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n° 407 del 21 gennaio 2010 Stampa E-mail
giovedì 21 gennaio 2010
21 gennaio 2010
nr. 407
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 18-01-2010 Intervista
Haiti: aiutare a ristabilire i legami famigliari distrutti dal terremoto
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 15-01-2010 FAQ
Perché i cadaveri non provocano epidemie
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 21-12-2009 Opinione
Quello che lo tsunami ci ha realmente insegnato
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - ROMA 30-31 gennaio 2010
Comitato Provinciale CRI di Roma
Corso di cultura e tradizione ebraica
Comunicato da Manuel Monti

5- allegato
Tratto dall’Economist
QUANTO GRANDE È IL MALE CHE RIFIUTIAMO DI VEDERE?
NAIROBI, 10 DICEMBRE 2009
L’imparzialità è lamigliore politica, secondo un’enorme organizzazione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi
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1 - 18-01-2010 Intervista
Haiti: aiutare a ristabilire i legami famigliari distrutti dal terremoto
In seguito al recente e devastante terremoto a Haiti, migliaia di persone senza notizie dei propri cari vivono nell’angoscia. Robert Zimmerman, vice capo della divisione protezione del CICR parla del problema e di cosa l’organizzazione sta facendo per aiutare le persone a rintracciare i loro parenti.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Molte persone hanno perso le tracce dei loro parenti in seguito al terremoto che ha colpito Haiti la scorsa settimana. Può dirci qualcosa sull’ampiezza del problema?

Sebbene sia impossibile stimare quante persone abbiano perso i contatti con i propri parenti, il numero delle richieste ricevute da famiglie all’estero rivela l’estensione del problema. Le comunicazioni telefoniche sono state interrotte e le persone sono state evacuate negli ospedali senza avere la possibilità di informare i famigliari. Migliaia di persone stanno vivendo nell’angoscia, senza sapere se i loro cari sono sepolti sotto le macerie o se sono vivi e impossibilitati a comunicare.

Che cosa sta facendo esattamente il CICR per aiutare le persone a cercare i loro cari?

In primo luogo, entro meno di 24 ore dalla scossa, il CICR ha attivato un sito web (http://www.icrc.org/web/doc/siterfl0.nsf/htmlall/familylinks-haiti-eng) che permette alle famiglie di ripristinare i contatti. Le persone, nella maggior parte dei casi all’estero o fuori dalla zona colpita, possono lasciare il nome dei famigliari di cui non hanno più notizie. Poi, progressivamente, vengono registrate le informazioni sulle persone di cui si ha la conferma che siano vive. Ciò può essere fatto sia dalle persone stesse, se possono accedere a internet, sia dal personale di Croce Rossa sulla base delle informazioni ottenute dalle persone che incontrano in ospedale, nei ricoveri o in altri luoghi.

Per aiutare le persone che non possono comunicare con l’esterno, informa i parenti che sono vive; al quartier generale della Croce Rossa di Haiti è stata installata una postazione dotata di computer e con personale pronto ad assistere la popolazione.

Al 18 gennaio, c’erano più di 22.000 persone registrate sul sito, incluse più di 1.500 richieste di persone che desideravano che i parenti venissero informati che erano vive. Inoltre, 220 persone hanno chiesto di cancellare il nome di persone rintracciate perché erano stati ristabiliti i contatti, sia indipendentemente che attraverso il sito web del CICR.

Qual è il vantaggio di usare il web rispetto alle tradizionali richieste cartacee?

Ovviamente i vantaggi sono collegati alla rapidità nel raggiungere un elevato numero di persone e nel trasmettere le informazioni. Il sito web, inoltre, permette alle persone di condividere e avere accesso alle informazioni sulle persone ricercate e di comunicare delle informazioni sul loro stato di salute, senza passare attraverso il CICR o un ufficio di una Società Nazionale di Croce Rossa.

Quali sono le maggiori sfide che l’organizzazione affronta sul campo? Ci sono dei limiti a quanto il CICR e la Croce Rossa di Haiti possono fare per aiutare le famiglie a rimanere in contatto?

Gli ostacoli rimangono molto numerosi. Fortunatamente, i telefoni cellulari hanno funzionato per diversi giorni e molte persone stanno riprendendo i contatti. Considerando i bisogni enormi della popolazione in termini di acqua, cibo, riparo, salute e altri essenziali, dobbiamo identificare chi richiede assistenza per ristabilire i legami famigliari. Stiamo predisponendo, quindi, un servizio che le persone possono usare per ristabilire i contatti e lo stiamo pubblicizzando a tutti, in modo che coloro che ne hanno bisogno nell’area ci contattino. Contemporaneamente, stiamo visitando strutture specifiche, come gli ospedali, per stabilire se qualche persona ricercata dai famigliari si trova lì. I bambini non accompagnati sono una priorità.

Ci sono altre organizzazioni che lavorano adesso a Haiti che aiutano le persone a scoprire la sorte o dove si trovano i loro famigliari? E come si coordina il CICR con esse?

Alcune compagnie che operano su internet o dei media hanno messo a disposizione il loro sito web per agevolare I contatti famigliari. Altri sul campo hanno preso delle iniziative su basi personali, raccogliendo e trasmettendo informazioni su vicini o amici, su istituti come gli orfanotrofi. Tuttavia, per quanto sappiamo, al momento nessun’altra organizzazione è operativa nel ristabilimento dei legami famigliari su scala globale.

Quando fu usato per la prima volta il web per aiutare a ristabilire i legami famigliari? Quali sono, nella storia recente, le maggiori crisi umanitarie in cui il CICR ha effettuato attività simili?

Il primo sito web Family Links del CICR è stato messo a disposizione nel 1995, in relazione al conflitto armato in Bosnia Erzegovina. Da allora, è stato usato sia in situazioni di conflitto armato, come in Kosovo, Iraq e Somalia, sia a seguito di catastrofi naturali come l’uragano Katrina negli USA o lo tsunami del 2004 in Asia del Sud. Il sito web rende possibile non solo rispondere ai bisogni immediati che derivano da crisi acute, ma anche per occuparsi di persone di cui non si hanno notizie anche quando la crisi è terminata. È il caso, per esempio, delle persone che sono state dichiarate disperse durante il conflitto armato in Nepal.

Quando si parla di ristabilimento di legami famigliari, qual è la differenza fra una catastrofe naturale e una situazione di conflitto armato?

Crisi differenti possono avere conseguenze di natura molto diversa. L’impatto sui legami famigliari dipende, principalmente, dal fatto che le comunicazioni telefoniche rimangano funzionanti o meno e questo può variare in modo sensibile sia nei conflitti armati che nei disastri naturali. Nei conflitti armati, la sicurezza richiede che nel trattare le informazioni relative alle persone venga usata un’attenzione particolare, anche quando si lavora con il solo fine umanitario di ristabilire i contatti famigliari.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/htmlall/haiti-earthquake-interview-180110?opendocument

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2 - 15-01-2010 FAQ
Perché i cadaveri non provocano epidemie
Qualche giorno dopo il terribile sisma che ha colpito Haiti, i soccorritori sono preoccupati da una domanda angosciante: «che fare con i cadaveri»?
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Sorprendentemente, la risposta è «non affrettatevi». Contrariamente ad una credenza popolare, i corpi costituiscono un rischio sanitario trascurabile. Dopo una catastrofe, la priorità è occuparsi dei sopravvissuti. Sotterrare in fretta i morti impedisce di concentrare le risorse nei soccorsi e rischia di rendere impossibile la loro successiva identificazione.

Detto questo, i cadaveri devono essere trattati con dignità, o la loro vista e l’odore che producono possono essere traumatizzanti. È quindi raccomandabile, quando vi sono le risorse disponibili, spostare tutti i corpi non identificati in strutture di deposito concepite per questo fine.

Queste direttive sono tratte da «Gestione delle spoglie mortali: manuale pratico per i primi soccorritori», che è possibile scaricare o richiedere on-line (si veda: http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/p0880)

Gestione delle spoglie in breve

- Il mito diffuso delle epidemie causate dai cadaveri è falso
Le spoglie delle vittime di una catastrofe non provocano delle malattie

- È essenziale evitare di disfarsi dei corpi in fretta e in modo non coordinato

La loro identificazione sarà in seguito impossibile e le vittime diventeranno delle «persone disperse». In assenza di strutture per conservare i cadaveri, è possibile procedere alla loro inumazione temporanea.

Domande frequenti sulla gestione delle spoglie

Informazioni per il pubblico

1. I cadaveri provocano delle epidemie?
No. Le spoglie delle vittime di una catastrofe naturale non provocano epidemie, perché le persone muoiono in seguito a ferite, annegamento o ustioni. Al momento della morte, non sono portatori di malattie infettive che possano provocare delle epidemie come il colera, il tifo, il paludismo o la peste. Nella maggior parte dei casi, sono i sopravvissuti che rischiano di diffondere delle malattie.

2. Quali sono i rischi sanitari per la popolazione?
I rischi per la popolazione sono trascurabili, dal momento che non tocca né manipola i corpi. Tuttavia, esiste un minimo rischio di diarrea legato al consumo di acqua contaminata da materiale fecale rilasciato dai corpi. Una disinfezione di routine dell’acqua da bere è sufficiente per prevenire tutte le malattie trasmesse dall’acqua.

3. Le spoglie possono contaminare l’acqua?
Potenzialmente sì. I corpi liberano sovente del materiale fecale, che può contaminare i fiumi o le altre fonti di acqua, causando malattie diarroiche. Tuttavia, le persone generalmente evitano di bere acqua da una fonte se pensano che possa contenere dei cadaveri.

4. Cospargere i corpi di disinfettanti o di calce è utile?
No, non ha alcun effetto. Non accelera la decomposizione e non offre alcuna protezione.

5. I responsabili locali e i giornalisti dicono che i cadaveri rischiano di propagare delle malattie. Hanno ragione?
No. Numerosi professionisti e i media non conoscono i rischi rappresentati dai cadaveri dopo una catastrofe naturale. Anche gli operatori sanitari locali o internazionali sono spesso male informati e contribuiscono a diffondere delle voci infondate.

Informazioni per i lavoratori

1. Coloro che manipolano le spoglie corrono dei rischi?
Le persone che manipolano le spoglie (soccorritori, personale mortuario…) corrono un debole rischio di contrarre la tubercolosi, l’epatite B e C, l’HIV e delle malattie diarroiche. Tuttavia, gli agenti infettivi responsabili di queste malattie non sopravvivono più di due giorni in un cadavere (ad eccezione dell’HIV, che può sopravvivere fino a sei giorni). Questi rischi possono essere ridotti portando degli stivali di plastica e guanti e rispettando le basilari norme igieniche (cioè lavandosi le mani).

2. I lavoratori dovrebbero portare una mascherina?
L’odore dei corpi in decomposizione è sgradevole, ma non costituisce un rischio sanitario nei luoghi ben areati: portare una mascherina non è un requisito per motivi sanitari. Tuttavia, i lavoratori possono sentirsi psicologicamente più a proprio agio se portano delle mascherine. Il pubblico non dovrebbe essere attivamente incoraggiato a portarle.

Informazioni per le autorità

1. Qual è l’urgenza della raccolta delle spoglie?
Il recupero dei corpi non è il compito più urgente dopo una catastrofe naturale. La priorità è occuparsi dei sopravvissuti. La presenza di corpi non costituisce un rischio rilevante per la salute pubblica. Tuttavia, i corpi dovrebbero essere raccolti il più rapidamente possibile per essere identificati.

2. Si dovrebbero usare delle fosse comuni per inumare rapidamente i corpi?
No. Le frettolose sepolture di massa non sono giustificate sul piano della salute pubblica. L’inumazione dei corpi nella fretta e senza una corretta identificazione traumatizza le famiglie e le comunità e può avere delle conseguenze gravi sul piano giuridico perché potrebbe essere impossibile l’impossibilità di trovare e identificare i resti umani in un secondo momento.

3. Cosa dovrebbero fare le autorità con le spoglie?

- Recuperare e conservare le spoglie, ricorrendo a container refrigerati, neve carbonica o inumazioni temporanee, per permettere a degli specialisti di condurre una perizia medico-legale in un secondo momento.
- Prendere delle foto e registrare delle informazioni descrittive su ciascun corpo.
- Tentare di identificare tutti i resti umani.

4. Quali sono i potenziali problemi psicologici?
Il desiderio più pressante dei parenti è identificare i loro cari. Il lutto e le sepolture individuali nel rispetto delle tradizioni sono fattori importanti per il processo di recupero o di guarigione personale e della comunità

5. Come ci si deve comportare con i corpi degli stranieri?
È probabile che le famiglie degli stranieri morti in una catastrofe insistano per identificare e rimpatriare i corpi. Un’identificazione corretta ha importanti conseguenze economiche e diplomatiche. I corpi devono essere conservati per essere identificati. I consolati e le ambasciate straniere devono essere informate ed è necessario richiedere l’assistenza dell’INTERPOL.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/health-bodies-140110?opendocument

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3 - 21-12-2009 Opinione
Quello che lo tsunami ci ha realmente insegnato
Bekele Geleta è il segretario generale della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Cinque anni fa, il 26 dicembre 2004, un gigantesco sisma ha colpito la regione di Sumatra, provocando uno tsunami nell’Oceano Indiano. Milioni di persone in tutto il mondo hanno scoperto, con orrore, sugli schermi televisivi, l’estensione della più grande catastrofe naturale che l’umanità abbia conosciuto. Circa 230.000 persone hanno perso la vita in 14 paesi.

Ne è seguita una straordinaria ondata di generosità. Le offerte raccolte dalla Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) nel corso degli ultimi 5 anni sono state destinate a programmi di recupero che hanno permesso di sostenere quasi 5 milioni di persone in Indonesia, Sri Lanka, Thailandia e Maldive, i quattro paesi maggiormente colpiti dalla catastrofe. Il compito immenso della ricostruzione di case, scuole, ospedali è quasi terminato e ciò ci permette di vedere meglio cosa lo tsunami ci ha insegnato e a che punto ha cambiato il modo in cui concepiamo i nostri interventi quando si verifica una catastrofe di grande ampiezza.

Nella provincia indonesiana di Aceh, intere comunità sono state cancellate dalle carte. La ricostruzione di case e di abitazioni più solide, dotate di elettricità, acqua potabile e servizi sanitari di buona qualità è un primo passo verso ciò che chiamiamo «una ricostruzione in meglio», ma è necessario un approccio più globale per rispondere ai bisogni delle popolazioni e aiutarle a rialzarsi.

Ricostruire in meglio consiste nel creare delle comunità più sicure e più resistenti e ridurre il più possibile i rischi di una catastrofe richiede una piena partecipazione delle comunità esposte.

Dallo tsunami, la Croce Rossa/Mezzaluna Rossa ha contribuito a mettere in piedi nelle comunità delle squadre di riduzione dei rischi, che sono ancora oggi all’opera in più di 265 comunità della provincia di Aceh. Queste squadre sono incaricate di stabilire la cartografia dei rischi a cui le comunità sono esposte e di condurre, su piccola scala, delle attività di prevenzione e di attenuazione come il miglioramento dei sistemi di drenaggio per evitare eventuali inondazioni durante la stagione delle piogge. Sono anche incaricate di formare sul primo soccorso i membri delle loro comunità e di farli partecipare alle esercitazioni di evacuazione. Uno dei maggiori insegnamenti che può essere tratto da questa esperienza è che dobbiamo rendere le comunità più autonome e fare in modo che prendano da sole le misure preventive che sono necessarie, senza aver bisogno di ricorrere a un aiuto esterno.

In media, il 41% delle catastrofi che si verificano nel mondo colpiscono la regione Asia-Pacifico. Ogni due anni, affrontiamo due o tre catastrofi di grande ampiezza. Questa situazione è peggiorata con l’aumento delle catastrofi di piccola ampiezza che si verificano localmente, che fa passare il numero totale di catastrofi al mese da 21 nel 2004 a 51 nel 2008.

Dopo lo tsunami, la Croce Rossa/Mezzaluna Rossa ha affrontato non meno di cinque sismi importanti nell’«Anello di fuoco», una regione altamente sismica che attraversa l’arcipelago indonesiano.

Quando la città di Padang, nell’ovest di Sumatra, è stata colpita da un terremoto il 1° ottobre, una squadra formata da operatori radio è stata immediatamente attivata, al fine di mantenere le comunicazioni fra la sede della Croce Rossa a Jakarta e i suoi uffici nella zona. Le riserve di articoli d’urgenza, pre-posizionati sul posto, sono stati immediatamente distribuiti ai sopravvissuti e ai 200 volontari delle squadre di intervento d’urgenza della Croce Rossa Indonesiana (conosciuti con il nome di «satgana») presenti nella regione per valutare i bisogni più urgenti. Dei volontari di Aceh, specializzati nel sostegno psicosociale sono stati mobilitati per aiutare gli adulti e i bambini a superare il trauma. L’efficacia di questo dispositivo d’intervento è dovuto in gran parte alle lezioni apprese nel quadro dell’operazione Tsunami.

Il principale insegnamento che deriva dallo tsunami è, senza dubbio, che la messa in atto sistematica di attività di riduzione dei rischi passa attraverso la creazione di partenariati forti fra tutti gli stakeholder (comunità, governo locale e nazionale, organizzazioni governative e non governative e settore privato) e che la Federazione Internazionale ha fatto un grande passo verso questo obiettivo.

Resta il fatto che sono necessarie delle misure concrete. I governi, i donatori, i media e l’opinione pubblica devono incrementare il loro supporto e promuovere la messa in atto di meccanismi preventivi come i sistemi di allerta.

I sistemi di allerta precoce non sono però sufficienti. Se possono contribuire a sensibilizzare le popolazioni ai rischi di catastrofe, solo la conoscenza e le competenze acquisite dalle popolazioni che vivono nelle comunità a rischio potranno permettere di ridurre realmente i rischi di catastrofe.

Qui risiede la forza della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa. I nostri volontari vivono in seno a queste comunità e sono presenti prima, durante e dopo le catastrofi. Dobbiamo fare leva sull’incredibile slancio di generosità che lo tsunami ha suscitato nell’opinione pubblica, per aiutare le comunità a rischio ad adattarsi meglio ai fenomeni meteorologici e sismici conosciuti e alle catastrofi che derivano dall’evoluzione del clima. Parallelamente, è importante che i donatori internazionali onorino i loro impegni ad accrescere il finanziamento in favore delle iniziative relative alla riduzione dei rischi.

Intervenire rapidamente in caso di catastrofe resta un imperativo, ma niente è più efficace per aiutare le popolazioni che proteggerle da ogni pericolo. Non abbiamo questo obbligo morale nei confronti di coloro che hanno perso la vita nello tsunami di cinque anni fa? Agire rapidamente per salvare delle vite, questa è la grande lezione che dobbiamo imparare dallo tsunami.
 
Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/fr/docs/news/opinion09/09122101/

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4 - ROMA 30-31 gennaio 2010
Comitato Provinciale CRI di Roma
Corso di cultura e tradizione ebraica

Locandina sul Caffè Dunant al Link:
http://www.caffedunant.it/articoli/2010/407/locandina_cultura_ebraica.pdf

A pochi giorni dalla Giornata della Memoria, ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano, per ricordare le vittime del Nazismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati il Settore di Cooperazione Internazionale ha deciso di organizzare un corso di cultura e tradizione ebraica, che si terrà il 30 ed il 31 Gennaio 2010.

Parteciperanno al progetto, totalmente a carico del settore di cooperazione internazionale, 30 volontari appartenenti ad ogni componente del Comitato Provinciale di Roma e per dare maggiore risalto a questo importante evento, unico a livello nazionale, il Comitato Provinciale di Roma, su proposta del Commissario Squicciarini, ha voluto dedicare nr. 10 posti per volontari provenienti dalle altre province della Regione Lazio.

Le domande dovranno essere inviate via mail ovvero al numero fax 065875267, entro il 23 gennaio p.v., previa autorizzazione del proprio vertice di gruppo e di comitato, nel rispetto dei seguenti parametri:

- nome e cognome
- data di nascita
- indirizzo e-mail valido
- telefono del gruppo di appartenenza
- conoscenza della lingua inglese
- conoscenza della cultura ebraica
- precedenti attività di cooperazione
- motivazione alla partecipazione al corso
- disponibilità a partecipare alle attività di cooperazione internazionale.

Nel caso di un maggior numero di richieste rispetto ai posti già prestabiliti, sarà fatta una selezione, a fondo cieco, da personale esterno alla Croce Rossa Italiana, che valuterà inoltre i seguenti parametri:

- motivazione personale
- precedenti attività di cooperazione internazionale
- omogeneità tra i vari gruppi e componenti
- disponibilità a partecipare a progetti futuri di cooperazione.

Il corso si svolgerà in Via Ramazzini nr. 31 (Roma) nei giorni 30 e 31 gennaio p.v.
Il pernottamento è presso la Fondazione il Faro, che si trova all’interno di Via Ramazzini.
La cena del sabato sera e l’alloggio sono a carico del settore scrivente, mentre il viaggio ed il pranzo della domenica saranno a carico del comitato di appartenza.

Il Commissario Squicciarini ha spiegato che il  Comitato Provinciale di Roma deve diventare sempre di più luogo di accoglienza, di solidarietà attiva e di promozione dei temi della pace e ciò passa anche attraverso un percorso di valorizzazione e conoscenza dell'interculturalità.

Il dott. Manuel Monti ha voluto sottolineare l'importanza della Memoria, a ridosso di un anniversario cosi importante e ciò avverrà, eccezionalmente, per mezzo della testimonianza diretta di diverse persone che sono sopravissute all'orrore della guerra e della deportazione e che racconteranno la loro vita durante il corso.

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Dott. Manuel Monti - specialista in Medicina Interna
Dipartimento di Medicina Clinica - Sapienza Università di Roma
+393346617176 - +39065744309 fax

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5- allegato
Tratto dall’Economist
QUANTO GRANDE È IL MALE CHE RIFIUTIAMO DI VEDERE?
NAIROBI, 10 DICEMBRE 2009
L’imparzialità è lamigliore politica, secondo un’enorme organizzazione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Simon G. Chiossi
 
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