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n° 390 del 21 luglioo 2009 Stampa E-mail
giovedì 23 luglio 2009
21 luglio 2009
nr. 390
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - il 28 luglio 2009 presso
Centro Regionale dei Servizi, Roveredo (Svizzera) si terrà la
Conferenza “Croce Rossa: sinonimo di solidarietà e responsabilità”
Di Cornelio Sommaruga
 
2 - 10-07/2009 Intervista
Repubblica Democratica del Congo: la popolazione ha bisogno, prima di tutto, di protezione
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

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1 - Il Consiglio Direttivo della Regione Mesolcina (Svizzera) ha il piacere di annunciare la conferenza pubblica  dal titolo
“Croce Rossa: sinonimo di solidarietà e responsabilità”
di Cornelio Sommaruga
che si terrà martedì 28 luglio 2009 alle ore 20.00 presso il Centro Regionale dei Servizi di Roveredo.

Nato a Roma nel 1932, cittadino svizzero, Cornelio Sommaruga frequenta il liceo a Roma e compie gli studi universitari a Zurigo, Parigi e Roma. Entrato in carriera diplomatica nel 1960,
presta servizio nelle rappresentanze svizzere all'Aja, Bonn e Roma. Dal 1969 al 1973 è Capo delegazione a Ginevra all'EFTA, al GATT, all'UNCTAD e alla CEE/ONU. Ministro
plenipotenziario, poi Ambasciatore, presta servizio presso l'Ufficio federale dell'economia esterna a Berna e dal 1984 al 1986 ricopre la carica di Segretario di Stato agli affari economici
esterni.
Dal 1987 al 1999 è Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa a Ginevra.
Dal 2000 al 2008 è Presidente del Centro Internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario. È inoltre membro di numerose istituzioni internazionali e Presidente di associazioni umanitarie.
“Era ed è tuttora un propugnatore appassionato dell’imparzialità, dell’indipendenza e della neutralità del Comitato Internazionale della Croce Rossa, nonché dei principi fondamentali
dell’azione umanitaria” scrive Kofi Annan nella prefazione al libro intervista “La diplomazia al servizio dell’umanità”.
Per maggiori informazioni rivolgersi a:
Martin Hilfiker - Regione Mesolcina, CRS Centro Regionale dei Servizi, 6535 Roveredo
telefono 091.827.45.47, e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 
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2 - 10-07/2009 Intervista
Repubblica Democratica del Congo: la popolazione ha bisogno, prima di tutto, di protezione
Il moltiplicarsi degli attacchi lanciati dai portatori di armi contro i civili obbliga decine di migliaia di persone del Nord-Kivu e del Sud-Kivu a fuggire. Max Hadorn, capo uscente della delegazione del CICR nel paese, descrive una «situazione umanitaria che si degrada costantemente» e presenta l’azione dell’istituzione per fronteggiare questa crisi.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Qual è la situazione umanitaria attuale nelle province del Nord-Kivu e de Sud-Kivu?

La sopravvivenza di centinaia di migliaia di civili è messa seriamente in pericolo. La situazione nel Nord-Kivu si è deteriorata in questi ultimi mesi, in particolare nel Sud-Lubero nonché nei territori di Walikale, Rutshuru e Masisi.

Dall’inizio dell’anno, circa 300.000 persone sono sfollate nel Nord-Kivu, per fuggire alla violenza e agli attacchi di differenti portatori di armi. La situazione nel Sud-Kivu è anch’essa peggiorata considerevolmente. Il recente aumento della violenza sessuale in questa provincia indica un moltiplicarsi degli attacchi lanciati dai portatori di armi contro i civili.

Ogni giorno gravi violazioni del diritto internazionale umanitario vengono commesse da tutte le parti in conflitto. Si tratta di omicidi, di atti di violenza sessuale, di reclutamento di bambini soldati e di saccheggi.

In base ad uno studio indipendente condotto recentemente per il CICR, il 76% della popolazione è stata coinvolta nel conflitto armato, il 58% è stato sfollato, il 47% ha perduto un parente prossimo e il 28% conosce una persona che è stata vittima di violenza sessuale. Fra gli otto paesi coinvolti dalla ricerca, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) presenta la maggior proporzione di persone sfollate e di popolazione toccata dal conflitto.

Il conflitto che colpisce la RDC ha fatto più vittime di qualsiasi altro conflitto armato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le Nazioni Unite stimano che più di 1,5 milioni di persone siano sfollate all’interno del paese, indice di un forte deterioramento della situazione umanitaria che è molto preoccupante. Numerose persone sono state sfollate diverse volte. Esse hanno perduto tutto e non hanno idea di ciò che il domani riserverà loro. La situazione è insopportabile.

Cosa fa il CICR?

La popolazione ha bisogno, essenzialmente, di cibo, acqua, ripari, cure mediche e più ancora di protezione e sicurezza.

In collaborazione con la Croce Rossa della Repubblica Democratica del Congo, il CICR rinforza il suo aiuto di emergenza in favore delle popolazioni coinvolte. Per esempio, questa settimana distribuisce viveri e articoli domestici di prima necessità alla popolazione locale e alle persone sfollate nel villaggio di Miriki (Nord-Kivu), situato a circa 150 km a nord di Goma. Le abitazioni di questo villaggio sono state ridotte in cenere alla fine di giugno e, in molti casi, i loro occupanti si sono trovati senza riparo. È troppo pericoloso per i contadini lavorare la terra e questo significa che la comunità non ha alcun mezzo per coltivare piante commestibili. La situazione di Miriki illustra la tendenza crescente dei gruppi armati a considerare i civili dei bersagli diretti; essi non patiscono solo più, quindi, dei danni collaterali durante le ostilità.

L’aiuto d’urgenza del CICR alle persone direttamente toccate dal conflitto consiste nel fornire dei viveri, dei ripari, un appoggio alle strutture sanitarie e un sostegno psicologico e sociale alle vittime delle violenze sessuali. In maggio e giugno, per esempio, il CICR e la Società Nazionale della RDC hanno distribuito cibo a più di 61.000 civili.

Secondo lei, come si evolverà la situazione in RDC nei prossimi mesi?

Come ho già detto, fronteggiamo una situazione umanitaria che peggiora costantemente. Tutto porta a pensare che gli attacchi diretti rivolti contro i civili si moltiplicheranno. Il bisogno di assistenza umanitaria rimarrà molto importante e potrà anche accrescersi. Per noi sarà sempre più necessario avere accesso alle popolazioni più remote, che sono sempre le più toccate dalla violenza. Ma ciò di cui ha bisogno la popolazione di Kivu adesso è la sicurezza. Nulla è più importante.

Che sostegno offre il CICR nel lungo periodo?

Il CICR aiuta le comunità e le autorità a limitare le conseguenze del conflitto armato, ristabilendo i legami famigliari e realizzando dei progetti agricoli, di approvvigionamento e di sanificazione dell’acqua.

Sosteniamo le persone sfollate che vogliono rientrare nelle proprie abitazioni e le comunità ospiti, fornendo loro sementi, attrezzi e ripari. In maggio e giugno, il CICR ha distribuito delle sementi e dei materiali agricoli a circa 42.000 abitanti del Nord-Kivu.

L’istituzione si sforza in modo particolare di visitare le persone detenute in relazione al conflitto armato nell’est della RDC. Nel 2008, abbiamo visitato più di 9.000 detenuti in 32 luoghi di detenzione attraverso il paese.

Il dialogo che il CICR persegue con tutte le parti in conflitto è della massima importanza. È un mezzo per sensibilizzare le parti alle violazioni del diritto internazionale che sono state rilevate dalle équipe del CICR sul campo e per ottenere l’accesso alle persone che hanno un terribile bisogno di assistenza. Credo che il nostro dialogo con i portatori di armi sia utile ed è ciò che ci permette di andare avanti.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/congo-kinshasa-interview-090709?opendocument
 
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