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n° 206 del 5 Giugno 2004 Stampa E-mail
venerdì 04 giugno 2004
5 giugno 2004
nr. 206
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr. 978 indirizzi e-mail

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1-
Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 04/38 del 24 maggio 2004
"Egitto: visita del presidente del CICR"
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 

2-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 04/37 del 18 maggio 2004
"Indonesia: la Croce Rossa assicura il trasferimento di 151 persone
rilasciate dal Movimento per un Aceh libero"
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 

3-Corso Informativo D.I.U. - 19-20 Giugno 2004
Castiglione delle Stiviere (MN)
Presso Centro Regionale di Formazione Croce Rossa Italiana Regione Lombardia Loc. Ghisiola

 

 

4-Tratto dalla Rivista "Red Cross Red Crescent"
"Sulla frontiera, in Chad" di Gauthier Leferve
Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Alessandro Donnelly

 

 

5-Tratto dal Sito web del CICR
"Le visite del CICR alle persone private della libertà:
un mandato ricevuto dalla comunità internazionale ed esercitato dovunque nel modo "
Traduzione non ufficiale di Massimo Carlo Cappone

 

1-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 04/38 del 24 maggio 2004
"Egitto: visita del presidente del CICR"
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 

Ginevra (CICR) - Il presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR), Jakob Kellenberger, è arrivato al Cairo il 24 maggio 2004. Assisterà ad una parte della IXa Conferenza delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa del Mediterraneo e avrà degli incontri con il governo egiziano e con la Lega araba.

Le discussioni con il governo egiziano avranno ad oggetto la promozione del diritto internazionale umanitario e lo sforzo delle autorità egiziane al fine di adottare degli strumenti destinati a rafforzarne la messa in opera. Verteranno inoltre sulle principali sfide umanitarie alle quali il CICR è attualmente confrontato in Medio Oriente e nelle altre parti del mondo, così come sulla pertinenza del diritto internazionale umanitario nel quadro dei conflitti armati contemporanei.

La situazione in Medio Oriente sarà anche uno dei temi dell'incontro del presidente
Kellenberger con il segretario generale della Lega araba.

 

 

 

 

2-Comitato internazionale della Croce Rossa
Comunicato stampa n° 04/37 del 18 maggio 2004
"Indonesia: la Croce Rossa assicura il trasferimento di 151 persone rilasciate dal
Movimento per un Aceh libero"
Traduzione non ufficiale di Sabrina Bandera

 

 

Ginevra/Giacarta (CICR e PMI) - Negli ultimi tre giorni la Croce Rossa indonesiana (Palang Merah Indonesia, PMI) e il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) hanno assicurato con il sostegno attivo dei media, il trasferimento di 151 persone che erano state loro consegnate dal Movimento per un Aceh libero (Gerakam Aceh Merdeka, GAM).

Le persone rilasciate erano nelle mani del GAM nella provincia di Nangroe Aceh Darussalam e sono state consegnate nel distretto di Aceh Timur (nella parte orientale della provincia). Tra di loro vi era anche il cameraman televisivo Feri Santoro, nelle mani del GAM da più di dieci mesi.

Conformemente ad un accordo concluso tra le autorità indonesiane e il GAM, la Croce Rossa ha ufficialmente preso in carico queste persone in diversi punti del distretto e le ha condotte nella città di Langsa, ad una sessantina di chilometri.

Sia la PMI che il CICR sperano che tutte le persone possano ritornare a casa loro rapidamente e senza complicazioni, dopo essere state sottoposte ad un esame medico, effettuato dalla Società nazionale.

La PMI e il CICR hanno agito nella loro qualità di intermediari neutri, nel quadro del loro mandato umanitario.

 

 

 

 

3-Corso Informativo D.I.U. - 19-20 Giugno 2004
Castiglione delle Stiviere (MN)
Presso Centro Regionale di Formazione Croce Rossa Italiana
Regione Lombardia Loc. Ghisiola

 

Nell'ambito della Fiaccolata 2004 "da Solferino a Castiglione",( ATTIVITA' FIACCOLATA )
l'Ufficio Diffusione del Diritto Internazionale Umanitario, su richiesta del Delegato Nazionale
CRI per la protezione civile, organizza un Corso Informativo sul D.I.U. Esso è rivolto ai volontari
CRI con l'obiettivo di fornire loro gli elementi principali del Diritto Internazionale Umanitario.

Il Corso si articola in due giornate (sabato 19 e domenica 20 Giugno 2004) secondo il programma allegato a questo numero del Caffè.

 

Comunicatoci da Fabio Strinati

 

PROGRAMMA CORSO D.I.U.

 

4-"Sulla frontiera, in Chad" di Gauthier Lefevre
Traduzione non ufficiale di Colum Brendan Alessandro Donnelly
Link: http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2004_1/14-15.html

 

 

A partire dallo scorso anno, circa 110.000 sudanesi, molti dei quali donne e bambini, hanno attraversato la frontiera con il Chad, fuggendo dalla violenza nella provincia occidentale di Darfur. Ogni giorno sempre più persone cercano rifugio in una regione dove l'acqua è scarsa, le infrastrutture di base sono carenti e l'accesso difficoltoso.

 

Fatma, sei anni, è arrivata in Chad dopo aver camminato per 5 notti. E' fuggita dalla sua casa nella provincia sudanese di Darfur nel gennaio 2004, insieme a sua madre, sua zia e sette tra fratelli e sorelle, tutti con un'età inferiore ai 14 anni. Suo padre, un insegnante, e due dei suoi zii sono stati uccisi quando sono scoppiati i combattimenti tra le forze governative ed i ribelli dell'Esercito di liberazione sudanese nel suo villaggio.

Circa 110.000 rifugiati provenienti da Darfur vivono lungo i 500 Km di confine tra Chad e Sudan. La maggioranza dei rifugiati risiede in città e villaggi sparsi lungo la frontiera , vivendo in condizioni molto difficili. Mancano cibo, acqua potabile e ripari.

I nuovi arrivati contavano sulla distribuzione di cibo ed aiuti non alimentari da parte delle agenzie delle Nazioni Unite (UN) e, soprattutto, sulla generosità dei chadiani locali. Questo è particolarmente vero nelle aree settentrionali, intorno ai villaggi di Tine e di Bahay, dove le comunità Zaghawa da entrambe le parti della frontiera mantenevano da secoli dei forti legami e dove vi è stato un piccolo surplus sul raccolto dello scorso anno.

I casi di malnutrizione sono stati pochi, ma un netto incremento è stato registrato all'inizio di marzo, quando si sono esaurite le scorte di cibo. Ma la situazione lentamente è cambiata. Dopo un mese di accampamento in condizioni precarie, divisi dai militari sudanesi solo da poche centinaia di metri e dal letto di un fiume in secca, Fatma e la sua famiglia sono saliti a bordo di uno dei 20 camion della Croce Rossa del Chad, donati dalla Croce Rossa norvegese per facilitare le operazioni di soccorso nell'area orientale.

In due giorni, la Croce Rossa ha trasferito Fatma ed altri 260 rifugiati in un campo a Kounoungo, 100 Km a sud di Tine. Organizzato dall'ufficio dell'Alta Commissione per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), in risposta alle crescenti pressioni per acqua e servizi igienici, questo trasferimento è stato il primo di molti che hanno avuto luogo con l'aiuto dei volontari della Croce Rossa.

Cercando rifugi ed acqua

Le difficoltà nel trovare acqua in quantità sufficiente ha ritardato l'apertura dei campi dove accogliere la popolazione di rifugiati e distribuire aiuti umanitari. Dall'inizio di marzo, meno di 10.000 sono stati accomodati nei tre campi già operativi a Farchana, Toulom e Kounoungo, nel Chad orientale. Mediamente, solo una perforazione su tre produce una fonte d'acqua potabile, una difficoltà che ha costretto l'UNHCR a pianificare l'apertura di otto campi.

Nella regione meridionale, il grande numero di bestiame che i rifugiati sono stati in grado di portare con se ha aggravato il problema. Inizialmente il campo di Farchana era progettato per ospitare circa 12.000 rifugiati. Attualmente solo 2.000 si sono stabiliti nel campo, con un numero doppio di armenti. Nel nord arido, l'acqua è ancora più difficile da trovare, ma i pochi rifugiati non hanno con se bestiame.

Mahamat, trent'anni, è venuta in Chad a febbraio con sua madre, sua nonna e dieci tra fratelli e sorelle. Suo padre possedeva 100 mucche, 70 pecore e 55 cammelli, prima di essere ucciso durante l'attacco al suo villaggio, avvenuto a gennaio, e gran parte del suo bestiame rubato. La maggior parte di ciò che rimasto è morto lungo la strada di sete, di fame e di stenti. Oggi, ci sono rimasti solo due asini", afferma Mahamat, "ma saranno morti domani".

La risposta umanitaria

La risposta della comunità internazionale è stata forte. 13 organizzazioni non-governative collaborano con l'UNHCR per fornire assistenza ai rifugiati, ed altre 11 hanno condotto le valutazioni.

"La Croce Rossa ha assunto un ruolo importante nel settore dei trasporti all'interno dell'operazione, in accordo con l'UNHCR", afferma Roger Aubé, coordinatore del programma a N'Djamena per la Federazione Internazionale.

La Croce Rossa è stata presente sin dall'inizio dell'emergenza e sta incrementando costantemente la propria capacità nella regione. I suoi volontari hanno giocato un ruolo chiave, accompagnando i rifugiati, che venivano trasferiti dagli insediamenti temporanei lungo il confine ai campi allestiti dall'UNHCR.

Mahamat Djabo Abouna è a capo della squadra 20 dei volontari della Croce Rossa del Chad, basata ad Adre, che sta partecipando all'opera di trasferimento presso il campo di Farchana. "I rifugiati sono passati attraverso terribili sofferenze", afferma. "Il nostro compito è di rassicurare, aiutare e spiegare come ci si prenderà cura di loro. Diamo un volto umano all'intera operazione di soccorso".

All'arrivo presso il campo i volontari distribuiscono cibo e acqua, ed offrono consigli mentre i rifugiati si sottopongono al lungo processo di valutazione medica, registrazione e quindi di assegnazione di cibo ed aiuti non alimentari.

Mobilitazione del Movimento

L'appello lanciato dalla Federazione Internazionale nel dicembre 2003 ha mobilitato il Movimento. 20 camion sono atterrati nella capitale, N'Djamena, a febbraio, donati dalla Croce Rossa finlandese. Entro la fine del mese, 14 di questi hanno iniziato le operazioni, trasportando 45 tonnellate di equipaggiamenti per perforazioni per conto dell'Opera dela Chiesa Norvegese.

Anche le altre Società Nazionali sorelle hanno reagito prontamente all'emergenza. La Croce Rossa spagnola, che da tempo realizza programmi a Darfur, e la Croce Rossa francese, che ha appena completato un progetto per l'acqua e l'igienizzazione in molte delle scuole a N'Djamena, hanno entrambe inviato missioni di valutazione.

Questa assistenza ha rinforzato la collaborazione della Croce Rossa del Chad con l'UNHCR e le altre organizzazioni operanti nell'area. Dopo una proficua collaborazione nel sud del paese l'anno scorso per assistere 60.000 rifugiati provenienti dalla Repubblica Centro Africana, la Croce Rossa e le agenzie dell'UN sono ancora una volta insieme per rispondere alla crisi dei rifugiati sudanesi.

La prossima grande sfida sarà l'arrivo della stagione delle piogge a giugno. Mentre ora la situazione dei rifugiati non è catastrofica ed il lavoro di tutti coloro che sono coinvolti nell'operazione inizia ad avere un impatto sul campo, una volta che inizierà a piovere, le condizioni meteorologiche modificheranno la situazione.

L'accesso alle aree colpite è già difficile, e diventerà quasi impossibile per tre mesi, da giugno ad agosto, quando le piogge torrenziali renderanno gli uadi pericolosi e le piste scompariranno del tutto durante la stagione.

"Stiamo correndo contro il tempo per allestire tutti i campi, radunare tutta la popolazione di rifugiati in luoghi accessibili, e predisporre gli approvvigionamenti prima di giugno", afferma Yvan Sturm, che dirige le operazioni dell'UNHCR ad Areche, in Chad.

Ma non tutti i rifugiati si saranno stabiliti nei campi prima dell'arrivo della stagione delle piogge. Alcuni hanno già scelto di non muoversi e preferiscono rimanere lungo la frontiera, benché in condizioni precarie. Lo stile di vita nomade di molti gruppi di rifugiati non si concilia con la vita in un campo, anche se temporanea.

Altri hanno stretto legami famigliari ed amicizie dove si sono stabiliti. Altri ancora sperano di tornare presto nel loro paese, e ci rimarranno il più vicino possibile.

"Non possiamo tornare fino quando la situazione non sarà pacifica e sicura per crescere le nostre famiglie", afferma Osman Adam Abdallah, 40 anni, che ha perso sua moglie e due figli. "Qui possiamo ricevere aiuto dalla comunità internazionale fino a quando le condizioni saranno adatte per il nostro ritorno a Darfur".

L'UNHCR progetta di portare fino a 45.000 rifugiati nei propri campi. Nel frattempo, sono stati fatti sforzi per fornire assistenza umanitaria presso la frontiera, nonostante le difficoltà di accesso durante la stagione delle piogge. Non c'è dubbio su dove l'azione della Croce Rossa del Chad sarà particolarmente efficace.

 

 

 

Tratto dal Sito web del CICR al link
http://www.icrc.org/Web/fre/sitefre0.nsf/html/5FZJBN?OpenDocument

27-02-2004

"Le visite del CICR alle persone private della libertà: un mandato ricevuto dalla comunità internazionale ed esercitato dovunque nel modo"

Traduzione non ufficiale di Massimo Carlo Cappone

 

 

Nel 2003, il CICR ha visitato 469'647 prigionieri e detenuti incarcerati in 1'933 luoghi di detenzione in 73 pays. 126'922 fra queste persone sono state individualmente seguite.

Perché visitare i prigionieri?

Visitare quanti sono privati della libertà nel quadro di un conflitto armato costituisce una delleprincipali attività di protezione svolte dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR).

Il principio di tali visite é il seguente: le persone fatte prigioniere o in regime di detenzione durante un conflitto,in ragione di tale evento, vengono considerate nemiche da coloro che le hanno catturate. Costoro debbono quindi beneficiare dell'intervento di un organismo neutrale ed indipendente che si accerterà a che siano trattati umanamente ed incarcerati in condizioni corrette e che abbiano la possibilità di mantenersi in contatto con le proprie famiglie.

Durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, innumerevoli prigionieri - tedeschi, americani, britannici, francesi e di altre nazionalità - hanno beneficiato di queste visite ed hanno ricevuto pacchi e messaggi inviati da quanti loro vicino. Questa azione é ancor oggi attuata, per esempio, tramite le visite ai prigionieri di guerra del conflitto fra Etiopia ed Eritrea o del Sahara Occidentale.

Umanità, imparzialità, neutralità....

Il diritto internazionale umanitario - comprese le Convenzioni di Ginevra e tutti gli altri trattati volte a proteggere le persone in caso di conflitto - sottolinea che nessuna distinzione deve essere fatta fra le parti; che non vi sono gradi di trattamento umano riservati a certi gruppi in funzione di loro meriti supposti; che non vi sono vittime "buone" o "cattive", vittime "meritevoli" o vittime "indegne": tutti i prigionieri hanno diritto ad un trattamento umano.

 

 

Il ruolo del CICR

Il CICR é stato costituito circa 140 anni or sono per seguire i problemi di uno specifico gruppo di vittime di guerra: i soldati feriti. Ben presto l'istituzione, la cui neutralità era ampiamente riconosciuta, venne chiamata a redigere gli elenchi dei prigionieri della guerra franco-prussiana del 1870. Il semplice fatto di comunixare questi elenchi permise di rassicurare famiglie che vivevano nell'angoscia e rimane il nocciolo dell'azione del CICR in tempo di guerra.

Nel corso degli anni0, il CICR ha intensificato le sue attività in tale ambito e la comunità internazionale gli ha esplicitamente dato il mandato di vegliare a che regole precise, enunciate nelle Convenzioni di Ginevra del 1949, siano attuate. I prigionieri di guerra sono specificamente protetti da tali regole.


Il CICR gode anche del diritto riconosciuto di offrire i suoi servigi in vista di visitare un'altra categoria di persone detenute nel corso di conflitti o di disordini interni - i detenuti definiti «in regime di sicurezza» o «politici». Nella gran parte dei casi il CICR ha potuto convincere le parti in guerra a trattare questi detenuti secondo i principi umanitari definiti nelle Convenzioni di Ginevra, alle quali la quasi totalità dei paesi del mondo ha aderito.

Questo principio ha consentito al CICR, quale intermediario specificamente neutrale nei conflitti, di insistere sulla necessità di ottenere l'accesso ai prigionieri di tutte le parti, sia che si tratti delle forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Bosnia, sia dei soldati americani in Iugoslavia, o dei soldati britannici in Irak, tanto per citare alcuni esempi. E' questo stesso principio che dirige l'intervento sostenuto dal CICR con le visite ai talebani ed ai membri di Al-Qaida nelle mani delle forze americane o afghane - ne' più ne' meno.

L'esperienza ha provato che il rispetto delle regole umanitarie fondamentali in tempo di guerra, oltre a prevenire o almeno a limitare le atrocità, contribuisce a ristabilire la fiducia e facilita la riconciliazione in rapporto al conflitto. Il non rispetto di queste regole, invece, può creare un circolo vizioso di crudeltà, nel quale non ci sono vincitori.

 

Lo scopo delle visite del CICR

E' necessario precisare che le visite del CICR non sono finalizzate ad ottenere la liberazione dei prigionieri (salvo casi particolari, per ragioni strettamente mediche ed umanitarie).

Le procedure usuali del CICR, che vengono chiaramente illustrate alle autorità detentrici prima delle visite, comprendono la registrazione dei prigionieri; una valutazione di tutte le installazioni riservate ai prigionieri o da essi utilizzate; un incontro senza testimoni con ciascun prigioniero o con l'insieme dei prigionieri, per trattare dei problemi che potrebbero derivare dal modo in cui sono trattati o delle condizioni di detenzione; la distribuzione dei formulari standard, che verranno utilizzati per redigere un messaggio per familiari o amici (dietro autorizzazione delle autorità detentrici, il messaggio verrà, nella misura del possibile, inoltrato a cura del CICR). Con l'accordo dei prigionieri, i problemi vengono immediatamente sottoposti alle autorità per tentarne la risoluzione.

I rapporti scritti elaborati dal CICR a seguito di ciascuna visita sono consegnati alle autorità detentrici e non sono destinati alla pubblicazione - in effetti, é più facile risolvere i problemi attraverso un dialogo costruttivo, fondato sulla fiducia reciproca, che non sotto i riflettori dei media, il che comporta inevitabilmente un rischio di politicizzazione. E' questa la ragione per la quale il CICR non rilascia dichiarazioni pubbliche su questioni quali gli eventuali problemi relativi al trasporto dei prigionieri od alle condizioni di detenzione

 
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