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n° 389 del 15 luglio 2009 Stampa E-mail
mercoledì 15 luglio 2009
15 luglio 2009
nr. 389
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:

1 - 6 luglio 2009
La Federazione Internazionale avverte contro il crescente impatto delle epidemie
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

2 - 23-06-2009 Comunicato stampa
Un’indagine del CICR mostra il preoccupante impatto delle ostilità sui civili
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

3 - 26-06-2009  Comunicato stampa
Mine e residuati bellici esplosivi: mantenere le promesse fatte alle vittime
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

4 - 16 giugno 2009
Il cambiamento climatico: l’ultimo preallarme
Bekele Geleta, Segretario Generale, Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

5 - allegati - lettera di presentazione - scheda di partecipazione

Castiglione delle Stiviere (MN)
VI Corso di Storia della Croce Rossa e della Medicina
Dal 27 settembre al 1 ottobre 2009 
Convegno della SISM Società Italiana Storia della Medicina e della CRI Croce Rossa Italiana
Dal 2 al 4 ottobre 2009

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1 - 6 luglio 2009
La Federazione Internazionale avverte contro il crescente impatto delle epidemie
Traduzione non ufficiale di Susy Turato

La Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (FICR) è preoccupata che il problema del crescente peso delle epidemie sullo sviluppo economico e sociale dei paesi più poveri non è sufficientemente affrontato. In un nuovo rapporto pubblicato oggi, chiamato The epidemic divide, la FICR ravvisa che le malattie non trasmissibili, quali tumori e infarti, sono le cause principale di  morte nel mondo, però afferma anche che l’utilizzo dei soli tassi di mortalità come misura dell’impatto provocato dalle malattie distorce il vero peso che le epidemie hanno sui paesi in via di sviluppo.

“Le conseguenze sociali ed economiche delle epidemie sui paesi in via di sviluppo necessitano di una valutazione migliore. Le persone colpite dalle epidemie di solito muoiono o, in caso di polio, diventano disabili nei loro anni di maggiore produttività, quando sono ancora giovani. La loro morte o persino il fatto di essere malati per un lungo periodo impedisce loro di utilizzare le proprie capacità acquisite a scuola e coltivate nella loro terra, nonché di prendersi cura dei loro genitori anziani e fratelli e sorelle più giovani. E questo e solo un esempio tanto per dare un’idea”, afferma il Dr Tammam Aloudat, dirigente superiore dei servizi per la salute e le emergenze della FICR a Ginevra.

Il rapporto menziona la febbre dengue, una malattia con un tasso di mortalità relativamente basso (18.000 vittime all’anno), ma che colpisce 9 milioni di persone ogni anno impedendo loro di continuare una vita normale a causa del malessere. Ciò è poi aggravato dalle superaffollate strutture sanitarie e dall’economia indebolita a cause dell’assenteismo.

Il rapporto, inoltre, evidenzia il triplicarsi del numero delle operazioni di risposta alle epidemie della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa tra il 2004 e 2007, mentre il numero di persone assistite a causa delle epidemie è aumentato del 15,4 per cento tra il 2007 e 2008. Secondo il rapporto “tale aumento può indicare un miglioramento delle capacità di risposta, però mostra anche che le epidemie sono un peso importante, specialmente nei paesi in via di sviluppo”. Durante i primi quattro mesi del 2009, già più di 10,6 milioni di persone hanno avuto bisogno dell’aiuto delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Un numero, quindi, destinato a superare i 16,3 milioni di persone assistite nel 2008.  

Il rapporto avverte anche contro il cosiddetto “compiacimento” dei paesi sviluppati verso le epidemie, e lo descrive come “una seria minaccia in se stesso”. “Il riemergere di certe malattie, come il morbillo nell’Europa occidentale, mostra che se ignoriamo il crescente impatto delle malattie trasmissibili nei paesi in via di sviluppo e non le consideriamo più come una seria minaccia nei paesi più ricchi, esiste un elevato rischio di assistere allo scoppio di epidemie anche nei paesi ricchi con relative gravi conseguenze. Questo è il motivo per cui dobbiamo mettere in atto efficaci misure per essere preparati ad affrontare possibili pandemie che ignorano ogni confine, quali l’attuale virus H1N1”, afferma il Dr Aloudat.

“Non esiste una soluzione miracolosa contro le epidemie”, aggiunge il Dr Aloudat. “Per limitare l’impatto, bisogna affrontare alcune questioni importanti, tra cui la prevenzione delle malattie, la responsabilizzazione delle comunità, lo sviluppo di partenariati, un migliore accesso ai servizi sanitari a livello comunitario e migliori infrastrutture, specialmente per l’approvvigionamento dell’acqua e per i servizi igienici”.

“Le malattie trasmissibili sono nemiche dello sviluppo. È assolutamente necessario rompere il circolo vizioso di malattie e di risorse inadeguate, se si vogliono raggiungere gli obiettivi di sviluppo”, aggiunge il rapporto della FICR, e conclude dicendo che “in una situazione internazionale dove le risorse per affrontare le epidemie di malattie infettive sono scarse, è essenziale investire tali risorse in modo intelligente, in interventi che offrano non solo trattamenti, ma anche uno stimolo a un cambiamento di comportamento che porti a una vera cultura di prevenzione”.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa:
http://www.ifrc.org/Docs/News/pr09/3709.asp

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2 - 23-06-2009 Comunicato stampa
Un’indagine del CICR mostra il preoccupante impatto delle ostilità sui civili

Ginevra (CICR) – La guerra e la violenza armata causano un numero inquietante di vittime fra i civili nei paesi toccati dai conflitti in tutto il mondo, queste sono le nuove conclusioni pubblicate martedì dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). L’indagine rivela che gli spostamenti, la dispersione delle famiglie e la mancanza di accesso ai beni di prima necessità sono fra le esperienze più comuni e che più spaventano.

Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

Fra le persone direttamente colpite dalle ostilità, il 56% hanno indicato di essersi spostate a causa dei combattimenti, e circa la metà delle persone hanno dichiarato di aver perso i contatti con un famigliare. Una persona su cinque ha affermato di aver perduto le sue fonti di reddito.

Il rapporto, intitolato Il nostro mondo: prospettive sul campo, passa in rassegna le esperienze individuali, i bisogni, le inquietudini, le attese e le frustrazioni delle popolazioni toccate da un conflitto in otto paesi: Afganistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Georgia, Haiti, Libano, Liberia e Filippine. Questo rapporto è stato realizzato dal gruppo di ricerca Ipsos, ai fini della pubblicazione in occasione del 150° anniversario della battaglia di Solferino, il 24 giugno.

«Questa ricerca è innovativa, nella misura in cui ci dà una visione più completa del modo in cui sono colpite le vittime dei conflitti armati e della violenza», ha dichiarato Pierre Krähenbühl, direttore delle operazioni del CICR. «Queste cifre rappresentano milioni di persone che lottano per rispondere ai bisogni dei loro figli, che sono costrette a fuggire dai loro villaggi con le minacce, o che vivono nella paura costante che un loro caro sia ucciso, attaccato o scompaia. Ciò è molto preoccupante».

In Afganistan, il 76% delle persone che hanno vissuto il conflitto armato indicano che sono state costrette a fuggire dalle loro case e il 61% dice di aver perduto i contatti con un famigliare. È allarmante constatare che, in Liberia, il 90% delle persone che hanno risposto al sondaggio si sono dovute spostare, così come il 61% in Libano e il 58% nella Repubblica Democratica del Congo. La perdita di contatti con un famigliare è alta in Liberia (86%), Libano (51%) e Repubblica Democratica del Congo (47%).

L’accesso limitato ai servizi, quali l’acqua, l’elettricità e le cure sanitarie, sembra essere un problema diffuso, in particolare in Afganistan e ad Haiti, dove più della metà delle persone colpite direttamente dalla violenza armata affermano di aver provato la mancanza di questi beni di prima necessità.

Nel quadro di questa ricerca, il CICR ha condotto dei focus group nei paesi toccati da un conflitto per meglio comprendere ciò che la gente vive realmente durante la guerra.

«Incontrando un gran numero di persone e ascoltando attentamente ciò che hanno da dire, possiamo vedere la situazione attraverso i loro occhi. Questo ci permetterà di migliorare il nostro approccio e di aiutare queste persone e altri vulnerabili» ha dichiarato Charlotte Lindsey, vice direttrice della comunicazione, che ha supervisionato l’indagine.

Secondo il rapporto, le persone si rivolgono più frequentemente a coloro che sono «più vicini» per ottenere aiuto. In tutti i paesi in cui è stata condotta la ricerca, le persone hanno dichiarato che le loro famiglie e le loro comunità sono state le prime a venire loro in aiuto e hanno meglio compreso i loro bisogni.

«Noi dobbiamo fare di più per rinforzare la capacità delle comunità di dar fronte al conflitto armato», ha dichiarato Pierre Krähenbühl. «Lavorando con le persone sul campo, con le Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e con le autorità locali, cerchiamo di accompagnare alla base le famiglie e le comunità. L’indagine sottolinea l’importanza di un approccio di questo tipo».

Prevista affinché coincidesse con il 150° anniversario della Battaglia di Solferino, che ha avuto luogo il 24 giugno 1859, la nuova ricerca esamina le «Solferino di oggi» e il loro impatto sulle persone coinvolte. Più di 38.000 soldati sono stati uccisi o feriti nel 1859, quando le truppe alleate franco-sarde combatterono contro i soldati austriaci nel nord dell’Italia. La battaglia è all’origine della nascita del CICR, del Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa e delle Convenzioni di Ginevra.

«Quando si pensa a Solferino, in cui vi fu una sola vittima civile, e quando si paragona Solferino con i conflitti moderni in Afganistan, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Sri Lanka, Gaza o Somalia, si constata che la guerra causa, oggi, più danni fisici e psicologici sui civili», ha affermato Krähenbühl. «È dunque necessario che le parti in conflitto rispettino di più il diritto internazionale umanitario e le regole della guerra. I civili e i loro beni devono essere risparmiati e protetti in ogni tempo».

Altre conclusioni chiave del rapporto

Su più di 4.000 persone intervistate, il 44% hanno dichiarato di avere vissuto un conflitto armato. Le cifre più elevate si trovano in Liberia (96%), Libano (75%) e Afganistan (60%).

Circa il 66% delle persone che hanno risposto al sondaggio hanno affermato di patire gli effetti delle ostilità anche se non si considerano toccati personalmente o direttamente. Questo sentimento è diffuso in Libano (96%), Liberia (96%), Haiti (98%) e in Afganistan (96%).

Circa il 30% delle persone direttamente toccate dai combattimenti hanno dichiarato che un membro della loro famiglia è stato ucciso durante gli scontri. Questa cifra è molto più elevata in Liberia (69%) e in Afganistan (45%). In Libano e in Repubblica Democratica del Congo, la cifra corrispondente è circa il 25%.

La perdita delle fonti di reddito fra le persone direttamente colpite dalla violenza e dal conflitto è stata più forte in Afganistan (60%), Libano (51%) e Haiti (40%). Negli otto paesi, il 18% delle persone afferma di essere stato ferito durante i combattimenti. Il 17% delle persone, inoltre, dichiara di essere stato torturato e il 32% di essere stato umiliato.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa:
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/research-from-field-news-230609

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3 - 26-06-2009  Comunicato stampa
Mine e residuati bellici esplosivi: mantenere le promesse fatte alle vittime
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Ginevra/Oslo (CICR) - Esperti provenienti dai paesi di tutto il mondo colpiti da mine e residuati bellici esplosivi si sono riuniti a Oslo, in Norvegia, dal 23 al 25 giugno per discutere su come migliorare la qualità della vita delle vittime delle mine antiuomo, di bombe a grappolo e di altri esplosivi e residuati di guerra nei loro paesi.

L'incontro è stato organizzato dal CICR e ospitato dalla Croce Rossa Norvegese. Tra i partecipanti vi sono stati professionisti coinvolti nel fornire assistenza medica, riabilitazione fisica e sostegno socio-economico alle vittime di tali armi, i rappresentanti delle organizzazioni internazionali coinvolte nella definizione di standard in questi settori e i superstiti di incidenti provocati da tali armi.

"E’ inaccettabile che un decennio dopo l’entrata in vigore della Convenzione sulla Messa al Bando delle Mine, tanti sopravvissuti alle mine siano ancora lontani dall'essere in grado di sostenere le loro famiglie o di contribuire pienamente alla vita e allo sviluppo delle loro comunità", ha dichiarato Claude Tardif, capo del Programma di riabilitazione fisica del CICR.

La Convenzione sulla messa al bando delle mine antiuomo è stata il primo trattato multilaterale che ha incoraggiato gli Stati membri ad assistere le vittime di una particolare categoria di armi. Sin dalla sua entrata in vigore 10 anni fa, la Convenzione ha ottenuto notevoli risultati in termini di messa al bando dell'uso di mine anti-persona, di distruzione delle scorte e di bonifica delle zone minate. Eppure, le promesse fatte alle vittime e ai superstiti, in termini di cure adeguate, la riabilitazione e il reinserimento socio-economico, sono lungi dal realizzarsi.

Quando gli Stati parte si incontreranno per la seconda Conferenza di Revisione della Convenzione, alla fine del 2009, il rafforzamento degli sforzi per assistere le vittime sarà il tema principale all'ordine del giorno. Da quando è stata adottata la Convenzione sulla Messa al Bando delle Mine, gli Stati si sono assunti ulteriori impegni per assistere le vittime delle munizioni a grappolo e di altri residuati bellici esplosivi secondo i relativi  trattati, adottati nel 2003 e il 2008.

La riunione di Oslo ha determinato il modo migliore per tradurre in pratica tali impegni. Essa ha elaborato un Appello agli Stati parte della Convenzione di Messa al Bando delle Mine con raccomandazioni pratiche per gli Stati e le organizzazioni interessate, volte a garantire che i sopravvissuti di queste armi, le loro famiglie e le comunità possano vedere notevoli miglioramenti nella loro vita nei prossimi anni. All’incontro si è sottolineato che questo lavoro non deve discriminare tra le vittime di tali armi e le altre persone ferite o disabili, e che tutti i loro diritti e le loro esigenze devono essere rispettati. I partecipanti hanno convenuto che il miglioramento della vita dei sopravvissuti delle mine e di altri incidenti con disabilità richiederà agli Stati membri di dare una maggiore priorità alla assistenza per le vittime delle armi e alle persone disabili. Gli impegni degli Stati membri devono essere inclusi nei piani di sviluppo nazionale come la mobilitazione di risorse adeguate per migliorare i servizi sanitari e sociali e per garantire la parità di accesso all'istruzione e al lavoro.

L’Appello adottato dai partecipanti è stato consegnato a un rappresentante del Ministro norvegese degli Affari Esteri alla fine della conferenza. La Norvegia presiederà la seconda Conferenza di Revisione della Convenzione sulla Messa al Bando delle Mine, che si terrà a Cartagena, in Colombia nel novembre 2009.

Per maggiori informazioni, contattare:
Camilla Waszink, CICR Unità Mine anti-persona, tel.:++41 76 344 8021
Simon Schorno, CICR Ginevra, tel.:++41 79 251 9302

Tratto dal sito web del CICR al link:
http://www.icrc.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/html/landmines-news-260609!OpenDocument

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4 - Il cambiamento climatico: l’ultimo preallarme
16 giugno 2009
Bekele Geleta*, Segretario Generale, Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa

Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Per molte persone che soffrono dei suoi effetti in tutto il mondo, la crisi economica mondiale è stata sentita come quello che, nel settore umanitario, chiamano un disastro “improvviso”. Da un giorno all'altro, hanno perso i loro posti di lavoro e le case, e ogni  prospettiva per il futuro.

Eppure in molti paesi, ci sono economisti che affermano, probabilmente a ragione, di aver intravisto i pericoli all'orizzonte ben in anticipo: la dilagante speculazione immobiliare, le dubbie e incomprensibili pratiche bancarie incentrate sulla "cartolarizzazione”, l’eccessivo ricorsi ai prestiti, e così via.

Pensiamo di vedere i sintomi di un altro potenziale di crisi che il nostro ultimo Rapporto Annuale Mondiale sulle Catastrofi chiama “allarme precoce": il cambiamento climatico.

Il rapporto mette in evidenza la grande quantità di prove attraverso le quali gli esperti  concordano che il mondo nei prossimi decenni sarà caratterizzato da un clima estremamente variabile. Gli scienziati, prevedono ora non solo "immaginabili" sorprese, ma "reali" sorprese. "Sconosciute incognite".

Anche se l'incertezza legata a queste previsioni rimane molto forte, sembra in ogni caso molto più probabile che eventi meteorologici estremi, quali alluvioni, siccità e tempeste, diventeranno sempre più frequenti e più gravi. E non si può dire che non siamo stati avvertiti. Nel mese di marzo, gli esperti riuniti a Copenhagen, hanno convenuto che il livello globale dei mari potrebbe salire di oltre un metro entro la fine del secolo a causa degli scioglimenti dei ghiacciai polari; secondo stime attuali delle Nazioni Unite, sono ancora bassi.

Le calamità naturali derivanti dai cambiamenti climatici minacciano la vita e la sussistenza più che mai. Abbiamo cominciato a reagire a questo “allarme precoce”? Finora, in modo irregolare. Alcuni paesi e le comunità hanno adottato misure volte a proteggere se stessi, altri, solitamente le nazioni più vulnerabili del mondo in via di sviluppo, non hanno i mezzi per agire.

Catastrofi meteorologiche

Le catastrofi sismiche, di sicuro, sono estremamente devastanti. Il mese di dicembre 2009 segnerà una data importante psicologicamente: il quinto anniversario del maremoto nell’Oceano Indiano, probabilmente la peggiore catastrofe naturale del suo genere nella storia.

Il nostro rapporto mette in evidenza che, dopo il 2004, lo scorso anno è stato il secondo più mortale del decennio, a causa di due calamità: il Ciclone Nargis, che ha lasciato circa 140.000 morti (anche dispersi) nel Myanmar, e il terremoto che ha ucciso quasi 88.000 persone nella provincia Cinese del Sichuan, che costituiscono insieme il 93 per cento della mortalità globale.

È difficile trarre delle conclusioni da tali eventi, salvo forse su dei limiti politici dell’umanitarismo.

Tuttavia, nel nostro rapporto, scritto non da noi ma da esperti indipendenti specializzati, si batte costantemente sull’allarme climatico, per fortuna ancora classificabile come “preallarme”, e in grado di essere accompagnato da un’azione tempestiva.

Infatti, il sottotitolo del Rapporto Mondiale sulle Catastrofi di quest'anno è: “Focus su l’Allarme Precoce, Azione tempestiva”.

Il Fondo di intervento in caso di disastro della Federazione Internazionale (DREF) è cresciuto di quasi il 300 per cento negli ultimi dieci anni e mezzo, e lo scorso anno ha ampiamente confermato l'aumento su scala minore di catastrofi meteorologiche legate al clima di allarme avvertito dagli scienziati. Inondazioni, tempeste, siccità e ondate di calore, insieme, hanno assorbito quasi il 60 per cento delle sovvenzioni annuali del Dref, il cui importo a oggi è di più di 15 milioni di dollari l’anno.

La tendenza è quindi netta, noi membri della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, che abbiamo il compito di porre riparo ai danni causati dalle calamità, credo che non possiamo più sederci senza far nulla e attendere solo per rispondere alle calamità, dobbiamo ormai impegnarci per prevenire e ridurre il loro impatto.

In meno di un decennio, il numero di mozambicani che muoiono nelle inondazioni e negli uragani è stato ridotto quasi a zero.

Nel mese di luglio, la FICR ha lanciato il suo primo appello interamente dedicato alla richiesta di azione tempestiva (per circa 750.000 dollari) per la preparazione alle inondazioni, sulla base delle previsioni stagionali del monsone dell'Africa Occidentale, che si sono rivelate molto precise. Sebbene non vi è stata una grande emergenza in alcun paese, come nel 2007, i responsabili della gestione delle catastrofi sono stati a causa di questo preallarme, molto più preparati ad affrontare molte situazioni di crisi, in particolare in Benin e Togo.

Ad Haiti, anche se la perdita delle vite umane dovuta agli uragani Caraibici, Fay, Gustav, Hanna e Ike, che hanno martoriato il paese nel 2008, è stata notevole, sarebbe stata ancora più elevata senza la combinazione "allarme precoce, azione tempestiva". I volontari della Croce Rossa, hanno lavorato tutto il tempo prima e dopo la tempesta, organizzando l’evacuazione delle comunità a rischio, con la ricerca e il salvataggio, il primo soccorso ai feriti e la distribuzione di generi di prima necessità. In previsione di questi eventi, hanno esaminato e riesaminato tutti i casi per decidere come utilizzare al meglio le loro scarse risorse per salvare vite umane.

Questo e il prossimo anno, la Federazione Internazionale incoraggerà un maggiore uso del DREF per l’ attività di preparazione, e con l’aiuto dei nostri partner scientifici cercheremo di dare alle nostre Società membri, il preallarme per eventi imprevisti o per anormali tendenze.

Tutto questo ci riporta al nostro punto di partenza. Nel nuovo clima di austerità prevalente nel mondo di oggi, tutti noi dobbiamo dare prova del valore dei beni e dei servizi che offriamo, ciò vale sia per il pubblico che per il privato, che è perfettamente legittimo.

Impatto Umanitario  

E 'impossibile ma esatto. Uno studio accademico ha rilevato che il denaro pubblico ha un "impatto" umanitario quattro volte superiore, se speso per la prevenzione e la protezione, prima che il disastro colpisca piuttosto che per le operazioni di emergenza dopo che il disastro si è effettivamente verificato.

Si può fare. E l'esempio più spesso citato è quello del Mozambico, conosciuto da molti specialisti di catastrofi come un modello di ciò che noi chiamiamo “comunità basata sulla preparazione alle catastrofi". In meno di un decennio, la mortalità dovuta alle frequenti inondazioni e alle tempeste che colpiscono il paese si è ridotta quasi a zero, grazie alle procedure di evacuazione attentamente pianificate e regolarmente collaudate e a una migliore applicazione delle informazioni sul clima.

Se gli scienziati hanno ragione, sarebbe naturale per la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa e le altre agenzie coinvolte nella risposta alle catastrofi di essere i primi a notare i cambiamenti.

E sicuramente non è una coincidenza che la Conferenza Mondiale sul Cambiamento Climatico svoltasi a Poznan nel dicembre 2008 è stata la prima del suo genere, ad affrontare la necessità di riconoscere l’inevitabile impatto umanitario dei cambiamenti climatici, e la prima in cui la comunità umanitaria è stata fortemente rappresentata.
 
*Bekele Geleta è Segretario Generale della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa con sede in Ginevra, leader mondiale nella risposta alle catastrofi.

Tratto dal sito web della FICR al link:
http://www.ifrc.org/docs/news/opinion09/09061701/

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5-  allegati - lettera di presentazione - scheda di partecipazione
Castiglione delle Stiviere (MN)
VI Corso di Storia della Croce Rossa e della Medicina
Dal 27 settembre al 1 ottobre 2009  

Convegno della SISM Società Italiana Storia della Medicina e della CRI Croce Rossa Italiana – dal 2 al 4 ottobre 2009

Vedere il link seguente
http://www.caffedunant.it/index.php?option=com_content&task=view&id=467&Itemid=11

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