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n° 403 del 16 dicembre 2009 Stampa E-mail
mercoledì 16 dicembre 2009
16 dicembre 2009
nr. 403
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:
 
1 - 1-12-2009 Comunicato stampa 09/241
Il CICR intende rinforzare l’assistenza medica nelle zone di conflitto armato
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
2 - 26 novembre 2009  - Il punto sulle attività
“Yemen: il CICR apre un nuovo campo a Saada per i civili che fuggono dal conflitto armato”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
3 - 18-11-2009 Intervista
Sudan/Ciad: il CICR riduce le sue attività sul terreno perché i suoi due collaboratori sono ancora prigionieri
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
4 - Convegno
AULA MAGNA DELL’UNIVERSITÀ ORE 9.00
Università Pavia e Croce Rossa Italiana
SABATO 19 dicembre 2009

"VIOLENZA DI GENERE NEI CONFRONTI DEI RIFUGIATI, MIGRANTI E NEW MOVERS"
Giornata di studio nel contesto del Master Universitario in
“Genere, Immigrazione, Modelli Familiari e Strategie di Integrazione”

maggiori informazioni, programma dettagliato  e locandina al link @@@@@@@@@@@@@@@@@@@@
 
1 - 1-12-2009 Comunicato stampa 09/241
Il CICR intende rinforzare l’assistenza medica nelle zone di conflitto armato
Ginevra (CICR) – Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha annunciato oggi che prevede di accrescere sensibilmente gli investimenti nel campo dei servizi medici destinati alle vittime dei conflitti armati.
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
Presentando a Ginevra il bilancio 2010 dell’istituzione, Jakob Kellenberger, presidente del CICR, ha dichiarato che, mentre le spese globali previste rimarranno praticamente identiche a quelle del 2009, le spese legate alle attività mediche aumenteranno del 7%.
 
«Milioni di persone toccate da un conflitto armato non hanno un accesso sufficiente ai servizi sanitari di base e numerosi feriti muoiono perché non possono beneficiare delle cure di cui hanno bisogno», ha spiegato Kellenberger. «I fondi supplementari saranno usati essenzialmente per accrescere le capacità degli ospedali di campagna in Pakistan, migliorare l’accesso alle cure sanitarie primarie e al primo soccorso e aumentare il sostegno ai centri di riabilitazione in paesi come l’Afghanistan. Una parte delle risorse sarà anche destinata alla fornitura di servizi di sanità di base ai detenuti».
 
Kellenberger ha indicato che il CICR ha chiesto ai donatori più di 1,1 miliardi di franchi svizzeri (circa 1 miliardo di dollari o 750 milioni di euro)* per finanziare le sue attività nel 2010. Ha precisato che il bilancio iniziale di 983 milioni di franchi era quasi al livello record del bilancio per il 2009. L’Afghanistan dovrebbe rappresentare la maggiore operazione umanitaria del CICR (86 milioni di franchi svizzeri, ossia un incremento del 18% rispetto al budget iniziale 2009), seguito dall’Iraq (85 milioni di franchi) e dal Sudan (76 milioni di franchi). Il CICR ha anche lanciato un appello per 173 milioni di franchi per la sua sede a Ginevra.
 
«Questo budget è basato sulla nostra valutazione attuale dei bisogni di ordine umanitario nei paesi in cui lavoriamo», ha aggiunto Kellenberger. «Ciononostante, se la situazione dovesse deteriorarsi gravemente in una delle regioni che copriamo, chiederemo dei fondi supplementari».
 
La parte del bilancio iniziale per il 2010 destinato alle attività sanitarie, 132 milioni di franchi, rappresenta un incremento di 12 milioni di franchi rispetto al 2009. Le ultime statistiche disponibili rivelano che, nel 2008, circa 3,5 milioni di persone hanno beneficiato delle strutture sanitarie sostenute dal CICR e che sono state realizzate più di 108.000 operazioni chirurgiche negli ospedali finanziati dal CICR in 21 paesi.
 
Quest’anno, un’indagine commissionata dal CICR ed effettuata in otto paesi interessati da conflitti armati ha mostrato un accordo quasi unanime (96%) sul principio secondo il quale tutte le persone ferite o malate hanno diritto a cure sanitarie durante un conflitto armato. Kellenberger ha affermato che il CICR è preoccupato per il fatto che, nei conflitti armati e in altre situazioni di violenza, ai feriti e ai malati sono spesso rifiutate le cure sanitarie e che il personale, le strutture e i veicoli sanitari sono frequentemente presi come bersaglio. Alla riunione del Consiglio dei Delegati che si è tenuta la settimana scorsa a Nairobi, il CICR e i sui partner in seno al Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa si sono fermamente impegnati a prendere delle misure per salvaguardare l’accesso alle cure mediche durante i conflitti armati e le altre situazioni di violenza.
 
Esprimendosi sulle priorità generali del CICR per il 2010, Kellenberger ha dichiarato: «I nostri obiettivi per il 2010 sono ambiziosi. La sfida principale consiste, come sempre, nell’ottenere l’accesso alle persone che più hanno bisogno del nostro sostegno, assumendo però precauzioni che assicurino la sicurezza del nostro personale. Quest’anno è stato segnato da diversi incidenti tragici che hanno colpito il personale del CICR. Ciononostante, grazie ai nostri metodi di lavoro basati sui principi di neutralità e indipendenza, siamo potuti andare in soccorso di numerose persone che la maggior parte delle altre organizzazioni non potevano raggiungere».
 
 
* il tasso di cambio utilizzato è il seguente: 1dollaro = 1.12 franchi svizzeri; 1 euro = 1.54 franchi svizzeri era quasi il livello di bilancio record presentato per il 2009.
 
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/finances-and-budget-news-011209
 
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2 - 26 novembre 2009  - Il punto sulle attività
“Yemen: il CICR apre un nuovo campo a Saada per i civili che fuggono dal conflitto armato”
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo
 
Il conflitto armato nel nord dello Yemen si intensifica, e i civili continuano a subirne le conseguenze. Se molti sono fuggiti dalle loro case, prima ancora sono assaliti dalla carestia nelle zone in preda alla violenza.  Malgrado le condizioni difficili di sicurezza, il CICR prosegue le sue attività di soccorso.
 
Nel governatorato di Saada (a ovest della capitale), lungo la frontiera con l’Arabia saudita, la popolazione è stata duramente colpita dai violenti combattimenti. Diverse migliaia di persone sarebbero inoltre fuggiti da Al-Malahit e Razeh, nel sud-ovest della città di Saada, e hanno trovato rifugio nel campo di Al-Mazraq, gestito dall’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nel distretto di Harad.
 
In virtù del Diritto internazionale umanitario, le parti in conflitto sono tenute a controllare che la popolazione sia risparmiata, in ogni tempo. Esse devono permettere il passaggio senza aggravi dell’aiuto umanitario  e trattare le persone umanamente tutte le persone detenute per le ragioni del conflitto. Nella sua qualità di organizzazione umanitaria neutra ed imparziale, il CICR il CICR è pronto a visitare i detenuti e a fornire altri servizi.
 
<Il CICR e la Mezzaluna Rossa dello Yemen fanno tutto quanto possibile per aiutare le persone sfollate nel nord dello Yemen. Purtroppo, le condizioni di sicurezza sono tali che è a volte estremamente difficile accedere a persone che hanno bisogno di assistenza e di far arrivare loro gli aiuti. > ha spiegato Irfan Sulejamani, capo della sottodelegazione del CICR a Saada. < un sempre maggior numero di persone sfolalte e di abitanti della regione hanno bisogno del nostro aiuto, ed è per questo che, recentemente,  abbiamo aperto un nuovo campo.>
 
Al-Jabbana, il nuovo campo aperto dal CICR e dalla Mezzaluna Rossa dello Yemen nella città di Saada, alla fine potrà accogliere un migliaio di persone sfollate all’interno del paese. Ad oggi un centinaio di tende sono state montate ed allestite con materiale casalingo e di prima necessità; esse permettono di alloggiare circa 420 persone. Diversi punti di accesso all’acqua e 14 lattrine temporanee sono state installate. Al-Jabbana è il quinto campo gestito congiuntamente dal CICR e la Società Nazionale yemenita. Gli altri sono Al-Ehsa e Al-Talh (nella città di Saada) e Mandaba, nel distretto di Baqim, che è stato allestito più di un mese fa. Nell’insieme, il CICR e la Mezzzaluna Rossa dello Yemen hanno fornito molti soccorsi a circa 140.000 persone in questi ultimi tre mesi.
 
Per rispondere ai bisogni più urgenti, il CICR e la Mezzaluna Rossa dello Yemen hanno:
- Attivato oggi una seconda serie di distribuzioni di viveri per circa 13.300 persone nei campi di Mandaba o in prossimità (distretto di Baqim, nord-ovest del governatorato di Saada, presso la frontiera con l’Arabia Saudita). I viveri sono stati portati nella regione dal Programma Alimentare Mondiale e consegnato al CICR e alla Mezzaluna Rossa dello Yemen;
- Fornito la settimana scorsa di articoli casalinghi a 4.200 persone sfollate che vivono nella città di Saada. Nella città vecchia, dove i combattimenti proseguono senza sosta, il CICR ha completato una distribuzione di viveri in favore di più di 6500 abitanti
- Distribuito viveri a più di 3800 persone sfollate nei campi di Al-Talh, nel nord della città di Saada
- Fornito a ospedali del distretto di Harad, nel governatorato di Hajjah, di materiale chirurgico e di altri articoli medicali per curare 50 feriti di guerra.
- Fornito a un dispensario di Wadi Khaiwan, nel governatorato di Amran, un inceneritore e uno stock di medicamenti per un mese.
- Iniziato la valutazione delle strutture di cura di sanità nella città di Amran
- Fornire l’ospedale pubblico Al-Joumhouri, nella città di Saada, 14 materassi, 5 tende, 100 coperte e materiale di perfusione per dialisi.
 
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3 - 18-11-2009 Intervista
Sudan/Ciad: il CICR riduce le sue attività sul terreno perché i suoi due collaboratori sono ancora prigionieri
Il CICR continua a insistere presso i rapitori affinché liberino senza condizioni i suoi due collaboratori: Gauthier Lefèvre, rapito in Darfur Ovest (Sudan) il 22 ottobre, e Laurent Maurice, rapito nell’est del Ciad il 9 novembre. Il CICR ha provvisoriamente ridotto le sue attività sul terreno in Darfur e nell’est del Ciad. Daniel Duvillard, capo delle operazioni del CICR per l’Africa dell’Est, fa il punto sulla situazione.
 
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia
 
Quali sono le ultime informazioni che avete ottenuto su Gauthier e Laurent?
Manteniamo dei contatti telefonici regolari con i rapitori di ciascuno dei nostri collaboratori, nonché con le autorità locali e nazionali. Ci teniamo che Gauthier, Laurent e i loro parenti sappiano che facciamo tutto il possibile per ottenere al più presto la loro liberazione. Non chiariamo tuttavia nel dettaglio i nostri sforzi, per non compromettere il lavoro compiuto per risolvere queste due crisi.
 
Il CICR ha ridotto le sue attività sul terreno in Sudan e in Ciad?
Sì. Dopo i rapimenti, abbiamo immediatamente sospeso gli spostamenti del personale sul campo nel Darfur Ovest e nell’est del Ciad e questo fino a nuovo ordine. Poiché le due crisi non hanno ancora trovato una soluzione positiva, abbiamo deciso di estendere questa misura a tutta la regione del Darfur e di adattare di conseguenza la nostra presenza sul terreno, sia in questa regione che nell’est del Ciad.
 
Quali effetti avrà questa riduzione delle attività sulle persone colpite dal conflitto e che hanno bisogno di aiuto?
Noi ci sforziamo di fare in modo che le persone che hanno bisogno di aiuto continuino ad avere accesso ai servizi di prima necessità. Penso in particolare ai servizi che non è in grado di fornire nessun’altro, come per esempio nel campo sfollati di Gereida (Sud Darfur), e ai servizi vitali, come il programma chirurgico d’urgenza all’ospedale di Abéché (est del Ciad).
Noi continuiamo anche a fornire un’assistenza materiale alle strutture locali, come i centri di primo soccorso, e a sostenere le attività dei nostri partner locali in quelle regioni, cioè la Mezzaluna Rossa Sudanese e la Croce Rossa del Ciad.
 
Prima dei rapimenti, il CICR operava nelle zone rurali remote del Darfur e dell’est del Ciad, dove sono presenti ben poche altre organizzazioni. Facevamo in modo che le persone avessero accesso all’acqua potabile e le aiutavamo a provvedere ai propri bisogni portando a termine dei progetti nel campo dell’agricoltura e dell’allevamento.
 
Il fatto che siamo stati obbligati a ridurre le nostre attività sul terreno ha delle ripercussioni sui servizi che siamo in grado di fornire a queste persone. È una situazione che condanniamo fortemente. Noi facciamo tutto ciò che è in nostro potere per assicurare la liberazione immediata e senza condizioni dei nostri due collaboratori, che ci permetterà di ristabilire le nostre attività nel minor tempo possibile.
 
Infine, ci teniamo a sottolineare che questa riduzione non ha alcuna incidenza sul lavoro che svolgiamo nelle altre regioni del Ciad e del Sudan.
 
Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/sudan-interview-181109?opendocument
 
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