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n° 405 del 31 dicembre 2009 Stampa E-mail
lunedì 04 gennaio 2010
31 dicembre 2009
nr. 405
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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AUGURI

Che sia per tutti un “ventidieci”  pieno di sorrisi, allegria e “leggerezza” che aiutano a ripartire dopo  i dispiaceri ed intensificano i sentimenti gioiosi.

M.Grazia Baccolo per conto della  redazione del Caffè Dunant

Contenuto:

1 - 23-12-2009 Approfondimento
Indonesia: ricordare la tragedia dello tsunami e le sue conseguenze
Cinque anni dopo una delle catastrofi naturali più mortali della storia dell’umanità, il CICR racconta le operazioni condotte all’indomani dello tsunami in una delle zone più colpite, la provincia di Nangroe Aceh Darusalam, in Indonesia, più generalmente conosciuta con il nome di Aceh.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 23-12-2009 Approfondimento
Senegal: sotto la terra di Casamance, mine e nuove vittime
Martine Niafiuna, 36 anni, madre di due bambini e sostegno di una famiglia di dieci fratelli, ha perso l’uso della gamba destra su un sentiero minato della Casamance, territorio senegalese in preda alla violenza da quasi trent’anni.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 23-12-2009 Il punto sulle attività
Sudan: ricongiungimenti famigliari e formazione di medici
Il CICR continua a richiedere con insistenza la liberazione dei suoi due collaboratori, Gauthier Lefèvre e Laurent Maurice, rapiti rispettivamente nel Darfur Ovest il 22 ottobre e nell’est del Ciad il 9 novembre. In Darfur, il CICR ha ridotto le sue attività, ma nel resto del Sudan, queste proseguono normalmente.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

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1 - 23-12-2009 Approfondimento
Indonesia: ricordare la tragedia dello tsunami e le sue conseguenze
Cinque anni dopo una delle catastrofi naturali più mortali della storia dell’umanità, il CICR racconta le operazioni condotte all’indomani dello tsunami in una delle zone più colpite, la provincia di Nangroe Aceh Darusalam, in Indonesia, più generalmente conosciuta con il nome di Aceh.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Il 26 dicembre 2004 un sisma sottomarino, il cui epicentro era al largo della costa occidentale dell’isola di Sumatra, in Indonesia, ha provocato uno tsunami devastatore. Una serie di onde gigantesche hanno inondato le comunità costiere, uccidendo centinaia di migliaia di persone. La provincia indonesiana di Nangroe Aceh Darusalam è stata colpita in pieno da questa tragedia.

Dal giorno stesso della catastrofe, il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha fornito alla Croce Rossa Indonesiana (Palang Merah Indonesia – PMI) equipaggiamenti e articoli di soccorso. Il CICR è stata una delle poche organizzazioni internazionali attive ad Aceh prima dello tsunami (e che disponeva, inoltre, di mezzi di comunicazione, strumenti logistici e riserve di articoli di soccorso sul posto). Il CICR è stato così in grado di agire immediatamente dopo la catastrofe, congiuntamente con la PMI. Il 28 dicembre, i delegati del CICR e i volontari della PMI hanno distribuito 1.000 teli per costruire dei ripari e dei pacchi famigliari contenenti vestiti, articoli per l’igiene e cibo a 9.000 persone sfollate. Venti sezioni della PMI e degli ospedali locali, inoltre, hanno ricevuto delle borse per il primo soccorso e delle attrezzature mediche per curare i feriti. Nuove distribuzioni sono state organizzate ogni giorno (vedi il riquadro Assistenza fornita).

Parallelamente, gli ingegneri del CICR e della PMI hanno continuato a fornire l’acqua potabile con i camion e ad installare dei serbatoi di acqua ed impianti igienici nelle comunità che ne avevano più bisogno. Le squadre congiunte del CICR e della PMI hanno pulito migliaia di pozzi, effettuato delle perforazioni, costruito delle latrine e dei lavatoi e distribuito diverse tonnellate di prodotti chimici per assicurare l’approvvigionamento dell’acqua potabile. Queste attività sono state condotte nel nord est della provincia di Nangroe Aceh Darusalam e a Banda Aceh e nel circondario. In totale, sono state realizzate 75 valutazioni dei bisogni umanitari, man mano che diventava possibile l’accesso alle zone sinistrate. Tali indagini hanno messo in evidenza la necessità primaria di rimettere in funzione le infrastrutture comunitarie, di migliorare l’approvvigionamento e la potabilizzazione dell’acqua e di rafforzare le capacità locali di produzione alimentare.

Le squadre del CICR e della PMI hanno fornito del materiale sanitario e chirurgico agli ospedali che erano ancora in grado di funzionare a Banda Aceh e a delle strutture sanitarie ad hoc messe in attività nei luoghi in cui le persone sfollate si erano trasferite. Su richiesta delle autorità, le squadre hanno anche distribuito delle grandi quantità di medicinali (in particolare analgesici, antibiotici e disinfettanti) e delle attrezzature mediche a un certo numero di puskesmas (strutture sanitarie) a Banda Aceh e lungo le coste settentrionali.

Un’equipe medica del CICR e della PMI ha installato un ospedale da campo con una capacità di 100 letti, fornito dalla Croce Rossa Norvegese. Dopo la chiusura dell’ospedale nel maggio 2005, il CICR, la PMI e la Croce Rossa Norvegese ne hanno fatto dono al Ministero della Salute e hanno fatto formazione per il personale del Ministero della Salute e del personale medico della PMI sulla procedura da seguire per utilizzare nuovamente la struttura se necessario. Le squadre del CICR e della PMI hanno anche installato un campo provvisorio nello stadio di Lhong Raya, in prossimità dell’ospedale, al fine di accogliere 400 pazienti sfollati bisognosi di cure mediche semplici e i parenti che li accompagnavano.

Il CICR e la PMI hanno risposto rapidamente alle preoccupazioni più immediate relative alla gestione decorosa e adeguata dei corpi delle vittime dello tsunami, aiutando le autorità a prendere delle misure per ridurre i rischi per la salute dovuti alla presenza di un grande numero di cadaveri nelle zone sinistrate. Gli specialisti del CICR hanno dato il loro sostegno alla PMI, i cui volontari hanno effettuato un lavoro rimarchevole in condizioni difficili dal punto di vista psicologico, organizzando delle formazioni sul posto, fornendo dei sacchi mortuari e del materiale per il trattamento dei corpi e aiutando nella loro inumazione.

Poiché i principali mezzi di comunicazione erano inutilizzabili a seguito della catastrofe, decine di migliaia di persone cercavano disperatamente di avere delle notizie dei loro famigliari. Esse hanno potuto richiedere l’assistenza della Croce Rossa.

Dal giorno della catastrofe, il 26 dicembre 2004, le squadre di ricerca del CICR e della PMI hanno concentrato i loro sforzi nel ristabilire i legami famigliari, ricorrendo all’insieme delle tecniche di ricerca al cui uso erano state precedentemente formate. Esse hanno proposto diversi servizi al pubblico, al fine di facilitare il ristabilimento dei legami famigliari fra i sopravvissuti isolati a seguito della catastrofe e le loro famiglie. La maggior parte delle persone che si sono rivolte agli uffici delle ricerche del CICR e della PMI tentavano di ritrovare i propri figli, di cui erano senza notizie.

Dall’inizio della catastrofe, il CICR ha creato una pagina speciale sul suo sito web per permettere alle persone che vivevano all’estero o in Indonesia di registrare on-line il nome dei famigliari di cui erano senza notizie e le informazioni utili a loro riguardo o di iscrivere il proprio nome sulla lista dei sopravvissuti. In totale, 44.300 persone si sono registrate sul sito. La pubblicazione di queste liste di nomi, sotto forma di poster affissi nei luoghi pubblici e di un’opera in tre volumi distribuita all’inizio di luglio 2005, ha segnato la fine della fase di urgenza delle attività di ricerca del CICR e della PMI.

Fosse comuni

Nel quadro delle loro attività medico-legali, le squadre di ricerca del CICR e della PMI hanno condotto nel 2006 delle indagini su 63 fosse comuni non repertoriate scavate dopo lo tsunami nella provincia di Nangroe Aceh Darusalam e nel 2007 ne hanno analizzate altre 300 in cui erano state sotterrate 97.000 vittime dello tsunami. Il progetto congiunto del CICR e della PMI relativo alle fosse comuni è stato portato a termine all’inizio del 2008. Con i colleghi dei servizi di ricerca, le squadre del CICR e della PMI hanno esaminato in totale 343 luoghi di sepoltura in sette distretti, luoghi in cui sono state sepolte 108.720 persone.  Ciò significa che meno della metà delle persone uccise dallo tsunami sono state inumate in modo appropriato. Il CICR e la PMI hanno redatto un rapporto di 2.300 pagine e l’hanno consegnato ai servizi sociali (DINAS) e al governatorato di Aceh, per aiutarli a rispondere ai bisogni dei famigliari delle persone disperse.
 
Assistenza fornita nella provincia di Nangroe Aceh Darusalam, a Banda Aceh e nei dintorni

Soccorso. In totale, 265.000 vittime dello tsunami hanno ricevuto degli articoli di prima necessità (prodotti per l’igiene, vestiti, biancheria intima, utensili di cucina, tende, teloni, stuoie, coperte e pacchi per bebè). Sono state distribuite razioni alimentari a 36.000 persone, 2.400 famiglie sono state alloggiate in tende del CICR e 120.000 persone hanno beneficiato delle operazioni di pulizia e ricevuto del materiale per ricostruzione (in particolare attrezzi e materiali necessari per assicurare delle condizioni di igiene accettabili).

Acqua e potabilizzazione. Le squadre del CICR e della PMI hanno pulito 3.620 pozzi, realizzato 5 perforazioni, costruito 667 latrine e 42 lavatoi comunitari e fornito 254 tonnellate di prodotti chimici per assicurare l’approvvigionamento di acqua potabile. Queste attività sono state condotte nel nord-est della provincia di Nangroe Aceh Darusalam, a Banda Aceh e nel circondario.

Assistenza sanitaria. Sono stati distribuiti diversi articoli: guanti chirurgici per 100 operazioni maggiori o 200 interventi minori, materiale per la sutura di 100-120 operazioni, materiale per 1.600 medicazioni, materiale per calchi di gesso per trattare 80 fratture, 18 assortimenti di medicinali essenziali per gli ambulatori e 10 lotti di materiale di base per gli ambulatori.

Medicina legale/gestione delle spoglie. Le squadre del CICR e della PMI hanno fornito 10.500 sacchi mortuari, 500 rotoli di teli in plastica, 2.500 paia di stivali di gomma, 500 caschi dotati di lampade frontali, 3.000 paia di guanti di protezione, 3.000 mascherine, 400 pale e 500 lotti di indumenti protettivi ai volontari della Società Nazionale, alle truppe dell’esercito indonesiano e alle squadre di polizia mobilitate per evacuare rapidamente le spoglie. Congiuntamente, la Croce Rossa Indonesiana, l’esercito nazionale, la polizia e le squadre di ricerca e di salvataggio hanno recuperato più di 105.000 corpi nella solo città di Banda Aceh.

Ristabilimento dei legami famigliari. Dal 26 dicembre 2004 e durante circa 6 settimane, più di 2.500 sopravvissuti – per la maggior parte sulle coste occidentali di Aceh – hanno potuto utilizzare gratuitamente i telefoni satellitari messi a disposizione dal CICR per contattare i loro famigliari in Indonesia o all’estero. Nello stesso periodo, le squadre di ricerca del CICR e della PMI hanno stampato e distribuito massivamente dei formulari «I am live / Je suis en vie» in tutta la provincia di Nangroe Aceh Darusalam. In seguito, sono stati raccolti 18.500 moduli. In aprile, quando tutti gli altri mezzi di ricerca erano stati utilizzati, le squadre hanno pubblicato nella stampa locale i nomi di 10.000 persone che erano in attesa di notizie delle loro famiglie. A giugno, sono stati pubblicati 7.500 altri nomi di persone che si trovavano nella stessa situazione. La terza attività di ricerca messa in atto congiuntamente dal CICR e dalla PMI nel gennaio 2005 è stata la registrazione delle persone ricercate, in risposta ad un bisogno evidente della popolazione. In effetti, quando riempivano il modulo «I am alive / Je suis en vie», le persone insistevano per indicare anche il nome dei famigliari dispersi. Il modulo «I am looking for / Je recherche» era dunque necessario per rispondere in modo appropriato a una domanda di ricerca e per raggruppare sistematicamente i nomi delle persone disperse. Da gennaio a metà aprile 2005, le squadre del CICR e della PMI hanno raccolto circa 25.000 moduli di questo tipo in tutta la provincia di Nangroe Aceh Darusalam. I bambini (di meno di 18 anni), sicuramente il gruppo più vulnerabile colpito dallo tsunami, rappresentavano fino al 40% dei nomi sulla lista delle persone ricercate. Le squadre di ricerca del CICR e della PMI, inoltre, grazie al loro lavoro sul campo, hanno contribuito direttamente al ristabilimento dei legami famigliari in più di 3.800 casi. 22 bambini (su 48 registrati come non accompagnati) sono stati riuniti con le loro famiglie grazie all’attività del CICR.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/indonesia-tsunami-feature-231209?opendocument

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2 - 23-12-2009 Approfondimento
Senegal: sotto la terra di Casamance, mine e nuove vittime
Martine Niafiuna, 36 anni, madre di due bambini e sostegno di una famiglia di dieci fratelli, ha perso l’uso della gamba destra su un sentiero minato della Casamance, territorio senegalese in preda alla violenza da quasi trent’anni.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

È così ormai da qualche mese. Martine esce poco, si mostra raramente. E quando riceve una visita, lo fa con discrezione, la testa coperta con un foulard rosa, che compare appena sopra il muretto d’ingresso della casa in cui abita, in un quartiere di Ziguinchor. «Da questa parte», dice con voce dolce. Immobile dietro questo paravento di calcestruzzo, che non lascia apparire che le sue spalle, Martine accenna un timido sorriso. Un po’ come per non dare a vedere, in quel momento preciso, che quella parte del suo corpo la rassicurava. Come se, agli occhi degli altri, potesse ancora essere la giovane donna del passato. Quella che camminava normalmente. Quella che non aveva le gambe ferite. E delle stampelle come compagne di vita.

L’8 giugno 2009, Martine, 36 anni, madre di due bambini e sostegno di una famiglia di dieci fratelli, è saltata su una mina. Lei preferisce dire che è «caduta su» una mina. Per pudore. E perché ciò che è è accaduto era poco probabile. «è successo nel mio villaggio natale, a Koureng. Volevamo tornare a vivere là», racconta, seduta sul suo letto, «Quel giorno mio nonno stava tagliando della legna nella foresta per costruire una capanna, ma era troppo pensante da portare, così sono andata ad aiutarlo». Martine si interrompe, guarda il pavimento con l’aria assente, poi riprende il racconto. «è successo mentre camminavo, ad appena 100 metri dalle abitazioni», spiega. «Quel tragitto è sempre stato usato, anche dai militari. Non pensavamo che ci fossero delle mine».

«Non posso dimenticare»
E ciononostante, ce n’era almeno una. Martine ha perso il piede e parte della gamba destra. L’altra è rimasta ferita a causa delle ustioni. «Vedete», dice sollevando l’orlo della gonna colorata, «devo tornare dal medico, ho ancora una scheggia».  Con un gesto esitante, sfiora la pelle sotto il ginocchio, fermandosi sulla piccola punta sporgente. La tocca, meticolosamente. Poi la strofina, con lo sguardo turbato di chi si scopre estraneo nel proprio corpo. «I miei fratelli mi dicono che devo dimenticare, che passerà, ma io non ci credo. Altre persone (vittime delle mine, N.d.A.) mi dicono la stessa cosa, ma io non posso dimenticare».

Immediatamente dopo l’incidente, i militari hanno evacuato la giovane donna all’ospedale di Ziguinchor. Il CICR le ha fornito l’assistenza medica e le stampelle. Membri dell’associazione senegalese delle vittime delle mine si sono recati al suo capezzale. Quanto al padre dei suoi due figli, è venuto a trovarla da Dakar. Ma malgrado il sostegno dei famigliari, è difficile da accettare e sentirsi di nuovo donna. Finché restano dei riflessi. Quelli di prima. Quando la consapevolezza della propria mobilità sembrava così naturale. «All’inizio, mi succedeva ogni tanto di alzarmi e di voler correre», spiega Martine. «Era mia madre che mi diceva “attenzione, cadi”». Martine sospira, gli occhi velati. «Quanto accaduto ha cambiato la mia vita, adesso non posso fare più niente, niente, niente».

Martine vuole crederci

Di fatto sono sei mesi che Martine coniuga la sua esistenza al passato. Durante la giornata ripensa ai momenti, ai progetti, ai desideri. Là, in quella camera: 12 metri quadrati, un letto, un tavolino e una lampada per decorazione. Niente altro. Per ora, finito il lavoro nelle risaie. Finito il lavoro da sarta durante la stagione turistica a Cap Skirring. Finite – anche e soprattutto – le entrate necessarie per pagare gli studi e i pasti dei nove fratelli e sorelle della famiglia. Per Martine «è più difficile vivere». E prosegue: «prima ce la sbrogliavamo con mia mamma, perché mio padre è morto, ma ora c’è solo lei, tutta sola. Non possiamo più affittare la stanza accanto, così dormiamo tutti qui».

Il futuro? «A volte, mi scoraggio», ammette malinconicamente. «Le persone mi dicono “vedrai che tornerai a lavorare”, ma io non ci credo. Come potrei con la protesi?». Martine vuole crederci. Il suo viso si illumina. Il primo appuntamento è stato preso. Sono state prese le misure della sua gamba, ma prima di fissare la protesi in resina è necessario che la ferita si cicatrizzi definitivamente.

Nell’attesa, le persone che speravano di tornare a vivere a Koureng dopo nove anni di assenza sono di nuovo fuggite. L’incidente di Martine ha risvegliato dei vecchi demoni e si aggiunge alla lunga lista delle 748 vittime delle mine (secondo il Centro nazionale di azione contro le mine del Senegal) nei  27 anni di conflitto nella Casamance.

Tratto dal sito della Croce Rossa Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/senegal-feature-231209?opendocument

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3 - 23-12-2009 Il punto sulle attività
Sudan: ricongiungimenti famigliari e formazione di medici
Il CICR continua a richiedere con insistenza la liberazione dei suoi due collaboratori, Gauthier Lefèvre e Laurent Maurice, rapiti rispettivamente nel Darfur Ovest il 22 ottobre e nell’est del Ciad il 9 novembre. In Darfur, il CICR ha ridotto le sue attività, ma nel resto del Sudan, queste proseguono normalmente.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Bambini riuniti con i loro famigliari

Sei bambini separati dalle loro famiglie nelle zone di conflitto in Sudan e in Repubblica Democratica del Congo sono stati riuniti con i loro parenti nel quadro di un’operazione condotta dal CICR all’inizio di dicembre in questi due paesi.

Tre giovani sudanesi dai 13 ai 15 anni sono stati accompagnati a Yambio (Sudan del Sud) a bordo di un aereo del CICR il 10 dicembre. Lo stesso giorno tre adolescenti congolesi dai 16 ai 17 anni sono stati rimpatriati da Yambo.

Con l’aiuto della Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo e della Mezzaluna Rossa Sudanese, il CICR è riuscito a rintracciare le famiglie da cui erano stati separati questi bambini nel corso dei combattimenti della fine dello scorso anno nella regione del Haut Uélé (nord-est della Repubblica Democratica del Congo) e nello Stato dell’Equatoria Occidentale (Sudan).

Due giorni dopo il loro arrivo a Yambio, i tre giovani sudanesi si sono imbarcati per Juba, dove hanno raggiunto le loro famiglie. Charlotte Josué, una delegata del CICR che li accompagnava, ha dichiarato: «Quando vedi dei genitori abbracciare e coprire di baci i figli di cui avevano perso le tracce da molto tempo, sai che tutti i tuoi sforzi ne sono valsi la pena».

Per celebrare il ritorno dei bambini, nelle loro comunità sono state organizzate una preghiera e una festa. «Pensavo che non li avrei mai più rivisti; avevo perso ogni speranza», spiega Kennedy Khamis, lo zio di uno di essi, un grande sorriso che illumina il suo volto.

«Malgrado i messaggi di Croce Rossa che ricevevo da mia figlia, non riuscivo a convincermi che era ancora viva, finché ieri non le ho parlato al telefono», confida con lacrime di gioia agli occhi Louise Danga Stephen, la madre di un altro dei bambini.

Quanto ai tre giovani congolesi, dopo diverse settimane di contrattempi dovuti all’insicurezza della regione, si sono riuniti con le loro famiglie a Nyangara e a Dungu, nella provincia orientale (nord della Repubblica Democratica del Congo).

Miglioramento delle istallazioni per l’approvvigionamento dell’acqua a Akobo

I punti di distribuzione di acqua di Akobo (Stato di Jonglei) non forniscono più di una media di due litri di acqua potabile per persona al giorno, contro lo standard minimo di 15-20 litri. La popolazione della città, che conta in tempi normali 36.000 persone, è esplosa con l’arrivo di circa 20.000 sfollati, che si sono installati nella regione per fuggire ai combattimenti dei mesi precedenti: i punti di distribuzione di acqua non erano quindi mai vuoti durante tutta la giornata. I secchi e le taniche delle persone – residenti locali e sfollati – che venivano ogni giorno a cercare l’acqua formavano delle code interminabili. I punti di distribuzione di acqua di Akobo erano sollecitati a tale punto che le persone alla fine della coda talvolta perdevano la pazienza e prendevano dell’acqua non potabile direttamente dal fiume. Non c’era, evidentemente, abbastanza acqua potabile per tutti.

Un’ispezione al controllo di approvvigionamento dell’acqua della città da parte del CICR e del servizio locale delle acque ha mostrato che un certo numero di rubinetti erano difettosi e che il generatore principale era fuori uso. I collaboratori del CICR hanno riparato il generatore, sostituito tutti i rubinetti difettosi e fermato le perdite. Anche tre motori delle pompe per l’acqua appartenenti al servizio delle acque sono stati riparati.

Rafforzamento delle capacità dei medici a gestire i traumi

Dall’inizio del 2009, si è assistito ad un aumento della violenza nel Sudan del Sud. In diverse occasioni, in particolare durante i combattimenti di cui Malakal è stata teatro all’inizio dell’anno o a Bentiu nel settembre scorso, il CICR ha distribuito materiali sanitari agli ospedali per permettere loro di curare adeguatamente i feriti.

Il CICR ha anche fornito il primo soccorso a civili e combattenti che si trovavano in luoghi isolati, dove non avevano accesso a cure chirurgiche appropriate. Ad aprile, l’equipe chirurgica mobile del CICR è stata inviata a Nassir, nello Stato del Nilo superiore, per operare delle persone con ferite da armi da fuoco.

Nell’ottica di rinforzare le loro capacità di gestire i traumi, 20 medici originari del Sudan del Sud hanno preso parte a un corso di medicina d’urgenza organizzato dal CICR a Juba dal 1° al 3 dicembre. I partecipanti lavorano in ospedali civili di differenti città del Sudan del Sud, fra cui Juba, Malakal, Wau e Bentiu. Alcuni di essi avevano già partecipato l’anno scorso a un seminario del CICR sulla chirurgia di guerra.

La formazione è stata assicurata dal dott. Mauro Della Torre e dal dott. Daniel Brechbuehler, due chirurghi del CICR che hanno esercitato la chirurgia di guerra in 25 paesi, in particolare in Afganistan, Sudan e Ciad. «Un trattamento basato su una diagnosi iniziale corretta può salvare molte più vite», spiega il dott. Dalla Torre. «Nel quadro di questo seminario, trasmettiamo le nostre competenze ai nostri colleghi del Sudan del Sud. Ottimizzare la prima fase delle cure d’urgenza permette di diminuire il tasso di mortalità e di morbilità dei pazienti che hanno subito un trauma».

Il corso si basa sull’esperienza che il CICR ha acquisito negli ultimi 30 anni in materia di cure ai feriti di guerra, esperienza che gli ha permesso di elaborare dei protocolli standard e delle linee guida per la cura di questi pazienti. Se numerosi corsi mettono l’accento sulla gestione dei feriti della strada con dei sistemi sanitari che hanno a disposizione apparecchi diagnostici di alta tecnologia, questo corso per medici d’urgenza è incentrato in modo particolare sul trattamento dei feriti di guerra in caso di afflusso massivo in contesti in cui le tecnologie d’avanguardia non sono disponibili.

«Questo corso permetterà ai medici che vi partecipano di fornire delle cure più adeguate e, di conseguenza, di abbassare il tasso di mortalità», ha aggiunto il dott. Yatta lori Lugor, direttore generale dell’ospedale universitario di Juba. «Essi apprendono, inoltre, a trattare dei pazienti che hanno subito traumi in molte situazioni differenti».

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/sudan-update-231209?opendocument

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