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n 375 del 7 marzo 2009 Stampa E-mail
sabato 07 marzo 2009

7 marzo 2009

nr. 375
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Speciale Sudan, Marzo 2009

Speciale Situazione Sudan - Caffè Dunant.it

Il flusso di notizie che hanno riguardato le vicende Sudanesi non sono passate inosservate ai nostri occhi. I problemi che emergono in queste ore non sono certo di facile soluzione: mercoledi scorso, la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di cattura nei confronti del Presidente Sudanese Omar al Bashir per i crimini internazionali commessi nella regione del Darfur, dove dal 2003 è in corso un conflitto armato tra le forze armate Sudanesi e due gruppi ribelli, il Justice and Equality Move-ment ed il Sudan Liberation Army.

La nostra idea è semplicemente quella di gettare luce sugli avvenimenti di questi giorni attraverso gli occhi di chi vive in prima persona la realtà Sudanese. Racconteremo i fatti attraverso le pubblicazioni delle agenzie stampa, le opinioni, gli articoli, le pubblicazioni accademiche e tutti i contributi che contribuiscano a mettere a fuoco la situazione.

Ringraziamo chiunque volesse contribuire segnalandoci eventi, manifestazioni, libri, articoli, immagini, filmati e quant’altro possa essere utile allo scopo che ci siamo prefissati.

Grazie per l’affetto e l’attenzione

Lo Staff di CaffeDunant.it 

 

Contenuto:

1 - 14 luglio 2008
Il Procuratore della Corte Penale Internazionale esercita l’azione penale nei confronti del Presidente sudanese, Hassan Ahmad Al Bashir, per crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nel Darfur.
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

2 - 3 Marzo 2009
La CPI dispone di prove schiaccianti contro il Presidente Sudanese Bashir: il Procuratore
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

3 - 4 marzo 2009
Le Forze Armate Sudanesi “tratteranno con fermezza” i sostenitori della Corte Penale Internazionale
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

4 - 4 marzo 2009
La Corte dell’Aja emette un mandato di arresto a carico del Presidente Sudanese Bashir
di Redd Stevenson e Aaron Gray-Block
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

5- 4 marzo 2009
Sudan: MSF si dice “preso in ostaggio fra il governo e la CPI”
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia 

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1 - 14 luglio 2008
Il Procuratore della Corte Penale Internazionale esercita l’azione penale nei confronti del Presidente sudanese, Hassan Ahmad Al Bashir, per crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nel Darfur.

Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

Situazione: Darfur, Sudan

Il Procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) Luis Moreno-Ocampo ha presentato elementi di prova che dimostrano che il Presidente sudanese, Omar Hassan Ahmad al Bashir, ha commesso i crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur.

A tre anni dall’incarico ricevuto dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU di indagare nel Darfur, e sulla base degli elementi di prova raccolti, il Procuratore ha concluso che vi sono fondati motivi per ritenere che a Omar Hassan Ahmad Al Bashir vengano contestati 10 capi di accusa per genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra.

Gli elementi di prova raccolti mostrano come Al Bashir abbia pianificato e messo in atto un piano per distruggere i gruppi Fur, Masalit e Zaghawa a causa della loro appartenenza etnica. I membri di questi tre gruppi, storicamente importanti nel Darfur, contestarono la marginalizzazione di questa regione e si ribellarono.  Al Bashir non riuscì a sconfiggere i movimenti armati, quindi si rivolse contro la popolazione. “Le sue motivazioni sono state, soprattutto, politiche. Ha sfruttato il pretesto della “lotta contro l'insurrezione”. “In realtà, il suo intento è stato il genocidio”, ha dichiarato il Procuratore.

Per più di 5 anni, le forze armate e la milizia Janjaweed, agli ordini di Al Bashir, hanno attaccato e distrutto villaggi.  Quindi hanno perseguitato i sopravvissuti nel deserto.  Quelli che sono riusciti a raggiungere i campi profughi sono stati sottoposti a condizioni di vita che hanno portato alla loro distruzione.  Al Bashir ha impedito l'assistenza internazionale.  Le sue forze armate circondano i campi.  Una vittima ha detto: "Quando li vediamo, scappiamo.  Alcuni di noi riescono a fuggire, alcune donne sono catturate e violentate, da più uomini, anche circa 20 uomini che stuprano una donna. Queste cose sono normali per noi, qui nel Darfur.  Queste cose accadono spesso.  Ho visto troppo stupri.  A loro non importa se qualcuno li vede violentare le donne, non se ne curano.  Le ragazze vengono violentate di fronte alle loro madri e ai loro padri".

Per più di 5 anni, milioni di civili sono stati sradicati dalle loro terre che occupavano da secoli, tutti i loro mezzi di sopravvivenza sono stati distrutti, la loro terra saccheggiata e abitata da nuovi coloni.  “Nei campi le forze di Al Bashir uccidono gli uomini e stuprano le donne.  Egli vuole porre fine alla storia dei Fur, dei Masalit e degli Zaghawa” ha detto il Procuratore.  “Tutto ciò è evidente“.
Per più di 5 anni, Al Bashir ha negato questi crimini.  Egli sostiene che lo stupro non esiste in Sudan.  Si tratta di una invenzione.  "Per prevenire la verità circa i crimini commessi, ha nascosto i propri crimini con il pretesto di una “strategia di controinsurrezione” o di “scontri tribali”, o di “azioni di milizie autonome senza legge”, “Al Bashir ha reso possibile che venissero commessi ulteriori crimini.  Ha promosso i suoi sottoposti ed ha fornito loro  l'impunità, al fine di garantire la loro disponibilità a commettere il genocidio" ha dichiarato il Procuratore.

L'intenzione di Al Bashir di commettere genocidio si è rivelata chiaramente con gli attacchi coordinati contro i 2.450.000 che avevano cercato rifugio nei campi. "Al Bashir ha programmato la povertà, l'insicurezza e le violenze ai sopravvissuti. Non ha avuto bisogno di proiettili.  Ha usato altre armi: stupri, fame, e paura. Efficienti e silenziosi", ha aggiunto il Procuratore.
Oggi gli elementi di prova dimostrano che Al Bashir, piuttosto che aiutare il popolo del Darfur, ha mobilitato tutto l'apparato statale, comprese le forze armate, i servizi di intelligence, la diplomazia, i servizi di informazione pubblica e il sistema giudiziario, per costringere 2.450.000 persone che vivono nei campi profughi, la maggior parte membri di gruppi presi di mira, a condizioni di vita che hanno portato alla loro distruzione fisica.

 "Al Bashir è il Presidente.  Egli è il comandante in capo.  Quelle non sono solo parole formali.  Ha utilizzato l'intero apparato statale, ha usato l'esercito, ha arruolato la milizia Janjaweed.  Tutti sono posti sotto la sua autorità, tutti gli obbediscono.  Il suo controllo è assoluto", ha aggiunto il procuratore Moreno-Ocampo.
La Camera preliminare dovrà esaminare ora gli elementi di prova. Se i giudici determineranno che vi sono fondati motivi di ritenere che Al Bashir ha commesso i presunti crimini, decideranno in merito al miglior modo per garantire la sua apparizione innanzi la Corte. L'accusa ha chiesto il mandato d'arresto.

 Per ulteriori informazioni rivolgersi a:
 Florence Olara, responsabile informazioni con il pubblico (ufficio del Procuratore)
 +31 (0) 6 5029 4476 (cellulare)
Email: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
 all'Aia:
 Nicola Fletcher, rapporti con i media (ufficio del Procuratore)
 +31 (0) 70 515 8071, cell: +31 (0) 65 089 0473
Email:  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Tratto dal sito web della Corte Penale Internazionale
 http://www.icc-cpi.int/press/pressreleases/406.html

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2 - 3 Marzo 2009
La CPI dispone di prove schiaccianti contro il Presidente Sudanese Bashir: il Procuratore
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

L’Aja - Il Procuratore della CPI ha dichiarato,  nella giornata di martedì (3 marzo 2009, NdT), che esistono prove schiaccianti che dimostrano il coinvolgimento del Presidente Sudanese Omar al-Bashir con i crimini di guerra in Darfur.

“Disponiamo di prove schiaccianti contro Bashir”, ha confermato Luis-Moreno Ocampo ai giornalisti alla vigilia dell’annuncio, da parte dei giudici della CPI, della decisione di emettere o meno un  mandato di arresto nei confronti di Bashir per i crimini commessi nella regione occidentale del Sudan.

“Abbiamo oltre 30 differenti testimonianze che dimostreranno come ha gestito e controllato la vicenda”, aggiunge Moreno-Ocampo.

Il ProcuratoreProcuratoreProcuratore ha detto di aver dormito “molto bene”, e di essere preprato a qualunque risultato.

Nel caso in cui i giudici rifiutino la sua richiesta per un mandato di arresto, sarebbe ricorso. Se avessero approvato solo parzialmente le sue richieste, avrebbe analizzato le motivazioni prima di decidere i passi successivi.

Nel mese di luglio dello scorso anno, Moreno-Ocampo chiese un mandato d’arresto per Bashir alla Camera per le Indagini Preliminari sulla base di 10 crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.

Martedì ha reiterato l’accusa secondo cui è stato commesso un genocidio all’interno dei campi che ospitavano la popolazione sfollata dai propri villaggi in Darfur.

“Le armi utilizzate all’interno dei campi erano stupri e fame. Muoiono 5000 persone ogni mese”.

PEr quanto riguarda i testimoni, Moreno-Ocampo dice che alcuni sono sotto protezione “perché abbaimo previsto ciò che accade adesso: stanno attaccando le persone che credono potrebbero essere nostre testimoni”.

Sono emerse anche delle prove, ha aggiunto,  che dimostrano come influenti leader del Darfur siano stati oggetto di offerte di denaro, da parte di persone che si dichiaravano agenti del governo Sudanese, “per parlare contro di noi... per affermare che che erano nostri testimoni e che stavano dichiarando il falso”.

La decisione dei giudici sarà annunciata alle ore 13:00 GMT (di martedi 3 marzo 2009, NdT) nel corso di una conferenza stampa all’Aja, dove ha sede la CPI.

Se il mandato sarà emesso e l’arresto avrà luogo, il sessantacinquenne Bashir sarà il primo capo di stato ad essere trascinato di fronte alla Corte da quando la CPI ha iniziato la propria attività nel 2002.

“Qualunque decisione da parte della Corte Penale Internazionale non ha nessun valore per noi”, ha dichiarato BashirBashirBashirBashirBashir nel corso dell’inaugurazione di una diga sul Nilo a nord di Khartoum.

“Non varrà nemmeno il costo dell’inchiostro con cui è scritta”.
Procuratore

Tratto da ReliefWeb.int:
http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/db900sid/JBRN-7PSH55?OpenDocument&rc=1&cc=sdn
Copyright (c) 2009 Agence France Presse

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3 - 4 marzo 2009
Le Forze Armate Sudanesi “tratteranno con fermezza” i sostenitori della Corte Penale Internazionale
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

Khartoum - A poche ore dalla decisione della CPI sul mandato d’arresto del Presidente Omar-al Bashir, le Forze Armate Sudanesi hanno avvertito, nella giornata di mercoledì (4 marzo 2009, NdT), che tratteranno con fermezza tutti coloro che hanno collaborato con la CPI.

“Le Forze Armate tratteranno con fermezza con chiunque abbia collaborato con la cosiddetta Corte Penale Internazionale, utlizzata come piattaforma per ricatti politici e per destabilizzare la sicurezza e la stabilità degli stati”, ha affermato il portavoce Osman al-Aghbash parlando sulla radio di stato Radio Omdurman.

La Corte dell’Aja deciderà nel pomeriggio di mercoledì se accusare Bashir di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità in Darfur.

Lo scorso mese, il capo dei servizi segreti Sudanesi Salah Gosh aveva minacciato i sostenitori della CPI.

“Amputeremo le braccia di chi proverà a mettere le mani in favore dei piani della CPI”, ha affermato.

I ribelli si sono impegnati a rispondere con la forza ad ogni reazione militare di Khartoum.

Khalil Ibrahim, il leader del principale gruppo ribelle, il Movimento per la Giustizia e l’Equità, ha dichiarato che all’inizio di questa settimana si sarebbero vendicate nel caso fossero riprese le violenze contro la popolazione civile del Darfur.

Le Nazioni Unite affermano che circa 300.000 persone sono morte da quando la minoranza etnica della regione occidentale del Sudan, il Darfur, ha imbracciato le armi contro il regime arabo nel 2003. Khartoum afferma che i morti sono 10.000.


Tratto da ReliefWeb.int:
http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/db900sid/ASAZ-7PTH9J?OpenDocument&rc=1&cc=sdn
Copyright (c) 2009 Agence France Presse

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4 - 4 marzo 2009
La Corte dell’Aja emette un mandato di arresto a carico del Presidente Sudanese Bashir
di Redd Stevenson e Aaron Gray-Block
Traduzione non ufficiale di Colum Donnelly

L’Aja - La Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto a carico del Presidente Sudanese Omar Hassan al-Bashir nella giornata di mercoledì (4 marzo 2009, NdT) per crimini di guerra in Darfur, una decisione che potrebbe far scoppiare nuovi disordini nella regione.

E’ la prima volta che la Corte dell’Aja emette un mandato di arresto contro un capo di stato in carica, non includendo i numeri di un genocidio nel corso di un conflitto che le Nazioni Unite affermano abbia provocato almeno 300000 morti dal 2003.

La Corte, istituita nel 2002, accusa il sessantacinquenne Bashir di sette crimini di guerra e crimini contro l’umanità, che includono omicidi, stupri e torture. I tre giudici della Commissione dicono di non avere abbastanza prove per formulare l’accusa di genocidio.

“Le sue vittime erano dei civili che, in quanto Presidente, aveva il dovere di proteggere”, ha dichiarato il Procuratore Luis Moreno-Ocampo ai giornalisti, aggiungendo che il governo Sudanese è obbligato ad eseguire il mandato. “Sarà tra due mesi o tra due anni, ma affronterà la giustizia”.

Centinaia di dimostranti si sono radunati nel centro di Khartoum per protestare contro il mandato d’arrsto. Bashir ha rispedito le accuse al mittente, affermando che la CPI, la prima Corte Penale Internazionale permanente a perseguire i crimini di guerra, è parte di una cospirazione occidentale.

“E’ una decisione scorretta”, afferma il portavoce del Presidente Mahjoub Fadul, “non la riconosciamo”.

Alcune ore dopo l’emanazione del mandato, il Sudan ha revocato le licenze ad almeno 6 organizzazioni umanitarie straniere, senza motivare ufficialmente la decisione, affermano alcuni operatori umanitari. “Questo avrà un forte impatto sull’opera umanitaria in Darfur”, spiega uno degli operatori.

La tensione è cresciuta nella regione occidentale del Sudan, il Darfur, dove alcuni funzionari ONU raccontano che centinaia di soldati Sudanesi hanno marciato in parata sulla capitale regionale El Fas per dare una dimostrazione di forza.

Il sottosegretario agli esteri Sudanese, Mutrif Siddiq, ha dichiarato all’agenzia Reuters dei piani di Bashir di partecipare al summit arabo in Qatar durante il mese di marzo di quest’anno, nonostante il mandato di arresto.

Silvana Arbia, registar della CPI (figura che in Italia non esiste, è uno dei tre capi del tribunale, NdT), afferma che si aspetta l’esecuzione dell’arresto da parte degli stati firmatari del Trattato di Roma che ha istituito la Corte e dei membri delle Nazioni Unite.

L’esperto di giustizia internazionale Richard Dicker di Human Rights Watch ha affermato che l’incapacità della CPI di arrestare è un tallone d’achille.

“La Corte Penale Internazionale ovviamente non dispone di una propria  forza di polizia che possa eseguire le sentenze e dipende quindi dal governo Sudanese portare a compimento il mandat d’arresto,” dichiara ai giornalisti Dicker nei quartieri generali delle Naizoni Unite.

Washington ha dato il benvenuto all’emissione del mandato d’arresto (gli Stati Uniti non sono trai firmatari del Trattato di Roma che ha istituito la CPI, NdT).

“Gli Stati Uniti credono che chi abbia commesso delle atrocità deve essere portato di fronte alla giustizia”, afferma Robert Wood,  portavoce del Dipartimento di Stato.

La Cina, l’Unione Africana e la Lega Araba hanno ipotizzato che il provvedimento possa destabilizzare la regione, aggravare il conflitto nel Darfur e costituire una minaccia un accorod di pace difficile tra li Sudan settentrionale e quello sem-autonomo meridionale, potenzialmente ricchissimo di petrolio.


Violenza in crescita

La violenza è repentinamente cresciuta in Darfur nel corso dei mesi precedenti alla decisione della CPI. I funzionari del governo Sudansesi aspettano la ripresa degli attacchi da parte dei ribelli in seguito all’annununcio della Corte.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha esortato il Sudan a collaborare dopo l’emissione del mandato di cattura.

“Le Nazioni Unite continueranno a svolgere le proprie attività vitali di mantenimento della pace, tutela dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, e le operazioni di sviluppo in Sudan”, si legge all’interno di un documento delle Nazioni Unite.

Inoltre, i funzionari delle Nazioni Unite riferiscono che in Darfur i morti siano circa 300.000 a partire dal 2003, mentre Khartoum dichiara che i morti sono stati 10.000.

Si stima che 2.7 milioni di persone siano state sradicate dalle proprie terre a causa del conflitto, che ebbe inizio quando soprattutto ribelli non-Arabi impugnarono le armi contro il governo.

Moreno-Ocampo accusa Bashirdi aver orchestrato il genocidio in Darfur.

La Corte non ha incluso l’accusa di genocidio nella sua decisione di mercoledì, ma la situazione potrebbe cambiare “quando ulteriori prove saranno presentate dall’accusa” in modo da presentare una revisione del mandato.

Moreno-Ocampo ha riconosciuto che l’aiuto degli oltre 100 stati che sostengono la Corte sarà necessario per poter eseguire il mandato d’arresto.

Gli operatori umanitari affermatno che alcuni funzionari Sudanesi hanno consigliato di ritirare il personale impegnato nelle operazioni umanitarie da alcune aree del Darfur, in quanto potrebbero costituire un berasaglio.

“Khartoum reagirà violentemente contro la popolazione del Sudan. E noi siamo pronti a difendere la nostra gente”, afferma Ahmed Abdel Shafie, leader dell’organizzazione ribelle Sudan Liberation Army (SLA).

Il Ministro degli Esteri Egiziano  Ahmed Aboul Gheit Ahmed Aboul Gheit si è appellato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per sospender il mandato d’arresto a carico di Beshir, ma l’inviato Libico Ibrahim Dabbashi ha affermato che prima dell’annuncio della CPI che non era previsto alcun incontro immediato  del Consiglio.

Il Consiglio ha il potere di differire i procedimenti della CPI fino ad un anno per volta.

Moreno-Ocampo ha richiesto il mandato per Bashir lo scorso luglio, rendendolo il terzo capo di stato in carica ad essere accusato da una corte internazionale, dopo il Liberiano Charles Taylor ed il Serbo Slobodan milosevic.

Entrambi sono stati rimossi dal potere e portati innanzi ai tribunali internazionali dell’Aja.


Tratto da ReliefWeb.int:
http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/db900sid/ASAZ-7PTHTF?OpenDocument&rc=1&cc=sdn
(Reuters Foundation)

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5- 4 marzo 2009
Sudan: MSF si dice “preso in ostaggio fra il governo e la CPI”
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

L’organizzazione umanitaria Medici senza frontiere (MSF) ha annunciato, giovedì 5 marzo, di aver ricevuto l’ordine da parte del governo sudanese di cessare ogni attività in Darfur, dove le sue sezioni francese e olandese fornivano le cure a 400.000 persone.

Secondo Marie-Pierre Allié, la presidente di MSF, la partenza delle organizzazioni umanitarie potrebbe provocare una catastrofe sanitaria, anche perché un’epidemia di meningite si sta attualmente sviluppando nel paese.

Il giorno prima, le autorità sudanesi avevano deciso di espellere una decina di organizzazioni non governative (ONG) internazionali, in risposta alla decisione della Corte penale internazionale (CPI) di emettere un mandato di arresto contro il presidente Omar Al-Bachir per crimini di guerra e contro l’umanità in Darfur. Questo ordine coinvolge fra i 200 e i 300 operatori umanitari stranieri. «Ci hanno detto di lasciare il paese entro ventiquattro ore», ha precisato un responsabile di una ONG. «La commissione sudanese per gli affari umanitari ha revocato i nostri permessi», ha aggiunto un’altra responsabile, la cui organizzazione deve lasciare il Sudan, a meno di un cambiamento di direzione delle autorità. Il vice-presidente sudanese ha confermato che diverse ONG saranno espulse nelle prossime ore «perché hanno violato le leggi del paese».

Tali accuse sono fortemente smentite da Marie-Pierre Allié, che vede in questa espulsione un gesto politico, perché per il potere sudanese, gli operatori umanitari rappresentano la comunità internazionale. I rapporti fra il governo e le ONG si era d’altronde già raffreddato nel luglio scorso, quando sono stati emessi dalla CPI i primi mandati di arresto contro dei responsabili sudanesi.

Il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha esortato il governo sudanese ad autorizzare di nuovo le ONG che ha deciso di espellere. «Tutto ciò rappresenta una seria sconfitta per le operazioni di soccorso in Darfur», ha dichiarato il suo portavoce.  Gli Stati Uniti e altri Stati si sono uniti a questo appello.

600.000 sudanesi dipendono dall’aiuto umanitario

Le ONG MSF, Mercy Corps, IRC, NRC, Care, Solidarités, Action contre la faim, Oxfam Regno Unito e Save the Children sono fra le organizzazioni coinvolte. La maggior parte delle ONG internazionali in Sudan sono attive in Darfur, attualmente teatro della più importante missione umanitaria, secondo l’ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’ONU (OCHA), con 2,7 milioni di persone sfollate a causa delle violenze.

«Se il permesso di Oxfam sarà revocato, ciò colpirà più di 600.000 Sudanesi ai quali forniamo un aiuto umanitario vitale; di essi 400.000 sono in Darfur, dove le persone continuano a fuggire dalle violenze e dove i bisogni umanitari restano enormi», ha dichiarato la direttrice di Oxfam Internazionale. «E’ assurdo che noi, organizzazione indipendente e imparziale, siamo presi in un processo politico e giuridico», ha affermato il direttore delle operazioni di MSF-Olanda. «E’ totalmente inaccettabile che le persone del Darfur siano private delle cure mediche essenziali», ha aggiunto.


Tratto dal sito di Le Monde:
http://www.lemonde.fr/afrique/article/2009/03/05/le-soudan-expulse-une-dizaine-d-ong_1163423_3212.html#ens_id=1067666


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Eventi & Pubblicazioni

Si segnala la tavola rotonda dal titolo “Sudan - Diritti umani e comunità internazionale”, organizzata dall’ISPI presso la propria sede (via Clerici, 5 Milano) il 19 marzo 2009 alle ore 17:45.
Per ulteriori informazioni: www.ispionline.it .

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La Segreteria Pubblicazioni dell’ISPI informa che è disponibile  la seguente pubblicazione (file pdf):
"Sudan e Corte Penale Internazionale: ragioni e conseguenze del mandato di arresto per Al Bashir" a cura di Ludovica Poli (ISPI - Policy Brief n. 119)
Per scaricare il file pdf: http://www.ispionline.it/it/documents/PB_119_2009.pdf
Abstract: “La Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato d’arresto a carico del Presidente sudanese Omar Al Bashir per crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Il Governo sudanese ha reagito duramente, ritenendo che la misura rappresenti un grave attentato alla sovranità del Paese. È escluso pertanto che il Sudan possa cooperare con la Corte per l’esecuzione di questo e degli altri due mandati d’arresto emessi nei confronti di Harun e Ali Kushayb ed è diffuso il timore che la misura adottata possa ostacolare ulteriormente il difficile processo di pace nella regione. Pace e giustizia sembrano essere in Darfur due obbiettivi incompatibili.”
 
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