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n° 404 del 23 dicembre 2009 Stampa E-mail
martedì 29 dicembre 2009
23 dicembre 2009
nr. 404
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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AUGURI

“Una buona idea che non venga condivisa con gli altri scompare lentamente e non produce frutti.
Ma se condivisa vive per sempre,  poiché cresce a mano a mano che passa da una persona all’altra. “ 
Lowell Fillmore

E’ con questo passaggio fra mano e mano delle buone idee, dei buoni pensieri, dell’Amicizia che auguriamo Buon Natale e Buonissimo Anno Nuovo a tutti i lettori del Caffè e a tutte le persone a loro care, Familiari e Amici
La redazione del Caffè Dunant
 
Clima
Contenuto:

1 - La protezione delle persone più vulnerabili a rischio a Copenaghen
15 dicembre 2009
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

2 - CICR – Comunicato stampa nr. 09/251
15 dicembre 2009
Afganistan: il CICR visita per la prima volta persone detenute dai talibani
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

3 - 2-12-2009 Intervista
Protezione delle persone durante i conflitti armati e altre situazioni di violenza: «Standard professionali»
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - Dalla Rivista Red Cross Red Crescent
Gioventù in azione
Traduzione non ufficiale di Giuseppe Sonzogni
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1 - La protezione delle persone più vulnerabili a rischio a Copenaghen
15 dicembre 2009
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

La Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR), la più grande organizzazione umanitaria, invita i capi di Stato al fine di garantire che l'accordo di Copenaghen miri a proteggere le persone più vulnerabili.

Nel tentativo di ridurre il testo dell'accordo definitivo a Copenaghen, la tutela delle persone più vulnerabili, è stata messa a rischio. "Questo è un problema di grande preoccupazione per le Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in tutto il mondo," ha detto Bekele Geleta, Segretario generale della Federazione Internazionale. "Se le persone vulnerabili sono lasciate fuori del testo dell’accordo, sarà limitata la loro protezione in un accordo giuridicamente vincolante".

"Il cambiamento climatico sta già avvenendo e colpisce maggiormente i più poveri. Abbiamo una responsabilità globale per dare loro protezione, sostegno, e incoraggiamento. Questo deve essere un obiettivo fondamentale dell'accordo di Copenaghen".

I chiari dati scientifici dimostrano che le catastrofi causate dal clima sono in aumento, e già colpiscono centinaia di milioni di individui, un intervento urgente sarà necessario per prepararsi alla crescente frequenza e alla grandezza di queste catastrofi.

Le Società di Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa in tutto il mondo hanno iniziato ad affrontare questo fenomeno migliorando la risposta alle calamità e le iniziative di preparazione, ma non sarà sufficiente. "Siamo sicuri che il numero di persone colpite da catastrofi continuerà a crescere nei prossimi anni", ha detto Geleta. "Questo distruggerà i sistemi di risposta globale e nazionale al disastro se l'accordo in fase di negoziazione non prevederà esplicitamente di proteggere le persone più vulnerabili e di fornire le risorse necessarie per farlo. Questa è la realtà." Ha detto Geleta.

Dato che i negoziati continuano a Copenaghen, la questione del finanziamento per assistere le persone vulnerabili ad adattarsi alle conseguenze dei cambiamenti climatici è diventata sempre più difficile. Molti donatori chiedono una ri-allocazione delle risorse esistenti piuttosto che fornire nuovi fondi. Questo mette a repentaglio la risposta umanitaria in corso. "Se i fondi sono trasferiti fuori dalle zone di urgenza, come la sicurezza alimentare, si aggrava il problema," ha detto Geleta. "Nuovi fondi sono necessari per affrontare questa minaccia globale per la sicurezza umana".

E’ chiaro alla FICR ciò che è in gioco nel corso di questi negoziati a Copenaghen seguendo da vicino i negoziati, ma l'organizzazione continuerà ad incentrarsi sulle soluzioni indipendentemente dal risultato. "Dobbiamo mettere in evidenza le sfide che richiedono l'attenzione del mondo, ma non possiamo parlare solo di sfide da affrontare, anche noi dobbiamo guardare a ciò che funziona e cosa si può fare per continuare i successi sinora ottenuti," ha detto Geleta.

NDR
Mr. Geleta è disponibile per interviste a Copenaghen il 15 dicembre

Per ulteriori informazioni, o per impostare le interviste, si prega di contattare:
a Copenaghen: Zach Abramo,FICR, zach.abraham @ ifrc.org, tel. +41 79 308 9804

La FICR con sede a Ginevra promuove le attività umanitarie delle 186 Società Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa tra le persone più vulnerabili. Attraverso il coordinamento in caso di catastrofe internazionale e il sostegno della promozione dello sviluppo, essa mira a prevenire e alleviare le sofferenze umane. La Federazione, le Società Nazionali e il Comitato internazionale della Croce Rossa insieme, costituiscono la Croce Rossa Internazionale e della Mezzaluna Rossa.

Tratto dal sito web della FICR al link:
http://www.ifrc.org/docs/news/pr09/6709.asp

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2 - CICR – Comunicato stampa nr. 09/251
15 dicembre 2009
Afganistan: il CICR visita per la prima volta persone detenute dai talibani
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

Kaboul/Ginevra (CICR) – Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) ha effettuato due visite a tre membri delle forze armate di sicurezza afgane detenute dai talibani nella provincia di Badghis (nord-ovest dell’Afganistan). Le visite hanno avuto luogo alla fine del mese di novembre.

< E’ la prima volta dall’inizio dell’attuale conflitto che il CICR visita delle persone nelle mani dell’opposizione armata> dichiara Reto Stocker, capo delegazione del CICR a Kabul. < Si tratta di un importante passo avanti. Prevediamo di svolgere visite ripetute in altre regioni, e speriamo di poter visitare persone detenute da altri gruppi di opposizione armata, alfine di assicurare che tutte le persone private della libertà, a seguito di un conflitto, siano trattate con umanità>.

Il CICR visita regolarmente le persone detenute nell’ambito del conflitto per valutare le loro condizioni di detenzione e il trattamento che è loro riservato.  Successivamente mette al corrente le autorità detentrici, in maniera strettamente confidenziale,  delle sue osservazioni, raccomandazioni e preoccupazioni, per fare in modo che i detenuti siano trattati correttamente. Il CICR facilita ugualmente lo scambio delle informazioni familiari fra i detenuti e i loro parenti.

< Il Diritto Internazionale Umanitario accorda la stessa protezione a tutte le persone detenute nel quadro del conflitto armato, che siano da forze internazionali, forze di sicurezza afgane o l’opposizione armata> spiega il Sig. Stocker.

Il CICR visita attualmente 136 luoghi di detenzione in Afganistan e ha registrato più di 16.000 persone dall’inizio del conflitto attuale nel 2001>

Organizzazione umanitaria neutra ed indipendente, il CICR porta protezione e assistenza alle persone colpite da un conflitto armato o altre situazioni di violenza. E’ presente in Afganistan dal 1979.

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3 - 2-12-2009 Intervista
Protezione delle persone durante i conflitti armati e altre situazioni di violenza: «Standard professionali»

Il numero di organizzazioni umanitarie e di difesa dei diritti umani che operano per la protezione delle persone in tempo di guerra o in altre situazioni di violenza non cessa di aumentare. Ne deriva la necessità di stabilire degli standard professionali comuni, nell’interesse dei beneficiari. Questo è l’obiettivo del documento che il CICR, con altri attori, ha appena pubblicato. Spiegazioni di Pierre Gentile, incaricato al CICR delle attività di protezione delle popolazioni civili e responsabile del progetto.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
In cosa consistono gli «Standard professionali per le attività di protezione» e a chi sono destinati?

Sono il frutto di una ricerca condotta con diverse organizzazioni umanitarie o di difesa dei diritti umani che operano per la protezione e il rispetto dei diritti delle persone nei conflitti armati e in altre situazioni di violenza. Si trattava di definire ciò che consideriamo oggi il minimo indispensabile, in termini di competenze e di etica professionale, per condurre a buon fine queste attività di protezione.

Il compito di protezione riguarda settori molto sensibili – le violazioni del diritto, le vittime di abusi e la responsabilità delle autorità e dei gruppi armati. Questi standard hanno come obiettivo principale rispondere meglio ai bisogni delle persone in favore delle quali interveniamo, ma anche di assicurare che, in nessun caso, il nostro lavoro le metta ancora più in pericolo.

Questi standard non sono un manuale; non si tratta di dire agli attori umanitari come fare, ma di assicurarsi che il nostro lavoro di protezione sia attuato in modo professionale e che non si ritorca contro le vittime.

Come è nata questa iniziativa? In che modo e con chi sono stati stabiliti questi standard?

Negli anni ’90, il CICR ha organizzato diversi incontri di riflessione sul tema della protezione delle persone colpite da un conflitto armato e dalla violenza. Era stata elaborata (vedi il riquadro) una definizione della protezione, ancora oggi condivisa da numerose organizzazioni, ma non si era riusciti a definire realmente degli standard professionali.

A partire da quel momento, numerose organizzazioni hanno esteso le loro attività di protezione e hanno acquisito esperienze e competenze. Così, due anni fa, abbiamo deciso che era il momento di portare avanti la riflessione e di determinare questo minimo comune professionale.

Rappresentanti di ONG e di agenzie dell’ONU sono stati coinvolti nell’intero processo. Abbiamo anche consultato un elevato numero di altre organizzazioni attive sul terreno. Insieme abbiamo sviluppato questi standard, prendendo come fulcro l’interesse delle comunità e delle vittime.

Come verranno concretamente messi atto questi standard professionali?

Innanzitutto, ciascuna organizzazione deve verificare la compatibilità dei suoi documenti di riferimento e dei metodi di lavoro con gli standard. Non si tratta di sostituire direttive e procedure con questi standard, ma di identificare le aree in cui è necessario conformarsi più strettamente allo spirito degli standard. Il CICR, ad esempio, potrebbe sviluppare i metodi di valutazione delle proprie attività.

Sarà necessario, inoltre, assicurarsi che, attraverso la formazione, i responsabili delle attività di protezione sul campo conoscano e abbiano padronanza di questi standard, affinché li applichino ogni giorno.

Quali sono, per le attività di protezione, le sfide attuali? Come possono rispondervi questi standard?

La prima sfida è la difficoltà di conciliare la risposta ai bisogni di una popolazione nel suo insieme alla risposta ai bisogni specifici di gruppi particolari. Questo è valido oggi per la maggior parte delle organizzazioni. Gli standard affrontano questo problema basandosi sul principio di imparzialità e non discriminazione. È essenziale restare imparziali nel’identificazione dei bisogni delle persone e rispondervi senza creare delle discriminazioni.

Alcune organizzazioni, come il CICR, hanno dei mandati ampi. Altre lavorano con gruppi di persone molto specifici. Gli standard insistono sulla responsabilità di ognuna, ma anche sulla responsabilità collettiva dell’insieme degli attori, affinché non ci sia parte di popolazione bisognosa lasciata da parte.

La seconda sfida è quella della sicurezza e dell’accesso alle vittime. La sicurezza delle comunità colpite è affrontata da diversi standard, in particolare per ciò che concerne la gestione dei dati personali. Le organizzazioni devono anche considerare i rischi che possono essere corsi dal proprio personale e gestirli in modo trasparente con i loro collaboratori. Infine, a livello generale, l’attività degli uni non deve mettere in pericolo quella degli altri.

E per quanto riguarda la complementarietà delle organizzazioni che lavorano fianco a fianco?

Questa è, in effetti, la terza grande sfida. Come fare perché il lavoro degli uni rafforzi quello degli altri? Come evitare le duplicazioni inutili e costruire a partire dalle diverse capacità degli attori? In ciascun contesto, è necessario interrogarsi sul proprio valore aggiunto, perché il risultato sia il migliore possibile per la popolazione coinvolta.

Gli standard non dicono che forma debba prendere questa complementarietà. Si può trattare di partenariato, di coordinazione o semplicemente di scambio di informazioni sui programmi. In ogni caso, tuttavia, è essenziale per un’organizzazione conoscere il mandato, le attività e la capacità concreta degli altri attori per definire il proprio intervento ed evitare le duplicazioni, ma anche per essere in grado di informare le popolazioni e per indirizzarle, se necessario, verso le organizzazioni capaci di rispondere ai loro bisogni.

Per esempio, se un’organizzazione che opera per la protezione dei bambini in una zona particolare sente parlare di sparizioni, dovrebbe riferirlo agli attori realmente adatti ad agire. Ciò non vuol dire che deve trasmettere delle informazioni confidenziali o dei casi precisi. Ma deve assicurarsi che le organizzazioni competenti possano cogliere il problema. In breve, assicurare che ciascuna organizzazione possa focalizzare i propri sforzi nel posto giusto, in accordo con le proprie competenze e in modo complementare al lavoro delle altre organizzazioni.

Cosa si intende con «attività di protezione»?

Gli «Standard professionali» dicono:

«Tutte le attività che mirano ad assicurare il pieno rispetto dei diritti della persona, conformemente alla lettera e allo spirito del diritto pertinente, cioè il diritto dei diritti dell’uomo, il diritto internazionale umanitario e il diritto dei rifugiati. Le organizzazioni umanitarie e dei diritti umani devono condurre queste attività in modo imparziale (e non sulla base della razza, della nazionalità, dell’origine etnica, della lingua o del sesso)».

In altri termini, si tratta di attività che cercano di limitare, durante i conflitti armati o altre situazioni di violenza, i pericoli ai quali le persone – popolazioni civili e persone detenute in particolare – sono esposte, di difendere i diritti di queste persone e di mettere fine o di prevenire gli abusi ai quali sono sottomesse.

Queste attività comprendono, in particolare:

- gli interventi presso le autorità e i gruppi armati affinché rispettino i propri obblighi e cessino gli abusi commessi sulle persone che affrontano la guerra e la violenza;
- il lavoro con le comunità colpite, al fine di rinforzare la loro capacità di adottare delle misure atte a ridurre la loro esposizione ai rischi.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/protection-interview-011209?opendocument

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4 - Gioventù in azione
Traduzione non ufficiale di Giuseppe Sonzogni
http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2009_2/4-11.html  

Tutto iniziò da una idea. Oggi è l’organizzazione umanitaria più grande al mondo, presente in 186 nazioni con decine di milioni di volontari.

Nel mese di Giugno di quest’anno 500 giovani da 149 nazioni si sono riuniti a Solferino per il Terzo meeting giovanile mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Solferino è il posto dove un uomo di 31 anni, Henry Dunant, sconvolto dalla battaglia di Solferino, si chiese come poter fare di più per ridurre le sofferenze.

La domanda di Dunant è ancora attuale. Il mondo è spaccato da conflitti, povertà, flussi migratori, violenze, cambiamenti climatici, malattie e discriminazione e il suo spirito ancora ispira l’azione umanitaria. I giovani leaders al meeting, sotto lo slogan “Gioventù in movimento” hanno rappresentato decine di milioni di giovani volontari in prima linea ad affrontare le più pressanti sfide umanitarie. Cosa porteranno a casa da Solferino ?

E’ un caldo Giugno nel nord dell’Italia. Il sole che splende caldo batte su una distesa enorme di campi falciati di fresco. Dagli autobus si riversano giovani donne e uomini, tutti indossando una uniforme che porta croci, mezzelune e cristalli. Alcuni di loro hanno viaggiato per tre giorni per arrivare qui. Le loro divise riflettono la luce del sole di mezza estate.

In pochi attimi si mescolano con gli altri giovanni arrivati da ogni parte del mondo. Si scambiano spille delle società nazionali e, per quattro intensi giorni, condividono tende, pranzi e discussioni durante il terzo raduno mondiale della gioventù di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, quest’anno sotto lo slogan “Gioventù in movimento”.

“Abbiamo dormito in tenda con persone di diverse etnie, persone differenti” dice Salivata Konan, un partecipante dalla Croce Rossa della Costa d’Avorio “noi non parliamo nemmeno la stessa lingua, ma comunichiamo. Il mio vicino viene dalla Cina e, può sembrare strano, riusciamo a comunicare. Ciò dimostra il principio dell’Umanità. Ciò mi tocca nel profondo”.

Sulle orme di Dunant

Questi terreni asciutti sono gli stessi dove, 150 anni fa nel Giugno 1859 il giovane uomo d’affari ginevrino Henry Dunant rimase inorridito  davanti alle inutili morti e sofferenze conseguenti la battaglia si Solferino. In assenza di qualsiasi aiuto adeguatamente preparato egli si prodigò per organizzare la popolazione locale per trasportare i feriti e dare loro acqua, cibo e primo soccorso. Dopo di ciò scrisse il libro “Souvenir da Solferino (Memorie da Solferino)” nel quale concepì l’idea di ciò che adesso è il movimento internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Lo Spirito di Dunant continua ad ispirare la gioventù oggi, dice Lyn Garcia, il presidente del comitato giovanile della Croce Rossa Filippina.

“C’è un passaggio descritto nel libro in cui nessuno lo aiutava e lui bussava alle porte cercando qualcuno disposto a dargli una mano. Le donne arrivarono a portare il loro aiuto ed organizzarono un semplice ospedale.” Ha detto Lyn Garcia “Io lo applico a me stessa. Adesso io sono una che chiede alle altre persone di aiutare la Croce Rossa perché noi siamo qui a disposizione della gente che soffre. Siamo qui per l’umanità. Senza di noi cosa accadrebbe al movimento ? Senza di noi cosa accadrebbe alle persone vulnerabili ? Questa è l’ispirazione che ho ricavato da Henry Dunant.”

Il meeting della gioventù, che ha luogo ogni dieci anni, include sedute di lavoro teorico ed esercizi pratici sugli argomenti considerati importanti e votati dai giovani stessi, così come prevenire la diffusione dell’AIDS, reclutare nuovi volontari e costituire nuove unità locali, affrontare i disastri naturali, i cambiamenti climatici, i diritti dei bambini, la gestione e la purificazione dell’acqua, i flussi migratori forzati, i ricongiungimenti famigliari e gli standard minimi previsti dal progetto Sphere.

Le sere hanno portato concerti, gare ed esperienze di interscambio culturale tramite opere d’artigianato, cibo, danze e canzoni. Oltre a ciò persone di ogni età, da ogni parte del mondo, sono state invitate a partecipare al “villaggio umanitario” ed a portare la proprio torce durante la fiaccolata, che ha ripercorso, come ogni anno, i sentieri di Dunant e dei suoi volontari.

Nel 1859 la non discriminazione è stata importante per Dunant, che portò aiuto ai soldati senza considerare sotto quale bandiera combattessero. Anche quest’anno quella della non discriminazione è stato un tema dibattute negli eventi, culminato nella Dichiarazione dei Giovani, preparata a Solferino. Viaggiando in autobus o a piedi, 228 giovani hanno portato la dichiarazione e presentata ai governi, alle Nazioni Unite, alle organizzazioni internazionali non governative ed alla Croce Rossa di Ginevra.

La dichiarazione richiama le Società Nazionali a “dichiarare che la discriminazioni di qualsiasi tipo è inaccettabile nel nostro movimento, incluse le discriminazioni basate sul sesso o sugli orientamento sessuali.

Per Konan la non-discriminazione è una parte essenziale per il futuro del Movimento. “spero in futuro di vedere giovani assumersi posti di responsabilità: giovani che non si sentono a disagio nel vedere due persone dello stesso sesso tenersi per mano. Spero che al prossimo Solferino ci siano ancora più partecipanti che non nascondano il loro orientamento sessuale.”

Ma prima c’è molto lavoro da fare. Amal Emam, un volontario della Mezzaluna Rossa Egiziana, sostiene che il suo semplice essere presente a Solferino l’ha aiutata ad educare la gioventù che ha difficoltà a vedere oltre il foulard che le copre il capo.

“Lo so che per molte persone io rappresento la diversità”, ha detto Emam, un giovane medico. “Basta che guardi nel mio cuore e nella mia mente e poi possiamo parlare. Io guardo alle persone come individui, cuori e menti, non colori o vestiti. Rendersi conto di essere discriminati per il modo di vestirsi, per il colore della pelle o per la religione è molto duro.”

Incarnare in prima persona il cambiamento

La diversità arricchisce l’azione umanitaria, dice ancora lei. Per esempio durante un seminario sul diritto internazionale umanitario la sua squadra aveva il compito di far passare tutti i componenti della squadra da un capo all’altro di una corda. Il gioco sembrava semplice: far si che tutti venissero sollevati, uno alla volta. Ma come donna Mussulmana Amal Emam si è sentita a disagio nel dover essere sollevata. Avrebbe potuto cedere alle pressioni del gruppo o semplicemente rifiutarsi di partecipare al gioco.

Invece la giovane dottoressa ha incitato la squadra a trovare una diversa soluzione al gioco.

“E’ importante, quando si cerca una soluzione valutare sempre diverse alternative, perché non esiste una sola verità. E’ la nostra potenza di giovani quella di poter pensare a delle alternative.” Ha detto.

“Sono abbastanza sicura che anche altre persone si siano sentite a disagio, ma non l’hanno detto. Siate abbastanza coraggiosi da manifestare il vostro disagio. La gente vi seguirà ed aiuterà”

Alla fine il gruppo ha preso la decisione di formare una scala con le mani per far passare i partecipanti oltre la corda. E’ una soluzione che ha soddisfatto Amal Emam.

“Sono veramente molto orgogliosa di far parte di questa organizzazione. Probabilmente se avessi avuto questa idea in un’altra organizzazione non sarebbe stata nemmeno considerata. E’ questa la potenza delle persone nel nostro movimento.” Lei dice di aver svolto servizio di volontariato in differenti organizzazioni ma di essersi sentita a casa soprattutto con i principi fondamentali dell’umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato unità ed universalità.

“Questo è qualcosa di unico per il nostro Movimento e per le nostre società nazionali. Io posso essere un medico ed offrire un aiuto, ma se io pecco in umanità o imparzialità, allora ci sarà qualcosa di evidentemente mancante.”

La diversità può rivelarsi una risorsa dopo un disastro, dice Telma Tondo, 25 anni, della Croce Rossa Italiana fin dal 2001, che ha contribuito all’organizzazione del meeting della Gioventù. Ha anche prestato servizio nei soccorsi successivi al terremoto d’Abruzzo, che è costato la vita di 200 persone incluse 2 volontarie della CRI, Daniela Bertoletti e Martina Di Battista.

Dopo il terremoto la CRI ha chiesto a Tondo di iniziare un programma di clown terapia con i bambini che vivevano nei campi attendati, dove i conflitti tra i residenti locali e gli immigrati sono continuati dopo il disastro. Lei, insieme ad altri volontari hanno incoraggiato i bambini a giocare assieme, benché i loro genitori usassero fra di loro parole molto dure.

Forza nella diversità

Yacid Estrada Santiago, coordinatore dell’unità di salute pubblica della Croce Rossa Colombiana e membro di RC/RC+, una rete di persone che convivono con il virus dell’HIV sostiene che I giovanni debbano imparare tramite l’esperienza.

“Dopo aver incontrato qualcuno che convive con l’HIV tu puoi veramente capire il lato umano della sieropositività. In caso contrario si tratterebbe solo di una malattia e qualcosa che in qualche modo bisogna prevenire.” dice ancora.

Per esempio durante un workshop abbiamo spiegato come abbiamo contratto il virus e le discriminazioni cui dobbiamo far fronte. Ciò fa veramente cambiare le persone. Loro dicono : “Adesso conosco qualcuno [con l’HIV].”

“Questo incontro distrugge anche molti miti, come quello che sostiene che i sieropositivi abbiamo un aspetto malato, non possano lavorare e probabilmente non siano in buone condizioni di salute.”

La loro reazione è stata di stupore: “Non posso credere  che tu conviva con l’HIV, non sembri un sieropositivo.” Il che è una cosa buona. Aiuta a diminuire le discriminazioni.

La non discriminazione può determinare la vita o la morte di una persona sieropositiva in Colombia, dice Santiago. “Noi abbiamo conflitti interni con gruppi armati e le persone che convivono con l’HIV sono diventati i bersagli di questi gruppi armati. Ricevono biglietti in cui vengono minacciati di morte. È diventato un grande problema umanitario”.

Attirare nuovi gruppi di volontari nelle Società Nazionali può aiutare ad avvicinare nuove vulnerabilità, dice Frederike de Graaf, il direttore di un progetto della Croce Rossa Olandese. “Noi siamo una società multiculturale ma negli ultimi tempi la società è cambiata così velocemente da non permettere alle persone di adattarsi. Ciò causa molte tensioni”.

Se la Croce Rossa Olandese reclutasse volontari proveniente da gruppi migranti, per esempio, costoro potrebbero aiutare i migranti più anziani i cui figli non si sentirebbero più obbligati a prendersene cura.

De Graaf, che è impegnato in un programma chiamato “gioventù come agente di un cambiamento comportamentale” ha usato “Youth on the move” per sviluppare un insieme di opportunità che possa essere usato globalmente per permettere ai giovani di cambiare le cose.

“Cerchiamo di far si che le persone diventino consapevoli dei propri pregiudizi – poiché io penso che sia tipicamente umano avere dei pregiudizi. Ma tu puoi dare alle persone gli strumenti per rendersi conto del fatto di averne e di tramutarli in qualcosa di positivo. Ciò li metterà nelle condizioni di far da passaparola con gli altri.”

Problemi gravi

Il focalizzarsi sui Principi Fondamentali del Movimento potrebbe aiutare in situazioni di conflitto, dice Moshe Ohayon Danenberg, un coordinatore di volontari, infermiere e paramedico in una ambulanza di soccorso avanzato per le propria Società Nazionale, la “Magen David Asom” in Israele.

“Ho la convinzione che se noi educassimo i nostri giovani secondo i nostri principi ed i nostri valori, ciò potrebbe influenzare la società intera, specialmente il conflitto armato che tuttora abbiamo. A questo proposito abbiamo molto da imparare dalla Mezzaluna Palestinese perché loro sono una società antica e loro hanno molti programmi di aiuto umanitario e sanno come usare i principi ed i valori.” Dice.

Danenberg dice che il mondo sta vivendo una emergenza. “Penso che il movimento possa crescere perché in questo preciso momento il nostro mondo sta vivendo una grave crisi. Non importa quale sia la causa di tutti i problemi, ma adesso sono qui. Noi non abbiamo altra alternativa se non quella di affrontarli.”

Per i 500 giovani presenti al meeting il lavoro duro è cominciato quando sono tornati nei loro paesi e nelle loro società Nazionali ad affrontare la “Solferino odierna”.

Molti giovani hanno preso la decisione di applicare idee mutuate da altre Società Nazionali. Vidiana Xareal, della Croce Rossa di Timor Est, è stata chiara su quello che avrebbe fatto: “Voglio aiutare i miei amici ad impegnarsi come giovai, volgio informarli sulle attività della Croce Rossa, sulla sicurezza stradale, sui rischi di fumo e droghe e sull’HIV”

Riassumendo l’entusiasmo e l’energia di molti partecipanti, Nefanda Higino, della Croce Rossa del Belize ha scritto nel blog sul sito www.ourworld-yourmove.org, “Questa esperienza mi ha aperto gli occhi sul potere che hanno i giovani per cambiare il mondo. Mi sento incoraggiata e motivata a tornare a casa e condividere con ognuno tutto ciò che ho imparato.” Il volontario della Croce Rossa Ghanese Ernest P. Nyame-Annan i giovani hanno bisogno dell’impegno di tutto il movimento.

“Dipenderà da ciò che facciamo oggi. Se continueremo a fare le stesse cose avremo gli stessi risultati nei prossimi 150 anni. Ma se ci rendiamo conto che ci sono molte cose da cambiare e se cominciamo oggi, allora il futuro sarà migliore”

“Spetta a te e me fare questo. La tua mente, il tuo cuore, le tue mani. Falli lavorare insieme per cambiare il mondo. E’ magnifico”

Rosemarie North
Rosemarie North is the editor of Red Cross Red Crescent magazine.          

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