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n° 207 del 17 Giugno 2004 Stampa E-mail
mercoledì 16 giugno 2004
17 giugno 2004
nr. 207
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)


Questo numero è inviato a nr. 982 indirizzi e-mail


CONTENUTO

Nota:

Siamo nella settimana che precede un grande evento per Castiglione delle Stiviere e per Solferino, per il Museo Internazionale della Croce Rossa, per la Croce Rossa Italiana. Ci siamo, fra qualche giorno migliaia di volontari dall'Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania, Austria, Croazia, Lettonia, Kyrgyzstan, Gabon, Giappone, U.S.A. Romania, Ungheria, Finlandia, Olanda, Andorra verranno in questi luoghi carichi di storia e significato per chi si riconosce nel pensiero di Henry Dunant. Sono già oltre 2600 le iscrizioni di cui circa 1800 alloggeranno al Campo Lidia che quest'anno si troverà in un parco nella località Ghisiola nei pressi di Castiglione delle Stiviere. Non ho tempo di raccontarvi altro al momento, prometto che lo farò quando sarà tutto passato. Vi consiglio di leggere con attenzione il bel pezzo di Roberto Arnò che racconta della conferenza di Alberto Cairo in occasione delle Giornate dei Diritti Umani di Mantova il 29 Maggio u.s. è un'occasione per chi non c'era di conoscerlo un po' meglio e per chi ha avuto la fortuna di esserci di ricordare un bellissimo momento della sua vita.

Cordialità, M.Grazia Baccolo

 

 

1-"Dottore della guerra"

di Roberto Arnò

 

2 - da Corriere della Sera - e-dicola

giovedì, 3 giugno, 2004

GUERRA CRIMINI

La mia America non respinga la Croce Rossa

L' AMERICA di McCain John

Comunicatoci da Giuseppe Sonzogni

 

3- Tratto dalla rivista "Red Cross and Red Crescent" nr.1/2004 :

Terremoto a Bam (Iran) 26/12/2003

Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

4-Tratto dalla rivista « Croix-Rouge/Croissant Rouge « n. 1/2004

All'ombra delle "guerre giuste"
di Pierre Hazan e Jean-François Berger

5-La Croce Rossa Italiana - Comitato provinciale di Ferrara - CABLIT (Associazione italiana degli Operatori di Pace delle Nazioni Unite) organizzano il Corso di formazione :

"Il diritto internazionale umanitario dei conflitti armati: dal diritto dei conflitti al diritto dell'uomo"
Ferrara, 25 settembre e 16 e 30 ottobre 2004

Comunicatoci da Isidoro Palumbo


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1-

 

"Dottore della guerra"

di Roberto Arnò

 

"Il mio mestiere è fare braccia, gambe e piedi per gli afgani che li hanno persi": da quattordici anni Alberto Cairo vive in Afghanistan dove è responsabile del progetto ortopedico del Comitato internazionale della Croce-Rossa (CICR). Gli obiettivi della sua attività sono due: fornire una riabilitazione fisica alle persone disabili ed aiutarle a reinserirsi nella società.

Sabato 29 maggio, a Mantova, durante le "Giornate dei diritti umani" organizzate dal Centro internazionale d'Arte e di Cultura di Palazzo Te e dal Comune di Mantova, ha raccontato la sua esperienza.

Parla in modo piano e diretto. Dalle sue parole affiora una profonda umanità. "L'Afghanistan è uno stato molto tormentato e difficile - dice - ma con una grande risorsa: è un crocevia tra Est ed Ovest". Racconta della gente: "Persone belle, fisicamente molto resistenti, orgogliose, a volte presuntuose. Ma con un'eccezionale capacità elaborativa: imparano tutto. Come si son ridotti, allora, ad essere fra i più miseri della terra?". Poi, aggiunge: "In tanti han cercato di occupare questa regione; in tanti ci son riusciti. Se, però, si dice che ogni uomo ha un prezzo, gli afgani li puoi affittare solo per un periodo di tempo molto breve".

E' stato chiamato nel 1990 dal CICR per creare un centro di riabilitazione per i feriti di guerra. Non è sempre stato facile: a volte, però, la causa delle difficoltà è dentro di noi: "Arriviamo in un posto - spiega - con il nostro bagaglio di esperienze, ed applichiamo i nostri schemi senza chiedere alla popolazione quali siano le loro priorità. Si diviene una specie di 'colonialisti umanitari'. Io lo sono stato, ho sbattuto la testa ed ho imparato ad ascoltare e a farmi aiutare da loro". Racconta esperienze toccanti. Quella dello scoppio di una bomba, con la gente che fugge a ridosso dei muri delle case, ed un uomo che rimane solo in mezzo alla strada. E' in carrozzina e, per quanto si dimeni, non riesce a andare nè avanti nè indietro. Gli mancano le due gambe e un braccio. Dietro alla carrozzina, cerca riparo il figlio. Oppure, dell'arrivo dei Talebani e il divieto per le bambine di proseguire gli studi. Lo stesso problema, per motivi diversi, lo avevano i ragazzini con handicap fisici gravi, perchè non potevano recarsi a scuola. Tutti questi episodi hanno contribuito a mutare i piani rigidi all'avvio della missione, adattandoli, grazie all'aiuto ed all'insistenza dei collaboratori locali e, soprattutto, delle persone che avevano bisogno dell'assistenza.

Oggi, tutti possono usufruire delle protesi e della riabilitazione, indipendentemente dalla causa - malattia, guerra, incidente. I centri rimangono aperti anche quando la situazione esterna è instabile o siano in corso dei combattimenti, anche se attualmente la situazione è tranquilla. L'assistenza non è più limitata alle protesi e la rieducazione: i ragazzi in difficoltà possono seguire la scuola a domicilio e gli adulti possono farsi finanziare dei progetti col microcredito, avviare un'attività e divenire autosufficienti economicamente. Sono 2.700 i prestiti fatti finora, e la restituzione è del 92%. Nei centri, poi, hanno adottato il criterio della "discriminazione positiva": i 450 lavoratori sono tutti portatori di handicap, dal facchino al cuoco, dal contabile al tecnico della riabilitazione.

"Il messaggio che mi preme di far passare - conclude Alberto Cairo - è molto semplice. Il 'colonialismo umanitario' è un rischio gravissimo. Si va con tante buone intenzioni, ma non si vuole ascoltare, si ha paura di ascoltare. Si va con grande cuore, ma non basta. Se resta colonialismo umanitario, nella migliore delle ipotesi è carità. E' un obolo che dai. Tu il bianco generoso e buono che vai ad aiutare chi ne ha bisogno, chi è in difficoltà. Non è così. E' un loro diritto quello di essere ascoltati. Insieme dobbiamo decidere il loro futuro e anche il loro presente. Io ci casco ancora adesso. Ma bisogna fare serenamente questo passo, dalla carità all'aiuto umanitario."

 

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2-

Pubblicato su Corriere della Sera - e-dicola

giovedì, 3 giugno, 2004

GUERRA CRIMINI

Pag. 001.014

 

La mia America non respinga la Croce Rossa

L' AMERICA

 

McCain John

 

 

Da quando gli abusi di Abu Ghraib sono venuti alla luce, le autorità americane a tutti i livelli si sono mostrate giustamente indignate e addolorate. Esiste tuttavia anche una corrente sotterranea di opinione che è contraria alla stretta osservanza da parte dell' America del diritto umanitario internazionale, e che critica le organizzazioni che ne controllano l' applicazione. Di recente c' è chi ha bollato ironicamente il personale della Croce Rossa come «benefattori umanitari», la cui presenza nei centri di detenzione della coalizione sarebbe inopportuna, se si considera che nel

frattempo i soldati americani combattono e muoiono. Inoltre c' è chi sostiene che il Comitato internazionale della Croce Rossa sta lentamente trasformandosi in un gruppo di pressione di sinistra, e giudica la Convenzione di Ginevra come un ostacolo alla nostra capacità di estorcere ai prigionieri informazioni che potrebbero salvare vite americane. È decisivo rendersi conto che la Croce Rossa e la Convenzione di Ginevra non mettono in pericolo i soldati americani ma li proteggono.

I nostri soldati sono entrati in guerra con la consapevolezza che, se fossero stati fatti prigionieri, avrebbero potuto godere di leggi destinate a proteggerli, e osservatori internazionali imparziali si sarebbero occupati delle loro condizioni di detenzione. I nostri uomini ad Abu Ghraib devono aver creduto di proteggere vite americane maltrattando i detenuti per estorcere informazioni, ma hanno ottenuto l' effetto contrario. Le loro azioni hanno aumentato i rischi a carico dei nostri soldati, in questo conflitto e nelle guerre future. Esistono naturalmente dei nemici che non si sentiranno mai vincolati dalla Convenzione di Ginevra e che non permetteranno mai alla Croce Rossa di visitare prigionieri americani. Se Al Qaeda decapita ostaggi americani, dicono alcuni, perché mai dovremmo essere costretti a trattare con umanità i militanti di Al Qaeda catturati? Ma quando il principio di reciprocità non si applica, noi dobbiamo ricordarci i principi che reggono i comportamenti della nostra nazione. L' America è una nazione fondata sulle leggi. Noi ci atteniamo a standard superiori a quelli dei terroristi. Ci distinguiamo dai nostri nemici anche grazie al trattamento che riserviamo loro. Se dovessimo abbandonare le regole di condotta in tempo di guerra che noi abbiamo liberamente scelto, perderemmo la reputazione morale che ha reso l' America unica al mondo. Alcuni sostengono inoltre che la Convenzione di Ginevra è stata sorpassata dalle nuove circostanze nelle quali ci troviamo. Stiamo, è vero, affrontando un nuovo tipo di nemico nella guerra globale al terrore, e molta della nostra capacità di vanificare gli attacchi e distruggere le cellule terroristiche dipende dalla qualità delle informazioni che otteniamo dai prigionieri. Eppure niente nella Convenzione preclude gli interrogatori mirati. Essa proibisce, tuttavia, le torture e le umiliazioni dei detenuti, sia che siano considerati o meno prigionieri di guerra. Queste sono norme che non diventano mai obsolete e riguardano la questione di come le persone dotate di senso morale debbano trattare altri esseri umani. Sono anche i principi sui quali si basa la liberazione dell' Iraq. Stiamo offrendo all' Iraq un nuovo giorno, una nuova epoca, migliore della tirannia di Saddam Hussein, da ogni punto di vista. Questa nuova era sostituisce il terrore, l' umiliazione e le leggi arbitrarie con la libertà, i diritti umani e il principio di legalità. La Croce Rossa e gli altri «benefattori» ci aiutano a raggiungere questo obiettivo. Gli attacchi all' integrità del Comitato internazionale del Croce Rossa danneggiano la credibilità dei suoi accordi riservati con i governi. Senza questa credibilità le parti impegnate nel conflitto diventeranno sempre più riluttanti concedere alla Croce Rossa l' accesso umanitario, comprese le visite ai prigionieri di guerra. Quando i soldati americani sono tenuti prigionieri dalle forze nemiche, queste visite possono essere essenziali per la loro salute fisica e psicologica. Invece di incolpare la Croce Rossa e gli altri gruppi umanitari, dovremmo invece focalizzare la nostra attenzione su quegli individui che hanno commesso gli abusi a Abu Ghraib. Se gli ufficiali americani avessero prestato subito attenzione ai rapporti della Croce Rossa riguardo agli abusi in quel carcere, avremmo potuto limitare i danni che queste persone hanno procurato alla reputazione internazionale dell' America. Soltanto perseguendo i colpevoli nella forma e nella sostanza della Convenzione di Ginevra potremo cancellare la macchia sui due milioni e mezzo di uomini e donne delle nostre forze armate che considerano questi comportamenti totalmente anti-americani. John McCain © Wsj (traduzione di Ilaria Mascetti) *Senatore repubblicano dell' Arizona

 

 

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2-
All'ombra delle "guerre giuste" [1]
di Pierre Hazan e Jean-François Berger

(Tratto da Croix-Rouge/Croissant Rouge n. 1/2004)

 

 

L'11 settembre 2001 ed i conflitti dell'Afghanistan e poi dell'Iraq hanno posto sotto i proiettori l'azione umanitaria e la sua evoluzione nel quadro del nuovo equilibrio internazionale dei poteri.

 

Sotto la guida di Fabrice Weissman e di Medici Senza Frontiere (MSF), in un libro collettivo intitolato "All'ombra delle guerre giuste" [2], molti medici operatori dell'umanitario, si soffermano sulla fragilità dell'aiuto umanitario e gettano un sguardo pungente sulle cause di questa evoluzione.

 

Rievocando gli interventi armati, dove dei "spin doctors" (consulenti elettorali, ndt.) di certi capi di stato occidentale sono arrivati ad elaborare la formula di "bombardamenti umanitari", gli autori danno una dimostrazione implacabile della cinica strumentalizzazione dell'assistenza operata dalla "politica". Così, Jean-Hervé Bradol, presidente di MSF-Francia, commenta la capacità dell'amministrazione americana, "attraverso la magia dello strumento di propaganda più potente del mondo", di vestire le proprie responsabilità di potenza occupante verso le popolazioni irachene, come "aiuto umanitario".

 

Stupendo gioco di prestigio semantico, notano Rony Brauman e Pierre Salignon nel loro articolo "Iraq: la posizione del missionario": se l'Iraq di Saddam Hussein distribuisce dei viveri alla sua popolazione, rispetta solo i propri obblighi, se lo facco i soldati della coalizione ciò rappresenta "un gesto umanitario". "Quale segreta gerarchia di valori interviene quando la distribuzione di viveri delle truppe anglo-americane si trova ornato di questo cortese aggettivo, mentre è preluso, per una stessa operazione, compiuta dall'amministrazione irachena ?", ironizzano a ragione i due autori.

 

Per Jean-Hervé Bradol, la lezione, per brutta che sia, merita di essere evidenziata: "l'uso improprio dell'umanitario offre il doppio vantaggio di giustificare la guerra e di fare dimenticare i suoi crimini". Secondo l'autore, malgrado la volontà di strumentalizzare l'aiuto umanitario in Iraq, gli Stati Uniti, tuttavia, non riescono più ad imporre questo messaggio alla loro opinione pubblica, né ai loro alleati europei. In tal modo, l'amministrazione americana si fa ricordare costantemente per la sua mancata osservanza delle Convenzioni di Ginevra nel trattamento dei detenuti di Guantanamo.

 

Dopo essere passato in rassegna degli esempi di interventi armati e di impegno umanitario, gli autori esaminano certi casi dove la comunità internazionale ha scelto l'astensione, rievocando l'indifferenza quasi completa dei dirigenti occidentali di fronte ai due o tre milioni di morti del Congo dal 1998 o ai bagni di sangue della Liberia, dell'Algeria e della Cecenia.

 

In un altro studio intitolato "Il futuro dell'azione umanitaria" [3], gli autori si soffermano sulla crisi irachena per mettere in evidenza la militarizzazione dell'azione umanitaria, sottolineando che "lo spazio umanitario neutro tende a ridursi ed è sparito praticamente negli ambienti naturali come l'Iraq e l'Afghanistan". Con la degradazione delle condizioni di sicurezza in questi Paesi, la tentazione di militarizzazione dell'aiuto umanitario è al rialzo, a dispetto della politica del CICR a questo riguardo. Rievocando le minacce che pesano sul personale umanitario, gli autori richiamano al "ristabilimento di un qualsiasi forma di dialogo coi belligeranti, i gruppi di attivisti ed i loro sostenitori. "Non senza lucidità", aggiungono che, "tenuto conto della percezione largamente diffusa di una crociata occidentale contro l'islam, non sarà un magro affare."

 

Lo studio sottolinea anche l'esistenza di un sentimento, largamente diffuso, che la "guerra contro il terrorismo" ha provocato un'erosione dei principi umanitari e del diritto internazionale umanitario, ciò che rappresenta una sfida cruciale per il Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Come ha detto François Bugnion, direttore della divisione di Diritto Internazionale e Cooperazione del CICR: "Bisogna fare attenzione a non distruggere con le armi, i valori che si pretende proteggere dalle le armi" [4].

 

[1] Le opinioni espresse non impegnano che gli autori degli articoli e non riflettono necessariamente l'opinione del Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

[2] Hurst and Company, Londra, 2004

[3] Il futuro dell'azione umanitaria - Implicazioni in Irak ed altre crisi recenti, Feinstein International Famine Center, Tufts University, gennaio 2004

[4] Guerra giusta, guerra di aggressione e diritto internazionale umanitario, Rivista internazionale del Croce Rossa, settembre 2002

 

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3

Tratto dalla rivista "Red Cross and Red Crescent" al link: http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2004_1/focus.html

Terremoto a Bam (Iran)

26/12/2003

Traduzione non ufficiale di Susy Turato

 

In una strada residenziale di Baravat, a 5 kilometri a sud di Bam, Zolaikha Baniagardy, una donna anziana, si china vicino all'autobotte d'acqua della Croce Rossa iraniana e con voce tremante racconta quello che è successo alle 5:28 del 26 dicembre 2003. "Stavo dicendo le mie preghiere del mattino quando ho sentito un rumore assonnante simile a quello di un aereo e la terra ha incominciato a tremare", dice Zolaikha, mentre si asciuga le lacrime con un angolo del suo chador. "L'unica cosa che ho potuto fare è stata quella di correre fuori, lasciando la mia intera famiglia a morire in casa. Adesso che sono rimasta sola, chi si prenderà cura di me?"

 

Zolaikha è una delle migliaia di vittime del terremoto che ha colpito la città di Bam nella provincia di Kerman, nel sudest dell'Iran. È stato il terremoto più devastante nella storia dell'Iran, che ha provocato più 41.000 morti, 30.000 feriti, e un bilancio di 75.000 persone senzatetto e la distruzione dell'85% delle abitazioni. La distruzione dell'attrazione turistica della città, la cittadella di Arg-E-Bam, vecchia di 2.000 anni, e il danneggiamento di 25 dei 64 qanats, vale a dire canali sotterranei facenti parte di un sistema antico di irrigazione, hanno significato per la maggior parte dei residenti la perdita dei loro mezzi di sostentamento.

 

Operazioni di ricerca e salvataggio e prestazione di soccorso

 

Quasi tutte le abitazioni di questa città antica, situata nel deserto, erano fatte di strati di mattoni di fango, che al verificarsi del sisma si sono sgretolati all'istante sopra le persone che stavano a letto a dormire. Entro due ore dal disastro la Società della Mezzaluna Rossa iraniana (IRCS) ha mobilitato le squadre di ricerca e salvataggio del luogo, a cui velocemente si sono uniti anche i colleghi provenienti da altre parti del paese, nonché altre squadre internazionali. La IRCS ha tirato fuori dalle macerie più di mille sopravvissuti.

 

Molti dei feriti sono stati evacuati dalla regione colpita dal terremoto con gli elicotteri della IRCS e condotti a Tehran, Shiraz e altre città della provincia di Kerman.

 

I volontari della IRCS hanno anche aiutato a seppellire i centinaia di migliaia di morti in fosse comuni, prevenendo così lo scoppio di epidemie di malattie. Alle vittime sono state scattate delle foto per aiutare i loro familiari a identificarle.

 

A dirigere le operazioni sul campo sono i volontari e gli operatori della IRCS che hanno coordinato tutte gli interventi di soccorso, mobilitando più di 12.400 operatori sanitari, che hanno curato circa 42.500 pazienti, e distribuendo centinaia di tonnellate di tende da campo, coperte, stufe e cibo a più di 40.000 famiglie. La città di Bam è stata divisa in 12 zone, e in ciascuna zona opera, come unità autonoma, una squadra provinciale della IRCS.

 

 

Ripristino dei servizi di prima necessità

 

Questa calamità ha spazzato via da Bam i servizi di base, fondamentali alle più di 200.000 persone che vivono nella città e nei villaggi circostanti. I due ospedali pubblici sono stati completamente distrutti e molti degli operatori sanitari sono morti. Inoltre, la rete di distribuzione dell'acqua è andata in pezzi.

 

Durante i primi giorni della crisi, la Mezzaluna Rossa saudita assieme ad altri gruppi di intervento hanno allestito delle strutture temporanee per la cura dei feriti. A complemento delle cliniche gestite dalla IRCS, alla vigilia di Capodanno, la Croce Rossa giapponese ha aperto una clinica, alla quale è seguita, pochi giorni dopo, l'apertura di un ospedale specialistico con 200 posti letto, finanziato dall'Ufficio umanitario della comunità europea (ECHO), e di altre due cliniche dotate di personale della Croce Rossa tedesca, finlandese e norvegese. La gestione di queste strutture, che hanno già provveduto a curare più di 10.000 pazienti, sarà consegnata alla IRCS nel giro di pochi mesi.

 

Un'altra grande sfida è stata posta dalla necessità di accedere ad acqua pulita. Nel giro di 24 ore dal disastro la Federazione Internazionale ha dislocato le unità di intervento di emergenza (ERU) della Croce Rossa spagnola, austriaca, francese, tedesca e svedese, per assicurare l'approvvigionamento d'acqua e servizi sanitari di base. "Il problema è che il terremoto ha distrutto l'intero sistema di distribuzione d'acqua di Bam. Questo potrebbe potenzialmente intaccare la qualità dell'acqua che arriva all'utente finale", sottolinea Sara Escudero, ingegnere sanitario e idrico della Croce Rossa spagnola. La IRCS ha distribuito bottiglie d'acqua e collocato delle cisterne d'acqua in molti distretti della città. Le ERU hanno rifornito di acqua pulita, docce e latrine gli ospedali, le cliniche e i campi di tende della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

 

Fronteggiare il dolore e la paura

 

Un giorno dopo il terremoto, la IRCS ha mandato nella zona disastrata dei team di emergenza per il supporto psicologico, al fine di valutare la situazione e offrire un primo aiuto. Più di 85 volontari della IRCS si sono spostati da una tenda all'altra, offrendo consulenze psicologiche individuali.

"Subito dopo il terremoto, la gente ha pensato solo a sopravivere, a cercare di trovare i propri familiari, nonché un rifugio, del cibo e dell'acqua", afferma Aghdase Kafi, psicologo e membro del team di supporto. "Ma è anche molto importante per i bambini e le loro famiglie riuscire a parlare dei propri sentimenti e condividere i propri problemi, e rendersi così conto che ci sono altre persone intorno a loro che si trovano nella stessa situazione".

 

 

La Croce Rossa danese e islandese stanno supportando il programma di supporto psicologico della IRCS, che è diretto ad aiutare i sopravvissuti a far fronte al dolore per la perdita dei loro cari, della loro casa e alla paura continua alimentata dalle ricorrenti scosse di assestamento.

 

A essere particolarmente traumatizzati da tale catastrofe sono i bambini. Mehrnaz, 2 anni, ha perso i suoi genitori e due sorelle più grandi a causa del crollo del tetto della loro casa. Adesso, a prendersi cura di lei è rimasto solo suo zio. "Continuavo a scuotere i corpi dei miei genitori, chiedendogli di svegliarsi e portarmi fuori di qui", dice Mehrnaz. "Ho pianto e gridato molto". Mehrnaz è tra i 1.850 bambini rimasti orfani o lasciati 'incustoditi' dopo il disastro. La IRCS, con il supporto del Comitato Internazionale della Croce Rossa e della Federazione Internazionale, ha continuato attivamente nella ricerca dei loro genitori o di qualsiasi parente sopravvissuto, al fine di attuare un ricongiungimento familiare.

 

Ripristino e ricostruzione

 

Adesso che la maggior parte della gente rimasta senza tetto si è trasferita nei 12 campi di tende gestiti dalla IRCS e supportati dalla Federazione Internazionale, le operazioni di soccorso sono passate alla fase post emergenza di ripristino e di ricostruzione.

 

L'8 di gennaio 2004, la Federazione Internazionale ha lanciato un appello simultaneamente a quello delle Nazioni unite. Entrambi gli appelli riflettono il desiderio di queste due organizzazioni di aiutarsi reciprocamente nei lavori di soccorso. L'appello della Federazione Internazionale è diretto a sostenere l'operazione della ICRS per l'assistenza ad almeno 210.000 persone per circa otto mesi.

 

Il 19 gennaio, la IRCS ha tenuto, a Tehran, un'importane conferenza dei donatori. "Durante questa operazione, abbiamo riscontrato un livello incredibile di cooperazione tra la comunità internazionale", afferma il Dr Ahmad Ali Noorbala, presidente della Mezzaluna Rossa iraniana. Tale cooperazione continuerà a rafforzarsi grazie alla Federazione Internazionale, che provvederà ad organizzare e presiedere meeting per la coordinazione dei soccorsi per tutte le agenzie e organizzazioni non governative coinvolte nelle attività di soccorso.

 

Per tutte le persone, come Zolaika Baniagardy, la vita non ritornerà mai più a essere come prima del terremoto, ma, molto lentamente, iniziano ad apparire alcuni segni di speranza, quali l'apertura di una scuola provvisoria in uno dei campi di tende e la nascita di più di 40 bambini nell'ospedale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

 

Suzanne Charest

Suzanne Charest è responsabile delle comunicazioni per la Croce Rossa canadese

 

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5-


AVVISO

La Croce Rossa Italiana - Comitato provinciale di Ferrara e l'Ispettorato provinciale IIVV di Ferrara unitamente alla CABLIT Associazione italiana degli Operatori di Pace delle Nazioni Unite organizzano il Corso di formazione : "Il diritto internazionale umanitario dei conflitti armati: dal diritto dei conflitti al diritto dell'uomo", che si terrà a
Ferrara, 25 settembre e 16 e 30 ottobre 2004

Il corso è organizzato su tre sessioni di studio: il diritto internazionale dei conflitti armati, le operazioni militari di supporto alla pace e il diritto dei rifugiati.

Il corso è aperto a tutti: non solo agli istruttori diu e ai volontari della cri ma anche ai volontari di tutte le organizzazioni impegnate nei temi umanitari e di tutela dei diritti umani.
Inoltre è aperto agli studenti e a coloro che vogliono approfondire le tematiche del corso.
Infine è aperto agli operatori delle FFAA e di polizia.

I docenti saranno sia esperti civili e militari di DIU, consiglieri giuridici militari e docenti universitari.
Il corso prevede una tassa di iscrizione pari a euro 60,00, che comprende il kit del Corso, con materiale didattico e divulgativo comprensivo di due volumi editi dalla CABLIT (Appunti e lezioni di dica e di diritto delle pso e Jus contra bello Jus in bello Vent'anni di convenzioni internazionali).
Riceveranno il diploma finale coloro i quali avranno totalizzato il 75% delle frequenze e superato positivamente il test valutativo finale.
La scheda di iscrizione potrà essere trasmessa - ENTRO IL 30.07.04 - via fax al nr. 0523.248244, CRI Ferrara, Ispettorato IIVV, c.a. S.lla Veronesi. Ai fini della determinazione dell'ordine di arrivo delle domande, farà fede la data di ricezione del fax.

CABLIT CROCE ROSSA ITALIANA


SCHEDA PARTECIPANTI

(Da trasmettere - ENTRO IL 30.07.04 - via fax al nr. 0523.248244, CRI Ferrara, Ispettorato IIVV, c.a. Slla Veronesi)


Corso: "Il diritto internazionale umanitario dei conflitti armati: dal diritto dei conflitti al diritto dell'uomo",
Ferrara, 25 settembre e 16 e 30 ottobre 2004

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Orario di ricevimento: martedì 17.00 - 18.30
Luiss G. Carli, Via Parenzo, Roma (su appuntamento)

 
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