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n 413 del 27 febbraio 2010 Stampa E-mail
sabato 27 febbraio 2010
27 febbraio 2010
nr. 413
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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1 - 17-02-2010 Intervista
Persone scomparse: aiutare le famiglie a vivere nell’incertezza
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - Evento
L’Umanità in guerra
Foto dal fronte dal 1860 - Dal 3 marzo al 25 luglio 2010, al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Ginevra. L’Umanità in guerra è un resoconto fotografico della guerra nel corso degli scorsi 150 anni.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - Venerdì 5 marzo, alle ore 21,
Conferenza “Le vivandiere”
presso la Biblioteca Comunale di Bellusco (MI) , in Corte dei Frati.
Diana Nardacchione

4 - Selezione per Corso Nazionale Istruttori Diritto Internazionale Umanitario
Roma 9-10 Aprile

5-  allegato
Corso Diritto Internazionale Umanitario a Sassuolo (MO)
Marzo 2010

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1 - 17-02-2010 Intervista
Persone scomparse: aiutare le famiglie a vivere nell’incertezza

Le sofferenze psicologiche patite dalle famiglie degli scomparsi sono molte e durature. Laurence de Barros-Duchene è incaricata, presso il CICR, dei programmi di salute mentale per le persone colpite dai conflitti armati e da altre situazioni di violenza. Di ritorno dalla Georgia/Abkazia, dove ha partecipato alla formazione di specialisti e di ONG coinvolti nel sostegno alle famiglie, spiega come lo stress psicologico si combina alle conseguenze legali, economiche e sociali delle sparizioni.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Qual è l’obiettivo della formazione organizzata recentemente dal CICR a Tblisi e a Sukhumi?

L’obiettivo era di formare dei partner locali per l’accompagnamento delle famiglie delle persone scomparse. L’accompagnamento è un modello di presa in carico sul quale il CICR lavora da quattro anni. Incoraggia lo sviluppo di una rete di solidarietà, nella quale intervengono differenti attori locali, specialisti e non. L’ambizione di questo approccio è di rispondere all’insieme delle difficoltà legali, economiche, sociali e psicologiche alle quali fanno fronte le famiglie.

Abbiamo quindi invitato i responsabili delle associazioni delle famiglie che si sono costituite all’indomani della guerra, negli anni ’90, dei rappresentanti di famiglie, degli esperti in medicina legale, dei giuristi ma anche degli psicologi, psichiatri e medici locali.

La nostra ambizione era di mobilitare l’insieme degli attori intorno ai bisogni delle famiglie e di abbozzare con loro le linee direttrici dei loro interventi. Questa formazione è stata anche l’occasione per i famigliari delle persone scomparse di parlare delle loro difficoltà e, per gli specialisti, di conoscere la realtà delle sofferenze psicologiche delle famiglie.

Il contenuto della formazione è largamente ispirato all’esperienza del CICR, la quale ha permesso di produrre un manuale destinato ad aiutare le persone coinvolte nel sostegno alle famiglie a mettere in atto delle attività adatte. Ci siamo accorti che questa formazione era altrettanto utile per i professionisti e per i non specialisti. Poche persone, in effetti, conoscono la situazione delle famiglie dei dispersi e pochi specialisti sono «attrezzati» per affrontare il dolore psicologico generato dalla scomparsa. Questa sofferenza non è patologica ma il contrario, anche se, con il tempo, può alterare più o meno gravemente lo stato di salute degli individui. Una risposta specializzata è a volte necessaria, ma non è la sola da offrire alle famiglie, soprattutto quando non sanno nulla dei loro cari.

Quali sono i bisogni delle famiglie delle persone che sono scomparse nel contesto di conflitti armati?

I bisogni sono molteplici e connessi fra loro. Il primo bisogno espresso dalle famiglie è di conoscere la sorte dei loro parenti. È una questione ossessionante, che genera un’angoscia intensa e duratura. Il CICR non ha la responsabilità di rispondervi, ma può incoraggiare e aiutare le autorità responsabili a farlo. In questa prospettiva, il CICR ha elaborato un modello di legge per guidarle nella messa in atto di meccanismi di ricerca e nella definizione di un quadro giudico adatto alla situazione delle famiglie e alla problematica della sparizione.

Nella maggioranza dei casi, sono gli uomini che scompaiono, siano essi soldati o semplici civili. Questi uomini sono spesso l’unica fonte di sostentamento per le famiglie. La loro scomparsa ha quindi delle conseguenze economiche per le famiglie, soprattutto dal momento che spesso spendono i pochi risparmi che hanno in pratiche amministrative costose e nel pagamento di presunti informatori o di indovini.

A ciò si aggiunge, nel contesto dei conflitti armati, la mancanza del sostegno della comunità e l’assenza di volontà politica, che impongono alle famiglie di rispondere da sole sia alla sofferenza legata alla scomparsa sia ai bisogni quotidiani.

Questa situazione, e in particolare lo stato di incertezza delle famiglie, non ha limiti di tempo. Esse forse dovranno attendere la generazione successiva prima di ottenere delle risposte e di ritrovare i corpi dei loro cari. Oggi noi sappiamo che la loro sofferenza non diminuisce con il passare degli anni. Resta là, a volte silenziosa, pronta a risvegliarsi alla minima occasione. Con questa incertezza, non sono in grado di avviare il processo del lutto.

Concretamente, come occuparsi di queste sofferenze psicologiche?

In primo luogo, facendo delle attività semplici ma a cui non necessariamente pensano le associazioni delle famiglie. Per esempio, organizzare delle attività che permettono alle famiglie di incontrarsi, di parlare delle loro esperienze comuni e di scambiare delle informazioni. Questo può aiutare a uscire dall’isolamento e a cercare insieme delle soluzioni. Queste attività, quando sono guidate, possono avere un effetto estremamente positivo sulle famiglie e sul loro modo di gestire le conseguenze della sparizione.

È vero che a volte ciò non è sufficiente. La sofferenza psicologica delle famiglie può richiedere degli interventi più specializzati. Ad esempio, alcuni genitori di scomparsi tendono a negare totalmente i propri bisogni e quelli degli altri membri della famiglia. Concentrano tutte le loro energie e tutta la loro attenzione nella ricerca del loro caro. Con il tempo, questa attitudine può condurli all’isolamento dal loro ambiente sociale ed emotivo e a privarsi così di un sostegno esterno importante. Si tratta allora di aiutarli a uscire da questa logica compulsiva e a ritrovare progressivamente del piacere nella vita quotidiana, senza che ciò generi un senso di colpa. Per queste persone, smettere di cercare equivale ad abbandonare definitivamente i loro parenti o a «ucciderli una seconda volta».

Il senso di colpa e l’ansia legati all’incertezza sono due stati particolarmente difficili da alleviare. Lo stesso vale per la costante paura che, con il tempo, ci si dimentichi dell’esistenza degli scomparsi e che non ne resti alcuna traccia. «Chi se ne ricorderà quando io non ci sarò più?»: questa domanda a volte ossessiva rivela il dolore psicologico delle famiglie, che non può essere alleviato solo grazie all’intervento di specialisti sanitari o solo con il sostegno della comunità. Anche il riconoscimento pubblico della loro situazione e dello status particolare delle persone scomparse, l’iscrizione dei loro nomi su un monumento o in un registro contribuiscono a ridurre la sofferenza. Ciò che importa è non dimenticarli e fare in modo che non scompaiano definitivamente.

Anche il fatto di non poter offrire una sepoltura ai loro cari è fonte di sofferenza e di senso di colpa. È per questo che è importante poter ritrovare i corpi e restituirli alle famiglie. Questo step, anche se estremamente doloroso, è particolarmente importante e necessario. Può essere vissuto come un vero sollievo. Nel migliore dei casi, il ritorno dei corpi dei loro cari permetterà di iniziare un processo di accettazione della perdita.

Qual è il ruolo dello specialista in questo contesto di lavoro?

Aiutare le famiglie a vivere con l’incertezza legata alla sparizione e a gestire l’ambivalenza emozionale che ne deriva non è cosa facile. Una persona di buona volontà non può lavorare da sola su questo tema. È necessario l’intervento di specialisti in grado di mettere in atto un vero e proprio lavoro terapeutico. Questo compito non ha come obiettivo incoraggiare le famiglie a piangere un morto. Ciò è impossibile in assenza di certezza sulla sorte del disperso e finché il suo corpo non è stato ritrovato e onorato come esige la cultura. Si tratta quindi di aiutarli a trovare un modo di vivere in tale situazione, senza che questa condizione la vita quotidiana e la qualità delle loro relazioni sociali ed emotive.

Sappiamo per esperienza che il dolore psicologico resta estremamente presente anche anni dopo i fatti. Le famiglie non dimenticano i loro parenti scomparsi. L’esaurimento mentale e fisico che ciò implica può condurre a stati più complicati di tipo depressivo o favorire lo sviluppo di vere patologie o di malattie croniche.

Fra tutti gli attori coinvolti, qual è il ruolo delle associazioni delle famiglie dei dispersi e come le aiuta il CICR?

Le associazioni sono al centro della risposta. In primo luogo perché sono direttamente coinvolte dalle sparizioni – sono fondate da parenti di dispersi – e hanno anche la legittimità e la volontà di impegnarsi nel lungo termine. In secondo luogo, perché hanno una conoscenza profonda della problematica delle famiglie e hanno spesso dei contatti privilegiati con esse. Possono inoltre giocare un ruolo di orientamento, di consiglio e di rappresentanza presso le autorità.

Questo ruolo ha però dei limiti e noi lo sappiamo. I membri di queste associazioni sono essi stessi in una situazione emotiva difficile e per loro spesso è impossibile avere la giusta distanza nei confronti delle altre famiglie. Questa è la ragione per cui noi li incoraggiamo a lavorare in partenariato con altri attori locali.

Il CICR interviene nei confronti delle associazioni a diversi livelli: a livello locale mettendole in contatto con ONG e con degli specialisti, proponendo loro degli strumenti che permettano di sviluppare delle attività di sostegno, aiutandole a strutturarsi meglio; a un livello più politico, facilitando le loro relazioni con le autorità e assicurandosi che esse possano essere ascoltate e rappresentate. Il CICR può essere, talvolta, il portavoce delle associazioni delle famiglie. È quando non sono visibili o udibili, tenta di attrezzarle affinché lo divengano.

I bisogni delle famiglie sono diversi da un contesto culturale a un altro?

La sofferenza psicologica non è diversa da un contesto a un altro. Quando vostro figlio scompare, che voi siate una madre nepalese, congolese o cecena, soffrite nello stesso modo. È il modo di esprimere la sofferenza o di affrontarla che può eventualmente cambiare.

Ugualmente, il tempo passato dalla scomparsa non diminuisce il dolore dei parenti. Le famiglie incontrate in Georgia, in Guatemala, in Nepal, a Cipro o in Cecenia sembrano vivere la stessa cosa, avere le stesse domande e le stesse attese.

Questi bisogni possono variare in funzione di altri criteri: per esempio, il tempo che hanno per adattarsi a una situazione economica precaria, un cambio di governo che permetterà la messa in atto di un processo di ricerca e di identificazione.

I bisogni delle famiglie variano in funzione del contesto in cui si verifica la sparizione o, più precisamente, della causa della scomparsa. Le sparizioni conseguenti a una catastrofe naturale, come uno tsunami o un sisma, non generano gli stessi effetti psicologici di quando la sparizione avviene nel quadro di conflitti armati o di violenze politiche, dove lo scomparso è spesso un bersaglio scelto in ragione della sua appartenenza etnica o politica.

L’intenzione che motiva la scomparsa ha un impatto psicologico particolare sulle famiglie e sul modo in cui la comunità reagisce. Si osserva, in effetti, una maggiore stigmatizzazione delle famiglie quando la scomparsa del loro caro è considerata «sospetta». Frequentare i parenti di uno scomparso può essere interpretato come la prova di un’adesione a un’ideologia o un’affiliazione a un gruppo particolare. In Sri Lanka, ad esempio, le sparizioni non spiegabili possono essere considerate come l’espressione di un karma negativo di cui sarebbero portatrice le donne ma anche la loro discendenza. Frequentarle significa esporsi alla sfortuna. Queste differenze non sono le sole, ce ne sono molte altre. È importante per noi conoscerle per poter adattare la nostra risposta.

Il sostegno alle famiglie: un elemento essenziale dell’intervento del CICR

Il sostegno psicologico e della comunità alle famiglie dei dispersi è inserito nella risposta globale del CICR alla questione delle sparizioni in situazioni di conflitto armato e di violenza interna.

Le guerre nei Balcani e nel Caucaso degli anni ’90 costituiscono il punto di partenza di questo investimento istituzionale. Organizzata nel 2003 a Ginevra, la conferenza internazionale sulla problematica delle persone scomparse ha permesso al CICR di fissare i suoi obiettivi in materia: oltre al lavoro con le autorità pubbliche per la ricerca dei dispersi, il CICR esprime la sua volontà di sostenere direttamente le famiglie. Da allora sono stati inviati degli specialisti in diversi paesi del Nord e del Sud del Caucaso per mettere in atto dei programmi di sostegno, di cui il caso georgiano rappresenta uno degli esempi di maggior successo.

Si veda anche: Ristabilimento del contatto fra i membri di famiglie separate (http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/family_links )

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/missing-interview-150210?opendocument

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2 - Evento
L’Umanità in guerra - Foto dal fronte dal 1860
Dal 3 marzo al 25 luglio 2010, al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, Ginevra. L’Umanità in guerra è un resoconto fotografico della guerra nel corso degli scorsi 150 anni.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

L’Umanità in guerra è un resoconto fotografico delle guerre degli ultimi 150 anni. Dalla guerra americana di Secessione fino ai conflitti dell’inizio del XX secolo, l’obiettivo del fotografo ha sempre catturato degli slanci di coraggio, di dignità, di sfida e di speranza in mezzo al dolore e alla sofferenza. L’esposizione traccia anche l’evoluzione del Comitato Internazionale della Croce rossa (CICR) a partire dalla sua nascita. È, infine, uno stimolo a fare prova di umanità.

«Come la Croce Rossa, la fotografia è nata nella seconda metà del XIX secolo. Questo nuovo mezzo di espressione, ancorato nella realtà del momento, ha permesso di descrivere la natura della guerra come mai prima, testimoniando la sua brutalità e le sofferenze che infligge sia ai combattenti che ai civili». Jacob Kellenberger, Presidente CICR.

Questa esposizione fotografica è arricchita da un montaggio video di immagini scattate da cinque grandi fotografi di guerra, James Nachtwey, Ron Haviv, Christopher Morris, Franco Pagetti e Antonin Kratochvil, dell’Agenzia VII. Queste immagini rappresentano la realtà e la brutalità dei conflitti e mostrano altresì che, anche nelle ore più cupe, la speranza e l’orgoglio resistono.

«Quando le persone soffrono, ciò non significa che abbiano perso la loro dignità. Quando hanno paura, ciò non significa che non abbiano coraggio. Quando stanno male, ciò non significa che non abbiano una speranza». James Nachtwey.

Tutte queste immagini provengono dalla collezione di fotografie del CICR di più di 110.000 scatti.

Tratto dal sito del Museo Internazionale della Croce Rossa:
http://www.micr.ch/f/exhib/explore_current_f.html

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3 - Venerdì 5 marzo, alle ore 21,
Conferenza “Le vivandiere”
presso la Biblioteca Comunale di Bellusco (MI) , in Corte dei Frati.

Verrà raccontato, con il supporto di una cinquantina di slides una storia incredibile: quella delle donne che prestavano servizio regolarmente negli eserciti dell'ottocento. Non erano travestite da uomini: avevano proprio una uniforme da donna! Verranno mostrate foto, divise conservate nei musei, quadri, tavole uniformologiche. Alla fine resterà a tutti la strana sensazione che la storia scritta sui libri di scuola racconti cose vere ma non le racconti tutte. E' legittimo chiederci oggi se quello che non viene raccontato è stato dimenticato oppure cancellato.

Diana Nardacchione

Maggiori informazioni al link
http://www.caffedunant.it/articoli/2010/413/vivandiere3.pdf

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4 - Il Comitato Centrale ha emanato la circolare informativa, a firma del Commissario Straordinario CRI, in merito alle selezioni per il XXXI Corso Nazionale di Formazione Istruttori DIU, previste a Roma nei prossimi 9,10 e 11 aprile 2010.

Come stabilito dalla Commissione Nazionale D.I.U., i candidati devono essere iscritti ad una Componente della CRI da almeno 2 anni ed avere il diploma di maturità;  questi sono gli unici pre-requisiti richiesti, non servono nè lauree nè una preparazione specifica, ma solo la predisposizione a parlare in pubblico con la capacità di esprimersi in modo adeguato.

Per poter partecipare al corso, che avverrà nel periodo estivo, è necessario superare la prova di selezione: "il colloquio tende a verificare l’idoneità dei candidati a svolgere lezioni di Diritto Internazionale Umanitario e presuppone una buona conoscenza di tali argomenti. La selezione prevede, inoltre, una valutazione delle specifiche attitudini e del profilo motivazionale dei candidati".
Informazioni

    * Luogo: Roma, 9-10-11 aprile 2010
    * Tags: Corso, Diritto Internazionale Umanitario

Selezione per Corso Nazionale Istruttori Diritto Internazionale Umanitario

Roma 9-10 Aprile

Dettagli alla pagina

http://cri.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/108

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5-  allegato
Corso Diritto Internazionale Umanitario a Sassuolo (MO)
Marzo 2010

 

 
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