network europeo sull’AIDS/HIV (ERNA). Queste strutture permettono alla CR di svolgere un’attività di lobby congiunta presso i governi EU.

 

Scholastyka Sniegowska della CR Polacca pone la maggior capacità di patrocinio tra i più importanti benefici ottenuti dall’allargamento dell’EU per le società Nazionali. “Quasi 25 Società Nazionali possono rivolgersi insieme e mettere più pressione sui leader UE” ed aggiunge “la nuova costituzione EU, la politica migratoria, la sicurezza europea ed i diritti umani sono solo alcuni dei campi in cui la CR potrebbe far sentire la propria voce e far valere la propria esperienza.”

 

“L’EU significa per noi maggiori obblighi e una maggior concorrenza” dice Srecko Zajc “Le nostre priorità devono essere aggiornate. Noi avremo bisogno di più chiari criteri per l’assistenza per i gruppi vulnerabili. Di fonte alla concorrenza che aumenta la CR Slovena deve essere più concentrata. Ci si focalizzerà sui bambini che affrontano violenze domestiche, inclusi quelli che convivono con famigliari tossico dipendenti.”

 

L’allargamento EU non risolverà da se’ i problemi umanitari che incombono sulla regione. Il traffico di persone, migrazioni illegali, epidemie infettive e di AIDS/HIV e povertà hanno tuttora bisogno di essere affrontati, se non vogliamo che corrodano i benefici dell’allargamento. Ma l’allargamento è un’ ”unica possibilità di far fronte ai bisogni umanitari esistenti che affliggono l’Europa intera, in particolare HIV/AIDS, traffici illeciti e migrazione” dice maya Svedruip della CR Danese.

 

 

 

3-Tratto dal sito del Comitato Internazionale Croce Rossa al link: http://www.icrc.org/Web/eng/siteeng0.nsf/iwpList108/8631BC2D80F0FC4CC1256E7700227F6F
15/04/2004 Dichiarazione ufficiale di Daniel Thürer
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

Progressi in Asia centrale nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalla Convenzione di Ottawa.

 

Conferenza di Dushanbe

Dichiarazione di apertura del Professor Daniel Thürer, membro del comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), 15/16 aprile 2004

 

Eccellenze, distinti ospiti, signore e signori,

 

A nome del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), vorrei ringraziare il governo del Tagikistan, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo e il Centro internazionale di Ginevra per lo sminamento a fini umanitari per aver organizzato questa conferenza su un argomento di così grande importanza per il CICR.

 

Come molti di voi sanno, il CICR è un’organizzazione imparziale, neutrale e indipendente, fondata più di 140 anni fa, che opera in situazioni di guerra e di violenza interna, al fine di proteggere la vita e la dignità delle vittime di guerra, offrendo loro assistenza, e promuovendo lo sviluppo di leggi dirette a proteggerle. La Convenzione sulla Proibizione delle mine antiuomo riflette tutti gli aspetti della nostra missione, che offre un sostegno diretto alle decine di migliaia di vittime delle mine, alle quali forniamo assistenza medica e programmi di riabilitazione fisica, e un supporto alle comunità affette dalle mine, dove aumentiamo la consapevolezza dei pericoli relativi alle mine terrestri.

 

La richiesta del CICR del 1994 di una messa al bando completa delle mine antiuomo si basava sull’esperienza del nostro personale sanitario, sparso in tutto il mondo, che ha assistito alla profonda crisi medica, umana e sociale presente in quasi tutte le situazioni dove si è fatto uso di tali armi. In termini medici, le mine antiuomo hanno creato una “epidemia” di ferite eccezionalmente gravi, di morte e di sofferenza.

 

L’orrore crescente della gente per gli effetti devastanti delle mine antiuomo sui civili, ha portato i governi ad adottare, nel 1997, la convenzione sulla Proibizione delle mine antiuomo.

 

La messa al bando delle mine antiuomo si basa su due delle più fondamentali regole che disciplinano la scelta delle armi secondo il diritto umanitario internazionale:

 

la prima regola stabilisce che le parti di un conflitto armato devono sempre distinguere i civili dai combattenti, e risparmiare i civili dagli attacchi;
la seconda regola proibisce l’uso di armi di tipo tale da causare eccessive sofferenze.
Le mine antiuomo producono effetti indiscriminati: esse non sono in grado di “distinguere” tra un soldato e un civile. Vengono attivate “dalla vittima”, ossia sono progettate in modo da essere detonate dalla presenza, dalla prossimità o dal contatto di un persona, sia essa un soldato o un civile: uomo, donna o bambino. Le mine antiuomo continuano a colpire ciecamente per lungo tempo anche dopo la fine del conflitto, uccidendo e mutilando soprattutto civili.

 

Il dolore causato dalle mine antiuomo è particolarmente atroce, e i chirurghi del CICR, abituati agli orrori della guerra, le considerano tra le ferite peggiori che devono curare. La detonazione di una mina antiuomo, nascosta sotto terra, strappa una o entrambe le gambe della vittima e spinge dentro i muscoli e le parti inferiori del corpo terra, erba, ghiaia, metallo e pezzetti di plastica della scatola della mina, pezzi di scarpa e frammenti di ossa. Coloro che sopravvivono all’esplosione di una mina antiuomo, di solito, vengono sottoposti a intervento di amputazione, a diverse operazioni chirurgiche e a una riabilitazione fisica prolungata. I sopravvissuti alle mine soffrono di una disabilità permanente e devono subire tutte le conseguenze sociali, psicologiche ed economiche legate alla loro disabilità. Gli effetti delle mine antiuomo non sono “accidentali”: queste armi sono progettate specificamente per frantumare arti e vite in modo irreparabile.

 

Nel 1996, in uno studio condotto per conto del CICR - Mine terrestri antiuomo: Amico o Nemico? Uno studio sull’uso militare e sull’efficacia delle mine antiuomo, CICR, Ginevra 1996 - gli esperti militari conclusero con l’affermare che le mine antiuomo comportano un costo umano di gran lunga superiore al loro limitata utilità militare.

 

Signore e signori,

L’adozione della Convenzione di Ottawa, nel 1997, ha segnato per la prima volta nella storia un accordo tra gli Stati per il bando completo, sulla base del diritto internazionale umanitario, di un arma già largamente utilizzata. In effetti, la Convenzione è più di un trattato di disarmo: è un programma umanitario di azioni studiate per rispondere alle conseguenze umanitarie delle mine antiuomo, che impegna gli Stati a rimuovere la minaccia posta dalle mine attualmente presenti nel suolo, ad assistere le vittime delle mine e ad aumentare la consapevolezza della popolazione civile sui pericoli delle mine antiuomo.

 

L’attuazione della Convenzione di Ottawa è stata caratterizzata da un eccezionale grado di collaborazione tra i governi, le agenzie internazionali e le organizzazioni non governative. Un elemento particolarmente significativo risiede nel fatto che le richieste della Convenzione di aumentare la consapevolezza sui pericoli di tali ordigni, di procedere allo sminamento e di provvedere all’assistenza delle vittime stanno avendo un importante effetto sulla vita delle comunità affette da tale problema. Il CICR ha rilevato che dove la Convenzione è stata attuata in modo completo, il numero annuale di nuove vittime da mine è diminuito di due terzi o più.

 

Tuttavia, la crisi delle mine terrestri è ben lontana dall’essere risolta. Ci sono ancora milioni di mine antiuomo che continuano a distruggere popolazioni in tutto il mondo: ogni anno si registrano migliaia di vittime, e un impoverimento delle comunità colpite. A causa della presenza di mine antiuomo, vasti tratti di terreni produttivi rimangono inutilizzati. È necessario un impegno a lungo termine di tutti, se si vuole liberare il mondo dalle mine antiuomo e assistere le vittime delle mine terrestri per il resto della loro esistenza.

 

Un segnale di incoraggiamento ci arriva dal fatto che 2/3 degli Stati del mondo hanno riconosciuto che l’unico modo di porre fine alle sofferenze umane causate dalle mine antiuomo è la messa al bando totale di queste armi inumane. Ma se gli Stati non aderiscono alla Convenzione e continuano a produrre nuove mine antiuomo nonché a tenerne grandi scorte e a riservarsi il diritto di usarle, le mine antiuomo rimarranno un problema umanitario persistente.

 

Questo obiettivo di una futura eliminazione globale delle mine antiuomo è stato riaffermato dal consenso espresso dagli Stati Parte delle Convenzioni di Ginevra durante la XXVIII Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, tenutasi a Ginevra nel dicembre del 2003. È da notare che quasi tutti gli Stati del mondo hanno sottoscritto questo obiettivo, il CICR incoraggia tutti gli Stati che ancora non sono parte della Convenzione di Ottawa ad aderirvi non appena possibile.

 

Alla fine del 2004 si terrà a Nairobi, Kenya, la prima Conferenza di revisione della Convenzione di Ottawa – denominata Summit di Nairobi per un mondo libero dalle mine. Il Summit di Nairobi avrà l’importante compito di riesaminare i progressi compiuti dal 1999, anno di entrata in vigore della Convenzione, e di adottare un “piano d’azione” per i prossimi cinque anni, tenendo a mente i termini per lo sminamento fissati a dieci anni dalla Convenzione, vale a dire che detti termini scadranno alla fine del 2009.

 

Gli Stati che ancora non sono parte della Convenzione di Ottawa dovrebbero cogliere l’opportunità di aderirvi durante questo anno così significativo. Un’adesione universale alla Convenzione risparmierà le future generazioni da quel dolore indicibile che le mine antiuomo possono causare e assicurerà loro una vita libera dalla minaccia silenziosa posta da tali ordigni.

Grazie.

 

 

 

 

4-Milano, Università degli Studi Milano-Bicocca
martedi' 11 maggio 2004 ore 14,30/16,30
EMERGENZE INTERNAZIONALI E RISPOSTA UMANITARIA

L'intervento della Croce Rossa Italiana a favore della popolazione irachena
"Ospedale C.R.I. di Baghdad" testimonianza di IVANO VENTURINI Direttore Provinciale della Croce Rossa Italiana - Comitato Provinciale di Lecco

Nella scorsa estate Ivano Venturini e' stato inviato a Baghdad con l'incarico di Funzionario Delegato all'estero e si e' occupato della direzione amministrativa dell'Ospedale della C.R.I.
Una testimonianza sull'intervento umanitario a favore della popolazione irachena
in uno stato stremato da 35 anni di dittatura e dalla guerra.

L'incontro e' aperto a tutti.

 

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David G. A. Savoca
Università degli Studi di Milano Bicocca
Settore affari legali e contratti
Ufficio ricerca e relazioni internazionali
Piazza dell'Ateneo Nuovo 1
I-20126 Milano

 
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