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n° 365 del 20 settembre 2008 Stampa E-mail
sabato 20 settembre 2008

20 settembre 2008

nr. 365
 
Notiziario

Sito web www.caffedunant.it


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Contenuto:
 
1 - 8.9.08
La Crisi Alimentare in Zimbabwe
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

2 - La Giornata Mondiale del Primo Soccorso – Da Solferino al “primo soccorso per tutti”
Traduzione non ufficiale di Elena Delise

3 - 29 agosto 2008 – Articolo
Perù: esumare la verità
Traduzione non ufficiale di Serena Coniglia

4 - 25.8.08 dal sito del CICR
Somalia: proteggere la popolazione civile dai ferri delle lance – come un’emissione radio può salvare delle vite
Traduzione non ufficiale di Valentina Montagner
 

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1 - La Crisi Alimentare in Zimbabwe
Traduzione non ufficiale di Maria Grazia Ianniello

La situazione alimentare in Zimbabwe si è deteriorata in modo significativo negli ultimi anni. Il paese ha dovuto affrontare dal 2002 un declino socio-economico, una vulnerabilità composita aggravata dall’l'impatto dei cambiamenti climatici come la siccità, il cattivo raccolto, la scarsa irrigazione.

Tutti questi fattori messi insieme hanno portato a gravi carenze degli essenziali generi alimentari in tutto il paese. Le stime indicano che oltre 5,1 milioni di persone rischiano di rimanere senza cibo entro la fine del 2008. In aggiunta, lo Zimbabwe, come molti paesi del continente africano, soffre terribilmente a causa del virus dell’HIV e dell'AIDS. La pandemia secondo le stime, provoca la perdita di 2.300 vite ogni giorno.

L'insicurezza alimentare e la condizione degli orfani nello Zimbabwe
8 settembre 2008
Sitambule Kim, responsabile per le comunicazioni della Croce Rossa dello Zimbabwe, nella provincia del Midlands.

Quando sua madre morì di AIDS nel 2005, Tinashe Magama, allora sei anni, è stata accolta da sua nonna. Per il lutto familiare hanno immediatamente beneficiato di aiuti alimentari grazie al programma istituito dalla Croce Rossa dello Zimbabwe. Ciò ha permesso a Tinashe e a sua nonna di ridurre di poco ma in modo significativo il trauma subito.

Tuttavia, il programma di assistenza alimentare si è concluso nel 2006 e da allora, la vita è diventata sempre più difficile per Tinashe e sua nonna, che ha 66 anni. Sua nonna, a causa della sua età, ha davvero bisogno di essere curata. Invece, come molte altre donne della sua generazione, deve trovare il modo per far quadrare il bilancio in modo che Tinashe possa andare a scuola e, soprattutto, possa mangiare regolarmente.

“Poco dopo la morte di sua madre, la Croce Rossa ci ha incluso nel programma di distribuzione alimentare e con il cibo sulla nostra tavola, la vita è stata almeno sopportabile”, spiega Enia Magama, la nonna, che ha anche perso sei figli per l’ AIDS nel corso degli ultimi quattro anni. “Quando il programma si è concluso, sono dovuta ricorrere alla ricerca dell'oro nelle miniere abbandonate che si trovano nella regione. Ma questi sono luoghi estremamente pericolosi, perché si può essere facilmente vittime di una frana”, ha detto.

“E’ molto difficile ottenere qualcosa da mangiare in questa regione della Bassa Gweru nella provincia del Midlands, che ha subito tre anni consecutivi di siccità.”

“Il prezzo di un sacchetto di 20 kg di mais è molto costoso” spiega Magama. “Coloro che hanno il denaro possono permettersi di acquistare, ma non noi.

“Abbiamo raramente due pasti al giorno. Abbiamo un piccolo orto dove fare crescere le verdure che ci prepariamo senza olio, perché le nostre risorse non ci consentono di acquistarlo. Non possiamo nemmeno sognare di avere la carne. E’ insostenibile”.

In aggiunta a tutte queste difficoltà, la famiglia ha dovuto subire gli effetti delle inondazioni che hanno colpito alcune parti dello Zimbabwe all'inizio di quest'anno. L'aumento delle acque aveva lasciata intatta solo la casa in cui vivono. Le altre tre sono state portate via.

A volte Tinashe ha dovuto perdere la scuola, perché ha aiutato la nonna nei campi, una trentina di chilometri da casa.

“E’ difficile andare a scuola a stomaco vuoto, per cui a volte non vado”, spiega Tinashe. “Invece, accompagno mia nonna ai campi in modo da ottenere qualcosa per comprare un po’ di cibo”.

Talvolta rimaniamo senza cibo per diversi giorni e i vicini generosamente ci danno ciò che gli resta. Ma la generosità è sempre più rara, nessuno ha molto da dare al giorno d'oggi.

Per Tinashe e gli altri 53.000 orfani e altri bambini vulnerabili, che sono supportati dalla Croce Rossa nello Zimbabwe, le loro uniche speranze sono riposte nella Croce Rossa; che un giorno gli aiuti alimentari di cui hanno beneficiato verranno restituiti.

Quest' anno il raccolto nello Zimbabwe, dovrebbe coprire solo il 40 per cento del fabbisogno alimentare del paese. La capacità del governo di importare prodotti alimentari sarà limitata a livello mondiale dal vertiginoso aumento dei prezzi dei generi alimentari e dalla inflazione galoppante.

Attraverso il suo programma di assistenza domiciliare in tutto il paese, la Croce Rossa fornirà assistenza alimentare a migliaia di persone che vivono affette da HIV e AIDS,  compresi gli orfani e altri bambini vulnerabili.



In Zimbabwe la crisi alimentare è particolarmente difficile per gli orfani come Tinashe che ha perso la madre a causa dell’AIDS nel 2005 e che ora vive con sua nonna. "A volte restiamo senza cibo per diversi giorni e i vicini, generosamente ci danno quello che gli resta", spiega.

Tratto dal sito della Federazione Internazionale della Croce Rossa
http://www.ifrc.org/what/disasters/response/zimbabwe/index.asp
http://www.ifrc.org/Docs/News/08/08090803/index.asp

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2 - La Giornata Mondiale del Primo Soccorso – Da Solferino al “primo soccorso per tutti”
Traduzione non ufficiale di Elena Delise

Le Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa in tutto il mondo, afferma la Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, stanno costantemente e significativamente espandendo i loro programmi di primo soccorso, aumentando l’accesso a tali servizi da parte del pubblico, al quale viene rivolta un’attività di formazione.

“Siamo andati molto avanti, da quando circa 150 anni fa, durante la Battaglia di Solferino, Henry Dunant, ha mobilizzato i volontari per dare il primo soccorso a tutti i feriti di guerra, indipendentemente dalla loro nazionalità” afferma Grace Lo, Direttore della Unità di Salute Pubblica a Ginevra.

“Solitamente il primo soccorso è riconosciuto come competenza di personale medico e paramedico. Oggi, tutti gli esperti sono concordi nell’affermare che il grande pubblico debba essere avviato al primo soccorso, poiché ciò può salvare delle vite, migliorando la possibilità di sopravvivenza e minimizzando le conseguenze degli incidenti stradali e degli attacchi di cuore”, spiega Grace Lo. “Tali capacità dovrebbero essere aggiornate regolarmente”.

Il primo soccorso è l’attività centrale per quasi tutti i 186 membri della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa, secondo i rapporti iniziali delle Società Nazionali, c’è una crescita costante del numero di personale e impiegati coinvolti nel primo soccorso, sia per fornire servizi in situazioni di crisi che per formare il grande pubblico.

Con centinaia di migliaia di personale e volontari coinvolti nel primo soccorso, le Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono i principali fornitori al mondo di servizi e formazione di primo soccorso. Solamente in Europa, le Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa avviano al primo soccorso circa 3.500.000 persone ogni anno – ciò rappresenta il 56% delle previste 6.500.000 persone addestrate annualmente in manovre salva-vita nel continente. Nel 2007, la Croce Rossa Americana ha formato 5.400.000 persone, circa la metà dei 10.900.000 che seguono corsi di primo soccorso.

“Tali aumenti sono in linea con la nostra strategia globale di portare su “scala industriale” i programmi di primo soccorso e raggiungere un minimo di una persona per famiglia addestrata a un livello base di primo soccorso in più paesi possibile” sostiene Grace Lo. “Ogni singola persona al mondo ha la capacità di salvare una vita umana – è un gesto essenziale di solidarietà. L’educazione al primo soccorso dovrebbe essere accessibile a tutti senza discriminazioni”.

La percentuale di persone formate al primo soccorso sta aumentando in molti paesi. Sebbene le cifre varino profondamente, secondo i dati raccolti dal Centro Europeo di Riferimento per l’Educazione al Primo Soccorso, ospitato dalla Croce Rossa Francese a Parigi, alcuni paesi stanno raggiungendo risultati significativi, come la Norvegia (con il 90% della popolazione formata al primo soccorso), Austria e Germania, (80% ciascuna). Le misure per raggiungere tali risultati potrebbero essere: includere obbligatoriamente l’educazione al primo soccorso per ottenere una licenza di guida, oppure insegnarlo ai bambini nelle scuole, o richiedere che vengano formati i professori.

La Federazione Internazionale ha introdotto la Giornata Mondiale del Primo Soccorso nel 2000, e ogni anno, più di 100 Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nel mondo organizzano eventi e cerimonie il secondo sabato di settembre, per sensibilizzare l’opinione pubblica su come il primo soccorso possa salvare vite umane sia in situazioni di crisi che nella vita di tutti i giorni.

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3 - 29 agosto 2008 – Articolo
Perù: esumare la verità

Il 2 novembre 1991, gli abitanti di Santo Tomás de Pata, piccolo villaggio della zona rurale della regione di Huancavelica, furono attaccati dopo le celebrazioni tradizionali del Giorno dei Morti. Trentasette persone – uomini, donne e bambini – persero la vita. I sopravvissuti dovettero seppellirli senza identificarli. Hanno dovuto attendere 17 anni per piangere i propri cari e per dare loro una degna sepoltura.
Traduzione non ufficiale di Serena Corniglia

In Perù, fra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, il conflitto armato fra Sendero Luminoso e le forze governative ebbe gravi conseguenze per le popolazioni rurali della provincia di Angaraes, nella regione di Huancavelica. Sospettati di collaborare con una o l’altra parte, gli abitanti furono spesso le vittime dirette di una violenza cieca.

Il Giorno dei Morti è una celebrazione tradizionale ampiamente diffusa in tutta l’America Latina. Nel 1991, gli abitanti di Santo Tomás de Pata (provincia di Angaraes) si erano riuniti nel cimitero locale per commemorare i propri antenati, come vuole la tradizione. Lasciando il cimitero, furono attaccati da un gruppo armato. Secondo i dati dell’Istituto di Medicina Legale (IML) del Perù, 37 uomini, donne e bambini furono assassinati.

I sopravvissuti si nascosero sulle colline. Passato il pericolo, ritornarono sul posto per recuperare i corpi e sotterrarli. Li posero in tre fosse non segnalate. Non vi fu alcuna identificazione e non fu seguito alcun protocollo, per paura che le parti in conflitto si accanissero sui corpi.

Molti anni dopo, il pubblico ministero supraprovinciale di Huancavelica ha aperto un’inchiesta sulle morti avvenute nella regione fra il 1984 e il 1991. Nel quadro di questa inchiesta, i resti delle 37 persone assassinate il Giorno dei Morti del 1991 sono state esumati.

L’8 agosto 2008, 17 anni dopo il fatto, i resti sono stati restituiti alle loro famiglie, che hanno vegliato su di essi nella Cattedrale di Huamanga (Ayacucho), conformemente ai loro costumi. «Finalmente le loro anime potranno riposare in pace. E anche noi, adesso che questa attesa ha avuto fine», ha dichiarato uno dei parenti delle vittime.

L’identificazione dei corpi è stata effettuata nel laboratorio dell’Istituto di Medicina Legale di Ayacucho, sotto l’autorità del pubblico ministero. Diverse organizzazioni hanno collaborato affinché l’operazione fosse realizzata con dignità: il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha contribuito al trasporto delle famiglie dal loro villaggio a Huamanga; la Defensoria del Pueblo (organizzazione di difesa dei cittadini) ha offerto le bare; la municipalità del distretto di Santo Tomás de Pata ne ha facilitato il trasporto e il personale della Rete Sanitaria del Ministero della Sanità ha fornito un sostegno psicologico alle famiglie.

La maggior parte dei parenti che hanno assistito alla restituzione erano donne, che hanno dovuto assumersi, tutte da sole, il carico di sostenere degnamente la loro famiglia. Nell’agosto 2008, esse hanno portato sulle loro spalle anche le bare dei loro cari fino al luogo della sepoltura definitiva, a Santo Tomás de Pata.

Tratto dal sito del Comitato Internazionale della Croce Rossa
http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/htmlall/peru-feature-220808?opendocument

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4 - 25.8.08 dal sito del CICR
Somalia: proteggere la popolazione civile dai ferri delle lance – come un’emissione radio può salvare delle vite
Traduzione non ufficiale di Valentina Montagner

Il CICR, la Croce Rossa Somala e alcune stazioni radio locali hanno lanciato congiuntamente una serie di spot radiofonici utili a sensibilizzare il pubblico al codice somalo delle leggi consuetudinarie della guerra, conosciuto sotto il nome di biri-ma-geydo (letteralmente – proteggere dai ferri delle lance-) e alle norme fondamentali del diritto internazionale umanitario.

Da anni gli scontri armati sporadici fanno parte della vita quotidiana degli abitanti della capitale somala sfigurata dalle bombe.  Oggi pomeriggio (25 agosto 2008), però,  le strade di Mogadiscio sono sorprendentemente calme. Nessun fragore nel sud della città. Alcuni bambini giocano a pallone a piedi nudi  su un terreno deserto e dei passanti approfittano della calma per comprare cibo o del carbone con i loro scarsi guadagni.

La popolazione si ammassa alle porte della città

Non lontano da lì, una famiglia sta caricando degli utensili da cucina e dei materassi su una carretto trainato da un asino. La scorsa settimana una granata  ha  colpito la loro casa, ferendo molte persone. La famiglia ha deciso di lasciare Mogadiscio per raggiungere le centinaia di migliaia di altre persone sfollate che vivono nei campi improvvisati  disseminati  lungo la strada di Afgooye, a pochi chilometri dalla città distrutta.

Seduto all’ombra di un muro, Frah Gure, un ragazzo somalo di 20 anni, ascolta attentamente dei pezzi radiofonici diffusi regolarmente dalla radio fm locale. Malgrado il timore e gli scontri armati, lui ha deciso di restare a Mogadiscio con la sua famiglia.

Le vittime degli attacchi indiscriminati oggi

<A causa dei 17 anni di guerra e del caos in somalia, delle catastrofi naturali ricorrenti, dello spostamento continuo delle famiglie e dell accesso limitato ad un’educazione tradizionale o moderna, i giovani come me non hanno mai sentito parlare del biri-ma-geydo, spiega farah. Ai giorni nostri, le donne, i bambini, i civili in generale, sono vittime degli attacchi indiscriminati compiuti  a Mogadiscio e altrove>

Il codice somalo delle legge consuetudinarie  della guerra è stato stabilito da molti secoli per regolamentare la condotta degli individui, dei gruppi e dei clan. La responsabilità morale e la pressione sociale sono i garanti della sua applicazione. Il codice di “immunità contro il ferro delle lance” utilizzato già in altri tempi dai somali, s’ispira, in gran parte, agli insegnamenti islamici relativi al comportamento in tempo di guerra.

L’”immunità contro il ferro delle lance” nel tempo

Secondo un proverbio somalo, ogni guerra apre la via della pace. In attesa di una pace duratura, le donne, i bambini, quelle persone innocenti raggiunte dagli scontri, i feriti e i prigionieri devono essere protetti e trattati con umanità nel corso delle ostilità.

< il diritto internazionale umanitario contiene delle disposizioni ispirate dal diritto consuetudinario, il diritto militare e dal diritto convenzionale. Questo è stato creato per essere applicato nei tempi di guerra. È facile dunque spiegare ai somali i paralleli che esistono in questa branchia del diritto e il biri-ma-geydo> spiega Afi, l instancabile coordinatore della comunicazione della croce rossa somala.

I programmi radiofonici del CICR e della Croce Rossa Somala – che includono pezzi radiofonici, messaggi e tavole rotonde in diretta – sono destinati ad un pubblico giovane e mirati alle persone che sono direttamente coinvolte  nella violenza armata e che conoscono poco o per niente il DIU o il biri-ma-geydo.

<La Somalia è un paese devastato dai conflitti civili da circa 17 anni, precisa Benjamin Wahren, capo aggiunto della delegazione del CICR per la somali. A Mogadiscio e nelle altre città che sono teatro di scontri armati ricorrenti/frequenti, la popolazione si trova spesso intrappolata nel mezzo dei combattimenti e le zone residenziali non sono risparmiate>

<Ogni settimana, una decina di persone ferite da bombe o scoppi di granate sono prese in carica a Medina e Keysaney, i due principali ospedali di Mogadisho sostenuti dal CICR, aggiunge Benjamin Wahren. Un terzo di questi feriti sono donne e bambini.>

Una radio messa a disposizione di diverse

Seduto vicino alla sua radio che egli ascolta con orecchio attento, Farah riflette “io sono sicuro che le emissioni radio sul Biri-ma-Geydo avranno un impatto positivo sui numerosi giovani coinvolti nei conflitti  che non rispettano le regole elementari  a determinazione della condotta delle ostilità.

< il nostro Biri-ma-Geydo è probabilmente più antico che il vostro DIU. Tutto il mondo dovrebbe conoscerlo. I somali dovrebbero esserne fieri e rispettarlo rigorosamente>

La radio, che si inserisce nella lunga tradizione orale somala, è il più importante strumento di comunicazione di massa in Somalia. Ecco perché questa è messa a disposizione in altri ambiti

Il CICR collabora con le stazioni radio FM per diffondere alcune emissioni di sensibilizzazione al colera. Nel quadro del loro programma congiunto, atto a ristabilire il contatto tra i membri delle famiglie disperse dal conflitto armato, il CICR e la croce rossa somala, cooperano egualmente con la BBC-somala (un servizio radio a onde corte) per diffondere i nomi delle persone ricercate dai loro familiari in Somalia e nel mondo intero.

Originale del testo in lingua francese al link

http://www.icrc.org/web/fre/sitefre0.nsf/html/somalia-feature-250808

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