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n 392 del 26 agosto 2009 Stampa E-mail
sabato 29 agosto 2009
 26 agosto 2009
nr. 392
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 20-08-2009
Ospedale Mirwais: condizioni estreme per i collaboratori del CICR
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

2 - 15 agosto 2009
Comunicato stampa CICR 09/164
Yemen, preoccupazione del CICR per la situazione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

3 - 13-08-2009 Personaggi
Iraq: una vittima delle mine compie un piccolo passo per un nuovo grande futuro.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

4 - Dalla “Tribune de Géneve” di Mercoledì 12 agosto 2009  pag 3
IL CICR VUOLE ARMARSI PER LE NUOVE GUERRE” di André Allemand
Articolo trasmessoci da Bianca Dompieri
Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo

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1 - 20-08-2009
Ospedale Mirwais: condizioni estreme per i collaboratori del CICR

Il giornalista Nima Elbagir e il cameraman Jake Simkin hanno visitato l’ospedale Mirwais di Kandahar, una delle strutture sostenute dal CICR in Afganistan. Qui condividono le loro impressioni sulla situazione umanitaria, sul CICR e sul suo lavoro in questo ospedale.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Io non so come i collaboratori del CICR riescano a lavorare a Mirwais.
Nel corso dei pasti che hanno avuto la gentilezza di condividere con noi, abbiamo appreso che si erano già tutti trovati in missione in luoghi discretamente difficili, del tipo che ti preparano al peggio.
Nonostante io abbia lavorato in Somalia, in Repubblica Democratica del Congo o in Darfur, Mirwais è stata un’esperienza molto dura.
Può darsi che ciò sia dovuto all’isolamento.
Il CICR è la sola organizzazione umanitaria internazionale ad avere uno staff permanente di stranieri a Kandahar.
È un’esperienza incredibile, ma anche, immagino, molto solitaria.
Tu arrivi a Kabul; ti hanno raccontato molte storie e credi di sapere un po’ come funziona sul posto.
Ma, nonostante questo, non sei mai preparato a sufficienza.
E non è tanto dovuto alle persone ferite direttamente a causa del conflitto, un flusso incessante di feriti di guerra.
Le vittime degli attacchi aerei e dei fuochi incrociati, le persone che vivono troppo vicino alle basi della coalizione o quelli che vengono colpiti mentre camminano su strade che i Talebani non vogliono costruire.
Quelli che ogni giorno sono puniti perché cercano di andare avanti nel mezzo della guerra.
In un certo senso, se fai quello che devi fare e ti prepari prima di arrivare qui, non sarai veramente sorpreso, ma tristemente terrificante.
Ciò che è inatteso, è vedere tutti questi bambini: decine e decine di bambini che arrivano qui ogni giorno.
Le statistiche relative alle vittime civili nascondono una realtà molto più terribile, perché non tengono conto delle persone che muoiono a margine del conflitto, cioè, in altre parole, a causa del conflitto ma in modo indiretto.
Secondo l’UNICEF, l’Afganistan ha il secondo tasso di mortalità infantile più alto del mondo. Ogni giorno, a Mirwais, il personale dell’ospedale e i genitori vi diranno che le cose sono semplici: attendere, pregando per una finestra di calma o rischiare viaggiando fino all’ospedale, in mezzo alla violenza.
Attendere e mettere in pericolo la vita di tuo figlio o andare e rischiare ugualmente.
I medici ci hanno detto spesso che i genitori aspettano troppo a lungo; spesso quando arrivano finalmente all’ospedale, i rischi che hanno preso non sono serviti a nulla.
Fra i «casi disperati» di cui ci hanno parlato, la maggior parte muoiono nelle 24 ore successive al loro arrivo a Mirwais.
Uno dei nostri ultimi giorni a Mirwais, ci siamo seduti là dove avevamo preso l’abitudine di stare, all’ingresso del pronto soccorso.
Aspettiamo, videocamera alla mano, pronti a filmare le persone che arriveranno. Dopo un periodo di calma totale, due uomini fanno irruzione su una moto, precipitandosi sulle porte.
Uno dei due salta giù dal sedile posteriore mentre la moto è ancora in movimento, portando un bambino fra le braccia. Apprendiamo in seguito che è il padre.
Passa davanti a noi correndo, mettendo tutta la sua energia nel raggiungere la sala delle urgenze, senza nemmeno chiamare i medici.
Questi ultimi lo raggiungono quasi istintivamente, giusto nel momento in cui il padre depone il figlio su un letto.
Ma è troppo tardi.
Ha aspettato troppo.
Di tutte le scene alle quali abbiamo assistito a Mirwais, sono quelle dei bambini che sono più penose: non eravamo pronti ad esse.
 riconoscente al personale dell’ospedale per averci permesso di intravedere ciò che gli abitanti del sud dell’Afganistan vivono ogni giorno in guerra.
E anche le scelte che sono obbligati a fare.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/afghanistan-feature-180809?opendocument

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2 - 15 agosto 2009
Comunicato stampa CICR 09/164
Yemen, preoccupazione del CICR per la situazione umanitaria
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

Sana’a (CICR) - C’è molta preoccupazione da parte del Comitato Internazionale della Croce Rossa a causa dell’intensificarsi degli scontri armati nel nord dello Yemen che si sono verificati durante le ultime due settimane

A seguito degli scontri, migliaia di persone hanno abbandonato le loro abitazioni per rifugiarsi temporaneamente nei governatorati di Sa’ada e Amran. Il CICR è preoccupato della sicurezza delle persone sfollate all’interno del paese, in particolare di quelle che si sono rifugiate nei campi di Amran.

Quale organizzazione neutrale e indipendente, il CICR lancia un appello a tutte le parti degli scontri armati affinché rispettino le regole e i principi del diritto internazionale umanitario. In particolare, viene ricordata la loro obbligazione a prendere tutte le misure necessarie al fine di rispettare la vita dei civili e le loro proprietà, di permettere ai feriti e ai malati di ricevere trattamenti medici, e di fare tutto quello che è possibile per assicurare che il personale, le strutture e i veicoli sanitari vengano risparmiati dagli effetti degli scontri.

Gli operatori umanitari devono essere protetti e salvaguardati nel loro passaggio diretto a portare assistenza d’emergenza. Secondo il diritto internazionale umanitario, l’emblema della Mezzaluna Rossa deve essere sempre rispettato, così come gli operatori, i veicoli e le installazioni della Mezzaluna Rossa.

Il CICR rimane impegnato ad assistere le vittime degli scontri. Un totale di 45 operatori del CICR, tra cui cinque operatori internazionali, si trova attualmente nella città di Sa’ada. In stretta collaborazione con la Società della Mezzaluna Rossa dello Yemen, essi si stanno adoperando a valutare la situazione umanitaria e a rispondere ai bisogni, ogniqualvolta possibile.

Il CICR opera in Yemen sin dal 1962, e nel governatorato di Sa’ada dal 2004. Le sue attività sono principalmente rivolte ad aiutare le persone colpite dagli scontri a Sa’ada e nelle zone vicine. In collaborazione con la Mezzaluna Rossa dello Yemen, il CICR si sforza a soddisfare i bisogni più urgenti della popolazione e a provvedere assistenza umanitaria con imparzialità.

Tratto dal sito del CICR:

http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/yemen-news-150809!OpenDocument

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3 - 13-08-2009 Personaggi

Iraq: una vittima delle mine compie un piccolo passo per un nuovo grande futuro.
Un nuovo programma di assistenza del CICR in Iraq aiuta le vittime della guerra a diventare finanziariamente indipendenti. Fra i beneficiari ci sono persone come Mohammed, che ha perso una gamba nell’esplosione di una mina nel nord dell’Iraq nel 1991.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Mohammed Salman Khaled è nato nel 1962. È sposato ed ha otto figli, fra uno e 14 anni. È cresciuto in un villaggio di montagna vicino al confine fra l’Iraq e la Turchia, dove amava arrampicare in montagna e cacciare.

A metà degli anni ’70, la precaria situazione dell’area spinse Mohammed e la sua famiglia a trasferirsi nel distretto di Zacho, nel governatorato di Dohuk, lontano dalle montagne che amava tanto. Ha svolto diversi lavori per sostenere la sua famiglia.

Nel 1991, i combattimenti in quell’area obbligarono la famiglia di Mohammed a lasciare Zacho per Dashtani, un campo profughi vicino al confine con la Turchia, dove vivevano in una tenda. Una mattina presto Mohammed è uscito dal campo per andare a cercare, con un parente, della legna da ardere sulle colline vicine – ma la loro uscita si è conclusa con il dramma.

«Tutto ciò che ricordo è che, in pochi secondi, mi sono trovato sdraiato a terra, coperto di sangue, la gamba destra staccata. Ho pestato una mina e poi ho perso conoscenza», dice Mohammed, con la voce ancora piena di tristezza e dolore.

Un triste futuro

La notte stessa, il padre di Mohammed è deceduto. «Ero devastato. Ero in ospedale e, a causa delle mie condizioni, non ho potuto partecipare ai funerali di mio padre. Tutta la mia vita è cambiata in pochi secondi», ricorda. Nel 1992, Mohammed ha ricevuto una gamba artificiale dal centro ortopedico di Mosul e ha iniziato la sua nuova vita da persona disabile, con la prospettiva di un triste futuro.

Nonostante le sue condizioni, Mohammed ha cominciato a lavorare part-time come guardia notturna in un centro commerciale, ma questa attività si è rivelata troppo dura per lui. «Dovevo stare in piedi o camminare per ore e questo era molto duro per me, così quest’anno ho deciso di lasciarlo. Ho sognato spesso di trasformare una delle stanze di casa mia in un piccolo negozio per vendere cose da mangiare e beni di prima necessità per la casa. Ma non avevo il denaro necessario per avviare il commercio».

Nel 2009 le cose sono cambiate. Mohammed ha consultato il centro ortopedico del CICR a Erbil, in cui era registrato. In aprile, poi, ha ricevuto la visita del team del CICR responsabile del programma, recentemente avviato, di reinserimento socio-economico. Questo è stato il punto di svolta della sua vita.

«Ho parlato dell’idea commerciale che avevo in testa da anni», dice. «Abbiamo ragionato insieme su di esso e loro hanno deciso di darmi una chance. Il CICR ha fornito lo stock iniziale per il negozio per aiutarmi ad avviare l’impresa».

Questo piccolo inizio ha fatto una grande differenza nella vita di Mohammed.

«Adesso mi occupo da solo i miei affari! Con il denaro che guadagno, rinnovo lo stock, compro prodotti nuovi e sostengo la mia famiglia. Mi sento di nuovo utile», aggiunge, con un sorriso che spazza via il dolore di molti anni.

Aiutare i disabili a provvedere ai bisogni delle loro famiglie

Il programma del CICR di iniziative di micro-economia (MEI) mira ad assistere i capi famiglia diventati disabili a causa del conflitto per migliorare le loro capacità di auto sostentamento.

I beneficiari ricevono un’assistenza materiale (non denaro), come lo stock iniziale per avviare un piccolo negozio; ci si aspetta che questa formula porti più rapidamente a dei risultati.

Aiutando le persone disabili a sostenere la propria famiglia, il programma aiuta i capifamiglia a riguadagnare autostima e a restituire loro la dignità.

L’attuazione di questo programma è in corso nella regione del Kurdistan, attraverso la sottodelegazione del CICR in Erbil e l’ufficio del CICR a Dohuk.

Tratto dal sito del Comitato Internazione della Croce Rossa:
 http://www.icrc.org/web/eng/siteeng0.nsf/html/iraq-feature-130809

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4 - Dalla “Tribune de Géneve” di Mercoledì 12 agosto 2009  (pag 3)
IL CICR VUOLE ARMARSI PER LE NUOVE GUERRE” di André Allemand
Articolo trasmessoci da Bianca Dompieri - Ginevra

Traduzione non ufficiale di M.Grazia Baccolo


“Le Convenzioni di Ginevra hanno 60 anni proprio oggi. <lo strumento resta indispensabile, assicura il CICR”

“Ma il Presidente del CICR, Jakob Kellenberger, rileva alcune lacune e fa appello agli Stati ad ammodernare il diritto”

“Sempre di più, i conflitti armati utilizzano militari e ribelli. Soprattutto nelle zone urbane.”

<Le Convenzioni di Ginevra hanno 60 anni questo mercoledì. Lasciatemi dirlo chiaramente: non permetterei a nessuno di insinuare che sono sorpassate. Esse hanno provato la loro utilità nei conflitti, anche se molte violazioni sono ancora oggi commesse.> E’ un Jakob Kellenberger battagliero che ieri ha riunito la stampa internazionale presso la Sede ginevrina del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) per sottolineare l’anniversario di questi testi chiave del diritto internazionale Umanitario (DIU). Le quattro Convenzioni di Ginevra e i tre Protocolli Aggiuntivi proteggono i combattenti feriti, i prigionieri di guerra e i civili, nelle guerre convenzionali (fra Stati) o in quelle asimmetriche (contro i ribelli) . Questi trattati definiscono anche la missione del CICR.

Questione vitale

<Ma il nostro ruolo, è anche quello di puntare il dito sulle lacune!> prosegue il Presidente dell’Istituzione umanitaria. <l’evoluzione dei conflitti armati crea delle nuove sfide. Le guerre di oggi sono generalmente asimmetriche e sempre di più ne sono coinvolte le zone urbane. La distinzione fra civili e combattenti deve essere resa più chiara. I testi proteggono i civili fino a quando essi non partecipano direttamente al conflitto. Ma in pratica, questo lascia troppo spazio all’interpretazione. Non è  un dettaglio giuridico ma è una questione vitale: può salvare dei civili o può renderli degli obiettivi!>

Altra sfida: in caso di internamento per questioni di sicurezza, che si sono moltiplicati dalla cosiddetta <guerra contro il terrore>. Il rispetto delle Convenzioni di Ginevra e del Diritto dell’uomo implica che questi detenuti siano trattati con dignità. Ma il principio non è più sufficiente, spiega Jakob Kellenberger . Dove sono le regole di procedura? Le protezioni legali?

Traumi mondiali

Infine, la maggior parte dei conflitti armati creano meno rifugiati che sfollati interni. Una categoria sulla quale i testi non sono stati molto discussi nel 1949. In effetti le Convenzioni di Ginevra sono state adottate a seguito del dramma della Seconda Guerra Mondiale che aveva mobilitato 100 milioni di militari, causato la morte di 70 milioni di persone ( civili per la maggioranza) e provocato flussi impressionanti di rifugiati .

Ugualmente, c’è stato bisogno del genocidio del Ruanda perché fossero concepiti dei Tribunali e poi una Corte Penale internazionale con il compito di punire coloro che non rispettano il diritto internazionale umanitario.

Oggi il CICR vuole scrivere una nuova pagina di Diritto Internazionale Umanitario. Delle raccomandazioni saranno sottomesse alla sua prossima assemblea.  La palla sarà allora lanciata nei campi degli Stati Membri.

Intervista a Jakob Kellenberger (JK) di André Allemand (AA)


“A volte i ribelli sono più cooperativi che gli Stati”

(AA)  Sig.Kellenberger, cosa reclama concretamente? Una revisione delle Convenzioni di Ginevra? Un Protocollo aggiuntivo?
(JK) Per il momento siamo ad uno stadio dove noi identifichiamo le lacune del diritto internazionale umanitario. Ai nostri Stati membri noi diciamo che è auspicabile di svilupparlo. Ma non siamo noi che dobbiamo precisare sotto quale forma. La decisione sta all’assemblea. Ciò detto, noi sottoponiamo loro uno studio contenente delle raccomandazioni. Nell’attesa, non abbiamo pubblicato delle “linee di condotta” per aiutare i belligeranti a distinguersi adeguatamente i civili dai combattenti. E dal 2005, abbiamo definito le protezioni legali di cui devono beneficiare, secondo noi, le persone detenute per ragioni di sicurezza.
 
(AA) A cosa serve adattare il diritto umanitario alle guerre asimmetriche?  I gruppi ribelli non sono firmatari dei trattati internazionali…..
(JK) E’ vero, essi non sono firmatari. Ma essi sono tenuti a rispettarli allo stesso titolo che gli Stati. E’ estremamente importante per noi poter intervenire presso tutti i belligeranti se noi vogliamo restare credibili.

(AA) Ma perché i ribelli rispetterebbero il diritto umanitario?
(JK) Non crediate che gli Stati rispettano il DIU e non i gruppi armati non statali! Nel Darfur, i ribelli ci hanno lasciato visitare le loro prigioni. Abbiamo anche partecipato alla liberazione di decine di essi. Contrariamente, non abbiamo ancora accesso alle prigioni dello Stato Sudanese. Sapete tutto dipende dalla motivazioni di ogni gruppo. In generale coloro che hanno un progetto politico non hanno alcun interesse ad allinearsi alla popolazione civile.

SCONOSCIUTE  di Andrè Allemand

Tre quarti delle persone giudicano che ci debba essere un limite alla guerra. Ma una persona su due non ha mai  sentito parlare delle Convenzioni di Ginevra. E’ il risultato di una ricerca fatta dal CICR su 4000 persone in 8 paesi coinvolti in conflitti armati o dalle loro conseguenze: Afganistan, Colombia, Repubblica democratica del Congo, Georgia, Haiti, Libano, Liberia e Filippine.

“Cinque  esempi di sfide attuali poste al Diritto Internazionale Umanitario”

1- Guantanamo (Cuba)
A Guantanamo e Bagram (Afganistan) prigionieri non stati detenuti senza un’accusa, per ragioni di sicurezza. lo status di prigioniero di guerra, protetto dalle Convenzioni di Ginevra, non è stato loro riconosciuto al momento del loro arresto. Essi non hanno beneficiato della protezione legale. Nessuna procedura giuridica è stata prevista.

2- Uso improprio dell’emblema
L’emblema del CICR è stato utilizzato illegalmente nel luglio 2008 per liberare Ingrid Betancourt franco colombiana, dalle mani della guerrilla FARC. <i militari hanno fatto credere fosse un’operazione umanitaria. Questo ha indebolito in maniera duratura , ovviamente, la protezione relativa offerta da questo emblema .

3- Stupri di massa
Nella repubblica democratica del Congo, gruppi armati praticano azioni di stupro sistematico dei civili per terrorizzare le popolazioni e per sottometterle alla loro autorità. E’ ovvio che questo viola le Convenzioni di Ginevra. Ma non sono sensibili, per il momento, al messaggio del CICR

4- Fosforo bianco in zone urbane
La guerra a Gaza ha posto nel gennaio scorso il problema del fosforo bianco utilizzato in occasione dei conflitti armati nelle zone urbane. Queste armi fumogene non sono state vietate ma devono essere utilizzate facendo attenzione a non ferire dei civili. Cosa difficile su un terreno così piccolo e così densamente popolato.

5- Bombardamento di civili
I civili sono sempre più sovente presi come obbiettivo. I conflitti “asimmetrici “ non mettono a confronto due armate nazionali ma militari e ribelli. I problemi si sono posti nello Sri Lanka: l’armata ha bombardato le ultime posizioni delle Tigri tamil, ripiegate all’interno della popolazione. Una violazione evidente delle Convenzioni di Ginevra.

Il CICR ha operazioni in 80 paesi di cui in 60 assicura presenza permanente.

Nel 2008, sono stati forniti viveri a 2,8 milioni di persone e soccorsi d’urgenza (tende e coperte) a più di 3,3 milioni di beneficiari. Circa 15 milioni di persone hanno beneficiato di progetti di approvvigionamento di acqua, di bonifiche e di costruzioni. I suoi delegati hanno visitato 494.549 detenuto e facilitato lo scambio di 667.000 messaggi fra i membri delle famiglie separate dalle ostilità. Il budget del CICR supera 1 miliardo di Franchi svizzeri.

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